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OF ILLINOIS 
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University of Illinois Library 



Ml 17 1968 




L161— O-1096 



MOMORE ZOOLOGICO ITAIMO 

(Pubblicazioni italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 
ORGANQ UFFICIALE DELLA UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA 



DIRETTO 

DAI DOTTORI 



GIULIO CHIARUGI EUGENIO FICALBI 

Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia comparata e di Zoologia 

?! R Istitnto di Studj Superiori in Firenze nella R. Universita di Pisa 



Vol. XXI — Anno XXI — 1910 

(CON 15 FIGURE E 9 TAVOLE) 



IN FlRJENZti 
MDCCCCX 



INDICE DEL VOL. XXL 

(Anno XXI, 1910). 



BIBLIOGRAFIA 

N.B. — In qucsto volume e contenuta la Bibliografia dell'annata 1910 e la con- 
tinuazione di quella delle annate precedents 

A. — Parte generate. Pag. 1, 121. 

L Bibliografia, Storia e Biografia zoologica e anatomica. Pag. 1, 121. 
II. Scritti zoologici d'indole filosofica. Pag. 2, 122. 

III. Scritti comprensivi e van di Biologia, di Zoologia, di Anatomia. Pag. 3, 122. 

IV. Gonologia, Ontogenia, Teratologia (*). Pag. 3, 123. 

V. Citologia e Istologia. Pag. 5, 124. 

VI. Tecnica zoologica, anatomica e microscopica. Pag. 6, 126. 

B. — Parte sped ale. Pag. 77, 101, 193, 239. 

L Invertebrati in genere Pag. 193. 
II. Protozoi. Pag. 77, 194. 

III. Diciemidl, Ortonettidi, Trichoplax e altri Invertebrati d'incerto tipo. 

IV. Spongiari. 

V. Celenterati (Cnidari e Ctenofori). Pag. 194. 

VI. Vermi. Pag. 78, 194. 

1. Scritti generali o su piu che una delle divisioni del gruppo. — 

2. Platodi. 

3. Rotiferi e Gastrotrichi. 

4. Nemertini. 

5. Briozoi, Foronidi, Gephalodiscus, Rhabdopleura. 

6. Brachiopodi. 

7. Enteropneusti. 

8. Sipunculidi. 

9. Echiuridi. 

10. Nematodi, Desmoscolecidi, Chetosoraidi. Pag. 78. 

11. Acantocefali. Pag. 78. 

12. Chetognati. 

13. Echinoderi. 

■ 

(*) Per la Teratologia, vedi anche XII, II, 17. 



350713 



14. Anellidi. Pag. 78, 194. 



VII. Artropodi. Pag. 78, 194. 

1. Scritti generali o su piu che una delle classi. 

2. Tardigradi. 

3. Pantopodi o Picnogonidi. 

4. Merostomi o Limulidi. 

5. Aracnidi. Pag. 78, 194. 

6. Crostacei. Pag. 78, 195. 

7. Prototracheati o Onicofori. 

8. Miriapodi. Pag. 195. 

9. Insetti o Esapodi. Pag. 79, 195. 

a) Scritti generali o su piu che uno degli ordini. Pag. 79, 195. 

b) Atterigoti o Tisanuri. Pag. 79. 

c) Architteri o Pseudonevr otter i e Mallofagi. Pag. 79. 

d) Ortoiteri. Pag. 79, 195. 

e) Rincoti o Emitteri, e Fisapodi o Tisanotteri. Pag. 79, 195. 

f) Coleotteri e Strepsitteri. Pag. 80, 196. 

g) Nevrotteri. Pag. 80. 

h) Imenotteri. Pag. 81, 196. 

i) Ditteri. Pag. 81, 197. 
k) Afaniiteri. 

I) Lepidotteri. Pag. 81, 198. 

VIII. Echinodermi. 

IX. Molluschi. Pag. 82, 198. 

1. Scritti generali o su piu che una delle classi. Pag. 82. 

2. Anlineuri. 

3. Gasteropodi (Prosobranchi. Eteropodi. Opistobranchi. Pteropodi. Polrao- 

nati). Pag. 82, 198. 

4. Scafopodi. 

5. Laraellibranchi, Acefali o Pelecipodi. 

6. Cefalopodi. 

X. Tunicati. Pag. 82, 239. 

XI. Leptocardi o Anfiossidi. 

XII. Vertebrati. Pag. 101, 239. 

L Parte generals. 
11. Parte anatomiga. Pag. 101, 23'.). 

1. Parte gcnerale. Pag. 101, 239. 

2. Struttui'a esteriore. 
Apparecchio tegumentale. Pag. 23!). 

4. Apparecchio scheletrico. Pag. 102, 239. 

5. Apparecchio muscolare. Pag. 102, 240. 

0. Apparecchio intestinale con le annesso glandole. Pag. 102, 240. 

7. Apparecchio rospiratorio. Pag. 210. 

8. Tiroide. Paiatiroido, Timo, Gorpuscoli timici. Pag. 103, 241, 



9. Apparecchio circolatorio. Milza e altri organi linfoidi. Pag. 103, 241. 

10. Cavita del corpo e membrane sierose. Pag. 103. 

11. Apparecchio urinario e genitale. Pag. 103, 241. 

12. Ghiandole surrenali, Organi cromaffini, etc. Pag. 104, 242. 

13. Apparecchio nervoso centrale e periferico. Pag. 104, 242. 

14. Organi di senso. Pag. 105, 243. 

15. Organi produttori di luce, di elettricita. 

16. Anatomia topografica. Pag. 105. 

17. Teratologia. Pag. 106, 243. 

III. Parte zoologiga. Pag. 106, 244. 

1. Scritti generali o su piu che una delle classi. Pag. 244. 

2. Giclostomi. 

3. Pesci. Pag. 106, 244. 

4. Anfibi. 

5. Rettili. Pag. 244. 

6. Uccelli. Pag. 106, 245. 

7. Mammiferi. Pag. 106, 246. 

8. Antropologia ed Etnologia. Pag. 106, 246. 

Appendice : Antropologia applicata alio studio dei pazzi, dei crimi- 
nali, etc. Pag. 109, 247. 

G. — Zoologia applicata. Pag. 109, 247. 

1. Zoologia medica. Pag. 109, 247. 

2. Zoologia applicata all' agricoltura e alle industrie. Allevamenti. Giardini 

zoologici. Acquari. Pag. 109, 248. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI. 

Arcangeli A. — Armadillidium Gestroi B. L. Gontributo alia conoscenza di 

questo Isopode italiano. Con tav. HI. — Pag. 13. 
Banchi A. — Di un fascio rotuleo del m. plantare gracile osservato nell'uomo. 

— Pag. 180. 

Chiarugi G. — Note di tecnica embriologica. — Pag. 117. 

Comolli A. — Gontributo alia conoscenza della circolazione linfatica dello sto- 

maco. Nota prel. Con 1 fig. — Pag. 83. 
Cutore G. — Di un ramo faringeo del ganglio sottomascellare dell' uomo. Con 

1 fig. — Pag. 163. 

Giannelli L. — Yestigio costante di un muscolo estensore breve dell' alluce. — 
Pag. 29. 

Giuffrida-Ruggeri V. — Applicazioni di criteri paleontologici in Antropologia. 

Con 1 fig. — Pag. 35. 
Mobilio C. — Sulla fine distribuzione dei nervi nell'organo cheratogeno degli 

equidi. Con 4 fig. — Pag. 199. 
Mobilio C. — Variazioni vertebro-costali negli equidi. Con 8 fig. — Pag. 127. 
Pitzomo M. — Sulla struttura dei gangli simpatici nei Selaci. Con tav. III-V. — 

Pag. 53. 

Pitzomo M. — Su alcune particolarita delle cellule del cordone simpatico dei 
Cheloni. Con Tav, VJI-VIII. - Pag. Ill, 



Razzauti A. — Grampus griseus (G. Guv.). Con tav. VI. — Pag. 85. 

Sterzi G. — II merito di L. Botallo nella scoperta del forame ovale. — Pag. 7. 

Terni T. — La spermatogeaesi nel Geotriton fuscus. Nota riassuntiva. — Pag. 169- 



SUNTI E RIVISTE 

Biondi G. — Osservazioni sullo sviluppo e sulla struttura dei nuclei di origine 

dei nervi oculomotore e trocleare nel polio. — Pag. 233. 
Bovero A. — Su di alcune modalita di chiusara della doccia epiderraica del 

rafe penieno. — Pag. 191. 
Bovero A. — Intorno al comportaraento del dotto allantoideo, del dotto e dei 

vasi onfalo-raesenterici nel funicolo ombelicale umano. Nota riassuntiva. — 

Pag. 192. 

Brunei It G. — La sperraatogenesi del Gryllus desertus Pall. (Divisioni sperma- 
togoniali e maturative). — Pag. 183. 

Brunelli G. — La spermatogenesi della Tryxalis. (Parte prima: Divisioni sper- 
matogoniali.). — Pag. 185. 

Cesa-Bianchi D. — Ricerche di flsio-patologia renale. — Pag. 190. 

Dorello P. — Rapporti tra encefalomeria e vascolarizzazione del cervello em- 
brionale. — Pag. 186. 

Ducceschi V. — Gli organi della sensibilita cutanea nei Marsupiali. — Pag. 235. 

Enriques P. — La teoria di Spencer sulla divisione cellulare studiata con ri- 
cerche biometriche negli Infusorii. — Pag. 183. 

Favaro G. — Sopra il signiflcato delFendocardio. — Pag. 168. 

Fusari R. — Sul solco orbito-frontale. — Pag. 232. 

Granata L. — Le divisioni degli spermatociti di Xylocopa violacea L. — Pag. 97. 
Livini F. — Dati embriologici da servire per la interpretazione di anomalie 

congenite del canale alimentare e dello apparecchio polmonare. — Pag. 95. 
Luna E. — Sulla innervazione dei muscoli lombricali della mano. — Pag. 234. 
Mingazzini G. — Nuovi studi sulla sede delFafasia motoria. — Pag. 46. 
Moglia A. G. — Sul signiflcato funzionale del pigmento nei gangli nervosi dei 

molluschi gasteropodi. — Pag. 185. 
Pensa A. — Alcune formazioni endocellulari dei vegetali. (Nota prev.). — 

Pag. 120. 

Peruzzi M. — Difetti ed anomalie di sviluppo e di accrescimento nella corteccia 

renale e loro importanza nelle richerche isto-patologiche. — Pag. 189. 
Perroncito A. — Gli elementi cellulari nel processo di degenerazione dei nervi. 

— Pag. 188. 

Rossi 0. — Nuove ricerche sui fcnomeni di rigenerazione che si svolgono nel 
midollo spinale. Rigenerazione negli animali iberuanti. — Pag. 48. 

Russo A. — I mitocondri ed i globuli vitellini dell'oocite di Goniglia alio stato 
normale e in condizioni sperimcntali. Contribute alio studio del deutolocitfl 
ed alia differenziazione sossuale delle ova di Mammifbri. — Pag. 230. 

— Sulla cromolisi delle cellule della granulosa durante il digiuno e sul suo si-j 
gnificato nella differenziazione sessuale delle ova di Mammi fori. — Pag. 230. 

Sain a. - Sui latti rigonerativi nel sistema nervoso centrale. — Pag. 48. 

Versari R. — La morfogenesi della guaina doll' uretere umano. — Pag. 235. 

Vitali G. — Lo espansioni nervoso nel tessuto jtodoiilloso dol piede dol cavallo. 

- Pag. 188, 



NOTE DI TECNICA MICROSCOPICA 



Traina R. — Una nuova reazione micro-chimica tintoriale specifica della so- 

stanza colloide. — Pag. 50. 
Traina R. — Di un raetodo seraplice per la colorazione del tessuto connettivo. 

Pag. 51. 

NOTE BIBLIOGRAFICHE 

Auerbach M. — Die Gnidosporidien (Myxosporidien, Actinomyxidien, Microspo- 

ridien). — Pag. 328. 
Ehrlich P., Krause R., Mosse M., Rosin H. e Weigert K. — Enzyklopadie der 

raikroskopischen Technick. Zweite vermehrte und verbesserte Auflage. — 

Pag. 98. 

Gegenbaur C. — Lehrbuch der Anatomie des Menschen. 8*e umgearbeitete und 

vermehrte Auflage von M. Fiirbringer. — Pag. 98. 
Valenti G. — Gompendio di Anatomia dell'uomo. — Pag. 52. 



UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA 

Ficalbi E. e Monticelli Fr. Sav. — Repertorio di specie nuove di animali tro- 
vate in Italia e descritte in pubblicazioni italiane e forestiere nell'anno 1907. 
— Pag. 62. 

Rendiconto della nona Assemblea ordinaria e del Convegno 
deirUnione Zoologica italiana in Napoli 
(12-16 Settembre 1910). 

Seduta inaugurate. — Pag. 251. 

Discorso del Rettore delFUniversita. — Pag. 251. 

Saluto del Sindaco di Napoli. — Pag. 252. 

Discorso del Presidente deH'Unione prof. Garaerano. -— Pag. 252. 

Seduta antimeridiana del 13 settembre. — Pag. 257. 

Seduta antimeridiana del 14 settembre. — Pag. 274. 

Seduta antimeridiana del 16 settembre. — Pag. 299. 

Seduta pomeridiana del 16 settembre. — Pag. 325. 

Adesioni. — Pag. 327. 

Elenco delle Comunicazioni scientifiche. 

Bentivoglio T. — La Lindenia tetraphylla in Italia — Pag. 309. 
Caroli E. — Su alcuni Collemboli della tribu dei Neanurini. — Pag. 321. 
Cerruti A. — Genni sulle larve di un Prionospio. — Pag. 311. 
Delia Valle P. — Le analogie fisico-chimiche della formazione e della dissolu- 
zione dei cromosomi. — Pag. 265. 



- VHi — 



Fedele M. — Sulla innervazione del cuore nei Rettili e nei Batraci. — Pag. 291. 

Grieb A. — Sullo sviluppo del sistema nervoso centrale della Lacerta muralis. 

— Pag. 287. 

Iroso I. — Primo contributo alia conoscenza dei Rotiferi del lago-stagno cra- 

terico di Astroni. — Pag. 299. 
Marcolongo I. — Primo contributo alio studio dei Gastrotrichi del lago-stagno 

craterico di Astroni. — Pag. 315. 
Mileo A. — L'osso trasverso nei carpo dei Ghirotteri. — Pag. 318. 
Monticelli Fr. Sav. — La fauna del lago-stagno craterico degli Astroni — 

Pag. 307. 

Pierantoni U. — La simbiosi ereditaria e la biologia sessuale &*Icerya. — 
Pag. 294. 

Police G. — Prima serie di osservazioni ed esperienze intorno alia pesca con 

le sorgenti luminose. — Pag. 275. 
Russo A. — Su Faccelerazione dei processi anabolici nell' ovaia delle coniglie 

tenute in digiuno e sul suo valore biologico. — Pag. 312. 
Sergi G. — Intorno ad una sistemazione naturale di Hominidae. — Pag. 268. 
Silvestri F. — Notizie preliminari sullo sviluppo del Copidosoma Buyssoni 

(Meyr) Hymenoptera: Chalcididae. — Pag. 296. 
Vessichelli N. — Di un nuovo Bacnitis parassita del Petromyzon planer i. — 

Pag. 304. 



Mozioni. Voti. Proposte. Relazioni. 

Bertelli. — Proposta d'intensiflcare l'azione deH'Unione per le questioni ine- 

renti alia caccia in Italia. — Pag. 274. 
Camerano. — Relazione sulla Gommissione per lo studio della fauna alpina. — 

Pag. 322. 

Camerano. — Proposta che l'Unione studi Torganizzazione di ricerche intorno 

alia vita e le opere degli zoologi italiani. — Pag. 263. 
Monticelli Fr. Sav. — Proposta sullo studio della fauna marina costiera del 

litorale italiano. — Pag. 263. 
Monticelli Fr. Sav. — Relazione della Gommissione per la Nomenclatura zoolo- 

gica. — Pag. 322. 

Monticelli Fr. Sav. — Relazione smT Archivio Zoologico. — Pag. 325. 



NOTIZIE E VARIETA 

Necrologi. — Pag. 99. 

Societa italiana per il progresso delle Scienze. — Pag. 100. 
Unione Zoologica Italiana. — Pag. 28. 



Firenze, lull 



— Tip. Luigi Niccolai. 



Monitore Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Aiiatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKKTTO 

da i DOTTORI 

GIDLIO CHIARUGI EU6ENIO FIOALBI 

Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia coin]), e Zoologia 

nel R. Istituto di Stud! Super, in Firenze nolla 11. Oniversita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Ammiiiistrazione: Istituto Anatomh'O, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXI Anno Firenze, G-ennaio 1910. INT. 1. 



SOMMARIO: BlBLIOGRAFlA. — Pag. 1-6. 

poMUNiCAZiONi originali: Sterzi G-., 11 merito di L. Botallo nella scoperta 
del forame ovale. — A_rcangeli -A.., Armadillidiura Gestroi B. L. Con- 
tribute* alia migliore conoscenza di questo Isopode italiano. (Con tavole) — 
Pag. 7-27. 

Unione Zoologica Italiana. — Pag. 28. 



Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



BlBLIOGRAFlA 

Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia. 



A. - PARTE GENERALE 

I. Bibliografia, 
Storia e Biografia zoologica e anatomica 

Bajardi. — Per Giovanni De Lorenzi. Discorso eommemorativo. — Giorn. d. 
R. Acc. di Med. di Torino, An. 72, Ser. 4, Vol. 15, Parte 2, N. 1-3, pp. 1-6. 
Torino, 1909. 

Bonomi A. — Ornitologi delunti: dott. Eugenio Ray. — Vedi M. Z., XX, 
12, 331. 



- 2 - 



Camerano Lorenzo. — Materiali per la storia della Zoologia in Italia nella prima 
meta del secolo XIX. VIII. 1 raanoscritti di Franco Andrea Bonelli. VII. — 
Boll, dei Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. Univ. di Torino, Vol. 24. N. 601, 
16 pp. Torino, 1909. 

Camerano Lorenzo. — Materiali per la storia della Zoologia in Italia nella pri- 
ma meta del secolo XIX. IX. I manoscritti di Franco Andrea Bonelli. VIII. 

— Boll, dei Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. Univ. di Torino, Vol. 24, 
N. 606, 7 pp. Torino, 1909. 

Ficalbi E. e Mouticelli Fr. Sav. — Repertorio di specie nuove di animali tro- 
vate in Italia e descritte in pubblicazioni italiane e forestiere nell'anno 1906. 

— Allegato al « Rendiconto » d. 8 a Ass. gen. ord. dell'Unione zool. ital., 
in Monitore Zool. ital., An. 20, N. 2-3, pp. 1-16. Firenze, 1909. 

Fusari. — Per Giovanni De Lorenzi. Discorso commemorativo. — Giorn. d. 
R. Acc. di med. di Torino, An. 72, Ser. 4, Vol. 15, N. 1-3, Parte 2, pp. 6-16. 
Torino, 1909. 

Gulia Giovanni. — Genni bibliografici sulla Fauna Vertebrata Maltese. — Boll, 
della Soc. zool. ital., Ser. 2, Vol. 10, 1909, Fasc. 9-10, pp. 300-318. Roma, 
1909. 

Moxiticelli Fr. Sav. — Per 1' inaugurazione del monumento a Salvatore Trin- 

chese in Martano di Lecce. — Boll. Soc. Naluralisti Napoli, An. 22, Vol. 22 

(Serie 2, Vol. 2), 1908, pp. 119-132. Napoli, 1909. 
Pantanelli D. — Luigi Picaglia (Necrologio). — Atti Soc. d. Naturalisti e Ma- 

tematici di Modena, Ser. 4, Vol. 10, An. 41 (1908), pp. 114-117. Modena, 

1908. 

Piccinini P. — Quanto la Biologia debba a Marcello Malpighi : riassunto. — Atti 
Soc. Medico- Biologica Milanese, Vol. 4, Fasc. 2, pp. 43-48. Milano, 1909. 

Tedeschi E. — Nel Gentenario della teoria dell' evoluzione. — Atti Acc. 
scient. veneto-lrentina-islriana. Ser. 3, An. 2. pp. 1-8. Padova, 1909. 

Vinciguerra D. — E. H. Giglioli (Necrologio). — Boll. Soc. Geogr. ital., Ser. 4, 
Vol. 11, N. 1, pp. 64-65. Roma, 1910. 

II. Scritti zoologici d' indole filosofica 

Carrara Bellino. — La Biologia a suo posto. Studio critico. — Prato. lip. Gin- 
chetii, figlio e C, 1907, 8°, 152 pp. 

Gemelli Agostino. — L'enigma della vita e i nuovi orizzonti della biologia. 
Introduzione alio studio delle Scienze biologiche. Con 13 tav. e 59 rig. — 
Firenze, Libreria Editrice fiorentina, XXI 11-598 pp. 1910. 

Giacosa Piero. — I fattori chimici della evoluzione. — Giorn. Accad. Medicina 
Torino, An. 72, N. 9-11, pp. 315-354. Torino, 1909. 

Mattei G. — Verita ed errori nella teoria della evoluzione : pensieri sulla mo- 
derna biologia. — Palermo, tip. L. Di Crislina, 1907, 8°, 90 pp. 

Rosa Daniele. — Saggio di una nuova spiegazione deU'origine e della distribu- 
zione geogralica delle specie (Ipotesi della « ologencsi »). — Boll, dei Mu- 
sei di Zool. ed Anal. comp. d. R. Univ. di Torino, Vol. 21. N. 014, 13 pp. 
con 1 /if/. Torino, (909, 

Rosa Daniele. - 11 valoro lilogenetico della neotenia. — Biologica, Vol. 2, 
Fa.sr. /, A\ //, $0 VP' TwfaQt 1909. 

Valenti Giulio. — II teloologismo e Ic scienze biologiche. Discorso inauguralo. 

— Annuario <l. /.'. Unii\ <i. Bologna j>cr i'<t,ht<> *<■<>/. 1909 1910. Kstr. di 
pp. 6 1. Bologna, (909, 



III. Scritti comprensivi e vari 
di Biologia, di Zoologia, di Anatomia 

Almagid Marco. — Allattamento e funzione tiroidea. — Vedi M. Z., XX, 
12, 327. 

Canestrelli G. — Revisione della fauna oligoccnica di Lavedra nel Vicentino. — 

Atti R. Acc. dei Lincei, Ser. 5, Rendic, Clas. Sc. fis., Mat. e Nat., Vol. 16, 

So,}. 2, Fasc. 8, pp. 525-528. Roma, 1907. 
Condorelli-Francaviglia M. — Animali marini abbandonati sulla spiaggia di 

Catania dalle acque di maremoto del 28 dicembre 1908. — Boll, della Soc. 

zool. ital., Ser. 2, Vol. 10, 1909, Fasc. 9-10, pp. 328-333. Roma, 1909. 
Fichera G. e Turretta S. — Ricerche sperimentali sui processi di riparazione 

e di compenso per intervento sull'ovaia. — Bull. d. R. Acc. med. di Roma, 

An. 35, Fasc. 8, pp. 317-349. Roma, 1909. 
Gemelli Agostino. — Saggio di una teoria biologica sulla genesi della fame. — 

Mem. d. pont. Acc. rom. dei nuovi Lincei, Vol. 25, pp. 249-259. Roma, 

1907. 

Issel Raff'aele. — Le collezioni biologiche parlanti al Museo di Londra. — Na- 

iura, Vol. 1, Fasc. 1, pp. 22-26. Milano, 1909. 
Soli Ugo. — Influenza del timo sullo sviluppo scheletrico. — Arch, di Ortope- 

dia, An. 27, Fasc. 1, pp. 1-24, con fig. e tav. Milano, 1910. 
Soli U. — Dei rapporti fra testicoli e timo. — Vedi M. Z., XX, 12, 327. 

IV. Gonologia, Ontogenia, Teratologia 

(Per la Teratologia vedi anche XII, II, 17) 

Beccari Nello. — Sullo sviluppo delle ghiandolc sudoripare e sebacee nella pe- 

cora. Con tav. XV1I-XVIII. — Arch. ital. Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 2, 

pp. 271-291. Firenze, 1909. 
Carrara Arturo. — Sulla rigenerazione del pancreas [mammifcri] : ricerche spo- 

rira. Con 2 tav. — Sperimentale (Arch. Biologia norm, e patol), An. 63, 

Fasc. 6, pp. 937-949. Firenze, 1909. 
Castellani L. — Lo sviluppo della circolazione sanguigna nei denti transitorii 

deH'uorao. Con tav. 7. — Ricerche fatte nel Labor, di Anal. norm. d. 

R. Univ. di Roma ed in altri Labor, biolog., Vol. 14, Fasc. 3 4. Estr. di 

16 pag. Roma, 1909. 
Cerruti A. — Contribuzioni per lo studio dell'organo di Bidder nei Bufonidi. 

III. Sulla struttura e sui varii stadii di evoluzione degli ovuli. — Rendic. 

d. Acc. d. Sc. fis. e mat., Ser. 3, Vol. 14, An.47, Fasc. 1-2, pp. 20-27, con 

fig. Napoli, 1908. 

Comes Saioatore. — Alcuni particolari .istologici sugli elementi donde proviene 
il materiale nutritive dell'ovucite dei mammifcri. — Vedi M. Z., XX, 7, 209. 

Comolli Antonio. — Contributo alia conoscenza dell' istogenesi del labbro nel- 
l'uomo. — Vedi M. Z., XX, 7, 207. 

Dorello Primo. — Contributo alio studio dcllo sviluppo del nucleo rosso (Nu- 
cleus tegmenti). — Vedi M. Z., XX, 12, 328. 

Ferroni K. — Gravidanza tubarica c roazione deciduale nella tuba opposta. — 
Annali Ostetricia e Ginecologia, An. 31, N. 11, pp. 490-498. Milano, 1909. 



- 4 - 



Ganfini Carlo. — Sulla struttura e sviluppo delle cellule interstiziali dell'ovaio: 
contribute) alio studio dell' organogenesi dell'ovaio. — Vedi M. Z., XX, 
7, 209. 

Giannelli Luigi. — Contributo alio studio dello sviluppo del pancreas negli 

uceelli. — Vedi M. Z., XX, 7, 207. 
Giannelli Luigi. — Ricerche sullo sviluppo delle cellule interstiziali dell'ovaio 

e del testicolo di Lepus cuniculus. — Vedi M. Z., XX, 12, 328. 
Insabato Luigi. — Sul connettivo nelTutero fetale, con particolare riguardo alia 

sua istogenesi. — Vedi M. Z., XX, 7, 209. 
Lanzi Luigi. — Ricerche sui primi momenti di sviluppo degli Olostei (od Eu- 

ganoidi) Araia calva Bonap. e Lepidosteus osseus L., con speciale riguardo 

al cosi detto ispessimento prostomale. Con tav. X1X-XXII. — Arch. ital. 

Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 2, pp. 292-306. Firenze, 1909. 
Lanzi Luigi. — Ricerche sui primi momenti di sviluppo di alcuni Teleostei, con 

speciale riguardo al valore del cosi detto ispessimento prostomale. Con 

tav. XXIII-XXVII e 4 fig. nel testo. — Arch. ital. Anat. ed Embriol. , Vol. 8, 

Fasc. 2, pp. 307-358. Firenze, 1909. 
Lanzi Luigi. — Osservazioni sopra certi elementi della lamella di rivestimento 

degli embrioni di alcuni Teleostei. Con tav. II. — Monit. Zool. ital., An. 20, 

N. 5, pp. 174-179. Firenze, 1909. 
Levi Giuseppe. — Contributo alia conoscenza del condrocranio cerebrale dei 

Mammiferi. Con 1 flg. e tav. I. — Monit. Zool. ital., An. 20, N. 5, 

pp. 159-174. Firenze, 1909. 
Levi Giuseppe. — Studi anatomici ed embriologici sull'osso occipitale. — Vedi 

M. Z., XX, 7, 206. 

Lo Bianco Salvadore. — L'origine dei barbigli tattili nel genere MullUs. — 

Vedi M. Z., XX, 12, 326. 
Lunghetti Bernardino. — Sui primi stadii di sviluppo del condotto di Miiller 

negli Uceelli. — Bull. cl. Sc. med., An. 80, Ser. 8, Vol. 9, Fasc. 5, 

pp. 237-242. Bologna, 1909 ; e Resoc. d. Adunanze delVanno 1909 della 

Soc. med.-chir. di Bologna, Ad. 29 gen. 1909, pp. 17-18. Bologna, 1910. 
Lunghetti Bernardino. — Sullo sviluppo del canale di Mueller nel Passero. — 

Rendiconti Soc. med.-chir. di Bologna, Ad. del 3 die. 1909, in Bull. d. 

Sc. med., An. 80, Ser. 8, Vol. 9, Fasc. 12, pp. 557-558. Bologna, 1909. 
Malesani Amelio. — Contributo alio studio della rigenerazione della mucosaga? 

strica. Con tav. XXVIII. — Arch. Hal. Anal, ed Embriol., Vol. 8, Fuse. 2, 

/>/>. 359-374. Firenze, 1909. 
Perna Giovanni. — Sullo sviluppo e sul siguilicato delTuretra cavernosa del- 

I'uomo. — Soc. med.-chir. di Bologna, Resoconlo delle Adunanze dell'an- 

HO 1909, Ad. del 19 apr. {909 , p. 10. Bologna, 1910. 
Pes Orlando. - Rieerche ombriologicho ed istologiehe sulla lina anatomia della 

sclerotica. — Vedi M. Z., XX, 7, 213. 
Pugliese Angelo. — Sulle leggi che govornano il processo della erescenza nel- 

I'uomo e negli animali superiori. — Natura, Vol. 1, Fasc. 1, pp. 1-8. Mi' 

lano, 1909. 

Quajiit E. Sulla prolungata azione della clettricita sulle uova del Baco da 
seta. — Annuario <l. 11. Staz. hacologica di Padora, Vol. 36, pp. 69-78 

Padova, i909, 

Quajat 1-:. — Azione delle basse temperature sul seme appena deposto ed im- 
mediatamcnte elef Irizzato. Annuario <i. A\ Staz. hacologica di Padora, 
Vol. 36, pp. 51 <;•'. padora, i?Q9 x 



Russo Achilla — Sulla cromolisi dello cellule della granulosa durante il digiimo 
e sul suo signiftcato nella dilfei'onziazione scasuale dolle uova dei Mammi- 
feri. Con 2 fig. e 4 tav. — Atti d. Acc. Gioenia di Sc. nat. in Catania, 
An. 86, Ser. 5, Vol. 2, Memoria 13 A di 10 pp. Catania, 1909. 

Russo Achille. — I raitocondri ed i globuli vitellini dell'oocite di Coniglia alio 
stato norraale ed in condizioni speriraentali. Contributo alio sviluppo del 
deutolecite ed alia differonziazione sessuale delle uova dei Mammiferi. Con 
4 fig. ed 1 tav. — Atti d. Acc. Gioenia di Sc. nat. in Catania, An. 86, 
Ser. 5, Vol. 2, Memoria 12 A di 17 pp, Catania, 1909. 

Supino Felice. — Sviluppo larvale e biologia dei pesci delle nostre acque dolci. 
— Vedi M. Z., XX, 12, 330. 

Vaccari Alessandro. — Sur le poid du foetus et des annexes pendant les der- 
niers raois do la grossesse et sur leurs relations mutuelles. Resume. — Compt. 
rendu de la Clin, obstelr. el gyne'c. de UUniv. R. de Turin, 3 e e 5 e Anne'e, 
pp. 84-86. Cirie, 1909. 

Valtorta Francesco. — Ricerche sullo sviluppo dei visceri del feto. La indivi- 
duality nel neonato. — Annali Ostetricia e.Ginecol., An. 31, N. 12, pp. 673- 
713. Milano, 1909. 

Vitali Giovanni. — Anatoraia e sviluppo della mandibola e delParticolazione 

raandibolare. — Vedi M. Z., XX, 7, 206. 
Zanichelli W. — Sullo sviluppo dello scheletro viscerale della Trota (Salmo 

fario L.) — Vedi M. Z, XX, 12, 330. 



V. Citologia e Istologia 

Abundo (d') G. — Di nuovo sul potere rigenerativo del prolungamento midol- 
lare dei gangli intervertebral! nei primi tempi della vita extra-uterina. — 

— Riv. ital. di neurop., psichialr. ed eleltroterapia, Vol. 2, Fasc. 7, pp. 289- 
299, con fig. Catania, 1909. 

Ascoli G. — Delia struttura del cilindrasse. — Bull. Soc. med.-chir. Pavia, 

An. 23, N. 4, pp. 349 354. Pavia, 1909. 
Barnabo Valentino. — Ricerche speriraentali sulla flsiopatologia del sangue in 

alta raontagna. — Boll, della Soc. zool. ital., Ser. 2, Vol. 10, 1909, Fasc. 1-6 

pp. 142-153. Roma, 1909. 
Bernardi Antonio Lorenzo. — Contributo alio studio del globulo rosso nell'uorao. 

— Rendiconti Soc med.-chir. di Bologna, Ad. del 14 mag. 1909 in Bull, 
d. Sc. med., An. 80, Ser. 8, Vol. 9, Fasc. 7, p. 344. Bologna, 1909. 

Bravetta Eugenio. — II rivestimento neurocheratinico delle cellule nervose, 
studiato neiruomo. — Gazz. med. lombarda, An. 66, N. 35, pp. 307-309, 
Milano, 1907. 

Cevidalli A. e Chistoni A. — Esiste una Metaeraoglobina ossicarbonica. — Atti 
Soc. d. Naturalisli e Matem. di Modena, Ser. 4, Vol. 8, An. 39, pp. 59-65 
Modena, 1907. 

Fiorito Giuseppe. — Sulla produzione sperimentale di proliferazioni epiteliali 

atipiche: nota riassuntiva. — Bull. Soc. med.-chir. Pavia, An. 23, N. 4. 

pp. 405-410. Pavia, 1909. — V. anche Arch. Sc. mediche, Vol. 33, Fasc. 5, 

pp. 399-417, con tav. Torino, 1909. 
Gargano Glaudio. — Le cariocinesi nei sarcomi parvicellulari. — Boll. Soc. Na- 

turalisti Napoli, Anno 22, Vol. 22 (Scr.ie 2, Vol. 2), 1908, pp. 71-83, con 

2 tav. Napoli, 1909. 



Giacomini Ercole. — Sulla pretesa esistenza del nucleo nei globuli rossi del 
sangue eircolante dell'uomo e dei raammiferi. — Soc. med.-chirurg. di Bo- 
logna, Adun. sc. del 28 m,aggio 1909, in Bull. Sc. med., An. 80, Ser. 8, 
Vol. 9, Fasc. 8, pp. 316-379. Bologna, 1909. 

Lucibelli Giuseppe. — Contribute) agli studi sulla colorazione vitale del sangue. 

— Morgagni, An. 51, Parte 1, N 12, pp. 492-510. Milano, 1909. 
Paladino Giovanni. — Ancora dei piu intimi rapporti fra il nevroglio e le cel- 
lule e le fibre nervose. — Rendic. d. Acc. d. Sc. fis. e mat., Ser. 3, Vol. 14, 

' An. 47, Fasc. 8-12, pp. 238-244, con lav. Napoli, 1908. 

Pardi Francesco. — Per la storia e la migliore conosconza dei clasmatociti di 
Ranvier. Con tav. II-III. -- Atti Soc. lose, di Sc. nat. residenle in Pisa, 
Mem., Vol. 25. Estr. di pp. 30. Pisa, 1909. 

Pardi Francesco. — Contributo alio studio dello sviluppo del grasso nel mesen- 
teric dei raammiferi. Nota prelim. — Pisa, Tip. ed. F. Mariotti, 11 pp., 
1909. 

Sangiorgi Giuseppe. — Sull'apparato reticolare interno di Golgi neU'epitelio re- 
nale in condizioni patologico-sperimentali. — Giorn. Accad. Medicina To- 
rino, An. 72, N. 9-11, pp. 340-344, con tav. Torino, 1909. 

Savagnone Ettore. — Sull'origine delle Plasmazellen (nota prev.). — Patholo- 
gica, An. 1, N. 5, pp. 106-107. Genova, 1909. 

Valle (Delia) Paolo. — Osservazioni di tetradi nelle cellule somatiche (Sunto). 

— Rend. d. Acc. d. Sc. fis. e mat., Ser. 3, Vol. 13, An. 46, Fasc. 5-7, 
pp. 179-180. Napoli, 1907. 

Verderame Filippo. — Sul trapianto di tessuto adiposo nelle cicatrici aderenti 
al margine orbitale. — Arch. Ottalmologia, An. 17, N. 7, pp. 305-318. Na- 
poli, 1910. 

Vigliarolo Giovanni. — Prime nozioni di citologia. — Napoli, tip. F. Sangio- 
vanni e F., 1907, 16 pp. 

VI. Tecnica zoologica, anatomica e mieroscopica. 

Biffi Ugo. — Un nuovo metodo per Tallestiraento delle preparazioni microsco- 
piche a fresco. — Gazz. med. lombarda, An. 67, N. 18, pp. 171-173. Mi- 
lano, 1908. 

Evant (D') T. — Manualetto pratico di dissezione anatomica (miologia) : vade-. 
mecum del preparatore. — Napoli, tip. A. Tocco e Salvietti, 1907, 16°, 
86 pp. 

Golgi Cammillo. — Di un metodo per la facile e pronta dimostrazione dellap- 
parato reticolare interno delle cellule nervose. — Gazz. med. lomba)*da, 
An. 67, N. 4B t j>j>. tI9- l^'l. Milano 1908. 

Lieto (Dj) Vollaro Agostino. — Di un nuovo procediracnto di tecnica per la 
colorazione nucleare e protoplasraatica delle cellule dolla cornea. — Arch, 
Oftalmologia, An. 17, N. 6, pp. 241-246. Napoli, 1909. 

Traina R. — Una nuova reaziono micro-chimica tintoriale specifica della so- 
stanza colloide. — It inch i mica e terap. sper., An. I, Fasc. 10, pp. 156- 
ic>i. Milano, (909. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



Dott. GIUSEPPE STEEZI 

PROFE8SORE INCARICATO ED AIUTO NELL'lSTITUTO ANATOMICO DI PADOVA 



II merito di L. Botallo nella scoperta del forame ovale 



E vietata la riproduzione. 

I moderni Anatomici, specialmente nostrani, ritengono che L. 
But alio (*) non abbia quasi nessun merito nella scoperta del fo- 
rame ovale, perche credono ciecamente alio Scarpa ( 2 ), il quale 
affermo che quel foro fu descritto per la prima volta dal Galeno 
nel feto e da Giainbattista Leone Carcano ( 3 ) nell'adulto; asse- 
risce infatti lo Scarpa: " non fu che sulla mal fondata asserzione 
o piuttosto sulla mancanza d'erudizione di Riolano che da alcuni 
Anatomici del passato secolo fu di cio attribuita la lode al Botallo 
quando egli e indubitato non appartenere ad altri che al Carcano „ 
(pag. 22). 

Ma lo Scarpa cadde in un grave errore; posso infatti dimo- 
strare che il Botallo pubblico la sua scoperta parecchi anni prima 
del Carcano. 

Per procedere con ordine bisogna distinguere la scoperta del 
foro ovale nel feto da quella della possibile permanenza di questo 
foro nell'adulto. 

Riguardo alia prima, tutti sono d'accordo nel riconoscere che 
il primo a descrivere il foro ovale del feto fu Galeno, e cosi del 
resto la pensarono il Botallo, il Carcano e gli Anatomici poste- 
riori; a questo proposito il somrao Medico di Pergamo si esprime 



0) Botallo (Leonardo), celebre medico e chirurgo, archiatra di Carlo IX, e di Enrico II di 
Francia, n. ad Asti nel 1530. 

(2) Scarpa A., Elogio storico di CHambatista Carcano Leone, Professore di Notoraia nella Uni- 
▼etsita <li Pavia, Milano 1H13. 

C O Carcano G i am battis ta Leone, n. a Milano nel 1530, fu a Padova allievo del Falloppio 
• da quertti pn»yio-*to al Scnato vem-to come euo successore; il Seuato nomin6 invece nel 1505 il Fa- 
brici da Acquapendente. e,d il Carcano otto anni dopo (nel 1573) ebbe dal Senate milanese la cat- 
tedra di Anatomia a Pavia, 



- 8 - 



tanto chiaramente da non lasciare alcun dubbio: u .... In foebibus 
vena cava in arfceriara venosam est pertusa; .... velub foramen 
quoddam utrique commune fecib; turn membranam quandam in eo 
instar operculi est machinata, quae ad pulmonis vas facile resupi- 
naretur, quo sanguini a vena cava cum impetu affluenti cederet qui- 
dem, prohiberet aubem, ne sanguis rursum in venam cavam reverbe- 
rebur.... Quamprimum animans in lucem esb edibum, aub anbe unuin 
vel duos dies, in quibusdam vero ante quabuor aub quinque vel 
nonnumquam plures, membranam, quae esb ad foramen, coalescen- 
tem reperias, nonclum tamen coaluisse ; quuin aubem animal per- 
fectum fuerit aetateque iam tloruerib, si locum nunc ad unguem 
densabum inspexeris, negabis fuisse aliquando bempus, in quo fuerib 
perbusus „ ( 1 ). 

Dopo G-aleno, il primo a far menzione del forame ovale nel 
febo fu il Vesalio (•■); scrive egli infabbi al discepolo Falloppio: 
" Mi Falloppi, hie locus me non labuib, ac muibo minus is, cuius 
miror hie be non meminisse, eb quo in sexbo de Usu parbium, Gale- 
nus, perinde ac in decimo quinbo, non tantum hanc unionem, verum 
et illam, quae arberiae venali cum cava vena obbigit, satis prolixe, 
et (si quis animum sedulo intendit) aperbe commemorab „ (pag. 91). 
II Yesalio dimosbro nelle sue lezioni il foro " in vivorum cabulo- 
rum secbione „ e nel febo, ma non ne fece menzione nei suoi scribti 
prima del 1564, perche non era ben sicuro di.quesba e di albre 
disposizioni febali: " ilia bamen in meis scripbis bacitus praeberivi, 
fassus me in mulbis, quae ad foebum specbanb, non mihi sabisfa- 
cere „ (loc. cib.). Egli dimosbro essere il foro suddebto " ovata prae- 
ditum effigie „, cosicche aveva ben ragione il Winslow( 3 ) di 
dire che il nome di forame ovale si deve al Vesalio. 

Contemporaneamente al Vesalio, del forame ovale del feto si 
occupo 1' Aranzio (') nell' opuscolo " De humano foetu libellus 
Cap. X „, stampato a Bologna nel 1564; a questo proposibo e im- 
porbanbe l'avverbire che l'Aranzio fu discepolo del Vesalio. 

Per quello che si riferisce alia scoperba del foro ovale nell'adulbo 
(varieba che frequenbemenbe risconbrasi), il primo ad osservare que- 

(') Oaleni Claudii, opera Omnia. In: Modicornin ( iiiiocormn Opera quae extant, Curavil 0. 
c. Kiiim. - XApticu, 18S2, Vol. IV pag. 848*645. 

(") A ii (I ii' a f Vi'salii, A iiatomirarum (ialiriclis Fnllop]tii Oltsn vat ioniini r\aiiii«u. Vfin'fiis, 
apud AV. df Fianrinc.is, l.~>(! I. 

(') Winfllow, Opiiacnli aiuitomici, raccolti dalle M«m. <U>lla Arcad. d. Srionzo t> tradottl «lal 
frauKOMU. Hologna, 177 I. (DeHcri/.. d' una valvola HliiRnlarn tlclla v. cava ore. Mnn. lotta il 7 Aprile 

1717). 

(') A run til 'Julii Caes-, Dc Immano foctu libulluo. Jivnvniae, ex Ojficina I. iiubrii, 1564, 



- 9 - 



sto foro fu il Botallo, il quale ne dette notizia in fine al I Libro 
del suo opuscolo: " De catharro ejusque causis symptomatibus, si- 
gnis et curatione, coramentarias. Parisiis, apud Bernardinum Tur- 
risanum in via Jacobea, Anno 1564 „. Ecco infatti le sue parole: 
" vituli cor dividere occepi, ubi paulo supra coronalern (quam Ste- 
phanoidem appellant Graeci) satis conspicuum reperi ductum iuxta 
auriculam dextram, qui statim in sinistram aurem recto tramite fer- 
tile... Haec autem via a me inventa in Vitulis, Suibus, Canibusque 
satis grandis, patensque existit. In Horaine verb paulo minor est, 
quae etiam non aeque recta fertur, ut in praedictis Brutis, sed 
flexuosa, et veluti valvulis utrinque munita est „. Ritorno a trat- 
tare del foro ovale l'anno clopo, in fine deU'opuscolo : " Commenta- 
rioli duo, alter de medici, alter de aegroti humore. Lugduni Bata- 
vorum, 1565 „ e si esprime in questa guisa : " hoc anno praeterito 
reperi ego, quod in fine libelli mei de Catafro declaravi, qua via 
sanguis a dextro cordis ventriculo in sinistrum feratur „. 

II Carcano tratto del foro ovale dieci anni dopo al Botallo 
(nel 1574), nell'opera : " Anatomici Libri II. In quorum altero de 
cordis vasorum in foetu unione pertractatur ostenditurque etc., in 
altero de musculis Palpebrarum atque oculorum motibus deservien- 
tibus etc. Ticini, apud H. Bartolum, 1574 „. Egli ricerco come il 
foro si chiuda dopo la nascita e come possa eccezionalmente con- 
servarsi neH'adulto; ma non conoscendo le opere del Vesalio, 
deirAranzio e del Botallo, credette d'aver posto in luce per 
primo il foro gia descritto da Galen o. 

E dunque chiaro che il merito della scoperta del foro ovale nel 
feto spetta al Galeno, quello della osservazione della possibile 
permanenza di tal foro nell'adulto va attribuito al Botallo. Ta- 
luno potrebbe sollevare il dubbio che questi abbia appreso dalla 
viva voce del Carcano la notizia della comunicazione tra la vena 
cava comune (orecchietta destra) e la arteria venosa (orecchietta 
sinistra), leggendo nel Praeloqium anteposto dal van Home alle 
opere del Botallo nell'edizione di Leyden del 1660 I 1 ) che il Car- 
cano fu maestro del Botallo a Pa via. Pero il dubbio non sarebbe 
fondato, perche questi pubblico i suoi due primi opuscoli nel 1564 
e nel 1565 ed il Carcano fu nominato Pubblico Professore di Ana- 
tomia a Pavia nel 1573. 



0) Leonardi Botalli Ast.<snsis etc. Opora omnia raedica ct chirurgica etc. e musaeo J. 
van Ilorne. — Lwjduni Jlaiuvorum, 1660. 



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Se mai, il Botallo avra sentito parlare del foro ovale, ma 
nel feto, «lal suo maestro Falloppio e non dal C area no. 

II TabarraniO (Lettera seconda) dimostro che 1' Eusta- 
chi ( 2 ) aveva veduto anche lui il foro ovale, ma a torto 1' aveva 
scambiato per il forame della vena cava inferiore; devo poi avver- 
tire che Y Eustachi mori nel 1570 e che le sue Tavole furono 
pubblicate circa un secolo e mezzo piu tardi (nel 1714) per opera 
del Lancisi. Nel caso disegnato dall'Eus tachi nelle figg. Ill e VI 
della Tay. XVI trattavasi di quella varieta di foro ovale, in cui il 
foro e sostituito da una serie di fessure separate per mezzo di sottili 
lacinie. 

La presenza del foro ovale nel feto, la sua scomparsa normale 
dopo la nascita ed il suo abnorme permanere nell'adulto dettero 
molto da pensare agli Anatomici della prima meta del Secolo XVII, 
che cercarono di spiegarne il funzionamento nella circolazione del 
sangue e della linfa. Si cornprende quindi come, malgrado le no- 
tizie date dal Galeno, dalVesalio, dail'Aranzio e dal Botal- 
lo (quelle del Car can o rimasero quasi sconosciute), si sentisse il 
bisogno di nuove indagini, che chiarissero i dubbi sul modo di chiu- 
dersi del foro, sulle valvole che si pretendeva lo' circondassero, 
ecc. Ed ecco che Cecilio Fuoli appena ventiquattrenne e gia 
Pubblico lettore di Anatomia a Venezia ( 3 ), ricercando nel 1639 la 
morfologia del cuore in un uomo, trova il forame ovale e mo- 
stra la varieta al Vesling, dal 1633 Pubblico lettore di Anatomia 
e di Chirurgia nello Studio di Padova. Questi fece tosto notare al 
giovane collega che quello era un caso di persistenza nell'adulto di 
un foro che Gal en o aveva osservato normale nel feto: u (Veslin- 
gius) monuit meatum hunc Anastomosin esse, quam Galenus in 
foetu inter Venam Cavam, et Arteriam Venosam consistere iam 
dudum posteritati scriptum reliquit C) „. II Fuoli illustro questo 
caso ed altri ancora, ponendo in evidenza il merito del Galeno e 
cercando di diminuire quello del Botallo: aggiunse poi molte 
considerazioni sulla funzione del foro ovale. Ma non sembrandogli 
forse ancora abbastanza note che Galeno aveva visto per primo 

(') TabarranJ v. — Latere, in Siena, i7c>8. 

( a ) EnataohiJ B., Tabulae Anatomioae, cum praef. I. M. Lancisii. Roma*. 1728, 
(') All' eta di 20 .nun, eosn in voro mirabilo po' snoi tempi, il Fuoli »<ra ui:i I tat tore in medici- 
qb < <1 in flloHofla, <<l ftvuvn -hi ottonuto il Cavaliorato di S. Marco e la Cattodra « t i Anatomia a 
Venezifl (Cfr. : Le (Jlorie ile^li [iicogniti Dvorn uli Hnomini illuslri doll' Aecadomia de 1 Signori [bh 
^niti * I ■ Venetla, VjiMtta, (647, hg, 97 1 OtoiUo FttoU Kodontn), 

(') Folios ('. SanguiuiH :i Drxlro in Sinintnun Cordis Vcntriculum ItatluentiN Facilis report* 

Via etc. \ .„r/,,s, ninnt B&iaHto, m.i'j. 



- 11 - 



il foro suddetto, l'anno dopo pubblico riuniti insieme due altri 
opuscoli I 1 ), ponendo a confronto brani tolti da Galen o con bra- 
ni del B o tallo. 

Contemporaneamente al Faoli veniva osservato un caso di per- 
sistenza del foro ovale da un certo Petrus Hordanus; questi pub- 
blico una tavola, della quale non conosco che un solo esemplare, 
quello cioe che trovasi aggiunto in fine al Codice Casseriano della 
Bibiioteca Universitaria di Padova ( 2 ) (Codice intorno a cui sto pub- 
blicando estese indagini nel Nuovo Archivio Veneto di Storia pa- 
fcria). II codice contiene 52 tavole, delle quali 51 appartengono a 
Giulio Casseri, Anatomico e Chirurgo celeberrimo dello Studio 
patavino, e la 52 a e dello Hordanus. Chi fosse costui non mi e 
riiiscito di stabilire; se era uno studente straniero, non appartenne 
certo alia Nazione Germanica, perche il suo nome non e registrato 
nelle Matricole di questa corporazione studentesca ( 3 ); non fu nep- 
pure inscritto aU'Umversita dopo il 1632, perche ne sarebbe fatta 
rnenzione nel Registro delle immatricolazioni ( 4 ). Potrebbe darsi che 
egli vivesse a Venezia invece che a Padova; se abito in questa 
ultima citta non si pud neanche dire chi gli era Maestro, vuoi 
perche oltre ai Lettori pubblici si avevano Lettori privati, vuoi 
perche gli Anatomici pubblici dal 1636 al 1638 furono due, Johan- 
nes Veslingius (Yesling) " Professore in primo loco „ e Bona- 
ventura Ferrari, Udinese, " Professore in secundo loco „. E certo 
pero che la tavola fu stampata dopo il 18 dicembre 1638 e prima 
del 22 novembre 1639, perche e dedicata a Nicolo da Ponte, a 
Pietro Foscarini ed a Luigi Vallaresso, che furono Rifor- 
matori dello Studio di Padova in quel periodo ( 5 ). 

La tavola dello Hordanus rappresenta la faccia anteriore di un 
cuore di adulto, con l'orecchietta destra aperta ed il foro ovale at- 
traversato da uno specillo, che fu fatto penetrare nell'orecchietta 



( l ) Folius C. — Galeni et Bottalli Placita, De via sanguinis a dextro ad sinistrum cordis 
ventiiculum: in quibus videre licet an Adinventum Bottalli fueiit a Gale no co»nitum. — Venetijs, 
apud J. A. lulianum, 1640. 

Id. — De Vi;i Sanguinis a dextro in sinistrum Cordis Ventiiculum. Leonardi Bottalli A- 
Mensis, Medici Kegii, Sententia pronaulgata a Parisiis, Anno Salutis 1564 etc. — Yenetijs, apud J. 
A. lulianum 1040. [E curioso l'errore di Portal (Histoire de l'Auatomie et de la Chirurgie, T. I. 
Paris, 1110, pay. 565), che attribuisce al Botallo il secondo di questi opuscoli invece che al Foli]. 

(*) Iulii Casseri i, Tabulae anatomicae quarum ali(iuae explicationes sua ipse manu adscri- 
psit necdum editas. Ms. Bibiioteca Universit. di Padova. 

('■) Catalogus Gerinanorimi Tlieologiae Pliilosoidiiae (;t medicao Artis Studiosorum in Schola Pata- 
vina, 1553-1640.— Archivio Antico della Universitd, Vol. 465. Bibiioteca Universit. di Padova. 

( 4 ) Matricnla D.I). Scholariuui Artist arum Patavini Gymnasii, incipit ab anno 1630 usq. 1648. — 
Archivio Antico della I'niversita, Vol. 6'J1 . Bibiioteca Universit. di l'adooa. 

( 5 ) Tom as in us J. Ph. — Gymnasium patavinum. — Utini 1654, pay. 348-340. 



- 12 - 



sinistra ed uscire per una vena polmonare. Sopra la fignra sono le 
seguenti parole : 

Ill.mis atque Excell.is Viris 
Xicolao a Ponte, Petro Fuscareno, Aloisio Vallaresso, Aequiti Patavini 
Gymnasii moderatoribus — Petrus Hordanus F. P. 
Vitalem nunc in humane- corde meatum, quem rationibus alias 
dicendis esse necessario pervium primi omnium publice proposuimus 
et sustinuimus, Ampliss.i Senatores, inclyto nomini vestro conse- 
cramus, idq. non alio consilio, quam ut splendorem huic nostro in- 
venbo mutuemur et tutelam. Sicut insignia principum aedibus ap- 
pendimus contra vim aut perfidiam, sic magnum hie nomen vestrum 
contra calumniam aut livorem. Patiamini igitur obsecro hoc meum 
ingenij monumentum vestri nominis claritate et auctoritate defendi 
honestari illustrari. 

III. mi et Excell.mi Senatores 
Bens vos Reipublicae longevos servet. 

Sotto alia figura trovasi una breve spiegazione, nella quale lo 
Hordanus dichiara che il foro dall'orecchietta destra conduce nel 
ventricolo sinistro: " Meatus in sinistrum cordis ventriculum de- 
sinens „ ; l'Autore non fu esatto, perche doveva dire che il meato 
conduce nella arteria venosa (orecchietta sinistra), la quale a sua 
volta si apre nel ventricolo sinistro. Nella spiegazione non fa men- 
zione delle orecchiette, perche in quel tempo non si consideravano 
come parti del cuore ; seguendo Galeno, 1' orecchietta destra veniva 
interpetrata come vena cava (comane), perche formata dalla riunione 
della v. cava superiore e della v. cava inferiore, e l'orecchietta si- 
nistra come arteria venosa, perche contiene sangae arterioso ed ha 
pareti sottili come quelle delle vene (in contrapposto alia vena ar- 
teriosa, cioe all'arteria polmonare, che contiene sangue venoso ed 
ha struttura di arteria). 

Dalle parole che lo Hordanus dedica ai Riformatori, risulta 
che egli riteneva di aver fatto una grande scoperta; modestamente 
la chiama K ingenij monumentum „ e la pone sotto la tutela di 
cosi alta Autorita M contra calumniam et livorem „. 

Non seppe 1' Hordanus che il foro era gia noto a Gale no, 
a Vesalio o ad Aranzio nel feto e che il Botalloed il Car- 
cano l';ivevano accuratamente descritto e figurato nell' adulto, 4 
cosi I'ignoranza bibliografica fece una vittima di piu e veramente 
straordinaria! 



- 13 - 



Dott. ALCESTE ARCANGELI, Libkro docente b Aiuto 
nklt-'istitoto zoologico della r. universitA DI PISA 



Armadillidium Gestroi B. L, 
Contributo alia migliore conoscenza di questo Isopode italiano 

(Con tavole) 

E vietata la riproduzione. 

Tua P. in una nota pubblicata nel 1900 (3) sugli Isopodi ter- 
restri italiani ha dato la descrfzione di una nuova e bella specie di 
Armadillidium che si trova lungo la riviera ligure e che gia era 
stata studiata da Gustavo Budde-Lund sopra esemplari rac- 
colti dal prof. Gestro a Finalmarina e denominata Armadillidium 
Gestroi B. L., senza peralfcro descriverla ne riferirla. Tua studio, 
ollre gli esemplari esaminati dal naturalista danese, altri raccolti 
da Cognetti a Borgio Marino (Riviera di Ponente) e ne riconobbe 
la validita di specie nuova, modificandone, non so perche, il nome 
specifico dato da Budde-Lund e cioe chiamandola Armadillidium 
Gestri B. L. 

La descrizione che Tua da di questo oniscide certamente e 
alquanto stringata e poco esatta, quando, facendo pure ammenda 
di altre inesattezze, si consideri soltanto che parlando deile mac- 
chie del dorso che sono cosi. caratteristiche di questa specie, egli 
si dimentica della cosa piu importante e cioe di dirci di quale co- 
lore esse soi.o. I due disegni a contorno che lo stesso autore da 
sono tali da rendere quasi impossible una identificazione della spe- 
cie con l'aiuto di essi. 

Nonostante cio spetta all'autore italiano il merito di avere 
fatto conoscere per il primo questa specie, e per colui che in se- 
guito si occupava di isopodi terrestri italiani non doveva rimanere 
sconosciuta la nota di Tua. Dico questo perche K. W. Verhoeff 
recentemente (8) fra le specie di Armadillidium raccolte in Italia 
istituisce una nuova specie, che chiama Armadillidium quadriseria- 

( ) Per con.siglio del mio Maestro Prof. E. Ficalhi ho intrapreso da qualche tempo lo studio de- 
Isopodi t<iira^noli clie sino ad ora sono stati trascuiati dagli zoologi italiaui. Seuto il dovere di 

ringraziare inibblicaiuente il sullodato Profesaore degli utili eonsigli e dei ruezzi di studio di cui rui 

b state largo. 



- 14 - 



turn Verh. e dimostra, come nelle preoedenti note pubblicate, di 
non conoscere il lavoro di Tua. 

La descrizione che l'autore tedesco da di tale specie mi ha 
chiaramente dimostrato che si tratta certamente clelVArmadillidiam 
Gestroi B. L. ed a confermare cio giova anche la localita dove fu- 
rono raccolti gli esemplari di Verhoeff la quale e Noli, paese della 
Riviera ligure. 

Secondo questo autore (8, a pag. 489-90) la specie sarebbe li- 
mitata a Noli come apparisce dalle sue testuali parole " A. qua- 
driseriatum n. sp. scheint ein sehr beschranktes Yerbreitungsgebiet 
aufzuweisen. 9. IV. 07 sammelt ich diese schone stattliche Art in 
Olivenbestanden bei Noli a. Riviera auf Urschieferboden unter Stei- 
nen haufig, Ihre Zeichnung (siehe oben) fand ich bei mehr als einem 
halben Hundert verglichener Individuen im wesentlichen sehr be- 
standig. An verschiedenen Noli benachbarten Platzen habe ich keine 
Spur von dieser Art nachweisen konnen, auch anderweitig ist sie 
mir nirgends vorgekommen „. 

La descrizione data da Verhoeff certamente, se non e molto 
piu estesa, e pero molto piu accurata di quella di Tua. Di cio ho 
potuto convincermi dopo avere esaminato alcuni esemplari di Ar- 
madillidium Gestroi B. L. che io potei avere per la cortesia del 
prof. R. Issel che li raccolse a Finalmarina e del prof. Gestro che 
li raccolse sul Monte Capra zoppa presso Finalmarina stessa. Ai 
due illustrj Professori i miei sentiti ringraziamenti. 

Affmche resulti manifesto che le due specie descritte da Tua 
e Verhoeff si debbono riferire ad una sola, riportero esattamente 
le descrizioni date da questi autori in ordine di precedenza, quindi 
mi permettero di darne una nuova io, descrizione che se non avra 
il pregio della novita, certo sara alquanto piu estesa e minuta del- 
le precedents e varra a fare conoscere meglio agli italiani questa 
bella specie, una delle piu caratteristiche fra le numerose del nostro 
paese. IIo pensato bene di corredare questa mia nota di figure prese 
dal vero con la maggiore fedelta che mi e stata possibile. 

Descrizione di Tua (3). " Corpo ovale allungato molto convesso, 
superficie liscia, lucente, finemente punteggiata, granulazioni leggere 
sparse, specialmente sul capo e sugli epimeri dei segmenti ; lineole 
longitudinali non punteggiate al lati dei primi segmenti pereiali. 

Capo infossato nel seno anteriore del prime segmento pereiaM 
gli angoli anteriori di questo prime segmento superano noteyol- 
mente il margine anteriore del capo e raggiungono quasi le estre- 
mitii dei tuburcoli untcnnali. 



- 15 - 



L'epistoma dalla carena inferiore si protrae in una lamina ret 
tangolare, che supera di V 3 la lunghezza del capo. Questa lamina 
e un po' rigettata all'indietro, superiormente e concava. — Tubercoli 
antennali ben sviluppati triangolari : lineole marginali frontali sub- 
sinuate : esse si continuano sino alia fossetta frontale che e piccola 
e netfca. — Antenne uguali ai 2 / 3 della lunghezza totale del corpo : 
articoli del flagello subeguali. 

Pereion : primo e secondo segmento notevolmente sinuati ai 
lati : segmenti successivi subtrasversi. 

Pieon : segmenti grandi con epimeri rett angoloidi, divergenti. 

Telson triangolare, piu lungo che largo, a lati sinuati : estre- 
mita alquanto arrotondata. Uropodi con esopodite allungata trape- 
zoidale, endopodite piu breve del telson. 

Colore grigio : macchie grandi, nette, irregolari cosi disposte: 
1 sul capo, 4 per ciascun segmento pereiale, 2-3 sui segmenti pleo- 
nali: 1° segmento del pleon generalmente immaculato : epimeri 
largamente listati di chiaro. 

Lungh. mm. 15,22. Largh. mm. 7,5-10. Alt. mm. 4-6. „ 

Armadillidium quad? iseriatum Vekh. Descrizione di Verhoeff (8). 
u Hinter der Stirnplatte eine rundliche Grube. Von oben gesehen 
ist die Stirnplatte hinten leicht ausgebuehtet und hinter sie biegen 
sich die Seitenkauten der Stirn. Riicken mit zerstreuten, deutlichen, 
aber recht feinen Hockerchen, namentlich an den Epimeren, wah- 
rend iiber die Riickenhohe der Segmente nur schwache Kuotchen- 
ziige gehen, die Hinterrander der vorderen Truncussegmente nahe- 
zu glatt sind, die der hinteren und der Cauda Spuren von Knotchen 
aufweisen. Telson hinten abgerundet und an den Seiten leicht ein- 
gebuchtet. Die schwefelgelben Flecke der 4 Truncuslangsreihen sind 
gross und etwas unregelmassig gestaltet. Die beiden inneren Flecke 
des 1. segments konnen auch in je zwei zerfallen. Der dunkle zwi- 
schenraum zwischen ausseren und inneren Reihen ist viel breiter 
wie der zwischen den beiden inneren Reihen. Ein unregelmassig 
dreieckiger Fleck findet sich am Hinterkopf. Auf der Cauda ist 
(ahnlich tirolense) die Fleckung weniger regelmassig und gewohnlich 
unvollstandig ausgepragt, am besten noch bei den beiden ausseren 
Reihen, wahrend die inneren sehr liickenhaft sind, bisweilen auch 
nur zwei mediane Flecke aud der Cauda auftreten. Der Rumpf ist 
iwie bei depressum) nach den Seiten schrag abgedacht. Exopodite 
der Uroppoden hinten abgerundet. 15-18 mm. lang.— Noli, Riviera „. 

Armadillidiam Gestroi B. L. Mia descrizione. " Corpo ovale 
allungato, non molto convesso, con lati del pereion non cadenti a 



- 1C - 



picco, ma obliquamente ; pleon cou pendenza piu dolce di quella 
della parte anteriore del corpo, cioe del cephalon e del primo 
segmento del pereion. Saperficie dorsale del corpo liscia, lucente, 
flnemente punteggiata, con leggiere e piccole prominenze sparse, le 
quali sono piu frequenti sugli epimeri (specialmente del primo seg- 
mento del pereion) ; inoltre queste prominenze si rinvengono, con 
di versa spiccatezza nei diversi individui, specialmente al margine 
posteriore degli ultimi segmenti del pereion e di quelli del pleon. 

Ai lati della linea mediana di tutti i segmenti del pereion si 
trovano lineole prive di punteggiature, sinuose, irregolari, con de- 
corso pinttosto longitudinale ; anche nel cephalon si presentano que- 
ste lineole, ma quivi sono suddivise e di forma piu irregolare tanto 
da assumere Taspetto di zolle. 

II cephalon e infossato completamente nel seno anteriore del 
primo segmento pereiale, i canti anteriori del quale sorpassano di 
un certo tratto la linea frontale, ma non raggiungono mai la estre- 
mita dei tubercoli antennari. La linea frontale presenta i canti 
quasi ad angolo retto e subito dopo questi e internamente essa si 
eleva in una piccola cresta leggermente ribattuta indietro, la quale 
ha decorso un poco sinuoso e si termina dopo l'angolo che la linea 
frontale la con la lamina del prosepistoma ad un quarto circa della 
lunghezza di questa. La linea frontale nel mezzo presenta una in- 
taccatura o fossetta che dir si voglia, piccola, ma bene marcata 
dal fondo della quale divergono, piu o menb manifesti, due piccoli 
e corti solchi. 

Lateralmente alia linea mediana (che, si pub dire, in questa 
regione e determinata dalla fossetta) e precisamente all' indietro del 
punto in cui termina la sunnominata cresta della linea frontale, si 
partono due avvallamenti a solco (uno per parte) ben marcati, che 
divergendo verso l'esterno vanno gradatamente perdendosj sulla 
superficie del cei)halon stesso. Questi due avvallamenti insieme con 
la fossetta delimitano due prominenze, che all' innanzi sono limi- 
tate dalla linea frontale quivi convessa e all' indietro si perdono con 
dolce pendio. 

Lo scudo del prosepistoma si protrae all' innanzi in una lamina 
frontale quasi rettangolare, che vista dal di supra apparisce 3-4 volte 
pin larga che lunga e sempre maggiore in lunghezza della terza 
parte del cephalon. Questa lamina dorsalmente si presenta legger- 
mente concava e provvista di due piccoli rigonliamenti che corri- 
Bpondono alle sunnoininato prominenze laterali alia fossetta e sono 
Separate da un solco mediano che corrisponde alia Ibssetta stessa. 



- 17 - 



Gli angoli superiori di questa lamina frontale si presentano presso- 
che retti, ma possono essere anche (in alcuni esemplari) notevol- 
mente arrotondati : la sua linea marginale lateralmente si termina 
poco dopo l'angolo che essa stessa fa con la linea frontale. 

Osservato dalla faccia sternale, o ventrale che dir si voglia, 
il prosepistoma presenta uno scudo triangolare abbastanza rilevato 
e con superficie leggermente convessa. E questa la ragione per la 
quale la lamina frontale, che e la parte anteriore dello scudo, e 
leggermente ribattuta air indietro. II triangolo dello scudo presenta 
il lato anteriore (che segna il limite della lamina frontale) rettilineo 
e gli altri due lati non bene delimitati per il fatto che i canti ad 
essi corrispondenti sono arrotondati, per non dire smussati. e leg- 
germente concavi. 

L'angolo inferiore opposto al lato diritto di questo triangolo e 
abbastanza acuto e si protrae in una carena che si termina in basso 
slargandosi in corrispondenza del leggerissimo e corto solco trasver- 
sale che accenna il limite fra prosepistoma e mesepistoma. — I 
tubercoli antennari sono triangolari con apice, leggermente acuto e 
piuttosto prossimo all'angolo retto, ripiegato all' indietro in modo 
da formare una superficie piana, o leggermente concava, trian- 
golare. 

Le antenne del primo paio o antenne propriamente dette sono 
eguali air incirca alia meta della lunghezza del corpo : gli articoli 
del flagello sono subeguali, forse il secondo, o terminale, di poco piu 
lungo del primo. Si trova un piccolo aculeo presso il limite supe- 
riore e nella superficie posteriore del propodite. 

Mandibola destra con apofisi dentaria apicale triangolare, bruna 
e con accenno a divisione in tre denti, uno mediano e due laterali. 
Apofisi dentaria mediana, o mobile, in foggia di mestola con accenno 
esiguo, per una leggiera infossatura mediana, a due denti : essa ha 
un colore ambra scura e presenta dorsalmente una gibbosita ret- 
tangolare. Lobo setifero poco sviluppato. Di seguito a questo viene 
una serie di pennelli serrati gli uni contro gli altri ed in nurnero 
non bene determinabile, ma mai piu di 10 ; ancor piu indietro si 
trova un pennello piu grande separato dai precedenti da un largo 
intervalio. 

La mandibola sinistra presenta un' apofisi dentaria apicale sen - 
sibilmente piu grossa che nella sinistra, e questa apofisi mostra un 
accenno piu pronunziato a dividersi in tre denti. Apofisi mediana 
piu grossa e foggiata molto diversamente da quelle della mandibola 
destra. Manca la parte in foggia di mestola, e tut to 1' insieme ha 



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l'aspetto all'ingrosso di un cuneo, con un acceimo piu spiccato alia 
divisione dell'apice in due denti. II lobo setifero e molto piu svi- 
luppato che nella mandibola destra e come in questa si presentano 
disposti i pennelli, che pero sono piu grossi. 

• Passando ora al pereion, o to race che dir si voglia, e osser- 
vandolo dalla superficie dorsale, noi troviamo che il primo segmento 
dello stesso in corrispondenza della parte anteriore degli epimeri 
(cioe verso i canti anteriori) presenta una depressione obliqua che 
pub attenuafca estendersi anche oltre la meta della lunghezza del 
segmento, parallelamente quasi al margine laterale esterno. Inoltre 

10 stesso segmento presenta nei margine posteriore e ai lati, cioe 
piu precisamente in corrispondenza della base degli epimeri, una 
insenatura. 

Questa ultima diminuisce nel 2° e nel 3° segmento per sparire 
poi quasi nel 4° e nei successivi. II 7° od ultimo segmento nel mar- 
gine posteriore presenta una insenatura mediana la quale e occu- 
pata dalla parte tergale del 1° segmento del pleon. 

Delle appendici del pereion o pereiopodi sono caratteristici 
quelli del 1° paio, i quali presentano un carpopodite che visto dal 
davanti mostra un pronunziato avvallamento nella meta interna, 
che interessa circa due terzi della lunghezza dell'articolo, comin- 
ciando dal margine distale. Questo avvallamento e gia considere- 
volmente minore nei pereiopodi del 2° paio e sparisce nei suc- 
cessivi. 

Come nelle altre specie del genere Armadillidium, i pereiopodi 
vannogradatamente crescendo in lunghezza dai primi agli ultimi, men- 
tis i singoli articoli diventano relativamente meno robusti. Una con- 
siderevole diminuzione in robustezza sopportano in special modo 

11 carpopodite, e il propodite che nel 1° paio sono piuttosto massicci. 
11 basipodite cresce in lunghezza dal 1° paio sino al 4° dove rag- 
giunge il massimo, per poi tornare a diminuire sino all'ultimo paio, 
ma sempre conservandosi piu lungo che nelle tre prime paia di 
pereiopodi. 

11 dactilopodite di tutti i pereiopodi presenta un'unghia ricurva 
all' indentro, e all'indentro liancheggiata da una spina. Tutti i pe- 
reiopodi sono provvisti sui margini degli articoli da peli ed aculei; 
questi ultimi sono ordinati specialmente lungo il margine interno 
del propodite, del carpopodite e del meropodite. 11 carpopodite e 
sempre quelle piu riecainente provvisto di questi aculei e massi- 
mamente nei pereiopodi del 1" paio. Nol 1" paio pure anche l'iscliio- 
podite presenta su] lato interno degli aculei, per la maggior parto 



- 19 - 



piccoli. Nelle altre paia questo articolo, in un tratto che corrisponde 
poco meno che alia meta interna del margine anteriore o distale, 
presenta degli aculei, che in molto minor numero si trovano ad occu- 
pare il margine anteriore e interno del meropodite. II basipodito e 
sempre quasi sprovvisto di aculei. 

Passando ora ad esaminare il pleon, e sempre dalla superficie 
dorsale considerati, i segmenti del pleon si presentano piuttosto 
grandi, con grandezza in questo ordine di decrescenza : 3°, 4°, 5°, 
2°, 1°. Gli epimeri del 3° segmento presentano esternamente un an- 
golo anteriore ottuso e arrotondato, e quello posteriore leggermente 
acuto anziohe ret to. Nel 4° segmento Tango! o anteriore si avvicina 
all'angolo retto ed e meno arrotondato ; e cosi pure nel 5° segmento 
nel quale Tangolo posteriore, pur essendo arrotondato, e retto. II 
telson e triangolare, piu lungo che largo con margini laterali leg- 
germente incavati e apice acuto, arrotondato. 

Riguardo alle appendici del pleon o pleopodi noi troviamo dei 
caratteri morfologici molto peculiari. Nel maschio il pleopode del 
1° paio e cosi costituito. Abbiamo anzitutto un protopodite molto 
sviluppato trasversalmente, il quale dal lato esterno presenta una 
divisione in due appendici, delle quali una e a foggia di clava an- 
golosa, l'altra ha una forma di cornetto e forse puo rappresentare 
un epipodite. La fig. 13 mostrera come stanno le cose. Sopra di 
questo protopodite si articolano Texopodite e Tendopodite. L'exopo- 
dite (vedi fig. 14) e a un dipresso triangolare e presenta verso il lato 
esterno una larga superficie molto rilevata, alia quale corrisponde 
neH'interno del corpo dell'articolo, un sistema tracheale. Nella meta 
anteriore e interna si ha un solco trasversale, dal quale si parte 
un altro solco perpendicolare che si termina poco avanti dell'apice 
posteriore. II margine interno e fornito di piccoli, ma fitti aculei, i 
quali arrivano sino all'apice posteriore che sorpassano, per terminarsi 
a breve distanza da questo sul margine esterno. 

L'endopodite e stretto e allungato, con apice obliquamente 
troncato, esso presenta una scultura speciale, che meglio di una 
descrizione mostra la fig. 13. Nel lato interno ed anteriore esso 
forma insieme con la stessa parte dell'altro pleopode una specie di 
astuccio o guaina incompleta nella quale e accolto il pene ensi- 
forme. 

I pleopodi del 2° paio sono notevolmente diversi. II protopodite 
e sempre bene sviluppato trasversalmente, ma meno di quello che 
sia nelle appendici del 1° paio : in compenso e piu massiccio; inoltre 
come mostra la fig. 15 e molto diversamente foggiato, tanto che in 



- 20 - 



esso e ancor piu marcata la divisione in due parti, delle quali una 
forse e cioe Y anteriore potrebbe rappresentare Tepipodite. L'exopo- 
dite e triangolare e molto piu allungato che nel 1° paio e si ter- 
mina in un apice molto acuto ed un poco ricurvo in dentro. Nella 
parte anteriore laterale esterna, esso presenta un rialzamento ab- 
bastanza esteso, ma meno che nel 1° paio, al quale sollevamento 
corrisponde nell'interno del corpo dell'articolo un sistema tracheale. 
Tale rialzo presenta un solco submediano diretto parallelamente al 
suo asse niaggiore. Questo stesso articolo presenta l'angolo anteriore 
interno smussato largamente e sollevato in modo da coprire in parte 
la base dell'endopodite. Fra questa parte sollevata e il sistema tra- 
cheale si parte un solco o avvallamento che divide l'exopodite in due 
meta prolungandosi sino all'apice inferiore. II margine esterno dello 
stesso articolo presenta un dente al disotto del sistema tracheale e 
dopo questo tanti aculei disposti l'uno di seguito all'altro, piu grossi 
di quelli dell'exopodite del 1° pleopodo, e che si terminano molto 
prima di arrivare all'apice posteriory L'endopodite ha una basearti- 
colare larga, ma subito dopo si assottiglia per terminarsi acutissimo 
e con apice leggermente ricurvo in dentro : esso ha la forma di un 
punteruolo. — Nella fig. 15 e alquanto spostato a sinistra, per- 
che naturalmente viene ricoperto dal margine interno dell'exo- 
podite. 

Passando ad esaminare i pleopodi della femmina noi troviamo 
che in quelli del 1° paio, l'exopodite e quasi quadrangolare, largo 
poco piu di due volte e mezzo che lungo. Questo articolo presenta 
un sistema tracheale molto esteso e cioe per circa 2 terzi della 
larghezza ; esso al solito e rappresentato da un sollevamento che 
e diviso da un solco inclinato verso l'esterno ; la parte piu interna 
o pianeggiante e fornita di scarsi e piccolissimi aculei o peli, un 
poco piu fitti nelPangolo posteriore interno. 

Il protopodite ha un decorso trasversale sinuoso e presenta 
dal lato esterno una divisione in due appendici, delle quali una e 
in foggia di clava angolosa come nel maschio, l'altra e molto piu 
piccola che in questo ultimo e molto meno difTerenziata dal resto 
del protopodite. L'endopodite e molto piccolo, vagamente triango- 
lare, piu largo che lungo, con apice posteriore arrotondato osmus-- 
BatO e con margine osterno sinuato. 

Le fig. 12 e 1(3 mostreranno le cose meglio della descrizione 
data. 

Quanto agli uropodi diremo che essi presentano un exopodite 
))iu lungo die largo (e precisamente la lunghezza sta alia larghezza 



- 21 - 



nel rapporto di 5 a 4), di forma trapezoidale, liscio e con grossi 
punti incavati, con angoli inferiori arrotondati. L'endopodite e piu 
corto dell'exopodite e presenta la superficie ventrale ricoperta di 
peli numerosi ; un pelo piu robusto e piu lungo od aculeo si trova 
alia apice inferiore ed e rivolto lateralmente. 

L'exopodite degli uropodi non sorpassa mai la estremita del 
telson. 

Riguardo alle dimensioni di questa specie la lunghezza massi- 
ma (calcolata dal margine anteriore della lamina frontale all' apice 
posteriore del telson) che io ho riscontrato hegli esemplari ricevuti 
e di circa mm. 21 ; la larghezza massima di circa mm. 10 (calco- 
lata in corrispondenza del 1° segmento del pereion). 

Quanto alia colorazione di questo Isopode, diro che la superficie 
dorsale del coipo apparisce di un grigio scuro lucido : su questo 
colore spiccano macchie grandi piu o meno nottamente limitate, di 
nn color giallo solfo, delle quali le piu costanti e regolarmente di- 
sposte sono quelle del pereion. 

Queste ultime sono in numero di 4 per ciascun' segmento e 
disposte in modo da costituire, con quelle degli altri segment], quat- 
tro serie longitudinali e precisamente una a destra e una a sinistra, 
le macchie delle quali si terminano in prossimita della base degli 
epimeri, poi due serie interne a queste e poste lateralmente ad 
una striscia mediana scura. Queste macchie del pereion se sono le 
piu costanti, variano peraltro per la forma e la estensione nei sin- 
goli individui. Sono per lo piu di una forma a un dipresso trian- 
golare. 

E' da notarsi che le macchie, ad eccezione delle due serie la- 
terali del 1° segmento perciale, le quali si estendono spesso per 
tutta la altezza del segmento stesso, cominciano dal margine po- 
steriore dei segmenti con una base a questo parallela e terminano 
talvolta suddivise, molto prima del margine posteriore del segmen- 
to che precede. Quelle delle due serie interne, nelle quali e maggior- 
mente accennata la forma triangolare presentano un lato, come di 
soli to, parallelo al margine posteriore del segmento, il lato interno 
piu o meno parallelo alia striscia pura mediana e l'altro lato incli- 
nato verso Testerno. Questi dati pero non sono costanti nei vari 
individui e nemmeno per le macchie di uno stesso individuo, a 
causa delle variazioni di forma che subiscono le stesse macchie. 

Le macchie del cephalon, del pleon e del telson sono molto in- 
costanti per la loro presenza, per il loro numero, per la loro situazione 
nei vari individui, La fig. 1 oltre dare una idea complessiva della 



- 22 - 



forma di questa specie, fa vedere la disposizione di queste macchie ; 
ma per formarsi un concetto sopra la variability di queste valga la 
seguente descrizione delle differenze delle stesse macchie osservate 
in otto individiii adulti di differente sesso. 

N. 1. Individ uo Nel cephalon si ha una colorazione gialla 
sfamata iateralmente e mediana. II 1° segmento del pereion ha le 
due macchie laterali molto piu grandi delle due mediane ed estese 
dal margine posteriore al margine anteriore del segmento. Negli altri 
6 segmenti si nota una progressiva diminuzione in grandezza delle 
macchie dair avanti an' indietro. Nel pleon si ha una piccola 
macchia triangolare al margine posteriore del 1° segmento col- 
locata sulla • linea della serie mediana destra (delle macchie del 
pereion). Nel 3°, 4°, 5° segmento si hanno due macchie per ciascuno 
che occupano tutta la lunghezza di ciascun segmento e sono collo- 
cate sulla linea delle serie laterali del pereion ; pero nel 4. segmen- 
to la macchia di destra molto larga mostra posteriormente una 
profonda intaccatura che potrebbe accennare ad una fusione di due 
macchie primitive, delle quali la piu interna si troverebbe sulla 
linea della serie mediana destra del pereion. La forma di queste 
macchie non e ben deflnita. (vedi la fig. 1). 

N. 2. individuo 5- Nel cephalon si ha una piccola macchia 
semilenticolare, mediana al margine posteriore. Nel pereion le cose 
stanno a un dipresso come nel N. 1. Nel pleon notasi nel 1° seg- 
mento una piccolissima macchia a destra ed al margine posteriore, 
allineata con la serie mediana destra delle macchie del pereion. Nel 
3° segmento due macchie allineate con le due serie laterali del pe- 
reion. Nel 4° due macchie a destra nettamente separate ed allinea- 
te con le due serie mediane e laterale di destra. Nel 5° una mac- 
chia a sinistra allineata con la serie laterale sinistra. Le macchie 
del 3°, 4°, 5° segmento hanno per lo piu la base al margine po- 
steriore di ciascun segmento ed una forma non ben definita tal- 
volta subtriangolare, e occupano quasi tutta la lunghezza del seg- 
mento stesso. 

N. 3. Jndividuo 5- H cephalon presenta due piccolo macchie 
sfumate al di dietro della linea frontale, Iateralmente alia lamina 
frontale e Una macchia subtriangolare mediana al margine poste- 
riore.' N<;1 1" segmento pereiale le duo macchie mediane sono rav- 
vicinate e ftise alia, base, la macchia laterale di destra e piccola e 
situata presso il margin* 1 anteriore. La macchia, a questa ultima 
corrispondente, del 2" cgim nt<> r piu grande e si trova nella meta 



- 28 - 



dell'altezza del segmento stesso, staccata sia dal margine antoriore 
che da quello posteriore. 

II 3° e 4° segmento del pleon posseggono dae macchie per cia- 
scuno, laterali e allineate con quelle delle due serie laterali del pe- 
reion. II telson possiede una grande macchia che ne ricopre la 
maggior parte lasciando libero un piccolo triangolo a sinistra 
presso la base, il quale si ricongiunge per una piccola striscia mar- 
ginal con una piccola porzione immaculata dell'apice del telson 
stesso. 

N. 4. Individuo 9- H cephalon presenta una macchia quasi 
lineare presso alia linea frontale a sinistra della lamina del prose- 
pistoma ed una macchia triangolare mediana al margine posteriore. 
II 6° segmento del pereion presenta una piccola macchia esatta- 
mente mediana presso il margine anteriore, oltre, s' intende le altre 
due mediane e due laterali. II 1° e il 2° segmento del pleon hanno 
una piccola macchia mediana presso il margine posteriore, e cosi 
pure il 3° che ha anche due macchie laterali allineate con quelle 
delle due serie laterali del pereion. Le macchie mediane dal 1° al 3° 
segmento si spostano alquanto verso destra. II 4° segmento presen- 
ta due macchie presso il margine posteriore una a destra allineata 
con quelle della serie laterale del pereion e una a sinistra molto 
estesa trasversalmente e che pare risulti dalla fusione di una mac- 
chia mediana ed una laterale ; inoltre si ha una piccola macchia pres- 
so Festremita dell'epimere destro. II 5° segmento presenta una mac- 
chia mediana ed una laterale estese per tutta la altezza del seg- 
mento. Le macchie del pleon non hanno una forma ben definita. 

N. 5. individuo 9- H cephalon presenta una macchia quasi li- 
neare alia linea frontale a destra della lamina del prosepistoma ed 
una triangolare mediana al margine posteriore. 

Nel pereion oltre le solite quattro serie di macchie, si hanno 
delle macchie giallognole, irregolari e sfumate sugli epimeri. II 2° 
segmento del pleon presenta Taccenno di una piccola macchia me- 
diana ; il 3° presenta due piccole macchie al margine posteriore al- 
ineate con quelle delle due serie mediane. II 4° segmento presenta 
a destra una macchia laterale che sfuma sull'epimere, il quale si 
resenta di un color bianco-giallastro sporco. II 5° presenta una 
iccola macchia mediana al margine posteriore. II telson mostra 
una grande macchia che occupa la meta destra della base. 

N. 6. Individuo $. H cephalon presenta una macchia trian- 
golare mediana al margine posteriore : anteriormente questa mac- 
chia si prolunga sino alia fossetta frontale: inoltre due macchie 



- 24 - 



lineari sulla linea frontale a destra e a sinistra della lamina del 

prosepistoma. 

II 3°, 4°, 5° segmento del pleon posseggono due macchie toc- 
canti il margine posteriore, una per lato, allineate con quelle delle 
due serie laterale del pereion. II 3° possiede anche una piccola mac- 
chia mediana al margine posteriore, alia quale fa seguito una pic- 
cola macchia mediana sulla parte anteriore del 4° segmento. 

N. 7. Individuo 9- H cephalon possiede una macchia mediana 
triangolare toccante il margine posteriore, la quale a sinistra si 
estende lungo il margine stesso e risale sino al disopra dell'occhio; 
inoltre una piccolissima macchia nella fossetta frontale e lateral- 
mente a questa lungo la linea frontale una piccola macchia sfumata 
per parte. 

II 5° segmento del pereion a sinistra presenta due macchie in- 
vece della macchia della serie laterale. II 1° e il 2° segmento del 
pleon posseggono piccolissime macchioline o punti gialli irregolar- 
mente sparsi. II 8° possiede due larghe macchie corrispondenti alle 
laterali del pereion, occupanti tutta la altezza del segmento e nella 
parte mediana punti gialli sparsi. Anche il 4° segmento possiede 
due larghe macchie allineate con quelle del segmento precedente 
ed una piu piccola mediana. II 5° presenta a destra una grande 
macchia corrispondente alia serie laterale e occupante quasi tutta 
la altezza del segmento, ed una macchia mediana piu piccola. 
L'exopodite dell'uropode destro apparisce giallo. 

N. 8. Individuo 5- H cephalon presenta una macchia triango- 
lare mediana presso il margine posteriore e due macchie laterali 
sfumate che circoscrivono anche gli occhi. 

Nel 1° segmento del pereion le due macchie delle due serie la- 
terali nella loro parte superiore, e cioe quasi in contatto con il mar- 
gine posteriore del cephalon, si ripiegano in dentro per unirsi con 
l'apice di quelle delle due serie mediane. II 3° segmento del pleon 
presenta, due macchie toccanti il margine posteriore ed allineate con 
quelle delle serie laterali del pereion. II 4° ne possiede pure due, 
ma una e situata a sinistra in corrispondenza della serie laterale e 
comprende tutta l'altezza del segmento, l'altra e mediana e molto 
piu piccola. 11 5° segmento possiede a sinistra una macchia alii- 
neata con quella piu grande del segmento precedente e toccante il 
margine posteriore. 

Nella precedente descrizione non ho fatto parola delle macchie 
del pereion altro che quando esse presentavano una eonformazione 
v disposizione diversa dalla solita; esse pern esistono sempre, e, 



- 25 - 



lo ripeto, sono le piu costanfi e forniscono uno dei caratteri buoni 
per la diagnosi di questa specie. Si potrebbe in base alle cose sur- 
riferite trarre delle conclusioni riguardo alia differenza di colora- 
zione nei due sessi, e per es. dire che nei maschi le macchie gialle 
sono piu netfce e che nell'insieme conferiscono un aspetto piu vi- 
stoso ; ma io credo che il numero degli esemplari esaminati non ci 
puo permettere alcuna conclusione riguardo a cio. Ne io credo op- 
portune fare speculazioni sopra le macchie di questa specie in rap- 
porto con quelle di altre specie per dedurre affiniui. Infatti Ver- 
hoeff (8, a pag. 457) interpreterebbe le due serie mediane di mac- 
chie dell 5 ' Armaclillidium quadriseriatum (A. Gestroi B. L.) come 
derivate per ingrandimento e distanziamento della serie mediana 
delle tre serie di macchie chiare delle specie Arm. klugii, inflatum, 
tirolense, albanicum, e quindi la suddetta specie rappresenterebbe 
uno stato secondario. A me non sembra che si possano arguire 
affinita in base a questo concetto di Verhoeff e nemmeno in 
base a certi caratteri esterni che egli prende in considerazione per 
la repartizione in gruppi o sezioni delle specie del genere Armadil- 
lidium,. Questo autore (vedi Bibl. n. 4, 5, 6, 7) ha diviso Y antico 
genere Armadillidium in diversi generi e sottogeneri, ma come ben 
ha dimostrato Racovitza (2) a proposito del suo nuovo Armadil- 
lidium pruvoti. " Get essai ne me semble pas tres heureux en tous 
ses points, et en tout cas il est premature car, sans excepter ceux 
de Verhoeff, les Armadillidium ont ete trop sommairement decrits, 
et presque jamais figures, ce qui ne permet pas une appreciation 
precise des rapports et affinites des especes connues „. 

Secondo Verhoeff (8) V Armadillidium quadriseriatum sarebbe 
da porsi accanto all' 'Armadillidium depressum e precisamente nei 
1° gruppo della divisione corrispondente alia lettera K della sua 
chiave del sottogenere Armadillidium Verh. (7). Questo gruppo sa- 
rebbe distinto per il seguente carattere : " Truncussegment im Ber- 
eich der Epimeren-Vorderzipfel deutlich schrag aufgekrempt „. La 
divisione K sarebbe distinta perche " Am Hinterrande der Trun- 
cussegmente fehlen die Kornchenreihen entweder vollstandig, oder 
s findet sich hochstens eine schwache Reihe am Hinterrande des 
, und andeutungsweise noch am 6. segment. Im iibrigen ist die 
eiter vorn stehende Kornelung an alien Epimeren des Truncus 
orhanden, wenn auch manchmal recht fein, reicht aber auch iiber 
ie Riickenhohe hinweg, entweder an alien Truncussegmenten oder 
enigstens am 1. und 7 „. 

Da quanto sopra si vede che Tautore assegna alia presenza ed 



- 26 - 



alia disposizione delle granalazioni un valore maggiore che alia con- 
formazione degli epimeri del 1° segmento del tronco, la qual cosa 
e molto discutibile per non dire errata. Inoltre io non credo che sia 
un carattere sufflciente per determinare le affinita la conformazione 
degli stessi epimeri, ma occorre un complesso di caratteri piu nu- 
merosi e forse anche importanti, come per es. quelli desunti dalla 
conformazione dei pezzi dell'apparato boccale e di quello genitale, 
pure non trascurando quelli delle altre appendici del corpo. Ver- 
hoeff (7) ha voluto istituire una chiave del genere Armadillidium 
prima ancora di avere valutato Timportanza dei caratteri per la 
diagnosticazione delle specie e con molta probability quindi egli ha 
riunito in uno stesso gruppo specie che devono invece essere di- 
stanziate fra di loro. Solo dopo uno studio accurato delle diverse 
parti del corpo di ciascuna specie, come hanno iniziato Carl (1) e 
Racovitza (2), si potranno trarre le deduzioni riguardo alle affinita. 

Cosi V Armadillidium Gestroi B. L. (quadriseriatum Verh.) che 
Verhoeff considera come afflne dX\ y Armadillidium depressum Bra., 
potrebbe darsi che invece si discostasse da questo ultimo. Cio pe- 
raltro io non sono disposto a credere ; tuttavia i caratteri presi in 
considerazione da tale autore per riconoscere tale affinita non mi 
sembrano i piu adatti alio scopo. Riguardo poi alia suddivisione che 
egli fa del vecchio genere Armadillidium ben dice Racovitza (2). 
" La hierarchie des caracteres ne peut pas etre encore etablie pour 
le groupe des Armadillidium, faute d'etudes detaillees suffisantes; 
les essais de Verhoeff montrent qu'il faut etre prudent et c'est 
pourquoi, au lieu de creer un nouveau genre pour mon espece, je 
prefere conserver au genre Armadillidium les vastes limites que 
lui a fixe Budde-Lund, et d'y placer provisoirement V Armadillidium 
Pruvoti „. Ed io in un lavoro che sto effettuando sopra la revisione 
del genere Armadillidium cerchero di stabilire i limiti di questo 
genere e di fornire piu che altro accurate descrizioni dalle quali 
trarre le conclusioni giu verosimili per stabilire le affinita, pur fa- 
cendo le debite riser ve in proposito. 
Pisa, Febbraio 1010. 

¥ 

Lavori citati 

l, Carl, Job. — Monographic dor Schwoizorisclini Iho])u(1imi in: .V. Denkschr. Schtoeiz. Oea. 

x<tt„nr. ti Bd. 94$ pog. 8 Jig. ,: ■ luos - 
•j.. RftOOVitea B. r, . Bioflpdologicu. I. Isopodus terrestres (premiere s^rio) in: Arch, de /.ool. 

rrjn r. rt in n. IV Svrir. Timif VII. V. /. /<"</. / / .'. :':'.*., // pic. Paris. 1907. 
:;. X ii a Pi — Contribo«lone alia oouoaceuzu <l< ^li [sopodi torrestri Italiaui; in: Hull. Mm. Zool. e 

Ami, comp. Torino Vol. 15, N. 37, t5 pay., 1 tav. JVOO, 



- 27 - 



4. Verhoeff, K. W. — Ueber palaarktische Isopoden. (2 Aufsatz). (Zugleicb aber europaische 

Hohlenfauna. 4 Aufsatz); in-. Zool. Anz. 23 Bd. pag. U7-130, LI fig., 1000. 
6. Id. — TJeber paliiarktische Isopoden. (3 Aufsatz.) ; in: Zool. Anz. 24 Bd. pag. 33-41, 100 1. 

6. Id. — TJeber palaarktische Isopoden. 8 Aufsatz: Arniadillidien der Balkanbalbinsel und einiger 
Nachbarlander, insbesondere auch Tirols und Norditaliens. Porcellio : Agabifornies ; in Zool. 
Anz. 25 Bd. pag. 241-255, 1902. . 

7. Id. — Ueber palaarktische Isopoden. 9 Aufsatz : Neuer Beitrag zur Kenntnis der Gattung Ar- 
madiUidium ; in: Zool. Anz. 31 Bd. pag. 457-505, 1001. 

8. Id. — TJeber Isopoden. (14 Aufsatz) Armadillidium. — Arten, mit besonderer Beriicksicktigung 
der in Italien und Sizilien einheiniischen ; in: Zool. Anz. 33 Bd. pag. 450-462, 484-402, 1008. 



Spiegazione delle figure 

Fig. 1. — Maschio adulto vista dal dorso, X 3 - 
» 2. — Cephalon e primo segniento del pereion visti dal dorso, X 5,5. 
» 3. — Settimo segniento del pereion, pleon, telson e uropodi visti dal dorso, X 5,5. 
» 4. — Cephalon privo delle antenne del 1° paio, visto dalla faccia ventrale, X H- 
» 5. — Antenna destra del 1° paio vista della faccia ventrale, X 10 )5. 
» 6. — Mandibola sinistra vista dalla faccia ventrale, X 
» 7. — Scmmita della mandibola sinistra vista dalla faccia interna, X 35. 
» 8. — Sominita della mandibola destra vista dalla faccia interna, X 35. 
» 9. — Pereiopode destro del 1° paio visto dal davanti, X 1 3 >5. 
» 10. — Pereiopode sinistra del 7° paio visto dal davanti, X 8 >5. 

» 11. — Pegione posteriore del corpo di un individuo maschio, la quale comprende il settimo se- 
gmento del pereion, il pleon, il telson, i pleopodi e gli uropodi, vista dalla faccia ventrale, X 7 >5. 

» 12. — Pegione posteriore del corpo di una femmina, coraprendente le stesse parti della fi- 
gura 11, X 7 '5. 

» 13. — Pleopode sinistro del 1° paio di un maschio, al quale e stato asportato l'exopodite a de- 
stra, e a sinistra lasciato il pene. Visto dalla faccia ventrale. 

» 14. — Exopodite del pleopode rappresentato nella fig. 13, visto dalla faccia ventrale, X 

» 15. — Pleopode sinistro del 2° paio di un maschio, visto dalla faccia ventrale X 1^. 

» 16. — Pleopode destro del 1° paio di una femmina, visto dalla faccia ventrale. A destra si vede 
anche una piccola parte del protopodite e l'endopodite del pleopopode sinistro X 

» 17. — Uropode sinistro visto dal lato ventrale, X 13 ,5. 



- 28 - 



UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA 



Egregio collega, 

Come da precedente circolare (27 Die. 1910) ella e inforraata che non es. 
sendosi potuta tenere nel 1909 la c-onsueta assemblea annuale, che doveva riu- 
nirsi in Sicilia, dal Consiglio- Direttivo, riunitosi a Pisa il 18 Dicembre, fu stabi- 
lito di procedere alia elezione delle cariche sociali pel 1910, a norma dello Sta- 
tute*, per votazione a mezzo della posta. 

Raccolte le schede di votazione pervenute alia Segreteria lino al 30 Gen. 
naio u. s., termine tissato nella circolare suddetta accompagnante l'invio delle 
schede, un'assemblea dei socii residenti a Napoli, adunatasi il giorno 4 corr., ha 
proceduto alio spoglio delle dette schede come dal verbale che qui si trascrive 
per comunicarle l'esito della votazione. 

« Oggi 4 Febbraio 1910, in seguito a regolare invito della Segreteria si sono 
« riuniti alle ore 16 nella Biblioteca delPlstituto Zoologico deirUniversita di Na- 
« poli i socii dell'Unione qui residenti, per procedere alio spoglio delle schede 
« per la elezione del Presidente e delle cariche sociali. 

« Assume la Presidenza il Segretario deirUnione Prof. Fr. Sav. Monticelli; 
« funziona da Segretario il Prof. Umberto Pierantoni. 11 Presidente presenta agli 
« intervenuti le schede (N.° 80) rivevute per posta o consegnategli personalmente 
« dagli intervenuti, ed invita il Prof. Filippo Silvestri, il Prof. Francesco Gapo- 
« bianco e il Dott. Ernesto Caroli a fare da scrutatori. 

« Gostituitosi il seggio sotto la presidenza del Prof. Silvestri, si e proceduto 
« alio spoglio delle schede. Gome da apposito verbale, risultano eletti pel trien- 
« nio 1910-12 ». 

Presidente Prof. Lorenzo Gamer ano con voti 76; Vice-Presidenti (secondo 
il numero dei voti ottenuti; 1. Eugenio Ficalbi con voti 73; 2. Dante Bertelli 
con voti 67 \ Segretario Fr. Sav. Monticelli con voti 73; Vice- Segretario Ales- 
sandro Ghigi con voti 72; Vassiere-Economo Umberto Pierantoni con voti 78. 

Von tut la stima 

Fr. Sav. Monticelli 

SECxRETARIO 



Cobimo Che RUBIN I, Amminibtratorb-responsabilb, 



PlMBM, 1809. 



Tip. Li Ni«»:t)lai, V* in Kuunzu, 44. 



Monitore Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKKTTO 

oa. DOTTOBJ 

GIULIO CHIARDGI EDGENIO FIOALBI 

Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia corap. e Zoologia 

nel R. Istituto di Studi Super, in Firenze nella R. Universita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXI Anno Firenze, Febbrajo 1910. N. 2. 

SOMMARIO: GoMUNiGAZioNi originali : Giannelli L., Vestigio costante 
di un muscolo esteiisore breve deiralluce. — Giuffrida-Ffcuggeri V., 
Applicazioni di criteri paleontologici in Antropologia. (Con 1 figura). — 
Pag. 29 46. 

Sunti e Riviste : Mingazzini G., 1. Nuovi studi sulla sede delFafasiajno^ 
toria. — 2. Sala G., Sui fatti rigenerativj_jHil^*i £mxo ^ — 
— 3. RossyM^J^ 

^ , » or mnza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 

ISTITUTO ANATOMICO D I FKKRARA . 

Vestigio costante di un muscolo estensore breve deli'allu r e 

Prof. LUIGI GIANNELLI 

E vietata la riproduzione. 

Non con altro titolo potrei designare la presente mia nota ana- 
tomica giacche nei 60 arti inferiori da me dissecati, appartenenti a 
30 individui di varia eta e di entrambi i sessi, ho trovato quel 
muscolo in modo costante rappresentato in forma di un semplice 



- 28 - 



UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA 



Egregio collega, 

Come da precedente circolare (27 Die. 1910) ella e inforraata che non es, 
sendosi potuta tenere nel 1909 la oonsueta assemblea annuale, che doveva riu- 
nirsi in Sicilia, dal Gonsiglio Direttivo, riunitosi a Pisa il 18 Dicembre, fu stabi- 
lito di procedere alia elezione delle cariche sociali pel 1910, a norma dello Sta- 
tuto, per votazione a mezzo della posta. 

Raccolte le schede di votazione pervenute alia Segreteria lino al 30 Gen- 
naio u. s., termine hssato nella circolare suddetta accompagnante l'invio delle 
schede, un'assemblea dei socii residenti a Napoli, adunatasi il giorno 4 corr., ha 
proceduto alio spoglio delle dette schede come dal verbale che qui si trascrive 
per comunicarle l'esito della votazione. 

« Oggi 4 Febbraio 1910, in seguito a regolare invito della Segreteria si sono 
« riuniti alle ore 16 nella Bibliotcca dell'Istituto Zoologico deH'Universita di Na- 
« ppli i ?ocii dell'Unione qui resident!, per procedere alio spoglio dello schede 



« alio spoglio delle schede. uome ua appusuu y^^^^, . 

« nio 1910-12 ». 

Presidents Prof. Lorenzo Gamer ano con voti 76; Vice- Presiden ti (secondo 
il numero dei voti ottenuti; 1. Eugenio Ficalri con voti 73; 2. Dante Bertelli 
con voti 67 ; Segreiario Fr. Sav. Monticelli con voti 73; Vice-Segrelario Ales- 
sandro Ghigi con voti 72; Vassiere-Economo Umberto Pierantoni con voti 78. 
Con iutta stima 

Fr. Sav. Monticelli 
Segretario 



CoBIMO Chkhukim, Amministh atohk-responsawlk, 



PlreoM) 1009. Tip. i< NiooolAl, Via Pttniti.. 44. 



lonitore Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale delta Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 

da i DOTTORI 

6IULI0 CHIARUGI EU6ENIO FIOALBI 

Prof, di Anatomia uruana Prof, di Anatomia corap. e Zoologia 

nel R. Istituto di Stiuli Super, in Firenze nella R. University di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 nuraeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXI Anno Firenze, Febbrajo 1910. N. 2. 



SOMMARIO: Comunicazioni originali: G-iannelli L., Vestigio costante 
di un muscolo estensore breve dell'alluce. — Giuffrida-Ffcugcjeri "V., 
Applicazioni di criteri paleontologici in Antropologia. (Con 1 figura). — 
Pag. 29-46. 

Sunti e Riviste : Mingazzini G-., 1. Nuovi studi sulla sede dcll'afasia mo- 
toria. — 2. Sala G-., Sui fatti rigenerativi nel sisteraa nervoso centrale. 
— 3. Rossi O., Nuove ricerche sui fenomeni di rigenerazione che si svol- 
gono nel raidollo spinale. — Pag. 46-49. 

Note di tecnica microscopica: 1. Traina R., Una nuova reazione rai- 
crochimica tintoriale specifica della sostanza colloide. — 2. Traina !R., Di 
un metodo seraplice per la colorazione del tessuto connettivo. — Pag. 50-51. 
Note bibliografiche : Valenti G-., Gompendio di Anatomia dell'uomo. — 
Pag. 52. 



Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitor e 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO ANA TOM ICO DI FKKRARA. 



Vestigio costante di un muscolo estensore breve deli'allu r e 



Pbop. luigi giannelli 



E vietata la riproduzione. 

Non con altro titolo potrei designare la presente mia nota ana- 
tomica giacche nei 60 arti inferiori da me dissecati, appartenenti a 
30 individui di varia eta e di entrambi i sessi, ho trovato quel 
muscolo in modo costante rappresentato in forma di un semplice 



- so - 



tendinetto decorrente medialmente al tendine del lungo estensore 
deiralluce, di variabile origine, e che nel piu. alto grado di sviluppo 
in cui l'ho osservato originavasi dalla massa muscolare di quell'esten- 
sore indipendentemente dal suo tendine. Cio che vale a caratterizzare 
un simile vestigio e la sua posizione tra il lungo estensore dell'alluce 
ed il tibiale anteriore, e la sua inserzione o sul dorso della estre- 
mita posteriore della prima falange o sulla capsula fibrosa deU'arti- 
colazione metatarso-falangea deiralluce o piu raramente sull'apo- 
neurosi dell'estremo anteriore del 1° metatarso. La posizione e 
rinserzione di quel vestigio rendono evidente la sua omologia con 
l'estensore breve del pollice situato esso pure tra r estensore lungo 
e Tabduttore lungo del pollice, il quale ultimo muscolo nell' arto 
inferiore e rappresentato dal tibiale anteriore, che con il Qui be 
noi dobbiamo ritenere omologo ai muscoli 1° e 2° radiali, ai due 
supinatori lungo e corto ed al lungo abduttore del pollice dell'arto 
superiore fusi insieme; corrispondente poi alia inserzione digitale 
dell'estensore breve del pollice puo dirsi l'inserzione di quel vesti- 
gio potendosi considerare l'impianto suo sulia capsula fibrosa del- 
l'articolazione metatarso-falangea deiralluce o sull'aponeurosi del 1° 
osso metatarsale come un segno della sua forte riduzione. 

Del citato tendinetto si parla in quasi tutti i trattati classici 
di Anatomia, e molti ricercatori si sono espressamente occupati per 
l'addietro di questo rappresentante nell'arto inferiore del muscolo 
estensore breve del pollice dell'arto superiore. Discordano i pareri, 
non sulle modalita di origine e di terminazione, ma sul suo grado 
di frequenza sebbene tutti affermino che e molto comune il tro- 
varlo. Le percentuali piu basse sono date da Henle e da Calori, 
che l'avrebbero rinvenuto in circa la meta dei casi esaminati (ed 
a tale percentuale si attiene pure il Le Double riferendosi alle 
sue statistiche), mentre dalle memorie di Gruber resulta che egli 
vi si imbatte in quasi tutti i soggetti sottoposti al suo studio 
avendolo riscontrato nei 2 7 23 dei suoi casi (circa il 95,6 °/o)> e P ro " 
veniente nei 2 / 3 dei casi dall'estensore lungo deiralluce, in l / A dal 
legamento crociato o dal legamento anulare ed in l / 83 dal tibiale 
anteriore. Stanno fra queste due percentuali quella del Wood del 
18(58, secondo la quale esisterebbe nel 76,3 %» quella di Stauren- 
glii che da il 78,8 % e quella di Bovero che e superiore alle 
altre due segnando 84,5 %• 

Le os8ervazioni dj quest'ultimo, che sono le piu recenti e le 
piii aumerose (400arti inferiori), confermano in massima le conclusioni 
degli au tori precedenti, e ne desidero qui tracciare brevemente iresul- 



- 31 - 



tati. In 338 arti dei 400 esaminati Bovero ha veduto al lato mediale 
del tendine dell'estensore lungo deiralliice il rappresentante al piede 
dell'estensore breve del pollice, consisfcente in un tendinuzzo il quale 
si origina nella massima parte dei casi dal tendine o dai corpo 
muscolare stesso dell'estensore ; in ordine decrescente di frequenza 
puo originarsi dalle guaine sierose o dai legamenti della regions, 
od anche, il che e piu raro, dal tendine o dai corpo muscolare del 
tibiale anteriore. La terminazione di questo tendinuzzo avverrebbe 
per lo piu (66 0 0 ) sulla l a falange, e poi meno frequentemente sulla 
capsula deirarticolazione metatarsofalangea dell'alluce e sull' estremo 
anteriore del 1° metatarso. Quest'ultima evenienza sarebbe spicca- 
tamente piu frequente nei casi in cui il tendine proviene dal ti- 
biale anteriore. Sopra 155 arti infine, in cui il tendinuzzo era di- 
pendenza dell'estensore proprio, il Bovero ha riscontrato in 26 
anche lo sdoppiamento parziale del corpo muscolare stesso {extensor 
hallucis longns bicaudatus a ventre accessorio mediale di Gruber). 

Non si accenna da alcuno a quello stato di profonda riduzione 
del breve estensore deH'alluce da me in diversi arti ritrovato, come 
tra poco diro, e tale da sottrarre con facilita alia osservazione quel 
rappresentante nel piede del breve estensore del pollice ; come pure 
sembra non si sia mai riscontrato lo sdoppiamento del vestigio di 
quel muscolo, sdoppiamento da me veduto in un'arto, e che richia- 
ma alia mente lo sdoppiamento descritto del muscolo omologo del- 
l'arto superiore. 

Descrivero ora in ordine di frequenza le varie apparenze sotto 
le quali mi si e riveiato il citato vestigio, costante nei 60 arti esa- 
minati e sempre situato medialmente al tendine del lungo esten- 
sore deir alluce. In 25 dei 60 arti (e quindi nel 41, 6% dei casi) 
esso era costituito da un tendinetto che prendeva origine per vari 
fascetti fibrillar! dal tessuto connettivo peritendineo del lungo esten- 
sore dell'alluce a diverse altezze, od a livello del braccio supero- 
mediale del legamento crociato (13 volte) od a liveilo del braccio 
infero-mediale dello stesso legamento (12 volte). Dal lato delle dita 
questo tendinetto presentava differenti inserzioni ; il piu spesso (14 
volte) trovava la sua terminazione' sul lato supero-mediale della 
capsula fibrosa deirarticolazione metatarso-falangea dell'alluce, op- 
pure, in ordine decrescente di frequenza, si fondeva intimamente 
con l'espansione aponeurotica che riveste Testremo posteriore della 
l a falange internamente all'inserzione del tendine per l'alluce del 
pedidio, e da quello proveniente (6 casi), o direttamente si fissava 
sull'estremo posteriore della l a falange all'interno dello stesso ten- 



- 32 - 



dine del pedidio ed a questo congiunto per un'espansione membra- 
nosa (4 casi), o piu raramente (una sola volta) sull'aponeurosi del- 
T estremo auteriore del 1° metatarso. In tre di questi 25 arti il 
tendinetto si distaccava, oltreche dal connebtivo peritendineo del 
lungo estensore in corrispondenza al braccio infero-mediale del lega- 
mento crociato, anche per esili fascetti da questo legamento (una 
volta), oppure dal tendine dello stesso estensore lungo deiralluce, 
costituendo questa ultima evenienza come uno stadio di passaggio 
tra la modalita di origine descritta del vestigio in parola e quella 
alia quale ora accennero. 

In 13 arti (21,6 %) il citato tendinetto, piu sviluppato che nei 
easi precedenti, si distaccava direttamente dal tendine del lungo 
estensore del grosso dito in corrispondenza o della branca supero- 
mediale del legamento crociato (7 volte) o del legamento trasverso 
della gamba (6 volte). In tutti questi casi la sua inserzione era 
identica, sul dorso della estremita posteriore della l a falange del- 
l'alluce medialmente al tendine del pedidio con cui era unito da 
una espansione membranosa. 

In 4 di questi arti nel distaccarsi quel tendinetto dal tendine 
del lungo estensore, dietro il legamento trasverso della gamba, 
prestava impianto a poche fibre muscolari dell'estensore stesso, 
e tal modo di apparire e un nuovo stadio di passaggio che ci 
conduce alia 3 a modalita di origine di quel vestigio dal)a sostanza 
muscolare dell'estensore lungo dell'alluce, nel qual caso il tendine 
che lo rappresenta e assai grosso tanto che in due arti esso rag- 
giungeva quasi le dimensioni del tendine del lungo estensore. 

Questa 3 a modalita di origine, che ho verificata in 13 arti 
(21,6 %), mi si e presentata sotto due aspetti diversi. Talune 
volte (7) il tendine faceva seguito ad un esile fascetto di fibre 
muscolari provenienti dal corpo dell'estensore, e la continuitadell'uno 
nell'altro ho veduto verificarsi sia a livello del legamento trasverso 
della gamba (6 casi), sia a livello della branca supero-mediale del 
legamento crociato (1 caso). Altre volte invece (6) esso si distaccava, 
alia stessa altezza ma imlipendentemente dal tendine dell'estensore 
lungo, dal bordo anteriore della massa carnosa di questo muscolo, 
ed e in questi casi che mi e apparso assai piu sviluppato che negli 
altri. Nell'unoo nell'altro modo originatosi, trovava la sua termina- 
zione BuH'estremo posteriore della l a falange dell'alluce, fondendosi 
al solilo a mezzo di iinn espansiono laterale membranosa col tendine 
del pedidio pul grosso dito, tendine che, lo dico per ineidenza, ho 
veduto esistere costantemente nei 60 arti presi in esame, 



-■83 - 



Solo una eccezione a questa regola d'impianto sull'alluc(3, nella 
descritta 3 a modalita, ho trovato, e si trattava di un caso di sdop- 
piamento del tendinetto rappresentante il breve estensore. Nel piede 
destro di un uorao di anni 66 quel tendine, originatosi dal bordo 
anteriore del corpo muscolare dell'estensore lungo, decorreva insie- 
me al tendine di questo muscolo fiancheggiandolo medialmente, ed 
a livello della branca infero-mediale del legamento crociato si bifor- 
cava: un ramo di biforcazione andava ad unirsi al tendine del pedi- 
dio per l'alluce vicino alia sua inserzione sulla l a falange, mentre 
l'altro ramo si continuava insieme al tendine del lungo estensore 
fino alia falange ungueale, dove fondendosi con questo tendine si 
impiantava. Tale varieta rende anche piu evidente, se pure e neoes- 
sario, romologia di questo vestigio con Y estensore breve dell'alluce, 
giacche anche in questo e stato osservato lo sdoppiamento o su 
tutto il muscolo o sul tendine terminale, ed in tal caso il tendine 
soprannumerario e stato veduto fissarsi o sullo stesso elemento 
osseo del tendine normale, oppure sopra un osso vicino, il metacarpo 
o la falange ungueale. 

In 8 arti (13,3 °/ 0 ) il vestigio del breve estensore dell'alluce 
aveva subito il grado piu avanzato di riduzione che si possa im- 
maginare, e presentavasi sotto forma di un esilissimo tendinetto, 
che facilmente puo sottrarsi alia nostra osservazione, scolpito sui- 
raponeurosi rivestente il dorso del 1° metatarso, medialmente al 
tendine del lungo estensore dell'alluce; tendinetto che alle due estre- 
mita si sfibrillava perdendosi indietro suiraponeurosi stessa od a 
livello deirestremo posteriore (6 volte) del 1° metatarso od a livello 
della sua parte media, e terminandosi anteriormente sia sul contorno 
supero-mediale della capsula fibrosa deirarticolazione metatarso- 
falangea dell'alluce (6 volte) sia suiraponeurosi della estremita an- 
teriore del 1° metatarso (2 volte). 

Infine in un solo arto su 60 (1,6 %) il vestigio del breve esten- 
sore deiralluce era costituito da un tendinetto, che, originatosi dal 
tendine del tibiale anteriore a livello del braccio supero-mediale del 
legamento crociato, andava a trovare la sua terminazione suirapo- 
neurosi della estremita anteriore del 1° metatarso. E naturale che 
in questo caso il tibiale anteriore rappresenta 1'omologo non di cin- 
que ma di sei muscoli fusi insieme delFarto superiore, dovendosi 
aggiungere ai due radiali, ai due supinatori ed all'abduttore lungo 
del pollice il corto estensore di questo dito. 

I resuitati delle mie i-icerche mi portano quindi a concludere 
che costantemente e l appresentato nel piede il breve estensore del 



pollice dell'arto superiore da un tendinetto situato al lato mediale 
del tendine del lungo estensore deH'alluce e variamente sviluppato 
secondo la sua origine, che pub essere o no alle dipendenze di questo 
muscolo. Raggiunge il massimo di sviluppo quando si distacca di- 
rettamente dal corpo muscolare dell'estensore lungo (21,6 %) o dal 
suo tendine (21,6 %), nei quali casi si termina sulla l a falange del- 
Talluce; e sottile quando trova la sua origine nel tessuto connet- 
tivo peritendineo del lungo estensore stesso (41,6 %) ed allora in 
generale non si impianta piu sulla falange ma sopra membrane fi- 
brose vicine ; mostrasi addirittura esilissimo nel grado piu profondo 
di sua riduzione, quando sembra come scolpito suir aponeurosi ri- 
vestente il 1° metatarso (13.3 °/ 0 ). Esistono gradi di passaggio tra 
Tuna e l'altra modalita della sua origine. 

Per rara eccezione (1,6 %) questo vestigio puo distaccarsi dal 
tendine del tibiale anteriore. 

Come per il muscolo a lui omologo dell'arto superiore e stato 
descritto, come varieta, il suo sdoppiamento con Finserzione del 
tendine soprannumerario alia falange ungueale, cosi anche per tale 
vestigio ho potuto io ritrovare una varieta identica, il che rende 
ancora piu evidente la corrispondenza tra quelle due formazioni 
anatomiche. 



Bibliografia 

Le Double. — Traite des Variations du systenae niusculaire de 1' horame. iS97. 
Testut. — Les anomalies musculanes chez l'homnie. 18 84. 
Henle. — Handbuch der Muskellehre des Menscben. 1858. 

Calori. — Alcuoe varieta della muscolatura degli arid e del tronco. Mem. Accad. delle Scienze 
dell' J.st. di liologna, 1868. 

(i ii i be. — Anorualie du jainbier anterieur. Bullet, de la Soc. anat. de Paris. 1897. 

G ruber. — Coustante Endigimg des Extensor longns ballucis raittelst zweier Sehnen am beiden 
filitdern d(;r grosaeu Zebe. Abhand. a. d. mensch. mid vdrgleich. Anat. Saint-Petersbourg. 1852. 

Id. — Ueber Varietiiteu des M. extensor ballueis longus. Jteichert' s vnd Du Hois-lieymowd' s 
Arch. 1875. 

Wood. — Additional Varieties in human Myology. Proceedings of the Royal Society of London. 
Vol. XIV, XV, XVI. 

S t ;i ii r <• n ji b i . — < )ss<«r\ n/.imii snl It ndinc ncci-ssorio del in. lungo estensore dell'alluce. Gaz. dt- 

gU <)sf,edali. 18£U. 

Borero. — l.» Sul muscolo - Tibialis anterior ». — 2.» Snl muscolo « Extensor ballueis Ion- 
uns ... Bioetehc asatomo-COmpara(i\< (Homale della l\. Aceademia di Medic ina di Torino. Anno 
LX. Vol. ///. 

Non si citano i Irattati classici con^ullati ili Anatoniia uinana. 



- 35 - 



I8TITDTO ANTROPOLOQICO BELLA R. UNI VERSIT A DI NAPOLI 



Prof. V. GIUFFRIDA-RUGGERI 



Applicazioni di criteri paleontologici in Antropologia 



(Con 1 figura) 

E vietata la riproduzione. 

Sin dal 1903 ebbi a scrivere nel " Monitore Zoologico „ alcune 
parole, che e utile richiamare: " Se nella sistematica zoologica basta 
a volte una differenza minima, come il colore e la lunghezza di 
una penna, ecc, per distinguere due specie, non bisogna dimenti- 
care che la differenza fisiologica correlativa si presume immensa. 
Esiste una barriera che le separa e le garantisce da ogni miscela, 
sebbene di questa barriera Tesponente morfologico sia minimo. Non 
avremmo quindi difficolta di accettare come sufficiente a determi- 
nare le specie umane anche un solo carattere, ad esempio le diffe- 
renze morfologiche del cranio, quando queste fossero correlative ad 
altre piu protonde fisiologiche „ (*). Messo cosi sul terreno solido 
della zoologia il problema, se esistono attualmente diverse specie 
umane, io constatavo che non esistono. G-li zoologi infatti da Lin- 
neo in poi — se si esclude l'Agassiz, che non ebbe alcun seguito 
nel vecchio continente — hanno sempre risposto negativamente, 
e il loro parere era conforme a quello adottato per gli altri animali, 
era conforme alia definizione evoluzionistica della specie data dal 
Graudry, cioe " l'insieme degli individui che non sono ancora abba- 
stanza differenziati da cessare di dare dei prodotti fecondi „ ( 2 ). 

0) V. Giuffrida- Ruggeri . — Considerazioni antropologiche suH'infantilismo e conclusioni 
relative all'origine delle varieta uuiaue. Munit. Zuol. Ital. anno XIV n. 4-5. 

(*) A. Gaudry. — Essai de paleontologio philosophiqne. Paris, 1806, p. 201, 



- 36 - 



Ma evidentemente i poligenisti non vogliono — e non possono 
— mettersi su questo terreno, il quale puo servire bensi per quasi 
tutte le specie animali. Se si mettono su questo terreno e evidente 
che le pretese specie umane diventano una sola ; onde trovano co- 
modo di tirar fuori che " sono lontani dalla realta coloro che an- 
cora stanno alle idee stantie della specie fisiologica „ (*). Non e ve- 
ramente un complimento per la fisiologia e neanche per la biologia : 
secondo chi ha scritto quella frase, " nella realta „ non vi sarebbe 
altro che " la forma „, cio che invero e troppo poco. Amo credere 
pero che si tratti piu che altro di una frase ad effetto, per giustifi- 
care la pretesa di apparire al corrente delle cose morfologiche e biolo- 
giche, mentre i monogenisti se ne stanno alle " idee stantie „. Quanto 
sia poco " stantio „ il criterio mixiologico — che al poligenista 
naturalmente preme molto di sopprimere senz'altro — e dimostrato 
dal prof. Deperet ( 2 ), che scrive nel 1907 queste parole, le quali 
raccomandiamo alia meditazione dei " morfoflli „ dell' avvenire, vi- 
sto che ad essi si rivolge continuamente l'appello del poligenista: 
vox damans in deserto. 

" . . . . Existe-t-il an criterium permettant de fixer le point ou 
s'arrete la variation et ou commence Tespece voisine? Est-il pos- 
sible en un mot de donner une definition precise de l'espece ? . . . . 
Une definition purement morphologique est sujette a erreur „ a ca- 
gione del polimorfismo; ma, egli soggiunge, il naturalista ha a sua 
disposizione altri metodi che enumera, " enfin et surtout une rae- 
thode mixiologique, lorsque les deux especes forment des colonies 
communes. La delimitation s'etablit alors par une sorte de barriere 
genetique due, soit a V impossibilite d'un accouplement croise, soit 
a une repulsion instinctive des deux especes Time pour Tautre, 
soit a l'infecondite du croisement „. 

Allora ho motivo di essere contento di cio che scrissi nel 1903 
quando conclusi che la tenerezza per il criterio morfologico esclu- 
sivo non era per 1'uomo giustificata scientificamente — perche 
mancassero altri criteri — ; ma era una specie di rcfugium, o in 
altn termini non rappresentava che Tunica possibilita di aver ra- 
gione in una causa disperata. Adottando nn criterio che non si puo 
controllare, vale a dii<' nn criterio eminentemente capzioso, subiet- 
tivo, ii creators delle specie si trova in una posizione ideale : non 



(') (;. St i ^i. L'ftpologla del mi'' poligenisiuo, Attx Sue. Rom. di Anlrop. Vol. XV. /use. II, 
(■') (' Ii . I > * - 1 • «' ret . Iah (miiMlni mal i«>n.-» iln monde iminutl. ParU 1901 \ 



- 37 - 



deve rendere conto a nessuno e puo creare quante specie " i suoi 
occhi „ gli fanno vedere. 

Egli sa benissimo che vi sono gli occhi degli altri, ma natu- 
ralmente non gliene importa: perche dovrebbe preferirli ai propri? 
Disgraziatamente e da aspettarsi che gli altri, altrettanto natural- 
mente, non vorranno abdicare alia propria personality ed e evi- 
dente che per questa via non si potra mai ottenere il consensus 
omnium : l'antropologia diventerebbe semplicemente " un'opinione „ 
e a ragione non sarebbe tenuta in alcun conto dai biologi. Poiche 
sarebbe sempre vero cio che il De Yries ha detto : " il est abso- 
lument impossible d'arriver a des conclusions definitives si Ton ne 
dispose que de preuves purement morphologiques „ ( 4 ), 

Ma dal momento che non siamo obbligati acl adottare questo 
criterio, che diventerebbe praticamenie una torre di Babele, e pos- 
siamo risparmiarci questo lavoro di Sisifo ; dal momento che il 
criterio stesso e di valore molto dubbio, e sarebbe continuamente 
esposto alle critiche degli scettici, non ci resta da far altro che 
lasciarlo in sottordine, e volgerci a criteri, quali il mixiologico, pu- 
ramente obiettivi, che non danno appiglio a tante contestazioni. 

Terminiamo questa dimostrazione preliminare con un esempio. 

Come prova luminosa di specie ben distinte il prof. Sergi ha 
scelto gli Australiani e i Samoiedi ; ma l'esempio non dimostra al- 
tro senonche siamo in presenza di varieta locali. Infatti si tratta 
di regioni geografiche cosi distinte, anzi intieramente isolate dal 
panto di vista delle comunicazioni, che la spiegazione si presenta 
subito a qualsiasi naturalista. II Deperet cita a questo proposito 
le pretese specie che si sono fatte del Lepus timidus, secondo che 
si trova nel Sahara, nei sud o nel nord dell'Europa, venendo alia 
conclusione che esse u ne sont incontestabiement que des variations 
climateriques d'une seule espece „ ; e aggiunge : " Mais vers la li- 
mite septentrional de son domaine, le Lepus timidus se trouve en 
contact avec un autre lievre d'habitat plus septentrional, le Lepus 
variabilis, dont Taspect exterieur n'est pas tres different „. Questa 
e invece una vera specie distinta daH'altra: " meme dans les con- 
trees du Nord de l'Europe, en Ecosse, en Suede, en Russie, ou leurs 
aires de dispersion viennent en contact et se penetrent reciproque- 
ment, il n'y a jamais melange, ni forme de passage, ce qui demon- 
tre l'existence d'une barriere mixiologique entre les deux especes „. 



(') U. De Vries. E.speccs et Varietes — Paris, 1909, p, i5G. 



- 38 - 



Cosi si procede in zoologia : e allora possiamo dire che gli Au- 
stralia^ e i Samoiedi non sono due specie, senza per questo abolire 
le specie " in tutta la zoologia e nella botanica „. Solo che il prof. 
Sergi voglia pensare tranquillamente, si persuadera da se che non 
succedera nulla di questo finimondo, che egli ci minaccia. 

Yero e che per lui " i due tipi cranici dolico e brachi sono 
irriducibili „ (') e quindi basterebbe anche questo solo carattere per 
dimostrare che gli Australiani e i Samoiedi debbano provenire da 
progenitori distinti, e che non vi puo essere un'antecedente unicita 
di philum fra di loro. Cio s'intende per un poligenista, ma non im- 
pedisce che gli altri la pensino diversamente, cioe che si tratti di 
differenziamenti divergenti coadiuvati dairisolamento. Con un atto 
di autorita si potrebbe decretare che questi differenziamenti hanno va- 
lore di specie e non di varieta, ma disgraziatamente (!) non siamo piu 
agli inizi della scienza, e Tuna opinione vale l'altra. Dobbiamo 
quindi reputarci fortunati che per Fuomo attuale possiamo fare a 
meno di ricorrere alia pura forma variamente apprezzabile, mentre 
e a nostra disposizione di assidere solidamente Tunicita della specie 
su miglioii criteri zoologici. 

" En resume „, dice il Deperet citato, che conosce, certa- 
mente quanto il prof. Sergi, le opere di Darwin e di De Vries 
u Tobservation nous montre que, dans la nature actuelle, certaines 
especes varient tres peu, tandis que d'autres sont sujettes a un 
polymorphisme plus ou moins grand, parfois meme excessif „. 
Appunto l'uomo potrebbe essere forse un esempio : in ogni caso ci 
si puo regolare come consiglia lo stesso naturalista: " analysees de 
tres pres, presque toutes les especes vivantes peuvent etre subdivisees 
en un certain nombre de formes, ou si Ton veut de sous-especes, 
que certains nomenclateurs se sont malheureusement avises de se- 
parer sous des noms distincts, ne laissant plus reconnaitre les 
liens naturels avec Fespece mere „; sono invece varieta e razze 
locali o regionali. 

DaH'insieme dei concetti esposti si vede abbastanza che la 
leg^enda che il prof. Sergi vuole accreditare, accusando i monoge- 
nisti " di inventare per Tuomo criteri speciosi che sono in opposi- 
zione coi piu comuni criteri biologici „, non ha fondamento : e una 
accusa che gli si put) ritorcere tranquillamente. 

(') A in In- il Vnrliow era tltlla y\U>**h npiiiioiic, ( (I t^li era lo^ico, ptTch«« non ammettendo II 

ih« aoqaittoTi <<>^i il (initio dJ nun ammetterc il « j > ■ t ■ ... c\w la stessu cvoluzione, undo po« 

bera iflbrmarfl llmmoWlita aomatioa tutta quanta, [iroclauiaudo ohe 1'uonio mm disceudeva « ne 
AaJla M< iininiii in tin uitio lalmale •». 



- 39 - 



Noi adottiamo i piu comuni criteri bjologici e applichiamo al- 
ruomo gli stessi principii che troviamo sostenuti in zoologia per gli 
altri animali, specialraente per i viventi. 

Purtroppo dobbiamo ritornare al criterio deH'apprezzamento 
personale, quando passiamo agli avanzi fossili, per i quali il criterio 
mixiologico — gerarchicamente superiore perche rigorosamente obiet- 
tivo — della specie non puo verificarsi: ma qui si tratta di un male 
necessario, e non avendosi possibility di scelta, ci affidiamo al cri- 
terio morfologico, pur riconoscendo e prevedendo le sue inevitabili 
incertezze di diagnosi. 

II Deperet fornisce l'esempio del genere Nassa dell'Elveziano 
di Torino che si puo ridurre a una ventina di specie invece delle 
120 ammesse dal Bellardi, e molti altri se ne possono citare. 
Tuttavia anche in paleontologia si ricorre talora al criterio mixiolo- 
gico, affidandosi non alia constatazione reale, che e impossibile, ma 
al buon senso. II Deperet da l'esempio deH'ammonite fossile Neu- 

ma yr ia flexuosa, studiato dal Fon tannes: " D'apres ces modes de 

variation et quelques autres qu'il est superflu d'indiquer, Fon tannes 
a cru devoir, dans un seul des groupes naturels de ce genre celui de 
Neumayria flexuosa separer et decrire une douzaine d'especes diffe- 

rentes Tout paleontologiste qui aura pu, comme nous l'avons fait 

nous-meme, recolter des Neumayria dans les carrieres de Crussol, 
ne saurait s'affranchir de l'idee que tous ces individus ont du se 
reproduire entre eux et appartiennent en consequence d une seule 
espece 0, douee d'un polymorphisme intensif. II n'y a la que de sim- 
ples formes ou, d'une maniere plus precise, des varietes „. 

Forse a questo punto i poligenisti penseranno che il prof. De- 
peret diventa per loro troppo pericoloso, onde conviene radiarlo 
dalla schiera dei " naturalisti autentici „ , come essi dicono ; ma 
V insigne paleontologo avrebbe torto se rendesse responsabile la po- 
vera antropologia delle stranezze dei poligenisti a oltranza. Noi in- 
vece teniamo molto ai suoi insegnamenti, domandandoci se airuomo 
fossile non siano forse applicabili i suoi criteri paleontologici: ad 
es., dove egli espone il quesito se possiamo " reconnaitre dans les 
temps anciens, des variations d'ordre geographique reproduissant 
les races locales si frequentes parmi les especes actuelles „ ; e ri- 
sponde affermativamente portando degli esempi che per brevita tra- 
lasciamo. Indi aggiunge delle parole degne di meditazione da parte 
degli antropologi naturalisti, quindi anche da parte nostra che non 



l 1 ) n corfjivo 6 dell'autore, e cosi in tutte le altre citazioni tratte dal m«desimo. 



- 40 - 



abbiamo mai fatta della filosofia: " Ces faits si interessants de lo- 
calisation de races regionales aux differentes epoques geologiques, 
apparaitraient encore avec plus de frequence si les paleontologistes 
n' avaient pris la facheuse habitude de designer ces races par des 
noms speciliques distinets, qni ont pour conseguence de rompre les 
liens naturels unissant les differentes formes el'un raerae groupe.... 
Ce sont ces groupes qui repondent ou devraient repondre a la ve- 
ritable definition de Vespece caracterisee a la fois morphologiquement, 
genetiquement et geographiquement. „ Chiamiamoli pure " grandi 
specie „, ma sia beninteso che sono le vere specie; ammettiamo 
pure che le " razze locali „ divergendo sempre piu possano diven- 
tare delle " grandi specie „ ma cum grano salis. 

" II serait irrationel de supposer que cet ecart puisse aller, 
pour une meme epoque, jusqu' a la separation complete de deux 
grandes especes „. 

Se noi applichiamo questa conclusione air Homo sapiens — che 
appartiene all'epoca attuale — abbiamo una nuova conferma della 
sua unicita di specie; mentre se applichiamo i concetti del Depe- 
ret ai residui umani fossili possiamo sperare di isolare delle razze 
locali, ad es. il cosidetto H. neandertalensis, che ha cosi spiccati ca- 
ratteri di divergenza e con un colore geografico che seduce molto 
come spiegazione. 

E noto che questa varieta umana preistorica, o sottospecie, 
o sia pure specie elementare (sarebbe ridicolo star attaccati alle 
parole!), non e completamente estinta, ma si trova anche adesso 
in Australia. A qualche antropologo non sembra che si tratti 
proprio della stessa varieta: la quistione non ha una grande im- 
portanza : vuol dire che in tal caso si e differenziata con Tisola- 
mento una forma, come dice il Deperet, che coi suoi caratteri 
divergenti bestioidi si accosta alia preistorica. Due varieta locali 
che si formino indipendemente e si rassomiglino non sono una ra- 
rita in zoologia e neanche in botanica, e non indicano altro senonche 
Tantecedente esistenza di un philum unico. La distanza cronologica 
non sarebbe neppure una difflcolta dal momento che il De Vries 
ci insegna: " Sous le nom de variation repet6e, on designe le phe- 
DomSne bien connu que la mtoe variete peut naitre de la meme 
espccc a des 6poques differentes et en de localites distinctes. La 
i • jx'LiUon [ndique 6videmment une cause interne commune a tous 
les cas „. 

(Jim;! die, <! cawU) si e che non abbiamo argomenti sufficienti 
per ritenere couae una vera specie n gruppo preistorico Neandertal 



- 41 - 



Spy-Chapelle ( l ): perfino e molto dubbio che si tratti di una " spe- 
cie elementare „ nel senso del De Vries, se questi afferma espres- 
samente : " sappiamo in ogni caso, che le specie elementari, anche 
quelle piu affini fra loro, non differiscono per un solo carattere, 
ma in quasi tubti i loro organi e in tutte le loro qualita „. Onde 
ammesso che il carattere della scatola cranica denominata dal Ser- 
gi Byrsoides antiquus ( 2 ) sia esclusivo del tipo suddetto, non si tratta 
che di un solo carattere, e questo secondo il De Yries non e suffl- 
ciente per isolare neanche una specie elementare. 

Degli altri caratteri addotti dallo Schwalbe e stata fatta giu- 
stizia, e il prof. Sergi stesso ammette che non significano nulla; 
tanto piu che da me e da altri ( 3 ) e stato dimostrato che la linea 
glabella-inion e erronea. II compianto prof. Cunningham in una 
sua ultima meraona ( 4 ) riferisce un'altra mia criticaallo Schwalbe, 
quella sull' indice glabello-cerebrale, e anch'egli non crede che possa 
dare un' idea del grado di sviluppo relativo della sporgenza gla- 
bellar ; ma quel che e piu interessante dal punto di vista morfo- 
logico e lo studio esatto della regione sopraorbitale, in cui egli di- 
stingue tre tipi morfologici. Ora il III tipo e quello del " torus 
supraorbitalis „, come una visiera omogenea da un estremo alTaltro: 
le eminenze " superciliary „ perdono la loro autonomia, vengono 
completamente fuse nella massa ossea uniforme, scompare anche 
la superficie piana esterna, che lo Schwalbe chiamo " trigonum 
supraorbitale „ ritenendola a torto come caratteristica delTHomo 
sapiens, e si ha il tipo neandertal perfettamente realizzato da al- 
cuni australiani della Nuova Galles del Sud (pi. II). 

II Cunningham conclude che lo Schwalbe ha esagerato la 
importanza di questo carattere, e che non si puo giustificarne la 
elevazione a segno dimostrativo di una nuova specie. 

La questione e a questo punto. Comunque, si tratti di una 
specie elementare o di una semplice varieta, e certo che quasi 
tutti i suoi caratteri bestioidi sono rimasti e si trovano in crani 
moderni : ogni giorno che passa vengono fuori nuove prove, e chi 



(') Abbreviation*} del cranio trovato a La Chapelle-aux-Saints che il prof. Sergi esclude dal tipo 
di Neander, e io credo a torto -. il criterio morfologico e lo stesso, ma il risnltato non ci affratella! 

(2) G. Sergi. Sul valore delle inisure in biologia e specialmente in cranionietria. Atti Soc. ital. 
per il progresso delle scienze. 3& riunione. 

t 3 ) Cfr. specialmente V. Zanolli. — Sulla determinazione analitica del basion secondo la legge 
del Klaatsch. Atti Accad. acient. veneto-lrentino-istriana. — Padova, 1910. 

( 4 ) J. Cunningham. — The Evolution of the Eyebrow Kegion of the Forehead, with special 
Reference to the exesnive supraorbital Development in the ^Neanderthal llace. — Trans. It. Soc. of 
Edinburgh. Vol. XLVI, Part. II, Session 1908-!), p. 285. 



sa quante altre sono sepolte o anche viventi e deambulanti. Per 
T insieme dei caratteri il piu dimostrativo e un cranio sardo illu- 
strato ulfcimamente dal prof. Tedeschi ( 4 ), il quale mi ha gentil- 
mente donato la fotografla che posso qui pubblicare (vedi figura). 




Cranio sardo contemporaneo (Museo antropol. dell' University di Padova) 



Questo cranio fa pensare a un'osservazione del Deperet, cioe 
che la Sardegna non e stata sempre un' isola : essa nei tempi pre- 
istorici faceva parte di una lunga penisola corso-sarda unita alia 
Provenza, e il Deperet ha potuto stabilire che la separazione dal 
continente e relativamente recentissima. 

Vogliamo accennare anche a due leggi paleontologiche, che pos- 
sono trovare un'applicazione all'uomo preistorico. Una e la legge 
deH'accroscimento di dimensione, " loi d 'augmentation de taille dans 
lea rameaux phyletique8 „ che tornera molto gradita al Kollmann, 
ma non altrettanto al Sergi. " Elle s'observe presque indistincte- 
ment dans toutes les classes du lvgne animal, mais elle presente 
des applications plus nombreuses et plus nettes dans le groupe des 
Vert(';hn';s que dans celui des Invert^bres „. Kealmente pare che nel 



(<) B, T< <l< >•< h\ Stmli mil Ncaiiilt rluloidi.smo. .1/// Ace. Yen. Trent, htr. Padova, 1W7, 



- 43 - 



Sud-America si siano trovati dei pigmei fossili : la razza nana di 0- 
vejero non doveva superare m. 1.30 secondo PAmeghino; e anco- 
ra piu piccoli sarebbero i precursori presunti, appartenenti al nostro 
philum ( 4 ). L'altra legge e la " loi de specialisation „, che va anche 
sotto il nome illustre di Cope ; ma pare che neanche questo cri- 
terio trovi favorevole il prof. Sergi. 

Egli infatti e rimasto scandalizzato che io in una figura di 
norma facciale (H. mousteriensis Hauseri) da lui pubblicata, abbia 
visto dei caratteri mongoloidi, dei caratteri negroidi e anche degli 
scimmieschi ( 2 ). Per questi ultimi, che ha visto anche lui, non si 
scandalizza ; ma grida alia preformazione per gli altri due, e cosi 
viene fuori con Tuovo e altre esagerazioni, che e inutile riferire. 
Si tratta invece di paragoni mentali ovvi, direi innocenti, e che 
del resto io stesso metteva in dubbio, aggiungendo che non si sa- 
peva quale parte attribuire alia fantasia del disegnatore e quale 
alia realta : in fondo una ricostruzione per tre quarti artificiale, ma 
non fatta da me. Io quindi ci tengo cosi poco, che non riprodussi 
neanche la figura illustrata dal prof. Sergi, limitandomi a com- 
mentarla. II commento e dispiaciuto al Sergi, il quale dice che 
non puo essere quel che io pensavo, cioe un tipo indifferenziato, 
e che tipi indifferenziati non sono mai esistiti: 11 un tipo e diffe- 
renziato gia di sua natura „, mostrandosi, cosi, contrario alia 
famosa legge " of the unspecialized „. Ma vogliamo credere che il 
grande paleontologo, che vide e studio tan to materiale, r abbia for- 
mulata astrattamente, senza base reale nei fatti? Cio non dev'es- 
sere, se anche adesso il Deperet parla di " caracteres mixtes ou 
comprehensifs „, e cita il Meritherium, 11 dont les caracteres cra- 
niens sont assez conformes a un type probiscidien generalise „. 

Ma il prof. Sergi non si limita a quest'appunto molto discu- 
tibile d'indole generale. Egli trova superlativamente " disastroso „ 
— come se io fossi un inconsciente e non sapessi valutare la portata 
di cio che scrivo — per la teoria monogenistica, che io abbia detto, 
a proposito di questa meclesima ricostruzione, che YHomo mouste- 
riensis Hauseri non e certamente YHomo sapiens di Linneo. In- 
vece io non ho difficolta di dichiarare, che potrei anche ammette- 



(*) Fl. Ameghino. — Notes prelimiiiares eobre el « Tetraprotliomo argentinus », un precursor 
del hombre. — Anales del Museo National de Buenos Ayres. Serie III, Tom. IX. 1908. — Vedi le 
notizie riassuntive date da me nella Itivista d'ltalia, 1909. fasc. I, liassegna scieutifica. 

(*) V. Gi a ffrida-Kug geri. — Fossili umani sciinniieschi. — Monit. Zool. Ital. anno XX 
(1909) ii. 7. — G . Sergi. L'uomo paleolitico. Itivista d'ltalia, anno XII (1909) fasc. IV, p. 547, e in 
AM Hoc. Rom. di Antrojj. Vol. XIV, fasc. Ill, p. 287 : ho citato le pagine dove si trova la figura. 



re di piu senza provocare nessun disastro per iJ monogenismo. In- 
fatti: se nuove scoperte in Europa, o in America, supponiamo quelle 
deU'Am eg hi no, mi inducessero — o gia mi abbiano indotto, ad es. 
V H. Heidelberg ensis Schoetensack ( l ) — ad ammeUere una spe- 
cie umana lossiie, estinta ; se tale specie, sia pure come ramo 
aberrante o altrimenti, si puo collegare aH'unico philum che e pro- 
seguito sino ai nostri giorni, il monogenismo resterebbe tal'e quale. 

Poligenista e il prof. Sergi, che ammette un philum speciale 
per YHomo pampaeits, uno per YEuropaeus, un altro per I' africano 
e un altro per l'asiatico ; ma questa non e la mia opinione. 

Alprof. Sergi non passa neanche per la mente la piu modesta 
limitazione alle sue esuberanze : ed es. quel riserbo che ha fatto 
dire ultimamente al prof. Rosa: " E' probabile che moltissime 
forme che noi consideriamo come specie diverse non siano dovute 
alia vera variazione filogenetica „ ( 2 ). Egli non bada alia variazione 
fluttuante — come fa appunto il Rosa (in opposizione al De Vries) 
— che negli ultimi tempi ha assunto tanta importanza ; ma corre 
diritto alia " origine distinta e indipendente „. 

E qui che la mia opinione e nel modo piu categorico e incoer- 
cibile contraria a quella del prof. Sergi: non credo che si possa 
giustificare questo poligenismo e non mi sembra che si abbiano suf- 
ficient esempi nel campo paleontologico. II prof. Sergi, con un 
laconismo molto significante, cita un esempio, che e pare citato 
dal nostro Deperet, ma con maggiori dettagli, i quali e utile ri- 
ferire. " Chose etrange, les precurseurs du Cheval en Amerique 
sont differents de ceux de l'Ancien Monde et on en a tire la con- 
clusion singuliere que deux series d'animaux fossiles, entierement 
differentes a ieur debut, ont tendu de plus en plus a se rapprocher 
jusqu'a se confondre dans un descendant commun ; cette conver- 
gence de deux rameaux distincts est, a vrai dire, tres peu vraisem- 
blable „ ; e in nota aggiunge : " la genealogie chevaline s'explique 
mieux par des migrations intermittentes et discontinues des types 
americains dans TAncien Monde „. 

Dopo cio mi pare surperfluo esporre quali teorie evoluzionistiche 
preferisca il prof. Sergi; ognuno e libero di avere le sue predile- 
zioni : io, ad es., preferisco 1' ortogenesi, il prof. Sen walbe preferi- 

O Col^o I'oooasiQne per dlehlsrare ohe la qgora dolla mandibola di Hi'iilolborjr da mo pubbli- 

cata in I Munit /vol Ital. ( FohmiH itiuani sciuiiuieHCbJ lOO. olt.) i BSattameilte 7 jr. oat. OOO 7 
conic In Htainputo. 

('-') I). Uosa. — Dcllo leggl (lie reggOOO la varialiilita QlOgOOOtioa. — Riviita di ScUnza. Anno 
J I (i'JOS) a. I, j>. :tll). 



- 45 - 



see il darwinismo puro e semplice, e nessuno di noi si sogna di 
domandare il permesso a un terzo. La pretesa che i monogenisti 
debbano abbandonare la teoria dell'evoluzione, perche il De Qua- 
trefages, monogenista, non abbraccio il darwinismo, svisa la real- 
ta dei fatti. II De Quatrefages invece lealmente riconobbe che 
il monogenismo era a preferenza del poligenismo d'accordo con la 
teoria dell'evoluzione O ; tuttavia per altri motivi che sono lunga- 
mente esposti nella sua opera non credette di poter abbracciare il 
darwinismo: Taut aut che ha trovato il prof. Sergiper i monoge- 
nisti, non e mai esistito. 

Immaginare il monogenismo per se stesso contro la teoria 
dell'evoluzione e veramente, direi quasi, audace, quando si pensa 
che Carlo Darwin era monogenista, e come tale e riconosciuto 
da tutti, ad es., dallo Schwalbe ( 2 ), che e anche lui evoluzionista 
e monogenista ! 

Effnttivamente, tanto per me che per il prof. Schwalbe, Homo 
sapiens e una specie sola, non perche non abbiamo compreso che 
u pure ammesse molte specie d'unico genere, si potesse rimanere 
monogenisti „ ( 3 ) ; questo lo sapevamo perfettamente ; ma non ab- 
biamo ammesso le molte specie d'unico genere unicamente perche 
(ripetiamolo ancora!) mancano le lacune ( 4 ) che sono la condizione 
assolutamente necessaria perche si possa parlare di specie nella si- 
stematica. Io credo che queste lacune manchino anche fra Homo 
sapiens e il gruppo Neandertal-Spy, lo Schwalbe crede invece che 
queste lacune vi siano : cio dipende dal diverso apprezzamento qua- 
litative dei caratteri discriminanti, e, qualunque sia la soluzione, 
non intacca ne per me ne per il prof. Schwalbe l'unicita del phi- 
lum ; non scuote ne per me ne per lo Schwalbe l'unita specifica 
attuale. Cose molto semplici, ovvie ; e che spero appariranno tali 
a tutti : nessuno nega la possibility teorica o fllosofica che vi siano 
diverse specie umane ; soltanto si nega che esistano nella realta 
obiettiva, quale si offre al nostro esame. 



(') A. De Quatrefages. — Histoire gtinerale ties races huraaines. Introduction a l'etude des 
races liumaines — 1'aris 1880, p. 61-62. 

(*) G. Schwalbe. — Ueber Darwins Werck: « Die Abstammuug des Meuschen ». Zeitsch. f. 
Morph. u. Anthrop. Bd. XII (1000) Heft. 3 p. 457. Cfr. anche il volume eoinuiemorativo « Darwin 
and Modern Science ». 

Questa frase che e dello stesso prof. Sergi (Lacune nella scienza antronologica. Rivista di 
Scienza anno III, (1000) n. 3, p. 107) dimostra che la sua meraviglia a propositi] della niia « di- 
sastrosa » affermazione, era puramente artificiosa, e che poteva risparniiarsela con tutti i corollari. 

( 4 ) Cio e stato diiuostrato. Cfr. V. Giu f f r id a- K ugger i . — Classification des groupes liumains. 
Eivista di Scienza anno IV (1010): a. p. 194 (in nota) dove ho citato il Bonarelli (Le razze umane 
e le loro probabili attinita. Boll. isoc. Geogr, Ital. 1000 fasc. VIII-IX) la parola « speci-e » e stata. 
tradotta erroneamente « races ». 



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Da quanto sappiamo sui resti umani piu antichi possiamo con- 
fermare infine la legge paleontologica del progresso graduate, cioe 
che " les formes superieures sont apparues apres les formes infe- 
rieures et aux depens d' elles, „ e che u cette evolution a ete 
irreversible „ (*). 

mmm ^ 



SUNTI E RIVISTE 



1. Mingazzini G. — Nuovi studi sulla sede dell' afasia motoria — Riv. di pat. 

new. e mentale, Vol. 15, Fasc. 3, pp. 131-180 con fig. Firenze, 1910. 

Le disparate opinioni che da qualche anno sono state emesse sulle localiz- 
zazioni centrali del linguaggio hanno indotto il Mingazzini a studiare nuova- 
mente questo argomento. 

E suo intendimento nel presente lavoro « 1. Ribadire il concetto che la re- 
gione ove risiedono le immagini motrici della parola e bilaterale, con prevalenza 
a sinistra e non e circoscritta alia pars opercularis della terza circonvoluzione 
frontale ma si estende ai giri anteriori dell'insula, alia pars triangularis della 
terza frontale e che abbraccia, oltre agli elementi corticali, eziandio le irradia- 
zioni sottocorticali (midollari) lino alFestremo anteriore del lenticularis sinistro. 

2. Che percio l'afasia raotoria si avra non solo per lesioni della zona corticale 
di detta regione, ma anche per qualsiasi focolaio che alteri o distrugga le fibre 
(midolla sottocorticale o corona raggiata) provenienti dalla medesima o Testremo 
anterione del lenticularis destro. 3. Che quando anche il lenticularis sinistro sia 
integro e poco o nulla leso il resto della regione verbomotoria (corticale o sot- 
tocorticale), cid non ostante bastera una lesione del punto in cui si irradiano a 
sinistra le fibre della trave perche, sequestrata ogni comunicazione del lenticu- 
laris sinistro con le regioni destra e sinistra di Broca, sia impossible ogni ten- 
tativo di parlare. 4. Che quando son lesi i due terzi posteriori del putamen e 
forse anche del globus pallidus sinistro si ha per effetto una disartria a seconda 
della lesione piu o meno grave e fino a tal punto da render impossibile di ar- 
ticolare le parole ». 

Per poter dimostrare la giustezza di quanto e stato enunciato egli ha at- 
tentamentc esaminato tutti i casi che sono stati diligentemcnte studiati clini- 
camente e dei quali furono poi fatte delle sezioni in serie. Egli si e percid 
specialmente servito dei casi pubblicati da Mo u tier, Dercum, Bernheim, 
Souques, J*. Marie, Liepmann, Best a c Dejcrine; ad essi ha aggiunto 
un caso da lui stesso studiato. 

1 casi sono stati distinti in quattro serie. 

Nella prima serie sono riunitj i casi Jacquet, Prudhorame, Bertin 
Praulaire di Moutior ed un caso anonimo di Marie Moutier. In tutti 
quest i casi mancava qualsiasi sintomo di afasia motoria o di disartria e l'esame 



(1) Y. Doluyo ot M. Goiatjuutl'- E« Tlirui i«a (U* revolution. J'aris 1909 ft 944% 



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anatorao-patologico dimostrd in tutti integrita del nucleus lenticularis sinistro, 
di parte della terza circonvoluzione frontale sinistra e, ad eccezione del 1° caso, 
di buona parte dell'insula. 

La seconda serie comprende i casi nei quali l'afasia motoria e incompleta, in 
essa il Mingazzini riunisce il caso Glaize, Gebel e Rioutard, di Mou- 
tier, un caso anonimo di Bernheim ed uno di Dejerine. Ora nol caso 
Glaize era lesa tutta la regione di Br oca di sinistra, raentre in Gebel era 
integra la regione corticale e sottocorticale verbo-motoria sinistra. Nell' anonimo 
di Bernheim un focolaio corticale distruggeva a sinistra, l'antimuro, le fibre 
sotto-corticali deir insula e la parte esterna di tutto il putamen. Nel caso di 
Dejerine e distrutta a sinistra quasi tutta la 3 a frontale, la parte anteriore del- 
Tinsula, la corona radiata nel suo segmento anteriore. Nel caso Rioutard era 
integra Pinsula e parte della 3. a frontale. II nucleus lenticularis sinistro era leso 
in quasi tutta la sua parte media nel caso Glaize e Gebel; erano pero in- 
tegre le comunicazioni con la regione di Broca di destra. Nel caso di Bernheim 
era integro l'estremo anteriore del nucleus lenticularis sinistro, integro total- 
mente era pure questo nucleo nel caso di Dejerine. In Rioutard il lenti- 
colare era in buona parte leso eccetto che nel suo estremo antero-mediale. 

I casi della terza serie presentavano afasia motoria completa e stabile. Essi 
sono numerosi ed il Mingazzini li divide alia loro volta in tre categorie : In 
una prima mette il caso Baloche e Perin di Moutier ed un caso proprio. 

In tutti e tre questi casi la regione verbo-motoria corticale e sottocorticale 
sinistra era integra ; ma la estremita anteriore del lenticolare sinistro era este- 
samente distrutta in modo da coinvolgere anche le irradiazioni del corpo cal- 
loso. Veniva cosi, ad essere interrotta ogni comunicazione del resto del lenti- 
colare integro, non solo con la regione verbo-motoria di sinistra, ma anche con 
quella di destra. I casi di Dercun, Souques e Besta sono simili: i due pri- 
mi presentavano il lenticularis distrutto fino alia sua estremita anteriore ; nel- 
l'ultimo il globus pallidus era distrutto da ambo i lati. 

Riunisce nella seconda categoria altri due casi (Faucher eMaillard) di 
Moutier e un caso di Dejerine. 

In essi era leso non solo l'estremita anteriore del lenticolare, ma anche la 
regione verbo-motoria di sinistra (corticale e sottocorticale). 

Della terza categoria fanno parte il caso Gontant di Moutier, uno di 
Souques, uno di Liepmann-Qui nsel e quattro di Liepmann (casi Kien- 
scherff, Brink, Geramowitz, Frau P.). In questi casi il lenticularis era 
integro nella sua estremita anteriore, ma la distruzione sottocorticale della re- 
gione sinistra di Broca si estendeva medialmente in modo da ledere l'irradia- 
zione sinistra del corpo calloso e quindi interrompeva ogni comunicazione fra il 
lenticolare sinistro e la regione destra di Broca. 

Vengono infine i casi della quarta serie che presentavano soltanto disartria. 
Sono: un caso anonimo di Souques, i casi Tripon, Duboil, Ghaput, Ham, 
Ghissadon ed uno anonimo di Moutier. In essi la regione verbo-motoria si- 
nistra era integra ad eccezione del caso Ghissadon, nel quale la regione verbo- 
motoria era lesa totalmente. In tutte era leso, ora piu ora meno, il segmento 
posteriore del lenticolare. 

In base a tutti questi casi, che, come sono stati disposti non hanno bisogno 
di lunghe illustrazioni, il Mingazzini ritiene si possa giungere al seguente co- 
rollario. « La regione verbo-motoria e costituita da una vasta zona corticale bi- 



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laterale, senza liraiti nettamente distinti la quale abbraccia la pars opercularis 
e forse anche la triongularis della 3 a circonvoluzione frontale, la meta anteriore 
dell'insula e in qualche individuo pare anche il piede della frontale ascendente. 
Da questa zona si staccano radiazioni midollari, le quali a sinistra percorrendo 
il centro ovale sottostante si concentrano immediatamente all'estremita frontale 
del lenticularis sinistro. Quelle di destra invece percorrono trasversalraente il 
piano anteriore della trave e nel punto in cui (a sinistra) formano la corrispo- 
dente irradiazione trabeale, si uniscono a quelle del lato sinistro per portarsi 
alio estremo anteriore del lenticularis ». 

Passa inline il Mingazzini a considerare le vedute del Marie, di M.me 
Dejerine, del Monakoff, di Jelliff'e e del Liepmann. Fa notare come, in 
fondo i suoi concetti armonizzino con quelli del Liepmann e come la discre- 
panza fra lui e Monakoff consista essenzialmente nell'ammettere egli, contra- 
riamente al Monakoff, una funzionalita speciflca anche nella regione destra 
di Br oca. N. Beccari. 

2. Sala Guido. — Sui fatti rigenerativi nel sistema nervoso centrale. — Boll. 

Soc. Med.-chi?\ di Pavia, 1909. Estratto di pag. 11. Pavia, 1909. 

L'autore ricorda come egli abbia gia esposto in altra occasione i fatti che si 
svolgono in seguito alle ferite asettiche del cervello. Nella presente nota egli si 
occupa principalmente dei fenomeni che avvengono nel cilindrasse delle cellule 
piramidali quando esso venga reciso. Egli si e convinto che costantemente il cilin- 
drasse reciso presenta dei fatti che vanno interpretati come rigenerativi. II pro- 
lungamento nervoso subisce in primo luogo uno ingrossamento, assumendo per lo 
piu Taspetto di una clava che si presenta di aspetto flbrillare. Quasi sempre esiste 
al disotto deiringrossamento un tratto di cilindrasse piu chiaro che e destinato a 
cadere in degenerazione. Piu tardi, circa 10 giorni dopo Toperazione, compaiono 
fibre -che si staccano dal cilindrasse e che il Sala interpreta come neoformate. 
Egli ha osservato inoltre delle vere ramificazioni e division] analoghe a quelle 
che si osservano nel moncone centrale dei nervi periferici recisi. N. Beccari. 

3. Rossi 0. Nuove ricerche sui fenomeni di rigenerazione che si svolgono nel mi- 

dollo spinale. Rigenerazione negli animali ibernanti. — Riv. di Pat. nerv. 
e ment., vol. 15, fasc. 4, pp. 201210 con tav. e fig: Firenze 1910. 

L'A. aveva dimostrato in un lavoro precedente che le fibre nervose del 
midollo spinale sezionate erano capaci di un'attiva rigenerazione. 

Essendosi egli allora arrestato con le sue ricerche a stadii relativamente 
precoci, non aveva potuto precisare quale sorte finale subissero le fibre rigene- 
rate e gli olementi di sostegno. 

Nel presente lavoro il Rossi con nuove ricerche si e proposto di complotare 
questi studii. Egli ha potuto in primo luogo stabilire che nel sistema nervoso 
centrale, analogamente a quanto ha dimostrato Perron ci to pei nervi periferici, 
le prime manifestazioni morfologiche dei processi rigenerativi compaiono assai 
precocementc. Queste manifestazioni, che egli interpreta come fenomeni irrita- 
tivi, bodo rappresentati da un ingrossamento e da una vacuolizzazione delle li- 
brille dei cilindrassi piu grossi e dalla presenza all'estremita delle fibre reciso 
di picooli anelli o « bolas », che vanno invece ritcnuti come veri fatti rigene- 
rativi. 



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Le cellule della sostanza grigia in stadii un po' piu avanzati, presentano 
spesso un grande sviluppo di fibrille di vario spessore e I'A. ha potuto osserva- 
re in alcune cellule dei prolungaraenti protoplasraatici terminanti in una grossa 
bolla di aspetto e struttura simile a quella che si osserva nella porzione termi- 
nale dei cilindrassi della sostanza bianca sezionata. 

Piu di rado egli ha osservato altre cellule provviste di fibrille rigide tor- 
tuose che si staccano dal contorno cellulare e si intrecciano in svariata raaniera. 

• Date le conoscenze attuali sopra simili argoraenti I'A. ritiene che non si 
possa dare ancora una spiegazione esauriente sopra i fenoraeni osservati a ca- 
rico dei prolungamenti protoplasmatici, e si accontenta percid a classificarli fra 
quelli di irritazione. 

Ha veduto fenomeni di rigenerazione per parte delle fibre nervose midolla- 
ri in esperienze di strappo delle radici spinali posteriori. 

Per studiare inoltre i fenomeni che avvengono in stadi piu avanzati furono 
praticate in gattini di 20 giorni delle sezioni parziali del midollo : gli animali 
furono uccisi 250 giorni dopo l'operazione. In corrispondenza della lesione egli 
trovd ancora una cavita cistica ma assai piu piccola di quella che pud osservaisi 
in stadii piu precoci. La lacuna e in parte colmata ed il tessuto neoformato e 
costituito quasi interamente da cellule di nevroglia. 

La cicatrice e per di piu attraversata da fibre nervose neoformate che pro- 
vengono per la massima parte dal moncone prossimale del midollo. Presentano 
ingrossamenti a rosario, fenestrature, alcune terminano ancora con bolas o con 
anelli. 

Queste ricerche confermano percid quanto TA. aveva supposto, che cioe le 
fibre continuino la loro evoluzione rigenerativa anche a traverso il tessuto ci- 
catriziale. 

In un altro capitolo il Rossi espone il risultato di ricerche analoghe ese- 
guite in animali ibernanti. Gli animali presi in esame sono stati il ghiro (un 
mammifero) ed il biacco (un rettile) ; e stata loro praticata l'emisezione del mi- 
dollo durante il letargo spontaneo. Nei ghiri dopo tre giorni dall'operazione si 
osservano in corrispondenza della sezione i classici fenomeni degenerativi delle 
fibrille. Nelle cellule le fibrille sono assai grosse. Questo fatto perd, osserva ii 
Rossi, non pud essere riferito ad un fenomono di irritazione cellulare, perche 
lo Zalla ha potuto osservare che anche negli animali omeotermi si ha durante 
1* ibernazione un' ingrossamento di fibrille endocellulari analogamente a quanto 
e stato osservato da Gajal e Tello nei Rettili. 

Dopo cinque giorni sono gia comparse gemmazioni di brevi e sottili fibre 
terminate ad anello od a capocchia. 

A dodici giorni i cilindrassi piu grossi mostrano dei rigonfiamenti a strut- 
tura reticolare : da questi rigonfiamenti si origina spesso una fibra sottile che 
si allarga in una formazione terminale di lorma ovoide pure a struttura reti- 
colare. 

Pure nei biacco ibernante ha osservato che i fatti rigenerativi compaiono 
piu tardivamcnte che nell'animale sveglio. 

Anche durante V ibernazione il sistema nervoso centrale e quindi capace di 
rigenerarc. 

La rigenerazione appare solo un po' piu ritardata negli animali poichilo- 
termi. .v, Beccari, 



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Note di teenica microscopica 

1. TrJm r?. — Una nuova roazione micro-chimica tintoriale specifica della so- 
stanza colloide. — Biochimica e terap. sperim., an. 1, fasc. 10, est. di 
pag. 6, Milano, 1909. 

L'A., avendo riscontrato che mancava finora una colorazione specifica delle 
sostanze colloidi, per raeglio dire di quelle sostanze che hanno 1' aspetto della 
colloide contenuta nei follicoli tiroidei, dopo numerosi tentativi, e riuscito a tro- 
vare un metodo che, egli asserisce, colora la colloide in condizioni normali e 
patologiche in raaniera specifica. 

II metodo consiste in: 

1. Fissazione in liquidi che contengono sublimato (soluzione satura di su- 
bliraato, liquido Garnoy, Foa, Zenker, sublimato ed alcool, sublimato ace- 
tico, etc.); in liquidi che contengono acido osmico, perd in quest' ultimo caso bi- 
sogna procedere all' imbianchimento delle sezioni. 

2. Mordenzamento delle sezioni con una soluzione acquosa all' 1 °/ 0 di re- 
sorcina risublimata o di tannino per 1-2 ore. 

3. Colorazione per 5-10 minuti in una s'oluzione acquosa all' 1 °/ 0 di rosso 
acridina. 

4. Lavaggio rapido in acqua distillata. 

Se contemporaneamente si desidera la colorazione degli altri elementi co- 
stituenti il tessuto in cui si trova la sostanza colloide, dopo il lavaggio in acqua 
si passano le sezioni per 1-2 minuti nella seguente miscela : 

Soluzione acquosa satura di acido picrico cmc. 95. 

Soluzione acquosa all' 1 °/ 0 di bleu acqua cmc. 5. 

5. Rapido lavaggio in acqua. 

6. Passaggio rapido in alcool assoluto cambiato un paio di volte. 

7. Xilolo. 

8. Balsamo. 

La colloide vien colorita in rosso brillante o rosso carminio, i nuclei pure 
in rosso, il protoplasma delle cellule in verde erba o vcrde giallognolo il con- 
nettivo in bleu celeste e gli eritrociti in giallo canarino o giallo aranciato a se- 
conda della fissazione. 

Per la buona riuscita dei preparati V A. raccomanda di non trascurare le 
seguenti norme: 

Adoprare per il mordenzamento una soluzione di resorcina preparata di 
fresco; e bene Tare il mordenzamento in vasetto oscuro o al buio. 

Fare il lavaggio in acqua molto rapidamentc e non abbandonare mai in 
acqua le sezioni gia colorate. 

11 passaggio in alcool assoluto deveessereanchealquanto rapido edappena il 
preparato ha assunto in alcool una colorazione verdiccia bisogna passare le se- 
zioni in Xilolo. 

Sono state con qucsto metodo coloriti preparati di tiroide di numerosi ani- 
mali ed in tutti 1'A. ha ottenuto ottimi risultati. 

Pet provare il metodo in condizioni patologiche si 6 servito di rcni in preda 
a proccssi inflammatorii cronici ed ha trovato che anche in cssi il metodo ri- 
Bponde egregiamente colorando elettivamente in rosso la sostanza colloide. 



- 51 - 



Per essere poi sicuro che il rosso acridina colora in rosso solo la sostanza 
colloide ed i nuclei (e i derivati da essi) il Traina ha trattato col suo metodo 
dei tessuti contenenti del rauco, sostanza ialina ed amiloide, albumina e fibrina. 
Nessuna delle sostanze ricordate assume il colore rosso vivo della colloide. 

II rauco si colora in bluastro sporco a contormi raal definiti; la sostanza 
ialina a volte in verde tal altra in bleu. 

La sostanza arailoide prende un colore bluastro come la fibrina e 1'albumina. 
Non si coraporta pero in raaniera tipica cosicche l'A., avendo potuto anche esa- 
rainare pochi casi con degenerazione amiloide tipica, non puo trarne conclusioni. 

N. Beccari. 

2. Traina ft. — Di un metodo semplice per la colorazione del tessuto connet- 
tivo. — Pathologica, An. 1, N. 24, estr. di pag. 7. Genova, 1909. 

E in fondo il metodo di cui abbiamo riferito nella recensione antecedente. 
Presentando pero alcune varianti ed essendo differente lo scopo per il quale 
viene impiegato, lo riportiamo di nuovo per intero. 

1° Fissazione in qualunque liquido a preferenza pero in liquidi fissatori 
a base di sublimato. 

2> Mordenzaraento per 1-2 ore in soluzione acquosa recenteraente prepa- 
rata all'l °/ 0 di resorcina risublimata. 

3° Lavaggio rapido in acqua distillata. 

4° Colorazione per 10-20 minuti in una soluzione all'l °/ 0 di rosso acridina. 

5° Lavaggio molto rapido in acqua distillata, senza abbandonare mai il 
preparato nell'acqua di lavaggio. 

6° Colorazione per 1-3 minuti in una miscela cosi coraposta. Soluzione 
acquosa satura di acido picrico crac. 95, soluzione acquosa all'l °/o di azzurro 
anilina (Wasserblau di Griibler) cmc. 5. 

7° Lavaggio rapido in acqua. 

8° Disidratazione rapida in alcool assoluto cambiato 2 o 3 volte. 
9° Xilolo. 
10° Balsamo. 

L'A. raccomanda di adoprare la soluzione di resorcina fatta di recente e 
di eseguire rapidamente i lavaggi in acqua. 

La soluzione di rosso acridina si conserva male. Egli percid consiglia di 
prepararne una piccola quantita ogni qual volta se ne abbia bisogno. 

II miglior mezzo per preservarla dalle muffe e l'aggiunta di qualche goccia 
di formalina. 

Con questo metodo i nuclei e tutto quanto ad essi si riferisce si colorano 
in rosso carminio. II connettivo assume sempre una bella colorazione bleu-cele- 
ste, mentre le fibre muscolari ed il protoplasma delle cellule (ad eccezione delle 
emaziej si colorano in verde-erba. Le emazie assumono un colore giallo canarino. 

L'A. raccomanda questo metodo per la stabilita e durevolezza dei prepa- 
rati o per la esatta e netta differenziazione fra connettivo, protoplasma e 
nuclei. jV. Beccari, 



NOTE BIBLIOGRAFICHE 



Valenti G. — Compendio di Anatomia dell'uomo. — Milano, 1910. Casa Editrice 
Bott. Francesco Yallardi. 

E uscito il secondo volume del Compendio di Anatomia dell'uomo, compi- 
lato da Giulio Valenti, il ben noto Professore di Anatomia a Bologna. 

Accanto ai grandi Trattati di Anatomia (intendo alludere a quelli compilati 
con giusta misura), i quali devono servire di testo per gli Studenti e come libri 
da consultarsi dai Pratici, non e male che stiano anche i Gompendi, dai quali 
gli Studenti, prima di gettarsi sulla mole spaventosa dei Trattati, possano facil- 
mente farsi un concetto sintetico chiaro sulla conformazione, sulla struttura e 
sullo sviluppo del nostro organismo. I Gompendi di Anatomia umana servono 
poi benissimo per gli Studenti della Facolta di scienze naturali e per tutte quelle 
persone (ed oggi son molte) che non esscndo ne medici, ne naturalisti, desiderano 
per loro cultura conoscere il nostro organismo. Non credo che i Compendi pos- 
sano servire per la preparazione aU'esame; quando lo Studente e prossimo a so- 
stenere questa prova, deve possedere le vaste cognizioni che trovansi nei 
Trattati. 

Nel Compendio del Prof. Valenti 1' Anatomia e svolta con indirizzo scien- 
tilico, vi sono esposte le cognizioni fondamentali della istologia, le nozioni di 
embriologia generale; degli organi vengono descritti la morfologia, i piu im- 
portant rapporti, la struttura e lo sviluppo. Sono ricordate nella osteologia e 
nella miologia le principali varietd e non difettano le interpetrazioni morfolo- 
giche comparative di fatti bene accertati ed interessanti. La esposizione e chiara, 
la forma e corretta. I due volumi furono nitidamente stampati e contengono 
molte eleganti e dimostrative figure. 

II prof. Valenti con il suo Compendio, oltre essere riuscito utile agli studiosi, 
ha reso anche un servigio patriottico; la nostra Nazione deve avere testi pro- 
pri e deve condannare all'ostracismo i Trattati ed i Compendi stranieri. 

D. Bertelli. 



Cosimo Chkuuhini, Amministratore-responsamle. 



Eirouzo, 1U10. — Tip. L. Niccolai, Via Eaouza, 44. 



Monitore Zooiogico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIHBTTO 
DAI DOTTORI 

GIDLIO CHIARDGI EUGENIC FICALBI 

Prof, di Anatomia nmana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

uel R. Istituto di Stud! Super, in Firenze nella II. Universita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazioue: Istituto Auatomiro. Firenze. 

12 numeri alPanno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXI Anno Firenze, Marzo 1910. N. 3. 



SOMMARIO: Gomunicazioni original! : Pitzorno M., Sulla struttura dei 
gangli sirapatici nei Selaci. (Con tav. III-V). — Pag. 53 61. 

Ficalbi E. e Monticelli Fr. Sav., Repertorio di specie nuove di ani- 
raali trovate in Italia e descritte in pubblicazioni italiane e foresticre nel- 
l'anno 1907. — Pag. 62-76. 

Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nei Monitore 
Zooiogico Italiano e vietata la riproduzione. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO ANATOM1CO DKLT.A It. UNIVEUSITA DI SASSAKI DIUETTO DAT, PUOF. G. LEVI 



Sulla struttura dei gangli simpatici nei Selaci 



Nota del Uott. MARCO PlTZORNO, Aiuto e Libeko DOCENIE 
(Con tavole III-V). 

% vietata la riproduzione. 

La struttura dei gangli simpatici ha da gran tempo attirato 
Tattenzione dei ricercatori, e gia sono note molte ed interessanti 
particolarita sulla loro fina anatomia. Pero la massima parte degli 
studiosi, salvo poche eccezioni, ha rivolto la sua attenzione al sim- 



- 54 - 



patico dei verbebrati superiori, ed in modo speciale ai mammiferi, 
trascurando quasi completamente quello dei vertebrati inferiori. Per 
colmare questa lacuna per consiglio del prof. Levi ho intrapreso 
una serie di ricerche sul sim patico dei pesci, incominciando dai Se- 
laci: scopo della presente nota e di riferire sulle particolarita piu in- 
teressanti che finora ho potuto osservare in questi vertebrati, riser- 
van domi piu avanti di presentare un lavoro piu esteso e completo. 

Le specie da me esaminate furono : Mustelus laevis, Squalus 
Blainvillei, Scylliorhinus canicula. 

I preparati venivano eseguiti col metodo fotografico di Cajal, 
con flssazione in alcool ammoniacale. Le sezioni avevano lo spes- 
sore da 15 a 35;* all' in circa. I migliori preparati li ottenni finora 
in esemplari di Scylliorhinus della lunghezza di 1 m., ed a questi 
piu specialmente mi riferiro nella esposizione che andro a fare ; 
buoni ne ottenni pure dagii esemplari di Mustelus. 

Nei pesci cartilaginei il sis tern a nervoso simpatico si trova in 
strettissima connessione col sistema cromaffine. Come ebbe a no- 
tare Chevrel (*) in questi animali non esiste una catena simpatica 
completa, ma dei piccoli gangli estesi dal diaframma fino all'estre- 
mita caudale dei reni, e di questi gangli alcuni sono riuniti tra loro 
mediante filuzzi nervosi, mentre altri rimangono indipendenti, per 
cui risulta un cordone, spesso interrotto, da non potersi parago- 
nare al cordone laterale dei pesci ossei. Di tutti questi gangli, il 
piu voluminoso e quello che Chevrel chiama primo ganglio, che 
si trova collocato in vicinanza dell'esofago, e che, secondo quell' A., 
e in intimo rapporto coJ primo corpo soprarenale. Esso ha una 
forma allungata, schiacciato lateralmente, ed una direzione an po' o- 
bliqua in modo da formare un angolo acuto aperto cranialmente, 
colla colonna vertebrate. Essendo questo ganglio, per il suo mag- 
gior volume il piu adatto all' indagine istologica, 1' ho preferito a 
tutti gli altri, e le present! osservazioni ad esso si riferiscono. 

Allorche si esamina la sezione longitudinale del primo ganglio 
simpatico di un Selacio, si vede subito che la sua struttura differisce 
nella parte media e nelle sue due estremita; quesie ultime sono 
quasi totalmente formate di sostanza cromaffine, mentre nella parte 
media prevalgono gli element] nervosi ; tra queste diverse parti non 
vi sono limiti ben netti ed i due tessuti cromaffine e nervoso pas- 
sano gradatamente l'uno nell'altro. 



0, Cherre] R. Bra I'Anatoroie <ln Bystdme STwreox Grand Byiupatbique doa BlnsmobranohAi 

( I lies I'oi.NSOIIH OHHCUS. J 'oil it' IS, ISS'J, JXttJ. 00. 



- 55 - 



Limitando per il momento le nostre indagini alia parte media 
del ganglio, esso a debole ingrandimento appare percorso da fasci 
di fibre paralleli, direbti lnngo l'asse maggiore del ganglio, fra i quali 
si trovano numerose le cellule gangliari. In Mustelus le cellule sono 
piii stipate che in Scylliorhinus, come pure i fasci di fibre meno 
robusti che in quest' ultima specie. Le cellule si presentano con 
forma sferica, piriforme od ellittica, la presenza di molti grossi 
prolungamenti conferisce a questi elementi un cuntorno alquanto 
irregolare ; quelle che hanno una forma allungata presentano il loro 
asse maggiore disposto parallelo o quasi all'asse longitudinale del 
ganglio, se ne possono trovare, per quanto di rado, e prevalente- 
mente alia periferia dell'organo, alcune situate obliquamente. La 
loro distribuzione non e uniforme in tutto il ganglio, sono piii 
addensate nella parte media ; a misura che ci portiamo verso le 
due estremita vanno sempre piu diradandosi, e nella sostanza cro- 
maffine si trovano isolate o formano dei gruppi di 2, 3, 4 cel- 
lule. II loro volume e vanabile, e da un diametro trasversale 
di u 46 possono arrivare a 63 y. ; il diametro longitudinale pud 
giungere sino a ;j. 70. Come gia fece osservare Diamare ( l ) -in 
Galeus canis e Garcharias glaucus le cellule nella loro grandissima 
maggioranza possiedono due nuclei, il piu delle volte spostati ambe- 
due verso un polo, spesso ravvicinati, ma talora anche allontanati 
Tuno dall'altro ; non e improbabile che anche quelle che si pre- 
sentano con un solo nucleo ne avessero due, e che l'unicita del 
nucleo dipenda dal non essere le cellule rimaste colpite nella direzione 
del loro asse maggiore. 

Tutti questi elementi sono forniti di prolungamenti piu o meno 
numerosi ; tra questi prolungamenti noi possiamo distinguere quel- 
li che si seguono per un tragitto molto lungo conservando la loro 
individuality, e che potremmo chiamare prolungamenii a lungo de- 
corso e che per questo ed altri caratteri crediamo di peter inter- 
pretare come neuriti, da altri che si ramificano, poco dopo la loro 
origine, e che non possono essere seguiti per un tratto molto lungo. 

Una gran parte delle cellule sono fornite di un solo prolunga- 
mento a lungo decorso, il quale origina per lo piii da uno dei poli 
della cellula : esso fin dal suo tratto prossimale e molto sottile, e 
puo seguirsi per due o tre campi nel microscopio, dopo di che lo si 
vede contribute alia formazione dei fasci di fibre nervose le quali, 



(') Diamare V. — Sulla costituzionc <lci gauli aiinputici ucgli elasraobranclli e sulla niorfologia 
dei nidi del simpatico in senerale. — Anatomischer Anzeiger, XX Band. 1902, pag. 420. 



- 56 - 



come ho ricordato, percorrono l'asse del ganglio in tutta la sua 
lunghezza: durante il suo decorso puo dare qualche ramo collate- 
rale. Quesfca specie di prolungamenti lunghi li troviamo special- 
men be nelle cellule sferiche o quasi che sono fornite di un solo pro- 
lungamento lungo, e sulla natura di esso non vi puo essere alcun 
dubbio e dobbiamo ritenerlo come un cilindrasse. Cellule di questa 
natura sono numerose in Mustelus. 

Altre invece di uno solo di questi prolungamenti ne hanno due 
che nascono per lo piu da due poli opposti; in tal caso le cellule 
sono eiissoidaii, e di queste se ne trovano in gran numero nei gan- 
gli di Scylliorhinus. I due prolungamenti possono essere ravvicinati 
e nascer l'uno vicino all'altro, in quest'ultimo caso entrambi pren- 
dcno la stessa direzione oppure uno di essi, assumendo un decorso 
ricorrente, si volge in direzione opposta. Questi prolungamenti, ap- 
pena raggiunto il fascio di fibre nervose, si uniscono a quest'ultimo 
senza modificare la loro direzione, pero in qualche caso ho vis to 
che il prolungamento raggiunto il fascio di fibre si divideva a T, 
ed i due rami si dirigevano in direzione contraria. 

In molte cellule il tratto iniziale del cilindrasse ha uno spes- 
sore notevolissimo ed una apparenza protoplasmatica, tanto che 
non e possibile di fissare un limite era corpo cellulare e cilindrasse 
ed in tali casi il suddetto prolungamento fornisce non lungi dalla 
cellula un numero variabile di rami collaterali molto ravvicinati 
l'uno all'altro e volti tutti nella stessa direzione, che e in gen ere 
quella del tronco principale ; talora i rami secondari si separano 
dal prolungamento lungo, dallo stesso punto a mo dei raggi di un 
ombrello chiuso, od anche a mo di ciuffo ; in tutti i casi pero esi- 
ste sempre il tronco principale molto assottighato che entra nella 
costituzione dei fasci di fibre nervose. 

I rami collaterali die originano a distanza dalla cellula sono 
piuttosto sottili, e tali si conservano dividendosi e suddividendosi 
m un gran numero di altri rami ancora piu esili, i quaii pos- 
sono terminare liberamente nel tessuto interstiziale, oppure s' in- 
trecciano in maniera "complicata con prolungamenti di cellule vi- 
cine partecipando alia costituzione di particolari glomeruli di cui 
diremo oltre, quegli altri invece che originano dal tronco in vi- 
cinanza della cellula possono essere sottili e mantenersi sempre 
cosi, ma possono anche essere grossi sin dalla loro origine e 
dopo eesersi divisi e suddivisi dare dei rami che terminano con dei 
rigohfiamenti irregolkfi, talora capaci anche di emettere altri ramu- 
scoli ancora. La fig. 1, presenta un prolungamento lungo che in 



prossimita della cellula emette un ramo collaterale che si divide in 
un gran numero di rami berziari, alcuni dei quali anziche assotti- 
gliarsi come di eousueto s' ispessiscono alquanto e a' intersecano 
fra loro formando non langi dalla cellula d'origine un intreccio ab- 
basfcanza complesso. Riesce evidente che i prolungamenti, dei quali 
ho ora fatto cenuo, sebbene nascano dal cilindrasse debbano esse- 
re interpretati come dendriti il cui punto d'origine si e spostato in 
direzione distale, analogamente a quanto e stato osservato in cel- 
lule dei centri nervosi. 

Vi sono delle cellule che sono fornite di due prolungamenti 
lunghi, uno della prima forma ed uno dell' ultima, per cui sarebbero 
dotate di due prolungamenti nervosi; alio stesso modo degli ele- 
ment! gangliari spinali. 

Anche dei prolungamenti brevi dobbiamo distinguerne varie 
specie. Cajal I 1 ) nelle cellule del simpatico dell'uomo ha visto 
delle numerose espansioni relativamente sottili, emanate da qua- 
si tutta la periferia del protoplasma che terminano nello spessore 
della capsula, o per dir meglio sopra la sua suporficie alle quali 
diede il nome di dendriti intracapsular! {dendrita intracapsular). 
Simili elementi si osservano anche nei Selaci, e piu specialmente 
si trovano abbondanti in Mustelus, perd il loro com portamento e 
molto ben difterente da quello che Cajal ebbe ad osservare nell'uo- 
1110. In questo di soli to giunti so!:to la capsula, o presentano un 
ispessimento rotondo o piriforme, oppure terminano con un'estre- 
mita sottile, o forinano merce numerosi giri un nido dendritico 
pericellulare. Nei Sdaci questi prolungamenti formano quasi sempre 
anse che ritornano alia cellula stessa ; altre terminano liberamente 
nello spessore della capsula, ma non e da escludersi che anche 
queste rappresentino anse frammentate dal taglio, tanto piu che 
esse si trovano sempre in cellule provviste di numerose anse. Ad 
ogni modo, anche se veri prolungamenti intracapsular! tenninanti 
liberamente esistono nei Selaci, essi non formano mai un vero nido 
dendritico, come osservb Cajal nell'uomo. 

Oltre questo tipo di prolungamenti brevi endocapsulari altri 
ne troviamo che fuoriescono dalla capsula terminando a breve di- 
stanza dalla cellula. E molto caratteristico il comportamento di 
alcuni di essi, e nella Fig. 2 se ne osserva uno il quale alia sua 
engine si presenta molto sottile, e dope un decorso di 12 ^, du- 



(») Cajal Ji. S. Las Uelulas >M (Iran Simpatiro del Hombre Adulto. — Trabajos del Labo- 
ratory ilc Investigacioiie* liiologicas, Tomo IV, jasc. J y 2", i><ty 82. 



- 58 - 



rante il quale mantiene un diametro uniforme, si ingrossa grande- 

mente, e da questa estremita ingrossata emanano numerosissimi e 
sottili prolungamenti, ramificati diretti in vario senso, e che non 
lungi dalla loro origine s' intrecciano fra loro in modo abbastanza 
complicato. Altre volte da una zona limitata delle cellule origina- 
no due o piu prolungamenti del tipo suddetto (Fig. 3) ed i loro 
rami terminali incrociandosi in vario modo formano un intreccio 
complesso di ramificazioni. Questi rami brevi oltreche intrecciarsi 
fra loro possono anche intrecciarsi coi rami collateral! dei prolun- 
gamenti lunghi, aventi un decorso ricorrente. 

Ben piu importante di questi intrecci irregolari di fibre, sono 
delle formazioni molto caratteristiche, che io attenendomi alia defi- 
nizione di Cajal I 1 ) chiamero glomeruli e che si trovano in gran 
numero nei gangli di Scylliorhinus ; essi sono costituiti dalla con- 
vergenza in un territorio limitato di dendriti ramificati di due o 
pi¥i cellule diverse. Essi offrono molte analogie colle imagini de- 
scritte da Cajal neiruomo (confr. fig. 5 e 11 A di Cajal colle mie 
fig. 4 e 5) e che quell'Autore, ritiene caratteristiche di quella specie. 
In Scylliorhinus non ho trovato quei glomeruli che Cajal chiama 
glomeruli monocellulari e che risultano formati dai prolungamenti di 
una sola cellula ; sono invece in questa specie abbondanti quei 
glomeruli che risultano dall' intreccio piu o meno complesso dei 
prolungamenti di due o piu cellule, ai quali glomeruli Cajal da il 
nome di glomeruli composti; e che distingue in glomeruli bicellulari 
tricellulari e pluricellulari. 

Nei primi da un polo di una cellula si originano uno o piu pro- 
lungamenti, i quali hanno tutti i caratteri dei dendriti e ramifican- 
dosi riccamente in uno spazio limitato si intrecciano con i rami ter- 
minali dei prolungamenti brevi che nascono dal polo opposto di una 
cellula immediatamente vicina (Fig. 4). Trovandosi le due cellule 
molto vicine i prolungamenti spettanti al glomerulo sono brevissimi 
ma questo pub formarsi a spese di prolungamenti originatisi da 
cellule lontane, i quali in tal caso hanno una lunghezza molto 
maggiore, nella stessa figura 4 si nota uno di questi glomeruli for- 
mato dai prolungamenti D e G delle cellule A, B. Ho potuto anche 
osservare glomeruli che venivano formati da prolungamenti che 
originavano da poli di due cellule rivolte nella stessa direzione ed 
in tal caso quelli della cellula piu alta avevano una maggiore lun- 
ghezza. 

(') Cujul R. B. — IOC cit., pug. 83. 



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Secondo Cajal nei casi di glomeruli bicellulari oppositi polari 
forma ti dai prolungamenti di due corpi cellulari vicini, come quello 
rappresentato dalla Fig. 4, una sola capsula comune circonderebbe 
le due cellule. Dato che questo possa avvenire neiraomo, nei Selaci 
invece ciascuna cellula e fornita di una propria capsula, solamente 
le due capsule, nei punto in cui si costituisce il glomerulo si tro- 
vano grandemente ravvicinate, anzi a mutuo contatto fra loro, ed 
i diversi prolungamenti per potersi intrecciare sono costretti ad 
attraversare non solo la propria, ma anche quella dell'altra cellula. 

Anche i prolungamenti Junghi che sin dalla loro origine si pre- 
sentano grandemente robusti possono coi loro rami collaterali con- 
correre alia costituzione dei glomeruli bicellulari. Nella fig. 5 e rap- 
presentato uno di tali glomeruli. II prolungamento a della cellula A, 
dopo un decorso di 18 *i si divide in quattro robusti rami, i quali 
alia loro volta si suddividono in rami di terzo ordine dai quali na- 
scono numerosissimi rami sottili che colle ramificazioni dei prolun- 
gamenti provenienti dalla cellula B formano un intreccio inestrica- 
bile di ramificazioni terminali, compJetamente differenziato dai tes- 
suto circostante. 

Alia formazione di un glomerulo possono concorrere i prolun- 
gamenti di tre cellule, ed allora si hanno i glomeruli tricellulari di 
Cajal. Nella fig. 8 osserviamo in A uno di questi glomeruli. Anche 
in questi casi il glomerulo e ben delimitato esternamente, il suo 
aspetto complessivo e quello di un vero gomitolo, i rami piu grossi 
si vedono disposti ad arco, e tra essi si osserva una grandissima 
quantita di sottili diramazioni interposte tra le precedenti e con 
decorso molto tortuoso. Anche la fig. 6 rappresenta uno di tali 
glomeruli. Nella stessa figura 8 si osserva anche un voluminoso 
glomerulo formato dai concorso delle ramificazioni di piu di tre 
cellule, anche in questo si notano dei grossi rami provenienti dalle 
cellule, e fra questi una grandissima quantita di sottili diramazioni, 
pero in questo caso i grossi rami non restano limitati alia periferia 
come nei casi precedenti, circondando questa formazione con quelle 
caratteristiche arcate, bensi ne percorrorio la parte centrale intrec- 
ciandovisi in maniera complicata. 

Molto caratteristici sono dei glomeruli che si trovano sparsi 
tra i fasci e le fibre a decorso longitudinale, sono questi dei glo- 
meruli di forma sferica od elittica nettamente delimitati dai fasci 
che li circondano, le fibre piu esterne hanno una forma arcuata. 
Essi sono disposti col loro asso inaggiore parallelo all'asse del gan- 
glio, e risultano formati dairaggrovigliamento di fibre che vengono 



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da due punti opposbi e che si dividono e suddividono grandemente, 

per cui le fibre sottili costituiseono la maggioranza del glomerulo. La 
caratteristica di questi glomeruli si e di trovarsi lontani dalle cellule, 
e come ho gia detto, tra i fasci a decorso longitudinale. Non ho 
potuto con certezza stabilire l'origine delle fibre che entrano nella 
loro costituzione, in un solo case potei seguirne una sino ad un 
fascio longitudinale, pero nel momento non saprei dire se in tutti 
questi glomeruli le ramiflcazioni che li formano traggono da essi 
la loro origine. La figura 7 da un'idea di una di queste glomeruli. 

La carabteristica spiccafca di queste formazioni che abbiamo 
compreso sotto il nome di glomerulo, e che in una zona molto ri- 
stretta <fel ganglio convergono dendriti i)rovenienli da molte cellule, 
i quali si ra nificano, ed i loro piu sottili rami si avvolgono su loro 
stessi senza oitrepassare il limite del glomerulo, quasi che essi tro- 
vassero un ostacolo meccanico ad espandersi ulteriormente. 

Queste formazioni ritenute da Cajal C) caratteristiche del sim- 
patico dell' uomo, evidentemente non lo sono perche esse furono da, 
me dimostrate in una specie qual'e Scy iliorhinus tanto discosta 
dair uomo. Sul loro significato credo prematuro di pronunziarmi. 

Quanto ho esposto finora si riferisce agli elementi nervosi che 
entrano nella costituzione del ganglio propriamente detto, pero come 
gia dissi cellule nervose sparse o ri unite in piccoli gruppi se ne 
trovano anche nella sostanza cromaffine che e posta aile due estre- 
mita del ganglio. In questa oltre alie cellule delle quali ho parlato, 
si trovano altre forme cellulari nervose molto grandi, di forma va- 
riable, le quali hanno la caratteristica di essere fornite di uno o 
piu prolungamenti protoplasmatici cho si dividono in un gran nu- 
mero di ramiflcazioni molto sottili intrecciantisi in tutte le dire- 
zioni formando un intreccio a larghe maglie. La fig. 9 rappresenta 
una di tali cellule. 

Spiegazione delle Tavole III-V. 

Tutte le figure furono riprodotte coll'apparecuhio Zeiss, e da preparati a] metodo Cajal eaeguiti 
sul primo ganglio dimpatlooi di Seylliorhinus canieuta, 

TAVOLA LH-IV. 

Pig. l. — Cellula <l;i i'u i si diparte un grosso prolungamento; da quest'ultimo si Btacoa una oollato- 
rale che oolle sue divisionJ forma un intreccio in vioinauza della cellula. [ugrand. 11C5 X- 

Pig, j. — Ceilnla Delia quale preaso I'origine del oilindrasse uasce nu breve ramo laterale che t«>r- 
mina rigonflandosi notevolmente ; da queata eatreiultA rigonflata partono numeroaiaaimi rami in* 
treoolantial in modo complioato. fngrand. ">">() X- 



(') cjijal n. s. - lo», eft. * :t . 



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Fig. 3. — Cellula con quattro prolnngamenti che nascono da una zona limitoita dolla cellula, o tutti 
s'ingrossano alquanto alia loro estreiuita e danno rami jiiii sottili intrecciati a plesso. Id grand. 
550 X- 

Fig. 4. — Ficcolo glomernlo bicellulare formato da due cellule raolto ravvicinate fra loro. In. rand. 
880 X. 

Fig. 5. — Glomernlo bicellulare molto iutricato cd esteso in superficie. Ingrand. 1166 X- 

Fig. 6. — Gloiuerulo tricellulare, oioe formato dalle ramificazioni di tie cellule : due di quest c so no 

apprezzabili, la terza nun cade nel preparato sebbene si osservino le sue ramificazioni. Engrand. 

1165 X- 

Fig. 7. — Glonierulo eostituito da fibre sottili ed alquanto meno tortuose che nej caei precedent!. 
Ingrand. 1165 X- 

T A VOL A V. 

Fig. 8. — Glomernlo tricellulare in A, glonierulo pluricellulare in B. Ingrand. 880 X- 

Fig. 9. — Cellula gangliare isolata in mezzo ad elementi cromafiini (questi ultimi non fnrono riprc- 

dotti). Ingrand. 550 X- 
Fig. 10. — Cellula con grosso dendrita ramificato e cilindrasse A. Ingrand. 550 X- 



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di specie nuove di animali trovate in Italia 
e descritte in pubblicazioni italiane e forestiere nell'anno 1907 

E questo l'elenco delle specie nuove per la Scienza di animali tro- 
vate in Italia, le quali sono state descritte in pubblicazioni italiane e 
forestiere nell'anno 1907. Fa seguito agli elenchi precedenti, e le avver- 
tenze sopra la forma, le abbreviazioni, ecc. fatte per il Repertorio del 
1905 valgano anche per il presente. In elenchi di questo genere e inevi- 
table il pericolo di qualche omissione, e i sottoscritti saranno grati a 
quegli Autori, ehe delle eventuali omissioni vorranno dare avvertimento. 

E. Ficalbi - Fr. Sav. Monticelli. 



Protozoa. Flagellata. (Dinotiagellata). 

&lenodiniiim piilvisciiliis var. ocnlatnm. Trentino. — L,ar- 
gaiolli, Vittorio: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 31, 1907,(300). 

Protozoa. Sporozoa. 

Sphaerosporidinm petromyzontis (n. g., n. sp). In Petromyzon 
Planeri, Lombardia. — llazzarelli, Giuseppe: Milano, Rivista 
mensile di Pesca, 9, 1907, (199-201 con fig.). 

Vermes. Platoda. (Trematoda). 

Aphannrus virgnla (n. g.). Esofago, Stomaco di Engraulis encrasi- 
cholus, Gepola rubescens, Trieste. — liooss. Arturo : Leipzig, Zoolo- 
gischer Anzeiger, 31, 1907, (592). 

Vermes. Platoda. (Tionatoda). 

Apoiiams lagancula (n. g.). In Belone acus, Lichia amia, Engrau- 
lis encrasicholus, Mullus barbatus, Gadus euxinus, Trachinus draco, 
Merlucius esculentus, Trieste. — ■ ,«><>**. Arturo: Leipzig, Zoologi- 
scher Anzeiger, 31, 1907, (608). 

\'< riiics. Platoda. (Trematoda). 

Kncotyllabe Paronai. Branchie di Grenilabrus pavo, Qenova. -- 
Monticelli, Fr. Sav.: Napoli, Annuario Museo Zool. R. 1 niversita. 
(N. Soi-.), £, N. 1907, (9-10, con l;iv.). 



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Vermes. Platoda. (Trematoda). 

Encotyllabe Vallei. In Ghrysophrys aurata, Trieste. — Ilonti- 
celli, Fr. Sav.: Napoli, Annuario Museo Zool. R. Universita (N. Ser.), 
2, N. 20, 1907, (10, con tav.). 

Vermes. Platoda. (Trematoda). 

Heminrns rugosns. Stomaco di Rhombus maximus, Clupea pilchar- 
dus, Clupea Sardina, Trieste. — Looss, Arturo: Leipzig, Zoologi- 
scher Anzeiger, 31, 1907, (591). 

Vermes. Platoda. (Trematoda). 

Lecitb aster stellatns. In Maena vulgaris, Belone acus, Trieste. — 
Looss, Arturo: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 31, 1907, (606-607). 

Vermes. Pletoda. (Trematoda). 

Lecithochirinm gravidnm. In Anguilla vulgaris, Rhombus maximus, 
Gobius capito, Trieste. — Looss, Arturo: Leipzig, Zoologischer An- 
zeiger, 31, 1907, (603). 

Vermes. Platoda. (Trematoda). 

Sterrhnrus mnscnlns (n, g.) In Anguilla vulgaris, Dentex vulgaris 
etc.. Trieste. — Looss, Arturo: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 31, 
1907, (600-601). 

Vermes. Platoda. (Cestoda). 

Aocobothrinm Carrnccioi (n. g. n. sp.). Intestino di pesce teleo- 
steo di acqua dolce dell'Aniene. — llola, Pasquale: Roma. Boll, 
della Soc. Zoui. ital. (Ser. I), 8, 1907, (67-73, con 1 tav.). 

Vermes. Platoda. (Cestoda.) 

Taenia Blanchardi. In Talpa europaea, Napoli. — Hlola, Pasquale: 
Paris, Arch. Parasitol., 11, 1907, (378). 

Vermes. Nematoda. 

Filaria Grassii. Nel cane, Roma. — Moe, Giovanni: Roma, Atti R. 
Acc. Lincei, Rendiconti Gl. di Sc. fis., (Ser. V), 16, Semestre 2°, 
1907, (806-808). 

Vermes. Desmoseoleeida. 

Desmoscolex adriaticus. Rovigno, Brindisi, Napoli. — Schewotieff, 

Alex: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 31, 1907, (139-140). 

Vermes. Desmoseoleeida. 

Desmoscolex annulatas. Napoli. — Schepotieif, Alex : Leipzig, 
Zoologischer Anzeiger, 31, 1907, (138-139). 

Vermes. Desmoseolt'cida. 

Desmoscolex maximus. Napoli. — Schepotieff, Alex: Leipzig, 
Zoologischer Anzeiger, 31, 1907, (141-142), 



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Vermes. Chaetosomida. 

Ciiaetosoma longi rostrum. Porto di Mergellina (Napoli). — Sche- 
potieff, Alex: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 31, 1907, (159-160). 

Vermes. Annelida. (Oligochaeta). 

Allolobophora Cuginii. Vaciglio presso Modena. — Rosa, Daniele: 
Modena, Atti Soc. dei Natur. e Mat., (Ser. IV), 7, (Anno 38, 1905), 

1906, (138-139). 

Vermes. Annelida. (Oligochaeta). 

Allolobophora minnscola. Dintorni di Modena. — Rosa, Daniele: 
Modena, Atti Soc. dei Natur. e Mat. (Ser. IV), 7, c. s. (Anno 38, 

1905), 1906, (138-139). 

Vermes. Annelida. (Oligochaeta). 

Fridcricia gamotheca. Monte Orsello (Appennino modenese). — 
Issel, Raffaele : Modena, Atti Soc. dei Nat. e Mat., (Ser. IV), 7, 

(Anno 38, 1905), 1906, (77-79, con 1 fig.). 

Venues. Annelida. (Oligochaeta). 

Helodrilns (Eophila) Andrcinii. Grosseto. Elba. — Raldasse- 
roni, Vincenzo : Firenze, Monitore Zool. ital., 18, 1907, (53). 

Vermes. Annelida. (Oligochaeta). 

Helodrilns (Eopliila) tyrreims. Grosseto. — Baldasseroni, Vin- 
cenzo : Firenze, Monitore Zool. ital. 18, 1907, (53). 

Vermes. Annelida. 

Saccocirrus major. Golfo di Napoli. — Pierantoni, Umberto : Na- 
poli, Annuario Museo Zool. R. Universita. (N. Ser.), 2, N. 18, 1907, 
(5-7, con tav.). 

Arthropoda. Aiachnoidea. (Araneae). 

Porrhoma pedeinoiitanam. Grotta di Bonea, Mondovi (Piemonte). 
— Goxo, Angela: Firenze, Bull. Soc. Entom. ital. 38, (1906), tri- 
mestri I1I-IV, 1908, (119-121 con fig.). 

Arthropoda. Aiachnoidea. (Araneae). 

Harpactes arbutus. Alpi marittime. — Simon, Eugenio: Bruxelles, 
Annales de la Society Entomologique de Belgique. 51, 1907, (262). 

Arthropoda. Aiachnoidea. (Araneae). 

Leptoneta italiea. Vallorribrosa (Firenze). — Simon, Eugenio^ 
Bruxelles, Annales de la Societe Entomoldgique de Belgique, 51, 

1907, (250). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Araneae). 

Leptyphantes sardoa. Grotta de su Marmori, Ulassai (Sardegna). — 
Cozo, Angela: Firenze, Hull. Soc. Entom, ital., 88, (1906), trime- 
Btri III-IV, 1008, (117-110, con fig.). 



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Arthropod;). Arachnoidea. (Acari). 

Atfaue spinipes. Golfo di Napoli. — Police, Gesualdo: Napoli, Ar- 
chivio ZoOlogico, 3, fasc. 4, 1909, (434-439 con tav.). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

Atax intermedins var. lavaronensis. Parassita di Anodonta, Lago 

Lavargne, Trentino. — JLargaiolli, Vittorio: Leipzig, Zoologischer 
Anzeiger, 31, 1907, (300). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

C hey let ns nigripes. Parassita di vegetali nelta campagna Sassarese. 
— Mola. Pasquale: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 32, 1907, (43-44). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

Halacarns (Copidognathus) cribrosoina. Golfo di Napoli. — Po- 
lice, Gesualdo: Napoli, Archivio Zoologico, 3, fasc 4, 1909, (420. 
430 con tav.). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

Halacarns loiigimiguis. Golfo di Napoli. — Police, Gesualdo: Na- 
poli, Archivio Zoologico, 3, fasc. 4, 1909, (410-421 con tav.). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

Halacarns (Copidognathus) magnipalpus. Golfo di Napoli. — 
Police, Gesualdo: Napoli, Archivio Zoologico, 3, fasc. 4, 1909, 
(422-420 con tav.). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

Halacarns (Copidognatlius) sculptns. Golfo di Napoli. — Police, 
Gesualdo: Napoli, Archivio Zoologico, 3, fasc. 4, 1909, (430-433 
con tav.). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

L.ebei*tia f Xeolebertia) ftlaglioi. Tersin presso Somme (Lombar- 

dia). — Thor, Sig : Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 31, 1907, 
(902-904). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

Rhombognatns sphaerorhynchns. Golfo di Napoli. — Police, 
Gesualdo : Napoli, Archivio Zoologico, 3, fasc. 4. 1909,(411-410, 
con tav.). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

Stigmaens Simrothi. Alberi della Campagna Sassarese. — Mola, 
Pasquale: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 33, 1907, (41-43). 

Arthropoda. Arachnoidea. (Acari). 

Tetranychns longirostris. Alberi della campagna sassarese. — 

Mola, Pasquale: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 3£ ? 1907, (44), 



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Artliropoda. Crustacea. 

Hyperoche mediterranean Plancton di Messina. — Senna, Angelo: 
Firenze, Bull. Soc. Entom. ital., 38, (1906), trimestri III-IV, 1908, 
(159-168, con 10 fig-. e 1 tav.). 

Artliropoda, Crustacea. (Isopoda). 

Armadillidium depressant var. italicnm. Firenze. — Verhoeff, 
Karl W.: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, SI, 1907, (474 e 494). 

Arthropoda. Crustacea. (Isopoda). 

Armadillidiam vallombrosae. Vallombrosa. — Verhoeff, Karl 

W. : Leipzig, Zoologischer Anzeiger, SI, 1907, (480 e 497). 

Arthropoda. Myriopoda. (Chilopoda). 

Lithobins l>oderoi. Grotte della Sardegna. — Silvestri, Filippo : 
G-enova, Ann. Museo Civ. stor. natur. (Serie III), S, 1908, (Anno se- 
gnato sul volume 1907-8), (647 048). 

Artliropoda. Myriopoda. (Diplopoda). 

JBrachydesinus proximns var. alnoram. Boschi tra Viareggio e 
Pisa. — Verhoeff, Karl W. : Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 32, 
1907, (303-304). 

Artliropoda. Myriopoda, (Diplopoda). 

Brachidesmus snperns var. laurorum. Albissola (Liguria). — 
Verhoeff, Karl W. : Leipzig, Zoologischer Anzeiger, SI, 1907, 
(341-342). 

Artliropoda. Myriopoda. (Diplopoda). 

Brachydesnms superns var. portofinensis. Liguria, Lombardia. — 
Verhoeff, Karl W.: Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 32, 1907, (340- 
341). 

Artliropoda. Myriopoda. 

f^lomerellina Laarae (n. g., n. sp.). [sola del Giglio. — Silvestri, 

Filippo: Genova, Ann. Museo Civ. st. nat., (Ser. Ill), S, 1908 (Anno 
segnato sul volume 1907-8), (642-646, con fig.). 

Arthropoda. Myriopoda. (Diplopoda^. 

Polydesmns rnpieuraor. Brunate (Como). — Verhoeff, Karl \V. : 

Leipzig, Zoologischer Anzeiger, 3£, 1907, (31 1-346). 

Arthropoda. Myriopoda. (Diplopoda) 

Polydesmns savonensts. Savona (Liguria). — Verhoeff, Karl 

W. : Leipzig, Zoologischer Anzeiger. 335, 1907, (346-348), 



Arthropoda. Insecta. (Apterygota). 

Acerentomon Doderoi, (n. g., n. sp.). Liguria Castelnuovo Garia- 
gnana, Cogoleto. — Silvestri, Fiiippo: Portici, Boll, del Labora- 
ratorio di Zool. gen. e agraria della R. Scuola di Agricoltura di 
Portici. 1, 1907, (297-311, con 18 fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Archipthera). 

Dorypteryx albicans. Firenze, nelle case. — Ribaga, Gostantino: 
Firenze, Redia giorn. di Entomologia, 4, Case. 1, 1907, (181-184, con 
1 tav.). 

Arthropoda. Insecta. (Rhynchota). 

Eriococcus Bezzii. In Rhododendron ferrugineum in provincia di 
Sondrio. — Leonardi, Gustavo: Portici, Boll, del Laboratorio di 
Zool. gen. e agraria della R. Scuola di Agricoltura di Portici. 1, 1907, 
(148-151, con 7 fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Rhynchota). 

Eriococcus latialis. Marino presso Roma. — Leonardi, Gustavo: 
Portici, Boll, del Laboratorio di Zool. gen. e agraria della R. Scuola 
di Agricoltura di Portici. 1, 1907, (144-147, con fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Rhynchota). 

Lepidosaphes Destefanii. Su rametti di Phyllirea media, Palermo : 

— Leonardi, Gustavo: Portici, Boll, del Laboratorio di zool. gen. 
e agraria della R. Scuola di Agricoltura di Portici, 1, 1907, (167- 
169, con 4 fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Rhynchota). 

Ilacrocerococcus superb us (n. gen., n. sp.). Sardegna. Calabria. — 
Leonardi, Gustavo : Portici, Boll, del Laboratorio di Zool. gen. e 
e agraria della R. Scuola di Agricoltura di Portici, 1, 1907, (151- 
161, con 17 fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Rhynchota). 

ilargarodes mediterraneus. Bevagna (Umbria). Gerignola (Foggia). 
Sanvito dei Normanni (Brindisi). Corfu. — Silvestri, Fiiippo; Fi- 
renze, Bull. Soc. Entom. ital., 35, (1907), trimestri HI-IV, 1908, 
(140-152, con 10 fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Rhynchota). 

Micrococcus similis. Sulle radici di una pianta di grano in Sardegna: 

— Leonardi, Gustavo: Portici, Boll, del Laboratorio di Zool. gen. 
e agraria della R. Scuola di Agricoltura di Portici. 1, 1907, (143- 
144, con 3 tig.). 



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Arthropoda. Insecta. (Rhynckota). 

micrococcus Silvestrii (n. gen., n. sp.). Entro i nidi della formica Ta- 
pinoma erraticum in Sardegna, in Calabria, in Basilicata. — Leo- 
nard!, Gustavo: Portici, Boll, del Laboratorio di Zool. gen. e agra- 
ria della R. Scuola di Agricoltura di Portici. 1, 1907. (135-142, con 
15 fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Thysanoptera). 

Bacillothrips linearis (n. g., n. sp.). Isola del Giglio. Sardegna. — 
Bnffa, Pietro: Firenze, Redia, 4, fasc. 2, 1907, (385-380, con fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Thysanoptera). 

llelanothrips Ficalbii. Pisa. — Bnffa, Pietro: Pisa, Atti Soc. tosc. 
sc. nat., Processi vorbali, 16, n. 5, 1907, (58-61). 

Arthropoda. Insecta. (Thysanoptera). 

Siphonothrips elegans (n. g., n. sp.). Isola Asinara (Sardegna). — 
Bnffa, Pietro: Firenze: Redia, 4, fasc. 2, 1907. (389-390, con fig). 

Artliropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Acalles JLaigionii. Appennino romano, Appennino figure, etc. — So- 
lari, Angelo e Solari, Ferdinando : Genova, Ann. Museo Civ. st. 
nat. (Ser. Ill), 3, 1907, (Anno segnato sul volume 1907-8), (521-523). 

Arthropoda. Insecta. (Coleopteru). 

Anophthalmia Andreinii. Castelnuovo di Garfagnana. — C^estro, 
Raffaello: Genova, Ann. Museo Civ. st. nat., (Ser. Ill), 3, 1907, (An- 
no segnato nel volume 1907-8), (170-171). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Baryiiotus Solarii. Appennino campano abruzzese. — Mainardi, 
Athos: Gamerino, Rivista Goleotterologica italiana, 5, 1907, (213-221 
con 2 fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

< ohm annulare var. Ganglbaueri. Grissolo (Piemonte) — Flei- 
scher, Anton: Wien, Wiener En torn. Zeitung, 84, 1907, (208). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

rat-onus insularis. Sardegna, Gorsica, — Sainte-€laire Devi He, 

Jean: Caen, Revue d'Kntomologie, 1907, (110-111). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Harpalus aenens var. Paganettii. Calabria. — Eiach, Karl: Berlin, 
Deutsch. Entom. Zeitschrift, 1<»<>7, (15). 

Arthropoda. [nseota. (Coleopteru). 

Hiater cavifrons. Gerchio. Aquila. Leoni, Giuseppe: Gamerino, 
Rivista Goleotterologica italiana, 5, 1907, (189-190). 



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Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Homaloplia hericins. Nizza. — Chobaut, Alfred : Paris. Bulletin 
Societe Entomolog. de France, Paris, 1907, (175-177). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Hoplia (s. str.) Paganettii. S. Eutemia, Antonimina (Calabria). — 
Mailer, Josef: Wien, Wiener Entomol. Zeitung, 26, 1907, (62). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Hydraena Vodozi. Corsica. — Sainte-Claire Deville, Jean: Caen, 
Revue d'Entom. 1907, (190 191). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Laemostenns latialis. Dintorni di Roma. — Leoni, Giuseppe: Ca- 
merino, Rivista Coleotterologica italiana, 5, 1907, (36; 72-73). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

liar inns C»enei var. corsiens. Corsica. — Petri, Karl: Briinn, Verh- 
andlung. d. naturfbrsch. Verein in Briinn, 45, 1907. (78). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Leptotyphlus foveiceps. Liguria. — Dodero, Agostino: Genova, Ann. 
Museo Civ. st. nat., (Ser. Ill), 3, 1903, (Anno segnato sul volume 
1907-8), (639, con fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Leptotyphlns Omessae. Corsica. — Dodero, Agostino: Genova, Ann. 
Museo Civ. st. nat. (Ser. IB), 3, 1908, (Anno segnalo nel volume 
1907-8), (639-640, con fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera) 

Leptotyphlus tyrrenius. Toscana. — Dodero, Agostino : Genova, 

Ann. Museo Civ. st. nat., (Ser. Ill), 3, 1908 (Anno segnato nel vo- 
lume 1907-8), (538 con fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

EJmnobaris BarMellinii. Roma. — Leoni, Giuseppe: Camerino, 
Rivista Coleotterologica italiana, 5, 1907, (196-197). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Modes enrta var. laevigata. Corsica. — • Fleischer, Anton : Wien, 
Wiener Entorn. Zeitung, 26, 1907, (108). 

Arthropoda. [naecta. (Coleoptera). 

Liparns Mariai. Gran Sasso d'ltalia. — Grandi, Guido: Camerino, 
Rivista Coleotterologica italiana, 5, 1907, (9-12). 



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Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Lixus ^igantens. Basilicata. — Leoni, Giuseppe : Camerino. Rivista 

Goleotterologica italiana, 5, 1907, (192-194). 

Arthropoda. Insocta. (Coleoptera). 

liiidius sulphuripennis var. Gabilloti. M, Viso. — Pic, Maurice: 
Moulins, L'Echange, 23, 1908, 153. 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Cardiophorns collaris var. Paganettii. Calabria. — Pic, Maurice: 
Moulins, L'Echange, 33, 1907, (129). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Malthinns insignipes. Gamaldoli (Napoli). — Pic, Maurice : Moulins, 
L'Echange, 33, 1907, (97). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Meloe Baudii. Italia. — Leoni, Giuseppe: Camerino, Rivista Coleot- 
terologica Italiana, 5, 1907, (231, 263-268). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Miarus fnscopubens. Piemonte. — Reitter* Edmund: Briinn, Verhan- 
dlung. d. Naturforsch. Verein in Briinn, 45, 1907, (43-44). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

llicropeplns calabricus. Santa Eui'emia d'Aspromonte (Calabria). — 
Reitter, Edmund: Berlin, Deutsch. Ent. Zeitschrift, 1907, (484-485). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Ochthebius montanns var. corsicus. Corsica. — Sainte-Claire De 
ville, Jean : Caen, Revue d'Entomologie, 1907, (187). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Omophron tessellatum var. sardoum. — Sardegna. Ileitter, 
Edmund : Wien, Wiener Entomol. Zeitung, 36, 1907, (333). 

Arthropoda. Easeeta. (Coleoptera). 

Otiorrhynchus (Tro^lorrhynchns) Laurae. Isola del Giglio. — 
Solari, Angelo e Solari, Ferdinando : G-enova, Ann. Museo Civ. st. 
nat., (Ser. Ill), 3, 1907, (Anno segnato sul volume 1907-8), (470-472). 

Arthropoda. Insecta. lOoleoptera). 
Otiorrliynchns pilipe*. Campohasso, Emilia. — fieoni, < riuseppe: 

Camerino, Rivista Goleotterologica italiana, 5, 1907, (192). 

Arthropoda. [nsecta. (Coleoptera). 

Otiorrhy ncn* aranea. Antonimina (Calabria). - Flach, K.arl ; B^iip, 
Jxmtsch. But Zeitschril'L 1907. (16), 



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Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Parablops subclialybaens. Nicastro (Calabria). — Reitter, Edmund: 
Wien, Wiener Entomologische Zeitung, 20, 1907, (204). 

Arfchropoda. Insecta. (Coleoptcra). 

Peritelus Holdhausi. Isola d'Elba. — Solari, Angelo o Solari, 

Ferdinando: Canierino, Rivista Coleotterologica italiana, 5, 1907, 
(117-119). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Peritelus liguricus. Liguria. — Solari, Angelo, o Solari, Ferdi- 
nando: Camerino, Rivista Coleotterologica italiana, 5, 1907, (119-120). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Peritelus obscnrus. Sicilia. Calabria. — Solari, Angelo e Solari, 
Ferdinando: Camerino, Rivista Coleotterologica italiana, 5, 1907, 
(117-118). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Peritelus (lleira) Paganettii. Calabria. — Solari, Angelo o So- 
lari, Ferdinando: Camerino, Rivista Coleotterologica italiana, 5, 1907 
(120-121). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Peritelus Silvestrii. Nicastro. — Solari, Angelo e Solari, Fer- 
dinando: Camerino, Rivista Coleotterologica italiana, 5, 1907, (120). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Poecilus cupreus var. calabrus. S. Eufemia, S. Cristina, Antonimina 
(Calabria). — Flach, Karl: Berlin, Deutsch. Ent. Zeitschrift, 1907, (15). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Pterostichus Amorei. Monti Sirenti, Italia Centrale, Calabria. — 
Ganglbauer, Ludwig: Wien, Werhandlungen K. K. Zoolog. Botan. 
Gesellschaft, 57, 1907, (196-198). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Sibinia compacta. Toscana. — Desbrochers des Loges, Jules: 
Tours, Le Frelon, 15, 1907, (102-103). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Sipalia alpicola subsp. Varendorffi. M. Renoso (Corsica), — Sninte- 

Claire Deville, Jean: Caen, Revue d'Entomologie, 26, 1907, (128). 

Arthropoda. Insecta. (Coleoptera). 

Telephorus Paganettii. Antonimina (Calabria). — Flach, Karl : 
Berlin, Deutsch. Entom. Zeitschrift, 1907, (16). 



- 72 - 



Arthropoda. Insecta. (Coleoptera); 

Trechus ( Anophthalmia) llnllerianns Opcina (Trieste). — Scha- 
tzmayr, A. : Wien, Wiener Entomol. Zeitung, £6, 1907, (21(5). 

Artliropoda. Insecta. (Hyinenopfcera). 

A ph id ins aurantii. Parassita endofago di Toxoptera auraniii. Napoli. 
— Pierantoni, Umberto : Napoli, Annuario Museo zool. R. Uni- 
versity (N. Ser.), 2, N. 19, 1907, (1-5, con tav.). 

Artliropoda. Iusouta. (Hyniunoptera). 

Arthrolytns incongrnens. Da pupe di Plagiodera versicolor, Na- 
poli. — Hani. Luigi: Portici, Boll, del Laboratorio di Zool. gen. e 
agraria della R. Scuola di Agricoltura di Portici, 1, 1907, (252-254, 
con 4 fig.). 

Artliropoda. Insecta. (Hyineuoptera). 

Aloposomn variegatum (n. gen., n. sp.). Da larve di Oecophyllem- 
hhis neglectus. Umbria. — nasi, Luigi: Portici, Boll, del Labora- 
torio di Zool. gen. e agraria della R. Scuola di Agricoltura di Por- 
tici, 1, 1907, (270-281, con 3 fig.). 

Artliropoda. Insecta. (Hymenoptcra). 

Coccophagus Howardi. Da Philippia oleae. Gatanzaro, Lanciano. — 
nasi. Luigi : Portici, Boll, del Laboratorio di Zool. gen. e agraria 
della R. Scuola di Agricoltura di Portici, 1, 1907, (243-345, con 2 tig.). 

Arthropoda. Insecta. (Hymenoptera). 

Dibrachys aftinis. Da Eudemis botrana. Portici. — nasi, Luigi: Por- 
tici, Boll, del Laboratorio di Zool. generale e agraria della R. Scuola 
di Agricoltura di Portici, 1, 1907, (250-252, con 2 fig.). 

Artliropoda. Insecta. (Hymenoptera). 

Dinarmns robnstns. Da galle di Cynips coriaria. Umbria. — Masi, 
Luigi: Portici, Boll, del Laboratorio di Zool. gen. e agraria della 
R. Scuola di Agricoltura di Portici, 1, 1907, (284-288, con 2 fig.). 

Arthropoda. Insecta. (Hj menoptera) . 

Enriyschia inopinata. Da larva di Dittero. Sicilia. — nasi. Luigi: 
Portici, Boll, del Laboratorio di Zool. gen. e agraria della \\. Scuola 
di Agricoltura di Portici, 1, 1907, (273-276, con 2 fig.), 

Arthropoda. Insecta. ( Mynieiioplera.) 

<;alesns mignlatn*. Sanvito dei Normanni (Brindisi). Kieffer, 
Jean Jacques: Firenze, Bull. Soc. Entom. ital., 38, (1906), trime- 

Stri III-IV, 1908, (107-108). 



- 73 - 



Arthropoda. Inseeta. (Hymenoptera). 

Lo\otropa crassiclava. Sanvito dei Normanni (Brindisi). — Kief- 
fer, Jean Jacques: Firenze, Bull. Soc. Entorrr. ital., 38, (1900), tri- 
mestri III-IV, 1908, (108). 

Arthropoda. Inseeta. (Hymenoptera). 

Oxylabis canalicnlata. Ucciani. — Kieffer, Jean Jacques : S. Fiel, 
Broteria, Vol. VI, (Zoologia), 1907, (9-10). 

Arthropoda. Inseeta. (Hymenoptera). 

Oxylabis haemorrhoidalis. Trieste. — Kieffer, Jean Jacques.: S. 
Fiel, Broteria, Vol. 6, (Zoologia), 1907, (10). 

Arthropoda. Inseeta. (Hymenoptera). 

Oxylabis macnlata. Trieste. — Kieffer, Jean Jacques.: S. Fiel, Bro- 
teria, Vol. 6, (Zoologia), 1907, (10 11). 

Arthropoda. Inseeta. (Hymenoptera). 

Sifolinia Lanrae (n. g., n. sp.). Siena. — Emery, Carlo: Bologna, 
Rend, delle Sessioni R. Acc. Sc., (N. S.)., 11, (1906-1907), 1907, (49- 
51 con fig.). 

Arthropoda. Inseeta. (Lepidoptera). 

Acidalia Oberthnriata. M. Pacanaglia, Nizza. — Balestre, Louis: 
Paris, Bulletin de la Societe Entornologique de France, 1907, (23-24). 

Arthropoda. Inseeta. (Diptera). 

Lasioptera Berlesiana. Puglie. Maremma. — Paoli, Guido: Firenze, 
Redia, giorn. di Entomologia, 4, fasc. 1, 1907, (45-47, con 2 fig.). 

Arthropoda. Inseeta. (Diptera). 

Sapromyxa maciilipcs. Riva, sul Lago di Garda. — Becker, 
Theodor : Teschendorf, Zeitschrift. 1'. Hymenopt. und DipteroL, 7, 
1907, (383). 

Arthropoda. Inseeta. (Diptera). 

Sciapus mediterranean. San Remo (Riviera di ponente). — Be- 
cker, Theodor: Teschendorf, Zeitschrift f. Hymenopt. und Diptero- 
logie, 7, 1907, (102, fig.). 

Arthropoda. Inaecta. (Diptera). 

Tachydromia (Cleptodromia n. suhg.). longimana. Monte Ce- 
sarino, presso Gasteggio, Appennino Pavese. — CJorti, E. : Wien, 
Wiener Entomolog. Zeitung, 26, 1907, (101-102). 

Verterhrata. Mammalia. (Rodentia). 

Scinrns meridional is. Galabria. — Iiiicifero, Armando: Siena, Riv, 

it, di Sc. nat, 27, 1907, (45-46). 



- 74 - 



Indies alfabstico delle auove specie e dei nuovi generi 





Pag. 68 


Acerentomon Doderoi, Silvestri. — Arthropoda 


» 


67 






73 






65 






64 




» 


ivi 


Aloposoma variegatum, Masi. — Arthropoda 




72 


Anophthalmus Andreinii, Gestro. — Arthropoda ....... 


» 


68 






63 






62 






72 






62 


Armadillidium depressum v. italicnm, Verhoeff — Arthropoda . . 


» 


66 




» 


66 




» 


72 


Atax intermedius var: lavaronensis, Largaiolli. — Arthropoda. . 


» 


65 


Bacillothrips linearis, Buffa. — Arthropoda 


» 


68 


Barynotus Solarii, Mainardi. — Arthropoda 




ivi 


Brachydesmus proximus v. alnorum, Verhoeff. — Arthropoda . . 


» 


66 


Brachydesmus superus v. portofmensis, Verhoeff. — Arthropoda . 


» 


ivi 


Brachydesmus superus var : laurorum, Verhoeff. — Arthropoda . 


» 


ivi 


Cardiophorus collaris v. paganettii, Pic. — Arthropoda 




70 






64 






65 




» 


72 


Colon angulare var. Ganglbaueri, Fleischer. — Arthropoda . . . 


» 


68 


Desmoscolex adriaticus, Schepotieff. — Vermes 


» 


63 




» 


ivi 




» 


ivi 




» 


72 




» 


ivi 


Dorypteryx albicans, Ribaga. — Arthropoda 


» 


67 




» 


62 


Encotyllabe Vallei, Monticelli. — Vermes 


» 


63 






67 






ivi 






72 


Paronus insularis, Sainte-Glaire Deville. — Arthropoda. . . . 




68 






63 






64 






72 


Glenodinium pulvisculus var: oculatum, Largaiolli. — Protozoa . 




62 



- 75 - 



Glomerellina Laurae, Silvestri. — Arthropoda Pag. 66 

Halacarus (Copidognathus) cribrosoma, Police. — Arthropoda ... * 65 

Halacarus longiunguis, Police. — Arthropoda » ivi 

Halacarus (Gopidognathus) magnipalpus, Police. — Arthropoda. . . » ivi 

Halacarus (Gopidognathus) sculptus, Police. — Arthropoda .... » ivi 

Harpactes argutus, Simon. — Arthropoda » 04 

Harpalus aeneus v. Paganettii, Fl^ch. — Arthropoda » 68 

Helodrilus (Eophila) Andreinii, Baldasseroni. — Nerwies » 64 

Helodrilus (Eophila) tyrrenus, Baldasseroni. — Vermes » ivi 

Heraiurus rugosus, Looss. — Vermes » 63 

Hister cavi Irons, Leoni. — Arthropoda » 68 

Homaloplia hericius, Chobaut. — Arthropoda » 69 

Hoplia paganettii, Muller. — Arthropoda » ivi 

Hydraena Vodozi, Sainte-Glaire Deville. — Arthropoda » ivi 

Hyperoche meditarrenea, Serina. — Arthropoda » . 66 

Laemostcnus latialis, Leoni. — Arthropoda » 61) 

Larinus Genei v. corsicus, Petri. — Arthropoda » ivi 

Lasioptera Berlesiana, Paoli. — Arthropoda » 73 

Lebertia (Neolebertia) Maglioi, Thor. — Arthropoda » 65 

Lecithaster stellatus, Looss. — Vermes » 63 

Lecithochirium gravidum, Looss. — Vermes » ivi 

Lepidosaphes Destefanii, Leonardi. — Arthropoda » 67 

Leptoneta italica, Simon. — Arthropoda » 64 

Leptotyphlus foveiceps, Dodero. — Arthropoda » 69 

Leptotyphlus Omessae, Dodero. — Arthropoda » ivi 

Leptotyphlus tyrrenius, Dodero. — Arthropoda » ivi 

Leptyphantes sardoa, Gozo. — Arthropoda » 64 

Limnobaris Barbiellinii, Leoni. — Arthropoda . » 69 

Liodes curta v. laevigata, Fleischer. — Arthropoda » ivi 

Liparus Mariai, Grandi. — Arthropoda » ivi 

Lithobius Doderoi, Gestro. — Arthropoda » 66 

Lixus giganteus, Leoni. — Arthropoda » 70 

Loxotropa crassiclava, Kieffer — Arthropoda » 73 

Ludius sulphuripennis var: Gabilloti, Pic. — Arthropoda » 70 

Macrocerococcus superbus, Leonardi. — Arthropoda » 67 

Malthinus insignipes, Pic. — Arthropoda . . » 70 

Margarodes raediterraneus, Silvestri. — Arthropoda » 67 

Melanotrips Ficalbii, Buffa. — Arthropoda » 68 

Meloe Baudii, Leoni. — Arthropoda » 70 

Miarus fuscopubens, Reitter. — Arthropoda » ivi 

Micrococcus Silvestrii, Leonardi — Arthropoda » 68 

Micrococcus similis, Leonardi. — Arthropjoda » 67 

Micropeplus calabricus, Reitter — Arthropoda . » 70 

Octhebius montanus v. corsicus, Sainte-Glaire Deville. — Arthropoda » ivi 

Oraophron tessellatum v. sardoura, Reitter. — Arthropoda .... » ivi 

Otiorrliyncus aranca, Flach. — Arthropoda » ivi 

Otiorrhyncus (Troglorrynchus) Laurae, Solari A. e Solari F. — Ar- 
thropoda » ivi 

Otiorrhynchus pilipes, Leoni. — Arthropoda » ivi 



- 76 - 



Oxylabis eanaliculata, Kieffer. — Arthropoda Pag. 73 

Oxylabis haemorroidalis, Kieffer. — Arthropoda » ivi 

Oxylabis raaculata, Kieffer. — Arthropoda > ivi 

Parablops subehalybaeus, Reitter. — Arthropoda » 71 

Peritelus Holdhausi, Solari A. e Solari F. — Arthropoda .... » ivi 

Peritelus liguricus, Solari A. e Solari F. — Arthropoda » ivi 

Peritelus obsuurus, Solari A. e Solari F. — Arthropoda » ivi 

Peritelus (Meira) Paganetti, Solari A. e Solari F. — Arthropoda. . » ivi 

Peritelus Silvestrii, Solari A. e Solari F. — Arthropoda » ivi 

Poecilus Cuprous v. calabrus, Flagh. — Arthropoda » ivi 

Polydesmus mpicursor, Verhoeff. — Arthropoda » 66 

Polydesmus savouensis, Verhoeff. — Arthropoda » ivi 

Porrhoma pedemontanum, Gozo. — Arthropoda » 64 

Pterostiehus Amorei, Ganglbauer. — Arthropoda » 71 

Rhorabognathus sphaerorhynchus, Police — Arthropoda » 65 

SaccoeiiTus major, Pierantoni. — Vermes » 64 

Sapromyza raaculipes, Becker. — Arthropoda » 73 

Sciapus mediterraneus, Becker. — Arthropoda » ivi 

Sciui-us meridioualis, Lucifer o. — Vertebrata » ivi 

Sibinia compacta, Desbrochers des Loges. — Arthropoda » 71 

Sifolinia Laurae, Emery. — Arthropoda » 73 

Sipalia alpicola subsp. Varendorfri. Sainte-Glaire Deville. — Ar- 
thropoda » 71 

Siphonothrips elegans, Buffa. — Arthropoda » 68 

Sphaerosporidium petrorayzontis, Mazzarelli. — Protozoa .... » 62 

Sterrhurus rausculus, Looss. — Vermes » 63 

Stigmaeus Simrotbi, Mola. — Arthropoda » 65 

Taenia Blanchardi, Mola. — Vermes » 63 

Tachydromia (Gleptodroraia n. subg) longiraana Gorti. — Arthropoda » 73 

Telephorus Paganettii, Flach. — Arthropoda » 71 

Tetranychus longirostris, Mola — Arthropoda » 65 

Trechus (Anophthalraus) Miillerianus, Schatzmayr. — Arthroptoda. . » 72 



I Sosimo Gherubini, Amministratore-responsabile. 

Fireme, 1010. Tip. L. Nitculni, Via Fuoiuh, 44. 



Monitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italians di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKKTTO 

dai DOTTORI 

GIULIO CHIARUGI EU6ENI0 FIGALBI 

Prof, di Anatomia uruana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

iiel R. Istituto di Stud'i Super, in Firenze nella R. Universita di Piaa 

Ufficio di Direzione ed Ainrninistrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXI Anno Firenze, A.prile 1910. N. -4. 



SOMMARIO: Bibliografia. — Pag. 77-82. 

Comunicazioni originali: Comolli A.., Gontributo alia conoscenza della 
circolazione linfatica dello stomaco. Nota prelirainare. (Con 1 figura). — Raz- 
zauti A.., Grampus griseus (G. Guv.). <^Gon tav. VI). — Pag. 83-95. 

Sunti e Riviste: 4. Livini F., Dati embriologici da servire per la interpre- 
tazione di anoraalie congenite del canale aliraentare e dell'apparecchio pol- 
monare. — 5. Granata L., Le divisioni degli sperraatociti di « Xylo- 
copa violacea » L. — Pag. 95-97. 

Note Bibliografiche : Ehrlich F\, Krause R., Mosse M., Rosin 
H., "Weigert K., Enzyklopadie der raikroskopischen Technick. — 
G-egenbaur C, Lehrbuch der Anatoraie des Menschen. — Pag. 98. 

Necrologie: Salvatore Lo Bianco, Vittorio Mibelli, Giovanni Baraldi, 
Enrico Sertoli. — Notizie. — Pag. 99-100. 

Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologieo Italiano e vietaba la riproduzione. 



BIBLIOGRAFIA 



Si da notizia sottanto dei lanori pubblicati in Italia. 



B. - PARTE SPECIALE 
II. Protozoi. 

Kaas Giuseppe. — Nouvelle mettiode d'examen do la structure exterieure des 
infusoires. — Atti d. pont. Acc. rom. dei Nuovi Lincei, An. 62, Sess. 7, 
pp. 159-160. Roma, 1909. 

Silvestri Alfredo. — L'Omphalocyclus macropora (Larack) a Termini-Imerese (Pa- 
lermo). — Atti d.pont. Acc. rom. dei nuovi Lincei, An. 61, Sess. 1, pp. 11-26 
con fig. Roma, 1908. 

Silvestri Alfredo. — Sulla « Orbitulites complanata » Martelli. — Atti d. pont. 
Acc. rom. dei Nuovi Lincei, An. 61, Sess. 5, pp. 131-141. Roma, 1908. 



- 78 - 



VI. Vermi. 

10. Nematodi, Desmosgolecidi, Ghetosomidi. 
Baldasseroni V. — Vedi M. Z. in questo N., pag. 78. 

11. ACANTOCEFALI. 

Porta Antonio. — Gli Acantocefali dei Mamraiferi. — Archivio Zoologico, Vol. 4, 
Fasc. 2, pp. 239-285, con 1 tav. Napoli, 1909. 

14. Anellidi. 

Cerruti Attilio. — Oligognatus parasiticus n. sp. endoparassita dello Spio raeczni- 

kowianus Glprd. — Archivio Zoologico, Vol. 4, Fasc. 2, pp. 197-209, con 

1 tav. Napoli, 1909. 
Cerruti Attilio. — Sulla anatomia e biologia del Microspio Mecznikowianus 

Glprd. (Sunto). — Rend. d. Acc. d. Sc. fis. e mat, Ser. 3, Vol. 13, An. 46, 

Fasc. 5-7, p. 178. Napoli, 1907. 
Cognetti de Martiis Luigi. — Gontributo alia conoscenza della drilofauna delle 

isole Hawai. — Boll. d. Labor, d. R. Scuola sux>. d'Agricoltura in Porlici, 

Vol. 3, pp. 265-268, con fig. Portici, 1908. 
Dequal Lidia. — Ricerche istologiche sull'epitelio cutaneo e intestinalo dell'Oc- 

tolasium complanatum (Ant. Dug.). — Archivio Zoologico, Vol. 4, Fasc. 2, 

pp. 211-237, con tav. Napoli, 1909. 
Drago Umberto. — Una nuova specie del genere « Lumbricillus ». Lumbricillus 

russoi. Con una tav. — Atti d. Acc. gioenia di Sc. nat. in Catania, An. 85, 

(1908), Ser. 5, Vol. 1, Mem. Xfll di 67 pag. Catania, 1908. 



VII. Artropodi. 

5. Aracnidi. 

Baldasseroni Vincenzo. — Ixodes ricinus infetto da erabrioni di Filaria. — Boll. 
Soc. enlom. ital., An. 40, (1908), trim. III- IV, pp. 171-174. Firenze, 1909. 

Bignotti G. — Elenco dei Pseudoscorpioni trovati in Italia e loro distribuzione 
geograilca. — Atti d. Soc. d. natur. e mat. di Modena, Ser. 4, Vol. 11, 
An. 42, pp. 56-76. Modena, 1909. 

Borelli Alfredo. — Scorpioni raccolti dal Prof. F. Silvestri nella America set- 
tentrionale e alle isole Hawaii. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. 
R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 222-227. Portici, 1908. 

Ellingsen Kdv. — On some North American Pseudoscorpions collected by Dr. F. 
silvestri. — Boll. d. Labor, d. zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agri- 
coltura in Portici, Vol. 3, pp. 216-221. Portici, 1908. 

Maglio Carlo. — Due nuove specie Trentine di Lebertia: nota prelim. — Rendic. 
Istit. lomb. Sc. e Lett., S. 2, Vol. 41, Fasc. 13, pp. 672-675. Milano, (908. 

Maglio G. — Idracarini del Trentino: contributo alia conoscenza dell' idracno- 
fauna alpina. — Atti Soc. it. Sc. nat. e Museo civ. St. nat. Milano. Vol. 48, 
Fasc. pp. 251-296, con figure. Milano, 1909. 

Rossi Adolfo. Material! per una fauna aracnologica della provincia di Roma. 
— Boll. Soc. entom. ital., An. 40 (1908), trim. IIL1V, j>j>. t82-194. Fi- 
renze, 1909, 

6. Crostacei. 

Cusmano Quido. sn! irnisso dell'Artemia salina (Linn.) di Gagliari 
gica, Vol. 2, fasc. 1, N. 11, pp. i t. Torino, 1909. 



. — Biolo- 



- 79 - 



9. Insetti o Esapodi. 

a) Scritti generali o su piu che uno degli ordini 

Police Gesualdo. — Sulla discussa natura di alcunc parti del sistema oervoso 
viscerale degli Insetti. — Archivio Zooloyico, Vol. 4, Fasc. 2, pp. 287-314, 
con 1 tav. Napoli, 1909. 

b) Atterlgoti o Tisanuri 
Silvestri F. — Descrizione di un nuovo genere di insetti apterigoti rappresen- 

tante di un nuovo ordine. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. 

Scuola sup. di Agricollura in Portici, Vol. 1, pp. 296-311. Portici, 1907. 
Silvestri F. — Materiali per lo studio dei Tisanuri. — Boll. d. Labor, di Zool. 

gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 2, pp. 359- 

397. Portici, 1908. 

Silvestri Filippo. — Nuova contribuzione alia conoscenza dell'Anajapyx vesicu- 
losa Silv. (Thysanura). — Boll. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola 
sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 1, pp. 1-16, con fig. Portici, 1907. 

Silvestri F. — Descrizioni preliminari di varii Artropodi, specialmente di Ame- 
rica. 1. Nuovo genere e nuova specie di Projapygidae (Thysanura). 2. Nuova 
specie di Acerentomidae (Protura). — Atti R. Acc. d. Lincei, Ser. 5, Ren- 
dic, Class. Sc. fis., mat. e nat, Vol. 18, Sem. 1, Fasc. 1, pp. 1-10. Roma, 
1909. 

c) Architteri o Pseudoneurotteri e Mallofagi 
Bentivoglio Tito. — Distribuzione geografica dei Libellulidi in Italia. — Atti 

Soc. naturalisti e matemalici di Modena, Ser. 4, Vol. 9, An. 40 (1907), 

pp. 22-47. Modena, 1908. 
Bentivoglio Tito. — Bibliografla e sinonimia dei Libellulidi italiani. — Atti Soc. 

naturalisti e matematici di Modena, Ser. 4, Vol. 9, An. 40 {1907), pp. 48- 

122. Modena, 1908. 

Martin Rene. — Odonates de la Nouvelle Guinee britannique. — Boll. Soc. en- 
tom. ital., Anno 40 (1908), trim. 1II-IV, pp. 195-207. Firenze, 1909. 

d) Ortotteri. 

Borelli Alfredo. — Forficole raccolte dal prof. F. Silvestri nella America setten- 
trionale e nelle isole Hawaii. — Boll. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola 
sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 314-328, con fig. Portici, 1908. 

Burr Malcolm. — Sopra alcuni Dermatteri del Museo civico di Genova. — Boll. 
Soc. entom. ital., An. 40 (1908), trim. III-IV, pp. 175-181. Firenze, 1909. 

Griffini Achille. — Le Gryllacris papuane ad ali bicolori. — Boll. d. Labor, di 
Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 
207-215. Portici, 1908. 

e) Rincoti o Emitter!, e Fisapodi o Tisanotteri. 

Buffa Pietro. — Contribuzione alia conoscenza dei Tisanotteri. (Due nuovi ge- 
neri di Tubuliferi). — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. 
d Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 193-196, con fig. Portici, 1908. 

Foa Anna. — Intorno all'uovo durevole (uovo d' inverno) deirAcanthochermes 
quercus Kollar. — Atti R. Acc. dei Lincei, Rendic. Class. Sc. fis., mat. e 
nat., Ser. 5, Vol. 18, Sem. 1, Fasc. 10, pp. 540-541. Roma, 1909. 

Grassi B. — Studi sullo Acanthochermes quercus Kollar. — Atti R. Acc. dei 
Lincei, Rendic. Class, sc. fis., mat. e nat., Ser. 5, Vol. 18, Sem. 1, Fasc. 10, 
pp. 537-540. Roma, 1909. 



- 80 - 



Leonardi G. — Altre notizie intorno alia Diaspis pentagona Targ. ed al modo 
di combattetia. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. 
d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 12-21. Portici, 1908. 

Leonardi Gustavo. — Seconda contribuzione alia conoscenza delle coeciniglie 
italiane. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agri- 
coltura in Portici, Vol. 3, pp. 150-192 con fig. Portici, 1908. 

Leonardi G. — Notizie sopra alcune coeciniglie deirisola di Giava raccolte dal 
prof. 0. Penzig. — Boll. Labor, di Zool. gen. e agraria d. R. Scuola sup. 
di Agricoltura in Portici, Vol. 1, pp. 97-116, con fig. Portici, 1907. 

Leonardi G. — Gontributo alia conoscenza delle coeciniglie italiane. — Boll. 
Labor, di Zool. gen. e agraria d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, 
Vol. 1, pp. 135-169, con fig. Portici, 1907 \ 

Leonardi Gustavo. — Due nuove specie di coeciniglie. — Boll. Labor, di Zool. 
gen. e agraria d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 1, pp. 65-68, 
con fig. Portici, 1907. 

Leonardi Gustavo. — Generi e specie di Diaspiti. Saggio di sistematica delle 
Leucaspides. — Boll. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agri- 
coltura in Portici, Vol. 1, pp. 68-96, con fig. Portici, 1907. 

Montandon A. L. — Sur le Stenophthalmicus Fajoumensis A. Costa. — An- 
nuario d. Museo zool. d. R. Univ. di Napoli, Vol. 2 (N. S.), N. 26, p. 1. 
Napoli, 1908. 

Petri L. — Sopra un caso di parassitismo di una cocciniglia (Mytilapsis fulva 
Targ. var.?) sulle radici di olivo. Con tig. — Atti R. Acc. dei Lincei, Ser. 5, 
Rendic, Clas. Sc. fis., mat. e nat., Vol. 16, Sem. 2, Fasc. 11, pp. 766-769. 
Roma, 1907. 

f) Coleotteri e Strepsitteri. 

Bernhauer Max. — Zur Staphylinidenlauna von Siid-Araerica. — Boll. Soc. en- 
tom. ital., An. 40, (1908), trim. III-IV, pp. 225-251. Firenze, 1909. 

Borchmann F. — Neue afrikanische Lagriiden aus dem Museum in Genua. 
— Boll. Soc. enlom. ital., An. 40 (1908), trim. III-IV, pp. 208-218. Fi- 
renze, 1909. 

Gestro R. — Materiali per lo studio delle Hispidae. — Boll. d. Labor, di Zool. 
gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 197-204. 
Portici, 1908. 

Masi L. — Ditiscidi e Girinidi appartenenti al Museo Zoologico della R. Univer- 
sity di Roma. — Boll. Soc. zool. ital., An. 18, (Ser. II, Vol. 10), fasc. 11-12, 
pp. 494-506. Roma, 1909. 

Solari Angelo e Solari Ferdinando. — Gurculionidi della fauna paleartica. — 
Boll. Soc. entom. ital., An. 40 (1908), trim. III-IV, pp. 258-281. Firenze, 
1909. 

Weisse J. — Eine neue Goccinellide aus Mexico. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. 
e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 205 206. 
Portici, 1908. 

g) Nevrotteri. 

Comes Salvadore. — Stereotropismo, geotropismo e termotropismo nella larva 
di Myrmeleon formicarius L. — Atti d. Acc. gioenia di Sc. nat. in Cata- 
nia, An. 86 (1909), Ser. 5, Vol. 2, Mem. /■' di pp. II. Catania, Woo. 

Enderlein Gtlnther. — None Gattungen und Arten nordatnerikanischer Gopeo- 
gnathen. - - Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. A'. Scuola sup. d'Agri- 
collura in Portici, Vol. 3, pp. 329-339, con fig. Portici, 1908. 



- 81 - 



h) Imenotteri. 

Ghigi Alessandro. — Sopra una nuova specie di Siricide delle Azore (Paururus 
atlantidis, sp. n.). — Boll. Soc. entom. Hal., An. 40 (1908), trim. II I- IV, 
pp. 163-170. Firenze, 1909. 

Krausse A. H. — Zur Huraraelfauna Sardiniens und Gorsicas. — Boll. Soc. en- 
tom. iial., An. 40 (1908), trim. I II- IV, pp. 219-224. Firenze, 1909. 

Martelli G. — Notizie sulPEurytoma strigifrons Thorns, parassita dell'Apanteles 
glomeratus Reinh. e dell'Anilastus ebeninus Thorns. — Boll. d. Labor, di 
zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, 
pp. 201 264. Portici, 1908. 

Martelli G. — Di alcimi parassiti delTOcnogyna beaticum Rarab. osservati nei 
dintorni di Catanzaro. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola 
sup. di Agricoltura in Portici, Vol. 1, pp. 225-230, con fig. Portici, 1907. 

Masi Luigi. — Contribuzioni alia conoscenza dei Galcididi italiani. — Boll. d. 
Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d 1 Agricoltura in Portici, 
Vol. 3, pp. 86-149, con fig. Portici, 1908. 

Masi Luigi. — Contribuzioni alia conoscenza dei Calcididi italiani. — Boll. d. 
Labor, di Zool. gen. e Agr. d. R. Scuola sup. di Agricoltura in Portici, 
Vol. 1, pp. 231-295, con fig. Portici, 1907. 

Silvestri F. — Appunti sulla Prospalta Bcrlesei How. e specialmente sui primi 
stadi del suo sviluppo. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola 
sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 22-28, con fig. Portici, 1908. 

Silvestri Filippo. — Contribuzioni alia conoscenza biologica degli Imenotteri 
parassiti. 1. Biologia del Litomastix truncatellus (Dalra). 2. a Nota prel. — 
Boll. Labor, di Zool. gen. e agr aria d. R. Scuola sup. $ Agricoltura in 
Portici, Vol. 1, pp. 17-64, con fig. e tav. Portici, 1907. 

Silvestri F. — Contribuzioni alia conoscenza biologica degli imenotteri parassiti. 
— Boll. cl. Labor, d. zool. gen. e agr. a\ R. Scuola sup. d? Agricoltura in 
Portici, Vol. 3, pp. 29-85, con fig. e 2 lav. Portici, 1908. 

Wassmann E. — Sur les nids des fourmis migrantes (Eciton et Anomma). — 
Atli d. pont. Acc. rom. d. Nuovi Lincei, An. 60 (1906-907), Sess. 6-7 , 
pp. 224-229. Roma 1907. 

Wheeler Morton William. — Ants collected by prof. F. Silvestri in Mexico. — 
Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d? Agricoltura in 
Portici, Vol. 3, pp. 228-238. Portici, 1908. 

Wheeler Morton William. — Ants collected by prof. F. Silvestri in the Ha- 
waiian Islands. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. 
d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 269-272. Portici, 1908. 

i) Ditteri. 

Bezzi M. — Le specie dei generi Ceratitis, Anastrepha e Dacus. — Boll. d. 
Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, 
Vol. 3, pp. 273-313, con fig. Portici, 1908. 

Corti Kmilio. — Contributo alia conoscenza del gruppo delle Crassisete in Ita- 
lia. — Boll. Soc. entom. ital., An. 40 (1908), trim. III-IV, pp. 121-162, 
Firenze, 1909. 

I) Lepidotteri. 

Manolescu. — Come le farfalle vuotano i singoli tubi ovarici durante la depo- 
sizione delle uova. Con 1 tav. schematica. — Annuario d. R. Staz. baco- 
logica di Padova, Vol. 34, pp. 102-105. Padova, 1907. 



- 82 - 



Martelli G. — Gontribuzione alia biologia della Piecis brassicae, L. ed alcuni 
suoi parassiti ed iperparaxsiti. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. 
R. Scuola sup. di Agricoliura in Portici, Vol. 1, pp. 170-224, con ftgura. 
Portici, 1907. 

Martelli G. — Gontribuzioni alia conoscenza della Dicranura vinula L. e di al- 
cuni suoi parassiti. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. 
d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 239-260, con fig. Portici, 1908. 

Rostagno F. e Zapelloni L. — Lepidoptera faunae roraanae. Nymphalidae. Li- 
bytheidae. Erycinidae. — Boll. Soc. zool. ital., An. 18, (Ser. II, Vol. 10), 
Fasc. 11-12, pp. 471-493. Roma, 1909. 

Stefanelli Pietro. — Miscellanea lepidotterologica per la fauna d'ltalia. — Boll. 
Soc. entom. ital., An. 40 (1908), trim. III-IV, pp. 252-257. Firenze, 1909. 

Tommaselli P. — Ksercita il Radio nessuna influenza sulle manifestazioni vitali 
della Sericaria mori. — Annuario d. R. Staz. bacologica di Padova, Vol. 36, 
pp. 79-92, Padova, 1909. 

Turati Emilio. — Nuove forme di Lepidotteri e note critiche. — Naturalista 
Siciliano, An. 21, (N. S., Vol. 1). Estr. di 134 pag. con fig. e 7 tav. Pa- 
lermo, 1909. 

Turati Emilio. — La Zygaena transalpina Esp. e le sue forme italiane. — Boll. 

d. Labor, di zool. gen. e Agr. d. R. Sc. sup. d' Agricoltura in Portici, 
Vol. 4, pp. 134-162. Portici, 1910. 
Verson E. — Sul vaso pulsante della Sericaria. — Annuario d. R. Staz. baco- 
logica di Padova, Vol. 36, N. 17-49, con tav. Padova, 1909. 

IX. Mollusclii. 

1. SCRITTI GENERALI 0 SU PIU CHE UNA DELLE CLASSI. 

Lepri Giuseppe. — Gontributo alia conoscenza dei Molluschi terrestri e d'acqua 
dolce del Lazio. — Boll. Soc. zool. ital., An. 18, (Ser. II, vol. 10), Fasc. 11-12, 
pp. 347-444. Roma, 1909. 

3. Gasteropodi (Prosobranghi, Eteropodi, Opistobranchi, Pteropodi. 

polmonati) 

Lambertenghi Ada. — Gontributo alio studio delle cellule renali deH'Helix po- 
matia (L.) e del Li max variegatus (Drap.). Con tav. — Atti Soc. it. Sc. nat. 
e Mus. civ. St. nat. in Milano, Vol. 47, Fasc. 1-2 pp. 23-39. Pavia, 1909. 

Lambertenghi Ada. — Gontributo alio studio dell' istologia dell'uretere nei Li- 
max. — Atti Soc. ital. Sc. nat. e Museo civ. di Si. nat. in Milano, Vol. 48, 
(An. 1909), Fasc. 4, pp. 297-311, con fig. e tav. Pavia, 1910. 

Paladino RafTaele. -- Ricerche chimiche e spettroscopiche sul secreto colorato 
della Aplysia punctata. (Sunto). — Rend. d. Acc. d. Sc. fis. e mat., Ser. 3, 
Vol. 13, An. 46, Fasc. 12, pp. 355-356. Napoli, 1907. 

X. Tunicati. 

Todaro F. — Sopra tin particolare organo di senso delle Salpidae. — Atti h\ 

Acc. dei Lincei, Ser. 5, Rend., Class. Sc. fis., 'mat. e ///it.. Vol. 16. Sem, /, 

Fasc. 8, pp. 575-576. Roma, 19<>7. 
Valle (della) A. — Osservazioni su alcune Ascidie del golfo di Napoli. (Santo). 

— Rendic. (i. Acc il. Sc. /is. c m/tl.. Ser. 3, Vol. (3, A*/. 46, Fasc. 5 

p. I IS. Napoli, 1907. 



- 83 - 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



I ST I TUT I C LI NIC I DI PERFEZIONAMENTO IN MIL ANO 
1STITUTO ANATOM1CO DIRETTO DAL PKOF. F. LIVINI 



Dott. ANTONIO COMOLLI, Aiuto 



Contributo alia conoscenza delta circolazione linfatica dello stomaco 

Nota preliminare 



(Con 1 figura) 



E vietata la riproduzione. 

E generalmente ammesso dagli autori che, mentre esistono 
ampie comunicazioni fra le due reti linfatiche dello stomaco — la 
sottomucosa e la muscolo-sierosa — e quelle dell'esofago, non altret- 
tanto si possa dire che avvenga con quelle del duodeno. 

Dal lato del piloro, infatti, i tentativi dei ricercatori per otte- 
nere che il liquido iniettato nei linfatici dello stomaco vada in 
quelli del duodeno sorpassando ii piloro, se hanno dato buoni risul- 
tati per quanto riguarda le reti linfatiche sottomucose, sono stati 
negativi per le reti della sierosa; Tiniezione spinta sia dallo sto- 
maco verso il duodeno sia in senso inverso, si e arrestata al pi- 
loro; si e percio concluso secondo quanto dice Most (*), che cioe 
" die Serosaseite des Pylorus stellt demnach eine scharfe Lymph- 
scheide dar „. E, quantunque or non e multo Jamieson e Dob- 
son ( 2 ) abbiano afiermato di essere riusciti in un caso ad iniettare 
attraverso il piloro un'area che si estende " for some little di- 
stance on the duodenum „, e siano convinti dell'esistenza di una 
comunicazione fra le reti linfatiche muscolo-sierose dello stomaco e 



(■) Most, A. — Ueber die Lymphgefasse und regionaren Lyniphdriisen des Magens in Riick- 
richl anf die Verbreitung de* Magencareinoms. — Arch. f. Klin. Ghir. Bd. 59, Hf. I, 1909. 

(-) Jamieson, J. K. a. Dobson, J. F. — Lectures on the Lymphatic system of the stomach. 
— The Lancet, April 20, 1907. 



- 84 - 



del duodeno, anche nell'ultima edizione (1909) del tratbato di Poi- 
rierl 1 ) nel capitolo sui linfatici compilato da Poirier e Cuneo, 
questi autori, basandosi anche su ricerche personali, non credono 
alFesistenza di una tale comunicazione ; al pari di altri, essi am- 
mettono solo la possibility che qualche collettore pilorico si estenda 
alquanto, attraverso il piloro, sul duodeno per andare a raggiungere 
un ganglio del gruppo sottopilorico. 

Yolendo rivedere la questione che riguarda la circolazione lin- 
fatica dello stomaco, ho praticato una ventina di iniezioni col me- 
todo di G-erota ( 2 ) ed ho piu volte avuto occasione di convincermi 
esistere una diretta comunicazione fra le reti lintatiche muscolo- 
sierose dello stomaco e quelle del duodeno. Come mostra la figura, 
infiggendo l'ago in un punto del duodeno non molto lontano dal piloro, 
e talora possibile iniettare, oltre i vasi piu prossimi del territorio 
del duodeno, anche altri della porzione finitirna dello stomaco diretti 
sia verso la grande sia verso la piccola curvatura ; spingendo il li- 
quido cautamente con pressione gradualmente crescente, iniettatisi 
la rete linfatica e i collettori del duodeno, si riempiono successiva- 
mente alcuni vasellini che sorpassando il piloro portano il liquido 



ai collettori dello stomaco, e inoltre una finissima rete che appena 
si intravede e che scompare tosto che il dito comprimente lo 
stantuffo rallenti anche leggermente la pressione. Fatti simili mi 
fu dato riscontrare piu o meno nettamente tan to sulla faccia ante- 
riore quanto sulla posterioro, ed anche praticando V iniezione in 
senso inverso ; torna pero difficile riprodurli graficamente, data rim- 
possibility di mantenere a lungo iniettata la finissima rete (nella 
figura questa non e rappresentata). 



(') Chai py, A. ( I Toil in-, I'. - Tr*iit6 (l'linatoniic liimmine. — T. II t fttiO, I. 

(-) (Jon qnetto metodo lono itete oompiut^ tutte !»■ piti reoenti ricerohe. 




- 85 - 



Most accenna, a proposito del com portamento dei linfatici 
del piloro, alia presenza di " zarte G-efasse, welche den Pfortner 
ringformig umspinnen „. 

Altri ricercatori non riuscirono a trovare una tal disposizione, 
e si maravigliano della descrizione di Most. Ora anche a me e av- 
venuto talora di mettere in evidenza, sia dal lato dello stomaco 
sia dal lato del duodeno, la presenza di collettori addossati Y uno 
all'altro presso il piloro e seguenti la direzione dello strozzamento 
anulare che si trova in corrispondenza di esso, come si vede nella 
figura; probabilmente l'autore vuol riferirsi ad una tale disposizione, 
la quale non dinota certamente — come vuole Most — Tesistenza 
di una divisione fra i linfatici muscolo-sierosi dello stomaco e quelii 
del duodeno. 

Sia rilevato come i miei reperti armonizzino perfettamente coi 
dati che in questi ultimi anni l'anatomia patologica ha fornito, se- 
condo i quali, contrariamente aH'opinione prima corrente, non e 
rara la propagazione del carcinoma del piloro sul duodeno e che 
essa avviene, oltreche per la rete sottomuccosa, anche attraverso 
lo spazio sottosieroso. 



Grampus griseus (G. Cuv.). 



Nota del Dott. ALBERTO RAZZAUTI 
Assist, null' Istituio di Zoologia e di Anat. comp. della K. Univkksita di Pisa 

(Con tav. VI). 



1. Cattura. — II 27 dello scorso gennaio, verisimilmente in 
causa delle forti mareggiate che imperversarono sul nostro Tirreno, 
un cetaceo dette in secco sulla spiaggia del littorale fra Livorno e 
Boccadarno e precisamente in localita detta Torre di Mezza Piag- 
gia ; a cura di questo Istituto Zoologico fu portato in Laboratorio, 
ove si constato trattarsi di un individuo $ dell'interessante delfinide: 
Grampus griseus (G. Cuv.). Poiche questo cetaceo non e molto co- 
mune, ne molto rappresentato nelle collezioni, credo utile accen- 
nare qualche dato riferentesi ad esso e presentare alcune figure 
accuratamente prese. 

2. Misurazioni. — Per prima cosa do il risultato di alcune delle 



- 86 - 



misurazioni effettuate, mentre di altre, piii particolari, riguardanti 

10 scheletro, sara riferito piu sotto : 

Lunghezza totale dell'animale (fra le perpendicolari). M. 2.60 
Distanza dair estremita del muso all'angolo anteriore 

deH'occhio „ 0.38 

Diametro longitudinale dell'occhio (tra le commessure 

palpebral!) - . . „ 0.027 

Distanza dall'apice della mandibola alia commessura 

dei labbri „ 0.28 

Distanza dair angolo posteriore dell' occhio al forame 

uditivo. ' „ 0.075 

Distanza dall'estremita del muso alio sfiatatoio. . . „ 0.52 

Larghezza dello sfiatatoio „ 0.05 

Lunghezza dell'aletta pettorale destra „ 0.51 

Larghezza dell'aletta pettorale destra alia sua base. „ 0.16 
Distanza dallo sfiatatoio all'origine dell'aletta dorsale. „ 0.82 

Lunghezza dell'aletta dorsale „ 0.50 

Altezza dell'aletta dorsale „ 0.31 

Larghezza dell'aletta dorsale alia sua base . . . . „ 0.39 
Distanza dall'origine della dorsale alia smarginatura 

caudale „ 1.47 

Larghezza della pinna caudale „ 0.52 

Distanza fra l'apice dell'aletLa pettorale distesa lungo 

11 corpo ed il livello anteriore dell'aletta dorsale. . . . „ 0.135 

Circon.ferenza del corpo al livello anteriore delle alette 
pettorali „ 1.25 

Circonferenza del corpo al livello anteriore dell'aletta 
dorsale „ 1.24 

3. Garatteri. — Capo arrotondato, lateralmente compresso nella 
sua parte anteriore, con una larga e profonda depressione frontale 
restringentesi gradualtnente verso l'apice della mascella. Alette pet- 
torali inserite nel ({uarto anteriore del corpo ; l'aletta dorsale, media- 
na, alta circa tre quarti dell'altezza della corrispondente regione del 
corpo; pinna caudale lunga circa la meta della sua larghezza estrema. 

Colorazione nera sul dorso e sui fianchi (comprese le pinne), 
tendente al grigio con macchiettature biancastre intorno alia bocca, 
sotto la mandibola e anteriormente alia inserzione delle pettorali ; 
bianca sul ventre fin presso l'apertura anale, posteriormente nera: 
una macchia grigifistra in forma di V al livello delle pettorali, con 
l'apice volto all'indiefcro, tenuamonte sfumato in una linea mediana ; 
grigia nella regione latero-ventrale. Ben evidenti sul dorso e sui 



— 87 — 



fianchi quelle peculiari striature biancastre che Federico Cuvier(9) 
assimiglid a sgraffiature ; benche irregolarmente disposte, esse ab- 
bondavauo piu sul lato destro che sul sinistro ed erano poi parti- 
colarmente addensate lungo il dorso: variabili nelle dimensioni, dif- 
ferivano ancora nella direzione e nella loro posizione reciproca. Ad 
esame piu accurato, notavasi quasi sempre in esse una linea assiale 
scura piu o meno larga, circondata da un orlo biancastro esterna- 
mente sfumato. Qua e la apparivano poi scarse macchie bianche 
rotondeggianti con piccolo nucleo oscuro, talora eccentrico. 

Tubo digerente lungo complessivamente circa trenta metri; per 
i suoi caratteri formali corrispondeva alle diligenti descrizioni datene 
da Fischer (13), Murie (19) e Turner (29). Al bordo antenore dei 
mascellari esistevano da ciascun lato quattro infossamenti alveolari 
interessanti solo la muccosa, destinati a ricevere i denti della man- 
dibola. La prima sacca stomacale conteneva resti assai digeriti di 
conchiglia di Sepia, l'intestino un liquido denso, giallognolo, in cui 
erano visibili resti di alghe. 

Diametro antero-posteriore del cranio: m. 0,49; diametro tra- 
sverso, fra le apofisi zigomatiche: m. 0,30; forame occipitale ellis- 
soide, ristretto in basso: diametro longitudinale m. 0,047, diametro 
trasversale m. 0,039; lunghezza della sinfisi mandibolare m. 0,055. 
Mascellari con un avvallamento stretto e assai profondo sui loro 
bordi alveolari, occupante il terzo anteriore; deviazione a sinistra 
delle ossa nasali molto accentuata ; intermascellare destro molto 
piu largo del sinistro (una volta e mezzo) nella regione prenasale. 

Formula dentaria 7. 

4 4 

Colonna vertebrale costituita da sessantotto vertebre: sette 
cervicali, tredici dorsali, quarantotto lombo-caudali. Vertebre cervi- 
cali parzialmente sinostosate, la settima fusa colle altre, solo colla 
porzione superiore dei neurarchi e colla neurospina. Tredici costole 
di cui le prime sette con doppia articolazione, le altre sei artico- 
lantisi direttamente 0 mediante ligamenti con le apofisi trasverse ; 
fra queste e peculiarmente costituita la tredicesima, che e lunga 
circa 23 cm., molto sottile ed e unita alia corrispondente apofisi 
trasversa da un ligamento lungo circa 5 cm. Lo sterno consta di tre 
sternebre, la terza molto distorta, con accentuato mucrone; le costole 
con ossa stemo-costali sono otto, le prime quattro in articola- 
zione diretta collo sterno, la quinta strettamente contigua, le altre 
riunite alio sterno da un largo ligamento comune. Esistono ventidue 
ematoapofisi, la prima inserita fra la trentottesima e la trentano- 



- 88 - 



vesima vertebra, cogli archi giustapposti ma non saldati, al pari 
delle due ultime, le altre con archi saldati e con ematospine piu o 
meno sviluppate. I canali longitudinali della base delle apolisi tra- 
sverse cominciano alia quarantesimaterza vertebra; le apofisi spi- 
nose terminano colla cinquantasettesima, le trasverse colla cinquan- 
tunesima. 

Scheletro della mano : carpo costituito da cinque ossa, tre nella 
serie prossimale, due in quella distale; esiste una piccola cartilagine 
subtriangolare al bordo libero del radio, da interpretarsi verisimil- 
mente come il pisiforme ( l ) alio stato cartilagineo. Cinque metacarpali; 
2 8 6 3 1 

numero delle falangi : '-- — ' ' ' Lunghezza degli ossicini del ba- 

o. D. O. 1. 

cino, cm. 8 circa. 

4. — Consider azioni suit' esemplare descritto e cenni critici sulla 
ristematica del Grampus griseus. — Questi caratteri, benche somma- 
riamente accennati, mi permettono di rilevare nel nostro Grampus 
confrontato con altri esemplari mediterranei, alcune particolarita e 
di portare un contributo, sia pur piccolo, alia conoscenza di questo 
interessante delfinide; vengo quindi ad esaminare singolarmente i 
caratteri formali esterni, la colorazione, i carattjri osteologici e la 
dentatura. Non credo opportuno estendermi ex professo sulla que- 
stione della identita specifica del Grampus griseus (G. Cuv.) col 
6r. rissoanus (F. Cuvier) oggi ammessa da molti, quantunque anche 
autori piu o meno recenti, quali Carus(8) e Smiedeknecht (25) 
tale distinzione mantengono; ma accennero parti tamente in base 
alle diagnosi di questi autori, le ragioni che m' inducono ad asso- 
ciarmi ai primi. 

a) Caratteri formali esterni. — E notevole la presenza del- 
ravvailamento frontale che ho riscontrato pure molto accentuato 
nel 5 iuvenis di Nizza e, in proporzioni minori, nel adulto di 
Spezia (Museo di Firenze); a quanto io so, esiste pure nell' esem- 
plare di S. Vincenzo (Museo di Roma). Credo che sarebbe interes- 
sante lo stabilire se questo carattere finora taciuto, sembrami, da- 
gli autori, e costante oppure semplice particolarita individuale. Ri- 
^uardo all' inserzione delle pettorali il nostro Grampus apparter- 
rebbe secondo Smiedeknecht alia specie: rissoanus, poiche il gri- 
seus le presenterebbe inserite... " dicht vor der Mitte des Unterleibs n ; 



(]) Nwi a<!ci il i)iHiff)rmo riniane hjkvsso cartilagineo e non si oasifica ohe motto tardi. — In 
Hliocacna (adulto) Lohoucrj (Kt''clicrcln's n\\r la morphologio de la main ohei l<- mam mi feres ma- 
riiiH. Arrhircs i\c J3iok>gi$ t Tomo IX. I'asr. IV, ISS9) lin riscouti ato 1<> sttsso fatto da roe osaervatn. 



-89- 



dico subito che questo carattere (come appare dalla descrizione e 
dal disegno datone da D'Orbigny (9)) e stato preso sopra animali 
in avanzata putretazione, a ventre enorrnemente disteso dai gas 
addominali e quindi in cpndizioni tali da non poter giudicare retta- 
mente della posizione delle pettorali ; inoltre gli autori posteriori 
non nan no riscontrato per niente questa marcata diversita. 

Degno di essere preso in considerazione e il rapporto fra l ? al- 
tezza dell'aletta dorsale e quella della corrispondente regione del 
corpo, che, anche in altri esemplari, si avvicina molto a quello os- 
servato nel nostro Grampus; questo fatto e in ovidente contrasto 
colla caratteristica (humilis) data da Car us (8) all'aletta dorsale, nella 
diagnosi del genere Grampus. Notevoli dirTerenze invece nella for- 
ma e nelle proporzioni, presentano le pinne caudali del Grampus 
di Spezia e del nostro esemplare ; poiche mentre in quest' ultimo i 
lobi si presentano fortemente curvati air indentro (larghezza della 
pinna eguale a circa due volte Taltezza), nell'esemplare di Spezia 
i lobi sono moito piu espansi (larghezza della pinna eguale a circa 
tre volte Taltezza) ; questa curvatura dei lobi caudali appare ancor 
piu marcata nel 5 iuvenis di Nizza, cio che potrebbe far ritenere 
dipendente dall'eta tale variazione. 

b) Colorazione. — Anche alia colorazione e stato dato valore 
specifico per separare il G. griseus dal rissoanus; Car us (8) infatti 
si fonda precipuamente su questo carattere e Smiedeknecht (25) 
cosi distingue : 



Contro questa distinzione stanno, fra le altre, le osservazioni 
di Fischer (13) che pote vedere una banda di un centinaio di Grampus 
sulle coste del Marocco e quelle di Richard e Neuville (21); cosi 
l'esemplare di Fasana (Valle (30)) mostra colore bianco-grigiastro nella 
meta anteriore del corpo, nero-violaceo nella posteriore : il nostro 
esemplare poi, secondo la distinzione di Sm iedeknecht avrebbe la 
colorazione fondamentale del griseus, e le striatare bianche del ris- 
soanus. Mi sono antecedentemente un po' dirTuso sulla descrizione di 
queste striature : Richard e Neuville (21), dietro Topinione di 
Chaves, le credono dovute a ferite prodotte da Cefalopodi : " les 
stries nombreuses entrecoupees irregulierement, marchant souvent 
par groupes paralleles... sont sans doute produites par des Cephalo- 
podcs qui saisis par les Grampus se cramponnent a lenr teguments 



griseus (Cuv.) 
Oberseite einfarbig schwarz. 
Unterseite ganz weiss. 



rissoanus (Cav.) 
Oberseite grau mit weissen 
Linien durchzogen. 



- 90 - 



pour ne pas etre deglutis „. Io credo che questa asserzione, dovuta 
per altro ad osservatori accurati, debba essere avvalorata da ulte- 
riori conferme : poiche mentre questa particolarita si riscontra nor- 
malmente nel Grampus (Van Beneden (3)) afferma senz'altro che 
gli e esclusiva), non e sfcafca osservata che accideritalmente in altri 
Delfinidi ad identico regime alimentare fteutofago). 

c) Garatteri osteologici e dentatura. — L'esame del nostro Gram- 
pus conferma pienamente le idee espresse da Richiar di (22) sulla 
variability di questi caratteri ; noi infatti troviamo : 





N. 

delle 
vertebre 


ST. 
delle 
costole 


N. 

delle 
ossa 
sterno 
costali 


sr. 

delle 
ematoap 


Posizione 
della prima 

ematoap. 

rispetto 
alle vertebre 


Formula 
dentaria 


Esempls 


re di Palermo (Richiardi) . . . 


69 


12 


8 


21 


39-40 


0-0 

TT 




di Palermo (Riggio) .... 


70 


11(?) 




20 


40-41 


0-0 
T3 






70 


12 


7 


20 


40-41 


2-2 

5-5 






70 


12 




23 


39-40 


0-0 
5-5 




di Torre Mezza Piaggia . . . 


68 


13 


8 


22 


38-39 


0-0 

IT 



Nel Grampus quindi non solo e variabile il numero delle ver- 
tebre, delle ematoapofisi e la loro posizione (Richiardi (22)), ma anche 
quello delle coste e delle ossa sterno-costali ; non esiste relazione 
alcuna fra il numero e la posizione delle ematoapofisi e il numero 
delle vertebre, cio che dimostra come la distinzione della regione 
lombare dalla caudale stabilita da alcuni autori in base al criterio 
di posizione della prima ematoapofisi, non sia fondata sopra un ca- 
rattere costante. L'esistenza di un tredicesimo paio di costole fa 
gia indotta da Van Beneden e Gervais (1) .... a en juger par 
la petite facette articulaire que porte Tapophyse transverse de la 
vertebre qui suit celle, sur la quelle s'insere la derniere des paires 
de cotes du squelette de Grampus griseus requ de Brest par Dume- 
i il ; nel nostro Grampus questa piccola faccetta articolare non esiste 
e la costola, che non presenta testa, si unisce, come gia ho detto, 
alia corrispoiidcute apofisi tmsversa con un ligamento aasai lungo. 

La dentatura costituisce una delle piu notevoli particolarita di 
questo delfinide ; si e finora osservato che pur esistendo alveoli o 
loro traocie sopra i bordi anteriori dei mascellari, il Grampus pre- 



- 91 - 



senta denti solo nel!a porzione sinfisaria della mandibola. L' esem- 
plare di Spezia, che ho potuto osservare nel museo di Firenze, pos- 

2 — 2 

siede invece questa formula dentaria : ; i denti mascellari, 

O — D 

benohe piu piccoli, arieggiano nella loro forma e direzione quelli in- 
feriori e, per l'inserzione loro, corrispondono agli intervalli dei tre 
denti mandibolari anteriori. Cio costituisce un fatto molto interes- 
sante, in q nan to che viene ad asseverare l'opinione espressa da al- 
cuni autori, che cioe la mancanza dei denti sulla mascella supe- 
riore sia secondaria e non si possa percio ritenere caratteristica del 
genere. Quanto poi al numero dei denti mandibolari, si e volnto ad 
esso attribuire valore di carattere specifico ; e men tre alcuni autori 
(Fischer (13)) hanno indicato per il rissoanus la presenza di uno o 
due denti di piu che nel griseus, altri (Richard e Neuville (21)) 
hanno constatato il fatto contrario, e Smiedeknecht (25)) attribui- 
sce al griseus da dodici a quattordici denti. Limitandosi agli esem- 
plari mediterranei di Grampus, si pub stabilireper la dentatura la se-' 

0-0 0-0 0-0 0-0 0-0 0-0 2-2 
rie seguente : 4 — 2 ; 4=3 ; 4=4 ; 5=5 ; 5=6 ; 6 = 6 ; 5=5 1 C1 ° 
che ci vieta, considerando anche la facile deciduita dei denti nei 
Delfinidi e il rapido colmarsi dei respettivi alveoli, di dare impor- 
tanza a questo carattere. 

5. Catture del Grampus griseus nei mari italiani. — Ho cercato 
colla massima cura di riunire nel prospetto a pag. 92-93 i dati piu 
importanti delle catture del G. griseus (G. Cuv.) nei mari italiani ; 
di talune non mi sono curato, sia perche la determinazione era dub- 
bia o incerta la notizia; di altre poi (Catania (18)), Genova (17)) non 
ho potuto raccogliere dati precisi. 

6. Alcuni rilievi sulla frequenza e sull'epoca di cattura del Gram- 
pus griseus nei mari italiani. — Da questo prospetto si possono ri- 
levare alcuni dati circa l'epoca di apparizione e la frequenza del 
Grampus griseus nei mari italiani ; si osserva anzitutto che al 
numero piuttosto rilevante di catture avvenute nell'Adriatico set- 
tentrionale e sulle coste dalmate, non ne fa riscontro alcuna per 
TAdriatico inferiore ; sconosciuto per Y Ionio, sembra assai frequente 
sulle coste della Sicilia ; non si conoscono altre catture meridionali 
all' infuori di quella di Capri, mentre sembra divenir piu frequente 
procedendo dalle coste toscane verso il Golfo Ligure (Genova, Mo- 
naco, Nizza), dove Risso (24) dice che appare di primavera e di 
autunno, e dove anche e stato recentemente riscontrato nelle cam- 
pagne scien till che dell'Istituto oceanografico di Monaco (Bouvier (4)). 



- 92 - 



Prospetto delle catture del Grampi 



N. d'ordine 
cronologico 


Localita 


Epoca 


o 

® 

a 


Sesso 


Luugb. totale J| 


1 


Nizza 


1811 


1 




m. 3.00 circa / 


2 


Nizza 


13 giugno 1825 


1 






3 


Baia di S. Jean (Nizza) 


giugno 1829 


11 


6 eg 


m. 3.00 circa % 


4 


Brevilacqua (Zara) 


12 aprile 1860 


2 


5 9m 




5 


Zara 


20 maggio 1863 


1 






6 


l^lar di Palermo 


lllgllO XoOO 


3 








j-oiicLLo {/jura) 


15 giugno 1873 


\ 




m. 2.84 


8 


Sacca dei Scardovari 
(Cbioggia) 


29 giugno 1874 


1 




in. 3.60 


9 


Capri 


febbraio 1877 


1 






10 


Palermo 


luglio 1879 


4 






11 


Palermo 


maggio 1881 


2 






12 


Foce del Piave 


ottobre 1882 


1 


6 iuv - 


m. 1.81 


13 


Spezia 


21 novembre 1884 


1 


6 


m. 3.32 


14 


Venezia 


12 maggio 1890 


2 


6 "9 


^ m. 3.34 
9 m. 2.52 | 


15 


Monaco (al largo) 


26 maggio 1896 


1 


6 


in. 3.40 H 


Hi 


Fanaiia (Istria) 


21 giugno 1897 


1 


9 to 


m. 3.09 


17 


S. Vinconzo 


l| >i in Pill': 


1 






1K 


NizM 


27 marzo 1905 


1 


iuv. 


m. 1.35 


19 


Torn- di Mezzu I'iaggia 
(Pit*) 


21 ^'iniiiio 1910 


1 


5 


in. 2.60 



- 93 - 



meus (G. Guv.) nei mart italiani. 


Form. dent. 


A 11 tori 
ohe ne riferiscono 


Musei ohe ne conservano preparati 


0-0 

5-5 


Cuvier (10), Van Beneden (2). 


Farte della mandihola : Museo di Parigi. 




Van Beneden (3). 


Pelle : Museo di Nizza. 


w 00 . q 0-0 
5-5 > + <M$ 


Lanrillard in F. Cuvier (9), 
Cams (8). 


Un cranio ed uno scheletro ; Museo di St. Nat. di Pa- 
rigi. 




Brusina (6), Valle (30). 


Cranio e parte di scheletro di un esemplaro : Ginna- 
sio di Zara. 




Brusina (6), Valle (30). 


B. I. Museo di Corte di Vienna. 




Biggio (23), fide Doderlein. 




0-0 
4-3 


Brasilia (5). (6). 


Museo Zoologico di Zagabria. 


0-0 

4I4 


Trois (26), (28), Brusina (6), 
Cams (8), Valle (30). 


Pinna caudale e scheletro : Collezione vertebrati it. 
Museo di Firenze. 


0-0 

? 


Giglioli (17), Cams (8), Damiani (11). 


Cranio senza mandibola : Collezione vertebrati italiani. 
Museo di Firenze. 


0-0 „ 

£• — ; 2 es. 
5-o 

0-0 0-0 , 
g 6^5 ' 6-6 


Bichiardi (22), Biggio (23), 
Damiani (11), 


Un cranio : Collez. vertebrati it. Museo di Firenze. 
Due : Museo di Palermo. Uno : Museo di Pisa. 


0-0 0-0 

3T4 ; 4_4 


Bichiardi (22), Biggio (23), 
Cams (8), Damiani (11). 


Uno scheletro: Museo di Palermo. Uno scheletro: Mu- 
seo di Pisa. 


0-0 

5-5 


Trois (27), (28), Brusina (6), 
Damiani (11). 


Cranio e visceri : Museo del B. Istituto Veneto. 


2-2 
5-5 


Giglioli (in schaedis) 


Pelle inontata e scheletro. Collezione vertebrati italiani. 
Museo di Firenze. 


+ 0-0 q 0-0 

O 4I4 VgT5 


Ninni (20), Trois (28), Valle (30), 
Damiani (11). 


Crani : Collezione Scarpa, Treviso. 


0-0 
4-2 


Richard e Neuville (21). 


Scheletro : Museo Oceanografico di Monaco. Visceri : 
Museo di Parigi. 


0-0 
5—5 


Valle (30), Damiani (11). 


Pelle montata, scheletro e lingua : Museo Civico di 
Trieste. 


0-0 
£4 


Carruccio (7). 


Pelle montata e scheletro: Museo di Boma. 


0-0 

(M) 


Giglioli (in schaedis). 


Pelle montata e cranio (mutilato) : Collezione Vertebrati 
Italiani. Museo di Firenze. 


0-0 
4-4 




Scheletro e visceri ; Museo di Pisa. 



- 94 - 



Riguardo all'epoca di cattura si puo affermare che esse predo- 
minano nella primavera e sul principio dell'estate, mentre rare sono 
le catture autunnali e invernali ; cio ci potrebbe indurre a credere 
che il Grampus compia delle regolari migrazioni come taluni autori 
(F 1 ower (15)), Fischer (13)) hanno sostenuto, ma niente ci fa in- 
travedere quale sia la via seguita e quale la stazione invernale. In 
rapporto agli istinti sociali di questo Delfinide Van Beneden (3) 
e portato a credere che esso viva in compagnia (gam me) una parte 
deiranno e si riunisca in coppie all'epoca degli amori fino al parto : 
raolto piu rari sarebbero gli individui solitari o i maschi ripudiati. 
Le catture italiane si riferiscono invece per la maggior parte a in- 
dividui isolati, piu raramente a individui riuniti in coppie o in 
banda. 

# 

# # 

Ringrazio vivamente il prof. E. Ficalbi per avermi permesso 
e facilitato lo studio di questo Delfinide, che e andato ad aumen- 
tare la bella raccolta cetologica del Museo di Pisa. Ringrazio poi 
il prof. D. Rosa che mi ha permesso Tesame degli individui di 
Grampus della collezione dei Vertebrati Italiani del Museo di Fi- 
renze. 

Pisa, aprile 1910. 

Lavori citati. 

1. Beneden (Van) P. I. et Gervais P. — Osteographie des C6taces vivants et fossiles, avec 

atlas. — Paris 1868-79 et 1880. 

2. Beneden (Van) P. I. — Note sur le Grampus griseus. — Bull. Ac. lioyale de Belgique, 44 

Ann., 2 Serie, Tom. 41, Bruxelles, 1876. 

3. Idem. — Histoire naturelle des Delphinides des Mers d'Europe. — Mem. couronnees et autres 

memoires publiees par I'Ac. royale de Belgique, Tomo XLIII, Bruxelles, 1889. 
i. Bouvier E. L. — Quelques impressions d'un naturaliste au cours d'une campagne scientiiiquo 
de S. A. S. le Prince de Monaco (1905). — Btdletin de I'Istitut. Oceanograf. de Monaco, N. 93, 
Monaco, 1907. 

j. Brnsina S. — Had. jug. akad. znan i umiet Kni, XXVII, TJ Zagrebu, 1874. 
(5. Idem. — Sisavci Jadranskoga mora. Gradja za faunu krvatschu uz obzir na ostale siaavce Sre- 
dozeranoga mora. — Bad. jug. akad. znan in umiet. Kni. XCV, U Zagrebu, 1889. 

7. Carruccio Antonio. — Sopra un raro delfinide (Grampus griseus G. Cuv.) di recente cattu- 

rato presso la spiaggia di S. Vinceuzo, etc. — Bull. Soc. Zool. It. Serie IT, Vol. VII e VIII, 
Roma 1906-07. 

8. Cai ns J. V. — Piodromus Eauuae Mediterraneae. — Vol. II, Stuttgart, 1889-93. 
!). Guvier F. — De l'Histoire Naturelle des cetaces. — Paris 1836. 

10. Guvier G. — Rapport fait a la classe des sciences mathematiques et physiques sur tlivors CAj 
tai :6a pris sur les cotes de France. — Annal. du Museum, Tomo XIX, Paris, 1812. 

11. Damlan) G. — I)i un Prodelpliinus euphrosyne True all'Isola d'Elba e della distciblllione <iei 
Dentioeti minor! nel marl d' Italia : Atti Soc. Ligustica Sc. Nat. e Geog., Vol. I t, Oenova, 1903. 

12. Doderlein P. Bivitta della Fauna llotlla dei Vertebrati. — Xuove Effemeridi Siciliane, Vol. 

xi, Palermo, 1881. 

13. Fischer P. - Note sur un Cetac6 (G. griseus) ochouo sur los odtefl de Fiance. — Annates des 
Sr. ,Xat. (Zoologie), V Serie, Tome 8, Paris, 1867, 



- 95 - 



14. Idem. — Cetaces du Sud-Ouest de la France. — Acte de la Soc. Linn, de Bordeaux, vol. 35, 
IV Serie, Tome 5, Bordeaux, 1881. 

15. Flower W. H. — On Risso's Dolphin. — 'Transactions Zoolog. Hoc, Vol. 8, (Pt, 1, 1H72), Lon- 
don, 1874. 

16. Gervais P. — Cetaces des cotes francaises de la Mediterran6e. — Comptes rend. Acad, des 
Sciences, 2 Semctre, Paris, 1864. 

17. Giglioli H. E. — Elenco dei Mamraiferi, deeli Uccelli e dei Rettili ittiofagi appartenenti alia 
fauna italiana e Catalogo degli Anfibi e dei pesci italiani. Firenze, 1880. 

18. Grassi B. e Calandruccio S. — Fauna della provincia di Catania e delle region! limifcrofe. 
Bollett. mens. Accad. Gioenia S. Nat., (N. Serie), Fasc. 30-31, Catania, 1893. 

19. Marie J. — On Risso's Grampus (Grampus rissoanus Desm.). — The Journal of Anat. and 
Physiol., 2 Series. 7, Cambridge and London, 1870. 

20. Xinni A. P. — Grampus griseus a Venezia. — Bollett. del Naturalista, Anno 10, X. <>. Siena, 
1890. 

21. Richard J. e Neuville H. — Sur quelques Cetaces observes pendant les campagnes dn Yacht 
Princes.se Alice. — Mem. Soc. Zool. de France, Tomo 10, Paris, 1897. 

22. Richiardi S. — Sul Grampus griseus. — Processi Verb. Soc. Tosc. Scien. Nat., Pisa. 1881, e: 
Zoolog. Anzeiger, Jahrg. 5, Leipzig, 1882. 

23. Riggio G. — Grampus griseus G. Cuv. (G. rissoanus F. Cuv.) nel mare di Palermo. — Natu- 
ralista Sicil., Anno 1, N. 7, Palermo, 1882. 

24. Risso A. — Histoire Xaturelle des principales productions de 1' Europe meridionale, etc. — Tome 
3, Paris. 1826. 

25. Smiedeknecht O. — Die Wirbeltiere Europa's mit Beriicksichtigung der Faunen von Vorde- 
rasien und Xordafrika. — Jena 1906. 

26. Trois E. F. — Sulla comparsa nelle nostre acque di xin cetaceo raro, nou ancora osservato uel- 
l'Adriatico. Atti B. 1st. Veneto, Tomo 3, Serie 4, Veneziet, 1874. 

27. Idem. — Annotazioni sul G. rissoanus, preso nell'ottobre 1882, in vicinanza ai nostri lidi. — 
Atti B. 1st. Veneto, Tomo 1, Serie 6, Venezia, 1882-83. 

28. Idem. — Elenco dei Cetacei dell'Adriatico. — Atti B. 1st. Veneto, Tomo 5, Serie 7, Venezia, 1893- 
1894 e: Biv. Ital. Sc. Nat., Anno 14, N. 10, Siena, 1894. 

20. Turner W. — Notes on some of the viscera of Risso's Dolphin (G. griseus). — The Journal of 

Anat. and Physiol., vol. 26, (New Series, vol. 6), 2, London, 1892. 
30. Valle A. — Sulla comparsa di uu Grampus griseus nelle acque istriane. — Boll. Soc. Adriatica 

Sc. Nat., vol. 20, Trieste, 1900. 



SUNTI E RIVISTE 



4. Livini •". — Dati embriologici da servire per la interpretazione di anomalie 
congenite del canale alimentare e delFapparecchio polmonare. — Comunicaz. 
fatta alia Soc. Medico-biologica milanese, nella seduta del 1° marzo 1910, 
in: Atti Soc. Med.-biologica milanese, vol. 5, f. 1, Milano 1910. 

L'O. presenta dapprima una serie di preparati microscopici di embrioni di 
polio a differenti stadi di sviluppo (e precisamente dalla 72 a alia 192 a ora d' in- 
cubazione), rilevando quanto segue: 

A partire dalla 72' ora d' incubazione, col progredire dello sviluppo coin- 
cide dapprima un progressive, generale restringimento della cavita del canale 
intestinale, per tutta la lunghezza dell'abbozzo dell'apparecchio polmonare. Dipoi, 
un restringimento circoscritto e molto accentuato si localizza in un tratto del- 
resofago corrispondente alia porzione craniale dei bronchi; un secondo restrin- 
gimentf), ugualmente circoscritto e sentito, si localizza piu tardi nel tratto cra- 
niale deircsofago stesso: i due restringimenti riconoscono la loro causa princi- 



- 96 - 



pale in un progressivo ispessimento della parete epiteliale del canale intestinale. 
Fa notare TO. la coincidenza che, per l'ubicazione, essi corrispondono con grande 
esattezza a due dei piu importanti restringimenti dell'esofago uraano. 

Successivamente, mentre in corrispondenza del restringimento piu caudale 
la cavita torna grado a grado ad ampliarsi, in corrispondenza di quello craniale, 
per proliferazione degli elementi epiteliali che direttaraente delimitano la ca- 
vita, questa viene ad essere occlusa. 

La occlusione non rimane limitata all' esofago, ma si estende anche alia por- 
zione piu caudale delia faringe, della quale la cavita, nel tratto corrispondente, 
era andata gradualmente restringendosi. La pervieta del canale si ristabilisce 
per degenerazione e successivo disfacimento di gruppi di cellule epiteliali della 
parte centrale del tratto occluso, donde la formazione di piccole cavita, dap- 
prima indipendenti Tuna dalPaltra; per Y arapliaracnto e per la fusione di tali 
cavita, si arriva alia formazione di una cavita unica, la cavita secondaria, defi- 
nitiva; ll processo si inizia all'estremo caudale del tratto occluso e procede in 
direzione craniale. 

Fatti soraiglianti dimostra TO. sussistere anche in embrioni di Rettili (La- 
certa muralis) e di Antibi anuri (Bufo vulgaris). E ricordando come essi siano 
stati pure osservati in embrioni umani, conclude che le occlusioni congenite 
deir esofago possono trovare la loro esplicazione nella persistenza di una con- 
dizione embrionale normalmente transitoria. 

Dimostra poi come, in embrioni di polio, fatti analoghi a quelli descritti nel 
canale intestinale si svolgano nell'apparecchio polmonare. 

La parte di questo apparecchio che sara poi la estremita caudale della 
trachea ed il tratto iniziale dei bronchi possiede dapprima (embrioni alia 72 a 
ora d' incubazione) una cavita relativamente ampia ; bentosto, pero, essa va ri- 
ducendosi nelle dimensioni, per modo che alia 94 a ora d' incubazione esiste un 
forte restringimento, localizzato alia parte ricordata; ed il restringimento tanto 
si accentua, fino a che, per una breve estensione, si ha una occlusione completa 
della cavita: corrisponde la occlusione alia biforcazione della trachea ed al tratto 
iniziale dei bronchi; al tratto occluso segue un restringimento bronchiale che 
per ubicazione, per lunghezza.... corrisponde al restringimento caudale dell'eso- 
fago di cui fu detto di sopra. La occlusione ha durata brevissima: alia 118 a ora 
di incubazione gia e scomparsa o ne rimangono solamente traccie; permane in- 
veco il restringimento bronchiale, ove solo piu tardi la cavita tornera progres- 
sivamente ad ampliarsi. 

Ma, nel frattempo, altri fatti degni di menzione sono avvenuti nella parte 
che sta cranialmente alia biforcazione della trachea. Nel tratto che precede im- 
mediatamente quest' ultima, la cavita si mantiene assai ampia; air incontro, nel 
tratto che segue cranialmente si determina un restringimento che va grado a 
grado accentuandosi ; e tanto, in corrispondenza di esso, si riduce la cavita che 
in alcuni punti e appena percettibile, e per brevissimo tratto si arriva ad una 
occlusione completa (embrioni alia 124" ora d' incubazione). Scompare questa ra- 
pidamente, mentre si mentiene a lungo il restringimento, di cui il limite cau- 
dale coincide con quello del restringimento craniale doll'esolago. 

Quanto alia estremita craniale dell'apparecchio polmonare, e essa dapprima 
in forma di doccia comunicante per tutta la sua lungezza col canale intestinale; 
dipoi, avvenuto in quest'ultimo la occlusione, la doccia rimane in eomunicazione 
BOltantp colla parte della cavita del ricordato canale situata cranialmente alia 



- 97 - 



occlusione stessa. Successivamente la doccia, alia sua cstremita cranialo, per 
scoraparsa della cavita si trasforma in uno sperone epitelialc solido : ccssa al- 
lora tra la cavita dell'apparecchio polmonare e quella del canale intestinale ogni 
coraunicazione, coraunicazione che si ristabilira poi tardivamente. 

Rileva TO. la importanza dei fatti osservati per la interpretazionc dclle 
parziali occlusioni congenite delFapparecchio polmonare. 

5. Granata L. — Le divisioni degli spermatociti di « Xylocopa violacea » L. — 
« Biologica », Vol. II, n. 15, 1909. 

I risultati ottenuti dall'A. rappresentano una nuova conferma delle osserva- 
zioni di Meves sulla spermatogenesi dell' Apis melliftca. 

Come si sa, Meves riconobbe in essa un particolar processo di maturazio- 
ne caratterizzato : 

1. ° dalla raancanza della riduzione a meta del numero dei cromosorai pri- 
ma della maturazione ; 

2. ° dal fatto che, delle due divisioni di maturazione, una sola interessa il 
nucleo dividendo i cromosomi equazionalmente. 

II presentarsi di un tale processo maturativo nelFImenottero suddetto an- 
drebbe — secondo Meves — messo in rapporto col fatto che il maschio deri- 
va da un uovo partenogenetico che ha emesso i due globuli polari, per modo 
che le cellule sessuali deirembrione derivanti da un tale uovo, vengono a con- 
tenere la meta della quantita normale di sostanza cromatica. 

Le ricerche che formano oggetto del presente lavoro, furono eseguite su 
pupe di Xylocopa. 

L'A., dopo aver accennato ad alcuni dati relativi alia fine struttura del 
nucleo nonche del corpo cellulare e sue inclusioni durante il periodo di molti- 
plicazione degli Spermatogoni e durante il periodo di accrescimcnto dello sper- 
matocita, riferisce i dati tratti dallo studio del periodo di maturazione. Nel 
quale si svolge un processo analogo a quello descritto da Meves nell'Apis m. 
e cioe : 

« La l a divisione degli spermatociti conduce alia formazione di un globulo 
di natura esclusivamente citoplasmatica. 

« Lo spermatocita di 2° ordine si divide in due cellule di volume disuguale 
la piu piccola delle quali degenera : la piu grande si trasforma in spermatozoo. 

« La mancata divisione del nucleo durante la separazione del primo globu- 
lo fa si che non ha luogo una normale riduzione cromatica. 

« II numero dei cromosomi degli Spermatogoni — 16 — passa, non ridotto, 
negli Spermatociti e negli Spermatidi ». 

L'A., per quanto non gli risulti che siano state fatte speciali ricerche ne 
sulla partenogenesi, ne sulla maturazione deH'uovo di Xylocopa, tuttavia crede 
di poter inferire che forse anche l'uovo partogenetico di questi Imenotteri — 
per analogia con quanto avviene nell'Apis m. e in altri Imenotteri — emetta i 
due globuli polari. T. Terni. 



- 98 - 



NOTE BIBLIOGRAFICHE 



Ehrlich P., Krause R., Mosse M., Rosin H. e Weigert K. — Enzyklopadie der mi- 
kroskopischen Technick. Zweite vermehrte und verbesserte Auflage. — 
Berlin- Wien. Urban e Schwarzenberg, 1910. 

E recenteraente apparsa la seconda edizione di un libro che ha avuto il 
merito di riunire per primo il maggior numero di nozioni salla tecnica micro- 
scopica tanto animate che vegetale. I nomi di Ehrlich, Krause, Mosse, Ro- 
sin e Weigert come Autori e dei piu valenti istologi tedeschi come collabo- 
ratori bastano da soli per accreditare questa opera che nella 2 a edizione e stata 
messa al corrente dei non pochi progressi che la tecnica microscopica ha con- 
segnito in questi ultimi anni. 

La materia e disposta per ordine alfabetico e nella seconda edizione gli 
AA. hanno avuto cura di aumeutare il numero delle voci e dei richiami per 
facilitare la ricerca dei varii metodi. 

E un opera veramente pregevole necessaria per qualunque laboratorio 
d'istologia. 

Gegenbaur C. — Lehrbuch der Anatomie des Menschen. 8 te umgearbeitete und ver- 
mehrte Auflage von M. Furbringer. — Leipzig, V. v. W. Engelmann, 1909. 
1° volume, XXI - 689 pp. con 276 figure nel testo. 

Da M. Furbringer vien pubblicata una ottava edizione del trattato di 
Anatomia del Gegenbaur. 

L'opera risultera di tre volumi e di essi ha gia visto la luce il primo che 
contiene la storia dell'Anatomia, la Embriologia e l'Anatomia generale. 

L'opera classica del Gegenbaur viene in questa prima parte largamente 
ampliata e messa al corrente dei piu recenti studi di citologia e di embriologia. 

Gosi lo studio della cellula e della sua interna costituzione, che nel vecchio 
trattato trovava posto in poche pagine, e stato svolto dal Furbringer con 
giusta ampiezza, mentre l'embriologia si e arricchita di vari capitoli, alcuni 
completamente nuovi, come, p. es., quello relativo alle leggi che regolano la 
produzione dcgli ibridi e Taltro sulla riduzione cromatica ed i fenomeni di raa- 
turazione degli elementi sessuali. 

II libro e corredato di chiare e nitide ligure in gran parte nuove o rifatte. 



- 99 - 



NECROLOGUE 
Salvatore l-o Bianco 

. 5 .. * 
Al vivo cordoglio di tutti i cultori di Zoologia, il Monitors zoologico italiano 

unisce il suo, per la imraatura perdita, or non e molto avvenuta, del dott. Sal- 
vatore Lo Bianco, il ben conosciuto Gonservatore della Stazione zoologica di 
Napoli. Di raodesti natali, seppe diventare un apprezzabilissirao cultore di Zoo- 
logia ed una tra le egregie personality del celebre e benemerito Istituto, al quale 
apparteneva. In tutti coloro, che lo conobbero, e che nel lavoro apprezzarono 
i suoi aiuti, altrettanto porti con modestia, quanto erano validi, autorevoli e 
influenti, lascia largo ricordo di affetto e di stima alta e sincera. Rimangono 
di lui nella scienza varie pregevoli pubblicazioni, che, insieme al resto delle sua 
opera, gli danno diritto ad un onorevole posto tra i benemeriti delle discipline 
biologiche. 

Vittorio ilibelli 

Era nato a Portoferraio nell'Isola d'Elba nel 1860. Rimasto orfano di padre 
e di madre, fu accolto da quella perla d'uorao e di insegnante, che e il vene- 
rando prof. Emilio Falaschi (suo zio), e a Siena compi tutta la carriera sco- 
lastica, h'no alia Universita. Gli studi di Medicina, iniziati e portati a buon punto 
a Siena, completo, come si praticava allora, a Firenze e quivi prese la laurea 
nel 1883. Appena laureato, fu settore di Anatomia nell'Universita di Siena, e poi 
assistente in quella Glinica delle malattie sifilitiche e cutanee. Entrato in que- 
sto ordine di studi, non se ne allontano piu, e nel 1890 passo professore di Pa- 
tologia e Glinica dermosifilopatica nella R. Universita di Cagliari. Dopo qualche 
anno si trasloco con la stessa qualita nella R. Universita di Parma, che, fino al 
termine immaturo della di lui vita, lo ebbe tra i piu stimati insegnanti. II gior- 
no 26 di aprile un hero morbo ne troncava repentinamente la nobile esistenza. 

Studioso e lavoratore pacato, ma indefesso, il Mibelli nella sua materia era 
una delle personality italiane. Di larga e soda coltura, di ordinata chiarezza di 
vedute, di elegante eloquio, di grande arte comunicativa, era insuperabile come 
maestro. Nella letteratura scientifica lascia numerose, pregevoli pubblicazioni ; 
la morte gli ha impedito di condurre a termine un trattato della sua scienza, 
al quale lavorava da tempo e che di certo avrebbe rappresentato una insigne 
prova del suo esteso e profondo sapere. 

Al sepolcro di quest'uomo e di questo studioso veramente egregio, che il 
Monitore zoologico ebbe tra i suoi primi vecchi collaborator^ vada un affettuoso 
saluto di amicizia e di verace stima. 

Giovanni Bar aid i 

Ebbe i natali a Pieve di Cento nell'aprile del 1834, cesso di vivere in Pisa a 
76 anni il giorno 11 del maggio scorso. Aveva studiato Veterinaria, e da lunghi 



- 100 - 



anni (dal 1872) teneva la cattedra di Zootecnica nella Scuola zooiatrica della 
R. Universita di Pisa. Innanzi era stato Preparatore nel Laboratorio di Zoologia 
di Torino, e, mentre che fu Professore a Pisa, per molti anni contemporanea- 
mente ebbe un ufficio, col titolo di Aggregate), nell'Istituto di Zoologia e Anat. 
comp. di questa Universita, ufficio che specialmente esercito raettendo in opera 
la grande sua perizia di Dissettore zootomico, e molti pregevoli preparati ana- 
toraici, che si conservano nel Museo, lo ebbero autore o collaboratore. Lascia 
diverse pubblicazioni ; taluna e riconosciuta come lodevole contributo alia Ana- 
tomia : cosi le sue « Osservazioni sulla origine (ossificazione) del cranio umano 
e degli altri Mammiferi ». Alia tomba di quest'uomo laborioso, modesto, buono, 
solido nelle sue convinzioni, Testremo saluto ! E. F. 

Enrico Sertoli 

Ha cessato di vivere in Sondrio Enrico Sertoli direttore e fondatore della 
Scuola e del Laboratorio di Fisiologia sperimentale di Milano. II Sei-toli lascia 
come istologo, un ricordo imperituro con i suoi studii sulla struttura dei cana- 
licoli seminiferi nei quali egli descrisse quegli elementi che, per universale con- 
senso, da lui presero nome. Ma non meno importante e certo piu vasta lu la 
sua opera come flsiologo. Le interessanti ricerche « sulla fissazione dell'acido 
carbonico nel sangue e sulla sua eliminazione nel polmone » e quelle classiche 
« sulla fisiologia generale dei muscoli lisci » gli assicurarono la fama di ricer- 
catore geniale e di tecnico abilissimo. 



NOTIZIE 



Societd italiana per il progresso clelle Scienze. — La quarta riunione avra 
luogo in Napoli dal 16 al 22 ottobre 1910. 

Sono annunziate le seguenti comunicazioni : 

Tra i discorsi generali a Glassi riunite: 
G. Fano. — La coordinazione umorale. 
F. Raffaele. — Teorie moderne deU'evoluzione. 
L. Bianchi. — La meccanica del cervello. 

Tra i discorsi di Glasse, nella Glasse B : 
F. S. Monticelli. — Fauna del Golfo di Napoli. 
B. Morpurgo. — Simbiosi artificiale. 
R. Pirotta. — Hanno le piante organi dei sensi ? 
P. Enriques. — Gostituzione del protoplasma. 
/*'. Hollazzi. — Golloidi. 
A. Herlilzka. — Kmoglobina e clorolilla. 
s. Baglioni. — Sistema ncrvoso. 
/,'. Hurian. — Gorpi purinici, 

a. Rossi. — Culture pure o fermen^i selezionati aell' industria e nell'agricoltui'a. 
('. Cuboni. — Sopra 1' opera dell'abate Mendel. 

Cosimo Gheeubini, Amministratore-rksponsahile. 



Firenzo, 1U10. — Tip. L. Miucului, Viu PatTllB. 44. 



Monitore zoologico italiano. Anno XXL 



Tav. VI. 




GRAMPUS GRISEUS (G. Cuv.) J- 

{da una fotografia) 

1. Visto di fianco — 2. Dal dorso — 3. di iaccia. 



Zinc. A. BONGINI 

FIRENZE, VIA LEONE X. 



Momtore Zooloffico [faliano * huw . XXI 

i 




Monitore Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 

dat DOTTOKI 

GIULIO GHIARU6I EUGENIO FIGALBI 

Prof, di Anatomia uniana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

nel R. Istituto di Studi Super, in Firenze nella R. Universita di Piaa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri aH'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXI Anno Firenze, Maggio 1910. 1ST. 5, 



SOMMARIO: BlBLIOGRAFIA. — Pag. 101-110. 

Comunicazioni originali : Pitzorno M., Su alcune particolarita delle cel- 
lule del cordone simpatico dei Gheloni. (Con tav. YII-VIII). — Chiarugi 
G-., Note di tecnica embriologica. — Pag. 111-120. 

Sunti e Riviste : 6. Pensa -A-., Alcune formazioni endocellulari dei vegetali 
(nota preventiva). — Pag. 120. 



Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



BlBLIOGRAFIA 



Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia. 



XII. Vertebrati. 

II. PARTE ANATOMIC A. 
1. Parte generale. 

Pugliese Angela. — Sulle leggi che governano il processo della crescenza nel- 
ruomo e negli animali superiori. — Vedi M. Z., XXI, 1, 4. 

Testut L. e Jacob 0. — Trattato di Anatomia topograflca con applicazioni rae- 
dico-chirurgiche. Trad. ital. del prof. R. Fusari. — Torino, Unione lip.-edit 
1908, Vol. 2, 1110 pp. con 766 figg. 



- 102 - 



4. Apparecchio scheletrigo. 

Angelotti Guido. — Variazioni e lacune nella « pars tympanica » del tempo- 
rale. — Atti Soc. romana di Antropologia, Vol. 15, Fasc. l,pp. 35-53 con 
tav. Roma, 1909. 

Bertini Emilia. — Le ossa basali del cranio dei pesci in rapporto con la teoria 

vertebrale del cranio. — Genova, tip. A. Ciminago, 1907 , pp. 31. 
Mannu Andrea. — Un caso indiscutibile di manifestazione della vertebra occi- 

pitale. — Atti Soc. rom. di Antropologia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 379-384, 

con fig. Roma, 1908. 
Marangoni Matteo. — Ricerche sul perone. — Arch. p. V Antrop. e VEtnol., 

Vol. 37, Fasc. 2, pp. 305-320, con fig. Firenze, 1907. 
Mochi Aldobrandino. — Variazioni della squama del temporale e della sutura 

squamosa. — Arch. p. I'Anir. e VEtnol., Vol. 38, Fasc. 2, pp. 181-188, con 

tav. Firenze, 1908. 

Mochi Aldobrandino. — L'indice di curvatura del frontale. — Vedi M. Z., XIX, 
7, 170. 

Puccioni Nello. — Di alcune omologie fra le ossa dello scheletro cefalico e vi- 

scerale dell*uomo e dei cranioti inferior]'. — Arch. p. V Antrop. e VEtnol., 

Vol. 38, Fasc. 1, pp. 37-86. Firenze, 1908. 
Ruffini A. — Ricerche anatomiche ed anatomo-comparate sullo sviluppo della 

pars periotico-mastoidea del temporale e sul signincato dell'apofisi mastoide. 

— Atti Soc. romana di Antropologia, Vol. 15, Fasc. 1, pp. 61-64. Roma, 

1909. 

Sergi Sergio. — Sull'asimmetria dei condili occipitali neir uomo. — Atti Soc. 
rom. di Antropologia, Vol. 15, Fasc. 2, pp. 173-195. Roma, 1910. 

5. Apparecchio muscolare. 

Marcucci Ermete. — Sull'incrocio di alcuni muscoli nei Sauri. (Sunto). — Rend, 
d. Acc. d. Sc. fis. e mat, Ser. 3, Vol. 13, An. 46, Fasc. 5-7, p. 228. Na- 
poli, 1907. 

Pardi Francesco. — Musculi tensores fasciae cruris. — Atti Soc. tosc. Sc. nat., 
Processi verbali, Vol. 18 (1909-10), Adunanza del 9 maggio 1909, pp. 38-48, 
con 2 fig. Pisa, 1909. 

6. Apparecchio intestinale con le annesse ghiandole 

Castellani L. — Lo sviluppo della circolazione sanguigna nei denti transitori 
deiruomo. — Ricerche fatte nei Labor, di Anat. norm, della R. Univ. di 
Roma, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 197-212, con 1 lav. Roma, 1909. 

Colo (Di) Francesco. — Le perle epiteliali della volta palatina in rapporto col- 
Tetiologia dei tumori di tale regione. — Arch. ital. <li Laringologia. An. 2% 
Fasc. 4, pp. 151-160, con fig. Napoli, 1909. 

Cutore Gaetano. — Raro diverticolo del colon ileo-pelvico. Con fig. — Atti d. 
Acc. Gioenia di Sc. nat. in Catania, An. 84 (1907), Ser. 5, Vol. 20, Mem. Ill 
di 10 pag. Catania, 1907. 

Mannu Andrea. — Intorno ad alcune particolarita anatomiche del palato nei- 
L'uomo. (Mucosa, ghiandolo palatine e di Verga, fossette ed aree cribrose, re- 
sidui della fessura palatina). — Ricerche fa lie nei Laborat. di Anat. norm* 
della R. Univ. di Roma, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 161-196, con 2 lac. e 23 figg., 
Roma, 1909. 

Nazari Alcssio. — Pancreas aberrate in un diverticolo di Meckel. — Hull. d. 
It. Acc. med. di Roma, An. 35, Fasc. 6-7, pp. 215-250, con fig. Roma, 1909. 



- 103 - 



Pepcre A. — Vedi M. Z., in qiiesto N. e pag. 

Segre Giorgio. — La cellula epatica nelle differenti forme di alimentaziono na- 
turale. — Arch. Fisiologia s Vol. 7, Fasc. 3, pp. 205-208. Firenze, 1910. 

Trinchieri Giuseppe. — Ricerche intorno alia distribuzionc deU'elemento musco- 
lare nell'esofago del cane. — Biologica, Vol. 2, Fasc. 4, N. 12, pp. 1-12. 
Torino, 1909. 

8. Tiroide, Paratiroide, Timo, Gorpusgoli timici. 
Capobianco F. — Nuovje ricerche sulla Tiroide. — Rend. d. Acc. d. Sc. fis. e 

mat., Ser. 3, Vol. 13, An. 46, Fasc. 5-7, pp. 180-190, con tav. Napoli, 1907. 
Carbone Doraenico. — La funzione biologica delle paratiroidi. Ri vista sintetica. 

Biochimica e Terap. sper., An. 1, Fasc. 11, pp. 512-521. Milano, 1909. 
Franchini Filippo. — Osservazioni sopra un caso di gozzo retrosternale. — Re- 

soconto delle ad. dell'anno 1909 d. Soc. med.-chir. di Bologna, Ad. del 9 

luglio 1909, pp. 68-69. Bologna, 1910. 
Pepere A. — Delia presenza di ghiandole salivari nel sistema tiro-paratiroideo- 

timico dell'uomo. Con 1 fig. — Arch. ital. Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 3, 

pp. 408-424. Firenze, 1909. 

9. Apparegchio girgolatorio. Milza e altri organi linfoidi. 

Bonvicini Aug. — Perforazione congenita del setto interventricolare del cuore 
in due gatti aramalati e morti per pleurite settica traumatica. — Bologna, 
Stab, poligr. emiliano, 1908, 8°, 47 pp. con tav. 

Luna Emerico. — Rara anomalia dell'arteria intercostalis suprema. — Ricerche 
fatte nel Labor, di Anal. norm, delta R. Univ. di Roma, Vol. 14, Fasc. 3, 
i>p. 213-247, con 1 fig. Roma, 1909. 

Mannu Andrea. — Sopra la disposizione e lo sviluppo dei rami gastro-intesti- 
nali delFaorta in alcuni Sauri (Anguis Fragilis, Gongylus ocellatus). Con 23 
figure. — Arch. ital. Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 3, pp. 441-483. Fi- 
renze, 1909. 

Mergoni G. B. — II fascio atrio-ventricolare di His. — Boll. d. Soc. med. di 

Parma, Ser. 2, An. 3, Fasc. 2, pp. 14-23. Parma, 1910. 
Paladino G. — Per una questione di priorita sui rapporti intimi tra la muscu- 

latura degli atrii e quella dei ventricoli del cuore. — Rendic. d. Acc. d. Sc. 

/is. e mat., Ser. 3, Vol. 15 (An. 48), Fasc. 8-12, pp. 268-272. Napoli, 1909. 
Pepere A. — Di alcuni reperti anatomici rari del cuore. — Arch. Scienze me- 

diche, Vol. 33, Fasc. 6, pp. 515-552. Torino, 1909. 
Schiboni Luigi. — Gontributo alio studio anatomo-patologico del fascio di His. 

Ricerche fatte nel Labor, di Anat. norm, della R. Univ. di Roma, Vol. 15, 

Fasc. 1, pp. 33-59, con 1 tav. Roma, 1910. 

10. Gavita del corpo e Membrane sierose. 

Favaro Giuseppe. — Per la patologia delle cavita pleurali retrocardiache (borsa 
e seno) neH'uomo. — Arch. Scienze mediche, Vol. 34, Fasc. 1-2, pp. 177-179. 
Torino., 1910. 

Favaro Giuseppe. — La bursa pleuralis retrocardiaca (b. infracardiaca) neiruomo. 
Con tav. XXXVI e 10 figure nel testo. — Arch. ital. Anat. ed Embriol., 
Vol. 8, Fasc. 3, pp. 511-533. Firenze, 1909. 

11. Apparecchio urinario e genitale. 
Barnabd Valentino. — Sulla riproduzione delle cellule interstiziali nel testicolo. 
Boll. Soc. zool. ital., An. 18, (Ser. II, Vol. 10), Fasc. 11-12, pp. 459-461. 
Roma, 1909. 



- 104 - 



Greggio Ettore. — Intorno alle modificazioni strutturali della ovaja in alcuni 

processi morbosi ed in alcune particolari condizioni fisiologiche. — Arch. 

ital. di Ginecologia, An. 13, N. 1, pp. i-42. Napoli, 1910. 
Insabato Luigi. — Sull'evoluzione del connettivo nell'utero uraano. Con tavo- 

le XXIX-XXXI. — Arch. ital. Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 3, pp. 375- 

407. Firenze, 1909. 

Morgera Arturo. — Ricerche sulla glandola ed il canale di Leydig nei maschi 
di Scyllium. — Arch, zool., Vol. 4, Fasc. 1, pp. 179-193, con 1 tav. Na- 
poli, 1909. 

Russo Achille. — Modificazioni sperimentali dell'elemento epiteliale deirovaia 

di Maramiferi. — Vedi M. Z., XX, 10, 282. 
Zannini Prospero. — Principali organi glandulari dell'uretra pelvica raaschile 

dei Mammiferi domestic]". — Modena, tip. A. Cappelli, 1907. 8.°, 77 pp., 

con 8 tav. 

12. Ghiandole surrenali, Organi gromaffini etc. 

Giacomini E. — II sistema interrenale e il sistema cromaffine (sistema feocro- 
mo) nelle Anguille adulte, nelle Cieche e nei Leptocefali. — Rendic. d. 8 a 
Assemb. ord. e d. Convegno d. Unione zool. ital. in Bormio, 31 ag.-4 sett. 
1908, in Mon. Zool. ital., An. 20, N. 2-3, pp. 92-93. Firenze, 1909. 

Pende N. — Capsula surrenale accessoria nei plesso solare. — Boll. d. Soc. Lan- 
cisiana d. Osp. di Roma, An. 29, Fasc. 2, p. 65. Roma, 1909. 

13. Apparecchio nervoso centrale e periferico. 

Abundo (d') G. — La dottrina segmentaria in patologia nervosa. — Riv. ital. 
di Neurop., Psichiair. ed Elettroterapia, Vol. 2, Fasc. 9, pp. 385-401, con 
fig. Catania, 1909. 

Abundo (d') G. — La fisiopatologia del talamo ottico. — Riv. ital. di Neurop., 
Psichiair. ed Elettroterapia, Vol. 2, Fasc. 11, pp. 481-517, con fig. Cata- 
nia, 1909. 

Abundo (d'). — Sulla fisiopatologia del talamo ottico. — 2° Congr. d. Soc. Hal. 

di Neurologia (Genova, ott. 1909), in Riv. di Patol. nervosa e mentale, 

Vol. 14, Fasc. 12, pp. 558-560. Firenze, 1909. 
Beduschi. — II giro sopramarginale sinistro nella funzione del linguaggio. — 

2° Congr. d. Soc. ital. di Neurologia (Genova, ott. 1909), in Riv. di Pa- 
tol. nervosa e mentale, Vol. 14, Fasc. 12, p. 561. Firenze, 1909. 
Bossalino D. — Sul decorso delle fibre nervose nei nervi ottici e nei chiasma 

[mammiferi, uomo compreso]. — Annali OUalmologia, An. 38, Fasc. 11-12, 

j>/>. 835-860, con tavole. Pavia, 1909. 
Cerletti Ugo. — Nodi, treccie e grovigli vasali nei cervello senile. — Ann. d. 

1st. psich. d. R. Univ. di Roma, Vol. 7, pp. 211-221. Roma, 1910. 
Feliciangeli Guido. — Gontributo sperimentale alia conoscenza della funzione 

del lobo frontale del cervello del cane. Con 11 fig. — Arch. di Far mac. 

sper. e Sc. affini, An. 9, Vol. 9, Fasc. 3, pp. 123-138. Roma. 1910. 
Gemelli Agostino. — UlteHorc contributo alia fisiologia deiripofisi. Con 4 fig. — 

Mem. d. pont. Acc. rom. d. nuovi Lincei, Vol. 26, pp. 41-75. Roma, 1908. 
Luna Kmerkto. — Su di alcune particolari ta di struttura del nucleus ruber 

tegmenti. — Ricerche fatte nei Labor, di Anat. norm, della />'. fair, di 

Roma, \<>l. (5, Fasc. 1. pp. 19-32, COn t iar. R<>,na. !>.>l<>. 
Maugeri Vincenzo. — La pars inferior del quarto ventricolo nell' uomo. Con 
tav. XV-XVI. — Arch. Hal. Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 2, pp. 255-270. 
Firenze, 1909. 



- 105 - 



Mingazzini G. — Nuovi studi sulla sede della afasia raotoria. — Riv. di Patol. 

nervosa e mentale, Vol. 15, Fasc. 3, pp. 137-180, con fiy. Firenze, 1910. 
Mingazzini G. — Sul decorso delle vie cerebro-cerebellari nelFuomo. — Riv. di 

patol. nervosa e mentale, Vol. 13, Fasc. 10, pp. 433-452, con fig. Firenze, 

1908. 

Perna Giovanni. — Sulla presenza di un tubercolo intcrmammillare in un ccrvello 
uraano. — Soc. med.-chir. di Bologna. Resoconto delle Adunanze dell' an- 
no 1909, Ad. del 19 apr. 1909, p. 41. Bologna, 1910. 

Perna Giovanni. — L'eminentia saccularis (Retzius) e il suo significato morfo- 
logico. — Rendic. Soc. med.-chir. di Bologna (Ad. 10 marzo 1910) in Bull. 
Sc. med., An. 81 (Ser. 8, Vol. 10), Fasc. 5, pp. 229-230. Bologna, 1910. 

Rossi Ferruccio. — Contribute all'innervazione spinale segraentale della regione 
lombo-sacrale della cute del cane, studiata mediante tagli trasversali del 
midollo spinale. Con 38 fig. nel testo. — Arch. Farmac. sper. e Scienze 
afjini, Vol. 9, Fasc. 1, pp. 8-48. Siena, 1910. 

Sala Guido. — Sulla fina struttura dei centri ottici degli Uccelli. — Pavia, tip. 
coop. 1907 , 4°, 14 pp., con 2 tav. 

Savagnone Ettore. — Gontributo alia conoscenza della tine struttura deH'ipofisi. 

— Riv. ital. di Neurop., psich. ed elettroterap., Vol. 2, Fasc. 1, pp. 8-21. 
Catania, 1909. 

Sergj Quirino. — Gontributo alio studio dei solchi e dei giri cerebrali nel gatto 
domestico. — Ricerche fatte nel Labor, di Anal, norm, della R. Univ. di 
Roma, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 213-241, con 1 tav. Roma, 1909. 

Sergi Sergio. — Variazioni dei solchi della insula nel cervello umano. Con 2 tav. 

— Atti Soc. rom. di Antropologia, Vol. 15, Fasc. 2, pp. 209-224. Roma, 
1910. 

Staderini R. — La fisiologia dell'ipoflsi studiata col metodo sperimentale: nota 
critica. — Arch. Fisiologia, Vol. 7, Fasc. 2, pp. 128-130. Firenze, 1910. 

14. Organi di senso. 

Bottazzi Filippo e Scalinci Noe. — Ricerche chiraico-fisiche sulla lente cri- 

stallina. — Atti R. Acc. dei Lincei. Rendic, Class. Sc. /is., mat. e nat., 
. (Ser. 5), Vol. 17, Sem. 2, Fasc. 9, pp. 445-454 e Fasc. 10, pp. 566-571. 

Roma, 1908. — Vol. 18, Sem. 1, Fasc. 5, pp. 225-228; Fasc. 7, pp. 326-338 

e Fasc. 8, pp. 379-384. Roma, 1909. 
Gradenigo G. — Sopra un caso di assenza congenita dei due padiglioni delFo- 

recchio. — Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 72, N. 9-11, pp. 337-339. 

Torino, 1909. 

Urso (d') Angelo. — Sulla distribuzione delle fibre elastiche nella capsnja di 
Tenone delPuomo. Nota 1 : (Tessuto elastico nelle guaine dei muscoli dell'oc- 
chio). — Atti d. Acc. Gioenia di Sc. nat. in Catania, An. 84 (1907), Ser. 4, 
Vol. 20, Mem. XVI di 25 pag., con lav. Catania, 1907. — Nota 2 a ,Con 1 
tav. Ibid. An. 86, (1909), Ser. 5, Vol. 2, Memoria XVI di 8 pag. Ca- 
tania, 1909. 

16. Anatomia topografica. 

Taddei Domenico. — Un nuovo metodo per la palpazione dell'uretere alio stretto 
superiore del bacino. — Rendic. Accad. med.-fts. fiorenlina, Adunanza d. 
28 aprile 1909, in: Sperimentale (Arch. Biologia norm, e patol.), An. 63, 
Fasc. 2, pp. 362-366. Firenze, 1909. 



- 106 - 



17. Teratologia. 

Formiggini Benedetto. — Contribute* alia conoscenza dei teratorai dell' ombe- 
lico a struttura gastro-intestinale. — Morgagni (Archivio), An. 52, P. 1, 
N. 4, pp. 150-160. Milano, 1910. 

Frascella Pietro. — Ipoplasia crassi-Megaileon partiale congenitum. — Policli- 
nico, An. 17, Vol. 17-c, Fasc. 4, pp. 180-192, con fig. Roma, 1910. 

III. PARTE ZOOLOGIGA 
3. Pesci. 

Panella Amilcare. — II nucleone in tre periodi della vita dell'Anguilla vulgaris. 

Atti Soc. iosc. Sc. nat., Processi verbali, Vol. 18 (1908-9), Adunanza del 

14 marzo 1909, pp. 25-30. Pisa, 1909. 
Pantanelli D. — Ancora su i resti di Ptychodus nello Appennino Emiliano. — 

Atti Soc. d. Naturalisti e Matem. di Modena, Ser. 4, Vol. 7, An. 38, 

pp. 36-37. Modena, 1906. 

6. Uccelli. 

Bacchi della Lega Alb. — Striges (Uccelli notturni): gufo reale, gufo di padule, 

assiuolo, civetta, allocco, barbagianni. — Bologna, L. Beltrami, 1908, 71 pag. 
Cavazza Filippo. — Nota intorno a una incursione e niditicaziono della Loxia 

curvirostra L. nell'Emilia. — Boll. Soc. zool. ital., An. 18 (Ser. II, Vol. 10), 

Fasc. 11-12, pp. 462-470. Roma, 1909. 
Chigi Francesco. — I generi Anser Brisson e Melanonyx But. Rettifiche e ag- 

giunte. — Boll. Soc. zool. ital., An. 18 (Ser. II, Vol. 10), Fasc. 11-12, 

pp. 450-453, Roma, 1909. 
Ghigi Alessandro. — Sulla dissociazione dei caratteri specifici negli ibridi com- 

plessi di alcuni uccelli. — Vedi M. Z., XX, 10, 282. 
Martorelli Giacinto. — Le variazioni della Merula torquata (Naum.). — Atti 

Soc. ital. Sc. nat. e Museo civ. di St. nat. in Milano, Vol. 48 (An. 1909), 

Fasc. 4, pp. 334-358, con fig. e lav. Pavia, 1910. 

7. Mammiferi 

Regalia E. — Sull'Equus (Asinus) hydruntinus (Regalia) della Grotta Romanelli 
(Castro, Lecce). — Arch. p. V Antrop. e VEtnol., Vol. 37, Fasc. 3, pp. 375- 
390. Firenze, 1907. 

Regalia E. — Ancora sul cammello della Grotta di Zachito (Salerno). — Arch, 
p. I' Antrop. e VEtnol., Vol. 38, Fasc. 3, pp. 287-298. Firenze, 1908. 

8. Antropologia ed Etnologia 

Angelotti Guido. — Crani del Monte Amiata. — Atti Soc. rom. di Antropolo- 
gia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 299-321, con fig. Roma, (908. 

Bellucci Giuseppe. — Accetto di selce levigate in Italia e question! relative. 
Con 1 tav. — Arch. p. VAntr. e VEtnol., Vol. 38, Ease. 3, pp. 259-27 l. 
Firenze, 1908. 

Biasutti Renato. — L'originc degli antichi cgiziani e 1' indagine craniologica. 

— Arch. p. VAntr. e VEtnol., Vol. 38, Ease. 2,]>j>. 2 19-211. Firenze, 1908. 
FrasBetto F. — Casi di albinismo parziale ereditario Delia lamiglia Anderson 

della Luisiana (S. u. d'A.). (Gonsiderazioni sulla genesi delle acromie e iper* 

crornio congenite). — Atti Soc. rom. di Antrqpologia, Vol. 15, Ease. 2, 

pp. 155-172, con tav. Roma, 1910. 



- 107 - 



Frassetto F. — Relazione intorno all'atlante autropologico doll' Italia. — Atti 
Soc. rom. di Antropologia, Vol. 15, Fasc. 2, pp. 149-153. Roma, 1910. 

Gatti Giovanni. — Un caso di microcefalia con caratteri di tipo azteco e del 
tipo negroide. Con 1 tig. — Arch, di Antr. crim., Psichialria e Med. leg., 
' Vol. 31 (Ser. 4, Vol. 2), Fasc. 1-2, pp. 67-79. Torino, 1910. 

Giani P. — Sopra un tatuaggio. Con 3 tig. — Arch, di Antrop. crim., Psichia- 
tria e Med. leg., Vol. 31 {Vol. 2 d. S. 4), Fasc. 1-2, pp. 54-66. Torino, 1910. 

Giuffrida-Ruggeri V[incenzo]. — II Pithecanthropus erectus e Forigine della spe- 
cie umana. — Rivista di Scienze, An. 1 (1907), Vol. 2, N. 4, pp. 298-304, 
Bologna, 1908. 

Giuffrida-Ruggeri V. — Statuette-feticci della Guinea inferiore. Con 5 fig. — 
Atti Soc. rom. di Antropologia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 293-297. Roma, 1908. 

Giuffrida-Ruggeri V. — I crani egiziani del Museo Givico di Milano. Con 2 tav. 
— Arch. p. V Antrop. e I'Etnol., Vol. 37, Fasc. 3, pp. 399-410. Firenze, 1907. 

Giuffrida-Ruggeri V. — Contributo all' antropologia flsica delle regioni dina- 
riche e danubiane e delFAsia anteriore. Con tav. e tig. — Arch. p. I' Antrop. 
e VEtnol., Vol. 38, Fasc. 1, pp. 127-180. Firenze, 1908. 

Giuffrida-Ruggeri V. — I erani egiziani antichi e arabo-egiziani della Univer- 
sity di Napoli. Un osso postzigomatico. — Atti Soc. rom. di Antropologia, 
Vol. 15, Fasc. 2, pp. 89-148, con 2 tav. Roma, 1910. 

Levi Ettore. — Contributo alia conoscenza del nanismo vero eredo-faraigliare : 
dimostrazione di quattro casi. — Rendic. Accad. med.-fis. fiorentina, Se- 
duta 23 febbraio 1910, in: Sperimentale (Arch. Biologia norm, e patol.), 
An. 64, Fasc. 1, pp. 114-116. Firenze 1910. 

Livi R. — Sui caratteri pseudo-infantili. — 2° Congresso d. Soc. ital. p. il pro- 
gresso d. Sc., Sez. 14 (Antropologia ed Etnografia) in: Atti Soc. rom. di 
Antropologia, Vol. 14, Fasc. 3, p. 389. Roma, 1908. 

Livi Ridolfo. — La schiavitu domestica in Italia nel Medio Evo e dopo. — Arch, 
p. I' Antrop. e I'Etnol., Vol. 38, Fasc. 3, pp. 275-286. Firenze, 1908. 

Livi Ridolfo. — La schiavitu in Italia e le razze attuali. — 2° Congresso d. 
Soc. ital. p. il progresso d. Sc., Sez. 14 (Antropologia ed Etnografia) in : 
Atti Soc. rom. di Antropologia, Vol. 14, Fasc. 3, p. 385. Roma, 1908. 

Loria L. — II Museo e l'esposizione etnologica italiana nel 1911 a Roma. — 2° 
Congresso d. Soc. ital. p. il progresso d. Sc., Sez. 14 (Antropologia ed Etno- 
grafia) in: Atti Soc. rom. di Antropologia, Vol. 14, Fasc. 3, p. 389. Ro- 
ma, 1908. 

Mantegazza P. — Lo splendore deH'occhio umano. — Rendic. d. Soc. ital. di 
Antrop., Etnol. e Psicologia comp., Ad. dell' 8 marzo 1908, in: Arch. p. 
V Antrop. e I'Etnol., Vol. 38, Fasc. 3, pp. 347-349. Firenze, 1908. 

Mochi A. — Intorno all'intesa internazionale per Funificazione delle misure era- 
niometrichc e cefalometriche. — Rendic. d. Soc. ital. di Antrop., Etnol. e 
Psicologia comp., Ad. del 27 nov. 1907, in: Arch. p. V Antrop. eV Etnol., 
Vol. 38, Fasc. 3, pp. 341-342. Firenze, 1908. 

Mochi Aldobrandino. — Crani cinesi e giapponesi. A proposito delle forme cra- 
niensi di Homo sinicus, Sergi. — Arch. p. I' Antrop). e I'Etnol., Vol. 38, 
Fasc. 3, pp. 299-328 con fig. Firenze, 1908. 

Mochi A. — Sul politopismo delle forme craniensi. — 2° Congresso d. Soc. ital. 
p. il progresso d. Sc., Sez. 14 (Antropologia ed Etnografia) in: Atti Soc. 
rom. di Antropologia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 388-389. Roma, 1908. 

Pigorini Luigi. — Gli abitanti primitivi dell'Italia. — Atti Soc. ital. p. il pro- 
gresso d. Scienze, 3 a Riunione, Padova 1909, pp. 141-189, con fig. Roma, 
1910. 



- 108 - 



Pittaluga Rosetta. — Studio antropometrico sulle donne della Lucchesia. 

Atti Soc. romana di Antropologia, Vol. 15, Fasc. 1, pp. 15-34. Roma, 1909. 

Sera G. L. — Di alcuni caratteri important flnora rilevati nel cranio di Gibral- 
tar. — Atti Soc. rom. di Aniropologia, Vol. 15, Fasc. 2, pp. 197-208. Ro- 
ma, 1910. 

Sera G. L. — Valore antropologico di alcune strie del parietale. — Atti Soc. 
iial. progresso Scienze, 3 a Riunione, Padova 1909, p. 553. Roma, 1910. 

Sera G. L. — Sull'occhio mongolico. — Atti Soc. ital. progresso Scienze, 5 a Riu- 
nione, Padova 1909, p. 553. Roma 1910. 

Sera Gioacchino Leo. — Nota sull'occhio mongolico. — Atti Soc. romana d'An- 
tropologia, Vol. 15, Fasc. 1, pp. 55-59. Roma, 1909. 

Sergi G. — Ruropa. L'origine dei popoli europei e loro relazioni coi popoli di 
Africa, d'Asia e d'Oceania. — Torino, Frat. Bocca ed., 1908, pp. XXI-652, 
con 59 lav. 

Sergi Giuseppe. — Intorno a due recenti scoperte dello uomo preistorico. — 
Atti Soc. rom. di Aniropologia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 285-291, con fig. 
Roma, 1908. 

Sergi G. — Grani peruviani trapanati. Esempi di chirurgia primitiva. — Atti 
Soc. romana di Antropol., Vol. 15, Fasc. 1, pp. 7-13, con fig. Roma, 1909. 

Sergi G. — Sul valore delle misure in biologia e specialmente in craniometria. 
Atti Soc. ital. progresso Scienze, 3 a Riunione, Padova, pp. 333-352, con 
figure. Roma, 1910. 

Sergi Sergio. — Un cervello di un indigeno di Tabora (Unyanyembe). Con 2 tav. 

— Atti Soc. rom. di Aniropologia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 325-330. Roma, 
1908. 

Sergi Sergio. — Due cervelli di sudanesi. Con 4 tav. — Atti Soc. rom. di An- 

tropologia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 367-377. Roma 1908. 
Sergi Sergio. — Nota intorno alia deformazione dei denti in Africa. — Atti Soc. 

rom. di Aniropologia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 385-386, con fig. Roma, 1908. 
Sittoni Giovanni. — Le cinque terre. I. Biassa (Golfo della Spezia). Arch. p. 

VAntrop. e VEtnol., Vol. 37, Fasc. 2, pp. 295-304. Firenze, 1907. — II. Gara- 

piglia (Golfo della Spezia). Ibidem, Fasc. 3, pp. 429-438. Firenze, 1907. 

— III. I Biasseo-Campioti. Le doti naturali. Con tav. II. Ibidem, Vol. 38, 
Fasc. 1, pp. 23-36. Firenze, 1908. — III. 1 Biasseo-Campioti. I dati craniologici 
sui Biassei. Con fig. Ibidem, Fasc. 2, pp. 195-218. Firenze, 1908. 

Tamassia Arrigo. — Le vene dell'avambraccio come indici di identita perso- 
nale. — Atti R. Istit. Veneto di Sc. Lett, ed Arti, Anno acc. 1908-09, T. 68 
(S. 8, T. 11), Disp. 9, Parte 2, pp. 769-773, Venezia, 1909. 

Vram. — Le deformazioni artiiiciali della testa nell'arte. — 2° Congresso d. Soc. 
ital. p. il progresso d. Sc., Sez. 14 (Antropologia ed Etnografia) in: Atti 
Soc. rom. di Antropologia, Vol. 14, Fasc. 3, p. 388. Roma, 1910. 

Vram Ugo G. — Su una scultura antropomorfa proveniente dal Congo. — Arch, 
p. I'Antrop. e VElnol., Vol. 38, Fasc. 2, pp. 189-194, con fig. Firenze, £908. 

Vram Ugo G. — Su d'una singolare urna mneraria dell' America del Sud. — 
Arch,, p. I'Antrop. e VEtnol., Vol. 37, Fasc. 2, pp. 292-293, con fig. Fi- 
renze, 1907. 

Zanolli Velio. — Recenti teorie suH'origine dell' uomo. — Atti Acc. scient. ve- 
neto- Irentino-islriana, Ser. 3, An. 2, pp. 21-135. Padova, 1909. 

Zanolli Velio. — Stud) di Antropologia bologncse. II Bacino. — Alii Acc. scient. 
venelo-trentino-istriana, Ser. 3, An. 2, pp. 9-20. Padova, 1909. 



- 109 - 



Appendice: Antropologia applicata ALLO STUDIO DEI PAZZI, 

DEI CRIMINALI, ETC. 

Blasio (De) A. — Cranio di delinquente con processo paramastoideo. Con 3 fig. 

— Arch. Anlr. crim. Psich. Med. leg., Vol. 30 (Vol. 1, Ser. 4), Fasc. 3, 

pp. 273-279. Torino, 1909 y 
Blasio (De) A. — Rara anomalia costale in rapinante napoletano. — Riv. Hal. 

Sc. nat., An. 29, N. 1-2, pp. 1-3 con fig. Siena, 1909. 
Merletti Gesare. — Morfologia e fisiopatologia nelle donne con infantilismo ge- 

nitale (Nota prev.). — Atti Acc. Scienze med. e nat. in Ferrara, An. 83, 

Fasc. 1-2, Mem., pp. 89-101. Ferrara, 1909. 
Mondio Guglielmo. — L'antropologia criminale nella sua attuale evoluzione. — 

Gazz. med lombarda, An. 67, N. 25, pp. 239-242 e N. 26, pp. 249-251. 

Milano, 1908. 

Tirelli Vitige. — Studi preliminary sulle ossa di alienati. — Giorn. Accad. Me- 
dicina Torino, An. 72, N. 6-8, pp. 204-210. Torino, 1909. 

C. - ZOOLOGIA APPLICATA. 

1. ZOOLOGIA MEDICA. 

Bertarelli R. — Diffusione del tifo colle mosche e mosche portatrici di bacilli 
specific] nelle case dei tifosi (ricerche speriraentali). — Boll. d. Soc. med. 
di Parma, Ser. 2, An. 2, Fasc. 9, pp. 262-272. Parma, 1909. — An. igiene 
sperim., Vol. 20 (N.S.), Fasc. 2, pp. 199-210. Roma, 1910. 

Bocchia I. Sulla flora batterica e sulla fauna protozoica nell' intestino di 

alcuni pesci teleostei d'acqua dolce. — Boll. d. Sc. med. di Parma, Ser. 2, 
Vol. 3, Fasc. 4, pp. 69-80. Parma, 1910. 

2. zoologia appligata all/ agricoltura e alle industrie. 
Allevamenti. Giardini zoologici. Agquari. 
— Gontribuzioni alia conoscenza degli insetti dannosi all'olivo e di quelli che 
con essi hanno rapporto. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola 
sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 2, pp. 1-358, con fig. Portici, 1908. 
Leonardi G. — Notizie sopra una cocciniglia degli Agrurai nuova per 1' Italia 
(Aonidiella aurantii Mask). — Boll. Labor, di Zool. gener. e agraria d. R. 
Scicola sup. di Agricoltura in Portici, Vol. 1, pp. 117-134, con figg. Por- 
tici, 1907. 

Martelli G. — Note dietologiche sulla mosca delle olive. — Boll. d. Labor, di 

Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 2, 

pp. 3-12. Portici, 1908. 
Martelli G. — Osservazioni fa Ho sulle cocciniglie delfolivo e loro parassiti in 

Puglia ed in Calabria. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola 

sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 2, pp. 217-296, con fig. Portici, 1908. 
Masi L. — Sul numero e sulla denorainazione dei Parassiti della mosca delle 

olive. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agicol- 

tura in Portici, Vol. 2, pp. 185- 194. Portici, 1908. 
Ninni E. — I pesci e la pesca d'acqua dolce nelle provincie di Venezia e Tre- 

viso. — Venezia, tip. Orfanotrofio di A. Pellizzato, 1907, 8°, 76 pp. 
Quajat E. — Di quattro razze chinesi importate in Italia nel 1906. — Annuario 

d. R. Slaz. bacologica di Padova, Vol. 34, pp. 81-89: Padova, 1907. 
Selan U. — Sull' indirizzo da imprimere aH'allevamento bovino in Carnia. — 

Bull. Ass. Agraria friulana, Ser. 6, Vol. 26, N. 9-12, pp. 168-179. 

Udine, 1909. 



- 110 - 



Silvestri F. — A proposito di certe osservazioni sulla Tignola dell'olivo. — Boll. 

d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. $ Agricoltura in Portici, 

Vol. 3, pp. 340-342. Portici, 1908. 
Silvestri F. — Descrizione e cenni biologici di una nuova specie di Asphondy- 

lia dannosa al lupino. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola 

sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 3, pp. 3-11, con fig. Portici, 1908. 
Silvestri F. — Descrizione e prime notizie biologiche deirEcofillembio dell'olivo 

(Oecophyllembius neglectus Silv.). Nuovo genere di Lepidotteri minatori alio 

stato di larva delle foglie dell'olivo. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. 

d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 2, pp. 195-216, con fig. 

Portici, 1908. 

Silvestri F. — Generazioni della mosca delle olive. — Boll. d. Labor, di Zool. 

gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 2, pp. 13-17. 
Portici, 1908. 

Silvestri F. — La tignola dell'olivo. (Prays oleellus Pab.). — Boll. d. Labor, di 

Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 2, 

pp. 83-184, con fig. Portici, 1908. 
Silvestri F. e Martelli G. — La cocciniglia del tico. (Geroplastes rusci L.). — 

Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in 

Portici, Vol. 2, pp. 297-358, con fig. Portici, 1908. 
Silvestri F., Martelli G. e Masi L. — Sugli iraenotteri parassiti ectofagi della 

mosca delle olive fino ad ora osservati nella Italia meridionale e sulla loro 

importanza nel combattere la mosca stessa. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. 

e agr. d. R. Scuola sup. d? Agricoltura in Portici, Vol. 2, pp. 18-82, con 

fig. Portici, 1908. 

Zanoni U. — II sistema lombardo d' allevamento del baco da seta ed il problema 
bacologico nel Meridionale e nelle isole d' Italia. — Bull. Ass. Agrariafriu- 
lana, Ser. 6, Vol. 26, N. 4-8, pp. 101-102, con 4 tav. e fig. Udine, 1909. 



- Ill - 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO ANATOMICO DELLA R. UNIVERSITA DI SASSARI, DIRETTO DAL PROF. G. LEVI 



Su alcune particolarita delle cellule del cordone simpatico 

dei Cheloni 



Nota del Dott. MARCO PITZOKNO, aiuto e LIBERO docente 



(Con Tav. VII-VIII). 

E vietata la riproduzione. 

Nei gangli del cordone del simpatico di molte specie di Che- 
loni ho potuto dimostrare l'esistenza di numerose cellule provviste 
di lobi, ciascuno dei q'uali e congiunto alia parte principale della 
cellula per mezzo di un peduncolo protoplasmatico. 

Nella letteratura non troviamo alcun accenno su elemenu a 
costituzione tanto singolare, ne nella descrizione del simpatico, ne 
di altri organi nervosi centrali e periferici, fatta eccezione per i gan- 
gli cerebro-spinali di questi stessi rettili, nei quali Levi(l) sin dal 
1897 dimostro che quasi tutte le cellule sono provviste di tali ca- 
ratteristiche formazioni. L'osservazione di Levi fu confermata da 
Pugnat(4) nei 1897. Nei 1906-1909 Levi (2-3) coir aiuto del me- 
todo Cajal pote estendere le sue indagini antecedenti dimostrando 
in varie specie di Cheloni, un gran numero di forme di passaggio 
fra i lobi a tozzo peduncolo suaccennati ed altri lobi congiunti alia 
cellula da una sottile fibra nervosa. Dalle mie ricerche risulta anzi 
tutto che il tipo di cellula lobata e, almeno in alcune specie, meno 
costante nei gangli del cordone del simpatico che nei gangli cerebro- 
spinali di questi animali. 

Prendiamo da prima in considerazione il tipo di cellule privo 
di lobi: per lo piu queste sono piriformi e si continuano in un ro- 
busto cilindrasse, dal tratto prossimale del quale si dipartono nu- 
merosi dendriti, che possono nascere a ciuffo da un tronco comune 
oppure separatamente. Oltre al prolungamento suddetto, dalla su- 
perficie del corpo cellulare possono anche originarsi numerosi altri 



- 112 - 



prolungamenti sottili i quali si dirigono in vario senso e possono 
talora seguirsi per un tragitto variable. Un'altra forma che pud as- 
sumere il corpo cellulare e l'ellittica, ed in questo caso esso presenta 
ai suoi poli due prolungamenti di eguale diametro, talora di dia- 
metro differente i quali hanno una direzione opposta. In questa » 
forma di cellule il nucleo e per lo piu centrale. In taluni casi da 
un polo della cellula si origina un prolungamento simile a quello 
ora descritto e dal polo opposto un numero variabile di prolunga- 
menti sottili disposti a ciuffo, con decorso alquanto tortuoso e volti 
tutti nella stessa direzione. Un altro tipo e dato da cellule di forma 
sferica, le quali da una zona limitata della loro superficie emanano 
due, tre e talora anche quattro prolungamenti i quali dopo brevissimo 
decorso si dividono e suddividono in un gran numero di rami sempre 
piu sottili e ravvicinati fra di loro, in modo da costituire quella 
forma di glomeruli che Cajal(5) chiama monocellulari ; le ramifi- 
cazioni piu sottili di questi prolungamenti volgono ad arco abbrac- 
ciando le maggiori (fig. 7). 

Un' ultima forma semplice e data da cellule rotondeggianti, 
piatte, dalla periferia delle quali emana un numero variabile di rami 
sparsi uniformemente su tutto il contorno della cellula. Questi pro- 
lungamenti hanno quasi tutti lo stesso diametro che va gradata- 
mente diminuendo a misura che si alloncanano dalla cellula; per 
dividersi in rami sempre piu sottili. Di tutte queste ramificazioni 
pero se ne distinguono uno o due di diametro maggiore. II nucleo 
in queste cellule puo essere centrale, o spostato verso la periferia. 

Gli elementi con lobi nella Thalassochelys carreta e nella To- 
studo graeca rappresentano la grandissima maggioranza delle cellule, 
mentre invece sono in minor numero in Gistudo ed in Testudo ne- 
moralis. Ciascuna cellula e provvista di un numero vario di lobi 
(da 1 lino ad 8, fig. 2). 

La disposizione di questi lobi e grandemente variabile ; pos- 
sono nascere in un punto qualsiasi dalla superficie del corpo cellu- 
lare, oppure presso l'origine del cilindrasse dal tratto prossimale di 
quest* ultimo (fig. 8). Allorquando una cellula ha piu lobi, questi 
possono nascere senz' ordine da piu punti della sua superficie, non 
di radd piu lobi si originano in una parte limitata del corpo cellu- 
lare (fig. 1), sia indipendenti, sia con un tronco comune. 

Per quanto riguarda la grandezza di questi lobi essi possono 
essere piccoli, piu piccoli della parte principale della cellula nella 
quale risiede il nucleo, ma possono essere dello stesso volume ed 
ancho piu grandi di questa. 



Questi lobi possono assumere le forme piu svariate, e riusci- 
rebbe impossible descriverle tatte particolarmente, per cui ritengo 
utile riunhie in parecchi gruppi. Una prima distinzioue che si puo 
fare di questi lobi si e di lobi sessili e lobi peduncolati. 

I primi sono delle masse di protoplasma che si trovano unite 
alia parte principale della cellula ove risiede il nucleo, mediante 
ponti protoplasmatici spesso brevissimi, e tanto larghi che il limite 
fra la massa perinucleare della cellula ed il lobo (il quale puo rag- 
giungere un volume maggiore di quella) e segnato da una semplice 
incisura, altre volte piu stretti (fig. 5). 

In quanto ai cilindrasse, il quale e generalmente robusto, esso 
puo prendere origine tanto dalla parte perinucleare della cellula che 
da un lobo. 

Dei lobi peduncolati se ne hanno due forme : lobi a peduncolo 
breve e lobi a peduncolo lungo. Quelli a peduncolo breve sono dei 
lobi allungati claviformi, i quali possono nascere tanto dalla massa 
protoplasmatica (fig. 1 e 8), quanto dalla superficie di altri lobi. E 
molto caratteristica la forma Ghe talora assumono certe cellule per 
la presenza di questi lobi. Ho visto dei casi nei quali si osservava 
che dalla massa protoplasmatica, nella quale si trovava il nucleo, 
si originavano da due punti opposti, due di questi lobi a clava, i 
quali volgevano entrambi con tragitto arcuato verso il lobo della 
cellula ove era posto il nucleo, venendo colle loro estremita libere 
quasi a contatto, tanto da formare quasi una specie di cappuccio 
che ricopriva la parte della cellula ove era posto il nucleo (fig. 3); 
talora di questi lobi uno e incurvato nel modo sopra indicato verso 
la porzione di protoplasma che contiene il nucleo, e l'altro in dire- 
zione opposta. Alia loro estremita libera, in un gran numero di 
casi (fig. 3 e 5), questi lobi presentano uno o piu sottili prolunga- 
menti che prendono parte alia formazione dei nidi cellulari dei quali 
parlero fra poco. 

Questi lobi a clava possono anche essere brevi e ripiegarsi a 
mo' di un dito pollice in flessione (fig. 1). Tra i lobi a peduncolo 
breve dobbiamo anche ascrivere dei lobi che assumono la forma di 
un martello. II peduncolo puo anche essere lungo per cui il lobo 
viene a trovarsi ad una certa distanza dal corpo cellulare (fig. 5), 
anche lo spessore di questi peduncoli e grandemente variabile e puo 
essere altrettanto sottile delle fibre clavate dei mammiferi, mentre 
altre volte puo essere anche molto piu grosso in modo da poter 
distinguere nettamente la sua struttura fibrillare. Questi lobi hanno 
forma talora sferica, altre volte irregolare (fig, 5). 



- 114 - 



Non e rara la coesistenza in una stessa cellula delle due va 
rieta suddette di lobi. 

Oltre queste forme di lobi molte altre ve ne sono che rappre- 
sentano gradi di passaggio fra quelle ora accennate, per giungere 
poi a delie forme irregolarissime che non si possono ravvicinare ad 
alcuno dei tipi ora accennati, e che sarebbe troppo lungo voler de- 
scrivere particolarmente. Nella fig. 4 sono rappresentate delle forme 
irregolari di lobi, i quali danno alia cellula un'impronta tutta spwciale. 

La grandissima maggioranza delle cellule fornite di lobi man- 
cano di dendriti, pero specialmente in Testudo graeca si riscontrano 
cellule fornite di lobi le quali hanno anche dei veri dendriti (fig. 5). 

Che cosa abbiano a rappresentare nei Cheioni questi lobi io 
non lo saprei ora dire, forse Tistogenesi potra illuminarci su questo 
punto, per ora mi piace solo rilevare come questi elementi cosi 
caratteristici non siano fino a questo momento stati ritrovati che 
nei Cheioni, ed in questi solo nei gangli cerebro-spinali e simpatici. 
Aggiungero solo che questi lobi hanno una struttura fibrillare, che 
nei peduncoli le fibrille, sono disposte secondo il loro asse mag- 
giore e che nelle cellule queste fibrille hanno una disposizione 
a vortice identica a quella osservata neile cellule dei gangli spi- 
nali di altri rettili (Levi (1)). 

Tanto le cellule simpatiche di Thalassochelys carreta, quanto 
quelle di Testudo graeca possiedono un nido pericellulare complica- 
tissimo formato da sottili fibre che circondano in tutti i sensi il 
corpo cellulare, e molto si rassomigliano a quelli che Sal a (6) ed 
altri hanno descritto nelle cellule simpatiche dei mammiferi. In 
Thalassochelys questo nido e meno complicato, ed ho potuto con- 
vincermi che e composto di due ordini di fibre : le une sono pro* 
prie della cellula e nascono specialmente dai lobi a clava, esse fin 
dalla loro origine si dispongono ad arco attorno al corpo cellulare 
senza pero giungere ad immediato contatto, rimanendone allonta- 
nate per un breve spazio ; le altre le ho viste provenire dall'ester- 
no, cioe dai fasci di fibre che percorrono in tutti i sensi il ganglio, 
senza che pero abbia potuto stabilirne la natura, se siano cioe pure 
esse simpatiche o spinali. II complesso di questi due ordini di fibre 
formano il nido pericellulare che circonda insieme il corpo cellulare 
i suoi lobi ed i loro peduncoli. Nella Testudo graeca (fig. 9) il nido 
pericellulare e molto piu complicato e molto piu denso, esso colle 
sue fibre circonda in tutti i sensi non solo il corpo cellulare coi 
suoi lobi complcssivamente, ma puo anche con voluto speciali cir- 
condare i lobi coi loro peduncoli. 



- 115 - 



Nelle cellule simpatiche di Thalassochelys e Testudo graeca ho 
potato inoltre osservare che il tratto prossimale del cilindrasse e 
circondato a spira da una fibra sottile (fig. 8). Questa spira s'ini- 
zia in vicinanza del corpo cellulare confondendo le sue prime volute 
colle fibre del nido pericellulare. 

In vicinanza della cellula le sue spire sono molto piu ampie e 
molto piu distanti Tuna dall'altra e vanno gradatamente restringen- 
dosi e ravvicinandosi a misura che si portano distalmente, talche 
nel suo complesso ha una forma ad imbuto. Non mancano pero 
casi nei quali in qualche punto della sua lunghezza le spire si ad- 
densano e si rimpiccioliscono per ampliarsi poi nuovamente. 

Non mi sembra che questa formazione abbia niente di comune 
colla fibra spirale di Arnold e Be ale descritta da questi Autori 
nel simpatico di rana e che secondo essi formerebbe una rete peri- 
cellulare e finirebbe col terminare nel nucleolo. 

Ma per pronunciarmi in proposito aspetto che mi sia offer ta 
l'opportunita di eseguire ricerche sul simpatico di Anfibi. Maggiore 
analogia avrebbero le imagini da me descritte con quelle osservate 
da Cajal (5) nel simpatico dell'uomo. 

Interessante e il rapporto che alcune cellule contraggono con 
elementi vicini, questo rapporto e chiaramente indicato nella figu- 
ra 10. A primo aspetto ed a debole ingrandimento allorche si esa- 
mina una di queste disposizioni si riceve Y impressione di trovarsi 
in presenza delle cosi dette cellule gemellari, ma allorche si esamina 
il preparato coi piu forti ingrandimenti si rileva che le due cellule 
hanno rapporto di contiguita e non di continuity, si osserva allora 
come una delle due cellule presenti un lobo di forma sferica che 
viene ricevuto nella concavita che presenta un grosso prolunga- 
mento della cellula vicina. 

Un'altra modalita colla quale questi elementi simpatici dei 
Cheloni possono mettersi in rapporto e quello che si rileva nella 
fig. 11, nella quale si osserva che una cellula, coi rami terminali 
di un robusto prolungamento abbraccia il corpo cellulare di una 
cellula vicina. 

Sassari, maggio 1910. 

Bibliografia 

1. Levi G. — Ricerche citologiche comparate sulla cellula nervosa dei vertebrati. — Riviata di pa- 

tologia nervosa e mentale, vol. II, 1897, pa;j. 7. 

2. Idem. — La struttara dei gangli cerebro-spinali dei Cheloni. MonUore Zooloyico Italiano, 1906, 

/one. 4, pay. 112. 



- 116 - 



3. Idem. — 1 gangli cerebro-spinali. Studi di Istologia comparata ed Istogenesi. — Archivio Italiano 

di Anatomia e di Embriologia. Supp. al vol. VII, 1908, pag. 120 e seg. 

4. Pugnat C. A. — Iteoberches sur la structure des cellules des ganglions spiuaux de quelques re- 

ptiles. — Anatomischer Anzeiger XIV, Bd., 1897 pag. 90. 

5. Cajal R. S. — Las Celulas del Gran Siinpatico del Houibre Adulto. — Trabajos del Laboratorio de 

Investigaciones Biologicas, Tomo IV, pag. 79. 

6. Sala L. — Sulla tine Anatomia dei Gangli del Simpatico. — Monitore Zoologico Italiano, Anno II 

1892, pag. 17. (Estratto). 

7. Arnold I. — TJober die feineren histologisclien Verhaltinisse der Ganglienzollen in dem Sympa- 

thicus des Froscbes. — Virch. Arch. Bd. 37, 1865. 



Spiegazione delle Tavole 

Le figure furono riprodotte coll'apparecckio Zeiss, da preparati al metodo Caj al. Le figure ori- 
ginali vennero ridotte di l / 6 . 

Fig. 1. — Cellula simpatica di Thalassochelys carreta, con tre lobi, due dei quali ripiegati. Micros. 

KoristkaObb. imm., oc. comp. 4, tubo 13. 
Fig. 2. — Cellula simpatica di Testudo graeca con 8 lobi peduncolati. Obb. imm., ocul. comp. 8, 

tubo 13. 

Fig. 3. — Cellula simpatica di T. carreta, con due lobi peduncolati ripiegati verso il nucleo in modo 
da formare una specie di capuecio cbe lo ricopre. Obb. imm. oc. 4, tubo 15. 

Fig. 4. — Cellula simpatica di T. carreta, con lobi irregolari e nido pericellulars Obb. imm., oc. 8, 
tubo 15. 

Fi^;. 5. — Cellula simpatica di T. graeca con lobo tozzo distinto dalla parte principale del corpo cel- 
lulare da una incisura, e con altri 5 lobi peduncolati e tre prolungamenti protoplasinatici. Obb. 
imm., oc. 8, tubo 13. 

Fig. 6. — Cellula simpatica di T. carreta con prolungamenti protoplasinatici cbe nascono aciuffo da 
un peduncolo comune, ed altri cbe nascono dal proluugamento cilindrassile. Obb. immersione, 
oc. comp. 4, tubo 15. 

Fig. 7. — Cellula simpatica di T. graeca con glomerulo monocellulare. Obb. imm., oc. 8, tubo 13. 

Fig. 8. — Cellula simpatica di T. graeca con lobi peduncolati e fibra spirale attorno al proluuga- 
mento uervoso. Obb. imm., oc. comp. 8, tubo 15. 

Fig. 9. — Cellula simpatica di T. graeca con intricato nido pericellular. Obb. imm., oc. 8, tubo 15. 

Fig. 10. — Cellule simpaticbe di T. carreta in connessione tra loro mediante un lobo e un prolungamen- 
to incavato alia sua estremita. Obb. imm. oc. 4, tubo 15. 

Fig. 11. — Cellula simpatica di T. carreta cbe coi rami terminali di un grosso proluugamento si 
mette in rapporto con uu'altra cellula. Obb. imm., oc. 8, tubo 15. 



- 117 - 



I ST ITU TO ANATOMIC O 1) 1 FIKENZE. 



Pkof. GIULIO CinARUGI 



Note di tecnica embriologica 



E vietata la riproduzione. 

Per lo studio e per la dimostrazione delle cavita dell' encefalo 
durante lo sviluppo presta utili servigi il metodo che mi propongo 
di descrivere, il quale potrebbe trovare applicazione anche nello 
studio embriologico di altri organi. 

Quando rembrione e gia abbastanza voluminoso, riesce facile, 
dopo che sia fissato e indurito, praticare nella testa con un rasojo, 
a mano libera, sezioni in varia direzione, che permettano Fesame 
delle cavita encefaliche ; rna cio non sarebbe possibile in embrioni 
ancora piccoli e delicati. Ecco come allora si pu6 procedere. 

L'embrione, non colorato, viene incluso in paraffina, e si co- 
mincia a sezionare al microtomo secondo un piano prestabilito. Si 
esaminano di tanto in tanto le sezioni per riconoscere il livello al 
quale siamo pervenuti e per correggere eventualmente la direzione 
del taglio. Ci si arresta in quest'opera di demolizione graduate del- 
rembrione quando le cavita encefaliche siano state raggiunte a un 
livello e secondo un piano che ci sembri adatto per Fesame. Allo- 
ra la parte delFembrione non sezionata viene, con un adatto sol- 
vente, liberata dalla paraffina e ripassata in alcool, e puo essere 
esaminata dal lato della superficie di sezione col microscopio sem- 
plice, o meglio col microscopio binoculare. 

Talune volte, come, ad esempio, quando si vogliano esamina- 
re le cavita encefaliche in una sezione mediana, pub essere utile 
raccogliere regolarmente in serie tutte le sezioni ottenute col mi- 
crotomo per fame preparazioni permanenti, dopo averle appiccicate 
sul vetrino e colorite. NelFesempio addotto e possibile, approfittan- 
do delle due meta dello stesso embrione, fare lo studio delle se- 
zioni e lo studio d' insieme. In ogni caso i preparati ottenuti col 
metodo su descritto possono dispensare dalle faticose ricostruzioni 
plastiche, alle quali sono indabbiamente preferibili. 



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Varie piccole avvertenze che l'esperienza suggerisce valgono a 
far conseguire in questo genere di preparazioni i migliori resultati. 
Cos! molte volte occorre asportare con un ago o col pennello i 
precipitati che per Tazione del fissativo si sono formati neH'inter- 
no delle cavita encefaliche ; colla punta di un coltellino sottile puo 
essere necessario eseguire qualche piccola demolizione per mettere 
in migliore evidenza alcuni particolari, ecc. Tali delicate manovre 
riescono molto piu facilmente dopo che il preparato fu reso im- 
mobile coir appiccicarlo sopra una lastrina di vetro. L' appiccica- 
tura del preparato e special men te necessaria quando per osservare 
la superficie di sezione occorra mantenere il preparato stesso in 
una posizione forzata ; giova per rinnovare con facilita Fosservazio- 
ne tutte le volte che occorra, anche a scopo didattico ; giova per 
eseguire nella maniera piu spedita e piu sicura disegni o fotografie ; 
infine per evitare il rischio di guasti eventuali nel maneggiare il 
preparato. 

Come si ottiene questa appiccicatura? Ho trovato che il mi- 
glior mezzo e di fissare il preparato sulla lastrina di vetro, nella 
posizione voluta, colla gelatina. Le lastrine di vetro, tagliate in 
forma di piccoli quadrati, debbono essere preferibilmente di vetro 
nero smerigliato : sul fondo nero i preparati spiccano meglio e la 
superficie scabra del vetro rende piu solida l'adesione. La gelatina 
fusa, sufficientemente densa, deve essere depositata sul vetrino in 
piccola quantita, cosi che non ricopra la superficie di sezione. II pre- 
parato e collocato a posto sulla goccia di gelatina dopoche dall'al- 
cool, nel quale si trovava, e stato passato nell'acqua, che dall'alcool 
deve liberarlo. Trascorsi pochi minuti, quando la gelatina ha co- 
rn inciato a rapprendersi, il vetro col preparato che gli aderisce 
viene immerso in una soluzione di formalina al 2 %> che ha la 
proprieta di indurire la gelatina. 

Per la sua definitiva conservazione il preparato potrebbe es- 
sere riportato in alcool al 70 °/ 0 > ma trovo preferibile tenerlo nella 
suindicata soluzione di formalina, perche neiralcool la gelatina si 
inalba, mentre nella formalina mantiene la sua trasparenza, e que- 
sto giova alia eleganza del preparato. Ciascuna lastrina di vetro 
trova posto in una vaschetta bassa circolare di un diametro suffi- 
cient© a contenerla, e una serie di vaschette si depositano sul fon- 
do di un vaso maggiore a tappo smerigliato. Cosi con grande co- 
modita ciascun preparato puo essere preso nella collezione, quando 
occorra, per sottoporlo ad esamo. 

Le indicazioni ora fornitesul modo di appiccicare su lastrine di 



- 119 - 



vetro e di conservare i preparati di embrioni ottenuti col metodo, 
che chiamerei dello sparaffinametito, possono essere utilizzate piu 
generalmente in embriologia, come, ad esempio, per lo studio e per 
la dimostrazione scolastica delle forme esterne degli embrioni. 

A proposito di preparati di questo genere e da avvertire, quan- 
do si tratti di embrioni di amnioti, che e conveniente, prima di 
fare agire suH'embrione i liquid! fissatori, di aprire l'amnios e met- 
tere alio scoperto il corpo deU'embrione, sciacquandolo anche in un 
liquido indifferente, quale una soluzione fisiologica di cloruro di 
sodio. La remozione dell'amnios dovra essere fatta, come e facile 
intendere, in ogni modo ; ma, coll'eseguirla prima della fissazione 
deU'embrione, si evita che per effetto dei liquidi flssatori, e spe- 
cialmente di alcuni, come, ad esempio, il liquido di Zenker, si for- 
mino, a spese del liquido amniotico, coaguli che si depositano sulla 
superficie del corpo e che e difficile poi e pericoloso remuovere. 
Valga anche, e questo e importantissimo, l'avvertenza di adoperare 
una piccola quantita di gelatina, curando specialmente che riman- 
ga largamente libera e scoperta la superficie della quale interessa 
lo studio ; peroeche se l'embrione rimanesse incluso nella gelatina, 
r indurimento di questa determinerebbe un coartamento deU'em- 
brione, con alterazioni irreparabili della sua forma. Quando per la 
forma deU'embrione fosse difficile mantenerlo in equilibrio sul ve- 
trino, si potra con opportune demohzioni ingrandire e regolarizzare 
la superficie di base. 

Infine l'appiccicatura degli embrioni su vetrini per mezzo della 
gelatina colle regole suindicate pub trovare la sua applicazione tut- 
te le volte che si vogliano eseguire su embrioni dissezioni delicate 
e che sia altrimenti difficile mantenere l'embrione nella assoluta 
immobilita. 

Se gli embrioni sono freschi, si asciugheranno con carta bibula 
e si applicheranno sul vetro per mezzo di una goccia di gelatina 
abbastanza densa, sufficiente per quantita a determinare un'adesione 
solida ed estesa. Quando per 1'eta deU'embrione, o per la regione 
sulla quale s'intende di operare, i tessuti non offrono speciale re- 
sistenza, la dissezione potra essere eseguita in una soluzione fisio- 
logica di cloruro di sodio, nella quale il preparato viene immerso 
dopo che la gelatina si sia rappresa. In caso diverso, e necessario 
prima consolidare Fadesione del preparato al vetro per mezzo di 
una soluzione al 5 % di formalina in acqua, che si fa agire per 
una mezza ora o poco piu: non ha luogo in queste condizioni un 
cambiamento apprezzabile nel colorito e nella consistenza dei tes- 



- 120 - 



suti ; si puo dissecare o nella stessa soluzione di formalina o in 
una soluzione di cloruro di sodio. Se invece che su embrioni freschi 
la dissezione dovra essere praticata su embrioni previamente fis- 
sati, si seguiranno le regole generali per l'appiccicatura degli em- 
brioni, e la dissezione potra esser fatta nella soluzione di forma- 
lina. 



SUNTI E RIVISTE 



6. Pensa A. Alcune forraazioni endocellulari dei vegetali (nota preventiva). — 

Boll. Soc. med.-chir. di Pavia, Comunicazione fatta n. seduta delV 8 lu- 
glio 1910. Pavia 1910. 

L'A., per contribuire ad approfondire le nostre conoscenze su quelle speciali 
formazioni cui viene comunemente assegnato il norae di mitocondri e che sono 
state, specie negli ultimi anni, cosi largamente studiate nelle cellule aniraali e 
cosi variamente interpretate, ha creduto opportuno di uscire dalla via battuta 
dai piu e di indirizzare le sue ricerche, seguendo in cid il Meves, il Tischler 
e lo S mir now, nel regno vegetale. 

Egli ha, a tale riguardo, applicato i comuni metodi di colorazione dei mi- 
tocondri e quelli al nitrato di argento di Golgi e di Gajal, in ovarii di varie 
specie vegetali. 

Con T applicazione del metodo Gajal all' argento ridotto ha potuto osser- 
vare nell' interno di raoltissirae cellule dell' ovario di Liliura candidum e di 
Juta filamentosa delle forraazioni che si colorano in nero ed hanno grande so- 
miglianza coi mitocondri aniraali. Si presentano ora in forma di granuli, ora in 
forma di bastoncini o di filament) diritti o ripiegati, disposti senza regola nel 
protoplasma. 

L'A. ritiene queste formazioni analoghe ai mitocondri animali, intima- 
mente legate alia formazione dei cloroleuciti o corpi clorofilliani, dei quali rap- 
presenterebbero varie fasi di sviluppo. Ha riscontrato spesso forme ad anello o 
cestello avvolgenti granuli di amido e ritiene che in questo caso si tratti di 
cloroleuciti o leuciti contenenti amido che, come e noto, si forma nei leuciti in 
generale come prodotto dell'attivita di questi elementi. 

Non erode che alcune apparenze date dall'amasso di questi corpi debbano 
essere interpretate come formazioni reticolari endocellulari di (lolgi. 

Per' quanto egli resti oolpito dalla grande somiglianza coi mitocondri ani- 
mali dei corpi da lui osservati nelle cellule vegetali, pur nonostante egli insiste 
nel mantenerc il piu rigoroso riserbo sulla discussa oraologia. 



COSIMO GHERUBINI, AMMINISTR ATORE-nKSPONSAIULE. 



Blrenie, 1910. — 



lip. L. Niccolai, Via Faenza, 44. 



Tav. VII - VIII. 




htituto Miorografloo luli&no • Fire&te. 




lstituto Micrrgrafico Italiano - Firenze. 



Monitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRBTTO 

da i DOTTOR1 

GIULIO OHIARUGI EUGENIO FIOALBI 

Prof, di Anatomia u in an a Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

nel R. Istitnto di Stud'i Super, in Firenze nella R. Universita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istitnto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXI Anno Firenze, Giugno-Luglio 1910. N. 6-^. 



SOMMARIO: BiBLlOGRAFlA. — Pag. 121-126. 

Gomunicazioni originali : Mobilio C, Variazioni vertebro-costali negli equidi. 

(Con 8 figure). — Cutore G-., Di un ramo faringeo del ganglio sottoma- 

scellare deiruorao. (Con 1 figura). — Pag. 127. 
Sunti e Riviste : 7. Favaro G-., Sopra il signiricato deir endocardio. — 

Pag. 168. 



Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologieo Italiano e vietata la riproduzione. 



BIBLIOGRAFI A 

Si da notizia soHanto dei lavori pubblicati in Italia. 

A. - PARTE GENERALE 

I. Bibliografia, 

Storia e Biografia zoologica e anatomica 

Monticelli Fr. Sav. — Antonio Dohrn. Discorso lotto nella solenne commemo- 
razione noll'aula magna della R. Universita di Napoli, 5 Die. 1909. — Na- 
poli, R. Stab, tipog. Giannini, [1910]. Op. di 32 pp., con ritratto e incis. 
nel testa. 

Pantunelli D. — Carlo Darwin. — Atti Soc. cl. nalur. e mat. di Modena, Ser. 4, 
Vol. 11, An. 42, pp. 77-93. Modena, 1909. 



- 122 - 



Pugliese Angelo. — Enrico Sertoli : Necrologia. — Arch. Fisiologia, Vol. 7, 

Fasc. 3, pp. 255-256. Firenze, 1910. 
Senna Angelo. — Pietro Pavesi. — Boll. Soc. entom. ital., Anno 40 (1908), 

trim. Ill- IV, pp. 282-287. Firenze, 1909. 
Sterzi Giuseppe. — Giulio Gasseri anatomico e chirurgo (1552c— 1616). Ricer- 

che storiche. — Venezia, 1st. Veneto di Arti grafiche, 1910. Un vol. di 

pag. 167, con ritratto. Est. d. Nuovo Archivio Veneto, Nuova serie, Vol. 18, 

Parte 2. 

Todaro Francesco. — Antonio Dohrn. Commemorazione. — Ricerche fatte nel 
Laborat. di Anat. norm, delta R. Univ. di Roma, Vol. 15, Fasc. l,pp. 7-17 
con ritratto. Roma, 1910. 

Valle (della) A. — Antonio Dohrn. — Rendic. Acc. Sc. fis. e mat., Ser. 3, 
Vol. 15 (An. 48), Fasc. 8-12, pp. 222-223. Napoli, 1909. 

II. Scritti zoologici d'indole fllosoflca 

Dantec (Le) Felix. — Elementi di tilosofia biologica. Trad, del D. G. Gostantini. 

— Palermo, R. Sandroyi ed., [1910]. Un vol. di 265 pp. in 8.° 

Sacco Federico. — L'evolution biologique et humaine. Essai synthetique et con- 
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1910. Un vol. di vin-430 pp. in 8 gr. 

Vries (De) Hugo. — Specie e varieta e loro origine per mutazione. Trad, 
di F. Raffaele. — Palermo, R. Sandron ed. Due vol. in 8° di xxiv-804 pp. 
complessive, con ritratto delVA. 

Wallace Alfred Russel. — 11 posto dell'uomo nell'universo. Trad, di G. Lo Forte. 

— Palermo, R. Sandron ed. Un vol. di xxxvi-346 pp. in 8° con illustra- 
zioni, una carta celeste e ritratto d. A. 

Zanolli Velio. — Nota sulla teoria della variability e della correlazione. — Atti 
Soc. rom. di Antropologia, Vol. 14, Fasc. 3, pp. 331-365. Roma, 1908. 

III. Scritti comprensivi e vari 
di Biologia, di Zoologia, di Anatomia 

— Atti della Societa italiana per il progresso delle scienze. Terza Riunione. Pa- 

dova, Settembre 1909. — Roma, 1910, pp. xliii-656, con figg. 
Canal Augusto. — Influenza delle paratiroidi sul decorso di guarigione delle 

fratture [ricerche speriraentali: topo]. — Arch. sc. mediche, Vol. 34, Fasc. 1-2, 

pp. 162-176. Torino, 1910. 
Ceni. — Influenza del cervello sulla funzione dei testieoli. — 2° Congr. d. Soc. 

Hal. di Neurologia, (Genova ott. 1909) in Riv. di Patol. nervosa e men- 
tale, Vol. 14, Fasc. 12, pp. 548-549. Firenze, 1909. 
Gemelli Agostino. — Sulla inlluenza del sistema nervoso sui processi di rige- 

nerazione: nota prev. — Atti Soc. Med.- Biologica Milanese, Vol. /, Fasc. 3, 

p. 108. Milano, 1910. 
Gini Corrado. — 11 sesso dal punto di vis! a statistico. Lo leggi della prod uzi one 

dei sessi. — Palermo, tt. Sandron ed., 19 lo. la ml. di pag. 519 in (6°, 

con 114 tar., :: diagr. e < s ' figg. 
Giovanni (De) A. — Le deviazioni nella evoluzione dell'Essere fonte di patolo* 

gia. — Atti Soc. Hal. progresso scienze, 3* Riunione, Padova 1909, 

I>1>. 323-331. Hoata, 1910. 
Levi Giuseppe. - I)i alcuni rapporti fra struttura o funzione negli animali. — 

Atti Soc. Hal. progresso scienze, 3* Riunione, Padova 1909, pj>. 435-452, 

Roma, i910. 



- 123 - 



Monti Rina. — La vita negli alti laghi alpini. — Natura, Vol. 1, Fasc. 5, 

pp. 153-166, con figure. Milano 1910. 
Morpurgo B. — Sulle vie di comunicazione dei liquidi di organismi in simbiosi. 

Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 73, N. 1-2, p. 62. Torino, 1910. 
Zapelloni L. C. — I rapporti anatomici e fisiologici tra i ratti in parabiosi. — 

Policlinico, An. 17, Vol. 17-C, Fasc. 6, pp. 278-288, con figure. Roma, 1910. 

IV. G-onologia, Ontogenia, Teratologia 

(Per la Teratologia vedi anche XII, II, 17) 

Artom Cesare. — Groraosomi ed eterocromosoma nelle cinesi spermatogeneti- 

cho di Stauronotus maroccanus Thunb. — Biologica, Vol. 2, Fasc. 4, N. 16, 

pp. 1-24, con tav. Torino, 1909. 
Comes Salv. — Azione della pilocarpina e della atropina nell'ovocite della gatta. 

Con 1 tav. — Atti d. Acc. Gioenia di sc. nat. in Catania, An. 85 (1908), 

Ser. 5, Vol. 1, Mem. Ill di 8 pag. Catania, 1908. 
Diamare X. — Sulla composizione delFuovo in rapporto a questioni biologiche. 

1. II glucosio neiruovo. Suo stato nell'albume e tuoiio. — Rendic. Acc. d. 

Sc. fis. e mat., Ser. 3, Vol. 15 (An. 48), Fasc. 8-12, pp. 319-331. Napoli, 

1909. 

Drago Umberto. — Sul reotropisrao degli spermatozoi. — Atti d. Acc. Gioenia 
di Sc. nat. in Catania, An. 84 (1907), Ser. 4, Vol. 20, Mem. V di 9 pag. 
Catania, 1907. 

Giannelli Luigi. — Contributo alio studio delle prime fasi di sviluppo dell' ap- 

parecehio polmonare nei Vettebrati. Con tav. XXXIV-XXXV. — Arch. ital. 

Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 3, pp. 484-510. Firenze, 1909. 
Go^gio Erapedocle. — Studi sperimentali sopra larve di Anfibi anuri. (Sviluppo 

indipendente di due porzioni separate per mezzo di un taglio). Parte III. No- 

tizie storiche. Risultati. — Atti d. Soc. tosc. Sc. nat. Memorie, Vol. 25, 

pp. 21-58. Pisa, 1909. 
Granata Leopoldo. — Le divisioni degli spermatociti di Xylocopa violacea L. 

Biologica, Vol. 2, Fasc. 4, N. 15, pp. 1-12, con 2 tav. Torino, 1909. 
Levi Giuseppe. — Cenni sulla costituziono e sullo sviluppo dell'uncus dell'ippo- 

campo nell'uomo. Con tav. XXXV1I-XXXVIII e 9 figure nel testo. — Arch. 

ital. Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 4, pp. 535-562. Firenze, 1910. 
Livini F. — Della secondaria temporanea occlusione di un tratto della cavita 

del canale intestinale durante lo sviluppo embrionale. II. Nota: Uccelli. Con 

21 figure. — Atti Soc. ital. Sc. nat. e d. Museo Civ. St. nat. in Milano, 

Vol. 49, Fasc. 1. pp. 22-32. Pavia, 1910. 
Livini F. — Genesi delle fibre collagene ed elastiche. Con tav. XXXII-XXX11I. 

— Arch. Hal. Anat. ed Embriol., Vol. 8, Fasc. 3, pp. 425-440. Firenze, 

1909. 

Livini F. — Dati embriologici da servire per la interpretazione di anomalie 
congenite del canale alimentare e dell' apparecchio polmonare. — Comuni- 
caz. fatta alia Soc. Medico-Biol. Milanese (Seduta 1» marzo 1910), in : 
Atti Soc. Med.- Biol. Milanese, Vol. 5, Fasc. 1. Milano, 1910. 

Lunghetti Bernardino. — Sullo sviluppo del canale di Mueller nel passero. Con 
tav. XXXIX-XLVIII e 8 figure nel testo. — Arch. ital. Anat. ed Embriol., 
Vol. 8, Fasc. 4, pp. 563-598. Firenze, 1910. 

Pariani Carlo. — Ricerche sulla rigenerazione dei nervi. — Riv. di Patol. ner- 
vosa e mentale, Vol. 15, Fasc. 2, pp. 73-92. Firenze, 1910. 



- 124 - 



Pensa Antonio. — Ossorvazioni sulla morfologia e sullo sviluppo della arteria 

pulmonalis nell'uomo. — Bull. Soc. med.-chir. Pavia, An. 24, -N. 2, pp. 297- 

324, con tavole. Pavia, 1910. 
Rossi 0. — I fenomeni di rigenerazione del sistema nervoso centrale. — 2° Congr. 

cl. Soc. ital. di Neurologia (Genova, oit. 1909), in Riv. di Patol. nervosa 

e mentale, Vol. 14, Fasc. 12, p. 552. Firenze, 1909. 
Rossi 0. — Nuove ricerche sui fenomeni di rigenerazione one si svolgono nel 

midollo spinale. Rigenerazione negli animali ibernanti. — Riv. di patol. 

nervosa e mentale, Vol. 15, Fasc. 4, pp>. 201-210, con tav. Firenze, 1910. 
Russo Achille. — Le modificazioni sperimentali dell'ovaja nei maramiferi e le 

cause della differenziazione del sesso. — Natura, Vol. 1, Fasc. 2, pp. 41-62, 

con figure. Milano, 1910. 
Sala G. — Sui fatti rigenerativi nel sistema nervoso centrale. — 2° Congresso 

cl. Soc. ital. di Neurologia (Genova, ott. 1909), in Riv. di Patol. nervosa 

e mentale, Vol. 14, Fasc. 12, pp. 551. Firenze, 1909. 
Supino Felice. — Influenza delle luci colorate sullo sviluppo delle uova di trota. 

— Rendic. Islit. lomb. Sc. e Lett., Ser. 2, Vol. 43, Fasc. 8-9, pp. 290-297. 
Milano, 1910. 

Verga G. — Vedi M. Z. in questo N., pag. 125. 

V. Citologia e Istologia 

Arcangeli Alceste. — Osservazioni sulla cheratoialina. — Atti Soc. tosc. Sc. nat. 
Processi verhali, Vol. 18, (1908-9), Adunanza 10 gennaio 1909, pp. 17-21. 
Pisa, 1909. 

Ascoli Giulio. — Sulla struttura dei plessi del simpatico degli Irudinei. Con 2 
tavole. — Boll. d. Soc. med.-chir. di Pavia, An. 24, N. 2, pp. 325-330. 
Pavia, 1910. 

Besta. — II reticolo perii'erico della cellula nervosa in condizioni normali e pa- 
tologiche. — 2° Congresso d. Soc. ital. di Neurologia (Genova, ott. 1909), 
in Riv. di Patol. nervosa e mentale, Vol. 14, Fasc. 12, pp. 550-551. Fi- 
renze, 1909. 

Besta Carlo. — Sui modo di comportarsi dei plessi nervosi pericellulari in alcuni 
processi patologici del tessuto nervoso. — Riv. di Patol. nervosa e men- 
tale, Vol. 15, Fasc. 6, pp. 329-345, con fig. Firenze, 1910. 

Capparelli Andrea. — Sulla struttura delle cellule dei centri nervosi spinali de- 
gli animali superiori. Con 1 tav. — Atti d. Acc. Gioenia di Sc. nat. in Ca- 
tania, An. 85 (1908), Ser. 5, Vol. 1, Mem. X di 5 pag. Catania, 1908. 

Capparelli Andrea. — Sull'esistenza nel sistema nervoso degli animali superiori 
di alcuni corpi a contenuto mielinico e sui rapporti di questi corpi con i 
prolungamenti protoplasmatici delle cellule nervose. — Atti d. Acc. Gioenia 
di Sc. na I. in Catania, An. 84 (1907), Ser. 4, Vol.20, Mem. VII di 8 pag. 
Catania, 1907. 

Capparelli A. e Polara (i. — Sui rapport i di continuita delle cellule nervose 
nei centri nervosi dei maramiferi a completo sviluppo. — Atti d. Acc. Gioe- 
nia di Sc. nat. in Catania, An. 84 (1907), Ser. I. Vol. 20, Mem. 11 di 
II pag. con 2 tar. Catania, 1907. 

Cerletti Ugo. Note Bopra alcune particolarita di Btruttura dolla nevroglia. A 
prop 081 to del lavoro di A. Bonome sulla struttura ed istogenesi dei gliomi. 

— An. 1st. psich. <i. A*. Univ. di Roma, Vol. 7, j>j>. 185-200. Roma, I9K). 
Clementi Pasquale. — Sui processi riparalivi delle lerile asettiehe della corteoj 

rvd cerebrate [mammiferi]^ ricorohe sporim. Con :> tavole. — Sperimnntaie 



- 125 - 



(Arch. Biologia norm, e patol.), An. 63, Fasc. 6, pp. 905-936. Firenze, 
1909. 

Donaggio. — Lc fibre collagene nei gangli spinali. — 2° Congresso d. Soc. Hal. 

di Neurologia (Genova, ott. 1909), in Riv. di Pal. nervosa e mentale, 

Vol. 14, Fasc. 12, p. 551. Firenze, 1909. 
Ferrata A. e Boselli S. — Sui signilicato clinico ed anatomico dclle sostanze 

basolile dei corpuscoli rossi. — Boll. d. Soc. med. di Parma, Ser. 2, An. 3, 

Fasc. 5, pp. 90-97. Parma, 1910. 
Ferrata A. e Golinelli A. — Sui globuli bianchi con granulazioni basolile. (Nota 

preliminare). — Boll. d. Soc. med. di Parma, Ser. 2, An. 3, Fasc. 3, 

pp. 50-51. Parma, 1910. 
Ghillini Cesai'e. — Lesioni della cartilagine di accrescimento. Con 1 tav. — 

Boll. d. Sc. med., An. 81, (Ser. 8, Vol. 10), Fasc. 1, pp. 15-20. Bologna, 

1910. 

Golgi Gamillo. — Evoluzione delle dottrine e dellc conoscenze intorno al sub- 
strato anatoraico delle funzioni psichiche e sensitive. — Atti Soc. it. pro- 
gresso scienze, 3 a Riunione, Padova 1909, pp. 69-140, con figure. Roma, 
1910. 

Lasagna Carlo. — Sulla rigenerazione delle terminazioni nervose motrici nei 
muscoli striati. — Bull. Soc. med.-chir. Pavia, An. 24, N. 1, pp. 1-15, con 
tav. Pavia, 1910. 

Lugaro E. — Ancora intorno all'esistenza delle neurofibril^ nei vivente. — 
Riv. di Patol. nervosa e mentale, Vol. 15, Fasc. 2, pp. 112-114. Firenze, 
1910. 

Marcora Ferruccio. — Sulle alterazioni dell'apparato reticolare interno delle cel- 
lule nervose motrici consecutive a lesione dei nervi. Con tav. VI. — Riv. 
di Patol. nervosa e mentale, Vol. 15, Fasc. 7, pp. 393-402. Firenze, 1910. 

Olivero Carlo. — Dell'azione del rosso scarlatto sugli elementi nervosi delle cir- 
convoluzioni cerebrali. — Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 73, N. 1-2, 
pp. 14-16. Torino, 1910. 

Papadia G. — Vi sono plasmacellule nei sangue circolante? — 2° Congr. d. 
Soc. Hal. di Neurologia (Genova, ott. 1909), in Riv. di Patol. nervosa e 
mentale, Vol. 14, Fasc. 12, p. 552. Firenze, 1909. 

Pardi Francesco. — Per la storia e la migliore conoscenza dei clasniatociti di 
Ranvier. — Atti Soc. tosc. Sc. nat., Memorie, Vol. 25, pp. 59-86, con 2 tav. 
Pisa, 1909. 

Pariani C. — Vedi M. Z. in questo N., pag. 123. 
Rossi 0. — Vedi M. Z. in questo N., pag. 124. 
Sala G. — Vedi M. Z. in questo N., pag. 124. 

Sim'gaglia Giorgio. — Osservazioni sulla struttura dei globuli rossi. Con tav. 
— Arch. Scienze mediche, Vol. 34, Fasc. 3, pp. 191-199. Torino. 1910. 

Tirelli Vitige. — Lipocromi nelle cellule ganglionari di alienati. — Giorn. Ac- 
cad. Medicina Torino, An. 73, N. 1-2, pp. 3-13. Torino, 1910. 

Verga Giovanni. — Sui fatti rigenerativi die si svolgono in alcune cicatrici ner- 
vose operatorie: nota prev. — Boll. Soc. med.-chir. Pavia, An. 24, N. 1, 
pp. 16-21. Pavia, 1910. 

Valle (Delia) Paolo. — L'organizzazione della croraatina studiata mediante il 
numero dei croraosomi. — Arch zool., Vol. 4, Fasc. 1, pp. 1-177, con 1 tav. 
Xapoli, 1909. 

Zalla Mario. — Ricerche speriraentali sulle modificazioni morfologiche delle cel- 
lule nervose negli aniraali ibernanti. — Riv. di Patol. nervosa e mentale, 
Vol. 15, Fasc. 1, pp. 211-221, con fig. Firenze, 1910. 



- 126 - 



Zalla. — Sulle modificazioni morfologiche degli elementi nervosi negli animali 
ibernanti. — 2° Congr. d. Soc. ital. di Neurologia (Genova, ott. 1909), in 
Riv. di Patol. nervosa e mentale, Vol. 14, Fasc. 12, p. 552. Firenze, 1909. 

VI Tecnica zoologica, anatomica e microscopica. 

Besta. — Un nuovo metorio per la colorazione del reticolo endocellulare della 
cellula nervosa. — 2° Congr. d. Soc. ital. di Neurologia (Genova, ott. 1909), 
in Riv. di Patol. nervosa e mentale, Vol. 14, Fasc. 12, pp. 549-550. Fi- 
renze, 1909. 

Cerletti Ugo. — Colorazione differenziale di deterrainati nuclei avventiziali nel 

tessuto nervoso normale e sua applicazione nell' istopatologia. — Ann. d. 

1st. psich. d. R. Univ. di Roma, Vol. 7, pp. 225-261, con tav. Roma, 1910. 
D.naggio. — Azione dei varii lissanti sui centri nervosi. — 2° Congr. d. Soc. 

ital. di Neurologia, in Riv. di Patol. nervosa e mentale, (Genova, ott. 1909), 

Vol. 14, Fasc. 12, p. 551. Firenze, 1909. 
Lugiato Luigi. — Afflnita delle fibre nervose degenerate per alcune sostanze 

eoloranti. — Riv. di patol. nervosa e mentale, Vol. 15, Fasc. 3, pp. 180-183. 

Firenze, 1910. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO DI AN ATOM I A NORMALE DELL A R. SCUOLA 8UPERIORK VETER1NA RI A DI TORINO 
D1KETTO DAL PROF. U. ZIMMKKL 



Dott. CAMILLO MOBILIO, aiuto e libkro docente. 



Variazioni vertebro-costali negli equ di 



(Con 8 figure) 

E vietata la riproduzione. 

E ormai noto a tutti che le variazioni vertebro-costali sono 
piuttosto frequenti, e molte pubblicazioni sono state fatte al ri- 
guardo anche negli equidi. 

Potrebbe sembrare adunque che una nuova meinoria su tale 
argomento sia affatto superflua. 

Se pero si consideri che quasi tutte le osservazioni e pubbli- 
cazioni fatte riguardano casi isolati, e che il primo lavoro venuto 
fuori veramente con indirizzo scion tifico del Cornevin e Lesbre 
riguarda quasi esclusivamente il cavallo, e che tali autori lamen- 
tano come accurate ricerche non siano state corapiute anche negli 
altri equidi, e si meravigliano come non abbiano ancora notate 
variazioni nel mulo, il quale, come ibrido, dovrebbe mostrarne piu 
irequentemente, e che inoltre la memoria, pubblicata in seguito, 
dal Bar pi nel 1902, l'altro lavoro che offre molto interesse e pre- 
gio, tratta soltanto del significato di tali variazioni, dopo aver ri- 
portato anche casi isolati, credo non debba ritenersi del tutto pri- 
va di opportunity la presente monografia, in cui, oltre a trovarsi 
estese le ricerche metodiche all'asino ed al mulo, si vuol trattare 
1'argomento sotto nuovi e particolari aspetti. 

Difatti io, da due anni in qua, ho esaminato tutti gli equidi 
che son serviti per le esercitazioni anatomiche ed ho poi utiiizzato 
anche alcuni di quelli sacriflcati per le esercitazioni chirurgiche e 
morti in clinica, quei pochi cioe di questi che ho potuto avere 



- 128 - 



corapletamente a disposizione, affinche le mie osservazioni potessero 
riuscire molto accurate, ed in tutti questi animali ho tenuto conto, 
oltre che della specie, del sesso e dell'eta e, quando le necessita 
didattiche me l'hanno permesso, anche della condizione delle parti 
raolli. 

Un'altra ragione che m' induce ancora ad esporre volentieri i 
risultati delle mie osservazioni e rappresentata dal fatto che io 
posso riferire su qualche caso di un'importanza eccezionale. 

Dopo la descrizione di ciascuna variazione da me trovata, ricor- 
dero i casi analoghi che sono stati descritti da altri ricercatori. 
Per questo, comincero dal lavoro del Goubaux, pubblicato nel 
1867-1868, poiche in tale pregevole memoria vien trattata la parte 
bibliografica precedente e quindi credo inutile ripeterla. 

Ho potuto esaminare 74 equidi, di cui 27 cavalli, 18 maschi 
e 9 femmine ; 29 asini, 10 maschi, 19 feminine; 18 muli, 9 ma- 
schi e 9 femmine. 

Oltre le variazioni riscontrate in questi animali, ne verranno 
descritte alt re due, che ho avuto opportunity di studiare in pre- 
parati gia fatti da altri. 

Equus caballus. 

1° Trattasi di una cavalla di grossa taglia, di anni 21, esaminata T8 
novembre del 1909, la quale presentava: vertebre cervicali 7, dorsali 18, 
lombari 7, sacrali 5, coccigee 14, tutte normali. 

Si notano 18 costole normalmente conformate, ma pero vi e dietro 
l'ultima, sia da un lato sia dall'altro, un segmento osseo, che ricorda 
la meta inferiore di una costola comune e si mostra leggermente incur- 
vato, a cancavita anteriore. 

Tale segmento osseo e collocate sulla faccia esterna del muscolo 
piccolo obliquo dell'addome ed incomincia presso il margine inferiore 
del retrattore deH'ultima costola. Si porta in basso, inclinandosi sempre 
piu in avanti, per avvicinarsi al margine posteriore di questa, e, giunto 
ad una distanza di 2 i / 2 cm. dal punto in cui la stessa si articola con 
la sua cartilagine, si articola a,nch'esso, divenuto piii sottile, con uno 
stiletto cartilagin(»o, che segue il margine posteriore deirultima cartila- 
gine costale, a cui resta unilo mediante un legamento fibrose come av- 
viene appunto tra le altre cartilagini oostali asternali. 

Iia parte ossea ha una lungheiza di 6 cm. a destra, quasi 7 Va a 
sinistra, con una larghezza massima di circa 1 cm. ed uno spessore di 
mezzo cm. 

La cartilagine che prolunga la costola (luttuante in discorso ripete 



- 129 - 



la forma delle cartilagirii di prolungamento delle costole asternali ed e 
lunga circa 6 cm. 

LTestremita superiore della costola fluttuante 6 conformata a spa- 
tola e da attacco ad una lamina aponeurotica, che va ad inserirsi, con 
l'altro capo, all'estremita libera dell'apofisi trasversa della prima ver- 
tebra lombare. Qaesta apofisi si mostra inclinata indietro, tin poco pi 
del solito, di modo che dall' insieme di essa con delta lamina aponeuro- 
tica e della costola fluttuante \iene descritto un arco, che ricorda per- 
fettamente il percorso dell'ultima costola dei casi normali. 

I vasi ed i nervi si comportano normalmente e solo si nota un paio 
di nervi lombari soprannumerario. 

Un caso analogo al precedente e stato osservato dal Goubaux in 
un cavailo. 

II Seyh dice che talvolta parte dall' apofisi trasversa della prima 
vertebra lombare « un legamento, che, piu lungi, si unisce ad un osso 
appuntito o ad una cartilagine (Miiller, Vierteljahresschifft, VII, 1) ». 

II Barrier ricorda un altro caso analogo osservato da Moussu 
in un cavailo. 

Anche Steele ha fatto la stessa osservazione pure in un cavailo. 

Lesbre, nel 1883, scrive di aver osservato 2 cavalli, che ricordano 
perfettamente il nostro caso, soltanto che il numero delle vertebre lom- 
bari era di 6. 

~Sono stati notati poi parecchi altri casi di 7 vertebre lombari, e 
cioe: uno da Gh auv eau-Arloing, un secondo da Moussu, 4 casi da 
Lesbre-Cornevin: in due di questi pero vi erano 17 vertebre dorsali. 

Martin ed Ellenberger e Baum aminetlono anche che nel ca- 
vailo talvolta si possono trovare 7 v. lombari, e quest' ultimi due anato- 
mici aflermano che cio puo verificarsi anche nel mulo. 

II Varaldi dice che assai di rado le vertebre lombari sono 7. 

2,° II soggetto di questa osservazione e anche una cavalla, di pic- 
cola taglia, dell'eta di 18 anni, la quale venne uccisa, per l'esercitazioni 
anatomiche, il 10 dicembre 1909. Gome al solito, alia fine delle eserci- 
tazioni, si e proceduto all'enumerazione delle vertebre e delle costole, e 
si son trovate: vertebre cervicali 7; v. dorsali 18; v. lombari 6; v. sa- 
crali 5; v. caudali 7 (la coda era stata amputata). Vi sono 18 paia di 
costole, di modo che tutto appare normale. 

Pero, premendo con le dita le pareti addominali, dietro l'ultima co- 
stola, si avverte, d'ambo i lati, un piccolo nucleo, molto consistente. 
Questo vien messo a nudo e si osserva sulla faccia esterna del muscolo 
piccolo obliquo dell'addome una lamella ossea, che, a sinistra, ha la lorma 
di una mandorla, depressa da una faccia all'altra, con la punta rivolta 
in alto, ed a dostra ricorda quasi un seme di lenticchia. 

Le due lamelle restano unite, mediante nastrini fibrosi, all'estremita 
libera deH'apofisi trasverse della l a vertebra lombare. Dalla loro estre- 



- 130 - 



mita inferiore si stacca un altro sottile legamento nastri forme, che va re- 
stringendosi man mano che si avvicina al margine posteriore dell'ultima 
costola, e finisce a punta presso l'ultima cartilagine di prolungamento, 
circa 2 cm. al disotto dell'articolazione condro-costale. Corrispondente- 
mente alio sviluppo del nucleo osseo, il legamento e piu grande a sinistra. 

II nucleo osseo sinistro ha una lunghezza di 14 mm., con una lar- 
ghezza massima di 7 mm. ed uno spessore di quasi 2 mm., e giace ad 
una distanza di circa 14 cm. dall'estremita libera deH'apofisi trasversa 
della prima vertebra lombare e di circa 1 cm. dal margine posteriore 
delFultima costola. 

II nucleo osseo del lato destro e lungo 6 mm., largo 4 nel suo 
mezzo, ed ha uno spessore di 1 mm. Trovasi distante dalla prima apo- 
flsi trasversa lombare 15 cm. e dall'ultima costola poco piii di 1 cm. 

Gasi pressoche simili sono stati osservati dal Goubaux. II Tous- 
saint riferisce anche di un caso analogo notato in un cavallo, ma il 
nucleo osseo, col legamento e con un prolungamento cartilagineo, era 
solo a sinistra. 

3.° La colonna vertebrale a cui vengo ora ad accennare apparte- 
neva ad una cavalla di anni 2 morta qui, alia Scuola. 

Tutte le vertebre erano in numero normale, ad eccezione delle 
dorsali che erano 17, con 17 paia di costole. 

Questa anomalia e stata piu volte osservata dal Oroubaux nel ca- 
vallo. 

II Mii Her, riportato dal Bar pi, l'ha osservato in due cavalli, e cosi 
pure in due asini; di questi uno aveva 17 paia di costole e 5 vertebre 
lombari, l'altro 17 paia di costole e 6 vertebre lombari. 

II Pietrement aveva creduto che presso gli Aryas, nell'epoca ve- 
dica, esistesse una razza di cavalli a 34 costole, basandosi sul verso di 
Dirghatamas, nell'inno deH'Acwamedha o Sacriflcio del cavallo ch'era 
stato tradotto in francese : « La hache tranche les trente-quatre coles 
du rapide cheval, amis des devas ». 

Tale interpretazione e stata poi dimostrata e riconosciuta errata, 
poiche bisognava tradurre « la scure taglia 34 costole del rapido cavallo, 
amico degli Dei », e non gia « le 34 costole ». 

Anche il Leyh afferma che si possono trovare 17 vertebre dorsali. 
con 17 paia di costole, e cosi pure il Franc k. 

In una lettera scritta a Pietrement nel 1871 Lo Chauveau dice 
di aver osservato un solo cavallo con 17 coste. 

Moussu aflerma che si possono osservare 17 costole da un lato e 
is dali'altro. 

Gornevin o Lesbre dicono che in una giumenta ed in un cavallo 
hanno «>ss<'rv;ito 17 vertebre dorsali con L7 paia di costole, ma vi erano 
7 vertebre lombari, di cui la prima aveva nella giumenta le apoflsi tra- 
s verse articolate. 



- 131 - 



Anche Martin ed Ellen be rger e Kaum ammettono che si pos- 
sono trovare 17 paia di costole. 

Taylor ha descritto la mancanza dell'ultimo paio di costole in un 
puledro di due anni. 

Anche il Varaldi arnmette che le vertebre dorsali possono es- 
sere 17, quantunque raramente. 

4.° Siamo in presenza di im cavallo di grossa taglia, castrato, da 
tiro leggiero, dell'eta di 13 anni. 

Questo cavallo e stato porta to a scuola tutto rovinato, per essere 
caduto in un burrone, e, poiche e stato dichiarato inguaribile, il pro- 
prietary l'ha venduto ed e poi servito per le esercitazioni anatomiche 
dell'ultima settimana di aprile 1910. 

Yi sono : vertebre cervicali 7 ; v. dorsali 17 ; 1 arabigua tra la re- 
gione dorsale e la lombare ; v. lombari 6 ; v. sacrali 5 ; v. coccigee 10 
(la coda era stata amputata). Yi sono 17 paia di costole normali, piii 1 
paio rudiment-ale. 

La vertebra ambigua presenta i caratteri deH'ultima dorsale, cioe 
della 18 a dei casi normali, pero su ciascuna delle sue apofisi trasverse 
non trovasi articolata una costola, ma un'apofisi trasversa, a tipo pura- 
mente lombare, ben sviluppata. 

Al lato destro poi, aU'estremita libera dell'apofisi trasversa, a tipo 
lombare, si attacca un nastro fibroso robusto, il quale scorre tra il mu- 
scolo grande e piccolo obliquo dell'addome, compiendo il tragitto della 
18 a costa. Lungo tale nastro fibroso, in corrispondenza della meta circa 
del percorso dell'ultima costola normale, la 17 a , si osserva una lami- 
netta in parte ossea in parte cartilaginea, affusata alle sue estremita. 
Questa e lunga 32 mm., larga 6, nel suo mezzo, spessa 4. 

II fascio fibroso continua in tan to il suo percorso, finche, giunto a 
3 cm. circa dalla estremita terminale della 17 a costa, si trasforma in 
una laminetta ossea. Questa e lunga poco piu di 5 cm., larga, nel suo 
mezzo, 8 mm., e spessa 5 mm.; vien tenuta fissa al margine posteriore 
della 17 a costa da fasci fibrosi estesi dalle sue due facce a quelle di 
quest'ultima, e da attacco poi ad una cartilagine di prolungamento, lun- 
ga 6 cm. 

Al lato sinistro si osservano le stesse particolarita, pero manca il 
tratto osseo-cartilagineo lungo il nastro fibroso. 

Appare chiarO" dunque che in questo caso la 18 a vertebra dorsale, 
col 18° paio di costole annesso, ha iniziato, per cosi dire, un processo 
tendente a trasformarsi in vertebra lombare, ma e ancora rimasta la 
porzione inferiore delle due costole, con le relative cartilagini, un cor- 
done fibroso, con a destra anche un nucleo osseo-cartilagineo, il cui in- 
sieme rappresenta evidentemente la 18 a costola, la cui estremita supe- 
riore o vertebrale si e, d'altra parte, slargata sotto forma di apofisi tra- 
sversa a tipo lombare. 



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It diaframma si attaccava sulla 17 a costola, tra il terzo medio e 
l'anteriore della larghezza della sua faccia profonda. 

II Groubaux ha notato un fatto analogo in una giumenta, con la 
difterenza pero che le apofisi trasverse lombari erano perfettamente 
normali, non gia articolate. L'A. ha ancora osservato, in un altro caso, 
la presenza della 18 a costola articolala all'apofisi tras versa della prima 
vertebra lombare solo dal lato sinistro, mentre a deslra non vi erano 
che le prime 17 costole normali. 

5.° La variazione che vengo ora a descrivere si osserva in ano 
scheleiro di cavallo, maschio e dell'eta di anni 14, che si conserva nel 
nostro Museo Anatomico. 

Ho voluto occuparmene, poiche credo abbia un certo valore, come 
si vedra in seguito. 

11 numero delle vertebre e perfettamente normale in tutte le regioni 
e cosi anche quelle delle costole. L'anomalia trovasi nella prima ver- 
tebra lombare e propriamente al lato sinistro (V, Fig. 8 Pag. 160). 

Si nota quivi che I'apofisi trasversa, un po' piii lunga e meno larga 
dei casi normali e terminante quasi a punta, e articolata. La sua estre- 
mita vertebrale ricorda esattamente quella dell'ultima costola, con la 
testa cioe quasi completamente fusa con la tuberosita, ma non in modo 
da non potersi distinguere, lan to che la si vede f'acilmente corrispon- 
dere ad una apposita fossetta tra la 18 a vertebra dorsale e la l a lom- 
bare; la tuberosita corrisponde alTapofisi trasversa a tipo dorsale che 
dal lato sinistro presents appunto quest'ultima vertebra. 

EQUUS ASINI S. 

l.° II 12 ottobre del 1908, mentre preparava gli organi genitali 
di un'asinella per il Museo, mi son potuto accorgere che 1'ultima co- 
stola non era normale. 

Proceduto alia enumerazione delle costole, ho riscontrato che erano 
18 per ciastun lato, e le vertebre: 7 cervicali, 17 dorsali, 5 lombari, 
5 sacrali e 21 coccigee. Pero vi era ancora, tra la regione dorsale e la 
lombare, un'altra vertebra ambigua. Questa resta ora nel preparato 
suddetto e vengo subito a parlarne (V. Fig. 5 Pag. 100). 

Esaminata in tutte le sue parti, non si saprebbe so classificare tale 
vertebra tra le dorsali o le lombari, so non si badasse che le apofisi 
trasv(jrs(;, quantunque non siano proprio identiche a quelle deirultima 
vertebra dorsale dei casi normali, sono del tipo dorsale. 

Per6, ;d lato destro, all'apofisi trasversa del tipo deirultima dorsale 
e articolata un'apofisi trasversa del tipo lombare, in modo cbe a chi 
non bada airarticolazione pu6 sembrare cbe vi sia solo questa e nella 
sua forma normale. Tale apolisi trasversa lombare si presenta un po 



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areata, a convessita rivolta in alto, e lunga 6 x \i cm., larga nftl suo mez- 
zo 2 cm. e spessa 2-4 mm. nei diversi suoi punti. 

L'articolazione con la vertebra ha come mezzo di contenimento del 
tasci fibrosi disposti trasversalmenle e che, nel loro insieme, vengono a 
formare come nn manicotto, che avvolge i capi articolari. Si pun avere 
un piccolo movimento nel senso verticale. 

L'estremita esterna dell'apofisi lombare porta, mediante un'artrodia, 
provvista di un legamento capsulare, una costola piuttosto sviluppata. 
Questa compie il suo arco toccando l'estremita libera dell'apofisi trasver- 
sa lombare seguente, ed e lunga 13 cm., larga circa 1 cm. nel suo mezzo, 
spessa 3 mm., e porta una cartilagine di prolungamento lunga 9 cm. 

Al lato sinistro trovasi articolata all'apofisi trasversa del tipo del- 
l'ultima dorsale una costola lunga 20 cm., larga nel suo mezzo poco piu 
di 1 cm., spessa 6 mm., e con una cartilagine di prolungamento anche 
ben sviluppata. 

Pero anche da questo lato il carattere deciso di vertebra dorsale 
non e netto, precise, per il fatto che 1'apofisi trasversa della vertebra 
si articola con la costola in modo da sembrare anche qui un tutto solo, 
poiche la costola nella sua parte superiore e larga ed appiattita come 
un'apofisi trasversa lombare. Si direbbe che anche in questo lato le 
cose stavano come da quello opposto, ma l'articolazione tra 1'apofisi tra- 
sversa a tipo lombare e la costola annessa e scomparsa, e cosi tale la- 
mina si restringe e si prolunga in una costola. 

Casi di apofisi trasverse, a tipo lombare, articolate alia prima ver- 
tebra della regione omonima, sono stati menzionati da Gou beaux, da 
Moussu e da Gornevin e Lesbre. Tale variazione frequentemente, 
e unilaterale. La vertebra, che presentasi cosi formata, puo essere sia 
la 25 a , cioe, come numero, la 18 a della regione dorsale, sia la 26 }l , cioe 
come numero, la l a lombare (Vedi cavallo n.° 4 e 5, asino n.° 3 e 4). 

2.° Veniamo ora a parlare di un asino sacrificato il 10 dicembre 
1008, con l'intendimento di tare una preparazione, per il Museo, del 
cuore e dei grossi vasi arteriosi, venosi e linfatici, sospesi alia colonna 
vertebrale. 

In tale preparato si osservano, al lato sinistro, 18 costole, normal- 
mente conformate, e 5 vertebre lombari. Al lato destro le vertebre lom- 
bari sembrano 0 e le costole anche 18. Gio e dovuto al fatto che la 
vertebra la quale a sinistra appare dorsale, a destra si moslra come 
lombare, e porta poi articolata una costola alfestremita dell'apofisi tra- 
sversa. 

A sinistra la vertebra ambigua, di cui parliamo, presenta l'apofisi 
trasversa precisamente eguale a quella deli'ultima dorsale negli individui 
normali. La costola ha la superficie articolare della tuberosity fusa con 
quella della testa, come avviene normalmente deli'ultima costa; pero, a 
partire dalla sua estremita superiore, appiattita nel senso verticale. va 



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man mano restringendosi, di modo che, dopo circa 5 cm. di percorso, 
diviene cilindrica per un tratto di circa 6 cm., per poi appiattirsi di 
nuovo. Inoltro tale costola si distingue per il fatto che non compie una 
curva regolare, ma invece descrive nella sua meta superiore una doppia 
inflessione, a guisa di una S, di cui la prima, a convessita anteriore, arriva 
sino ad 1 cm. circa all'esterno deU'estremita libera dell' apofisi trasversa 
della l a v. lombare, la seconda, a convessita posteriore, fa seguito alia 
precedente. 

L'apofisi trasversa della prima vertebra lombare, quasi per corri- 
spondere alia concavita della prima curva, presenta convessa la meta 
esterna del suo margine anteriore. 

L'apofisi trasversa che trovasi al lato destro della 25 a vertebra ha, 
come abbiamo detto, i caratteri di una apofisi lombare, pero si distingue 
dalla corrispondente dei casi normali per le seguenti particolarita: 1°, 
e piu spessa delle altre 3 seguenti; 2°, la sua faccia superiore e con- 
vessa nel senso antero-posteriore ed e, relativamente alle altre, piuttosto 
stretta, occupando, per tale dimensione, un posto intermedio tra la lar- 
ghezza dell' ultima costola e quella della prima apofisi trasversa lom- 
bare; 3°, ha i margini rettilinei e netti, mentre normalmente sono piii 
o meno ondulati ed irregolari, 4°, sulla superficie inferiore della sua 
estremita libera presenta una faccetta articolare, lunga poco piii di 1 cm. 

Tale faccetta corrisponde ad un'altra deU'estremita superiore di una 
costola accessoria, onde viene cosi a formarsi un'artrodia, provvista di 
un robusto legamento capsulare. Sono permessi movimenti piuttosto ampi 
nel senso antero-posteriore e nel senso verticale. 

La costola articolata all'apofisi trasversa lombare ha dimensioni 
piuttosto piccole rispetto alle altre ed a quella del lato opposto. Difatti, 
subito dietro l'articolazione con l'apofisi costiforme, essa ha una lar- 
ghezza di 9 mm., con uno spessore di 4, mentre la costola che la pre- 
cede, a livello dell' estremita libera di detta apofisi, e larga 10 mm. e 
spessa 8, e 1' ultima costa dell'altro lato, misurata anche alio stesso li- 
vello, e larga 12 mm. e spessa 9. 

Anche la costola aggiunta del lato destro, che alia sua estremita 
supenore e conformata a spatola, compie una doppia curva a forma di 
S, ed e provveduta anche di una lunga cartilagine di prolungamento. 

Gome si vede, dunque, in questo caso la 18 a vertebra dorsale al 
lato destro ha subito delle trasformazioni in maniera da sembrare che 
sinsi iniziato un processo tendente forse alia trasformazione della costa 
in apofisi trasversa lombare, processo che pero si e arrestato, per cosi 
dire;, poco dopo il suo inizio. Difatti un segmento della costola, presso 
restremita vertebrale, ha quasi assunto i caratteri di una apofisi tra- 
sversa lombare, ed il rimanente e rimasto bensi per tutta la sua lun- 
ghezza, pero assottigliato e non saldato airaltro, ma articolato con questci 

Un caso analogo al precedente e stato descritto, n.d 1883, dal Le- 
sbre, che I'aveva osservato in un cavallo; I'unica ditterenza sta in 



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questo che la costa fiuttuante non si articolava all'estremita dell'apofisi 
trasversa ma vi era sospesa mediante an Legaraento. 

Moussu, Cornevin-Lesbro e Linton ricordano ancora altri 
casi a tipo dorsale, da un lato, ed a tipo lombare dall'altro. Lesbre e 
Gornevin ricordano altri casi analoghi con la costola non articolata 
ma fissa e con l'apofisi trasversa a tipo lombare articolata, con o senza 
una costola fiuttuante annessa. 

Analogo al caso nostro ne viene descritto un altro dal Barpi in 
uno scheletro di cavallo p. s. inglese. 

II Varaldi dice pure che si puo avere una vertebra a tipo dorsale 
da un lato e lombare dall'altro. 

3.° Trattasi di un'asina, di piccola taglia e dell'eta di anni 20, 
che presenta: v. cervicali 7; v. dorsali 17; v. lombari (3; v. sacrali 5 e 
coccigee 20. 

II numero delle coste e di 18, poiche 1' ultima e articolata aU'estre- 
mita libera dell'apofisi trasversa della prima vertebra lombare. 

Vi e anche qui un'altra particolarita caratteri stica che ricorda l'a- 
sina i\ ed e che, al lato destro, l'apofisi costiforme della l a v. lombare 
e a sua volta articolata con la vertebra. 

Questa e provvista adunque al lato destro di un'apofisi trasversa 
che ricorda quella dell' ultima dorsale nei casi normali. L'estremita li- 
bera di tale apofisi e provvista di una superficie pianeggiante irregolare, 
che corrisponde ad un'altra superficie dell'estremita interna di una apo- 
fisi costiforme. II mezzo di unione e rappresentato da fasci fibrosi che 
sono diretti trasversalmente e prendono attacco sui corpi ossei, presso 
le superficie articolari. Trattasi di una artrodia e sono permessi piccoli 
movimenli nel senso verticale. 

L'apofisi trasversa a caratteri dell'ultima dorsale e larga circa 
3 cm. lunga circa 1 cm. e spessa 7 mm. 

La lamina ossea, che vi si articola e che ha tutti i caratteri di 
una apofisi trasversa lombare, e lunga quasi 5 cm,, larga, a meta lun- 
ghezza, 2 cm, e spessa 3 mm. 

Sulla estremita esterna, arrotondata, di tale lamina si articola una 
costola. L'articolazione si compie mediante due faccette piane, che si 
trovano rispettivamente sul punto di pass;iggio del margine anteriore 
dell'apofisi trasversa nella sua estremita libera, spostata un po' sulla 
faccia inferiore, e sulla faccia superiore, meta posteriore, deU'estremita 
vertebrale della costola, estremita che e conformata come la testa di 
un piccolo serpente. 

II mezzo di unione e rappresentato da un manicotto capsulare, e 
sono permessi movimenti piuttosto ampi, nel senso antero-posteriore e 
nel senso verticale. 

La costola ha la forma di una falce, a concavita anteriore ; e lun- 
ga 12 e mozzo cm., meta della costola che la precede; e larga, nel suo 



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mezzo, 11 mm. e va restringendosi verso gli estremi ; il suo massimo 
spessore e di 3 mm. Porta una cartilagine di prolungamento lunga 
8 cm. 

Al lato sinistro vi e, come abbiamo detto, un'apofisi trasversa lom- 
bare normale, la cui lunghezza e di G cm., e uguale cioe all'insieme del- 
l'apofisi a carattere dorsale ed a quella lombare del lato destro. E un 
po' piu larga e piu spessa di questa e porta articolata una costola pro- 
prio sulla sua estremita libera, un po' spostata verso la faccia supe- 
riore. 

La costola ricorda quella dell'altro lato e solo ha la cartilagine di 
prolungamento piii lunga, poco piii di 13 cm. 

Vediamo ancora che rultima vertebra dorsale, la 18 a , tende a con- 
vertirsi in lombare, ed in questo caso, anzi, ne ha quasi assunto comple- 
tamente i caratteri, quantunque la costa non siasi completamente ridot- 
ta ad apofisi trasversa, ma un sngmento presso la vertebra si e tra- 
sformato in questa ed il rimanente si e solo assottigliato e vi e rima- 
sto poi non attaccato ma articolato. 

Anche Lesbre e Gornevin dicono che si possono osservare casi 
simili nel cavallo e che bisogna considerare la vertebra cosi formata 
come dorsale. 

In un asino hanno trovato 17 vertebre dorsali con 17 paia di co- 
stole e 6 vertebre lombari. 

In un altro asino hanno trovato 6 vertebre lombari con un numero 
normale di vertebre nelle alt re region i. 

Uncaso analogo e stato notato in un asino dal Barpi, pero nessuna 
delle apofisi trasverse era articolata. 

Un altro e stato descritto pure in un asino dal Piccinini; Tarti- 
colazione pero dell'apofisi trasversa a tipo lombare esisteva da tutti e 
due i lati. Questo caso e molto interessante poiche la detta apofisi a 
tipo lombare si articolava precisarnente come una costola alia 17 a e 18 a 
vertebra dorsale. Ho detto 18 a dorsale poiche il Piccinini tale la consi- 
dera e l'apofisi trasversa a tipo lombare con la costola annessa viene 
dallo stesso ritenuta per la 18 a costola cosi trasformata, quantunque 
esprima il giudizio che e cominciato un processo di trasformazione 
del la 18 a vertebra dorsale in i a lombare. 

4.° Siamo in presenza un'altra volta di un'asina, sacrificata per le 
esercitazioni anatomiche il 9 marzo 1909. Era anche essa di piccola 
statura ed aveva Tela di L5 aimi. 

Vi sono 7 vertebre cervical!, 17 dorsali normali, 1 ambigua tra le 
dorsali e Le lombari, r> lombari, 5 sacrali, 20 coccigee. 

Al lato destro della vertebra ambigua vi e una costa la quale pre- 
sonta un tratto, verso la sua estremita superiore, che ha la forma di una 
apofisi trasversa lombare, lunga 3 '/, cm., larga 2 cm. e spessa A mm. 
L . oella sua rimanente parte e molto breve. Difatti mistira una lunghex- 



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za di 8 1 2 cm., e Iarga 1 cm., ed e appi'attita con uno spessore di 4 mm. 
e, per di piu, e sprovvista di cartilagine di prolungamento, di modo che 
si direbbe che non siamo in presenza di una costola ma piuttosto di 
una apofisi trasversa lombare articolata alia sua vertebra, apofisi molto 
lunga e con la sua prima porzione Iarga il doppio del rimanente (vedi 
Fig. 7 pag. 160). 

Al lato sinistro vi e un'apofisi trasversa lombare articolata, lunga 
quasi 0 cm., Iarga nel mezzo 1 7 2 cm., spessa mm. Questa apofisi si 
prolunga con la sua estremita libera in un legamento fibroso nastrifor- 
me, che. a sua volta. si trasforma in una lamella ossea, lunga 2 1 / 2 cm. 
Iarga ( .> mm., nel mezzo, e tenninante a spatola ai due estremi. E spes- 
sa 2 mm. e porta una cartilagine di prolungamento lunga quasi 1 cm., 
e Iarga 6 mm., in parte ossificata. 

Questo caso offre, io credo, un grande interesse, poiche rappresen- 
ta una forma molto progredita del processo di traslbrmazione dell'ulti- 
mo paio <ii costole in apofisi trasverse loml)ari, processo che ci e parso 
iniziato nelTasina 1 e progressivamente piii avanzato nell'asina 2 e 3 
sino a questa. 

Un caso analogo al lato destro e state notatoda To us saint in un 
as'mo. al lato sinistro pero la vertebra era a tipo puramenfe lombare. 

Come v in e Lesbre hanno osservato pure un caso con 18 costo- 
l« j da un lato e 19 dalTaltro, e da quest'ultimo Tapofisi trasversa a tipo 
lombare della 25 a vertebra era articolata. 

II Bar pi descrive una prima vertebra lombare di un asinocheha 
una certa analogia col caso nostro: a destra vi era Tapofisi trasversa 
lombare, alia cui estremita libera trovavasi saldato un piccolo prolun- 
gamenlo osseo ; a sinistra I'apofisi trasversa era molto lunga, tanto da 
ricordare una costola. 

5.° II 25 ottobre del 1909 venue uccisa una asinella, che gia da 
parecchi giorni era alia nostra scuola, acquistata perche potesse servi- 
re per gli esami di esercitazioni anatomiche, e gia noi avevamo previ- 
sto un aumento del numero delle costole, poiche il torace ci sembrava 
sproporzionato alia taglia molto piccola dell'animale. 

L'esame non ci ha poi contraddetti, perche si son trovate : 8 verte- 
bre cervicali, 19 dorsali, 5 lombari, 5 sacrali, 20 coccigee e 20 paia di 
Costole. (Fig. 1). 

Ho detto che vi sono 8 vertebro cervicali e tale asserzione verra 
subito giustificala da quanto segue qui appresso: 

Le prime verlebre cervieafi sono normali. 

La 6 a presenta, al lato destro (Fig. 2), I'apofisi trasversa tricuspi- 
dcle, ma di una forma tutta propria, caratteristica, per il fatto che la 
puspide ventro-caudale non arriva in corrispondenza dell'orlo della ca- 
vita cotiloid» j a, ma si arresta a circa 2 l / 2 cm « avanti di detto orlo, t^d 



- 138 - 



inoltre e spostata piu ventralmente che di solito. Posteriormente pero 
tale cuspide non e tagliata a picco, ma un po' obliquamente dall'avanti 
e dall'esterno all' indietro ed all' interne, e vien poi continuata da una 




Fig. i. 



cresta poco rilevata, che va perdendosi a misura che si avvicina al 
Toi-io della cavita cotiloidea. 

Al lato sinistro invece (Fig. 1) si osserva la cuspide dorsala e quel- 



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la antero-inferiore, mentre la postero-inferiore e quasi scomparsa, e solo 
e rappresentata da una piccola gobba che si trova lungo una cresta 
ehe incomincia a base larga dall'estremita posteriore della cuspide antero- 
inferiore e va poi restringendosi per di venire quasi tagliente e sempre 
meno rilevata, finche si perde poco prima di arrivare all'orlo della ca- 
vita cotiloidea. Esiste pero anche da questo lato una fossa molto pro- 
fonda e larga alia base della cuspide dorsale. E poiche questa e conti- 
nuata posteriorraente anche da una cresta che va perdendosi sine al- 
l'orlo della cavita cotiloidea, la detta fossetta e continuata all' indietro 
da una doccia, alio stesso modo di quanto si verifica al lato destro. 

La cresta inferiore del corpo della vertebra o processo acantoideo 
e bensi piii piccola di quella delle altre vertebre cervicali, ma e ben 
evidente. 




Fig. 2. 



Da quanto precede appare dunque che la 6 a vertebra cervicale non 
ha i caratteri completi della corrispondente nei casi normali, ma pre- 
senta dei caratteri intermedii tra la 5 a e la 6 a , poiche la sua apofisi 
trasversa del lato destro e rimasta bensi tricuspidale, ma ha ritratta, 
per cosi dire, la cuspide posteriore, e quella del lato sinistra e quasi 
divenuta bicuspidale; inoltre il processo acantoideo e ben evidente, piu 
di quanto non si verifica normalmente. 

La 7 a vertebra cervicale (fig. 1 e fig. 2) presenta le apofisi tra- 
sverse in modo da ricordare quelle della tricuspidale nei casi normali, 
quantunque non siano proprio simili a queste. Infatti si osserva una 
cuspide superiore, ben sviluppata, ed alia sua base, posteriormente, una 
fossetta, che pero e molto piccola ; al disotto una lamina longitudinale 
la quale presenta alia sua estremita anteriore, che resta al disotto della 
cuspide precedente, un piccolo tubercolo, e posteriormente, presso l'orlo 
della. cavita cotiloidea, s'ispessisce, raggiungendo un diametro trasver- 



- 140 - 



sale di 11 mm., mentre a meta della sua lunghezza e spessa 5 mm. II 
margine inferiore di tale lamina e pero curvo a convessita ventrale, 
mentre, perche potesse essa rappresentare in modo preciso le altre due 
cuspidi, dovrebbe essere concavo; ma io credo che le rappresenti lo 
stesso col suo tubercolo anteriore e col suo rigonfiamento posteriore. 

Ma vi e ancora di piu : alia base di ciascuna apofisi trasversa si 
trova un foro tracheliano, piu sviluppato di quello di tutte le altre ver- 
tebre cervicali, e con un grande foro di nutrizione sulla sua volta. 

Sulla faccia inferiore del corpo vertebrale vi e un processo acantoi- 
deo ben sviluppato, con un tubercolo sporgente posteriormente. Tale 
processo divide in due meta l'ampia o profonda doccia limitata dalle 
apofisi trasverse. 

L'apofisi spinosa e ben rilevata, poiche e alta 2 cm., pero non tor- 
mina in alto quasi a punta o ad arco quasi tagliente, come nei casi nor- 
mali, invece essa e presso che quadrilatera, col suo margine superiore 
un po convesso ed inclinato in avanti, lungo 21 mm. e largo 5 mm. II 
margine posteriore della lamina, posta in avanti, s'incurva sul suo terzo 
inferiore, per continuarsi in una cresta poco rilevata. 

Tale apofisi spinosa non e molto dissimile da quella della 6 a ver- 
tebra cervicale, che e alta 1 cm., larga 23 mm., e spessa 5 mm., presso 
il suo margine superiore. 

Nel nostro caso dunque la 7 a vertebra cervicale resta tale, possia- 
mo dire, solo come numero, ma come morfologia rappresenta piuttosto 
una 6 a vertebra cervicale o tricuspide, che ha piu alta del solito l'apo- 
fisi spinosa e sviluppato il processo acontoideo. 

La vertebra seguente e quella che a me ha dato, appena visto lo 
scheletro (vedi lig. 1), 1'impressione di ultima cervicale, di prominente, 
per la forma della sua apofisi spinosa e per le sue dimensioni. 

Per poterla osservare piu attentamente nei suoi particolari, mal- 
grado avessi gia prim^ deciso di conservare la colonna vertebrale e K i 
costole e lo sterno con i legamenti naturali, fatta prima la fotogralia, lig. 1, 
sono stato costretto ad isolarla, come ho fatto poi delle due vertebte 
precedents 

Questa 8 a vertebra, che io chiamo gia 8 a cervicale, e lunga ( J ) 
56 mm., e cioe 2() mm. piu breve della 7 a che e lunga 7(> mm., la quale 
a sua volta e 10 mm. meno lunga della 6*, mentre normalmente tale diffe- 
lvnza e maggiore, 20 mm. in media. 

La larghezza deH'8* vertebra, misurata in corrispondenza del punto 
sporgente del margine eslerno delle apolisi oblique anleriori. e tii 
so mm., ed in corrispondenza <l<'lle apofisi oblique posteriori e di 60 mm., 
quella della 7 :l invece e di 73 mm. anteriormente e di 72 posteriormente; 
la 9 a vertebra e larga anteriormento (>4 mm. e 11 mm. posteriormente. 



C) Ptr luugbojssa della vert-olirn «• stut-H conalderata In dintanKa tra il punto pib sporgouto dolla 
beaia t& il pautu inr.li.. deU into d«U,u wltfi cotlloidoa, 



- 141 - 



Cosi che T8 a vertebra e, anteriormente, piii Larga della 7 :i vertebra 7 mm., 
e 16 mm. della 9 a vertebra ; posterior mente, e phi larga 8 mm. della 
vertebra precedente e 16 mm. della seguente. Questi sono i rapportiebe 
si osservano non gia tra la 7 a veriebra cervicale e la l a e 2 a dorsale, 
ma presso a poco Ira la 6 a e 7 a cervical* 1 e la L a dorsale. 

J>evo notare pero che al lato sinistro l'8 a vertebra presenta delle 
esostosi, e cio spiega l'esagerata larghezza, anleriormente, rispetto a lie 
vertebre attigue, poiche normalmente L'ultima vertebra cervicale e ante- 
riormente 2 4 mm. piii larga della penultima e, talvolta, e eguale, tal'altra 
pochi millimetri piii larga della l a dorsale. Nel nostro case la 7 a vertebra 
e piii larga, anterlormente, 2 mm. della 6 a . 

L'ampiezza del canale vertebrale raggiunge il suo massimo nell 1 8 a 
veriebra e non gia nella 7 a , e cio e ancora un'altra prova che siamo in 
presenza delFultima cervicale e non della l a dorsale. 

L'apofisi spinosa dell'8 a vertebra (fig. 1 e 2) e caratteristica della 
prominente: e una lamina quasi triangolare, alta poco piii di 3 mm., spessa 
nel suo mezzo 5 mm., e con i lali liberi molto sottili, quasi taglienti. 

La linea che unisce l'apofisi obliqua anteriore cou la posteriore e 
poco incavata, come si osserva nella prominente dei casi normali, men- 
tre nella l a dorsale tale incavatura e molto profonda. 

Giascuna apofisi trasversa porta bensi la cavita articolare « fossa 
transversaria », ma e spostata molto in basso ed e molto distante dalla 
vertebra, come avviene nella prominente normale, e lo spazio interposto 
tra l'apofisi trasversa e le due articolari e molto lungo, non gia ristretto, 
come si vede nella l a dorsale. 

Anche nella l a vertebra dorsale normale si osserva, e vero, che Ta- 
pofisi trasversa e molto in basso e ben distaccata, ma nella 2 a subito si 
innalza e si accorcia, mentre nel nostro caso nella 3 a vertebra (2 a dorsale 
dei casi normali) si nota la stessa disposizione deH'apofisi trasversa quale 
e nell' 8 a . 

A proposilo della fossa trasversaria, devo osservare che essa e fusa 
con la fossa costale da cui la delimita un rilievo appena sensibile, e 
cio precisamente come si osserva nell' asino 9, in cui trattasi indub- 
biamente della prominente che porta articolata al lato destro una 
costc»la. 

E possiamo dire che 1' 8 a vertebra del caso presente somiglia mol- 
tissimo alia 7 a vertebra cervicale delT asino 9, dal lato destro, e che 
reslremita superiore della costola cervicale di quest'asino e simile a 
quelle delle due eostole che porta articolata la 8 a vertebra dell' asino 
in discorso, come si puo ben osservare confrontando le tig. 2 e 4 e 
1 e 4). 

La 9 a vertebra ha lutti i caratteri della l a dorsale, e, per non di- 
lungarmi di piii, accennero soltant^ alia forma caratteristica deH'apofisi 
spinosa (v. fig. 1), alia testa sporgente, all'ampiezza del canale vertebrale, 
ai processi articolari anteriori non situatialla base dell'apofisi spinosa e 



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molto piu distanti fra loro che non i posteriori, alio sviluppo dell'apofisi 
trasverse e loro posizione molto in basso, come gia avanti ho fatto ri- 
levare. 

Ora, riassumendo, vediamo che la 9 a vertebra e rimasta con i suoi 
caratteri normali di l a dorsale ; che la 8 a vertebra non differisce dalla 
prominente che per avere 2 costole articolate alle apofisi trasverse, ma 
con una disposizione simile alTaltro caso di costola cervicale non dub- 
bia, che noi piu avanti descriviamo ; che la 7 a vortebra ha i caratteri di 
penultima cervicale, non completamente, e vero, ma cio e facilmente 
spiegabile per le variazioni che necessariamente son dovute avvenire, 
data la presenza di una vertebra soprannumeraria in una regione in 
cui quasi mai cio si verifica; che la 6 a anch'essa non si e sviluppata 
con i caratteri tipici, ma in qualche modo ha cercato di assumere i ca- 
ratteri di 5 a vertebra; dunque possiamo indubbiamente, io credo, asse- 
rire che nell'asinelk, di cui si tratta, trovasi una vertebra cervicale di 
piu, con un paio di costole cervicali. 

Le due costole cervicali (fig. 1) sono completamente sviluppate, 
meno lunghe ma piu spesse delle prime dorsali; sono provviste anche 
di cartilagine di prolungamento e presentano solo qualche particolarita 
degna di nota sulla loro estremita superiore. Quivi si osserva che la 
testa della costola e piccola, ha la forma di un cono a superficie irre- 
golare, con l'apice libero rivolto aH'indentro ed in avanti e provvisto di 
due faccette articolari : una, molto piu estesa, corrisponde alia fovea 
costale dell'8 a vertebra cervicale, Taltra, molto piccola, corrisponde alia 
fovea costale della T a v. cervicale, in cui la fossetta e appena accennata. 

La tuberosity di ciascuna costola cervicale e invece molto svilup- 
pata, con una superficie articolare quasi tripla di quella superiore della 
testa, da cui e divisa da un piccolo solco. La tuberosity sulla sua su- 
perficie esterna si slarga in una placca ossea a forma di scudo tondeg- 
giante. 

Delle altre costole, le prime 18 dorsali sono normali. 
La 19 a , al lato destro, rappresenta l'ultima costola ed e, come tale, 
normale. 

Al lato sinistro invece la 19 a costa sembra un prolungamento del- 
l'apofisi trasversa a tipo lombare, che e fissa. Con tutto cio a me e 
parso classificare tra le vertebre dorsali questa 19 a , quantunque a sini- 
stra abbia I'apofisi trasversa a tipo lombare, la quale per6 si prolunga 
in una costola completamente sviluppata, compresa anche la cartilagine 
di prolungamento. 

Lo sterno presenta 8 sternebre, di cui la prima, la piu piccola, e 
situata completamente in avanti del primo pain <li costole, cioe delle 
costole cervicali* Le costole sternali sono 9. 

L'aumento di una sternebra, quantunque ci6 non sia un fatto rstiv- 
mamente raro, e di un paio di costole sternali, concorre ancora, io credo, 
a conferraare come l' 8 a vertebra sia una cervicale con costole. 



- 148 - 



Goubaux ricorda di un caso dubbio di 8» vertebra cervicale no- 
tata in un cavallo. Egli dice che la 0 a vertebra era tricuspide solo a 
destra e bicuspide a sinistra, la 7 a era tricuspide a sinistra e provvi- 
sta di foro trachelieno, a destra invece era normale, la 8 a presentava i 
caratteri della 7 a normale, solo che la fovea costale era scavata tutta a 
sue spese, non concorrendovi la 7 a . Vi erano 19 costole, di cui le prime 
due saldate per lungo tratto in basso tra di loro. L'A. crede cbe la 
prima sia anche una costola dorsale e non gia una cervicale e che si 
tratti non di una 8 a vertebra cervicale ma di ana dorsale supplemen- 
tare, posta in avanti. 

In un altro cavallo lo stesso Goubaux ha contato 8 vertebre in 
avanti della l a costola, l'8 a presentava i caratteri clella 7 a e questa 
mostrava delle variazioni, ma pero mancava di fori tracheliani. 

Vi e da notare ancora che in avanti della l a costola ve ne era un 
altra rudimentale, con muscoli intercostali tra questa e la seguente. Le 
vertebre costali erano 18 paia di costole. L'A. conchiude quindi, ed a 
ragione, che in questo caso non si tratta di una vertebra cervicale in 
piu, ma di una dorsale soprannumeraria e collocata anteriormente. 

Riporta ancora un terzo caso, che riferisce alia categoria dei due 
precedenti. Lo stesso anatomico dice di aver osservato in un'asina 20 
coste per lato, con 7 v. cervicali, 19 dorsali, 4 lombari, 5 sacrali, 15 
caudali. Non ne da piu estesi ragguagli, poiche, messo in macerazione 
il pezzo, alcune parti andarono perdute. Nelle conclusioni afferma che 
mai nei nostri animali domestici e stata osservata, nella regione cervi- 
cale, anomalia di numero nelle vertebre. 

Toussaint riferisce di un'asina con 7 vertebre cervicali, 20 dor- 
sali, 5 lombari, 6 sacrali, 20 coccigee. Vi erano 20 paia di costole; 
l'ultimo paio pero non era articolato alia vertebra ma saldato a questa, 
precisamente come abbiamo visto nella 20 a costola sinistra del caso nostro. 

Anche Ghauveau, nella 3 a edizione, pag. 49, dice di possedere uno 
scheletro di asino con 20 costole e 20 vertebre dorsali, con un numero 
di vertebre normale nelle altre regioni. 

Gornevin e Lesbre asseriscono di aver osservato 20 vertebre 
dorsali con 20 paia di costole in due cavalli ed aggiungono che le ver- 
tebre lombari pero erano 5, e che quindi vi era un parziale compenso 
di numero. 

II Fuchs, riportato dal Miiller, conserva un preparato con due 
costole cervicali in un cavallo (Bar pi). 

Modificazioni della 6 a vertebra cervicale e della 7 a (di questa solo 
al lato sinistro) quali noi li abbiamo descritti, sono stati notati in un 
cavallo anche dal Paoli. 

Gasi di apofisi trasversa della l a vertebra lombare che si prolun- 
gano dando luogo ad una costola, come abbiamo visto della 2G a al lato 
sinistro dell'asina in discorso, sono stati notati piii volte nel cavallo e 
cosi: da Goubaux, che classifica la vertebra in tal modo conformata 



- 144 - 



tra le lombari ..am caso da Moussu che la colloca tra le dorsali; pa- 
recchi casi da LesLre e Gornevin che anche classificano tale ver- 
tebra tra le dorsali; un caso dal Bar pi. 

6. ° Si tratta di un'asina di piccola mole, sacrificata per le eser- 
citazioni anatomiche il 28 febbraio 1910. II torace appariva molto lungo, 
tanto che io aveva detto gia al mio Professore : « Quest'asina certa- 
mente ha almeno una costola di piii ». 

Si riscontrano: vertebre cervicali 7, dorsali 19, lombari 5, sacrali 
5, coccigee 20. Vi sono al lato sinistro 19 costole regolarmente conf'or- 
mate. Al lato destro trovansi 18 costole, pero all'apoflsi trasversa della 
19 a vertebra dorsale e articolata im'apofisi trasversa lombare, regolar- 
mente conformata. AH'estremita libera di tale apofisi trasversa lombare 
e sospesa una laminetta ossea mediante un sottile legamento. 

La laminetta ossea trovasi tra il grande ed il piccolo obliquo del 
l'addome, in parte, anteriormente, immersa nello spessore del retrat- 
tore dell'ultima costola. Trovasi distante dall'apofisi a tipo lombare 
quasi 5 cm. e la sua estremita anteriore corrisponde aU'estremo libero 
della prima apofisi trasversa lombare vera, da cui dista circa 1 cm. 
E lnnga mm. 37, larga 10 mm. spessa 3 mm. 

II retrattore dell'ultima costola, a sinistra, si attacca alia 19 a costa. 
II. diaf'ramma, in alto, s'inserisce nel penultimo spazio intercostale, al 
lato sinistro, cioe nello spazio compreso tra la 17 a e la 18 a costola ; e 
nell'ultimo spazio al lato destro, cioe anche tra la 17 a e 18 a costola, 
quindi cio concorre a dimostrare che Tinsieme dell'apofisi a tipo lom- 
bare, articolata airapofisi trasversa destra della 19 a vertebra dorsale, e 
del legamento, che sospende la lametta ossea descritta e dell'altro pic- 
colo tascetto fibroso, che continua l'estremita inferiore della lametta, 
rappresenta, nel detto lato destro, la 19 a costola. 

Al lato sinistro, il grande psoas si attacca alia 18 a e 19 a costola, 
ed il piccolo anche alia 16 a . Sia a destra che a sinistra nell'ultimo spa- 
zio intercostale, tra la 18 a e 19 a costola (a destra cosi diversamente 
rappresentata) vi e un'arteria, una vena ed un nervo intercostale, che 
si comportano precisamente come gli ultimi intercostali normali. Cio e 
ancora una conferma che anche a destra vi e la 19" costola. 

Gornevin e Lesbre dicono che Goubaux ha osservato un'asina 
con l'» vertebre dorsali o A lombari, e che essi hanno trovato due asini con 
vertebre dorsali < 4 col numero normale di vertebre nolle altre regioni. 

7. " il caso presente riguarda un'asinella di L0 anni, sacrificata il 
15 marzo L910, anch'essa per le esercitazioni anatomiche. 

si trovano: vertebre cervicali 7, \. dorsali v. lombari 6, v. sa- 
crali 5, \. COCCigee 20. \'i sono IS paia di COStole normali. 

Sulla faccia mediale del muscolo retrattore deir-ultima costa si os- 
serva pero una 19" costola libera, ben sviluppata ed in ambo i lati. 



Tale eostola e lungra, al lato deslro, quasi 22 cm. e presenta la par- 
ticolarita di essere quasi intieramente cartilaginea, con nuclei ossei 
sparsi. La sua estremita superiore, appiattita trasversalmente, e a for- 
ma di spatola ed e larga 1 cm., spessa 3 mm., trovasi distante dall'e- 
stremita libera dall'apofisi trasversa della l a v. lombare circa 4 cm. ed 
e continuata da una larga e forte aponeurosi, che s'impianta, d'altra 
parte, aU'estremita libera sia della l a che della 2 a apofisi trasversa 
lombare. 

L'apofisi trasversa della l a vertebra lombare, a destra, mostra la 
sinostosi avvenuta con l'apofisi trasversa a tipo dorsale, che evidente- 
mente esisteva dapprima. 

Anche la costa fluttuante del lato sinistro e in gran parte cartila- 
ginea e delle stesse dimensioni di quella opposta. La sua estremita su- 
periore pero trovasi collegata solamente aU'estremita libera della l a apo- 
fisi trasversa lombare, e mediante un nastro fibroso lungo 25 mm., 
largo 6 mm, e spesso 3 mm. 

II muscolo retrattore dell'ultima eostola si porta al margine poste- 
riore della 18 a , dove trovasi un nervo intercostale ed un'arteria e vena 
precisamente simili a quelli dell'ultimo spazio intercostale. II piccolo 
obliquo pero presenta una diramazione che va ad inserirsi sul margine 
posteriore della eostola accessoria, e per forma e dimensione ricorda il 
retrattore dell'ultima costa, il quale percio e dunque doppio. 

Tra la 18 a costa e l'apofisi trasversa della l a v. lombare trovasi un 
muscolo, che ricorda precisamente i sopracostali. 

Tra la 18 a eostola e la 19 a vi sono sot.tili muscoli intercostali, nel 
3° superiore dello spazio intercostale ; nel rimanente si osserva una la- 
mina fibrosa con rare fibre muscolari. 

II diaframma si attacca, superiormente, nello spazio intercostale tra 
la 17 a e la 18 a costa, a destra, e tra la 18 a e la 19 a a sinistra. 

La l a vertebra lombare dunque porta annesso un paio di costole e 
mostra a destra traccia dell'unione avvenuta tra l'apofisi a tipo dorsale 
e quella a tipo lombare: e naturale percio ammettere che questa ver- 
tebra e ambigua tra le lombari e le dorsali o, meglio, credo sia giusto 
vedere in essa il solito processo di trasformazione di una vertebra dor- 
sale in lombare. 

Un caso analogo e stato osservato dallo Zoccoli in un asino. 

8.° E un'asinella di 13 anni, che e stata uccisa il 12 aprile 1910 
per le esercitazioni chirurgiche. 

Si notano : v. cervicali 7, v. dorsali 17, v. lombari 6, v. sacrali 5, 
v. coccigee 19. 

Le costole sono in numero di 17 paia normali ed 1 paio fluttuante. 

L'anomalia si osserva in corrispondenza della l a lombare (V. Fig. 6 
pag. 160): alle apofisi trasverse di questa sono annesse 2 costole; quella 
del lato destro h piuttosto ben sviluppata e vi si articola per artrodia ; 



- 146 - 



quella del lato sinistro e ridotta invece ad una lamina os^ea, distante 
3 cm. daU'estremita libera dell'apofisi trasversa corrispondente, a cui 
resta pero sospesa da una larga e robusta lamina fibrosa. La detta 
lamina ossea e lunga 4 cm., ha una' larghezza massima di 12 mm., ed 
uno spessore di 3 mm. 

Al lato destro si osserva un'altra particolarita : l'apoflsi trasversa 
della l a lombare mostra le tracce di una articolazione planiforme. arti- 
colazione non ancora completamente ossificata, di modo che appare chiaro 
che da questo lato la vertebra in discorso era a tipo dorsale e che poi, 
formatasi una sinostosi, ha assunto il carattere di lombare. A sinistra si 
osserva anche la sinostosi, ma con tracce lievissime. 

II Bar pi ha notato in un'asino le stesse particolarita descritte or 
ora, pero vi erano 18 v. dorsaii e 6 lombari. 

9.° II caso che vengo ora a descrivere riguarda una varieta anato- 
mica riscontrata in un equus asinus. 

Io non ho altro che il pezzo riprodotto con le fotografle 3 e 4 
e che mi e stato gentilmente regalato dal prof. Mongiardino, a cui 
rendo anche qui sentiti ringraziamenti. Non ho saputo altro che tutte 
le costole erano 18 a sinistra e 19 a destra, essendo la prima di que- 
sto lato una costa articolata alia 7 a v. cervicale. 

Questa vertebra, al lato destro, ha l'apofisi trasversa prov vista di 
una ampia cavita articolare, che presenta tra il 3° medio ed il 3° ante- 
riore un lieve rialzo, a direzione trasversale. In questa cavita si adatta 
l'estremita superiore di una costola ben sviluppata, la quale si porta in 
basso, descrivendo una lieve curva a concavita anteriore, per articolarsi 
inferiormente ad un prolungamento che offre la costola seguente, ossia 
la l a dorsale. 

La costola cervicale ha la sua estremita superiore molto rigonfiata, 
e la superficie articolare di questa presenta un lieve solco, corrispon- 
dente al rilievo che abbiamo notato sulla superficie articolare dell'apo- 
fisi trasversa, di modo che la testa viene ben delimitata dalla tubero- 
sity e questa e quasi doppia di quella. 

DaU'estremita superiore in giu, la costola va divenendo sempre piu 
piatta e, verso il suo terzo interiore, incomincia pian piano a torcersi, 
di maniora che la sua estremita inferiore non e piu dopressa dall' e- 
sterno alTinterno, ma in senso obliquo dall'avanti e dall'esterno indie- 
tro ed all'interno. 

Sulla laccia j)osteriore della detta estremita inferiore, che ricorda 
una mano di gatto, trovasi una superficie articolare pianeggiante, merce 
la (jualc si applica sul prolungamento della l a cosla dorsale (fig. 4). 

La costola cervicale e lunga poco j>i \i di 11 cm.; larga nel suo 
mezzo 14 mm. e spessa 7 mm. K sprov vista sul suo margine posteriore 
del solco vascolo-nervoso. 

Al lato sinistro, L'apofisi trasversa della 7 ;| vertebra cervicale si 



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prolunga in un'apofisi stiloidea, fissa, rivolta obliquamente in basso ed 
indietro e descrivente una iievissirna curva a convissita esterna (fig. 3). 

Tale apofisi ha, in alto, la superficie d'impianto molto estesa, che 
si prolunga sino alia base della testa della vertebra, ed ancora, indietro, 
presso il margine della fossa costale corrispondente ; e lunga 4 l / 2 cm., 
spessa. appena staccata dalla vertebra, 12 mm. e, presso l'estremita li- 
bera, 4 mm. 

La detta estremita libera finisce a punta smussa. In sezione tra- 
sversa Tapolisi in discorso apparirebbe come un triangolo isoscele, con 
la base rivolta in avanti ed all'esterno. E da notare pero che le 3 facce 
delTapofisi nop sono nettamente separate tra loro, meno posteriormente, 
dove lo spigolo, corrispondente all'apice del triangolo, e ben delineato. 

II foro di coniugazione tra la 7 a v. cervicale e la l a dorsale e molto 
ampio al lato destro ed e circa meta del precedente al lato sinistro. 




Fi.sr. 3. Fig. 4. 



La l a c. dorsale, al lato destro, e norrnale alia sua estremita su- 
periore, ma dopo un paio di centimetri di percorso incornincia a slar- 
garsi, lino ad espandersi in modo da assumere l'aspetto di. una lamina 
irregolarmente triangolare (fig. 3 e 4). 



- 148 - 



Tale lamina e appiattita nel senso laterale e presenta a studiare: 
due facce, tre margini e tre angoli. 

La faccia esterna, nella sua parte piii larga, e un po' concava nel 
senso antero-posteriore e liscia. La faccia interna un po'convessa nella 
stessa direzione. 

II margine anteriore, lungo circa 12 cm., e concavo e sottile. II 
margine posteriore e, nella meta superiore, grosso, convesso, munito di 
piccole asprezze e privo di solco vascolo-nervoso ; nella meta infer i ore 
e un po' concavo e quasi tagliente; ha una lunghezza di circa 15 cm. II 
margine inferiore e grosso, arrotondato nel senso trasversale, un po' 
concavo longitudinalmente ed ha una lunghezza di 5 cm. 

L'angolo superiore e rappresentato dall'estremita vertebrale della 
costola. L'angolo inferiore e provvisto di una faccetta diartroidale ova- 
lare, con l'estremita piii grossa rivolta in avanti, della lunghezza di 
3 cm., e con una larghezza, nel suo mezzo, di 12 mm. ; su tale faccetta 
si articola la cartilagine di prolungamento a forma di uncono troncato 
ed un po' depresso lateralmente, lunga 23 mm. L'angolo anteriore porta, 
come gia ahbiamo detto, an'altra superficie diartroidale, irregolarmente 
ovale, col diametro verticale di 22 mm. e col trasversale di 17. 

Tutta la costola, misurata in linea retta, tra l'angolo superiore e 
1' inferiore, e lunga 15 1 / 2 cm., ed e larga, misurata a livello del mar- 
gine inferiore dell'angolo anteriore, poco piii di 6 cm. 

Un caso analogo e stato descritto dal Barpi nel 1902, con la difte- 
renza pero che le particolarita a cui siamo veuuti accennando si nota- 
vano dal lato opposto, di modo che quanto abbiamo visto a destra, nel 
preparato del Barpi si notava a sinistra e viceversa. L'A. dice che vi 
erano 17 v. dorsali, 6 v. lombari, 5 v. sacrali. La l a vertebra lombare 
pero, a sinistra, era del tipo dorsale e portava la 18* costola; quindi da 
questo lato vi erano 19 costole: 1 cervicale, 17 dorsali, ed 1 lombare. 

Nel 1909 lo stesso Barpi riferisce di un asinello in cui la 7 ;l v. 
cervicale presentava, d'ambo i lati, un prolungamento sliloideo quale noi 
l'abbiamo visto al lato sinistro, e viene alia conclusione che tale pro- 
lungamento rappresenta una costola cervicale. 

Equus Muli s. 

l.° II soggetto di questa osservazione c un mulo sacrificato il 20 
aprile del 1909. Era di media tagtia e deireta di circa 20 anni. 

Tagliando costole del Lato sinistro, per prepararare gli organi 
contenuti aella cavita toracica, la mia attenzione e stata richiamata 
dalla straordinaria larghezza che dimostrava, apparentemente, la L a co- 
stola. Ho dovuto jtoi, all 1 esame fatto con intenzione, correggere la mia 
prima impreasione, poiche si trattava non di una costola ma di due po? 
sic Tuna accanlo alTallra, con breve intervallo. 

in questo soggetto dunque si trovano: 7 v. cervicali, 19 dorsali, 0 
l<nn]jai'i, 5 sacrali, 1<S coccigce. 



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Le costole sono in numero di 19 per ciascun la to. 

La prima e ben sviiuppata, lunga quasi 20 cm., larga a meta lun- 
ghezza 14 mm. e spessa 9 mm. Presenta di notevole, alia sua estremi- 
ta superiore, la scanalatura, collum costae, tra la testa e la tuberosity. 

Quest'ultima e piu grossa delta testa, la quale presenta due laccet- 
te molto inclinate e che si congiungono lungo una linea tagliente, priva 
della fossetta legamentosa. Sul margine posteriore della costola manca 
il solco vascolo-nervoso. Verso l'estremita inferiore la costola si ingros- 
sa ed assume forma cilindrica, e, oltre la faccia articolare per la carti- 
lagine di prolungamento, presenta, dal lato mediate, un'altra faccetta 
articolare, a forma di semiluna, con la convessita rivolta in alto, cor- 
rispondente ad una faccetta simile dell'estremita inferiore della costola 
opposta. 

La seconda costa inveca ha la testa e la tuberosity fuse insieme : 
presenta pero la fossetta legamentosa, e sul suo margine posteriore esi- 
ste un solco vascolo-nervoso, quantunque appena accennato. Essa si mo- 
stra molto appiattita da una faccia aH'altra. 

Gome si vede, la prima costola differisce dalla prima normaie per 
avere la testa separata dalla' tuberosity, e viceversa la seconda ricorda 
la prima normaie per avere unite le due dette parti. 

Tutte le altre costole sono normali. 

Lo sterno e provvisto di 8 sternebre. 

Goubaux dice che nel cavallo non e assolutamente raro di osser- 
vare questa variazione ed insiste che in questi casi il numero delle 
vertebre nelle altre regioni e normaie e fa notare ancora come sia in 
errore lo Chauveau quando asserisce che in simili casi il piu so ren- 
te si trovano 5 v. lombari, 

Leyh afierma che nel cavallo « vi e qualche volta un 19° paio di 
costole ed in questo caso vi possono essere sia 5 che 6 vertebre lombari ». 

La stessa affermazione fa anche il Franck, pure riguardo at solo 
cavallo. L'A. pero aggiunge che ordinariamente il 19° paio di costole e 
sprovvisto di cartilagine di prolungamento, cosa che noi, fatta eccezione 
del caso speciale deH'asina n, 4, non abbiamo mai costatato, neanche nei 
casi di costole fluttuanti. 

Lo Chauveau, nella sua 2 a edizione del 1871, ripete ancora. come 
aveva detto nella l a edizione, che non e raro nel cavallo di riscontrare 
19 vertebre dorsali, con numero eguale di costole e che il piu sovente 
in questi casi esistono 5 vertebre lombari, quantunque Goubeauabbia 
asserito che il numero di queste si mantiene normaie. Lo stesso concet- 
to ripete nella 3 :l edizione. Nell' ultima invece (a pag. 90) dice che sia in 
caso di diminuzione che di aumento di numero di una vertebra in una 
regione « l'anomalia puo essere compensata o no » 



(!) In quest'ultima edizione, Chau veau-Arloing-Les bt e riaissumono il lavoro di Cornevin- 
Lesbre e qaanto era stato detto nriiua dallo Chauveau ed e percio che non abbiamo creduto 
citaro in ogni caso <iuesti autoii uu'altia volta per (iiiello cbe ripetouo in delta edizione. 



- 150 - 



II Mii 11 er, a quanto riferisce il Barpi, ha trovato 19 costole e 6 
vertebre lombari in un cavallo, ed in un altro 19 costole e 5 vertebre 
lombari. 

Longo in 2 cavalli, in 1 asino ed in 1 mulo ha constatato 19 ver- 
tebre dorsali. « L' ultima pero a caratteri particolari che la farebbero 
annoverare piuttosto Ira le lombari; la presenza pero di una piccola fac- 
cetta articolare per parte posta anteriormente ai lati del corpo e me- 
diante la quale si articola con un sottile stiletto osseo lungo da 10 a 
12 centimetri, rudimento di una costola sopprannumeraria, sebbene que- 
sta porti un legamento avvece della cartilagine di prolungamento, ci 
obbliga a considerarla come spettante alle vertebre dorsali ». 

Tous saint ha osservato anche un cavallo con 19 paia di costole 
e 5 vertebre lombari, come Chauveau. 

Lesbre, nel 1883, dice di avere osservato un cavallo con 19 verte- 
bre dorsali e 19 costole e con un numero di vertebre nor male nelle 
altre regioni. 

Moussu, tra 19 anomalie osservate nel cavallo, descrive 10 casi 
con 19 vertebre dorsali e 19 paia di costole; di questi, 5 avevano un 
numero di vertebre normale nelle altre regioni e gli altri 5 avevano 5 
vertebre lombari. 

Lesbre e Cornevin hanno osservati altri casi simili a quelli di 
Moussu anche nel cavallo. 

Nel 1901 il Lesbre ha fatto una nota su di un altro cavallo con 
19 vertebre dorsali, 19 paia di costole e 5 vertebre lombari. In questo 
caso la 6 a e 7 a vertebra cervicale ricordavano quelle che ho descritto 
neH'asina a 20 costole, e le costole del 1° paio erano in parte fibrose. 

Anche il Bradley riferisce di un caso di riduzione della l a costola. 

II Barpi riferisce di un preparato a secco del muscolo diaframma 
di cavallo in cui si contano 19 costole : r ultima e normale a sinistra, 
a destra invece e rappresentata dall'apofisi trasversa a tipo lombare, la 
quale si e prolungata a mo' di costola. 

In un altro cavallo ha notato 19 vertebre dorsali con 19 paia di co- 
stole e 6 vertebre lombari. 

Anche il Martin affer ma che talvolta possono trovarsi nel cavallo 
19 costole per lato, ma che Tultima e spesso fluttuante; e cosi anche 
Ellenberger e Baum. 

II Varaldi anche afferma che talvolta le vertebre dorsali sono 19. 

2*° Trallasi di una inula di media taglia, di anni 20, che e ser- 
vita per le esercitazioni anatomiche nei primi giorni del maggio L909. 

si osservano: 7 v. cervicaii; 17 v. dorsali ; 1 v. meta a tipo dor- 
sale e meta a tipo lombare ; 5 v. Lombari : 5 v. sacrali e L3 v. coccigee. 

si trovano 18 costole per lato, pero queste sono normali solo a si- 
nistra* 

Al lato deatro invece la 18 a vertebra dorsale, quale e a sinistra, si 



- 151 - 



raostra a tipo puramente lombare, ed all'estremita libera dell'apofisi tra- 
sversa porta articolata una costola, come abbiamb visto nell'asina n. 3. 

Questa costola, oltre ad essere mono lunga dell'ultima dell'altro 
lato, com'e naturale, essendo articolata ad un'apofisi trasversa lombare, 
e meno larga e meno spessa. 

L'articolazione tra l'apofisi trasversa lombare e la costa si compie 
mediante una faccetta diartroidale, molto allungata, situata proprio sul- 
l'estremita libera deH'apofisi e spinta solo un poco, anteriormente, sulla 
faccia ventrale, ed una faccetta corrispondente che occupa il margine 
posteriore ed in parte la faccia dorsale dell'estremita superiore della 
costa, estremita che ha la forma di un ovoide allungato, con la punta 
rivolta in alto ed a superficie irregolare. Anche qui il mezzo di conten- 
zione e rappresentato da un legamento capsulare. 

3. ° Siamo anche qui in presenza di una inula, di media taglia e di 
anni 21, esaminata, dopo essere servita per le esercitazioni anatomiche, 
il 3 dicembre 1909. 

Si riscontrano : 7 v. cervicali; 18 v. dorsali; 6 v. lombari; 5 v. sa- 
crali; 19 v. coccigee. 

Vi sono 18 costole normali ed 1, per ciascun lato, libera tra i mu- 
scoli addominali, come nella cavalla n. 1°. 

Queste costole fluttuanti hanno una forma stiloidea e portano arti- 
colata suH'estremita inferiore, la piu sot tile, una cartilagine di prolun- 
gamento, che segue, per una diecina di centimetri, la cartilagine della 
18 :1 costa. 

La costa fluttuante destra e lunga 13 cm. , larga, a meta del suo 
percorso, 6 mm. e spessa circa 3 mm.; quella sinistra e lunga circa 
19 cm., larga, a meta del suo percorso, 8 mm. e spessa 4 mm. 

Gi6 che e degno di nota, nel caso presente, e che l'estremita supe- 
riore della costa fluttuante destra resta unita, mediante un legamento 
fibroso nastriforme, non all'estremita libera dell'apofisi trasversa della 
l a vertebra lombare, ma a quella della 2 a v. lombare, da cui resta di- 
stante circa 5 cm. 

La costa fluttuante sinistra a distante dalla l a apofisi trasversa lom- 
bare, a cui e anche unita da un nastro fibroso, appena 1 cm. 

In questo animale dunque abbiamo 18 costole normali per lato, piu 
una fluttuante che a sinistra rappresenta la 19 a , ma a destra puo con- 
siderarsi come la 20\ e la precedente non ha lasciato traccia. 

4. ° II caso presente riguarda un piccolo mulo, di anni 19, esami- 
nato il 17 dicembre 1909. 

Si contano : 7 v. cervicali; 18 v. dorsali; 5 v. lombari; 6 v. sacrali; 
16 v. coccigee. 

Le costole sono 18 per lato. 

A sinistra pero, 1 cm. dietro l'liltima costa, tra il muscolo grande 



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e piccolo obliquo dell'addome, si trova una laminetta ossea, della forma 
di un triangolo isoscelo, con l'apice rivolto in basso e prohingato da mi 
sottilissimo nastro fibroso, che si perde, restringendosi, dopo breve tratto, 
e con la base, areata, rivolta in alto. Questa e sospesa. mediante un na- 
strino fibroso, all'estremita libera della l a apofisi trasversa lombare, da 
cui dista circa 8 cm. 

La lamella e lunga circa 1 1 / 2 cm. e larga, alia base, 4 mm. 

Un caso analogo, anche in un mulo, h stato ricordato dal Bar pi, 
pero si trattava di un ispessimento osteo-cartilagineo da tutti e due i 
lati, e con uno sviluppo maggiore di quanto abbiamo visto noi. 

5.° Mula di anni 16, uccisa il 4 aprile 1910 per le esercitazioni 
anatomiche. 

Si osservano: 7 v. cervicali; 17 v. dorsali; 6 v. lombari; 6 v. sa- 
crali e 19 v. coccigee. 

Le costole sono in numero di 18 per lato, pero solo le prime 17 
sono normali, mentre 1' ultima e rappresentata da una costola annessa 
all'apofisi trasversa della l a vertebra lombare. 

Quest 1 ultima ha realmente tutti i caratteri di prima vertebra lom- 
bare ed assolutamente non si puo rimanere in dubbio nel classificaiia. 

La 18 a cost a del lato destro e piuttosto bene sviluppata ed e prov- 
vista di una cartilagine di prolungamento, simile a quella dell' ultima co- 
sta normale. Verso la sua estremita superiore, in corrispondenza del- 
l'estremita libera della 2 a apofisi trasversa lombare, presenta un rigon- 
fiamento, a guisa di una testa di serpente, che va assottigliandosi in un 
prolungamento stiloideo. Questo si indirizza verso l'estremita libera della 
l a apofisi trasversa lombare, restandone pero distante 1 l / a cm. 

Sul lato postero-interno di detto rigonfiamento trovasi una faccetta 
articolare, che corrisponde ad un' altra estremita libera della 2 a apofisi 
trasversa lombare. Viene cosi a formarsi un' articolazione diartroidale, 
con un forte legamento capsulare, prov visto di una sinoviale alia sua 
faccia interna, legamento, che, per essere molto ampio, permette estosi 
movimenti nel senso antero-posteriore e verticale. Sulla faccia postoriore 
tale legamento e rafiorzato da fasci librosi, che dal margine posteriore 
della costa si portano aH'apofisi trasversa. 

Nel punto in cui l'accennato rigonfiamento della costa comincia ail 
assottigliarsi, per prolungarsi in avanti, s' impianta un nastro fibroso^ 
largo circa l / 8 cm - cne va ad inserirsi sull'estremita libera dell'apofisi 
trasversa della l a v. lombare, dopo un percorso di poco piu di cm. 

k] lato sinistro, la L8* costa e un poco piu sviluppata die non a 
destra, dalla quale differisce ancora per la sua estremita superiore. 
Questa e pigonfiata e presenta sulla sua faccia inferiore una larga fac- 
cetta diartroidale, che corrisponde ad un' altra della faccia superiore del- 
rapoflsi trasversa della L» vertebra lombare, vicino alPestremita libera. 
\ i e anche qui una articolazione artroidale completa. 



- 15S - 



Poiche la costola, mentre compie l'arco, tocca l'estremita libera della 
2 a apofisi trasversa lombare, anche con questa si articola per artrodia. 

Data questa doppia articolazione, i movimenti della 18 a costa sini- 
nistra sono meno liberi di quelli della destra, principalmente gli antero- 
posteriori. 

Ho detto che le vertebre sacrali sono 6, non perche la 6 a sia saldata 
al sacro come succede spesso della l a coccigea quasi in tutti gli individui 
adulti, e come e anche della l a coccigea del caso presente, ma perche 
essa presenta tutti i caratteri completi di una vertebra sacrale, sia per 
l'ampiezza del canale vertebrale, sia per la forma e lo sviluppo della apo- 
fisi spinosa, sia per la forma dell'apofisi trasversa, che costituisce una 
fila ininterrotta con quelle delle precedent]' 5 sacrali. Vi sono 5 fori 
sotto-sacrali e 5 sopra-sacrali. 

Gasi di 6 vertebre sacrali sono stati piu volte notati: due di que- 
sti, per es., vengono ricordati dal Bar pi in cavalli che avevano pero 
5 lombari. 

Lo Ghaveau, Arloing, Lesbre ed il Varaldi dicono che il sacro 
puo essere talvolta formato di 6 vertebre ed anche di 7 oppure di 4. 

Siamo venuti dunque descrivendo 19 casi di variazioni verte- 
bro-costali, che tutti conserviamo nel nostro Museo. Due di essi 
(cavallo n. 5, ed asino n. 9) appartenevano a preparati gia fatti da 
altri e quindi nelle percentuali che verremo ora a dare non saranno, 
come e naturale, considerati. 

Possiamo conchiudere percio che su 74 equidi esaminati sono 
state riscontrate 17 variazioni vertebro-costali, con una percentuale 
di 22,9 o/ 0 . 

Di queste variazioni : 

a) 4 appartenevano sAYequus caballus, di cui furono esamina- 
ti 27 individui, di modo che si ha una percentuale di 14.8 %• Ora 
dobbiamo ancora osservare che 3 di queste variazioni sono state 
riscontrate in femmine, di cui si sono esaminati 9 casi, e quindi si 
ha una percentuale di 33,3 %, ed 1 in un maschio, di cui si sono 
esaminati 18 esemplari, con una percentuale quindi di 5,5 %. 

b) 8 appartenevano slYequus asinus, di cui furono esaminati 
29 individui, di modo che si ha una percentuale di 27,5 %• Di tali 
variazioni : 7 appartenevano a femmine, di cui furono esaminati 19 
casi con una percentuale quindi di 36,8 % 5 1 ad un individuo ma- 
schio su 10, con una percentuale del 10 %. 

c) 5 appartenevano BlYequus mulus, su 18 casi esaminati, con 
una percentuale di 27,7 0/ 0 . Di queste variazioni, 3 riguardavano 
femmine, su 9 esemplari osservati, con una percentuale percio di 



- 154 - 



33,3 % ; 2 appartenevano a maschi, anche su 9 casi, con una per- 
centile di 22,2 %. 



Specchietto riassuntivo delle percentuali di variazioni vertebro-costali. 
74 Equidi — 17 Variazioni — Percentuale 22,9 % 





EQUUS CABALLUS 


EQUUS ASINUS 


EQUUS MULUS 


Individui 


2 






9 


18 


Variazioni 


4 


8 


5 


Percentuale di var. 


14,8 o/ 0 


27,5 o/ 0 


27,7 % 


Individui 


maschi 
18 


feminine 
9 


maschi 
10 


femmine 
19 


maschi 
9 


femmine 
9 


Variazioni 


1 


3 


1 


7 


2 


3 


Percentuale di var. 


5,5 % 


33,3 o/ ft 


10% 

I 


36,8 % 


22,2 °/ 0 


33,3 % 



Veniamo ora a riassumere come si presentavano le suddette 
variazioni : 

EQUUS CABALLUS. 

1° Cavalla : Vertebre cervicali 7, dorsali 18, lombari 7, sa- 
crali 5, coccigee 14. 18 paia di costole. Un 19° paio di costole ru- 
dimentali, sospese rispeitivamente, mediante legamenti, all'apofisi tra- 
sversa delict l a vertebra lombare. 

2° Cavalla : Vertebre cervicali 7, dorsali 18, lombari 6, sa- 
crali 5, coccigee 7 (coda amputata). Una lamella ossea per ciascun 
lato dietro il 18° paio di costole normali, lamelle sospese da un nastro 
fibroso alle estremitd libere delle apofisi trasverse delta 1* vertebra 
lombare e prolnngate in basso da un altro nastrino fibroso. 

3° Cavalla: Vertebre cervicali 7, dorsali 17, con 17 paia di 
costole. Le altre vertebre in numero normale. 

4° Cavallo: Vertebre cervicali 7, dorsali 17, con 17 paia di 
costole normali ; 1 vertebra ambigua che preseyitasi del tipo dorsale, 
ma porta articolate delle apofisi trasverse a tipo lombare, alle cui 
estremitd libere sono sospese, rispettivamentc, mediante nastri fibrosi, 
2 costole rudimentali; vertebre lombari <>, sacrali 5, coccigee 10, 
(COdfl amputata). 



- 155 - 



5° Cavallo : Vertebre in numero normale. La I a v. lombare 
at lato sinistro presenta la sua apofisi trasversa articolata. Tale apo- 
fisi ha le sue estremitd vertebrali precisamente come quelle deW ultima 
costa normale. 

Abbiamo dunque : a) un caso (cavalla n. 1) di aumento di una 
vertebra tra la regione dorsale e la lombare, vertebra a caratteri 
lombari, ma che porta annesse un paio di costole (19 p.) rudimen- 
tali, e quindi si pub considerare come una vertebra a caratteri in- 
termed'i a quelli delle due regioni vicine ; b) un caso (cavalla n. 2) 
col numero normale di vertebre, ma con due nuclei ossei tra i mu- 
scoli addominali dietro l'ultimo paio di costole, nuclei che certa- 
mente, con i nastri fibrosi che li collegano in alto alle apofisi tra- 
sverse della l a v. lombare e li prolungano in basso verso le carti- 
lagini di prolungamento di detto paio di costole, rappresentano ru- 
diment] di un altro paio di costole ; c) un altro (cavallo n. 4) in cui 
la vertebra che occupa il posto della 18 a dorsale dei casi normali 
ha subito delle trasformazioni tali da far credere che vi sia stato 
un processo tendente a far assumere a questa vertebra dorsale i 
caratteri di lombare; d) un quarto (cavallo n. 5) in cui la l a v. 
lombare porta, a sinistra, articolata una vera costola, che pero si e 
ridotta a forma di apofisi trasversa lombare, e su questa interpe- 
trazione credo non vi possa essere dubbio, poiche la forma dell'e- 
stremita vertebrale di detta apofisi lo dimostra, a mio credere, 
chiaramente ; e) un quinto (cavalla n. 3) con la diminuzione di una 
vertebra nella regione dorsale e relativo paio di costole. 

Equus asinus. 

1° Asina: Vertebre cervicali 7, dorsali 17, con 17 paia di 
costole normali ; 1 vertebra ambigua, che a sinistra porta articolata 
una costola, la cui parte superiore pero ha assunto i caratteri di 
apofisi trasversa lombare, ed a destra porta articolata un' apofisi 
trasversa a tipo lombare, a cui e poi articolata una costola; vertebre 
lombari 5, sacrali 5, coccigee 21. 

2° Asino: vertebre cervicali 7, dorsali 17, con 17 paia di 
costole normali ; 1 vertebra a caratteri di dorsale a sinistra e quindi 
con la 18* costola, di lombare a destra, e quivi alV apofisi trasversa 
a tipo lombare e articolata una costola fluttuante ; vertebre lombari 5. 

3° Asina : vertebre cervicali 7, con 17 paia di costole nor- 
mali ; 1 vertebra a caratteri di lombare, che pero a destra ha V apo- 
fisi trasversa articolata ed alV estremitd libere delle sue apofisi tra- 



- 156 - 



averse porta articolato un paio di costole, il 18° ; vertebre lombari 5, 
sacrali 5, coccigee 20. 

4° Asina : vertebre cervicali 7, dorsali 17, con 17 paia di 
costole ; 1 vertebra che a destra porta articolata una costola molto 
breve e piatta e senza cartilagine di prolungamento, a sinistra porta 
articolata un'apofisi trasversa a tipo lombare, alia cut estremitd 
libera, mediante un breve nastro fibroso, e sospesa una laminetta 
ossea ; vertebre lombari 5, sacrali 5, coccigee 20. 

5. ° Asina: vertebre cervicali 8, dorsali 19, lombari 5, sa- 
crali 5, coccigee 20. Le costole sono 20 paia: il 1° paio e cervicale, 
Tultima costa, la 20 a , di sinistra non e articolata alia vertebra per 
cui sembra che quivi l'apofisi trasversa lombare siasi prolungata 
in una costola. 

6. ° Asina: vertebre cervicali 7, dorsali 18, 1 vertebra a tipo 
lombare a sinistra con la 18 & costola, a destra vi e l'apofisi trasversa 
a tipo dorsale ben sviluppata, che porta articolata una apofisi tra- 
sversa a tipo lombare ed alia estremitd libera di questa, mediante un 
nastro fibroso, e sospesa una laminetta ossea; vertebre lombari 5, 
sacrali 5, coccigee 20. 

7° Asina: vertebre cervicali 7, dorsali 18 con 18 paia di co- 
stole, lombari 6, sacrali 5, coccigee 20. Alia prima vertebra lombare 
e annesso un 19° paio di costole fluttuanti, sospesa ciascuna alia cor- 
rispondente apofisi trasversa mediante un nastro fibroso, breve a 
sinistra, piuttosto lungo a destra. 

8. ° Asina: Vertebre cervicali 7, dorsali 17 con 17 paia di 
costole normali, v. lombari 6, sacrali 5, coccigee 19. Alia prima 
vertebra lombare e annesso un paio di costole, il 18°; la costola destra 
e articolata alia estremitd libera dell 'apofisi trasversa lombare, quella 
sinistra sospesa alia corrispondente apofisi, per mezzo di un breve 
nastro fibroso. 

9. ° Preparato in cui osservasi che a destra la 7 a vertebra 
cervicale porta una costola e che la prima costola dorsale e tra- 
sformata in modo speciale (fig. 3 e 4); a sinistra invece 1' apofisi 
trasversa della prominente si prolunga in un' apofisi stiloide. 

Abbiamo dunque: a) un caso (asina n.° 1) in cui la vertebra 
occupante il posto della 19 a dorsale ha incominciato ad assunuMv, 
da un lato, i caratteri di vertebra lombare, rna Tapofisi trasversa 
a tipo lombare prodottasi non si e ancora saldata alia vertebra e 
la costola, non e scomparsa, e rimasta invece articolata alia detta 
apofisi; h) un secondo caso (asino n.° 2) analogo al precedente, con 
la dlffereoza che l'apolisi trasversa a tipo lombare si e saldata con 



la vertebra; c) un terzo caso Hasina n.° 3) che rappresenta un grado 
piu progredito nella trasformazione dell' ultimo paio di costole in 
apo-fisi tras verse lombari, poiche il segmento superiore delle due 
costole si e trasformato appunto in apofisi trasverse lombari e da 
ambo i lati, articolata quella di destra, saldata quella di sinistra, 
e la rimanente parte di ciascuna di dette coste la vediamo artico- 
lata alia estremita libera dell'apofisi a tipo lombare, cosi prodot- 
tasi; d) un quarto (asina n.° 4) in cui a destra la 18 a costa ha 
perduto la sua cartilagine di prolungamento, si e raccorciata enor- 
memente, si e appiattita e la sua parte superiore ha assunto ]'a- 
spetto di apofisi trasversa lombare, articolata alia vertebra; a si- 
nistra la trasformazione della costola e ancora piu progredita, poiche 
la parte superiore si e trasformata in apofisi trasversa lombare, 
che e rimasta articolata ancora, ma il prolungamento rappresen- 
tante la rimanente parte della costola non e rimasto saldato ad 
essa, lo vediamo invece ridotto ad un legamento fibroso ed a 
una lamella ossea; e) un quinlo (asina n.° 6) in cui le vertebre 
dorsali sono 19, ma l'ultima e rimasta tale solo a sinistra, mentre 
a destra ha subito le stesse trasformazioni, tendenti a farle assu- 
mere carattere di vertebra lombare, che abbiamo notate nella 18 a 
vertebra del caso precedente, a sinistra; f) un sesto caso (asina 
n.° 7) simile a quello della cavalla n.° 1, in cui vi e aumento di 
una vertebra tra la regione dorsale e lombare, e questa vertebra 
ha assunto i caratteri di lombare, ma pero porta annesso un paio 
di costole fluttuanti sospese mediante nastri fibrosi alle apofisi tra- 
sverse ; g) un altro caso ancora (asina n.° 8) analogo al precedente 
pero manca la vertebra soprannumeraria, e invece la 18 a vertebra 
dorsale che si e trasformata in l a lombare, portante annesso un paio 
di costole rudimentali ; h) un ottavo caso (asina n.° 5) con due ver- 
tebre soprannumerarie ; una nella regione cervicale, con un paio di 
costole annesse, ed una nella regione dorsale. Quivi si nota ancora 
che l'ultima costa sinistra non e articolata ma e saldata alia ver- 
tebra; i) un ultimo caso (n.° 9) in cui vi e una costola cervicale a 
destra ed a sinistra un prolungamento stiloideo dell'apofisi trasversa 
della prominente, prolungamento che sta a rappresentare, come 
giustamente ritiene il Bar pi, un rudimento di costola cervicale, 
saldatosi all'apofisi trasversa della prominente. 

Equus mulus. 

1.° mulo: vertebre cervicali 7, dorsali 19 con 19 paia di co- 
stole, v. lombari 6, sacrali 5, coccigee 18. 



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2. ° mula: vertebre cervicali 7, dorsali 18 con 17 paia di 
costole normali ; / vertebra a tipo dor sale a sinistra con la 18* costa, 
a destra a tipo lombare ed alia cui apofisi trasversa porta articolata 
una costa ben sviluppata, vertebre lombari 5, sacrali 5, coccigee 13. 

3. ° mula: vertebre cervicali 7, lombari 18, con 18 paia di co- 
stole normali, v. lombari 6, sacrali 5, coccigee 19. Alia P vertebra 
lombare e annesso un paio di costole, it 19°, e ciascuna di queste co- 
stole e sospesa alV apofisi trasversa corrispondente, mediante lungo 
nastro fibroso. 

4. ° mulo : vertebre cervicali 7, dorsali 18 con 18 paia di co- 
stole, v. lombari 5, sacrali 6, coccigee 16. At lato sinistro, tra i 

muscoli addominali e dietro I'ultima costa, trovasi una laminetta os- 
sea, sospesa, mediante un nastrino fibroso, all 'estremitd libera nelVa- 
pofisi trasversa delta i a v. lombare e prolungata in basso da un'altra 
lamella fibrosa. 

5. ° mula: vertebre cervicali 7, dorsali 17 con 17 paia di co- 
stole normali; 1 vertebra a tipo puramente lombare, alle cui apofisi 
tr an verse perb e annesso un paio di costole, it 18° ; la costola sini- 
stra e articolata all' apofisi trasverse corrispondenti delta l a e :3 d v. 
lombare, la destra invece e tenuta fissa alia l a apofisi trasversa me- 
diante un breve legamento ed inoltre si articola per artroclia alia 
estremitd libera delta 2* apofisi trasversa lombare; v. lombari 6, sa- 
craJi 6, coccigee 19. 

Abbiamo dunque : a) un caso (mulo n. 1) di aumento di una 
vertebra nella regione dorsale col relativo paio di costole ; b) un 
secondo (mula n. 2) simile all'asino n.2 ; c) un altro (mula n. 3)ana- 
logo alia cavalla n. 1 ed all'asina n. 7; d) un altro (mulo n. 4) ana- 
logo alia cavalla n. 2 con la differenza pero che la lamella ossea 
dietro la 18 costa trovasi solo a sinistra, e vi e inoltre una ver- 
tebra di piu nella regione sacrale : e) un ultimo (mula n. 5) analo- 
go all'asina n. 8, pero anche qui si osserva una vertebra soprainiu 
meraria nella regione sacrale. 

A quanto son venuto finora scrivendo, poche osservazioni devo 
aggiungere e cioe : 

1° A me pare dimostrato, dall' insieme delle anomalie de- 
scritte, in modo evidente come una costola (nel nostro caso 1' ulti- 
ma) siasi trasformata in apofisi costiforme, ossia in apolisi tra- 
svfiisa Lombare. E difatti noi abbiamo sorpreBi in queste variazio- 
in i periodi piu svariati per cui e dovuto passare l'ultima costa 
prima di giungere alia sua trasformazione in apolisi trasversa lorn- 



- 159 - 



bare : dairappiattiraento ed allargamento della parte superiore del- 
la costola (asina n. 1, lato sinistro, asina n. 2, Iato sinistro, asina n. 6, lato 
sinistro, raulo n. 2, lato sinistro), al saldarnento di questa con la vertebra 
(asina n. 5, lato sinistro); dalla semplice divisione del segmento supe- 
riore, cosi slargato, della costola dal rimanente, parti che sono poi 
rimaste ancora a contatto e si e poi stabilita un'articolazione pla- 
niforme (asina n. 1, lato destro, asino n. 2, lato destro, asina n. 3, asina n. 8 
lato destro, raula n. 2, lato destro, mula n. 5, lato sinistro) alia riduzione 
sempre maggiore, progressiva, della parte inferiore della costola, 
possiamo dire dairangolo cos tale in giu (cavalla n. 1, cavalla n. 4, asina 
n. 7, asina n. 8, lato sinistro, mula n. 5, lato destro), sospesa sempre me- 
diante un nastro fibroso alia parte superiore, flno a che detta parte 
inferiore e rimasta sotto forma di laminetta ossea piccolissima, ad 
un certo periodo prolungata ancora da cartilagine ed in altri casi 
invece da un nastro fibroso (cavalla n. 2, mula n. 4, lato sinistro); dal- 
l'accorciamento della costola ed appiattimento di essa in modo tale 
da assumere un aspetto intermedio tra costola ed apoflsi trasversa 
lombare, ancora articolata alia vertebra (asina n. 4, lato destro), alia 
trastormazione in tessuto fibroso di un tratto corrispondente all'an- 
golo costale, di maniera che e rimasto in basso una lamella ossea 
a rappresentare il segmento inferiore della costola ed in alto una 
lamina che ne rappresenta la parte superiore ancora articolata, ma 
con la forma di apoflsi trasversa lombare (asina n. 4, lato sinistro, asina 
n. 6, lato destro); dalla scomparsa totale del segmento inferiore della 
costola e persistenza del solo superiore, che ha assunto la forma 
di apoflsi trasversa lombare, ma che e rimasto articolato alia ver- 
tebra, e per di piu, con la sua estremita vertebrale ancora con i 
caratteri di quella deH'ultima costola normale (cavallo n. 5, lato sinistro), 
alia presenza dell'apofisi trasversa lombare normalmente conformata 
ma ancora articolata (Cornevin, Lesbre) e flnalmente il salda- 
rnento di questa con la sinostosi apparente (asina n. 7, lato destro ed 
asina n. 8 dello stesso lato), ed in ultimo il saldarnento completo e quindi 
la completa trasformazione dell' ultima vertebra dorsale in prima 
lombare, come possiamo ritenere quando troviamo 17 paia di ver- 
tebre dorsali, con 17 p. di costole ed una vertebra lombare sopran- 
numeraria, quale per es. il caso descritto in un asino da Cornevin 
e Lesbre (pag. 10). 

La quistione di cui ora ho trattato e stata molto dibattuta, 
oppugnata principalmente da Cornevin e Lesbre, ma ritenuta 
esatta da molti anatomic! e, tra i nostri, ultimamente dal Barpi 
e M ongi ard i n o. 






Fig. 7. — Asiua n. 4. 




Pig. 8. — CavftUo u. ">. 



la 26" vertebra, tin tempo dorsale ed ora l a lombare, sia stata la 
ultima ad assiimere i caratteri di questa regions e che non sia, 



- 161 - 



scomparso ma vi sia ancora un nastro fibroso, sospeso all'astremi- 
ta libera dell'apofisi trasversa, che sta a rappresentare il segmento 
inferiore dell'antica costola, di cui descrive il tragitto e che in 
questo legamento possono poi svilupparsi dei nuclei cartilaginei, 
che poi possono ossificarsi ed estendersi fino a dar luogo ad una 
costola fluttuante ben sviluppata, come nell'asina n. 7. Questo le- 
gamento fibroso ordinariamente sfugge all' osservazione e solo suol 
essere constatato quando si trovano i detti nuclei. 

3° Le anomalie cosi freqnenti neH'ultima vertebra dorsale, 
sia questa la 18 a , come e ordinariamente, sia la 19 a , come e tal- 
volta, mi fanno sospettare che Tultima dorsale tenda ad assumere 
anch'essa i caratteri di vertebra lombare, e cio si potrebbe verifi- 
care senza danno della lunghezza della cavita toracica, poiche il 
diaframma si attacca quasi sempre in avanti dell' ultima costa. 

Questa tendenza alia trasformazione in vertebra lombare del- 
Tultima dorsale l'ho riscontrata molto piu frequentemente nolle 
femmine (11 su 13) e non e improbabile che vi sia qualche rela- 
zione col sesso. 

4° Nel mulo la percentuale delle variazioni e piu alta che 
nel cavallo e nell'asino, quindi possiamo asserire che, anche per il 
nastro argomento, gl'ibridi non vengono meno alia iegge generale che 
in essi le variazioni sono molto frequenti, piu di quanto non si veri- 
fichi nei loro progenitori. 

BalV lstituto di Anatomia Normale della R. Scuola Sup. di Med. Veteri- 
naria di Torino, 21 luglio 1910. 



Bibliografia. 



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Chauveau, Arloing, Lesbre. — Trattato di Anatomia comparata degli anima li domestici. 
Trad, del Prof. T. Mongiardino sulla 5 a ediz. francese, Vol. I, Vnione Tip.-Editrice Torinese. To- 
rino, 1909. 



I8TITUTO A N ATOM ICO 1)1 CATANIA DIRKTTO DAL PROF. K. STADERINI. 



Dott. GAETANO CUTORE 

AIDTO E PROFE8SORK 1NCARICATO DI ANATOMI A TOPOGRAFICA 



Di un ramo faringeo del ganglio sottomascellare dell'uomo 



(Con una figura) 



il vietata la riproduzione. 

Le conoscenze anatomiche che possediamo relativamente al 
ganglio sottomascellare ed alle branche che con esso sono in rap- 
porto, si possono ricordare in breve. 

II ganglio sottomascellare dell'uomo e descritto in forma di 
corpiciattolo situato inferiormente alia porzione orizzontale del 
nervo linguale ed immediatamente sopra la ghiandola sottomascel- 
lare. Di volume variabile (T e s t u t), ordinariamente ha un diametro 
massimo di 3-5 mm. (Romiti). La sua forma e ovoidale (Test ut), 
affusata (Romiti, Van Gehuchten) o triangolare, con la base 
rivolta in alto e l'apice in basso (Cuneo). 

Esso risulta costituito da cellule nervose multipolari (Pala- 
din o) e presenta delle branche afTerenti o radici, che si distacca- 
no dal nervo linguale e penetrano nel ganglio, e delle branche ef- 
ferent, che dalla superficie inferiore del ganglio si portano, in gran 
parte, nel parenchima della ghiandola sottomascellare. 

Le branche afTerenti sono rappresentate da un numero varia- 
bile di sottilissimi rami che si anastomizzano tra di loro, formando, 
prima di raggiungere il ganglio, un vero plesso. Questi rami si pos- 
sono ordinariamente distinguere in due gruppi : uno anteriore, l'al- 
tro posteriore. 

I rami posteriori sono obliqui in alto ed in dietro ed in qual- 
che soggetto si pud seguire il decorso di alcuno di essi fin nella 
corda del timpano. I rami anteriori invece si portano in alto ed in 
avanti, verso il tratto periferico del linguale. Va ricordato inoltre, 
come ramo afferente, quello sottilissimo che proviene dal plesso 



- 164 - 



simpatico dell'arteria facciale. Le branche afferenti cbe si dipartono 
dal lingaale portano al ganglio : 1° Fibre motrici (secretorie), pro- 
venienti dal nervo facciale per mezzo della corda del timpano. 
2° Fibre sensitive, rappresentate da fibre del nervo lingaale, le quali 
provengono dalla mucosa linguale. Queste fibre conducono al gan- 
glio, centro riflesso secondario, gli eccitamenti periferici (Bidder). 
3° Fibre simpatiche, vaso-dilatatrici, le quali provengono dal simpa- 
tico cervicale e raggiungono il ganglio sottomascellare seguendo un 
decorso abbastanza complesso. Esse andrebbero, secondo Iolyet e 
Laffout, Dastre e Morat, dal simpatico cervicale al ganglio di 
Gasser e poi da questo nel nervo mascellare superiore, nel ganglio 
sfeno-palatino, nel grande nervo petroso superficiale, nel facciale, 
nella corda del timpano e finalmente nel linguale. La branca affe- 
rente che proviene dal plesso simpatico dell'arteria tacciale porta 
al ganglio: 1° Fibre vaso-costrittrici. 2° Fibre secretorie, la cui 
azione e notevolmente differente da quella delle fibre della stessa 
natura che provengono del nervo facciale per mezzo della corda 
del timpano (Cuneo). 

Le branche efferenti, in numero variabile (5-6, secondo Romiti), 
molto sottili, si distribuiscono alia ghiandola sottomascellare, al 
condotto di Warthon ed alia mucosa buccale (Romiti). 

Va ricordato ancora che, lungo il tragitto delle branche effe 
renti, possono riscontrarsi altre piccolissime masse gangliari, de- 
scritte da Paladin o nell'uomo e nel cavallo. 

Son queste le conoscenze che ci forniscono i trattati di anato- 
mia relativamente al ganglio sotto mascellare, ne conosco altri lavori 
speciali che i dati fin qui riassunti abbiano modificato nella loro 
parte essenziale. 

Credo percio di poter esporre senz'altro quanto mi e stato dato 
di osservare, con la semplice dissezione, nel ganglio sottomascellare 
dell'uomo. Senza occuparmi delle branche che sono gia note, richiamo 
l'attenzione sulla superficie posteriore dal ganglio e su un prolun- 
gamento conico che da essa si solleva per continuarsi in un tronco 
nervoso, esile abbastanza, ma tuttavia ben evidente, specialmente 
in individui robusti. Questo tronco nervoso si dirige indietro ed in 
alto e quando ha raggiunto il muscolo glosso-stafilino, gli da dei 
sottili rami. Continuando il suo decorso. prende rapporto con la 
superiicie interna del muscolo costrittore superiore della faringe, 
manda dei rami a questo muscolo, indi lo attraversa dall' interno 
verso l'esterno e dal basso in alto, e raggiunge la loggia pterigo- 
faringea, dove cOntinua a decorrere ed a ramificarsi portandoai 



- 165 - 



sempre in alto, fino alia base del cranio. I rami che si originano 
dai tronco principale, mentr' esso decorre nella loggia pterigo- 
faringea, sono in gran parte destinati al muscoio costrittore supe- 
riore delJa faringe nel quale penetrano, dall'esterno, a diverse al- 
tezze. Alcuni di essi invece si dirigono contro l'aponevrosi prever- 
tebrale ed in essa si continuano ; altri vanno a prendere rapporto 
con la superrlcie esterna dell'arteria faringea inferiore che quivi 
decorre, ed altri infine sembrano perdersi nel connettivo lasso che 
ricolma questa loggia. 



n. I. — nervo linguale ; I. = lingua; O. s. — ganglio sottomascellare ; n. f. — nervo faringeo. 



Nel suo intero decorso, questo tronco nervoso descrive una 
curva a cancavita anteriore e presenta altri rapporti che e bene 
render noti : 

Esso cioe, nel suo tratto iniziale, prende rapporto con la ghian- 
dola sottomascellare e pub presentare, come nel soggetto che servi 
per la figura unita al testo, un'astomosi col nervo linguale. Si trat- 
ta di un ramoscello che va dal tronco nervoso in esame, a pochi 
millimetri dalForigine di esso dal ganglio sottomascellare, al nervo 
linguale in prossimita, ma un po' piu in alto, di quelle branche af- 
ferent che nell' insieme costituiscono, come ho gia ricordato, il co- 



il, i. 




N. f. 



1. 



G. s. 



- 166 - 



sidetto gruppo posteriore delle branche afferenti. In seguito, il tron- 
co nervoso decorre internamente al muscolo glosso-stafilino ed al 
di la di q lies to muscolo attraversa, dall' interno verso l'esterno, il 
costrittore superiore della taringe lungo un piano inclinato in alto 
ed in dietro che corrisponde alia parte piu alta della tonsilla pa- 
latina. 

Quando decorre nella loggia pterigo-faringea, il tronco nervoso 
in esame si trova in rapporto internamente col muscolo costrittore 
superiore ed esternamente col muscolo pterigoideo interno. In que- 
sta loggia, tanto il tronco nervoso principale, quanto i suoi rami, 
sono accompagnati da numerose venuzze, decorrenti anch'esse nel 
connettivo lasso che avvolge la faringe. 

A questo tronco nervoso, che non risultami sia stato descrit- 
to finora da altri, tenuto conto della distribuzione di gran parte 
dei suoi rami, ho creduto di dare il nome di ramo faringeo del 
ganglio sottomascellare. 

Dei preparati istologici che ho eseguito, mi hanno dimostrato 
che nella composizione di questo nervo prevalgono le fibre mielini- 
che, ma sono anche rappresentate, in buon numero, le fibre pallide. 
M'e parso anche di poter osservare (ma occorrono altrericerche per 
poterlo affermare) che, per mezzo dell'anastomosi col nervo linguale, 
un fascetto di fibre, forse provenienti dalla corda del timpano, 
passi nel ramo faringeo e si continui nel tratto piu periferico di 
esso. 

Tralasciando le considerazioni d'indole fisiologica che dalla cono- 
scenza di questo nervo si potrebbero dedurre, mi limito ad affer- 
mare che questo ramo nervoso contribuisce a rendere ancora piu 
complessa la costituzione del plesso faringeo. 

Le ncerche che ho potuto eseguire finora sono limitate a do- 
dici cadaveri di adulti, che ho avuto a mia disposizione. II ramo 
faringeo ho riscontrato in dieci di essi, tanto a destra quanto a 
sinistra ; in due, nei quali per altro i processi di putretazione era- 
no piuttosto avanzati, non potei convincermi deir esistenza di 
esso. 

Perche la ricerca di questo ramo faringeo riesca facile, e bene 
attenersi al seguente procedimentc. Scomposta la testa in due meta 
laterali, va portata l'attenzione sulla superficie interna di una delle 
due meta. Spostata la porzione di lingua che vi e rimasta attac- 
cata, in maniera da ampliare il solco alveolo-linguale, s'im'ide la 
mucosa che lo rives te nel sense della, maggior lunghezza del solco 
fermandosi, in dietro, all'arco glosso-palatino. Riesce facile allora 



- 167 - 



mettere alio scoperto la ghiandola sotto-linguale ed, addossato alia 
superficie mediale di essa, il condotto di Warthon, il quale ad un 
certo punto, come si sa, e incrociato dal nervo linguale. II condotto 
di Warthon guida alia ricerca del prolungamento anteriore del 
corpo della ghiandola sottomascellare, mentre seguendo il nervo lin- 
guale indietro, lungo una verticale abbassata dall'ultimo molare 
inferiore, si vedranno da esso originarsi le branche afferenti per il 
ganglio sottomascellare e fra queste branche e la ghiandola si 
puo riconoscere la massa gangliare, liberarla facilmente dal con- 
nettivo che l'avvolge e mettere alio scoperto tutte le branche 
che sono in rapporto con essa. Dal margine posteriore del gan- 
glio si vede allora originarsi il rarao faringeo, che si mette alio 
scoperto in tutto il suo decorso incidendo, con taglio obliquo in 
alto ed in dietro, 1' arco glosso-palatino, la tonsilla verso Testremo 
suo superiore, e l'arco faringo-palatino. 

II taglio deve interessare, oltre alia mucosa, tutte le altre tu- 
niche della parete faringea, che convien ripiegare, quindi, in forma 
di lembi, tanto in alto, quanto in basso ed in dietro. 

Si riesce ad avere in tal modo ampiamente alio scoperto la 
loggia pterigo-faringea ed in mezzo al connettivo lasso che in essa 
trovasi si potra agevolmente seguire il ramo faringeo con le sue 
diramazioni secondarie, fin verso la base del cranio, come dimo- 
stra l'unita figura, tratta dal vero. 



- 168 - 



SUNTI E RIVISTE 



7. Favaro G. Sopra il signiricato dell' endocardio. — Comunicazione fatta al- 
I'Accademia medico-ftsica di Padova nella seduta del 28 genu. 1910. Pa- 
dova, 1910. 

Dae opinioni furono sostenute intorno al signiflcato dell'endocardio : 1' una 
la piu antica, anche oggidi accolta senza discussione da tutti i raoderni tratta- 
tisti, secondo la quale l'endocardio rappresenta la tonaca intima dei vasi e con 
essa si continua, l'altra, eraessa circa mezzo secolo la dal Luschka e seguita 
dallo Schweigger-Seidel e da pochi altri, fra cui recentessimamente dall'a- 
natomo-patologo Naga yo, secondo la quale l'endocardio corrisponde invece alio 
tre tonache vascolari, intima, media ed esterna, intorno alle quali il miocardio si 
dispone a guisa di formazione accessoria. 

Alcune ricerche da lui eseguite condussero l'A. a dare dell'endocardio una 
interpretazione alquanto differente. 

Egli ha potuto stabilire cioe che Tendocardio rappresenta le due tonache 
intima e media delle pareti vascolari, mentre il connettivo interstiziale e d'in- 
voglio del miocardio corrisponde alia tonaca esterna di esse. Tale fatto egli as- 
serisce di essere riescito a dimostrare in modo chiarissimo per quanto riguarda 
i rapporti di continuity con tutte le vene afferenti del cuore umano e con le 
vene polmonari dei maramiferi, uccelli e rettili. Rispetto alle arterie, la conti- 
nuazione appare nell'uomo meno chiara per il brusco aumento di spessore a 
livello dell' inserzione delle valvole semilunari in corrispondenza deH'anello fibro- 
so: tuttavia in alcuni mammiferi (vitello) e possibile dimostrare la continuity 
della lamina parietale delle valvole con 1' intima e con la media arteriose, e si 
osserva poi sempre chiaramente che il miocardio, qualora si prolunghi un 
po' lungo 1' arteria. decorre costantemente nello spessore della tonaca esterna, 
prendendo inserzione sulla superficie esterna della media. 
Sicche concludendo mentre secondo i moderni trattatisti: 
endocardio = t. intima 
miocardio = t. media 
» = t. esterna. 
e secondo la scuola del Luschka: 

endocardio == t. intima -f- media -f- esterna 
miocardio = o. 
Secondo le ricerche del Favaro invece: 
endocardio = t. intima + media 
connettivo del miocardio = t. esterna. 



G08IMO CHERUBINI, Amministratore-responsahile, 



Virense, 1 9 1 0 . — Tip. L. MlOOOlai, Via Fuonau, 44. 



lonitore Zooiogico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKETTO 

dai DOTTO RI 

6IULIO GHIARUGI EDGENIO FIGALBI 

Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

nel R. Istituto di Studi Super, in Firenze nella R. Univeraita di Pisa 

TJfficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXI Anno Firenze, Agosto 19iO. 1ST. 8. 

SOMMARIO : Comunicazioni originali : Terni T., Le Spermatogenesi del 
Geotriton fuscus. — Banchi .A.., Di un fascio rotuleo del M. Plantare 
gracile osservato neH'uorao. — Pag. 169-182. 

Sunti e Riviste: 8. Enriques P., La teoria di Spencer sulla divisione cel- 
lulare studiata con ricerche biometriche negli Infusori. — 9. Brunelli G., 
La Spermatogenesi del « Gryllus desertus » Pall (Divisioni spermatogoniali 
e maturative). — 10. Brunelli Gk, La Spermatogenesi della Tryxalis 
(Parte prima: Divisioni spermatogoniali). — 11. Moglia .A.. G-., Sul si- 
gnificato funzionale del pigmento nei gangli nervosi dei molluschi gastero- 
podi. — 12. Dorello 3?., Rapporti tra encefalomeria e vascolarizzazione 
del cervello embrionale. — 13. IPerroncito A.., Gli elementi cellulari 
nel processo di degenerazione dei nervi. — 14. "Vitali G-., Le espansioni 
nervose nel tessuto podofllloso del piede del cavallo. — 15. Peruzzi M., 
Difetti ed anomalie di sviluppo e di accrescimento nella corteccia renale, e 
loro importanza nelle ricerche isto-patologiche. — 16. Cesa-Bianchi 
D., Ricerche di rlsio-patologia renale. — 17. Bovero A., Su di alcune 
modalita di chiusura della doccia epidermica del rafe penieno. — 18. Bo- 
vero A.., Intorno al comportamento del dotto allantoideo, del dotto e 
dei vasi onfalomesenterici nel funicolo ombelicale umano. Nota riassuntiva. 
Pag. 183-192. 

Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zooiogico Italiano e vietata la riproduzione. 

COMUNICAZIONI ORIGINALI 



I8TITUTO ANATOMICO DI FIRENZE, DIRETTO DAL PROF. G. CHIARUQl. 



La Spermatogenesi del Geotriton fuscus 

NOTA RIASSUNTIVA DEL DoTT. TULLIO TERNI 



E vietata la riproduzione. 

Ho studiato, in modo per quanfco mi e stato possibile com- 
pleto, la spermatogenesi del Geotriton fuscus A tal'uopo ho rac- 

(') II lavoro completo «; iu corso di puhblicaziono ne\Y Archivio Italiano di Anatomia e di Em- 
briologia. 



- 170 - 



colto in ogni epoca dell'anno grande copia di materiale : individui 
giovani e adulti (non embrioni, i quali sono irreperibili). 

II testicolo del Geotriton f. giunto a complete* sviluppo, appar- 
tiene al primo dei tre tipi formulati da Spengel, del qual tipo non esi- 
ste alcuna descrizione particolareggiata nella letteratura. Le ampolle 
testicolari sono disposte radialmente attorno all'asse maggiore del- 
l'organo, il quale e percorso da un canale centrale. Ciascuna am- 
polla ha la forma di un cuneo, coirapice diretto verso il canale 
centrale e colla base che fa prominenza alia superficie dell'organo. 

Sempre si trovano nella stessa am polla cellule sessuali in vario 
grado di sviluppo e nello stesso testicolo si hanno quasi sempre 
ampolle con contenuto diverso Tuna dall'altra. Alia fine deir inverno 
e al principio della primavera invece le ampolle hanno spesso tutte 
a un dipresso una medesima struttura. 

L'apice deH'ampolla e in tale epoca occupato dagli Spermato- 
goni ; la parte periferica di essa e ricolma di fasci o sistemi di 
spermatozoi, ; il largo spazio che intercede fra spermatogoni e sper- 
matozoi e occupato da spermatociti in un eguale stadio di accre- 
scimento (" bouquet „ perfetto). 

Relativamente breve e il periodo nel quale tutte le ampolle hanno 
struttura simile, anzi spesso e addirittura effimero. Questo periodo 
e preceduto da stadii in cui la difiterenza da ampolla ad ampolla e 
data dalla non simultanea evoluzione neH'intero organo degli sperm ato- 
zoi e degli spermatociti ; ed e seguito da stadii in cui la differenza da 
ampolla ad ampolla e data dal non simultaneo svuotamento dallo 
sperma e dal non simultaneo ulteriore evolversi degli spermatociti 
(divisioni di maturazione) nell'ambito dell'intero testicolo. 

Lo sviluppo spermatogenetico si com pie nel Geotri- 
ton sec on do un'onda di evoluzione ben manifesta che 
si propaga dal polo posteriore al polo anteriore del 
testicolo: tale onda interessa tutti i varii elementi 
del periodo spermatocitogenetico e sper mat is togene- 
tico presenti in uno stesso testicolo ed e apprezza- 
bile in qualunque periodo dell'anno la si ricerchi. 

Inoltre ho riconosciuto che: mentre l'emissione del seme dal- 
l'organo avviene coll' intervallo di un anno (nella primavera), la 
formazione annuale del seme dagli spermatogoni primitivi richiede 
circa 20 mesi (dall'estate del 1° anno fino all' inverno del 3° anno). 
Per tale fatto, due cicli spermatogenetici successivi debbono neces- 
sariarnente in parte sovrapporsi : e precisamente cio avviene nel- 
Testate, noH'a,utunno e ncli' inverno. 



- 171 - 



II riconoscimento di una direzione costante e ordinata dell'onda 
spermatogenetica, ovvia alia maggior complicazione apportata dal 
sovrapporsi di due cicli successivi. Infatti nelle epoche suddette, 
accanto ad ultimi spermatogoni (moltiplicatisi per uno stimolo alia 
divisione che si sposta postero-anteriormente) i quali subiscono dal- 
rindietro all'avanti le trasformazioni del periodo auxocitario — ve- 
diamo divisioni maturative (estate) e poi spermatidi che si compiono 
e si evolvono in senso pure postero-anteriore. I primi (spermato- 
goni) sono situati profondamente nell' interno dell'ampolla testico- 
lare, i secondi (spermatidi) piii perifericamente. 

Non ci dilungheremo qui a descrivere le modalita del passag- 
gio degli spermatozoi nelle vie escretrici — passaggio che al soli to 
comincia al polo posteriore del testicolo e che in breve si propaga 
alle ampolle situate anteriormente — perche tale fuoriuscita e in 
stretto rapporto con particolarita istologiche dell'ampolla, difficil- 
mente riassumibili. E neppure insisteremo intorno air evoluzione e 
al destino delle cellule follicolari 0 specialmente in rapporto alia 
costituzione dei sistemi di spermatozoi. 

II fatto accertato della seriazione ordinata nel tempo e ' nello 
spazio del ciclo spermatogenetico, e un fatto interessante in se e in 
piu utilissimo per ehi voglia — intraprendendo lo studio della sperma- 
togenesi — ben seriare gli elementi in diverso grado di evoluzione. 

Anche nei testicoli di Geotriton giovanissimi e non ancora ma- 
turi sessualmente e ben rilevabile una eguale onda di evoluzione. 

Fra gli spermatogoni esiste una gran varieta di forme, le quali 
si presentano senza un ordine ben determinate) nelle varie generazioni 
spermatogoniali. 

Ho creduto opportuno di fare la distinzione fra u spermatogoni 
primi tivi „ o " spermatogoni „ senz'altro e " ultimi spermatogoni „, 
intendendo coi primi tutti quegli elementi sessuali che hanno 
ancora da subire delle divisioni somatiche. 

Fra gli spermatogoni primitivi se ne trovano : a grande o piccolo 
nucleo sferico, a nucleo semilunare, a nucleo anelliforme, a nucleo 
polimorfo. Le cellule madri o archispermatocil.i sono spesso ricono- 
scibili piu per la corona di cellule follicolari che e disposta attorno 
ai loro protoplasmi che per altri caratteri morfologici : fra gli archi- 
spermatociti esiste infatti una grande varieta di forme. Gli archi- 



0) Vedi la mia Nota Preliruinare : Contributo alia conoscenza del testicolo del Geotriton /U8CU9, — 
Monit. Zoolo'j. Italiano, Anno LO, N. 12, LOOS. 



- 172 - 



spermatodti presentano piu di frequente degli altri sperm atogoni il 
nucleo polimorfo, il quale si mostra povero in basicromatina, e 
fortemente pieghettato e spesso incavato come a campana. Nel 
protoplasma sono visibili abbondantissimi granuli, che io considero 
formazioni metaplasmatiche. In tutti gli altri tipi di spermatogoni e 
piu sicuramente rintracciabile che in quelli polimorfi la sfera centrale 
munita di due centrioli. Ne in spermatogoni polimorfi, ne in forme 
ad essi vicine che rappresentano stadii di passaggio verso la forma 
poliforma, ho mai potuto assistere a sicure division! nucleari indi- 
rette. Gli spermatogoni delle ultime generazioni sono tutti a nucleo 
sferico e assai piu piccoli delle generazioni precedenti. 

Le mitosi spermatogoniali (sia quelle delle cellule madri che 
quelle del periodo di moltiplicazione) sono simili alle comuni cinesi 
somatiche. Per tale ragione, e per il numero rilevante dei cromo- 
somi (verisimilmente 24) che si affollano nei vari momenti della 
mitosi, le divisioni cinetiche degli spermatogoni non furono minuta- 
mente prese in esame. Le anse cromatiche si mostrano assai pre- 
cocemente scisse ; colla telofasi si ha rapida vacuolizzazione delle 
individuality cromatiche. 

L'ultima divisione spermatogoniale in nulla differisce dalle pre- 
cedenti. Essa ha per effetto la formazione degli ultimi spermato- 
goni, i quali divengono direttamente, attraverso il periodo di accre- 
scimento, spermatociti del 1° ordine o auxociti. 

Prima che si inizi il periodo di accrescimento vi e uno stadio 
in cui permangono nel nucleo frammenti cromatici facilmente rico- 
noscibili per la loro forma come appartenenti ai cromosomi dell'ul- 
tima cinesi spermatogoniale. Tali resti cromosomici caratterizzano 
nel Grot/-/ ton il cosiddetto " periodo di riposo „ degli spermatuciti 
del 1° ordine. Nello scarso protoplasma di questi elementi, va de- 
lineandosi una sfera centrale. 

All'inizio del periodo auxocitario, i resti cromosomici si fram- 
mentano in blocchi di cromatina informi e di varia grandezza. Con- 
temporaneamente si inizia nel nucleo un disgregamento della cro- 
matina, in piccoli granuli, i quali hanno tendenza a disporsi in fila- 
menti. Questi ultimi mostrano stretti rapporti di continuity colle 
grosse zolle cromatiche, le quali tendono sempre piu a scomparire, 
mentre al loro posto si formano sempre nuovi sottili lilamenti cro- 
matici. Questi — i quali hanno evidentemente il valore di cromosomi 
— sono composti di singoli granuli (cromioli) allineati. Non sono alieno 
dal ritenere che i singoli lilamenti cromatici m questione possano ri- 



sultare da una trasformazione dei singoli cromosomi dell'ultima ci- 
nesi spermatogoniale, benche non abbia potuto assistere al trapassare 
diretto di questi ultimi nei singoli filamenti sottili. Non ho ricono- 
sciuto poi nei primi stadi dell'auxocita la presenza del cromopla- 
sto al quale Janssens attribuisce importanza come esponente 
della persistenza dei cromosomi. 

Al polo prossimale del nucleo (cioe in vicinanza della sfera) e 
di frequente visibile una orientazione dei filamenti cromatici sottili, 
quando ancora il polo distale e occupato da blocchi di cromatina 
non ancora disgregati e di questi uttimi alcuni mostrano evidenti 
rapporti di continuity coi filamenti cromatici. Molto piu spesso pero 
i filamenti sottili decorrono molto disordinatamente, anche ulterior- 
mente — quando, nell'intero ambito del nucleo, vengono a trovarsi 
presenti solo filamenti sottili. 

Pero, benche il presen tarsi di un tipico "bouquet „ sottile 
sia piuttosto raro, non e meno vero che in ogni nucleo, in uno 
stadio corrispondente, appaiono le estremita libere dei filamenti 
cromatici sottili rivolte verso la sfera centrale ; mentre nella parte 
distale del nucleo i filamenti hanno sempre un decorso molto tor- 
tuoso e complicato e talvolta fanno capo ad una o piu formazioni 
nucleolari rotondeggianti. 

Ad ogni modo, passi o no Tauxocita attraverso un tipico sta- 
dio nei quale i filamenti sottili sono orientati con ordine verso la 
sfera, Timportantissimo processo, che fa seguito a questo stadio, si 
avvera per ogni auxocita. Intendo parlare dell' accoppiamento 
longitudinale dei filamenti sottili, il quale avviene in guisa 
piu o meno chiara, a seconda che nei nuclei preesista o meno un 
certo ordine nella direzione e neirorientamento dei filamenti sottili. 

In questa breve JSTota non troverebbero posto gli argomenti 
che portiamo a dimostrazione dell'autenticita del processo e che 
sono unicamente desunti dall'osservazione diretta ; e neppure po- 
trebbero breveinente riassumersi tutte le modalita del processo 
stesso. Diremo solo che Taccoppiamento a due a due secondo la 
lunghezza dei filamenti sottili avviene in senso prossimo — distale, e 
che i filamenti cromatici spessi che risultano dairaccoppiamento si 
mostrano, fino dal loro primo apparire, nettamente orientati verso 
la sfera ; per cui Tordinamento e l'orientamento loro sono sempre 
da considerarsi come il resultato o Tesponente deH'accoppiamento 
dei filamenti sottili. 

Ad uno stadio anfitene, nei quale, accanto a filamenti croma- 
tici spessi presenti al polo prossimale del nucleo, esistono anche 



- 174 - 



filamenti sottili al polo distale, segue lo stadio pachitene o del co- 
sidetto "bouquet „ spesso, nel quale i filamenti cromatici spessi 
(bivalenti) sorio perfettamente orienbabi verso la sfera centrale. Que- 
sbo stadio e nel nostro materiale assolutamente caratteristico e di 
lunga durata. I filamenti spessi sono per lo piu foggiati ad ansa 
colle estremita libere rivolte verso la sfera e colle curve rivolte 
verso il polo opposto. I filamenti sono in numero di 12 e risultano 
formati da grossi granuli allineati, dei quali e per molto tempo 
rintracciabile la duplicita. 

L'intero nucleo di solito subisce in seguito una rotazione di 
90°, in modo che tutte le anse cromatiche vengono a trovarsi ad 
angolo retto colla posizione che primitivamente avevano. 

La sfera centrale durante il periodo auxocitario si presenta piu 
o meno regolarmente sferica, e mostra nel suo interno i 2 centrioli. 

La sfera sembra come avvolta da una membranella la quale 
mostra delle grinze e degli ispessimenti facilmente colorabili, a cui 
forse sono da riportarsi le particolari formazioni descritte all' in- 
torno della sfera dagli Autori " Centralkapseln „ (pseudocromo- 
somi, ecc). Airintorno deila sfera centrale sono riconoscibili copiose 
formazioni condnomitiche, che ho potuto mettere in evidenza an- 
che con un metodo che fino ad ora non era stato usato con un 
tal scopo. 

Frattanto hanno inizio i processi che conducono alia l a divi- 
sione di maturazione (eterotipia). 

Molto precocemente avviene la scissione longitudinale dei fila- 
menti spessi o doppi dell'auxocita. II processo si effettua rapida- 
mente e quasi simultaneamenbe neirintero nucleo; i due filamenti 
cromatici componenti ogni singola diade decorrono fra loro paralle- 
lamente. 

Si entra quindi nello stadio di tensione nucleare, durante il 
quale la cromatina va sempre piu concentrandosi nelle diadi cro- 
mosomiche, mentre quest'ultime si mostrano in prevalenza addos- 
sate di contro alia membrana nucleare. Insieme alia sempre mag- 
gior concentrazione della cromatina nelle diadi e al progressive con- 
trarsi di queste ulbime, comincia a scomparire la membrana nucleare 
in prossimita della sfera centrale, la dove la sfera sbessa si era an- 
data adagiando in una depressione del contorno nucleare. La mem- 
brana nucleare finisce per scomparire del tutto e le diadi eterotipi- 
cne, die hanno ormai raggiunbo la loro definitiva forma profasica, 
si ernancipano nel citoplasma. Esse hanno bendenza a disporsi in 
prossiinila della periferia cellularo, menbre la sfera si manbiene vi- 



— 175 — 



cina alia parte centrale. La sfera e ancora ben visibile ; la sua pe- 
riferia e assai ingrandita, mentre nel sue interne e presente il pri- 
mo abbozzo di un fuso centrale teso fra i due centrioli. 

L'aspetto delle diadi eterotipiche e molto svariato ; e cio e in 
rapporto : in 1° luogo, alia lunghezza delle diadi ; in 2° luogo, al- 
Tavere esse o meno una o ambo le estremita saldate fra loro ; in 
3° luogo, airessere le diadi piu o meno intrecciate fra loro. Queste 
condizioni sono le medesime che influiscono sullo svariatissimo 
aspetto delle diadi eterotipiche metafasiche ; a determinare il quale 
cooperano altresl la modalita di inserzione e la retrazione dei fila- 
menti periferici del fuso. L' inserzione piu frequente e Tinterme- 
diaria; meno frequente e la mediana; rarissima la terminale. 
L' inserzione e costantemente simmetrica nei due costituenti ogni 
diade. 

II fuso centrale si accresce rapidamente in lunghezza e in 
grossezza, assumendo una forma panciuta. I centrioli si presentano 
forniti di aster protoplasmatici. 

Quindi si ha l'apposizione delle 12 diadi eterotipiche al fuso. 
Nella metafasi eterotipica si ha — come gia si e fatto rilevare — 
la piu grande varieta morfologica delle diadi, che e assai ben in- 
ter piretabile col rilievo delle condizioni su esposte. I diversi tipi di 
diadi metafasiche, irriducibili l'uno all'altro, sono : 1° diadi ad anello 
continuo allungato ; 2° diadi ad ambo le estremita cromosomiche 
saldate, ma piu o meno intrecciate ad uno solo o ad ambo i punti 
di saldamento; 3° diadi con una sola estremita saldata e con un 
solo o con due punti di attorcigliamento piu o meno complicato ; 
4° diadi in cui i cromosomi figli I non sono saldati in nessuna ma- 
niera l'uno all'altro, ma sono intrecciati in varia guisa ad ambo 
gli estremi. Inoltre, a seconda del diverso momento della metafasi, 
la immagine che presentano i diversi tipi di diadi varia in rapporto 
alia contrazione piu o meno inoltrata dei filamenti acromatici man- 
tellari. 

Non esiste nessuna fissita nella formula diadica, sia per ri- 
guardo alia forma che riguardo alia grandezza delle diadi ; anzi, 
mentre in alcune cinesi predominano i cromosomi grandi, perfino 
giganteschi, in altre predominano i piccoli. Rapporti fiesi fra la 
forma e la grandezza delle diadi non ho potuto trarre; spesso pero 
le diadi anelliformi sono le piu piccole. Quel che si mantiene fisso 
invece e il calibro dei cromosomi. 

Mediante la progressiva retrazione dei filamenti acromatici pe- 
riferici del fuso, i cromosomi figli I di ogni singola diade vengono 



- 176 - 



allontanati l'uno dall'altro : mediante lo srotolamento delle estre- 
mita attorcigliate, oppare mediante il distacco delle estremita sal- 
date. Cos! ha inizio l'anafasi. 

Ben riconoscibile e la scissione longi tudinale che interessa 
ciascuno dei 12 cromosomi che salgono al polo. Nell'ascensione po- 
lare e particolarmente ben determinabiie il numero delle coppie 
cromosomiche (12). L'individualita delle singole individuality cro- 
matiche si manliene attraverso tutta l'anafasi e continua durante 
la telofasi, quando i cromosomi cominciano a divenire spinosi e 
a mostrarsi meno intensamente basofili. Dopo che si e compiuta 
la divisione dti protoplasmi, persiste per un certo tempo un re si- 
duo fusoriale e un caratteristico corpo intermedio. 

Attraverso l'intero stadio intercinetico o dello spermatocita 
del secondo ordine si ha appena un accenno di ricostruzione del- 
i'impalcatura nucleare, talche appariscono sensibilmente individua- 
lizzati i cromosomi anafasici, cioe le singole meta longitudinali cro 
mosomiche che si sono originate mediante la divisione longitudinale 
anafasica (cromosomi II). 

II periodo intercinetico e piuttosto breve; assai per tempo co- 
minciano le manovre cromatiche preparatorie della seconda divisione 
maturativa (omeotipia). La sfera si mostra solo al termine dell' in- 
tercinesi : in essa sono fin da un certo momento visibili due centrioli. 

Coll' iniziarsi della profasi omeotipica, la concentfazione 
della cromatma nei cromosomi II e lo stadio di tensione in cui il 
nucleo entra si accompagnano ad una scomparsa delle lievi anasto- 
mosi, temporaneamente stabilitesi durante Y intercinesi. 

La membrana nucleare (poco distinta del resto nell' intercinesi) 
in seguito scompare e i cromosomi omeotipici si emancipano nel 
protoplasma ; essi sono riuniti a coppie ed hanno un decorso spes- 
so rettilineo, talvolta tortuoso. Le coppie sono in numero di li } e 
sono verisimilmente le medesime presenti nell'anafasi eterotipica. 

II primo apparire del fuso centrale si ha solo quando, insieme 
ad una completa scomparsa della sfera, i centrioli si sono gia no- 
tevolmente allontanati Tuno daU'altro. Si distinguono anche i due 
mezzi fasi periferici. 

II fu^so centrale si allunga considerevolmente ; si ha in seguito 
l'apposizione delle coppie cromosomiche al fuso. Le coppie dei cro- 
mosomi 11 veugono nella metafasi a trovarsi nel piano equatoriale 
del fuso, dove assumono una forma a V, coi vertici che sono di- 
retti di solito verso Tasse del fuso e che presentano 1' inserzione 
dei filament] acromatici mantellari. 



- 177 - 



Per retrazione di questi ultimi i cromosomi II risalgono ai poli 
opposti. Terminata Ja anafasi, comincia la vacuolizzazione ciomo- 
somica e il nucleo, per Tapparire dei filamenti cromatici secondarii 
e per la neoformazione di ossicromatina, viene ad assumere un 
evidente aspetto di riposo. Permane, durante e un poco oltre la 
telofasi, un residuo fusiorale munito di corpo intermedio. 

Da quanto fu esposto, risulta che nel Geotriton la riduzione 
alia meta del numero dei cromosomi si avvera nello sue linee es- 
senziali secondo lo schema pseudom itotico prereduzionale di 
Gregoire-Schreiner e che le due divisioni di maturazione si 
compiono secondo il tipo etero-omeotipico. 

Qualche tempo dopo la telofasi, comincia nello spermatide il 
processo di metamorfosi, il quale pud essere — d'accordo con Me- 
ves — distinto in 3 periodi. 

1° periodo. Scompare il residuo fusoriale e in pari tempo ap- 
pare la sfera o idiozoma, del quale non ho potuto riconoscere 
i rapporti d' origine collo scudo astrale. Ben presto sono visibili 
i due centrioli situati in corrispondenza di una leggera infossatura 
che il contorno cellulare presenta in una locaiita posta in prossi- 
mita dell' idiozoma. II corpuscolo centrale piu periferico — detto 
distale — si trova in immediato contatto colla parete cellulare 
e assume in breve la forma di un dischetto situate nella parte piu 
profonda dell' infossatura cellulare. II corpuscolo centrale prossi- 
male ha l'aspetto di un granulo ed e in rapporto colla porzione 
peiiferica dell' idiozoma. 

In seguito dal dischetto si proietta al di fuori della cellula un 
filamento sottile, che diverra il filamento assile della coda dello 
spermatozoo. Frattanto il dischetto si muta in un piccolo anello, 
attraverso il quale mostra di passare il filamento, per inserirsi al 
corpuscolo prossimale. 

L' apparato centrosomale, che e addossato alia sfera, si trova 
da questo momento situato profondamente nel citoplasma ; ne e 
piu riconoscibile Tinvaginamento della periferia cellulare in corrispon- 
denza dell'anello centrosomico. Si manifesta ora neir idiozoma quel 
processo di vacuolizzazione che conduce alia comparsa della vesci- 
cola idiozomica di forma sferica, il cui contorno mostra in posi- 
zione opposta al nucleo un ispessimento in forma di lunula, resi- 
duo della sostanza propria dell' idiozoma. Nel tempo stesso l'anello 
centrosomico e andato sensibilmente allargandosi e ispessendosi, e 
il centriolo prossimale si e ingrossato. 



- m - 



2° periodo. E caratterizzato dai cambiamenti di rapporto fra i 
varii organi protoplasmatic] e dair allungamento del nucleo dello 
spermatide. Avviene 1'emigrazione della vescicola idiozomica al polo 
cellulare opposto e quello dove giacciono i corpuscoli centrali; in- 
sieme alPidiozoma ruota probabilraente il nucleo, sul quale la ve- 
scicola stessa sembra si sia assai precocemente impiantata. Non 
riassumo qui, per brevita, le ragioni per le quali credo piuttosto 
alia traslazione dell'idiozoma che non a quella dell'apparato centro- 
somico. Sia che il movimento in questione si effettui a nucleo com- 
pletamente rotondo, sia che avvenga parzialmente a nucleo gia 
un poco allungato, in definitiva i due corpuscoli centrali vengono a 
trovarsi in prossimita del polo posteriore della futura testa, mentre 
che Fidiozoma e fissato al polo anteriore di essa, proiettandosi al 
di fuori del citoplasma. 

L'allungamento del nucleo dello spermatide avviene o per un 
processo di accrescimento e di cilindrificazione, oppure mediante un 
processo che e caratterizzato da curiose forme a fiasco o a storta, 
con un tubo lunghissimo. Le zolle cromatiche si disgregano ; allor- 
quando il nucleo si e completamente trasformato nella sottile testa 
cilindrica e lunghissima dello spermatozoo, la sua struttura appare 
omogenea e la sostanza da cui e costituito intensamente basofila. 
All'estremita anteriore della testa e fissata la vescicola idiozomica, 
la quale si e allungata nonche assottigliata e presenta nel suo in- 
terno il cosiddetto acrosomo a forma di piccolo cono. La parete 
della vescicola, allungandosi e assottigliandosi sempre piu, finisce 
per accollarsi al filamento che e nel suo interno e che si e origi- 
nato dall'acrosomo. 

II protoplasma della spermatide rimane piu abbondante in cor- 
rispondenza della sede occupata dai due corpuscoli centrali, cioe del- 
l'estremita posteriore della testa. Dei due corpuscoli, quello prossi- 
male si accresce e viene a costituire una grossa sfera che si ad- 
dossa alia superficie concava fornitagli dalla parte posteriore della 
testa. Questa sfera si trasforma in un cilindro, che diviene via via 
piii lungo e che formera il collo dello spermatozoo. II filamento 
assile, gia molto lungo, si attacca ancora al corpuscolo centrale 
passando attraverso all'anello centrosomico. 

3° periodo. Cominciano adesso le trasformazioni del corpuscolo 
centiale ad anello. Come primo fatto si ha un aumentoin larghezza 
delPanello, quindi una torsione di esso. Assume dapprima una forma 
ad 8, quindi una forma a pessario col maggior asse duetto pa- 
lallelamente ;il decoiso dsj lilamcnto assile, orniai ispessito^i djjj 



- 179 - 



enormemente allungatosi. II pessario e incurvato ai suoi estremi, 
in modo tale che la parte incurvata prossimale e rivolta verso il 
lato dor sale dello spermatozoo in evoluzione e si salda coll' estre- 
mita posteriore del corpuscolo central e prossimale allungato (ne in 
stadii ulteriori e possibile con alcun mezzo di riconoscerla nel collo 
dello spermatozoo). 

L'estremita (ventralmente incurvata) distale del pessario, per 
un sempre progressive allangamento del pessario stesso, scorre 
lungo il filamento assile, fino ad un punto che e situato certamente 
molto lontano dal collo, ma che non e piu riconoscibile nello sper- 
matozoo mature II lunghissimo tratto di anello che e compreso tra 
le due estremita si immedesima colla sostanza propria del fila- 
mento assile. Quest'ultimo si presenta nelle sezioni trasversali sca- 
vato a doccia nel suo lato dorsale ; tale si mostra pero anche 
prima che l'anello allungatosi si sia accollato al filamento assile 
stesso. 

Frattanto e andata man mano delineandosi, lungo il filamento 
assile, l'orlo marginale della membrana ondulata, il quale 
e in principio poco colorabile e decorre molto vicino al filamento 
assile. In seguito l'orlo diviene via via piu colorabile, da rettilineo 
che era si fa ondulato e si allontana alquanto dal filamento assile, 
per un progressivo aumento in larghezza della membrana ondulata. 
Quest'ultima si inserisce nella profonda doccia scavata nel lato dor- 
sale del filamento assile. 

A poco a poco la vescicola idiozomica affilatasi ha dato ori- 
gine al perforatorium, munito di uncino terminale. 

Lo spermatozoo maturo del Geotritron e lungo circa 3{4 di mm. 
La testa, lunga circa a 200, e aghiforme : suir estremita af- 
filata anteriore di essa s'impianta il perforatorium, il quale e lungo 
u. 12-14 ed e costituito da sostanza acidofila, II collo ha una lun- 
ghezza di circa <x 20 : e cioe assai piu lungo del collo degli altri 
spermatozoi di Urodeli ; e intensamente acidofilo. Alia estremita 
posteriore di esso e inserito il filamento assile e 1' estremita del- 
l'orlo marginale della membrana ondulata. Quest'ultima e presente 
per tutta la lunghezza della coda ; anzi, all'estremita distale di essa 
il filamento assile si esaurisce e la coda per circa 10 e costituita 
unicamente dairorlo della membrana ondulata che ha assunto un 
decorso rettilineo. 

Nella coda non sono riconoscibili le diverse porzioni descritte 
in altro materiale, perche non e rintracciabile il punto in cui Te- 
stremo dorsale dell'anello allungatosi va a fissarsi. Esiste — ben- 



V 



- 180 - 



che non molto netto — un rivestimento protoplasmatico in eorri- 
spondenza del lato ventrale del filamento assile. Nei tagli tra- 
sversali pratieati nella coda ad una certa distanza dal collo, appare 
accanto al lato ventrale convesso del filamento assile un sottile 
filamento che probabilmente corrisponde al cosiddetto filamento 
accessorio. 



IST1TCTO ANATOMICO DI FIRENZE DIHETTO DAL PKOF. G. CHIARTJGI. 



Di un fascio rotuleo del M. Plantare gracile osservato nell'uomo 



Dott. ARTUR.0 BANCHI, ajuto e libero docente. 



E vietata la riproduzione 

Nei 1908, a proposito di alcune mie " Nuove osservazioni 
sulla Parafibula nei Rettili e nei Mammiferi „ O, ricordavo una 
particolare disposizione che presenta negli Halmaturus (Marsupiali) 
ii M. Gastrocnemio e precisamente iJ capo laterale di esso o M. 
Gemello laterale. 

In questi animali e caratteristica la presenza di un largo fa- 
scio muscolare, il quale forma lo strato piu superficiale dei muscoli 
della regione, e che, mentre prende da un capo ampio e diretto at- 
tacco al tendine del M. Quadricipifce, e per suo mezzo al margine 
laterale della rotula, scende poi nella gamba ad unirsi cogli altri 
fasci dei M. Gemello laterale, e si fonde con essi prima che detto 
muscolo si unisca col M. Gemello mediale. 

Sopra questa disposizione richiamai allora l'attenzione del Tri- 
comi Allegra, il quale un'anno prima, ( 2 ) aveva risconirato in un 
soggetlo umano di sesso femminile la presenza di un fascio musco- 
lare, che dal margine laterale della rotula scendeva ad unirsi col 
M. Plantar gracile. 



(>) An liivio [taUanO <li Aunt. «• di Kmliriol. vol. VII, fuo. ~, pAg. 885, ElrODM 1908. 

(") blonitore Zoologioo [taliaoo, nno xvm, Euo. :!•; pag. 80, Firenw L907. 



- 181 - 



Oggi a me pure e accorso di osservare, in un cadavere d'uomo 
adulto, un caso simile a quello del Tricomi, ed eccone una breve 
descrizione. 

Nell'arto inferiore destro, nella regione del ginocchio, troviamo 
sul lato esterno un fascetto muscolare ben distinto, nastriforme, 
largo da 2 a 3 cmtri ; esso giace profondamente alia fascia lata ed 
e pure profondo rispetto al M. Bicipite, essendo in rapporto col 
capo breve di detto muscolo. 

Accompagnando verso il poplite questo nostro fascio noi ve- 
diamo che si unisce con il ventre muscolare del M. Plantare gracile 
il quale per la presenza del fascio anormale oradetto risulta in de- 
finitiva costituito da due porzioni, Tuna formata dai fasci piu pro- 
fondi che prende inserzioni al condilo laterale del femore insieme 
col M. Gemello corrispondente, V altra formata dai fasci piu super- 
ficial! che si continua in senso cefalico col fascio anomalo indicato. 

II fascio anomalo e diviso esso stesso in due porzioni delle 
quali, Tuna piu interna si attacca al femore confondendosi colle in- 
serzioni piu distali del M. Vasto laterale, l'altra girando attorno al 
condilo laterale si trasforma in un tendinetto nastriforme che, ap- 
plicato direttaimnte sulla capsula articolare, raggiunge il margine 
laterale della rotula. 

II fascio anomalo e innervato da rami del N. Tibiale che pro- 
vengono da quelli dello stesso nervo destinati al M. Plantare gracile. 

Nell'arto inferiore sinistro dello stesso soggetto si trovava la 
identica disposizione, senonche il capo del muscolo anomalo di- 
re t to alia rotula arrestava 1(3 sue fibre muscolari a maggior distan- 
za dalla rotula di quello che non fosse a destra, ed il tendine di 
inserzione era quindi piu lungo ed anche un po' piu esile. 

Nella letteratura non ho trovato descritto nessun caso simile 
a questo da me osservato, salvo quello del Tricomi, ricordato a- 
vanti, e nemmeno, che io mi sappia, era stata rilevata la partico- 
lare disposizione del M. Gemello laterale offerta dslYHalmatunis. 

Le due osservazioni meritano di essere messe a raffronto. 

Invero la porzione del M. Gemello laterale che neii' Halmaturus 
si inserisce alia rotula e costituita dai fasci piu superficial! del mu- 
scolo, mentre nella variazione osservata neiruomo il fascio che ri- 
sale alia rotula proviene dai M. Plantare, che, rispetto al M. Ge- 
mello e situato alquanto piu profondamente. 

Questa diversita perde pero mclto di importanza se si tien 
conto che neir uomo Y organo e rudimentale. Del resto noi non 
intendiamo di affermare che il fascio anomalo bicipite osservato da 



- 182 - 



Tricomi e da noi sia identico al fascio rotuleo del Gemello e- 
sterno dell' Halmaturus ; pure ammettendo l'influenza della eredita 
per spiegare le variazioni morfologiche non vogliamo spingerci tan to 
oltre. Noi vogliamo invece, col ravvicinare le disposizioni sopra 
accennate, rilevare il fabto che nell'uomo si e manitestata in questi 
casi una tendenza, da parte della porzione laterale della massa 
muscolare destinata a formare gli estensori del piede, a risalire 
colle inserzioni prossimali piu in alto e verso la rotula, rinnovando 
una disposizione analoga a quella che nei Marsupiali si verifica co- 
stantemente, e piu estesamente. 

E anche da ricordare che, mentre tra le due specie messe in 
confronto, corre tanto divario da tar si che Tuna occupi i piu bassi 
gradini di una scala, l'altra ne stia al culmine, un carattere pero 
le ravvicina, la stazione e la locomozione bipede la quale e per i 
Marsupiali usata quanto e forse piu che le Scimmie antropomorfe. 

Certamente, di fronte a fascetti muscolari cosi esili come quelli 
osservati neiruomo, non e il caso di affermare piu che di negare,. 
Tinfluenza meccanica funzionale sulla variazione delle forme. Non 
si deve pero, a parer nostro, trascurare di ricordare tutti gli ele- 
menti che possano servire a spiegare i fatti morfologici, alia 
intelligenza dei quali non giova fermarsi soltanto alia, spiegazione 
troppo semplicista deWatavismo, intendendo con questo, come si e 
inteso per troppo tempo, che ogni varieta dello scheletro dei mu- 
scoli ecc. osservata nella nostra specie, altro non fosse che la ripe- 
tizione pura e semplice di forme esistenti in specie che si suppon- 
gono aver preceduta la nostra nella fllogenesi, ripetizione da ascri- 
versi unicamente all'effetto di un' eredita saltuaria. Continuando per 
questa via ad applicare cosi ristrettamente il concetto dell'eredita, 
verrebbe ad essere limitata in un cerchio ampio, ma circoscritto e 
chiuso, la evoluzione stessa delle forme, evoluzione che per sua 
natura non patisce limitazione. 



- 18S - 



SUNTI E RIVISTE 



8. Enriques P. — La teoria di Spencer sulla divisione cellulare studiata con 

ricerche biometriche negli Infasori. — Arch, di Fisiologia, vol. 7 dedicato 
al prof. Fano ecc. Firenze, 1909. 

Secondo la legge di Spencer l'accrescimento della cellula non pud essere 
indefinite*, perche crescendo la raassa della cellula in ragione del cubo e la su- 
perflcie in ragione del quadrato, la sua nutrizione si compie in condizioni troppo 
sfavorevoli, quando essa ha sorpassata una certa grandezza limite che none la 
stessa per i vari tipi cellulari ; percio quando la cellula ha raggiunto questa 
grandezza essa e stimolata a dividers!. 

Enriques si domanda se la divisione degli Infusori e prodotta verarnente 
da una deficienza nutritizia come si potrebbe dedurre dalla teoria di Spencer, 
ed esegui delle ricerche biometriche che lo mettessero in grado di rispondere 
a questo quesito. 

II digiuno dapprima diminuisce il potere di accrescimento e di riproduzione 
degli Infusori, ma poi specialmente il potere riproduttivo viene indebolito. 

La divisione e stimolata da uno stato di ricca alimentazione non da una 
scarsezza di cibo (avviene adunque l'opposto di quanto fu dimostrato per i Mam- 
miferi, ove furono osservate in tutti gli organi divisioni cellulari molto piu nu- 
merose durante il digiuno che in condizioni normali. Rel.). 

L' Enriques e ad ogni modo convinto che questo risultato non contrad- 
dica la teoria di Spencer, ma la limiti soltanto : e possibile infatti che, essendo 
la divisione cellulare legata a cause e condizioni particolari per prodursi o per 
non prodursi nei vari momenti, la esistenza di questo fenomeno in generale 
sia legata alia necessita delle relazioni fra superficie e volume ; ma cio non va 
esteso alle condizioni stimolanti le divisioni nei casi singoli. 

Un'altro fatto curioso fu messo in evidenza dalPA. ; quando una cultura di 
Stilonichie rigogliosa ricca di alimento e lasciata a se ed insorgono condizioni 
di digiuno, accade una divergenza fra i singoli individui. 

Quelli che erano arrivati al massimo grado di accrescimento, si incistidano; 
quelli che erano ancor piccoli, anziche incistidarsi si adattano ad una vita sten- 
tata in quell'ambiente impoverito d'alimento. 

Sorgono adunque o per caso o per variability individuate due categorie di 
individui essenzialmente diversi e completamente irriducibili. G. L. 

9. Brunelli G. — La Spermatogenesi del « Gryllus desertus » Pall (Divisioni sper- 

matogoniali e maturative). — Memorie della R. Accad. dei Lincei, Serie 5 a , 
vol. VII, pag. 623-653, Roma, 190'.). 

Nolle cinesi spermatogoniali di questo Ortottero sono presenti 20 cromosomi 
ordinarii (autosomi) piu un cromosomo accessorio (monosoma). Negli Spermato- 
goni, cosi in mitosi com,e in riposo, il monosoma e particolarmente riconosci- 
bile, sia per la sua forma e il suo comportamento durante le cinesi, sia per il 



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suo particolare aspetto nel nucleo in riposo — nel quale sono ben riconoscibili 
altresi i singoli autosomi. 

Nel periodo di accrescimento dello Spermatocita, l'A. distingue airinizio un 
aspetto del nucleo caratterizzato dalla presenza di apparenti masse cromaticbe 
conjugate, le quali — secondo l'interpretazione dell'A. — non sarebbero altro 
che i cromosorai telofasici dell' ultima cinesi somatica, scissi longitudinalmente. 
Da questo stadio si passa ad un altro stadio, nel quale il nucleo mostra un sot- 
tile spirema doppio, nonche il monosoma e un plasmoma (nucleolo vero). Lo 
spirema a poco a poco perde la sua originaria duplicita: in seguito, invece di 
aversi la formazione di un tipico « bouquet » si ha tendenza alia fbrmazione di 
un reticolo. II monosoma e il plasmosoma gradatamente si avvicinano, fino a 
dar luogo ad un amfinucleolo. Frattanto, di pari passo ad un progressivo suo 
arricchimento in cromatina, lo spirema torna a mostrare una evidente dupli- 
cita; mcntre i singoli segmenti (cromosomi), che nello spirema sono andati in- 
dividualizzandosi, si incurvano flno a generare degli anelli chiusi, i quali vanno 
man mano restringendosi flno a mascherare il loro lume centrale. 

Fra le singole tetradi (n = 10) che emergono alia metafasi 1° esiste una 
grande diversita di aspetti. L'A. non si attiene pero all'opinione diBaumgartner 
secondo la quale tale diversita sarebbe da interpretarsi come espressione della 
individuality dei cromosomi; pensa invece che tutti i diversi aspetti metafasici 
che si presentano nelle tetradi del Gryllus possano esser riferiti all'anollo doppio. 

Secondo l'A., la prima divisione di maturazione e nel Gryllus trasversale, in 
quanto scinde nella tetrade ad anello i semianelli, i quali non sarebbero altro 
che i cromosomi telofasici dell'ultima cinesi spermatogoniale coniugatasi a due 
a due nel periodo di accrescimento « end-to-end », a formare la tetrade ad 
anello stessa. I singoli semianelli anafasici mostrano spesso la presenza di una 
divisione' longitudinale. Riguardo al monosoma, esso — non sempre facilmente 
discernibile nella prima divisione di maturaziane — si mostra scisso in due 
branche, le quali sono destinate a separarsi solo nella seconda divisione : il 
monosoma passa percid indiviso ad uno dei poli della flgura cariocinetica. 

Nell'intercinesi i cromosomi conserverebbero la loro autonomia, alia stessa 
guisa del monosoma, il quale elabora per suo conto una vescicola, posta a lato 
del nucleo e da essa indipendente. Quando il nucleo intercinetico del 2° Spermato- 
cita comincia a prepararsi alia 2 a cinesi, in esso riappaiono i cromosomi flgli della 
l a divisione, nei quali e manifesta la originaria duplicita. Nella metafasi e nella 
anafasi omeotipiche si separano appunto le due meta longitudinali originatesi 
per Tantica scissione anafasica dei cromosomi I. Anche il monosoma si scinde 
in due meta longitudinali, delle quali ciascuna passa ad uno spermatide. 

Negli spermatidi l'A. ha potuto riconoscere la presenza di un vero condrioma 
accanto al residuo fusoriale, per cui conclude per la dipendenza Tuna dall'altra 
delle due formazioni. 

Nella parte generale che fa seguito alia parte analitica, l'A. conclude peril 
tipo pseudomitotico p rereduzionale, con cotiiugazione terminale 
(Montgomery) dei cromosornKdurante il periodo anxocitario. 

Dopo aver fatto cenno ad un possibile significato do! monosoma nel meta- 
bolismo cellulare, l'A. discufe brevemcnte intorno airesistenza di mi dualismo 
cromatico in rapporto alia presenza del monosoma. 

il Brunei! i termina il suo accurato studio cod aleune considorazioni intorno 
alia dottrina della individuality dei cromosomi. 1 fatti da lui osservati — e in 



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particular modo il comportamcnto del monosoma — si prestano ad una dimo- 
strazione obiettiva della dottrina stessa. 

Di fronte all'ipotesi di Fick contaria a quella di Boveri, I'A. si mostra in 
accordo con quest'ultimo, nolritencro che la teoria della individualita abbradci 
anche quella del tatticismo. T. Terni. 

10. Brunelli G. — La Spermatogenesi della Tryxalis (Parte prima: Divisioni sper- 
matogoniali). — Manor ie della Societd italiana della Scienze {della 'lei XL), 
Serie 3 a , Tomo XVI, pp. 221-235. Roma, 1910. 

La ricostituzione nucleare degli Spormatogoni di alcune generazioni avvie- 
ne mediante formazione di vescicole cromosomiche, fra le quali e riconoscibilo 
quella originata dal monosoma ; il che e prova manifesta della persistente indi- 
vidualita cromosomica. 

La scissura longitudinale profasica dei cromosomi sarebbe da riferirsi alia 
scissura anafasica della divisione precedente. I centrosomi appaiono alia profasi 
in prossimita del residuo fusoriale. 

In base alle sue osservazioni FA. ritiene erronea Y interpretazione di tetra- 
di che Mc. Clung da ai cromosomi presenti nelle metafasi spermatogoniali di 
Mermiria. Notevole e Taccertamento delle scissioni longitudinali dei cromosomi 
anafasici spermatogoniali delle varie generazioni: cio in appoggio dell'opinione 
che tale scissione non sia caratteristica dell'eterotipia. 

Una traccia di duplicita e riconoscibile nei fllamenti cromatici anche dopo 
la telofasi, in particolar modo nel monosoma. 

D'accordo con Davis, FA. si e convinto che la cosidetta cellula di Verson 
(grande cellula attorno alia quale gli Spermatogoni sono disposti a rosetta) ela- 
bori materiale mitocondriale. 

II monosoma mostra — a detta dell'A. — una « eteropicnosi progressiva » 
attrave: so il periodo di moltiplicazione degli Spermatogoni. 

Nella Parte generale, l'A. discute le osservazioni di Mc. Clung in rapporto 
alia presenza dei « cromosomi multipli » e si sente costretto a rinunciare alia 
sua idea, per quanto molto suggestiva, di trovare nella formazione dei cromo- 
somi multipli una spiegazione dei complessi lenomeni della variabilita. 

II lavoro termina con alcune conside/'azioni intorno alia dottrina di Boveri. 

T. Terni. 

11. Moglia Angelo Giuseppe. — Sill signirtcato funzionale del pigmento nei gangli 
nervosi dei molluschi gasteropodi. — Archivio Zool., vol. 4, fasc. 3, pp. 317- 
334, con tav. 7-8. Napoli, 1910. 

Nella cellula gangliare dei Molluschi Gasteropodi esistono, com' e noto, gra- 
nulazioni di colore giallo verdastro, che si tingono in nero con l'acido osmico. 

I J er indagare il signiflcato funzionale di questo pigmento, l'A. ha fatto espe- 
rimenti, prendendo in considerazione : 1° L'alimentazione degli animali ; 2° Lo 
stato di movimento o di letargo; 3» L'azione dei gas (anidride carbonica e os- 
sigeno). 

1° L'alimentazione si e dimostrata senza ertetto ; poiche la quantita di 
pigmento non varia se gli animali stanno a digiuno o sono alimentati. 

2° Fu osservato un aumento brusco nella quantita delle granulazioni 



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quando l'animale si svegliava naturalmente dopo la fine del letargo, oppure ar- 
tificialmente mettendoli in un terraostato a 20° circa. 

3° Negli animali tenuti in un'atmosfera di ossigeno il pigmento dei gangli 
sparisce per riapparire dopo un'azione maggiorraente prolungata. Al contrario 
1'anidride carbonica riesco in un primo tempo ad aumentare il pigmento da 
qualunque condizione iniziale si parta, in un secondo tempo si ha una diminu- 
zione lino alia sparizione completa quando sopraggiunge la morte. 

Nel periodo dell'aumento il pigmento si trova, oltreche nelle cellule gan- 
gli ari anche fra di esse o dentro leucociti, e l'osservazione istologica dimostra 
stretta somiglianza tra quello che e nelle cellule gangliari e quello al di fuori 
di esse ; in alcune specie anzi, il pigmento si trova solo fuori delle cellule. 

Questi fatti, unitamente alia comparsa rapidissima del pigmento per 1' in- 
fluenza del moto, tendono a dimostrare che esso non si forma dentro le cellule 
ma che ad esse viene portato. Non risulta che quando diminuisce venga portato 
via ; percid l'A. suppone che in tal caso si distrugga. Dato tutto cid, scartate 
tutte le ipotesi fatte dagli autori precedenti, si puo ritenere, secondo l'A., che 
le granulazioni pigmentarie in questione abbiano una funzione respiratoria. 

Questa interpretazione rende perfettamcnte conto di un apparente contra- 
sto nell'azione del movimento dei gas. Potrebbe infatti parere strano che 1'ani- 
dride carbonica, la quale diminuisce 1'attivita motoria, agisca rispetto al pig- 
mento come 1'aumento dell'attivita motoria negli animali normali ; mentre l'os- 
sigeno, che eccita il movimento, agisce all'opposto di esso. Ma il bisogno di 
ossigeno e appunto notevole quando l'animale normale e in moto, e quando 
esso si trova in anidride. Le variazioni del pigmento si accordano dunque non 
colle variazioni del movimento di per se, ma con quelle della richiesta di ossi- 
geno da parte dei gangli. II pigmento sarebbe dunque, per quanto puo essere 
rivelato dalF indagine microscopica, un apportatore di ossigeno ai gangli. Ri- 
cerche chimiche pel pigmento estratto dai gangli, e in specie il suo comporta- 
mento chimico rispetto alFossigeno, potranno dire l'ultima parola sulla questione. 

12. Dorello P. — Rapporti tra encefalomeria e vascolarizzazione del cervello em- 
brionale. — Ricerche fatte nel lahoratorio di anat. norm, della R. Uni- 
versitd di Roma ecc, Vol. XV, fasc. 2. Roma, 1910. 

Gome e noto, esistono nelle pareti del cervello embrionale dei vertebrati 
(e in modo piu evidente nella vescicola cerebi'ale posteriore) delle ripiegature, 
che separano Tuna dall'altra delle porzioni dilatate alio quali fu dato il nome 
di Neuromeri. 

La piu gran divcrgenza esiste fra le oplnioni dei diversi AA. in riguardo 
alia conoscenza nonche air interpretazione morfologica di talc Encefalomeria 
embrionale. E molte sono le questioni che si agitano in proposito. si t rat t a di 
una vera mctameria, nel senso classico della parola Puo con buon fondamento 
distinguersi una Encefalomeria primaria (a tubo midollare aporto), da una 
Encefalomeria secondaria a tubo midollare chiuso) ' Sono i Neuromeri in 
stretto rapporto rndrfo-raeccanico coi nervi cranici, o non piuttosto coi meta- 
meri mesodermica \ Lsiste una Miplomeria che possa nel suo signiflcato morlb- 
logico essere omologata alia Encefalomeria ? 

L'A. ha eercatQ, portando un notevole eontributo originalo, di chiarire la 
conoscenza della l-aiccfalomcia'a embrionale, introducendo nel suo studio degli 
eleinenti di fatto c di ipotesi totalmente nuovi. 



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II raateriale usato dall'A. e rappresontato da ombrioni di un Chirottero (Ple- 
cotus) di diversi stadii (da uno stadio a 5 protovertebre ad uno in cm" gli era- 
brioni raggiungevano ram. 0 di limghezza). 

Minutamente l'A. studio i rapporti che nei diversi stadii la doccia o rispet- 
tivamente il tubo mielo-encefalico contraggono coi sogmcnti mesodermiei, coi 
nervi cranici, ma sopratutto col sistoma vascolare encolalico — del quale molto 
diffusamente e esposta la complicata evoluzione nei primordii dello sviluppo 
embrionale. 

Per quanto riguarda la presenza o meno di una Mielomeria, l'A. ritiene <;lio 
i rilievi, che assai precocemente si osservano nella faccia esterna della doccia 
midollare in corrispondenza dell' intervallo fra due somiti, non debbono ritenersi 
espressione di vera metameria, in quanto clie il loro significato differisce da 
quello che, per alcune ragioni (piu. sotto riassunte), deve attribuirsi agli encefa- 
lomeri. Tali apparenze pseudomielomeriche sarebbero in rapporto colle com- 
pressioni esercitate dai singoli somiti sulla doccia midollare : sono infatti desti- 
nate a scomparire col discostarsi dei somiti dal tubo midollare. 

Nei romboencefalo l'A. riconosce la presenza di una metameria, la quale 
sarebbe in rapporto costante colla disposizione dei vasi nutritizii. I rombomeri 
cominciano a differenziarsi assai presto ; dapprima in numero di 3, poi di 4, di- 
vengono in seguito 6 e in ultimo 1, dei quali « il primo e il cerebellare, il se- 
condo appartiene al trigemino, il terzo permane privo di abbozzo gangiiare, il 
quarto sta in rapporto coll'acustico-faciale, il quinto colla vescicola audjtiva, il 
sesto coirabbozzo gangiiare del glossofaringeo, il settimo con quello del vago». 

La costituzione istologica — la quale non ci dilun^heremo a riassumere — 
e a un dipresso eguale nei diversi segmenti, ma varia nelle varie porzioni di 
un medesimo segmento. La forma e la grandezza sono invece alquanto diverse 
dall'uno all'altro encefalomero. Mentre si complica la struttura istologica della 
parete romboencefalica, la metameria in essa prima evidente va scomparendo 
e per il colmarsi dei solchi interrombomerici esterni e per l'attenuarsi delle 
creste divisorie interne. II rapporto che la vascolarizzazione del romboencefalo 
ha colla sua metameria (rapporto il cui rilievo rappresenta la parte precipua- 
mente interessante di questo studio) e il seguente : « Fin dal primo raomento 
in cui si manifesta la divisione dei rombomeri, noi vediamo che in corrispondenza 
di ogni solco esterno, che separa un rombomero dall'altro, esiste un piccolo vaso 
che decorre addossato al solco stesso. Q lando i rombomeri sono ancora in nu- 
mero di 6 ed il primo di essi deve ancora dividersi in due, sulla sua faccia 
esterna decorre un vaso che occupa la zona lungo la quale si formera piu. tardi 
il solco. Quindi in questo caso il vaso non solo corrisponde al solco, ma ne pre- 
cede anche la formazione. Anche piu tardi, quando questi rami della vertebrale 
che io ho chiamato arterie nutritizie extracerebrali del romboencefalo si rami- 
ficano, nei mesenchima posto in immediato contatto col tubo nervoso si vede 
che i rami piu. cospicui generalmente sono quelli che si trovano lungo i solchi 
rombomerici. Ne questi rapporti cessano quando i primi vasi cominciano a pe- 
netrare nello spessore del romboencefalo, ma anzi si manifestano con maggior 
evidenza. » In seguito, colla ulteriore evoluzione e conseguente maggior com- 
plicazione nella suddivisione delle anse vascolari e loro tumultuaria penetra- 
zione nella parete encefahca, nonche in una al primo accenno alia formazione 
dei plessi coroidei del 4° ventricolo, si ed'ettua la rapida scomparsa delle divi- 
sioni rombomerichc. 



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Riassurao ora quello che l'A. espone nolle sue conclusioni generali. 

Le due encefalomerie primaria e secondaria degli Autori non sono che un 
medesimo fatto considerate* in periodi evolutivi diversi. 

Le presenti ricerche dell'A., mentre paiiano contro l'esistenza di una vera 
mieloraeria, provano d'altra parte che si debba annettere un carattere squisi- 
tamente metamerico alia rombomeria. Infatti, mentre solo 1' ultimo rombomero 
(il 7°) si comporta diflerentemente dagli altri riguardo alia sua vascolarizzazio- 
ne (cid che si pud spiegare o colla supposizione che altri AA. hanno avanzata : 
trattarsi cioe della intima fusione di diversi segmenti ; o con altra interpreta- 
zione avanzata dall'A.), gli altri (3 rombomeri in voce, cosi per la loro costi- 
tuzione istologica come per la voscolarizzazione loro, si comportano in guisa 
ider.tica e sono evidentemente la ripetizione l'uno dell'altro : criterio questo im- 
portante quando si voglia considerarli come manifeslazione metamerica. 

L'A. si domanda : E questa manilestazione metamerica del romboencefalo 
primaria, oppure e secondaria ad una primitiva disposizione metamerica del si- 
stema vascolare ? L'A. si attiene a questa seconda ipotesi : intesa nel senso che 
Tazione di una particolare disposizione dei vasi possa esercitarsi non solo moc- 
canicamente mediante compressioni sui tessuti vicini, ma anche in quanto i vasi 
stessi « dirigendo le correnti nutritizie, determinano il maggiore o minore ac- 
crescimento delle varie parti ». 

Di tale influenza sulla morfologia dell'encefalo da parte del sistema vasco- 
lare esistono — secondo l'A. — altri effetti, come la formazione delle tele co 
roidec e della fessura coroidea. Anzi, i solchi che separano i varii encefalomeri 
potrebbero forse considerarsi come tante incipienti e abortive lessure coroidee. 

Da tutti questi fatti e considerazioni, l'A. desume la importanza morfologi- 
ca dei vasi durante lo sviluppo. « Gome la direzione dei solchi di segmentazio- 
zione determina l'orientazione dell'embrione, cosi anche la disposizione dei vasi 
pud — secondo l'A. — deter minare la direzione dello sviluppo di un data 
organo ». T. Terni. 

13. PerroncitD A. — Gli elementi cellulari nel processo di degenerazione dei nervi 
— Boll, della Soc. med. Chir. di Pavia, 26 marzo 1909. 

Durante il processo di rigenerazione dei nervi non si trovano vere catenc 
cellulari, bensi quelle ritenute come tali sono fasci di hbrille connettive fra cui 
stanno cellule afiusate. Queste ultime non derivano dalle cellule di Schwann delle 
antiche fibre e sono probabilmente elementi connettivali. 

Nei nervi lesi compare una speciale categoria di elementi cellulari, a gra? 
aulazioni basofile di natura tuttora non ben nota ravvicinabili ai poliblasti di 
.Max i mo w. 

14. Vitali Giovanni. — Le espansioni nervose nel tessuto podohlloso del piedc del 
cavallo. — Atti U. Acc. d. Fisiocritici in Siena, S. 5, Vol. 1, N.O.Mem., 
pp. 555-556. Siena, 1909. 

Le notizie rtunite in questa brove nota sono il prirao prodotto di und stu- 
dio piu ampio che l'A. corcpie sulle espansioni nervose delle varie parti che 
eostituiseono il piede (}el cavallo. 

Nel tessuto potlolilloso l'A. ha notato che dai tronchi nervosi decorrcnti nu- 
jnerosi nolle parti pin profbndo iii osso, sposso snddividondosi ed anastorcizzan* 



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dosi tra loro, si originano dei tronchicini cho con docorso il piu spesso ondulato 
si portano verso la base delle creste. Prima di raggiungerle si piegano ad arco 
e percorrono un buon tratto parallelamente alia linea di impianto delle creste 
stesse, anastomizzandosi spesso tra loro. 

Lungo questo tratto orizzontale danno luogo a tronchicini che penetrano 
nelle creste dove si suddividono e costituiscono prima una rete di fibre mielini- 
che le cui maglie, raolto ampie, sono allungate secondo il senso dell'altezza delle 
creste dermiche e dalle quali si origina poco al disotto deU'epitclio una rete 
amielinica a maglie molto allungate. 

Oltre alle fibre che penetrano nelle creste, comportandovisi nel modo gia 
detto, si originano anche dai tronchicini nervosi che decorrono in vicinanza 
della base delle creste, delle fibre che si ripiegano in basso oppure raggiun- 
gono la parte inferiore di una cresta e tanto in un caso che nell'altro danno 
luogo ad alberelli semplici e composti. Sono molto ricchi ed intrigati quelli cho 
si rinvengono nella parte mediana del derma. 

Nel tessuto podifilloso PA. ha poi riscontrato dei corpuscoli del Ruffini. Que- 
sti corpuscoli, alcuni molto complessi, sono piu frequenti nelle parti profonde, 
ma si osservano anche in tutta vicinanza delle creste. N. Beccari. 

15. Peruzzi Mario. — Difetti ed anomalie di sviluppo e di accrescimento nella 
corteccia renale, e loro importanza nelle ricerche isto-patologiche. — Lo 
Sj)erimentale, Anno LXIV, fasc. 3, pagg. 237-268, con tav. Firenze, 1910. 

L'A. riepiloga succintamente lo sviluppo del rene per venire alia conclu- 
sione che questo organo aumenta di volume per due processi di accrescimento; 
quello dell'apposizione che e caratteristico specialmente del periodo fetale, e 
quello dell'espansione che e caratteristico del periodo post-fetale. Nessuno dei 
detti periodi e pero esclusivo per i due diversi processi. 

Studiando in feti ed in bambini a diverse epoche prima e dopo la nascita 
la formazione dei nuovi glomeruli e tubuli renali, l'A. si e convinto dei seguenti 
fatti. 

Nella nostra specie le prime serie di glomeruli, quelle piu prossime alia so- 
stanza midollare, si costituiscono circa al termine del secondo mese della vita 
fetale. La f'ormazioue dei glomeruli e molto attiva fino aU'ottavo mese, ed i 
glomeruli neo-formati in questo periodo raggiungono rapidamente il loro com- 
pleto sviluppo insieme coi canalicoli che con essi hanno rapporto. A cominciarc 
dal nono mese, 1'attivita neo-formativa diminuisce e i glomeruli che si vanno 
formando impiegano per svilupparsi un periodo di tempo di gran lunga mag- 
giore. 

Alia eta di uno a due mesi di vita extrauterina cessa secondo FA. ogni 
processo di accrescimento per apposizione. 

L'A. annette grande importanza al fatto che i glomeruli (e i canalicoli che 
c;on essi hanno rapporto), i quali si costituiscono negli ultimi periodi deH'accre- 
scimento per apposizione, assai spesso non giungono ad evolversi in maniera 
perfetta, ed invece si arrestano nello sviluppo piii o meno precocemente. Questi 
glomeruli vanno poi incontro ad una trasformazione la quale si inizia con una 
graduale atrofia dcH'apparecchio vascolare del glomerulo ed un ispessimento 
della capsula del Bowman e procede fino a condurre alia formazione di un 
nodulo fibroplastico, che segna il luogo ove risiedeva il glomerulo, e poi si tra- 
sforma in fibro-ialino e finalmente scompare. 



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II tubulo urinifero dipendente da questi glomeruli presenta alterazioni con- 
tomporanee varie a seconda del grado di sviluppo cui il glomerulo e giunto 
prima di andare incontro alPatro-fia. 

Nei tubuli uriniferi anzidetti la porzione rappresentata dai tubuli contorti 
e in genere dalle porzioni secernenti e attive del tubulo renale sono quelle che 
non si costituiscono o si costituiseono imperfettamente mancando od essendo 
insufficiente la formazione glomerulare corrispondente. 

L'A., dopo aver riportate altre osservazioni su specie diverse di vertebrati 
(coniglio, cavia, topo, gatto, vitello ecc.) ritiene che nelP evoluzione del rene 
esista un periodo (prima e dopo la nascita) caratterizzato dalla presenza nor- 
male nell'organo di unita incomplete, non mnzionanti e destinate a scomparire 
attraverso le fasi dell'atrofia. 

L'A. vede la causa prima del destino delle. unita ultime formate nel rene 
nel fatto che i vasi, i quali debbono nutrire dette formazioni piu periferiche, 
appunto perche piu recenti, provengono dal centro delPorgano e si esauriscono 
rapidamente per i molti rami che da essi nascono; quindi i rami piu periferici 
forniscono una piu scarsa e povera circolazione. 

Come pratica conseguenza delle sue ricerche l'A. ritiene che debbano essere, 
col lume di queste, rivedute le analisi anatomo-patologiche le quali furono con- 
dotte sopra soggetti infantili molto giovani, e dubita non debbano ascriversi a 
fatti normali alcuni quadri di nefrite descritti nelle malattie della prima in- 
fanzia. 

In special modo l'A. nega che debbano essere intesi come fenomeni di flo- 
gosi le proliferazioni flbroblastiche che valsero a caratterizzare alcune forme 
nefritiche nella prima infanzia. A. B. 

16. Cesa-Bianchi D. — Ricerche di rtsio-patologia renale. — Pathologicae, Anno 
2, n. 33, 1910. 

Da numerose ricerche che sono brevemente riassunte in questa nota e che 
furono piu estesamente pubblicate in periodici stranieri, l'A. perviene alia con- 
clusione che nessuno dei metodi di tecnica usati comunemente per la dimostra- 
zione della cellula renale conserva a quest'elemento la struttura del suo cito- 
plasma, quale e apprczzabile dall'osame a fresco. La grande analogia fra le mo- 
difieazioni osservate in quest'elemento per aziono dei fissatori e. quelle dimo- 
strate dalPA. stesso e da altri in presenza di soluzioni di GINa ipotoniche od 
ipertoniche (la soluzione isotonica di GINa per la cellula renale ha la eoncen- 
trazione di 1,25 %) induce Cesa-Bianchi a ritenere « che nei due casi si ha 
una causa unica tanto piu che la maggior parte dei liquid] fissatori possono es- 
sere considerati come soluzioni saline a varia concentrazione ». (l'A. non tiene 
sul'liciente conto dell'azione precipitanto sugli albuminoidi esercitata dai fissatori 
la quale ha noll'atto della lissazionc importanza molto maggiore della variazione 
della pr-essione osmotica. Rel.). 

Ad ogni modo PA. a ragionc oss(>rva ohe ogni qualvolta si tratti di ricerche 
citologiche o di istopatologia renale, c necessario far precedere all'esamc dei 
preparati lissati Pindagioe a fresco, sia senza aggiunta veruna, sia insoluziooa 
di CINa 1,25 %, tinta con rosso noutra. 

Durante, P inani/ionc la cellula ronale va incontro in un primo periodo a 
delle lesioni identiohe a quelle determinate in vitro dalle soluzioni saline osmo- 

nocive e die inlcressauo osclusi vaniente il citoplasmaj in un SOCOndO periotlo 



- 191 - 



queU'elemento subisce dello lcsioni del citoplasma e del nucloo simili a quelle 
che si osservano durante l'autolisi asettica postmortale. 

I bastoncini della parte basale della eellula renale in condizioni normali si 
presentano in forma di lilamenti regolari, oraogenei parallel)' ; il loro aspetto 
frammentato e serapre un prodotto artitlciale. 

I granuli occupano la zona interna della eellula, non si spingono raai fra i 
bastoncini, si tingono colle colorazioni vitali e sono verisimilmcnte di natura 
lipoide, essi sono serapre flnissimi e rappresentano forse il vero organo di se- 
crezione della eellula renale ; le goccie e vescicole descritte da altri Autori sono 
figure artiticiali. 

In quanto aH'orlo a spazzola 1'A. non si pronunzia sulla sua vera natura ; 
esso non si trova ne nei preparati a fresco ne nei preparati fissati in cui la 
eellula renale piu si avvicina alia struttura normale. G. Levi. 

17. Bovero Alto^sc — Su di alcune modalita di chiusura della doccia epidermica 
del rafe penieno. — Boll. d. Soc. tra i Cult. cl. Sc. med. e nat. in Cagliari, 
Seduta del 16 a%>rile 1910. Cagliari, 1910. 

Sono sufficientemente note, per gli studi di Tourneux, Retterer, Nagel, 
Fleischmann e per quelli recentissimi di Perna, le modalita di chiusura del 
solco urogenitale od uretrale nella specie nostra e conseguentemente quelle 
della formazione delFuretra cavernosa ; e si conosce pure come il rafe piu o 
raeno rilevato e manifesto, decorrente sulla superflcie inferiore del pene e 
prolungantesi in addietro nei rafe perineale, rappresenti appunto il residuo su- 
perficiale della saldatura delle due labbra del solco urogenitale. Durante le varie 
fasi della saldatura di dette labbra e quindi della formazione del rafe penieno 
si possono rendere evidenti alcune disposizioni caratteristiche che l'A. ha rite- 
nuto degne di essere illustrate. 

II rafe penieno e da prima rappresentato da un solco lieve ed irregolare 
che l'A. indica col nome di doccia epidermica del rafe. Questa doccia, sempre 
piu ampia e persistente piu a lungo verso la sua parte media, e limitata a cia- 
scun lato da una irregolare crestolina epiteliale. Col progredire dello sviluppo 
le crestoline si avvieinano, il fondo della doccia si rialza e scompare, le due 
labbra che liraitano la doccia si fondono cosicche ne risulta la nota sporgenza 
caratteristica del rafe. 

Dalla incompleta od irregolare chiusura della doccia epidermica sopraricor- 
data l'A. ritiene che derivi la disposizione peculiare che egli illustra nella pre- 
sente nota e che ha riscontrato con una certa frequenza neH'uomo e nei vitello. 

Si tratta di uno speciale canale o cordone epiteliale decorrente in senso 
sagittate, compreso nello spessore della porzione anteriore del rafe penieno. 

In qualche caso il cordone e cavo ; si continua anteriormente con gli ele- 
ment epiteliali del rafe e termina posteriormente a fondo cieco. In altri esso e 
solido e non appare in nessun punto connesso con l'epidermide. 

Riserbandosi di pronunciarsi deflnitivamente sulla frequenza e sul signiflcato 
morfologico di tale formazione, il Bovero propone di chiamarlo intanto cana- 
le o cordone epiteliale del rafe penieno. N. Beccari. 



18. Bovero Alfonso. — Intorno al comportamento del dotto allantoideo, del dotto 

e dei vasi onfalomesenterici nel funicolo ombelicale uraano. Nota riassun- 
tiva. — Boll. d. Soc. tra i Cultori d. Sc. med. e nat. in Cagliari, Seduta 
del 16 apr. 1910. Cagliam, 1910. 

Avendo notato la raancanza di uno studio raetodico, condotto con metodi 
acconci e su materiale abbondante, intorno alia possibile conteraporanea coesi- 
stenza della lamina epiteliale allantoide, del dotto onfalomesenterico e dei vasi 
omonimi nei diversi periodi di sviluppo del funicolo ombelicale umano, e sulle 
fini modalita della loro regressione nella compagine della sostanza fondamen- 
tale del funicolo stesso, l'A. ha creduto opportuno eseguire delle ricerche in 
proposito. 

Egli ha osservato che fra le differenti formazioni ricordate permangono piu 
a lungo nel corso dello sviluppo e meglio conservati i resti del dotto allantoi- 
deo : vengono dipoi per ordine di i'requenza i resti dei vasi vitellini, ed inline 
quelli del dotto vitelline. La persistenza dei residui vitellini e tuttavia assai 
meno rara complessivamente e la riduzione meno estesa e completa di quanto 
generalmente si ammetta dai varii ricercatori. 

11 dotto o cordone allantoideo permane con quasi assoluta costanza come 
formazione continua fino alia line del 5° mese lunare. Tratti di esso per lo piu 
pieni sono stati risuontrati sino al termine del 7° mese. Nei due tcrzi dei funiculi 
di feti a termine esaminati l'A. e riescito a dimostrare l'esistenza degli stessi re- 
sti, per lo piu pieni, frequentemente interrotti. 

Le porzioni cave del condotto sono rivestite da un epitelio polistratiflcato 
analogo a quello della vescica. 

11 residue allantoideo e situato di regola nell'ambito del triangolo vascolare. 

Resti di vasi onfalomesenterici piu o meno evidenti e continui si riscon- 
trano quasi costantemente lino alia tine del 3° mese ; nei due terzi dei casi per- 
mangono lino alia line del 6° mese. Nei periodi ulteriori ed al termine della 
gravidanza i vasi vitellini ed i loro residui sono piuttosto frequenti e si incon- 
trano piu specialmente verso le estremita del funicolo. 

L'A. calcola che i reliquati di vasi vitellini, dimostrabili per altro solo con 
Tesame microscopico delle diverse porzioni del funicolo, esistano circa nel 20 °/ 0 
dei casi al termine della gravidanza. 

La presenza di residui del dotto vitellino pud considerarsi come pressoche 
costante pure lino al termine del 3° mese lunare. Fino alia line del 5° mese essi 
non sono rari, certo pero meno frequenti che non quelli dei vasi omonimi : in 
casi singoli essi possono persistere anche in stadii piu avanzati, ma al termine 
della gravidanza se ne pud ritenere come eccezionale (circa nel 5 °/ 0 ) la esistenza. 

In casi speciali il dotto onfalomesenterico invece di ridursi, puo continuare 
nel funicolo il suo sviluppo e presentarsi allora costituito da un cordone epite- 
liale cavo con epitelio cilinindrico semplice provvisto di qualche cellula calici- 
forme. Casi di questo genere sono stati osservati dall' autore in feti al 5°, 0° 
e 7° mese. 

11 Bovero ricorda inline di aver riscontrato tre voile su 12 funicoli del 
2° mese, e ".I su 24 del 3° mese la unicita della arleria ombelicale. 

iY. Beccari. 



GOSIMO ChEKUHINI, AMMINISTR ATORE-llESrOIS'SAHILK. 
Firenze, UUO. — Tip. L. tfiOOOlal, Via Faonza. 44. 



lonitore Zooiogico Italiano 

( Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 

da i DOTTORI 

GIULIO CHIARDGI EUGENIO FIOALBI 

Prof, di Anatomia uniana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

nel R. Iatituto di Studi Super, in Firenze nella R. TJniversita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Iatituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXI Anno Firenze, Settembre-Ottobre 1910. N. 9-10. 



SOMMARIO : BiBLlOGRAFlA. ~ Pag. 193-198. 

Comunicazioni originali : Mobilio C, Sulla fine distribuzione dei nervi nel- 
1' organo cheratogeno degli equidi. (Con 4 figure). — Pag. 199-230. 

Sunti e Riviste: 19. Russo A.., I mitocondri ed i globuli vitellini dell'oocite 
di Coniglia alio stato normale ed in condizioni sperimentali. Contribute alio 
studio del deutolecite ed alia differenziazione sessuale delle ova di Mamrai- 
feri. — 20. Russo .A.., Sulla croraolisi delle cellule della granulosa du- 
rante il digiuno e sul suo significato nella differenziazione sessuale delle ova 
di Mammiferi. — 21. Fusari R., Sul solco orbito-frontale. — 22. Biondi 
G-., Osservazioni sullo sviluppo e sulla struttura dei nuclei d' origine dei 
ncrvi oculomotore e trocleare nel polio. — 23. Luna E., Sulla innerva- 
zione dei muscoli lorabricali della mano. — 24. Ducceschi "V., Gli or- 
gani della sensibilita cutanea nei Marsupiali. — 25. "Versari !R., La 
raorfogenesi della guaina dell'uretere uraano. — Pag. 230-235. 



Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zooiogico Italiano e vietata la riproduzione. 



BIBLIOGRAFIA 



Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia. 



B. - PARTE SPECIALE 




I. 

Invertebrati in genere. 

Bianco (Lo) Salvatore. — Notizie sul periodo della riproduzione di alcuni inverte- 
brati del Golfo di Napoli economicaraente importanti. — Boll. d. Min. di 
Agricolt. Ind. e Comm., Relaz. e Studii sc. e teen., An. 9, Ser. C, Vol. 1, 
Fasc. 4, pp. 25-32. Roma, 1910. 

Paladino Raffaele. — Sulla conoscenza dei pigmenti epatici negli invertebrati 
raarini. — Giorn. intern. Sc. med., An. 32, Fasc. 13, pp. 601-604. Na- 
poli, 1910. 



- 194 - 



II. Frotozoi. 

Bertarelli E. — Le nuove conoscenze sul ciclo evolutivo dei tripanosomi e il 

significato biologico dei parassiti ematici. — Riv. di Igiene e di San. pubbl., 

An. 21, N. 7, pp. 198-203. Torino, 1910. 
Comes Salvatore. — Alcune considerazioni citologiche a proposito del dimorli- 

smo sessuale riscontrate in Dinenympha gracilis, Leidy. Nota prel. — Boll. 

d. Sed. d. Acc. Gioenia di Sc. Nat. in Catania, Ser. 2, Fasc. 13, pp. 20-29, 

con fig. Catania, 1910. 
Comes Salvatore. — Lophophora vacuolata (Comes). Nuovo genere e nuova 

specie di flagellato dell' intestino dei Termitidi. — Boll. d. Sed. d. Acc. 

Gioenia di Sc. Nat. in Catania, Ser. 2, Fasc. 13, pp. 11-19, con fig. Ca- 
tania, 1910. 

V. Celenterati (Cnidari e Ctenofori). 

Brunelli Gustavo. — Osservazioni ed esperienze sulla simbiosi dei Paguridi e 
delle Attinie. — Atti R. Acc. Lincei, Rendic. Clas. Sc. fis. mat. e nat., 
Ser. 5, Vol. 19, Sem. 2, Fasc. 2, pp. 77-82. Roma, 1910. 

Prever P. L. — Goralli giurassici del Gran Sasso di Italia. Con tav. — Atti d. 
R. Acc. d. Sc. di Torino, Classe Sc. fis. mat. e nat., Vol. 44, D. 15, 
pp. 722-737. Torino, 1909. 

VI. Vermi. 

Monticelli Fr. Sav. — Notizie preliminari del rinvenimento di un Nemertino 

(Prostoma sebethis n. sp.) nelle acque del Sebeto. — Rendic. d. Acc. d. Sc. 

fis. e mat, S. 3, Vol. 16 (An. 49), Fasc. 1-2, p. 33. Napoli, 1910. 
Monticelli Fr. Sav. — Di un nuovo Gtenodrilide del Golfo di Napoli. Nota prel. 

— Rendic. d. Acc. d. Sc. fis. e mat., S. 3, Vol. 16 (An. 49), Fasc. 3-4, 

pp. 61-64. Napoli, 1910. 
Siccardi Pier Diego. — La distribuzione geograflca e la letteratura dell'anchilo- 

stomiasi in Italia, dalla scoperta del Dubini ad oggi (1838-1909). — II Ra- 

mazzini, An. 3, Fasc. 1-2, pp. 33-65. Firenze, 1910. 

14. Anellidi. 

Cognetti de Martiis Luigi. — Una curiosa alterazione anatoraica-istologica in 
un Lombrico dovuta a Neraatodi parassiti. Con tav. — Atti R. Acc. d. Sc. 
di Torino, Classe Sc. fis. mat. e nat., Vol. 44, D. 13, pp. 481-488. To- 
rino, 1909. 

VII. Artropodi. 

5. Aracnidi. 

Foa Anna. — Intorno al Rhizoglyphus echinopus (Fum. e Rob.) Moniez, o ad 
un altro acaro vivento con osso sullo radici di viti. — Atti R. Acc. d. Lin- 
cei, Rendic. CI. Sc. fis. mat. e nat., Ser. 5, Vol. i8, Sem. 2, Fasc. 12, 
pp, 650-655. Roma, 1909. 

Kagiio C. - Idracarini del Trentino. — Atti Soc. ital. di Sc. nat. e d. tfuseo 
civ. di Sl. nat. in Milano, Vol. 48, Fasc. i,pp. 251-296 con fig. Pavia, 1909. 



- 195 - 



6. Grostacei. 

Brunelli Gustavo. — Vedi M. Z., in questo N., pag. 194. 

8. Miriapodi. 

Silvestri F. — Descrizione di una nuova famiglia di Diplopoda Garabaloidea del 
Tonkino. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agri- 
colt, in Portici, Vol. 4, pp. 66-70. Portici 1910. 

Silvestri F. — Contribuziom* alia conoscenza dei Ghilopodi. III. Descrizione di 
alcuni generi e specie di Henicopidae. IV. Descrizione di alcuni geheri e 
specie di Geophiloraorpha. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. 
Scuola Sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, pp. 38-50 con fig. Portici, 1910. 

Silvestri F. — Materiali per una revisione dei Diplopoda oniscomorpha. — 
Boll. d. Labor, di Zool. Gen. e Agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Por- 
tici, Vol. 4, pp. 180-220 con fig. Portici, 1910. 

9. Insetti o Esapodi. 
a) Scritti generali o su piu che uno degli ordini 

Leeuwen-Reijnvaan J. und W. — Einige Gallon aus Java. Dritter Beitrag. — 
Marcellia, Riv. intern, di Ctcidologia, Vol. 9, Fasc. 1-2, pp. 37-61 con 
fig. Avellino, 1910. 

Trotter A. — Sulla possibility di una omologia caulinare nelle galle prosopla- 
stiche. — Marcellia, Riv. intern, d. Cecidologia, Vol. 9, Fasc. 3, pp. 109-113. 
Avellino, 1910. 

d) Ortotteri. 

Grifflni Achille. — Le Gryllacris descritte da G. Stal. Revisione ed osservazioni 
critiche. — Atti Soc. ital. Sc. nat. e del Museo civ. di St. nat. in Milano, 
Vol. 48, Fasc. 1, pp. 70-80 e Fasc. 2, pp. 81-102. Pavia, 1909. 

Griffini Achille. — Prospetto delle Gryllarcis hyalino-fasciatae. — Atti Soc. ital. 
Sc. nat. e Museo civ. st. nat. Milano, Vol. 49, Fasc. 1, pp. 1-12. Mi- 
lano, 1910. 

Paoli G. — Sulla Sarcophaga lineata, Tallen, parassita dello Stauronotus maroc- 
canus, Thunb in Sardegna. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. Agr. cl. R. 
Scuola Sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, pp. 347-352. Portici, 1910. 

e) Rincoti o Emitteri, e Fisapodi o Tisanotteri. 

Berlese Antonio. — La Diaspis pentagona Targ. e gli insetti suoi nemici. — 
Piacenza, Stab. Tip. V. Porta, 1910. 30 pp. con 2 tav. a colori e figure 
net testo. 

Grassi B. — Osservazioni intorno al fenoraeno della rudimentazione nei Fillosse- 
rini. — Atti R. Acc. d. Lincei, Rendic. Cl. Sc. fis. mat. e nat, Ser. 5, 
Vol. 19, Sem. 1, Fasc. 2, pp. 51-56. Roma, 1910. 

Grassi B. — Di alcuno questioni d' indole generale, collegantisi con lo studio 
delle fillosserine. — Atti R. Acc. d. Lincei, Rendic. Clas. Sc. fis. mat. e 
nat., Ser. 5, Vol. 18, Sem. 2, Fasc. 11, pp. 520-528. Roma, 1909. 

Grassi B. — Ulteriori ricerche sui flllosserini. Nota 19 a . — Atti R. Acc. d. Lin- 
cei, Rendic. Clas. Sc. fis., mat. e nat., Ser. 5, Vol. 18, Sem. 2, Fasc. 10, 
Pl>. 417-422. Roma, 1909. 



- 196 - 



Kieffer J. J. — Cecidomyies parasites de Diaspis sur le Murier. — Boll. d. 

Labor, di Zool. gen. e Agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4. 

pp. 128-133 con fig. Portici, 1910. 
Leonardi G. — Due nuove specie di Aleurodicus, Douglas. — Boll. d. Labor. 

di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricolt. in Portici, Vol. 4, 

pp. 316-322 con fig. Portici 1910. 
Pierre. — La cecidie d'hiver de Ghlorops lineata, Fabri. Taeniopus, Meig. — 

Marcellia, Riv. intern, di Cecidologia, Vol. 9, Fasc. 1-2, pp. 61-62. Avel- 

lino, 1910. 

Riibsaamen Ew. H. — Beitrage zur Kenntniss aussereuropaischer Zoocecidien. 

— Marcellia, Riv. intern, di Cecidologia, Vol. 9, Fasc. 1-2, pp. 3-36 con 
fig. Avellino, 1910. 

f) Coleotteri e Strepsitteri. 

Beffa (della) G. — Osservazioni sulle « Anomala » Sara, raccolte nei dintorni 
di Torino. — Riv. coleotterol. ital., An. 8, N. 5-6, pp. 101-114. Borgo 
S. Donnino, 1910. 

Beffa (della) G. — Gasi di teratologia in alcune specie di Coleotteri. Con tav. 

— Riv. coleotterol. ital., An. 8, N. 7, pp. 129-148. Borgo S. Donnino, 1910. 
Chinaglia Leopoldo. — Coleotteri con anomalie di struttura. Con tav. — Riv. 

coleotterol. ital., An. 8, N. 1, pp. 1-8 ; N. 2-3, pp. 25-39. Borgo S. Don- 
nino, 1910. 

Fiori Andrea. — Che cosa sia veramente TAxinotarsus rufithorax, Kiesw. — 

Riv. Coleotterol. ital., An. 8, N. 5-6, pp. 117-120. Borgo S. Donnino, 1910. 
Martelli Giovanni. — Sulla micofagia del coccinellide Thea vigintiduo-punctata 

L. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in 

Portici, Vol. 4, pp. 292-294 con fig. Portici, 1910. 
Reitter Edmund. — Due nuovi Coleotteri di Sardegna. — Riv. Coleotterol. ital., 

An. 8, N. 5-6, pp. 115-116. Borgo S. Donnino, 1910. 
Sicard A. — Description d'une nouvelle espece de Coccinellide de l'Afrique du 

Sud. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. $ Agricolt. 

in Portici, Vol. 4, pp. 118-119. Portici, 1910. 
Silvestri F. — Metamorfbsi del Cybocephalus run" Irons Reitter e notizie sui 

suoi costumi. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di 

Agricolt. in Portici, Vol. 4, pp. 221-227 con fig. Portici, 1910. 
Silvestri F. — Contribuzioni alia conosoenza degli insetti dannosi e dei loro 

simbionti. 1. Galerucella deirolmo (Galerucella luteola F. Mull). — Boll. d. 

Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. /. 

pp. 216-290 con fig. Portici, 1910. 

h) Imenotteri. 

Kieffer .1. J. — Description de nouveaux Hyraenopteres. — Boll. d. Labor, di 
Zool. gen. e Agr. <i. R. Scuola sup. cV Agricoltura in Portici, Vol. I. 
]>!>. 105-117. Portici, 1910. 

Kieffer .!. J. — Nouveaux Cynipides exotiques. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. 
e agr.d. B. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. /, j>/>. 329-342. Por- 
tici, 1910. 

Kieffer .1. J. — Description do nouveaux Scelionidos d'Anglctcrre. — Boll. d. 

Labor, d. zool. gen. e agr. d. R. Scuola sujj. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, 

p]>. 343-345. Portici, 1910. 
Martelli G. — Notizio sui costurni del Gerapterocerus corniger, Walk. — BoU< 



- 197 - 



d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, 

Vol. 4, pp. 325-326. Portici, 1910. 
Martelli G. — Per la conoscenza delle convittime del Dibrachys boucheanus, 

Ratz. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. 

in Portici, Vol. 4, pp. 323 324. Portici, 1910. 
Masi Luigi. — Contribuzioni alia conoscenza dei Calcididi italiani. — Boll. d. 

Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricoltura in Portici, 

Vol. 4, pp. 3-37 con fig. Portici, 1910. 
Silvestri F. — Introduzione in Italia di un iraenottero indiano per combattere 

la mosca delle arance. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola 

sup. di Agricolt. in Portici, Vol. 4, pp. 228-245 con fig. Portici, 1910. 
Szepligeti V. — Description d'une espece nouvelle d'Opius (Braconidae) de 

l'Afrique meridionale. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola 

sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, p. 546. Portici, 1910. 

i) Ditteri. 

Bezzi M. — Un nuovo genere di Asilidi delPAmerica Centrale. — Boll. d. Labor. 

di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, 

pp. 175-179. Portici, 1910. 
Kieffer J. J. — Vedi M. Z., in questo N., pag. 196. 

Kieffer J.- J. — Description d'une espece nouvelle de Tricontarinia (Cecidomyi- 
dae). — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricolt. 
in Portici, Vol. 4, pp. 71-72. Portici, 1910. 

Kieffer J. J. — Description de quelques Dipteres exotiques. — Boll. d. Labor, 
di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, 
pp. 327-328 con fig. Portici, 1910. 

Martelli G. — Alcune note intorno ai costumi ed ai danni della mosca delle 
arance (Ceratitis capitata Wied). — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. 
R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, pp. 120-127 con fig. Por- 
tici, 1910. 

Martelli Giovanni. — Altre notizie dietologiche della mosca delle olive. — Boll. 

d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, 

Vol. 4, pp. 73-104. Portici, 1910. 
Martelli Giovanni. — Notizie sulla Drosophila ampelophila Lw. — Boll. d. 

Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, 

pp. 163-174 con fig. Portici, 1910. 
Martelli Giovanni. — Sulla presenza del maschio della Icerya purkasi Mask in 

Italia. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. 

in Portici, Vol. 4, pp. 290-291, con fig. Portici. 1910. 
Martelli. — Intorno a due insetti che attaccano T Inula viscosa. Heliothis pelti- 

gera Schiff, Phytomiza praecox Meig. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. 

d. R. Scuola sup. d' Agricolt. in Portici, Vol. 4, pp. 307-315, con fig. Por- 
tici, 1910. 

Martelli G. — Myopites limbardae, Schiner. In: Materiali per la conoscenza dei 
parassiti della mosca delle olive. — Boll. d. Laboratorio di Zool. gen. e 
Agr. d. R. Scuola sup. d'Agricolt. in Portici, Vol. 4, pp. 303-306, con fig. 
Portici, 1910. 

Noe Giovanni e Matteuzzi Ercole. — Ricerche sul numero degli Anofeli infetti 
nell'Agro romano durante il periodo della cura e della profilassi contro la 
malaria nell'anno 1909. — Alii R. Acc. d. Lincei, Rendic. d. Sc. fis., mat. 
e nat., Ser. 5, Vol. 19, Sem. 1, Fasc. 4, pp. 231-238. Roma, 1910. 

Paoli G. — Vedi M. Z. in questo N., pag. 195. 



- 198 - 



l) Lepidotteri. 

Martelli. — Vedi M. Z., in questo N., pag. 197. 

Martelli G. — Tischeria complanella Hb. In: Materiali per la conoscenza dei 
parassiti della raosca delle olive. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. 
R. Scuola sup. d'Agricoltura in Portici, Vol. 4, pp. 296-303, con fig. Por- 
tici, 1910. 

Menozzi A. e Moreschi A. — Ricerche nel gruppo delle colesterine. N. 6. Ulte- 
riori osservazioni sulla bombicesterina e sulla presenza di colesterina nelle 
crisalidi del baco da seta. — Atti R. Acc. d. Lincei, Rendic. CI. sc. fis. mat. 
e nat., Ser. 5, Vol. 19, Sem. 1, Fasc. 3, pp. 126129. Roma, 1910. 

Perlim R. — Gontribuzione alia fauna dei Lepidotteri italiani. Alcune rare spe- 
cie rinvenute nel Monl'errato. — Riv. ital. di Sc. nat., An. 30, N. 7, pp. 97- 
105, con tav. Siena, 1910. 

Turati Emilio. — Note critiche sulla Pieris Ergane H. G. — Atti Soc. ital. Sc. 
nat. e d. Museo Civ. St. nat. in Milano, Vol. 49, Fasc. 1, pp. 36-51. Pa- 
via, 1910. 

Turati Emilio. — La Zygaena transalpina Esp. — Boll. Labor, di Zool. gen. e 

agr aria d. R. Scuola sup. d' A gricoltura in Portici, Vol. 4, pp. 134-162, 
Portici, 1910. 

Verson E. — Se, alio stato inerte, gli stigmi del baeo da seta debbano ritenersi 
aperti o chiusi? — Atti R. Istit ven. di sc., letl. ed arti, An. acc. 1909-910, 
T. 69, Disjjensa 4, parte 2, pp. 333-338, con fig. Venezia, 1910. 

IX. Molluschi. 

3. Gasteropodi (Prosobranchi, Eteropodi, Opistobranchi, Pteropodi. 

POLMONATl) 

Cavalcaselle C. — Sulla « Mucina » del piede della chiocciola. — Arch, di Far- 
mac, sper. e sc. affini, An. 9, Vol. 9, Fasc. 5, pp. 206-210. Roma, 1910. 

Loglisci Angelo. — Osservazioni e notizie biologiche sul Cyclostoma elegans. — 
Boll. d. Sed. d. Acc. Gioenia di Sc. nat. in Catania, Ser. 2, Fasc. 3-4, 
pp. 39-46. Catania, 1908. 



- 199 - 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO DI ANATOMIA NORMALE DELL A R. SCUOLA SUPERIORK VETERINARI A DI TORINJ 
DIRETTO DAL PROF. U. ZIMMKRL 



Dott. CAMILLO MOBILTO, atuto e libero docente. 



Sulla fine distribuzione dei nervi nell'organo cheratogeno degli equidi. 



(Con 4 figure nel testo) 

E vietata la riprocluzione. 

Durante le ricerche bibliografiche fatte a proposito di un mio 
lavoro sul cheratogeno dei mammif'eri domestici O ho potuto con- 
statare come, oltre alia scarsita di nozioni sui vasi sanguigni e lin- 
fatici e sull'elemento elastico, di cui ho poi trattato, si avevano 
notizie molto incomplete e non concordi sulla distribuzione dei 
nervi nello stesso organo. 

Mi era proposto percio di occuparmi anche di questo argomento 
ed aveva gia iniziate le preparazioni. Ma poi la grande difficolta di 
ottenere la reazione sulle terminazioni nervose in un tessuto cosi 
compatto, il lungo tempo necessario a condurre con cura l'esame, 
mi avevano obbligato a rimandare i miei studii su tale tema, e 
comunicare semplicemente il risultato delle altre mie indagini. 

Ora, dopo pazienti e lunghe osservazioni, poiche mi lusingo che 
queste non siano state spese male, credo opportuno venire ad esporre 
quanto mi e stato dato vedere negli equidi. 

Yengo cosi, innanzi tutto, a riepilogare quanto sulle termina- 
zioni nervose dell'organo cheratogeno degli equidi e stato scritto, 
almeno per quanto e venuto a mia conoscenza. 

0) Contributo alio studio dell'orgauo cheratogeno nei mainniiferi domestici. Aus den Int. Monat 
f. Anatornie und Pkysiologie. Band XXVII, Heft 1 ' 3 , Leipzig, 1910. 

Idem. — Xota riassuntiva. — Giomale delta lteale Accademia di medicina di Torino, Vol. 17, 
anno LXXTT, fascicolo 6-8, Torino 1909. 



-200 - 



II primo ad occuparsi di tale argomento fu il Savi C), il quale, 
in una delle adunanze degli Scienziati Italiani, tenute a Firenze nel 
settembre del 1841, a proposito dei nervi del cheratogeno nel ca- 
vallo, dice soltanto di non essere potuto giungere a riscontrare 
alcun filamento nervoso " nelle papille coniche „. 

Pare che piu tardi abbia visto per la prima volta i corpuscoli 
di Pacini nel cuscinetto plantare del cavallo il prof. De Martini 
di Napoli, come ci riferisce il Paladin o, che ne aveva ascoltate 
le leziom. 

II prof. Paladino( 2 ), nel 1867, in una sua pregevolissima me- 
moria sui corpuscoli di Pacini della mano e del piede dell'uomo 
e del mesentere di gatto, fa un accenno di quelli del cavallo e scri- 
ve quanto segue: " Cos! nel cavallo abbondano sopratutto nella 
parte del derma ungueale in cui la corona si riflette sulle branche 
del corpo piramidale; nel bue nella corona e propriamente negli 
spazi interdigitali. La forma e sempre ellissoidale sebbene la lun- 
ghezza ne e variabile. Oltre delle osservazioni gia fatte a questo 
riguardo nei corpuscoli del Gatto, e registrate nella Monografia del 
Krause, io l'ho ripetuto in quelli del cavallo, ove le forme sono 
svariatissime, mai pero allontanandosi dal tipo predetto. In questo 
stesso animale io ho osservato che Tuna delle due fibre che talora 
si mostrano nella sua clava non giunge sino all'estremita, ma si 
ferma nel terzo medio con un rigonfiamento terminale piriforme, 
siccome si vede nella fig. 5, a. Nella stessa si nota come qualche 
volta la fibra centrale puo continuare a doppio contorno per un tratto 
della clava (b) „. 

L'anno dopo fece accenno alia presenza di corpuscoli pacinici 
nel piede del cavallo il Ciaccio ( 3 ), con le seguenti parole: " I 
corpuscoli di Pacini del mesenterio del gatto, e quei che si tro- 
vano nel piede del cavallo e del bove hanno uno scarso numero di 
vasi sanguigni, i quali d'ordinario entrano nel corpuscolo da quella 
banda medesima per la quale vi entra la fibra nervosa e rada- 
mente anco dalla banda opposta „. 



(!) Savi. — Santo nulla strnttufa e formaziene dello zoccolo nel cavallo. — Atti della riu- 
nione deijli Scienziati Italiani, pay. 864, Firenze 1811. 

(-) l i i n v a ii 11 i Pal a (lino. — Intorno ni corpuscoli pacinici della mano v \nm\e dt'll' uomo 

c del nics» nlcic «li l natto. — Atti della 1\. Accademia delle Scienze fiskhe e matematiehe di Xapoli, 
Volume III, A'. 21. 18117 . 

('■><:. V. Ciaccio. — Doiranatomia sottile d»i coipiiscoli paolnloi dell'uomo cd altrl mamml- 
fcri c dcyli uccclli con considcrazioni cMperlmcmtall intorno a] loro afflolo. — LavoTO letto nell'adu- 
vnnza ilel IO maijijiu I8C8. Memorie della /.'. Accad. delle Scienze di Torino. Serif seconda. Tomo XXV, 
2>a<j. 181 I'J'J. Torino, 1811. 



- 201 - 



Si occupo piu tardi ancora dei corpuscoli di Pacini del fettone 
il prof. Piana (*) nel 1876. Egli scrive: " In vicinanza delle glandule 
a gomitolo del fettone nel cavallo, si rinvengono dei corpuscoli del 
Pacini, i quali furono gia avvertiti da altri (De Martin i, Ciacci o, 
Paladino) che per altro ne riposero la sede in genere nel fettone 
dei solipedi. Io ho potuto stabilire che si rinvengono in maggiore 
quantita dove abbondano le glandole (fig. 3 e, e, e), sicche in una 
sezione mi fu dato di contarne fino a quattordici fra i gomitoli delle 
medesime. 

Isolati questi corpuscoli si nota in essi una forma molto allun- 
gata, misurando il loro diametro longitudinale, in media quattro 
volte il trasversale. Esaminati a fresco con forte ingrandimento, 
mostrano assai bene i tramezzi intracapsulari descritti dal prof. 
Ciaccio. 

Ma cio che sembrami meritare speciale menzione in questi 
corpuscoli si e, che nelle sezioni del tessuto vivo del fettone accade 
spesso di trovarne parecchi compresi in un invoglio comune di tes- 
suto connebtivo compatto, che li riunisce in una sola massa. 

Questo invoglio riesce meglio distinto, quando questi gruppi 
di corpuscoli si presentano tagliati di traverso (fig. 8, b), come suc- 
cede nelle sezioni trasversali delle branche del fettone. In queste 
sezioni potei contare fino a otto dei detti corpuscoli compresi in 
un unico invoglio. „ 

Aggiunge poi che tale disposizione non notata in alcuna parte 
di altri animali, l'ha potuta riscontrare anche nella superficie plan- 
tare delPasino e del montone, e che " questa disposizione a gruppi 
dei corpuscoli pacinici che ho osservata piu perfetta nei solipedi 
sembrami una condizione molto favorevole perche questi risentano 
meglio le pressioni e le trazioni laterali che subisce il fettone e piu 
di quello che non farebbe un numero eguale di corpuscoli disgre- 
gati gli uni dagli altri „. 

II prof. Fogliata studio, contemporaneamente al Piana, i 
corpuscoli del Pacini nel 1876 ( 2 ), ed i risultati delle sue ricerche 
li riporta anche nel suo trattato di ippopodologia ( 3 ). L'A. dice che 



0) Gio. Pietro Piana. — Delia struttura dcllo glandule a tubo e dei corpuscoli pacinici nella 
superficie plantare di alcuni animali domestici. — Pag. 11. Bologna, 1876. 

( 2 ) G-iacinto Fogliata. — Anatomia, fisiologia e ateleogenia del cuscinetto plantare e del fe- 
tone corneo del piede del Cavallo. — Giorn. di Anat. fisiol. e Patol. degli animali, pag. 55, Pisa 
1876. 

O Idem. — Mannale di ippopodologia. — Terza edizione, Vol. 1. Casa edit. dott. Fr. Yallardi, 
Milano. 



- 202 - 



si trovano abbondanti verso i bulbi nel cuscinetto plantare, che 
" sono ordinariamente disposti a gruppi di due, tre, fino a dieci o 
dodici, piu raramente se ne vedono di isolati „ e che " di dimen- 
sioni sono giganti „. Soggiunge, tira le altre cose note, che la fibra 
nervosa ordinariamente e unica e termina con un rigonfiamento. 
Riporta poi il risultato delle ricerche del Bos si, di cui dovremo 
dire, a proposito del podorllloso, e nota che lo " S torch ha tro- 
vato pure i corpuscoli di Pacini nel cuscinetto plantare e nel tes- 
suto vellutato del fettone „. 

II Norner 0), riportato dallo Storch e dal Vitaii (v. avanti), 
nel 1886 dice di non essere riuscito a vedere corpuscoli del Pacini 
nel cuscinetto plantare. Nelle papille della suola afferma che i nervi 
si terminano con ingrossamenti a clava, che da questi ingrossa- 
menti partono dei filamenti che si spingono nella rete cellulare delle 
papille. Nelle lamine del podofilloso non ha potuto constatare " una 
definitiva terminazione dei nervi, malgrado i tagli numerosi fatti 
in serie ed in butte le direzioni ed i metodi piu diversi di colora- 
zione dei nervi „. 

II prof. Vachetta ( 2 ) nel 1889 scrive nel suo trattato di chi- 
rurgia, a pag. 912. che " nei bulbi del cuscinetto plantare, varia- 
raente raggruppati, si trovano numerosi corpuscoli del Pacini, che 
vennero studiati dal De Martini, dal Paladino, dal Ciaccio, 
dal Pi an a e dal Fogliata n . a pag. 914 scrive: " Circa il modo 
di terminazione di essi (i nervi del piede), molto rimane ancora a 
sapersi. Conosciamo gia che alcuni terminano in corpuscoli paci- 
niani: probabilmente varii filamenti e ramuscoli finiscono ad ansa 
od in anastomosi elementari, cio ci spiegherebbe la cosidetta sensi- 
bilitd ricorrente del pie del cavallo, stata illustrata dal Tripier e 
dairArloing, ricordati piu sopra, e che talora rende frustranea la 
nevrotomia digifcale. La ricchezza di nervi trofici e sensitivi, di cui 
gode il piede, ci spiega la squisita sensibilita di esso e ci da ra- 
gione delle alterazioni trofiche talora gravissime, che possono con- 
seguire alia nevrotomia. „ 

Lo stesso dice nella seconda edizione. 



0) Norner C. — Ueber den feinoren Ban ties Pferdehufes. — Arehiv. f. mikr. Anatomic, 
ltd. 28, 1SSG. 

(«) A. VftOhetta. — La cliinirgiii spcciiilo doj-'li auiiuali donuvst-iiri. - Vol. '->. }>«<). 91l J «' IH-i. 

Pisa, is SO. 

Idem. Piede degll animali iloMirstiri. — Ivnciclopalia iiiciliat \lalian(t. IS'.H). 

I « I ^ - 1 j t . La ohlrukgifl speoiale degU animali domestioi. - 2* crfi;. out lacoUaboraziotwdtlprtf, 

\ . &o$rt. Vol. p€tg. 660, PiM 1900, 



- 203 - 



II Bossi 0) nel 1890, a proposito dei nervi del bessuto podo- 
filloso, dice di aver osservato nelle sezioni trasverse di p§zzi trat- 
tati col cloruro d'oro u che lo strato profondo del corion sottun- 
gueale podofilloso e attraversato da numerosi nervi, i quail alcuni 
vengono sezionati trasversalmente, altri in senso longitadinale. Que- 
sti nervi, alcuni sono costituiti dall'unione di poche fibre nervose 
(da 3 a 6 ad 8), altri da un numero molto maggiore. Le fibre che 
costituiscono questi ramuscoli nervosi sono fibre a mielina, ma 
quest'ultima vi e contenuta in minima quantita: fatto codesto che 
induce di ritenerle presso alia loro terminazione. Non posso definire 
con certezza come queste fibre entnno nella lamina podofillosa : ho 
osservato pero come queste ridottesi alio stato di fibra elementare, 
si distribuiscano alle lamelle secondarie. Queste fibre, le quali sono 
abbastanza bene evidenti per la colorazione speciale che assumono, 
mentre raggiungono le parti piu periferiche si suddividono a vi- 
cenda e lungo il loro decorso form an o delle anse le quali si ana- 
stomizzano le une con le altre. Si terminano inoltre mediante un 
piccolo rigonfiamento il quale generalmente presentasi di forma 
clavata. Questi rigonfiamenti terminali, i quali sono a contatto del- 
l'epitelio che cuopre le lamelle secondarie, mi parvero di una gran- 
dezza variabile di mm. 0,001 a mm. 0,002 (tav. l a , fig. 8 a ) 

Nel 1891 dice, a proposito dei corpuscoli del Pacini, di aver 
osservato " due fatti particolari „, e cioe che " entro alio spazio 
centrale il cilindro dell'asse e circondato da numerosi nuclei di 
forma ovoidale od ellittica (fig. 6 a ) „, e che vi sono delle " cellule 
che per caratteri nettamente differenziali non sono da confondersi 
con le cellule endoteliali che tappezzano le diverse capsule del cor- 
puscolo „. Tali cellule, situate generalmente sulla superficie delle 
capsule, hanno forma stellata, con esili e lunghi prolungamenti, 
hanno nucleo sferico, protoplasma granuloso e splendente ; il loro 
diametro e di 0,003 a 0,005 mm. Crede che tali cellule siano di 
origine connettiva. 

Soggiunge ancora che 11 i corpuscoli di Pacini del cuscinetto 
plantare sono situati generalmente, verso le parti posteriori del 
piede, alia profondita di 2 a 5 mm. „ ; che possono essere isolati 
o riuniti a gruppi di 5-12-14. Alcuni sono piccolissimi, altri rag- 
giungono la lunghezza di 1 mm. Non sono molto numerosi. Nelle 

( J ) V. Bossi. — Dell' apparecchio teguraeutario del piede del cavallo. (Tessuti clieratogeni della 
muraglia e loro produzioni cornee). — Pisa, 1890. 

Idem. — Dell'apparecchio tegaraentario del piede del cavallo. — Giomalc di Yeterinaria mili- 
tate, Jioma, 1801. 



* 



- 204 - 



altre parti del cheratogeno, fatta eccezione del podofilloso, soggiunge 
che " esistono certamente terminazioni nervose di sensibilita ge- 
nerate e questo fatto ci viene dimostrato dal dolore intenso che 
provocano anche leggere lesioni all'organo cheratogeno; pero in 
questo apprezzamento e da tenersi conto della poca espansibilita 
del corno e della facile procidenza e strozzamento del cheratogene. 
Fino ad ora non si conosce ancora nulla di ben determinato circa 
al modo di terminazione di questi nervi. 

In alcune preparazioni eseguite sopra pezzi di cuscinetto 
plantare fissati con acido osmico, ho osservato che filamenti ner- 
vosi esilissimi si distribuiscono alle glandule sudoripare ; non mi e 
riuscito pero di mettere in evidenza il modo di terminazione delle 
fini fibre nervose a cui essi danno origine „. 

Nel 1894, lo S torch (*) pubblico una memoria sulle termi- 
nazioni nervose del piede del cavallo, ed io vengo a riassumere 
fedelmente i risultati delle sue ricerche. 

Podofilloso. — G-iunti nello strato vascoloso, i nervi si diramano 
e danno luogo ad un intreccio discretamente sviluppato, formando 
cosi un plesso che arriva sino alia base delle lamine. Da esso par- 
tono dei rami che si spingono nelle lamine podofillose e quindi 
corrono in senso trasversale, cioe dalla base verso il margine libero, 
ramificandosi nel loro percorso. Nelle sezioni si trovano qua e la 
lungo i nervi degli ingrossamenti. Le ultime ramificazioni si portano 
sino tra le cellule della rete di Malpighi, ma sul destino dei nervi 
nel corpo cellulare nulla si e potuto constatare. I rami terminali 
delle lamine si spingono nelle lamelle secondarie con un filamento 
unico, spesso pero si biforcano ed i rami si portano a due lamelle 
vicine ; una sola volta si e notato che un nervo si divideva in tre 
rami per tre lamelle vicine. Secondo lo spessore delle lamine varia 
il numero dei nervi che vi penetrano, ma il loro modo di divisione 
e sempre lo stesso. I nervi delle lamine sono midollati, ma nei rami 
piu piccoli, verso le lamelle, la mielina scompare, e sembra che cosi 
avvenga anche del neurilemma. 

Nelle lamine podofillose non si e mai potuto osservare alcun 
corpuscolo tattile. 

Cercine coronario, perioplico, suola e cheratogeno del fettone. — 
Nello strato vascoloso di queste parti si trova anche un plesso 



(') Btorob Carl. - OnterauOhungen iibor « I i « - Nor ve n - Kn di gu n fi im Hnfo tlo.s IMVnloa. 

- Oext.errric.lii.sdns Zeit.sdiri/t J'iir icissenschaftlidie Yeteriniirkuiuic. VI lid.. pa<j. SI. Wicn mid 

Leipzig i t894. 



- 205 - 



nervoso, dal quale si portano rami nelle villo-papille, in cui si ter- 
minano in tutti nello stesso modo. Dal centro della base di ogni 
papilla penetra un nervo che cammina spesso a decorso serpentino, 
rimane semplice o si divide talvolta in basso, talvolta, in alto della 
papilla in 2 sino a 4 rami. Si possono seguire evidentemente sino 
alia estremita della papilla sotto lo strabo di Malpighi. Prima della 
loro terminazione i nervi spesso s' ingrossano a fuso od a clava. 
Norner dice che da questi rigonfiamenti si parte un prolungamento 
a guisa di filo, che non si e potuto mai constatare. Tali ingrossa- 
menti non hanno nulla di comune con i corpuscoli di Krause ne 
con quelli di Meisner. I nervi delle villo-papille sono formati dal 
cilindrasse, dalla mielina e dal nevrilemma, pero verso il tratto ter- 
minale questi tre strati non sempre si possono riconoscere. Anche 
qui, come nel podofilloso, si vedono ingrossamenti e varicosity e 
cosi e variabile anche il numero e la disposizione, tanto che talvolta 
ricordano il serpeggiare dei vasi. 

Cuscinetto plantare. — Non vi sono molti corpuscoli di Pacini, 
nelle sezioni trasversali dei bulbi del cuscinetto non sene son trovati 
piu di 4-8, in quelle della punta del fettone 2-3. La parte in cui piu 
abbondano e la regione mediana, tra i due angoli del cuscinetto. 
Si trovano nello strato vasale e nella sottocute, non mai nelle pa- 
pille, arrivano pero spesso presso la base di queste. Non si e mai 
visto mancare i corpuscoli di Krause che non si differenziano es- 
senzialmente da quelli di Vater-Pacini. 

I risultati delle ricerche dello St ore h furono accennati da 
Baldoni e Caradonna nel 1895 O e riportati da Eberlein 
nel 1908 {% > 

Nel 1896, il Met tarn ( 3 ) conferma ancora la presenza di cor- 
puscoli di Pacini nel cuscinetto plantare e dice che spesso sono 
isolati e posti nelle areole del tessuto connettivo. Le fibre nervose 
mentre si approssimano al corpuscolo lasciano la guaina di Henle, 
che si continua con le lamelle esterne di esso, ed il cilindrasse nudo 
si porta nella parte centrale. Non ha notato alcuna arborizzazione 



C) Leisering e Hartmann. — II piede del cavallo sotto il rapporto della Anatomia, della 
Fisiologia e della ferratura. — # a ed. nuovamente elaborata da K. Lungwitz. i a versione italiana dal 
tedesco con note ed aggiunte del dottor Angelo Baldoni e dottor G. B. Caradonna. pag. 75, Milano 
1895. 

( 2 ) Eberlein R. — Hufkrankheiten des Pferdes. — Wien und Leipzig. 1908. 

{'■) Mettam A. E. — On the development and Histology of the Hoot' Wall and subjacent 
soft structures of the Horse's foot and the structure of the Frog, with a description of the sweat- 
glands and some nerve-endings found therein. — The Veterinarian. Monthly Journal of Veterinary 
.Science., pay. 91.... 1896. 



- 206 - 



della fibra nervosa, come talvolta si osserva nei corpuscoli Pacinici 
del mesentere del gatto, ma il cilindrasse termina con o senza un 
nodu alia sua estremita. Soggiunge che i corpuscoli di Pacini non 
sono conmiati al corion del fettone, ma si possono vedere anche 
nella pelle che sovrasfa immediatamente il cercine perioplico. Non 
si trovano nelle papille. Si trovano ancora nel corion del coronario, 
come ha potuto indubbiamente constatare. Ed e naturale che qui si 
trovino terrainazioni nervose, essendo questa parte del cheratogeno 
esposta alle offese, come puntura d' insetti, ferite da ghiaccio ecc. 

Pressc le ghiandole del cuscinetto plantare l'A. dice che si 
possono trovare gruppi di corpuscoli di Pacini, o in gran numeio 
oppure 5-7. Ha nofcato anche alcuni corpuscoli di una forma che 
non ricordano propria quelli di Pacini, ma crede che siano una 
varijta di questi, non ricordando alcun' altra forma di corpuscoli 
finora descritti. In una terza varieta di corpuscoli di Pacini si vede 
la fibra nervosa correre a spirals. In una quarta varieta le lamelle 
contigue al cilindrasse mostrano una speciale condensazione, ed 
allora tale corpuscolo somiglia alia figura di quello di Key Ret- 
zius data nel Quain's Anatomy by professor S chafer (Vol. 1. 
part. 2). 

II Martin ( l ) nel 1902 scrive: u I nervi del cheratogeno sono 
ancora poco conosciuti. Nell'epitelio appaiono cellule tattili. Nel co- 
rion del cuscinetto plantare si trovano corpuscoli lamellari e cor- 
puscoli a clava mescolati insieme „. 

Ellenberger e Giinbher( 2 ) dicono che nel corion del tessuto 
cheratogeno del cavallo, bue e maiale si trovano dei corpuscoli di 
Pacini e delle clave di Krause, senza indicare le regioni in cui 
hanno riscontrate tali tenninazioni nervose. 

Ultimamente il Vitali ( 3 ), in una breve nota preventive, scrive 
quanto segue : " Dai tronchi nervosi che decorrono abbondanti nelle 
parti pit profonde del podofilloso, spesso suddividendosi ed anasto- 
mizzandosi fra di lore, si originano dei tronchicini, che con decorso 
il piu spesso ondulato si portano verso la base delle creste. Prima 
di raggiungerla si piegano ad arco e percorrono un buon tratto 
parallelamente alia linea di impianto delle creste stesse, anastomiz- 



(i) Martin Paml. Lehrbuoh der Ajiatamle der Haustlere. — / />'</• Vergleichende Anatomic 
und Hixtoloyie der Uniislirrr. pag. 775, Stn/ljarl. 1002. 

(-) Ellenberger W. e Giinl her <i. Qrundrisa der vergli'irlii'inlcu iristologio dor Hauasiiu- 

UvA'w. - I)iitti\ iinn/i'aihritrtr nml renin'lirlc Aviliujc, pit;/. XO.'i. Hcrlin I'JOS. 

(•)) \'it;ili ( ', io van 11 i. — Lt> cspiiiisioiii nervose del tessuto potlolilloso del piodo del cavallo. — 
AUi II. Acc. Fixiocr. in Siena. 55, vol. 1 (Ann. Aee. VIS), n. (!. Memorie jhuj. *».ir»-.> jti, Siena, 1909. 



- 207 - 



zandosi spesso tra loro. Lungo quesfco tratto orizzontale dan no 
luogo a tronchicini, che penetrano nelle cresto dove si suddividono 
e costituiscono prima una rete di fibre mieliniche, le cui maglie, 
molto ampie, sono allungate secondo il senso dell'altezza delle creste 
dermiche, e dalle quali si origina poco al disotto delPepitelio una 
rete amielinica a maglie molto allungate. 

Oltre alle fibre, che penetrano nelle creste, comportandosi nel 
modo gia detto, si originano anche dai tronchicini nervosi, che de- 
corrono in vicinanza della base delle creste, delle fibre, che si ri- 
piegano in basso, oppure raggiungono la parte inferiore di una cre- 
sta, e tanto in un caso che nell'altro danno luogo ad alberelli sem- 
plici o composti. Sono molto ricchi ed intricati quelli che si rin- 
vengono nella parte mediana circa del derma. 

Un' altra forma di espansioni nervose, che si ritrovano nel po- 
dofilloso, sono i corpuscoli del Ruffini. 

Questi sono piu frequenti nelle parti profonde, ma si osservano 
anche in tutta vicinanza delle creste. II cilindrasse della fibra ner- 
vosa, che ad essi da luogo, si suddivide in alcuni casi in poche di- 
ramazioni, risultandone cosi una forma molto semplice ; il piu spesso 
pero le suddivisioni del cilindrasse, molteplici ed intricate, formano 
dei corpuscoli molto complessi „. 

II Bar pi (') dice che tutto l'organo cheratogeno e molto ricco 
di nervi. Accenna anche alia presenza di corpuscoli Pacini nel 
cuscinetto plantare. 

II Mongiardino ( 2 ) afferma che nella membrana cheratogena 
11 i vasi sono numerosissimi, cosi si dica dei nervi di senso, i quali 
formano delle terminazioni libere tra le cellule epidermiche o si ren- 
dono a corpuscoli tattili del tipo Vater-Pacini, che si riscontrano 
in corrispondenza della forchetta „. 

Anche Chauveau, Arloing e Lesbre ( 3 ), ammettono che il 
cheratogeno e provveduto di una " ricca innervazione che gli co- 
munica, a livello soprattutto del podofilloso, una squisita sensibi- 
lita „. A proposito dei cuscinetti plantari dei vari animali, dicono 
che " si descrissero nel loro interno (almeno nel cavallo) dei corpu- 
scoli di Pacini „. 



0) Barpi Ugo. — Compendio di Auatomia descrittiva del cavallo con accenni all' anatomia del 
bue, del maiale e del cane. — 2* ediz. vol. 7, Pirn 1907. 

( 2 ) Mougiardiuo Teres io. — Mannale di Anatomia descrittiva comparata degli animali do- 
meatici. — V. II, pag. 466, Torino 1907. 

( 3 ) Chanvean- Arloing-Lesbre. — Trattato di Anatomia comparata degli animali domestici. 
— Seconda traduzione italiana nulla quintet Edizione France.se con Note ed Aggmnte del dott. professo- 
re T. Mongiardino. Vol. II, pag. 737 e 742. Tin. Tip. Ed. Torinese, Torino. 1910. 



Riassunto cosi tutto quanto ci e risultato essere stato detto 
sulle terminazioni nervose del cheratogeno, veniamo ad esporre 
quello che noi abbiamo potuto vedere e che e il risultato di osser- 
vazioni minute e, per quanto ci e riuscito possibile, accurate, giac- 
che, consapevoli delle contraddizioni esistenti, e stato nostro pen- 
siero costante di venire, fino a che lo permettevano le nostre forze, 
a conclusioni esatte. 

I metodi di colorazione messi in uso sono stati diversi : il me- 
todo deirimpregnazione coll'oro di Golgi; il processo rapido, misto 
e lento di Golgi; il metodo deirimpregnazione coll'oro di Lo v it, 
modificato dal Fischer e dal Ruffini. 

Quello che piu ha corrisposto al nostro scopo e stato il metodo 
deirimpregnazione coH'oro di Golgi. I tre suddetti processi ci hanno 
dato risultati poco soddisfacenti ; quello di Lovit non ci e stato 
sufficientemente utile. 

Gli equini esaminati sono sfeati in numero di 8 : 4 cavalii, 
2 asini e 2 muli. Di ciascuno di essi e stato esaminato il cherato- 
geno di una sola estremita, ed e stato osservato quasi per intero, 
in quanto che in gran parte e passato dilacerato sotto l'obbiettivo 
del microscopio, ed in parte in sezioni, dopo l'inclusione in paraf- 
fina od in celloidina. 



Cercine coronario. 

Nel tessuto connettivo lasso che unisce lo strato profondo del 
corion sottungueale coronario alle parti sottostanti si osservano, di 
tratto in tratto, dei fasci nervosi, composti di molte fibre mieliniche, i 
quali hanno direzione verticale, oppure corrono obliquamente dai lati 
della regione verso la parte anteriore ed in basso. 

Questi fasci derivano, com'e noto, dai nervi digitali, principal- 
mente dairanteriore e mediano, e mentre quelli delFanteriore si 
esauriscono in gran parte nel cercine perioplico e nel coronario, 
quelli del mediano e del posteriore arrivano in gran numero nel 
podofilloso. 

Nel detto connettivo lasso i tasci nervosi si dividono in rami 
che si anastomizzano fra di loro, e s' immcttono nello strato pro- 
fondo del corion sottungueale coronario, descrivendo una curva, 
quasi un angolo, piu o meno aperta, con la concavity rivolta alia 
periferia oppure guardante a destra od a sinistra. 

1 rametti nervosi, che possono avere poche fibre, 4-6-8, o mol- 



- 209 - 



te, 20-30 e piu, giunti nel piano centrale {*) dello strato profondo del 
corion, incominciano a suddividersi, a mandare delle branche colla- 
terali, che, staccatesi con angolo ordinariamente acuto rivolbo alia 
periferia ma talvolta retto ed in qualche caso anche ottuso, cor- 
rono ora diritte, ora ondulate o piu o meno serpentine. Tali bran- 
che si volgono da un lato o dall'altro, in basso od in alto, facen- 
dosi strada tra i fassi connettivi, obbligate percio a compiere delle 
curve, dei gomiti, oppure si volgono decisamente verso la periferia 
e possono raggiungere, con decorso quasi rettilineo, lo strato sotto- 
papillare, ma ordinariamente sono costrette, dopo un certo tratto, 
a cambiare direzione, a serpeggiare prima di arrivarvi. 

I detti rami corrono in gran parte satelliti delle arterie, ma 
ve ne sono molti che si trovano separati da queste. Tutti si ana- 
stomizzano qua e la in mille modi tra lore e con le diramaziom 
dei fasci che i digitali hanno mandati nello strato profondo, prin- 
cipalmente nel piano super ficiale, del corion sottungueale corona- 
rio direttamente o dopo aver attraversato quello del perioplico ed 
anche la pelle soprastante, e che hanno un modo di comportarsi 
analogo a quello precedentemente descritto. 

Viene cosi a formarsi in tutto lo strato profondo del corion 
sottungueale un plesso nervoso, molto piu ricco, come risulta da 
quanto abbiamo detto, nel piano periferico che nel centrale, intra- 
mezzato alia rete arteriosa, ai vasi linfatici ed al plesso venoso che 
quivi trovansi. 

Attorno alle grosse arterie si osservano talvolta degl'intrecci 
di fascetti nervosi, variamente incrociati ed anastomizzati fra loro, 
in maniera da ricordare la figura di un tronco d'albero invaso da 
rampicanti. Altre volte non si vedono che uno o due rami nervosi 
correnti per un certo tratto, paralleli all'arteria, e che poi la incro- 
ciano ad X o vi descrivono attorno una spirale, abbandonando di 
tanto in tanto dei collateral^ che si esauriscono nella parete va- 
sale. Altre piccole diramazioni sono destinate alle vene ed ai lin- 
fatici. 

A misura che ci si avvicina alio strato superficiale del corion 
sottungueale, il plesso nervoso incomincia ad apparire sempre piu 
ricco, sia per il sopraggiungere di fasci scesi dal perioplico e sia, 
principalmente, perche la suddivisione dei rami va sempre aumen- 
tando o gl' incroci e Y intreccio e le anastomosi sono piu frequenti. 



(*) Abbiarao diviso lo strato profondo del corion sottungueale coronario in nn piano o strato cen- 
trale ed uno periferico, per il niodo di comportarsi dei fasci librosi (vedi biblioyrajia (1) ). 



- 210 - 



Si arriva cosi presso la base delle papille e qui si nota un 
plesso, che chiamererno plesso nervoso sottopapillare del cercine co- 
ronario, intramezzato alle reti sottopapillari arteriosa, venosa e Un- 
fatica. Questo plesso, che e compreso in uno strato di circa mezzo 
millimetre* di spessore, si mostra anche nelle sezioni verticali e cir- 
colari del cercine, pero esso non appare ben evidente e chiaro che 
nelle sezioni condotte parallelamente alia superficie, e propriamente 




; - - ' „ ' . t \ 

Fig. I. — Cavallo. Pistiibuzione dei nervi nei villi del cercine coronario. Questa figura e stata coni- 
binata scegliendo tie villi in diversi preparati. V 1 , V 2 , V :i , villi ; r-r, rami collaterali dei villi ; 
p p, papille secondarie dei villi ; P, papille ; A-A arterie ; V-V, vene ; N-N, nervi. Alia base dei 
villi e delle papille si osserva il plesso sottopapillare. 

in quelle poche le quali corrispondono alia base delle papille ed 
alio strato ora detto. 

Lo si osserva ancora molto bene nei preparati per dilacerazio- 
ne, allorche si riesce ad isolare un villo, o meglio due o piu in flla 
con le papille interposte, che portino unito alia base un certo trat- 
to dello strato profondo del coiion (fig. I). 

Si osserva in tali preparati che il plesso nervoso sottopapillare, 
le cui branche affei enti derivano dal plesso dello strato profondo del 
cori&n, 6 piuttosto ricco di rami, quantunque in minore quantity & 
quelli della refce arteriosa sottopapillare. 



- 211 - 



Le maglie del plesso sottopapillare sono ordinariamente larghe 
ed irregolari ed assumono le forme piu svariate ; i rami che le 
formano sono ora diritti, ora ondulati, ora serpentini, hanno dimen- 
sioni varie, di guisa che si vede, tra le anastomosi di rami presso- 
che eguali, unirsi un ramo piu o meno grosso, composto di 4-6-8 
fibre, con altri di una sola oppure 2-3. 

Dal plesso sottopapillare partono poi i rami destinati alio stra- 
to superficiale del corion. 

Ordinariamente nelle papille, che, lo confermo ancora anche 
qui, sono tutte vascolarizzate, non penetrano che dei cilindrassi 
privi di qualsiasi invoglio. Questi accompagnano l'arteriola della 
papilla, ai cui vasi sono destinati. Qualche diramazione pero vi si 
distribuisce alio stesso modo di quanto diremo nei villi. 

Nei villi invece le cose procedono ben altrimenti : 

In quelli poco sviluppati (fig. I, V 2 ) non si trova, d'ordinario, 
che una sola fibra nervosa mielinica. Questa puo penetrare nei 
villo per la parte centrale della base, insieme coH'arteria, ma il piu 
delle volte invece vi s' insinua da un lato, descrivendo una leggera 
curva, a concavita periferica, e va ad accollarsi airarfceria dopo un 
certo tratto. Tale fibra puo essere seguita sino all'estremita del 
villo e si osserva allora che la mielina va man mano riducendosi, 
finche in ultimo scompare presso lo strato epiteliale, e che verso 
il terzo terminale del villo la fibra stessa puo emettere una o due 
branche collateral^ le quali hanno un sottile strato mielinico, che 
perdono dopo un certo percorso e, ridotte a fibre nude, si termina- 
no, presso l'epitelio, nei connettivo. 

Xei casi in cui esiste la disposizione ora accennata si osserva 
un'altra particolarita, cioe si nota che Tarteria del villo e accom- 
pagnata da una o piu fibre nervose nude, partite dal plesso sotto- 
papillare, le quali si diramano sulla parete vasale e vi si distribui- 
scono. Alcune diramazioni possono essere seguite sui rami collate- 
ral! dell'arteria, fin dove questi si risolvano in anse capillari. 

Nei villi molto sviluppati (fig. I, V 3 ) V innervazione e anche 
molto piu abbondante : 

Frequentemente si osserva che due fascetti nervosi, composti 
ciascuno di due fibre mieliniche e provenienti da due punti opposti, 
convergono verso la base del villo, vi penetrano e, dopo un tra- 
gitto piu o meno breve, si fondono in un fascio unico. Questo 
resta vicino airarteria, a cui abbandona qualche branca collaterale, 
priva di mielina, lascia altri rami, che si rendono satelliti delle 
arteriole collateral^ ne abbandona qualche altro ancora 1-2-4, che 



- 212 - 



vanno perdendo a poco la mielina e la guaina di Schwann, e, 
anastomizzati o non fra di loro, si terminano o nel connettivo, con 
un'estrernita appuntita oppure munita di un piccolissimo rigonfia- 
mento, o si avvicinano alio strato epiteliale. 

I rami satelliti delle arteriole possono lasciare anch'essi qual- 
che diramazione per lo stroma connettivale del villo, ma ordina- 
riamente si riducono al solo cilindrasse e finiscono col diramarsi 
nella parete vasale. 

In altri villi si osserva che i due fascetti nervosi convergent, 
di cui ho pocanzi detto, risultano uno di 2 fibre mieliniche e Taltro 
di una sola, oppure entrambi di una fibra. 

Altre volte si osserva un fascetto nervoso gia completo, com- 
posto di 2-4 fibre mieliniche, il quale penetra nel grosso villo dalla 
parte centrale della base o girando da un lato e si va poi varia- 
tamente suddividendo ed assottigliando. Si pud ancora notare come 
esso, dopo un certo percorso nel villo, si divida in due, per seguire 
ciascun ramo un'arteria. 

In molti degli stessi villi cosi sviluppati, oltre il detto fascetto 
nervoso, penetra un'altra fibra mielinica od anche due, che scorrono 
verso la parte periferica dello stroma ed ordinariamente si esauri- 
scono nella prima meta del villo, lasciando rametti che, perduta la 
mielina e talvolta anastomizzati fra loro, s' insinuano nelle papille 
secondarie clei villi. Tali rametti possono essere destinati ad una 
sola papilla secondaria, oppure si suddividono in 2-3 o piu filamenti, 
destinati ad altrettante papille. Quivi ordinariamente seguono un 
percorso rettilineo e finiscono, in corrispondenza dell'estremita della 
parte, presso le cellule basilari con un piccolo rigonfiamento piri- 
forme, oppure a forma di mandorla. Qualche fibra invece si termina 
appuntita e qualche altra, sebbene non se ne osservi che raramente, 
si spingo tra le cellule. 

In alcuni grandi villi, principalmente in quelli che trovansi nel 
terzo infei iore del cercine coronario, ho notato che essi mandano 
dei rami collaterally tra cui ve ne sono alcuni molto sviluppati. 
Questi possono essere in numero vario da 1 a 4, e raramente 5, ed 
e caratteristico U t fatto che quasi sempre sorgono dallo stesso lato 
ed in fila (tig. I). La loro lunghezza puo variare da 50 i* a 2 mil- 
limetri e quelli di uno stesso villo sono uno piu lungo dell'altro, 
senza alcun ordine. 

Tra questi rami collaterali dei villi io non comprendo natural- 
mente quei rilievi che si trovano presso la base di questi e che il 



- 213 - 



Bossi ha chiamati papille secondaries indicando che possono variare 
da 25 a 50 

Devo pero, a proposito di quest'ultime, far osservare che non 
sempre esse vanno man mano facendosi piu brevi, fino a scompa- 
rire, poiche spesso si vede che una di quelle piu lontane dalla base 
e piu sviluppata di un'altra piu vicina a questa ed anzi l'ultima 
talvolta e la piu elevata di tutte. 

I rami collaterali dei villi presentano anch'essi dei rilievi la- 
terali, come i villi stessi. 

In questi rami collaterali dei grossi villi non sono riuscito mai 
a vedere penetrare una fibra mielinica, ma solo uno o due cilin- 
drassi nudi accompagnanti i vasi, a cui sono destinati, e talvolta 
anche 1 a 3 altre fibre, senza alcun rivestimento, terminantisi nel 
ramo alia stessa maniera di quanto abbiamo visto nel villo principale. 

Abbiamo detto finora come nelle papille non vi siano che e- 
spansioni nervose destinate ai vasi e qualche fibra amielinica per 
lo stroma delle papille stesse, e come i nervi nei villi finiscano in 
parte nei vasi, in parte, per terminazioni libere, nel connettivo; ci 
rimane pero da dire ancora qual'e l'ultima destinazione di quei 
rami che si sono avvicinati all'epitelio. Questi, appena giuntipresso 
la membrana basale, perdono la guaina mielinica e la membrana di 
Schwann, se gia non avevano lasciati tali invogli prima, e scor- 
rono ancora, ondulati, tra Tepitelio ed il connettivo, si anastomiz- 
zano ogni tanto fra loro, dando luogo ad un plesso sottoepiteliale, 
finche in ultimo si terminano con piccoli rigonfiamenti o si divi- 
dono in 2-3 rami, che finiscono atlo stesso modo, oppure qualcuno 
s'insinua tra le cellule dello strato basale e pud spingersi talvolta 
ancora piu oltre, tra le cellule del corpo mucoso di Malpighi. 
Quivi le poche fibre che talvolta si riesce ad osservare scorrono tra 
le cellule, si anastomizzano tra loro di tanto in tanto e terminano 
con estremita leggermente ingrossate. Viene cosi a formarsi anche 
qui un plesso, a maglie molto larghe, intraepiteliale. 

Non mai mi e riuscito osservare alcuna cellula tattile diMer- 
kel, come afferma il Martin. 

Contrariamente a quanto asserisce il Mettam e probabilmente 
Ellen berger e Giinther, in tutto il cercine coronario non ho 
mai osservato alcun corpuscolo terminale, per quanti preparati per 
dilacerazione abbia fatti e per quante sezioni, condotte in tutti i 
sensi, abbia esaminate, e per quanti villi, parecchie migliaia, abbia 
fatti passare sotto Tobbiettivo del microscopio, dopo averli isolati 



- 214 - 



o limitati a piccoli gruppi in glicerina e compressi leggermente sotto 
il copri-oggetto. 

A questo proposito mi piace ricordare quanto scriveva il pro- 
fessor Fogliata sin dal 1876: " Bouley dice che e nei villi del 
cercine coronario che il cavallo riceve le impressioni del suolo e 
con lunghi ragionamenti tende a dimostrare l'analogia delle papille 
tattili deiruomo coi villi del cercine medesirno. 

Questa e assolutamente una inverosimiglianza. Che il cercine 
coronario sia ricchissimo di nervi sta bene, ma esso non possiede 
facolta tattile. Gli organi essenziali del tatto, corpuscoli di Krause 
e di Meisner, mancano nel cercine coronario. Oltre di cio e lecito 
ragionare che se anche questi corpuscoli tattili quivi esistessero, 
la loro presenza sarebbe tutt'affatto oziosa, inquantoche ad essi le 
sensazioni non potrebbero pervenire, se non dopo avere attraversato 
tutta la lunghezza del corno della muraglia „. 

Noi possiamo ora dire che il cercine coronario, dati i numerosi 
nervi di cui e provveduto, e dotato di una sensibilita generale squi- 
sita, ma non e assolutamente sede della sensibilita tattile. 

Da quanto son venuto finora scrivendo, appare chiaro che il 
risultato delle mie osservazioni nello strato superflciale del corion 
sottungueaie coronario e tutto affatto differente da quanto asseri- 
sce lo S torch, poiche a me non e mai riuscito notare gl'ingrossa- 
menti a fuso od a clava come egli li descrive e come li riproduce 
in disegno. Anzi devo notare che immagini analoghe a quelle dal 
predetto anatomico disegnate a me sono apparse solo in quei pre- 
parati in cui la reazione sui nervi non era avvenuta ed i vasi si 
erano colorati intensamente. Allora spesso apparivano, nei tratti 
di villi sezionati longitudinalmente, dei fascetti serpentini ed oscuri, 
la cui estremita sezionata obliquamente, in ispecial modo se capi- 
tata presso un gomito del vaso o presso il punto di origine di un 
ramo collaterale, appariva rigonfiata a clava. 

L'apparenza di clava terminale si puo ancora avere sull'estre- 
mita di quelle fibre nervose, sempre nelle sezioni longitudinali od 
oblique dei villi, tagliate in corrispondenza di uno dei rigonfiamenti, 
spesso considerevoli, che presentano i cilindrassi per effetto della 
preparazione, come pure l'apparente clava puo sembrare continuata 
da un fllamento, come diceva NOrner, quando il taglio e capitato 
poco in avan ti di detto ingrossamento, come si puo constatare da 
un accurato esame delle sezioni in serie. 

Mi pretne ora far notare che la descrizione da me data e 
basata su nmnerosissime preparazioni, di cui molte di una chiarezza 



- 215 - 



tale da non lasciare assolutamente alcun dubbio, e la cui interpreta- ■ 
zione mi era ancora facilitata per il fatto che lavorava su di un 
terreno a me perfettamente noto nei suoi piu minuti particolari, 
essendomene a lungo occupato per altre ricerche, le quali riguardano, 
fatto da tenersi in gran conto, principalmente i va"Si. 

Cercine perioplico. 

La disposizione dei nervi. nel cercine perioplico e essenzial- 
mente analoga a quella del cercine coronario. Devo pero far notare 
che nel perioplico l'innervazione e ancora piu abbondante, quindi 
il plesso dello strato profondo del corion appare piu ricco, e cosi 
quello sottopapillare. 

Poiche quivi i villi sono meno sviluppati di quelli del corona- 
rio, non si osservano in essi quei fascetti nervosi ben sviluppati quali 
li abbiamo finora veduti, pero non e da credere per questo che 
ricevano minore quantita di fibre nervose, che anzi si verifica il 
contrario. 

Difatti in ciascun villo si vede entrare, secondo Ja sua gran- 
dezza, da 1 a 3 fascetti nervosi, di cui uno puo essere composto 
finanche di 4 fibre, mentre gli altri risultano di 1 sola oppure di 2. 
E da notare pero che la mielina e piuttosto scarsa, le fibre sono 
sottili e piii frequentemente penetrano nei villi senza alcun in- 
voglio. 

I nervi di questi villi hanno decorso serpentino, che appare 
molto accentuato principalmente in quelli dei quarti e talloni. 

Tessuto vellutato e cuscinetto plantare 

a) Nella zona periferica del tessuto vellutato o cheratogeno 
delta suola la quantita dei nervi e maggiore di quella dei cercini. 

Nel connettivo lasso che unisce lo strato profondo del corion 
aH'osso triangolare s' incontrano frequentemente dei cordoncini ner- 
vosi, composti di numerose fibre, raggruppati talvolta tra di loro 
a 4-5, oltre molti altri di 4-10-15 fibre mieliniche. Tutti questi 
cordoncini corrono, ora diritti, ora serpentini, in tutte le direzioni, 
e, suddividendosi man mano, finiscono col penetrare nello strato 
profondo del corion, dove le successive diramazioni, correndo tra 
i vasi e compiendo spesso un cammino fortemente serpentino, co- 
stituiscono un ricco plesso. 



— 216 — 



II plesso nervoso sottopapillare e anche ricco di rami ed ab- 
bondante e Y innervazione nello strato superficiale del corion. 

Devo far notare che nei villi del cheratogeno della suola piu 
frequentemente si osservano dei rami collaterali dei nervi, rami 
privi di guaine, emanati con angolo retto o vicino al retto, che si 
portano ciascuno in una papilla secondaria, dove si terminano con 
un rigonfiamento ben sviluppato e piriforme. 

Questo rigonfiamento pub raggiungere persino i 9 u. di lunghez- 
za e 4 di larghezza, ma ordinariamente e lungo 2, 3, 4 p. 

Anche nei villi del cheratogeno della suola ho trovato le gros- 
se diramazioni collaterali che ho viste nei coronario, ma in minor 
numero e meno sviluppate. 

b) Nei cuscinetto plantare la distribuzlone dei nervi, come il 
loro modo di terminare, appare varia secondo che si esamina il 
corpo, i rami ed i bulbi. 

b l ) Nei corpo del cuscinetto plantare si osserva che il suo 
strato centrale e provvisto di pochi fascetti nervosi, risultanti alcu- 
ni di molte fibre, talvolta di 30-40 e piu, altre di poche, 5-6. Nello 
strato per if erico invece 1' innervazione e piuttosto abbondante ed 
appare ricca nei plesso sottopapillare. 

II modo di comportarsi dei nervi ricorda la disposizione che 
abbiamo descritta nello strato profondo del corion sottungueale 
coronario. 

Nei corpo del cuscinetto plantare generalmente non si trovano 
corpuscoli di Pacini, ne corpuscoli di Krause, ne alcun altro cor- 
puscolo speciale e solo in due cavalli ho notato rispettivamente un 
solo corpuscolo terminale, la cui sezione piu ampia, ovalare, del- 
run o aveva una lunghezza massima di 120 ed una larghezza di 
110 [a, e quella dell'altro era lunga 77 t u e larga 44 ^. 

Anche nei corpo del cuscinetto plantare di un arto anteriore 
di asino ho visto un corpuscolo, lungo, nella sezione piu ampia, 
68 (* e largo 43. 

Questi corpuscoli erano una varieta di quelli di Pacini, come 
diro piu avanti. 

Dato dunque che su di una ventina di casi osservati, giacche 
agli otto serviti per le presenti ricerche bisogna aggiungere gli altri 
che ho esaminati per le altre mie osservazioni sui vasi, in tre so- 
lamente ho voduto un solo corpuscolo di Pacini nei corpo del cu- 
scinetto plantare, io credo debba ritenersi che tali corpuscoli in 
questa regione si possano trovarc solo per eccezione, a soraiglianza 
di quanto si verilica per le ghiandole. 



- 217 - 



A questo proposito anzi devo notare che anch'io, nel lavoro 
citato, aveva escluso la presenza di ghiandole nel corpo del cusci- 
netto plantare, come aveva affermato anche il Franck, il Va- 
chetta, il Fogliata ed il Bossi, eppure, durante le mie ricerche 
sulle terminazioni nervose, ho potuto vedere in un caso una ed in 
un altro due ghiandole sudoripare nel corpo del cuscinetto planta- 
re di cavallo. Per questo pero io non credo si debba ritenere normale, 
sebbene rara, la presenza di ghiandole nel corpo del cuscinetto planta- 
re del cavallo, ma, come ho detto peri corpuscoli di Pacini, penso 
debba ritenersi la loro presenza come un'eccezione. 

Riguardo a coloro che ammettono la presenza normale dei cor- 
puscoli di Pacini in tutto il cuscinetto plantare, io credo che siano 
stati tratti a tale affermazione da qualche osservazione isolata. 
In quanto alFosservazione dello S torch, che dice potersi trovare 
nelle sezioni trasversali della punta del cuscinetto plantare 2-3 
corpuscoli di Pacini, io non posso dire altro che egli forse si e 
trovato in presenza di un'anomalia estremamente rara. 

Neanche i corpuscoli di Krause ho potuto mai vedere. 

L' innervazione delle ghiandole sudoripare, che si trovano nor- 
malmente nel corpo del cuscinetto plantare di asino e di mulo e 
per eccezione in quello di cavallo, verra descritta a parte piu avanti. 

b 2 ) Nei rami del cuscinetto plantare i nervi si comportano alio 
stesso modo di quanto abbiamo detto nel corpo, sono pero piu ab- 
bondanti. 

Nei rami si trovano, o immediatamente al disotto del chera- 
togeno del fettone o ad una profondita variabile da 1 a 4 mm., 
dei corpuscoli nervosi terminali, che sono corpuscolidi Pacini od 
una varieta di questi. 

Una volta soltanto ho potuto vedere un corpuscolo di Pacini 
che occupava la base di un villo, spingendosi per poco in esso con 
la sua estremita periferica. 

I corpuscoli terminali che trovansi subito al disotto del chera- 
togeno del fettone sono di piccole dimensioni, da 140 ^ di lunghez- 
za e 75 di larghezza a 230 (/. di lunghezza e 120 di larghezza ; 
quelli che si riscontrano piu profondamente possono raggiungere, 
pero eccezionalmente, un massimo di 500 di lunghezza con 3'50p. 
di larghezza. 

Come appare dunque, a me non si e offerta mai l'occasione di 
osservare dei corpuscolidi Pacini molto grandi, di 1 millimetre) o 
2, 4, 5, come sembra che alcuni abbiano ammesso e come si tro- 
vano nel mesentere del gatto e nel polpastrello delle dita deiruomo. 



- 218 - 



E stato detto anche che nel cuscinetto plantare di cavallo i 
corpuscoli del Pacini ordinariamente si trovano a gruppi di 5, 6 
fino a 12, 14 e che raramente sono isolati. 

Io non ne ho potuto vedere mai piu di 6 in un medesimo 
gruppo, ma ordinariamente si trovano a 2, 3, 4 insieme ed e fre- 
quente, in relazione alio scarso numero di corpuscoli esistenti, il 
caso in cui si osservano isolati. 

Una volta soltanto ne ho trovati 9 vicini tra loro, ma erano 
divisi in tre gruppi (uno di 2, l'altro di 3 e 1' ultimo di 4), ognuno 
avvolto da una capsula connettiva comune. 




Eig. II. — Cavallo. Corpuscoli nervosi terniinali associati del corpo del cuscinetto plantare. 

I corpuscoli isolati piu frequentemente si trovano in corrispon- 
denza delle facce dei rami, quelli a gruppi piu frequentemente del 
margine inferiore. 

I corpuscoli raccolti a gruppi possono essere avvolti da uno 
strato comune di connettivo, come dice il Pi an a, oppure il connet- 
tivo che li avvolge manda tra di loro dei fasci che li dividono sin- 
golarmente, oppure possono restare collocati in speciali cavita for- 
mate a spese del tessuto connettivo compatto che entra nella strut- 
tura del cuscinetto (fig. II). Questa disposizione credo debba riu- 
scire utile, perche, essendo i corpuscoli a contatto con un tessuto 
resistente, si trovano, penso, nelle migliori condizioni affinche ad 
essi possano arrivare tutte le impressioni. 

Una tale posizione si nota comunemente per i corpuscoli iso- 
lati, fatta eccezione di quelli che trovansi accanto ad un fascio 
nei'VOSO 0 di lato ad un gruppo di 4-5 cordoncini nervosi. 



- 219 - 



Un'altra particolarita, riguardante l'ubicazione dei detti corpu- 
scoli terminal], che devo far rilevare si e che generalmente si ritie- 
ne, dopo le osservazioni del Piana, che i corpuscoli di Pacini si 
trovino vicino alle ghiandole. A me non e occorso che rarissime 
volte vedere uno di questi corpiccioli contiguo ad un glomerulo 
ghiandolare r quasi sempre invece si trovano discosti dalle ghiando- 
le (fig. II), ne e giusto dire che esistono in maggiore quantita dove 
queste abbondano, poiche se ne vedono in maggior numero nei bulbi 
del cuscinetto, dove le ghiandole mancano. 

Riguardo alia forma devo osservare che la piu frequente e bensi 
la ellissoidale, ma se ne vedono di quelli ovali, piriformi, reniformi 
allungati come un cetriuolo e, qualche rara volta, sferici. 

Riguardo alia strutfcura e al modo di comportarsi della libra 
nervosa non posso che contermare pienamente le ricerche del Pala- 
dino e del Bossi. 

Dei vasi e delle fibre elastiche ho gia detto nell'altra mia me- 
moria citata e nulla ho piu da aggiungere; devo pero fare alcune 
osservazioni : 

A proposito della fibra nervosa, devo dire che talvolta l'ho vi- 
sta dividersi in tre rami nella clava centrale, e che tal'altra essa, 
penetrata nella clava con tutta la mielina, si divide in due rami, 
di cui uno, il piu sottile, corre a spira attorno all'altro, il quale 
perde la mielina solo verso il suo terzo terminale e puo dividersi 
in due, tre branche, con Testremita bottonute. In questo caso, il 
corpuscolo trequentemente ricorda la forma dello stomaco del ma- 
iale, ed e nella parte che ricorda il diverticolo sinistro dello stomaco 
che avviene la terminazione della fibra. 

Altre volte penetrano nel corpuscolo 2 fibre, di cui una gira a 
spirale o forma delle arise attorno all'altra. 

Mi e capitato osservare ancora, una volta soltanto ed in un 
preparato. per dilacerazione, due corpuscoli messi in fila ed attra- 
versati da un'unica fibra. 

Devo ancora far rilevare una particolarita molto interessante 
riguardo al numero delle lamelle : 

L' involucro dei corpuscoli di Pacini e costituito, come ognuno 
sa, da un numero considerevole di lamine connettive nucleate, che 
di solito varia da 20 a 60 (Fusari) (*) e puo sorpassare anche il 



0) Fusari Rorneo. — Trattato eleiuentaie d* istologia jjonerale e di tecnica istologica. — 
F. 337, Torino 19QQ. 



- 220 - 



centinaio, come afferma il Branca nel trattato di anatomia umana 
del Poirier-Charpy ( 4 ). 

Ora negli equidi spesse volte il numero delle lamelle non ar- 
riva a 20, solo in qualche caso ho potuto contarne sino a 35-40, 
ma ordinariamente ve ne sono da 19 a 10, e non e infrequente il 
caso in cui si nota che le lamine vicine alia clava sono molto stipate 
fra loro, molto piu di quanto non si verifichi nelle periferiche. 

I corpuscoli terminali che hanno un numero di lamine minore 
di 20 ricordano nel loro insieme i corpuscoli di Key-Retziuse 
qaelli di Herbst, e questi principalmente nei casi in cui la flora 
nervosa entra nei corpuscoli con la guaina mielinica, poiche allora 
si verifica quanto nei corpuscoli di Herbst ammette la dott. Griu- 
seppma Cattani ( 2 ). 

b 3 ) Nei bulbi del cuscinetto plantar m e i nervi sono un po' piu 
abbondanti che nei rami, ma si comportano alio stesso modo. 

I corpuscoli terminali sono in maggiore quantita, ma sempre 
in scarso numero, tanto che talvolta passano sott'occhio cento e 
piu sezioni di pezzi di 3-4 millimetri quadrati senza vederne alcuno; 
cio appunto puo spiegare come NOrner abbia potuto asserire di non 
averne veduli. 




Fig. III. — Miorofotografia <li una sczione dei rami del cuscinetto plantare di cavallo, rappresentau- 
te tic corpuscoli terminali (1, 2, :i) di una varieta di <inelli Vater-Pacini, ed una gbiandola 
sndoripara (g). X, -sezione di un lascio nervoso. Ingiandiniento di Xi dianietri. 



Io credo che in tutto il cuscinetto plantare non vi sia che un 
centinaio di corpuscoli, tra quelli di Pacini e loro varieta, di cui 
una sessantina nei bulbi ed il rimanente nei rami. 



0) Poiriei I'., ('liai ]>y A. — Traite d'Anatoinie lluinaine. — Tome cinquii'me, dsujcifone fa- 
sciriilr. Lea onjaiw rfes sms. Lcs 1<<<ju inrnt r.rtmic et sen derives, pur A. Branca, pay. I'J.'i, Paria 1904. 

(*) ri 11.. M on 1 i A. Compendio di [Stologia generale. — Volume di eomplemento al 

IraUiito ill nnnlomiii e.om/jitnita detfli unimiili domesliei di Chtuieeau ed Arloimj, pa<j. 2H0, Torino, 
t$9i, 



- 221 - 



Nei bulbi in genere sono anche un po' piu voluminosi : arrivano 
ad una lunghezza di 700 u. 

In un cavallo sono riuscito ad isolare un corpuscolo ellissoi- 
dale (fig. Ill), lungo 587 y. e largo 300, il quale risulta formato di 
11 lamelle periferiche e da tessuto connettivo lasso nel suo interno. 

Da un'estremita del corpuscolo penetra una grossa flora mie- 
linica, rivestita dalla guaina di Henle. Questa si continua in parte 
con le lamine del corpuscolo ed in parte con le diramazioni delle 
due branche in cui si divide la libra primitiva. Ognuna di queste 
branche, ancora mieliniche, penetrate nel corpuscolo principale, si 
divide poi in tre rami, di modo che se ne hanno in tutto sei, de- 
stinati ad altrettanti corpuscoli piccoli, contenuti nel primo. 

Ognuno di questi corpuscoli minori, risulta di un involucro con 
14-19 lamelle, e la libra nervosa, che prima di entrare nella clava 
era circondata da un sottile strato mielinico e da lamelle connet- 
tive, giunta nella clava centrale si comporta in vario modo: In tre 
corpuscoli la libra nervosa si divide in parecchi rametti, terminanti 
ciascuno in un bottone, come avviene talvolta nei corpuscoli Pa- 
cinici; in due altri forma delle anse, in modo che essi ricordano i 
corpuscoli di Key-Re tzi us o le clave del G-olgi nei tendini del 
coniglio; nel sesto la libra nervosa corre diritta nella clava e ter- 
mina con un rigonfiamento. In quest' ultimo corpuscolo la clava 
presenta dei nuclei, disposti in modo da ricordare i corpuscoli di 
Herb st, quali vengono comunemente disegnati. 

Dairaltra estremita del corpuscolo principale penetrano due 
fibre nervose nude, di cui una si perde nelle sue lamelle, presso 
l'estremita opposta, l'altra invece si termina nelle lamelle di un 
corpuscolo secondario. 

Del descritto corpuscolo e stata fatta una microfotografia, che 
e servita per copiare la sua forma ed inoltre quella dei corpuscoli 
in esso contenuti e loro disposizione, e per segnare il decorso delle 
fibre nervose. E stato poi incluso in paraffina, e sezionato, per stu- 
diarne piu dettagliatamente ]a struttura. 

Ho in seguito trovato nelle sezioni dei bulbi del cuscinetto 
plantare degli altri cavalli due o tre corpuscoli analoghi al prece- 
dente, pero il volume dei corpuscoli secondari, la loro disposizione 
e la quantita delle lamelle accompagnanti le fibre nervose mielini- 
che era tale da riempire completamente la cavita del corpuscolo 
principale. 

A breve distanza dal corpuscolo riprodotto con la fig. Ill, ho 
trovato un altro corpuscolo terminale, di forma sferica, con un 



- 222 - 



lungo peduncolo. Sono riuscito ad isolarlo ed ho potuto osservare 
che risulta di un involucro composto di poche lamelle, 6-7 in tutto, 
con una clava centrale granulosa e con parecchie fibre nervose. Di 
queste tre penetrano per il peduncolo e quattro per la parte oppo- 
sta. Giunte nella clava' si diramano in vario modo, si anastomiz- 
zano, ed i rami terminali finiscono con rigonfiamenti irregolari. 

Attorno al corpuscolo si trovano molti vasi e nervi e qualche 
capillare arriva nel suo involucro. Ha un diametro di 167 u. 

Io non saprei a che varieta di corpuscoli terminali attribuirlo, 
mi pare pero che abbia una certa analogia con i corpuscoli Golgi- 
Mazzoni della superficie dei tendini. 

Un altro corpuscolo soltanto analogo al precedente mi e riu- 
scito vedere in un altro cavallo. 

Devo ora diclnarare che mai, per quanta speciale cura abbia 
usato, in tutto il cuscinetto plantare ho potuto vedere dei corpu- 
scoli di Krause cilindrici, come vengono disegnati dallo Storch, 
la cui affermazione vien poi confermata dal Martin e daU'Ellen- 
berger e Giinther. 

Io non so se questi tre ultirni anatomici abbiano fatte speciali 
ricerche oppure abbiano ammesso senz' altro le conclusioni dello 
Storch. Certo si e che assolutamente, lo ripeto, a me non e riu- 
scito trovare clave di Krause, e vi e ragione di credere che lo Storch 
abbia considerate come tali i corpuscoli di Pacini, o le loro varieta, 
piu piccoli (che pero non hanno mai un numero di lamine minore 
di 10), giacche egli dice che " i corpuscoli di Krause non si diffe- 
renziano essenzialmente da quelli Vater-Pacini „. Eppure, nella 
figura che da, accanto ad un corpuscolo di Pacini collocauna clava 
di Krause, con la capsula costituita da due lamine, ora se cosi 
realmente l'avesse osservata sotto il microscopio non avrebbe certo 
potuto fare 1'affermazione ora riportata. 

Riguardo aha disposizione dei nervi nelle ghiandole di tutto il cu- 
scinetto plantare, devo dire che essi si comportano, da principio, in 
modo da ricordare la disposizione dei vasi. Abbiamo cioe dei rami ner- 
vosi che arrivano attorno al glomerulo ghiandolare e quivi si ramificano 
ed anastomizzano fra di loro, in maniera da formare, nella capsula 
connettiva, un plesso. Da questo si parbono dei rami piu sottili che 
s'insinuano nei fasci connettivi interposti alle anse tubulari, rami 
che si suddividono ancora in libre inieliniche isolate, le quali, dopo 
un certo percorso, perdono gl 1 invogli e scorrono sulla parete del 
tubo, a tratti ora rettilinei, ora tortuosi, ora spirali. Cedono intanto 
dei rami collateral e si anastomizzano tra di loro, in modo da co- 



- 223 - 



stituire un plesso molto fine. Da questo plesso peritubular e partono 
esili rami che si portano nella parete del tubo, arnvano al disotto 
delle cellule, dove dan no luogo ad un plesso sottoepiteliale, da cui 
si staccano esilissimi ramellini che si spingono e terminano tra le 
cellule secretorie. 

Sul dotto escretore viene anche a formarsi un plesso di sotbili 
rami, emanati dai nervi vicini, plesso che e in continuazione con 
quello delle anse del glomerulo ghiandolare. Allorche i tubi escre- 
tori attraversano parte di un villo o tutto un villo, ricevono anche 
rami dai nervi di questo. 

In tutto il cuscinetto plantare Tinnervazione appare piu abbon- 
dante nell'asino e nel mulo anziche nel cavallo, e cio in relazione 
alia maggiore quantita di ghiandole. 

Nell'asino i corpuscoli di Pacini, e loro varieta, sono quasi 
tutti raccolti nei bulbi del cuscinetto plantare, ed ordinariamente 
sono isolati; nei rami sono rari e nel corpo non ne ho visto che 
uno solo in un caso (v. pag. 215). 

Nel mulo i detti corpuscoli sono per lo piu isolati, ma se ne 
trovano di frequente nei rami, come nel cavallo. In esso anzi rag- 
giungono dimensioni maggiori, potendo arrivare ad una lunghezza 
di 1 mm. o poco piu. 

Anche nell'asino e mulo ho potuto isolare qualche corpuscolo 
analogo a quello della fig. Ill, con 4, 5, 6 corpuscoli secondari, di 
varia forma e racchiusi nel principale. In questo ho visto penetrare 
talvolta tante fibre mieliniche isolate per quanti erano i corpuscoli se- 
condari. In alcuni di questi penetravano due fibre, di cui unadescriveva 
delle anse attorno all'altra, come avviene talvolta nei corpuscoli di 
Herbst, oppure una correva presso che diritta od un po ondulata, e 
l'altra si divideva in tanti rami, che descrivevano delle anse, si 
anastomizzavano fra di loro, in modo da formare un plesso nella 
clava. In questo caso il corpuscolo ricordava quelli di Pacini col 
plesso di Timofeew. 

c) Nel cheratogeno del fettone o zona centrale del tessuto vel- 
lutato i nervi si dispongono come nello strato sottopapillare e nello 
strato superficiale del cheratogeno della suola. 

Devo pero notare una particolarita, cioe che nei villi dei bulbi 
del cuscinetto plantare, villi esaminati in glicerina dopo il solito 
trattamento col metodo dell'impregnazione di Golgi, ho potuto ve- 
dere talvolta (3 osservazioni in tutto) suir estremita di un ramo 
collaterale del nervo principale un rigonfiamento olivare, in tutto 
simile, nell'aspetto, ad un corpuscolo di Meissner, come risultava 



- 224 - 



confrontando successivamente i corpuscoli di questo nome nelle pa- 
pille cutanee del polpastrello di un dito umano, poiche io aveva 
avuto cura di fame sia delle sezioni che delle dilacerazioni in gli- 
.cerina. 

Non ho potato vedere bene pero il decorso della fibra attorno 
al corpuscolo ed il suo modo di terrninare in questo, onde non 
posso asserire se realmente trattavasi di corpuscoli di Meissner. 

Nel cheratogeno del fettone ho notato anche che le fibre ner 
vose formano un plesso sottoepiteliale piuttosto ricco, pero molto rara- 
mente ho visto spingere qualche fibra tra le cellule basilari o poco 
piu oltre. 

Quivi i villi di rado presentano dei rami collaterally che, in 
ogni caso, non sono piu di 2-3 e poco sviluppati. 

Podofilloso. 

Nello strato profondo del corion sottungueale podofilloso arri- 
vano : direttamente molte diramazioni dei nervi digitali, le quali 
corrono in senso obliquo dall'alto al basso e dalle parti posteriori 
verso l'avanti; vi giungono molti rami dello strato profondo del 
corion sottungueale coronario, che scendono ora verticalmente ora 
con direzione piu o meno obliqua verso la punta o verso i talloni; 
vi si distribuiscono i due nervi preplantari, i cui rami collaterali o 
sorio trasversali alia direzione delle lamine o corrono obliquamente 
verso l'alto ed in avanti o rivolti in basso oppure salgono o scen- 
dono quasi verticalmente ; vi arriva ancora qualche diramazione dei 
nervi plantari, che vengon fuori dai fori della faccia preplantare 
della 3 a falange. Quest'ultimi filuzzi nervosi penetrano ncl corion 
volgendosi in tutte le direzioni. 

Nel podofilloso che trovasi alia faccia inferiore della regione 
dello zoccolo, corrispondente alle barre, arrivano rami provenienti 
dal nervo del cuscinetto plantare e del preplantare. 

Tutti i nominati cordoncini nervosi, costituiti da molte fibre 
mieliniche, si dividono e suddividono continuamente, si anastomiz- 
zano in vario modo di frequente, onde costituiscono in tutto il corion 
un plesso, intramezzato alle reti vasali. 

Le diramazioni di questo plesso dello strato profondo del corion 
sottungueale podofilloso sono sempre piu abbondanti a misura che si 
avvicinano alle lamine, ed alia base di quesfce, anastomizzate con 
le branche scendenti dal plesso sottopapillare del coronario, forma- 
no un ricco plepdQ sottolaminare, tra le reti vasali omonime (lig. IV). 



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Dal plesso sottolamivare partono poi i fascetti nervosi destinati 
alle lamine. 

In qneste penetrano (fig. IY) ordinariamente dalla parte cen- 
trale del margine aderente, e talvolta vi s'insinuano con decorso 
trasversale alia direzione della lamina, ma piu di frequente vi en- 
trano con direzione obliqua dall'alto al basso o viceversa, oppure 
compiono una curva, a convessita superiore od inferiore o laterale, 
che in parte trovasi nel plesso sottolaminare in parte nella lamina. 

I fascetti nervosi penetranti nelle lamine possono essere co- 
stituiti da 3-4 fibre mieliniche, ma piu spesso ne hanno 6-7 op- 
pure 10-12. Molti si staccano gia completi dal ]ilesso sotto-lami- 
nare, altri invece si formano dall' incontro di 2-3 rami presso la 
base della lamina. 

Si osservano di tanto in tanto anche dei fascetti nervosi, com- 
posti di 1-2-3 fibre mieliniche, i quali entrano nelle lamine presso 
le sue facce lateralis cioe presso la base delle lamelle secondarie. 

Sull'estremita superiore delle lamine si vede che scendono in 
esse alcuni fascetti nervosi provenienti dal plesso sottopapillare del 
corion sottungueale coronario o dallo strato profondo dello stesso 
corion ; verso il margine preplantare si nota una continuity ed un 
insieme di anastomosi tra i nervi delle lamine e quelli del chera- 
togeno della suola. 

Dopo un breve percorso nelle lamine, i fasci nervosi lasciano 
due rami collateral, uno dei quali corre, piu o meno ondulato, verso 
il basso, l'altro verso l'alto. Entrambi si anastomizzano con i colla- 
teral! dei nervi immediatamente vicini oppure di quelli poco distanti. 
Talvolta invece si nota che i nervi, dopo breve percorso nella la- 
mina, si terminano subito, biforcandosi, ed i due rami che ne risul- 
tano, descrivendo una curva a convessita periferica, si anastomiz 
zano con i collateral dei nervi accanto. 

Intanto i fascetti nervosi, dopo aver lasciati i descritti colla- 
teral, continuano il loro cammino, con direzione obliqua verso il 
margine libero della lamina ed in alto od in basso, lasciano altri col- 
lateral^ che a loro volta si anastomizzano fra loro, e si risolvono, 
presso il detto margine, in 2-3 rami costituiti da un'unica flora, 
ancora mielinica, che subito poi si risolve in piu filamenti senza 
alcun rivestimento. 

Viene in tal modo a formarsi nello strato centrale della lamina 
podofdlosa un plesso nervoso, le cui maglie sono molto irregolari, ma 
ordinariamente allungate seccndo la direzione della lamina stessa. I 
rami che formano tutto il detto plesso possono avere da principio, 



- 226 - 



come abbiamo detto, da 3 a 12 fibre mieliniche, in seguito invece 
ne mostrano da 1 a 5. 

Dal plesso centrale delta lamina podofillosa partono dei rami, 
con 1-3 fibre mieliniche, i quali volgono verso le facce, dirigendosi 
in tutti i sensi, ed arrivano, suddivisi, presso la base delle lamelle 
secondarie, dove si ripartiscono ancora in piu rami. 

Qnesti in parte sono di una sola fibra mielinica, provvista an- 
che della guaina di Schwann, in gran parte invece sono ridotte 
al solo cilindrasse. Sono per lo piu dirette secondo la lunghezza 
delle lamine, spesso si anastomizzano fra di loro, onde danno luogo 
ad un plesso nervoso sottolamellare. 

Dal plesso sottolamellare partono delle fibre, in maggioranza ri- 
dotte al solo cilindrasse, alcune pero anche complete ma con uno 
strato sottilissimo di mielina, le quali penetrano nelle lamelle se- 
condarie, in cui corrono, per un certo tratto, secondo la loro lun- 
ghezza ; poi si risolvono in piu rametti, che si anastomizzano con 
i vicini, ed arrivano sotto Tepitelio. 

Allor che le lamelle secondarie sono provviste di lamelline, an- 
che in queste penetrano dei cilindrassi. 

Ciascun ramo che parte dal plesso sottolamellare puo correre 
indiviso e risolversi in una sola lamella secondaria, puo invece di- 
vidersi in 2-3 ed anche piu filamenti destinati a piu lamelle. 

Al disotto di tutto lo strato epiteliale che ricopre il corion 
della lamina podofillosa si forma un plesso sottoepiteliale, piuttosto 
ricco, costituito dalle nltime diramazioni dei cilindrassi. Molti ra- 
metti di questo plesso finiscono presso le cellule basilari con estre- 
mita sottili, altri mostrano un piccolissimo rigonfiamento, pochi in- 
vece mostrano un ingrossamento a clava, che puo raggiungere, 
qualche volta, una lunghezza di 4 jj-, con una lunghezza di 2 l / v 

Alcune fibre esilissime, in scarso numero pero, penetrano nel- 
Tepitelio, dove formano un plesso intraepiteliale tra le cellule del re- 
ticolo di Malpighi. 

II modo di penetrare dei nervi nella lamina podofillosa ed il 
modo di comportarsi di essi in questa, come e riprodotto nella 
fig. IV, si e studiato su pezzi interi di lamine, le piu sottili, esami- 
nate in glicerina da una delle loro facce. Per stabilire il decorso 
delle ultime diramazioni nervose e loro modo di terminare, sono 
state poi esaminate numerosissime sezioni in serie condotte in 
tutti i sensi : trasversali, verticali, oblique, da una faccia all' altra. 

Nolle villo-papille terminal! delle lamine, i nervi si comportano 
come noi villi del coronario. 



- 227- - 



In tutto il podofilloso non sono mai riuscito a vedere alcuna 
terminazione speciale, non ostante che abbia cercato, nelle sezioni 
e nei preparati per dilacerazione, con la massima attenzione e col 
desiderio, diro cosi, di ritrovarvi qualche corpuscolo, principalmente 
quei di Ruffini descritti dal Vitali. 

Sono rimasto percid convinto che in realta nel podofilloso non 
vi e alcun corpuscolo terminate collegato alia funzione del tatto, e 
cio mi pare tanto piu naturale quando penso alle parole del Fo- 
gliata, in riguardo alia sensibilita tattile nel coronario. Questo di- 




Fig. VI. — Xervi delle latuine podofillose del cheratogeno degli equidi. Figura combinata da due 
preparati. Al disotto della linea tratteggiata si osserva il plesso sottolaminare. 

stinto Podologo, dopo un giudizioso ragionamento, viene a conclu- 
dere che se anche nel coronario si trovassero dei corpuscoli tattili, 
la loro presenza sarebbe affatto oziosa (v. pag. 16). 

Ora, pero, se nel coronario possono essere giustificabili le op- 
poste idee del Bouley e del Fogliata, a me pare che cio non possa 
verificarsi per il podofilloso. Qui credo non sia da discutere se possa 
o no essere sede del tatto, poiche ad esso le sensazioni non potreb- 
bero giungere se non toccando con la faccia preplantare, cio che 
non avviene nei nostri animali. Ne credo sia da ammettersi che 
tale regione sia sede di tanta squisita sensibilita da richiedere ter- 
minazioni speciali, perche il podofilloso non ha quasi altra funzione 
che quella di sostegno. 

Comprendo che queste non sono ragioni bastevoli per escludere 
la presenza di speciali corpuscoli terminali in un organo, ma certo 
e giustificabile il valido appoggio che esse danno al mio convinci- 
mento, dopo il risultato delle mie ricerche. 

Esposto quanto ho potato osservare sulla distribuzione dei nervi 
nel cheratogeno, credo utile darne un riassunto il piu breve possibile: 



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Nel cercine coronario si osserva innanzi tutto un plesso dello 
strato profondo del corion sottoungueale, piu rado nel piano centrale, 
dove pero i fascetti nervosi sono, in genere, piu spessi, costituiti 
da 1 a 30 e piu fibre mieliniche, piu serrato nel piano superficial, 
dove i nervi risulfcano formati da un numero di fibre minori. 

II detto plesso trovasi intramezzato alle reti vasali esistenti 
nello stesso posto, fornisce molti rami agli stessi vasi e manda- 
poi numerose diramazioni al disotto delle papille. Qaivi le suddivi- 
sioni nervose sono piu abbondanti, le anastomosi piu frequenti, onde 
viene a formarsi un plesso soltopapillare, a maglie ordinariamente 
larghe ed irregolari, con rami di 1-8 fibre mieliniche. 

Dal plessa soltopapillare i nervi si porbano nelle papille e nei 

villi. 

Nelle papille generalmente non penetrano che cilindrassi, privi 
di guaine, i quaii segaono l'arteria e si distribuiscono ai vasi, la- 
sciando qualche collaterale per il connettivo e per l'epitelio. 

Nei villi poco sviluppati d'ordinario non penetra che una fibra 
nervosa mielinica, la quale arriva presso l'estremita, perde le guaine 
ed il cilindrasse e si risolve in sottili filamenti. Cede intanto, lungo 
il suo percorso, qualche collaterale, che per breve tratto ha un sot- 
tile strato mielinico e poi si distribuisce ai vasi, mandando talvoita 
rami collateral! alio stroma. L'arteriola dello stesso villo spesso e 
accompagnata da 1-2 fibre senza guaine, provenienti direttamente 
dallo strato sottopapillare. 

Nei villi molto sviluppati penetra un grosso fascetto nervoso, co. 
stituito da 2 4 fibre mieliniche, e spesso 1-2 altre fibre mieliniche 
isolate. II primo fascetto segue l'arteria, va lasciando rami collate- 
ral! per i vasi e per lo stroma, e, assottigliandosi man mano, si 
risolve in piu rami, amielinici, per il terzo terminale del villo ; 
Taltra o le due altre fibre si esauriscono nei due terzi prossimali 
del villo stesso. 

Tutte le diramazioni delle fibre nervose dei villi, oltre quelle 
destinate ai vasi, si dividono e suddividono, si anastomizzano qua 
e la fra di loro, penetrano nelle papille secondarie e nei rami col- 
lateral^ e gli ultimi rami danno luogo ad un plesso sottoepiteliale. 
Alcuni filamenti di questo finiscono presso le cellule basilari del 
corpo mucoso di Malpighi, altri, in scarso numero, si spingono 
tra le dette cellule e qualcuna tra gli strati cellulari successivi 
dello stesso corpo mucoso, dove costituiscono un lasso plesso intra* 
epileliale. 

Nel coronario non si trova alcun corpuscolo terminale speciale. 



- 229 - 



Nel perioplico i nervi si oomportano come nel precedente cer- 
cine, ma sono un poco piu abbondanti e generalmenfce pi a sottili. 

Nel cheratogeno delta suola V innervazione e analoga a quella dei 
cercini; e pero piu abbondante, e le ultime diramazioni nei villi ft- 
niscono con ingrossamenti piu sviluppati. 

Nel cuscinetto plantare invece si comportano come nello strato 
profondo del corion dei cercini, sono pero relativamente scarsi piu 
nel corpo che nei rami e piu in questi che nei bulbi. 

Nel corpo del cuscinetto non si trovano speciali corpuscoli ner- 
vosi terminal], solo per eccezione ve ne pub essere qualcuno di Pa- 
cini, o di una varieta di questi. 

Nei rami e nei bulbi si trovano dei corpuscoli terminal], le cui 
dimensioni variano da 140 fx a 700 y. di lunghezza. Nei bulbi dei cu- 
scinetti plantari di mulo, pero arrivano sino ad una lunghezza di 
1 mm. o poco piu. Tali corpuscoli si trovano ordinariamente a gruppi 
di 2, 3, 4, qualche volta in maggior numero e di frequente isolati. 
Essi non stanno vicino alle ghiandole, ma ordinariamente sono disco- 
sti da queste. Alcuni di essi sono puramente corpuscoli di Pacini, 
altri invece sono una varieta di questi, analoghi ai corpuscoli di Key 
e Re tzi us ed a quelli di Herbst. 

Si trovano ancora dei grossi corpuscoli, risultanti da lame-lie ana- 
loghe a quelle dei corpuscoli di Pacini, che contengono nel loro in- 
terno 4 6 corpuscoli minori. Questi hanno un involucro di 14-19 
lamelle e la loro flbra nervosa, giunta nella clava, o si divide in pa- 
recchi rametti, terminanti ciascuno in un bottone, come avviene 
talvolta nei corpuscoli di Pacini, o forma delle anse, come in quelli 
di Key e Retzius e nelle clave di Golgi, o corre diritta e flnisce 
con un ingrossamento, fiancheggiato da nuclei sparsi nella clava, 
.quasi come in quelli di Herbst. Altre volte alcuni di questi corpu- 
scoli cosi associati ricordano quelli di Pacini col plesso di Timo- 
feew. Le fibre dei vari corpuscoli possono derivare da un' unica fibra, 
o da diverse, appartenenti pero ad un medesimo ramo. NeHMnvo- 
glio racchiudente i corpuscoli associati arrivano dei cilindrassi dei 
nervi vicini. 

Nei bulbi del cuscinetto plantare si puo osservare qualche raro 
corpuscolo analogo a quello di Golgi-Mazzoni della superficie dei 
tendini. 

Nel cuscinetto plantare non vi sono clave di Krause. 

Nelle ghiandole del cuscinetto plantare i nervi formano nella 
capsula connettiva un primo plesso, a fibre mieliniche, dal quale 
partono rami che vanno tra le anse tubulari, attorno a cui for- 



- 230 - 



mano un plesso peritubular -e, molto fine, con fibre senza alcun in- 
voglio. Queste mandano diramazioni per dar luogo ad un plesso 
sottoepiteliale, da cui esili fibre si spingono tra le cellule secretorie. 

Nel cheratogeno del fettone i nervi si coraportano come nello 
strato sottopapillare e nello strato superficiale del cheratogeno della 
suola. In qualche villo, sebbene raramente, si osserva talvolta una 
speciale forma di terminazione nervosa, che ricorda i corpuscoli di 
Meisner. 

Nel podofilloso i nervi form an o un primo plesso nello strato pro- 
fondo del corion ed un altro sottolaminare. Da questo i fascetti ner- 
vosi, con 1-12 fibre mieliniehe, penetrano, in vario modo, nelle la- 
mine, in ciascuna delle quali danno luogo ad un plerso dello strato 
centrale delta lamina podofillosa, da cui poi si staccano i rami che 
volgono verso le facce e vanno a risolversi, presso la base delle 
lamelle secondarie, in un plesso sottolamellare. I rami partenti da que- 
st'ultimo, con scarsa mielina o ridotte al solo cilindrasse, si spin- 
gono nelle lamelle e nelle lamelline e vanno a formare un plesso sot- 
toepiteliale. Le diramazioni ultimo dei cilindrassi finiscono presso le 
cellule basilari con estremita sottili o con un piccolo rigonfiamento e 
solo qualcuna con un ingrossamento a clava di 1-2 [j. od al massimo 
di 4 u. Qualche fibra si spinge tra Tepitelio, si anastomizza talvolta 
con le altre, onde ha luogo un plesso infraepiteliale. 

Nel podofilloso non si trova alcun corpuscolo nervoso terminale 
speciale. 

DaW Istituto anatomico della B. Scuola Sup. Veterinaria di Torino. 



SUNTI E RIVISTE 



19. Russo A. — I mitocondri od i globuli vitellini dell'oocite di Goniglia alio stato 
normale cd in condizioni sperimentali. Contributo alio studio del deutolecitc 
ed alia differenziazione ^essuale dello ova di Mammiferi. — Noia i. Atti 
dett'Acc. Oioenia di sc. nat. in Catania. Serie 5, Vol. 2, 1909. 

20. Id. — Sulla cromolisi delle cellule della granulosa durante il digiuno e sul suo 
sijruilicato nella differenziazione scssualc delle ova di Mammiferi. — Nota 2. 
I bide in. 

L'A. ha corcato di stabilire un conlronto tra l'evoluzione dei mitocondri o 
dei globuli vitellini alio stato normale e negli animali lecitinizzati. 

Ncgli oooiti con follicoli a cellule piatte doi cqnigli normali mancano dol 



- 231 - 



tutto i material] deutoplasmatici ; i granuli mitocondriali sono ammucchiati in 
grumi alia periferia dell'oocite; in oociti piu ovoluti i mitocondri si dispongono 
in file, le quali si anastomizzano fra loro, costituendo inline una rcte di cordoni, 
nelle maglie della quale si formeranno i vacuoli contenenti il materialo deuto- 
plasmatico liquido del vitello. 

I globuli vitellini si costituirebbero per fusione di alcuni granuli mitocon- 
driali e per trasformazione della loro natura microchimica. 

Nell'oocite con follicolo a 3 o piu piani di cellule i materiali deutoplasma- 
tici sono al completo; si osserva una vera rete vitellina, come la definisce l'A., 
lungo la quale aono disseminati i globuli vitellini a struttura mielinica, i quali 
hanno raggiunto il loro dehnitivo sviluppo; le granulazioni mitocondriali si 
distinguono tuttora, colorite in azzurro in preparati al metodo Ben da. 

Perd anche in follicoli maturi si osservano uova ben sviluppate, le quali 
son provviste di globuli vitellini, ed hanno le cellule della granulosa in cromo- 
lisi; FA. ritiene che queste uova siano fecondabili. 

Xelle coniglie alle quali fu somministrata della lecitina, sia per bocca che 
per iniezione sottocutanea, Tooplasma appare colorito in azzurro piu intenso 
che nel normale, la disposizione reticolare delle trabecole di mitocondri si svi- 
luppa piu precocemente e diviene piu presto accentuata che nel normale; infine 
anche i granuli acidofili a struttura mielinica si lormano piu presto. L'aumento 
delle granulazioni mitocondriali in seguito a somministrazione di lecitina sarebbe 
indice del migliorato metabolismo animale. 

In una pubblicazione precedente l'A. aveva descritto due specie di uova 
prossime alia maturita, Tuna ricca, l'altra priva di materiali deutoplasmatici ; le 
presenti ricerche dimostrerebbero che le uova della prima specie hanno rag- 
giunta 1' ultima tappa del loro sviluppo normale e che per un metabolismo at- 
tivo si conservano a lungo in tale stato, le uova della seconda specie a meta- 
bolismo meno energico, oltrepassano facilmente tale stato e consumano la loro 
riserva nutritiva; nel secondo case la granulosa e in degenerazione e percio 
si trasforma essa stessa in materiale nutritizio. 

Le prime uova sarebbero destinate a produrre individui di sesso femminile, 
le seconde di sesso maschile; e tale supposizione viene avvalorata dalla per- 
centuale dei nati dei due sessi nelle coniglie normali ed in quelle lecitinizzate. 
Questi risultati si accorderebbero colle idee e coi risultati di Her twig sull' in- 
fluenza della maturita delle uova nella determinazione del sesso. 

Nella 2 a nota l'A. si pone il quesito se le uova mature con granulosa in 
degenerazione cromatica, alle quali accennammo piu sopra, siano normali o no. 

Nelle coniglie digiunanti per 15-20 giorni si osserva che in tutti i follicoli 
vescicolosi le cellule della granulosa parietale perdono i rapporti che avevano 
fra loro e si distruggono per cromolisi nucleare; nella granulosa ovulare alFin- 
contro i fatti degenerativi sono scarsi. L'oocite e sempre integro. 

Tale processo cromolitico ha molta analogia con quello descritto nelle cel- 
lule dei vitellogeni dei Platodi. 

E noto del resto che anche normalmente si osservano, per quanto in mi- 
sura minore, dei fatti di cromolisi negli elementi della granulosa parietale ; que- 
sti fatti verrebbero limitati secondo il R. dalla somministrazione di lecitina. 

Se ci riferiamo ai fatti esposti nella l u nota, se ne pud indurre che assieme 
ai caratteri del vitello anche il follicolo abbia il suo valore nel processo della 



- 232 - 



differenziazione sessuale ; le uova con granulosa parietale in dcgenerazione e 
con scarsi globuli vitellini sarebbero da considerare come elementi che hanno 
oltrepassato roptimum del loro sviluppo (ultramaturi) ; se queste uova vengono 
fecondate producono a preferenza maschi. 

In base ai risultati della nutrizione piu attiva dell' oocite ottenuta sotto la 
influenza del digiuno, e deiripernutrizione dell'ovaia ottenuta con la lecitina, si 
pud assegnare un valore piu diretto alia causa naturale, che fa durare a lungo 
Id stato optimum delle uova e che ne accelera la fine, e il cui segno ci e dato 
dal fenomeno della cromolisi della granulosa parietale. 

21. Fusari Romeo. — Sul solco orbito-frontale. — Giorn. di R. Acc. di Meclicina 
di Torino, Anno 73, n. 5-7, pp. 202-203. Torino, 1910. 

Col nome di orbito-frontale, il Giacomini (1884) descrisse un solco del man- 
tello cerebrale che con una certa frequenza si trova nella parte anteriore infe- 
riore del lobo frontale, al limite fra la faccia frontale e la faccia orbitaria di 
questo lobo. II solco, quando e presente, interrompe il decorso dei tre giri fron- 
tali longitudinali ed entra in anastomosi con i solchi che dividono tali giri. 

Ad un solco simile aveva gia accennato il Benedikt (1879), il quale voile 
chiamarlo col nome non bene appropriato di solco orbitario esterno. Successi- 
vamente dal Wernicke esso venne anche detto solco fronto-marginale, denomi- 
nazione che ebbe poi piu fortuaa di quella adottata dal Giacomini, sebbene non 
avesse su questa alcun vantaggio, anzi forse meno precisa, perche il lobo fron- 
tale possiede piu margini. Comunque sia il solco attird 1'attenzione di molti 
anatomici e piu che come solco a se fu dalla maggior parte considerato come 
prodotto dalle branche di biforcazione dell'estremita anteriore dei solchi fron- 
tali longitudinali e specialmente del solco frontale medio. II Retzius (1896), che 
si occupd dello studio morfologico del cervelli fetali, notd in parecchi casi, in 
feti del sesto mese, un ben distinto solco frontale marginale, ma considerd que- 
sto come solco transitorio. 

A proposito di questo solco PA. presenta delle fotografie e dei preparati 
che dimostrano le seguenti particolarita : 

1° II solco orbito-frontale pud comparire al principio del sesto mese, quan- 
do sulla faccia convessa deU'emisfero non si trova altro che una lieve traccia 
del solco di Rolando ; 

2° 11 solco orbito-frontale nel feto pud avere sede alquanto variabile, cioe 
in alcuni casi e riportato decisamente sulla faccia frontale del lobo frontale, in 
altri sulla faccia orbitaria; sempre esso si manifesta come un' incisura ben netta 
non mai interrotta, diretta trasversalmente ed abbastanza profonda ; 

3° Al scttimo mese, quando gli altri solchi del lobo frontale sono bene 
manifesto, per quanto non al)biano ancora raggiunto il pieno sviluppo, il solco 
orbito-frontale appare ancora indipendente da questi ed e sempre profondo; 

4" Anche nel primo mese dopo la nascita lo stesso solco pud apparire bene 
sviluppato ed indipendente dalla biforcazione anteriore del solco frontale medio; 

5° NelPadulto il solco orbito-frontale pud trovarsi anastomizzato con i 
solchi frontali o eon uno di essi, ed allora e facile confondcrlo con una semplice 
biforcazione a j. di questi. In tali casi l'esamo della profundi ta del solco costi- 
tuisce un mezzo di diagnosi, porchc quando il solco e molto profondo (pud es- 
Bore pili profondo dello stesso solco frontale medio) si pud ooncludere per la 
persistenza del solco orbito-frontale del feto. 



- 233 - 



6° Da alcuni anatoraici fu notata nell'adulto la duplicita del solco orbito- 
frontale. Questa duplicita si spiega ammottendo che uno dei solchi, il superiore, 
sia dovuto alia biforcazione di uno dei solchi frontali, raentrc 1'altro inferiore, 
sia ancora il solco orbito-frontale che si riscontra talvolta nel feto. 

22. Bion !i Gicsue. — Osservazioni sullo sviluppo e sulla struttura dei nuclei 
d'origine dei nervi oculomotore e trocleare nel polio. — Rivista ital. di 
Neuropatol., Psichiatr. ed Elettroterapia, vol. 3, fasc. 7, Estr. di pp. 27. 

L'A. si e proposto lo studio delle modificazioni successive che si verificano 
nei primitivi abbozzi dei nuclei di origine delPoculomotore e del trocleare, lino 
a che essi abbiano acquistato la costituzione anatomica che hanno nell'adulto. 
II materiale del quale si e servito appartiene ad embrioni di polio dal 4° al 21° 
giorno di incubazione. I preparati furono eseguiti, sia ricoiTendo a fissazioni 
e colorazioni comuni, sia applicando il metodo all'argento ridotto di Gajal. 

Le conclusioni alle quali l'A. e giunto, che testualmente riportiamo, sono le 
seguenti : 

I. II nucleo d'origine del nervo oculomotore nel polio proviene da due ab- 
bozzi erabrionali, uno principale ed uno accessorio. L 1 abbozzo principale forma 
primitivamente, e fino al 5° giorno costituisce da solo, il nucleo. L'abbozzo ac- 
cessorio invece si diff'erenzia in una epoca piu tardiva e comincia a rendersi 
evidente a partire dal sesto giorno d'incubazione. 

II. Dall'abbozzo principale dapprima omogeneo si differenziano dall'8 0 al 10° 
giorno d' incubazione i gruppi cellulari ventrale, postero-interno e postero-esterno. 

III. DalFabbozzo accessorio provengono accessori gruppi cellulari dorso-late- 
rale e mediale. * 

IV. Le fibre radicolari del nervo oculomotore lino al 5° giorno d'incubazione 
sono omolaterali. 

Al 6° giorno si ha la primitiva comparsa di fibre che si decussano sulla li- 
nca mediana con quelle del lato opposto. 

V. Al settimo giorno incomincia assai evidente una migrazione di neurobla- 
st fra i due abbozzi principali del nucleo deH'oculomotore e dura fino al 10°-11° 
giorno. 

Assai probabilmente da questi neuroblasti migrati si origina la maggior 
parte delle fibre radicolari crociate. 

VI. Al lato mediale del gruppo cellulare postero-interno della porzione prin- 
cipale dell'oculomotore esiste un piccolo gruppo di cellule di dimensioni poco 
considerevoli, che negli embrioni e nettamente separato da esso e che nello 
adulto vi si trova accollato senza esserne piu distinto da alcun limite netto. 
Probabilmente trattasi di cellule che danno origine a fibre dell'oculomotore. 

VII. I nuclei d'origine dei nervi oculomotore e trocleare si presentano nelle 
prime fasi del loro sviluppo perfettamente isolati ed indipendenti 1' uno dall'al- 
tro, mentre nelle fasi ulteriori si vanno sempre piu avvicinando e nell' adulto 
vengono a contatto, in maniera che l'uno sembra la continuazione deiraltro. 

VIII. II nucleo d'origine del nervo trocleare si origina come un cumulo di 
neuroblasti situato nella regione deiristmo sul pavimento dell'acquedotto di Sil- 
vio. Questi neuroblasti fin dalTinizio inviano i loro cilindrassi dorsalmente. 

IX. Non esistono nel polio fibre radicolari del trocleare che si uniscono con 
quelle del lato opposto e che subendo un nuovo incrociamento nel velum me- 
dullare anterius divengono omolaterali. 



- 234 - 



23. Luna Emerico. — Sulla innervazione dei muscoli lombricali della mano. — 

Arch, di Anatomia patologica e sc. affini. An. 6, Fasc. 1. Estr. di pp. 9. 
Palermo, 1910. 

Di fronte alle opinioni discordi sulla parte che i nervi mediano e cubitale 
prendono alia innervazione dei muscoli lombricali della mano, l'A. ha proceduto 
ad accurate dissezioni su cento individui. 

Riferiamo testualmente i resultati che egli ha ottenuto dalle sue ricerche : 
« Primo lombricale. — II primo muscolo lombricale riceve costantemente 
le sua innervazione dal mediano sotto forma di uno o, piu raramente, di due 
sottili rami nervosi, i quali possono provenire (10 °/ 0 ) dal tronco comune, ma 
ordinariamente provengono dal quarto ramo terminale del n. mediano (90 °/ 0 ). 

« Secondo lombricale. — II secondo muscolo lombricale riceve ordinaria- 
mente un ramoscello dal 5° ramo terminale del mediano : esso penetra nel mu- 
scolo per la sua faccia volare, ed alle volte si divide in due rami, dei quali uno 
penetra nel muscolo nella porzione prossimale, l'altro nella porzione distale. 
Solo raramente (5 %) il secondo lombricale riceve anche un ramoscello dalla 
branca volare profonda del n. cubitale. 

« Terzo lombricale. — II modo di comportarsi della innervazione del terzo 
lombricale varia a seconda che noi resaminiamo nella mano destra o nella mano 
sinistra, ed e questa la ragione per la quale gli Autori sono in cosi grande di- 
saccordo sulla innervazione di questo muscolo. Ho riscontrato di fatti che nella 
mano sinistra il terzo lombricale e generalmente (90 %) innervato dal ramo 
volare profondo del nervo cubitale : solo nel 10 % dei casi tale muscolo e prov- 
v«sto di una doppia innervazione, perche oltre al ramoscello proveniente dal 
ramo volare profondo del n. cubitale, riceve un liletto nervoso dal sesto od ul- 
timo ramo terminale del n. mediano. Gome ho gia ricordato in una nota pre- 
cedente (*) questi due liletti nervosi, dopo di aver somministrato dei ramoscelli 
piu o meno numerosi alle due facce del muscolo lombricale, si anastomizzano 
nello spessore del muscolo, sicche dilacerando a brandelli il ventre muscolare, 
resta l'anastomosi in forma di un filamento nervoso teso tra il ramo terminale 
ultimo del mediano ed il ramo volare profondo del nervo cubitale. 

Nella mane destra si riscontra invece il fatto inverso, e cioe il terzo lom- 
bricale e innervato regolarmente (90 %) da un esile ramoscello proveniente dal 
ramo volare profondo del n. cubitale e da un ramoscello, spesso molto esile, 
proveniente dalla sesta od ultima branca terminale del n. mediano. 

Questi due liletti nervosi, che penetrano rispettivamente per la faccia vo- 
lare e dorsale nel muscolo lombricale e danno al muscolo dei rami collateral], 
finiscono con l'incontrarsi e con l'anastomizzarsi. 

Nel 10 % dei casi il 3° lombricale e innervato solo dal ramo volare pro- 
fondo del n. cubitale. 

« Quarto lombricale. — II quarto lombricale riceve costantemente un ra- 
moscello nervoso dal ramo volare profondo del n. cubitale: questo lilamento, in 
generate molto breve, pei'fora l'aponevrosi profonda della mano e penetra nel 
muscolo per la sua faccia ventrale. Non ho mai notata la provenienza del li- 
letto nervoso dal ramo volare superlicialc del nervo cubitale ». 



(i) v.. Luna, Pre^nente lotttomosi bra il a. mediano ed il ramo volar*' profondo del a, oubtta] 

in A imtoiii isrhrr Anzci'jrr, XXXVI lid. t'JiO. 



- 235 - 



24. Ducceschi V. — Gli organi della sensibilita cutanea nei Marsupiali. — Arch, 
di FisioL, Vol. 7. ded. al Prof. G. Fano. Firenze, 1909. 

II distribute le 14 forme di espansione nervosa che conosciamo nella cute 
dell'uomo (tenendo conto soltanto di quella dei polpastrelli) fra le quattro rao- 
dalita sensitive della cute (per il contatto, il caldo, il freddo ed il dolore) e 
quasi impossibile, per la scarsita delle nostre cognizioni in proposito. L'A. si e 
dovuto convincere che le reazioni ordinarie dirette ad identincare le espansioni 
nervose cutanee non rispondono alio scopo, se si tratta di minuti frammenti, 
come quelli che si hanno a disposizione quando si studiano istologicamente dei 
punti sensitivi isolati. 

La speranza di incontrare in un Mammifero inferiore una semplificazione 
di questo importante problema indusse l'A. alia presente ricerca; e la specie 
studiata (Didelphys marsupialis) ha il vantaggio di avere all'estremita un organo 
prensile dotato di grande sensibilita. 

Nella cute della mano l'A. riesci a mettere in evidenza col metodo Ruffini 
al cloruro d'oro le seguenti varieta di espansioni nervose: fra le espansioni sen- 
sitive papillari, i corpuscoli di Meissner, le espansioni nervose libere papil- 
lari, le fibre nervose libere papillari, la rete amielinica papillare ; fra le espan- 
sioni subpapillari pochi corpuscoli di Meissner di piccolo volume; inline nel 
pannicolo adiposo sottocutaneo i corpuscoli di Pacini. 

E evidente che nel Didelphis l'apparato della sensibilita cutanea e di gran 
lunga piu semplice che nell'uomo. L'epidermide e in questa specie sottile e poco 
innervata, e l'A. ritiene, in accordo colla maggioranza degli osservatori, che le 
sue terminazioni sensitive siano destinate alia sensibilita dolorifica. 

I corpuscoli del Meissner, i quali nnora erano stati osservati solo nell'uomo 
e nelle scimmie, sarebbero gli organi della sua sensibilita tattile ; e noto che 
questo fu gia asserito per la cute umana e l'A. invoca per il suo caso lo stesso 
argomento che fu tratto in campo per l'uomo: che tali organi si trovano sol- 
tanto sulle superfici tattili propriamente dette e mancano nelle regioni prov- 
viste di peli, ove le reti nervose delle guaine pilifere assumono la funzione di 
organi tattili. 

. Le espansioni libere debbono essere considerate per eliminazione come or- 
ganj ricettori degli stimoli termici ; ed il loro scarso numero, in rapporto colla 
ricchezza di corpuscoli tattili, starebbe in accordo con la poverta di impressioni 
tetmiche alle quali e soggetto il Didelphys. 

25 Versari Ricca-do. — La morfogenesi della guaina dell'uretere umano. — 
Atti d. R. Accad. Sc. mediche pel 1909. Palermo, 1910. Estr. di pp. 7. 

Waldeyer, e Zuckerkandl dopo di lui, hanno ritenuto che i fasci mu- 
scolari della guaina ureterica appartengono alia vescica urinaria. Al contrario 
Disse opina che la connessione di tali fasci colla mjscolatura della vescica sia 
solo apparente, e che effettivamente essi siano una dipendenza della muscola- 
tura dell'uretere. Per dirimere la controversia, l'A. ha eseguito delle ricerche in 
una serie di feti umani, a cominciare dal principio del 4° mese lunare, e di 
bambini di un anno ed oltre ; ed e pervenuto alle seguenti conclusioni : 

1.° Poiche Turetere, nella sua porzione intramurale, e circondato da uno 
speciale rivestimento fatto da tessuto connettivo nel quale si rinvengono dei 
fasci di fibre muscolari lisce che assomigliano, sia per i loro caratteri morfolo- 



- 236 - 



gici e sia anche in gran parte per la loro origine, a quelli contenuti nel tes- 
suto connettivo che circonda la porzione extramurale deiruretere piu vicina alia 
vescica urinaria, e opportuno aramettere che esiste un guaina ureterica, la quale 
ci presenta a considerare una porzione intramurale ed una porzione extra- 
murale ; 

2. ° La porzione intramurale della guaina contiene fasci muscolari che nel 
tratto interposto fra la parete posteriore dell'uretere e la parete vescicale pro- 
vengono per la maggior parte dal tri^ono di Lieutaud ed in parte minore 
sono una dipendenza della muscolatura vescicale ; nel tratto invece interposto 
fra la parete anteriore e la parete vescicale contiene fasci muscolari che sono 
esclusivamente una dipendenza della muscolatura vescicale ; 

3. ° La porzione extramurale della guaina, la quale solo e stata lino ad 
ora indicata col nome di guaina ureterica, e che Waldeyer ha in modo spe- 
ciale illustrato, comprende nel suo spessore fasci muscolari che, contrariamentc 
alia opinione sostenuta da Disse, non provengono gia da una diflerenziazione 
della muscolatura ureterica, ma sono invece una esclusiva dipendenza della to- 
naca muscolare della vescica urinaria. E del resto i risultati delle ricerche 
dall'A. eseguite nei feti e nei bambini per mezzo di sezioni esaminate al micro- 
scopio ricevono una conferma indiscutibile anche da una attenta dissezione ma- 
croscopica praticata in individui adulti, nei quali, col sussidio di una grossa 
lente a piccolo ingrandimento, si riesce a constatare che i fasci muscolari della 
porzione extramurale della guaina sono in diretta connessione colla muscola- 
tura vescicale ; 

4. ° La differenza di grossezza fra i fasci muscolari della guaina e quelli 
della tonaca muscolare dell'uretere e apprezzabile gia nel momento nel quale 
se ne constata la loro prima apparizione, cosi che essa e manifesta nei feti della 
line del 4° e del principio del 5' mese lunare per la porzione intramurale, e 
nei feti della line di quest'ultimo mese per quel piccolissimo tratto della por- 
zione extramurale della guaina che si riscontra a quest'epoca sviluppato a ri- 
dosso della parete posteriore dell'uretere; 

5. ° La presenza della guaina dell' uretere, gia costituita nelle sue parti 
essenziali quando ancora non si rinviene la fessura ureterica descritta da Wal- 
deyer, sta inoltre a dimostrare che il suo sviluppo e indipendente da quello 
della fessura. D' altra parte la formazione di uno spazio o fessura ureterica fra 
l'uretcrc e la sua guaina, convalida il reperto embriologico, perche se i fasci 
muscolari contenuti nella guaina provenissero dalla muscolatura ureterica, le 
intime connessioni genetiche con quest' ultima avrebbero con grande probability 
dovuto determinare la formazione della fessura a preferenza fra la guaina e la 
parete vescicale. 



GOSIMO GHEEUDINI, AMMINISTR ATORE-RKSTONSAKILK 



Pinnae, mho. Tip. L. Moeolal, Via Faenaa, 44. 



Monitore Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKRTTO 

dai DOTTOHI 

GIULIO GHIARDGI EUGENIO PIGALBI 

Prof, di Anatomia jumana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

nel K. Iatituto di Studi Super, in Firenze nella R. Universita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenee. 
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXI Anno Firenze, Novembre Decembre 1910. N. 



Bibliografia. — Pag. 239-249. 



Rendiconto della nona Assemblea ordinaria e del Convegno 
deirUnione Zoologica italiana in Napoli 
(12-16 Settembre 1910). 

Seduta inaugurate. — Pag. 251. 

Discorso del Rettore dell' Universita. — Pag. 251. 

Saluto del Sindaco di Napoli. — Pag. 252. 

Discorso del Presidente dell' Unione prof. Garaerano. — Pag. 252. 

Seduta antimeridiana del 13 settembre. — Pag. 257. 

Seduta antimeridiana del 14 settembre. — Pag. 274. 

Seduta antimeridiana del 16 settembre. — Pag. 299. 

Seduta pomeridiana del 16 settembre. — Pag. 325. 

Adesioni. — Pag. 327. 

Elenco delle Comunieazioni scientifiche. 

Bentivoglio T. — La Lindenia tetraphylla in Italia — Pag. 309. 

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Cerruti A. — Genni sulle larve di un Prionospio. — Pag. 311. 

Delia Valle P. — Le analogie fisico-chimiche della formazione e della dissolu- 

zione dei cromosomi. — Pag. 265. 
Fedele M. — Sulla innervazione del cuore nei Rettili e nei Batraci. — Pag. 291. 



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Grieb A. — Sullo sviluppo del sistema nervoso centrale della Lacerta muralis. 
— Pag. 287. 

Iroso I. — Prirao contribute) alia conoscenza dei Rotiferi del lago-stagno cra- 

terico di Astroni. — Pag. 299. 
Marcolongo I. — Primo contribute* alio studio dei Gastrotrichi del lago-stagno 

craterico di Astroni. — Pag. 315. 
Mileo A. — L'osso trasverso nel carpo dei Ghirotteri. — Pag. 318. 
Monticelli Fr. Sav. — La fauna del lago-stagno craterico degli Astroni — 

Pag. 307. 

Pierantoni U. — La simbiosi ereditaria e la biologia sessuale d'lcerya. — 

Pag. 294. 

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le sorgenti luminose. — Pag. 275. 
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tenute in digiuno e sul suo valore biologico. — Pag. 312. 
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Silvestri F. — Notizie preliminari sullo sviluppo del Copidoso?na Buyssoni 

(Meyr) Hymenoptera: Chalcididae. — Pag. 296. 
Vessichelli N. — Di un nuovo Dacnitis parassita del Petromyzon planeri. — 

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Pag. 322. 

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Monticelli Fr. Sav. — Proposta sullo studio della fauna marina costiera del 

litorale italiano. — Pag. 263. 
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gica. — Pag. 322. 

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Actinomyxidien, Microsporidicn). — Pag. 291. 



- 239 - 



BIBLIOGR AFI A 



Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia. 



XII. Vertebrati. 

II. PARTE ANATOMIC A. 
1. Parte generale. 

Chiarugi Giulio. — Atlante di Anatoraia dell' uomo ad uso degli artisti. Ripro- 
duzione ed illustrazione di preparati anatoraici, di modelli e di opere d'arte. 
Preparati di A. Banchi; disegni di E. Mack-Orlandini. — Firenze, Isti- 
tuto Micrografico italiano, in folio. In cor so di pubblicazione. Pubblicati 
i fasc. I-IV. (Edizione italiana, francese, inglese e tedesca). 

Misuri Alfredo. — Ricerche sulla struttura della coda normale e rigenerata 
nella Lacerta muralis Merr. — Boll. Soc. Zoologica italiana, Ser. II, 
Vol. 11, {Anno 19), Fasc. 3-6, pp. 103-135. Roma, 1910. 

Paravicini Giuseppe. — Di un' interessante microcefala littleiana. — Arch. p. 
VAntrop. e VEtnol., Vol. 37, Fasc. 2, pp. 113-289 con tav. Firenze, 1907. 

3. Apparecghio tegumentale. 

Bizzozero E. e Botteselle. — Sull'apparato reticolare interno nelle cellule delle 
ghiandole sudoripare e sebacee. — Vedi M. Z., XX, 10, 284. 

Sterzi Giuseppe. — II tessuto sottocutaneo (Tela subcutanea) : Ricerche anato- 
miche. Con tav. I- VI. — Arch. Hal. Anat. ed Embriol., Vol. 9, Fasc. 1, 
pp. 1-172. Firenze, 1910. 

4. Apparecghio sgheletrico. 

Brunati Roberto. — Sopra alcune ossa faringee fossili spettanti al gener Labrus 
e considerazioni sopra le ossa faringee di alcuni Labridi viventi nel Mediter- 
raneo. — Atti Soc. ital. Sc. nat. e del Museo Civ. di Stor. nat. in Milano, 
Vol. 48, Fasc. 2, pp. 103-114, con tav. Pavia, 1909. 

Castelli Daniele. — Studi di pelviologia e pelviograna ostetrica. — Annali 
Ostetricia e Ginecologia, An. 32, Vol. 2, N. 8, pp. 323-364, con tavole. 
Milano, 1910. 

Cevidalli A. — Sinostosi e asirametria cranica nel feto. — Rend. Accad. medico- 
fisica fiorentina, Seduta 1° Giugno 1910, in : Sperimentale, An. 64, 
Fasc. 3, pp. 423-424. Firenze, 1910. 

Ruffini A. — Gontributo alio sviluppo dell' aponsi mastoide. — Vedi M. Z., 
XX, 10, 283. 



- 240 - 



Serafini Giuseppe. — Costa cervicale. Disturbi del plesso brachiale. Tic del collo. 

Resezione extraperiostea della costa. — Giorn. Accad. Medicina Torino, 

An. 73, N. 3-4, pp. 141-144. Torino, 1910. 
Yalenti Giulio. — Sopra Torigine delle eoste nella ontogenesi del Gongilus 

ocellatus. — Vedi M. Z., XX, 10, 284. 
Vedova (Delia) T. — II periodo iniziale nello sviluppo del seno mascellare. — 

Vedi M, Z., XX, 5, 156. 
Vitali Giovanni. — Anatoraia e sviluppo della mandibola e dell'articolazione 

mandibolare. — Vedi M. Z., XX, 10, 284. 
Vram Ugo G. — Accresciraento e sviluppo del cranio del Cynocephalus hama- 

dryas. — Boll. Soc. Zoologica italiana, Ser. II, Vol. 11, (Anno 19), Fasc. 3-0, 

pp. 136-208, con 9 fig. Roma, 1910. 

5. Apparegghio muscolare. 

Trinci Ugo. — Un caso di assenza congenita del muscolo grande obliquo sini- 
stra delPaddome. — Rendic. Accad. medico-ftsica Fiorentina, seduta 16 
Marzo 1910, in: Sperimentale, An. 64, Fasc. 3, pp. 397-398. Firenze, 1910. 

Zavatteri Edoardo. — Ricerche sulla muscolatura della lingua dei Geconidi. Con 
tav. — Atti R. Acc. d. Scienze di Torino, Classe Sc. fis. mat. e nat., 
Vol. 44, Disp. 6, pp. 196-204. Torino, 1909. 

6. APPARECGHIO 1 NTESTINALE CON LE ANNESSE GHIANDOLE 

Citelli S. — lpofisi faringea nei bambini. Rapporti colla tonsilla faringea e col- 

T ipofisi cerebrale. Nota prelim. — Boll, malat. d. orecchio, gola e naso, 

An. 27, N. 11, pp. 241-246. Firenze, 1909. 
Giannelli Luigi. — Contributo alio studio dello sviluppo del pancreas negli 

uccelli. — Vedi M. Z., XX, 10, 283. 
Giannelli Luigi. — Particolarita riguardanti lo stomaco e le sue aperture pi- 

lorica e cardiaca in un embrione umano di circa 75 giorni. — Vedi M. Z., 

XX, 5, 155. 

Golgi Camillo. — Di una minuta particolarita di struttura dell'epitelio della 
mucosa gastrica e intestinale di alcuni vertebrati. — Vedi M. Z., XX, 
5, 157. 

Morgera Arturo. — Sulla glandula digitale degli Scyllium del Golfo di Napoli. 

— Boll. Soc. di Naturalisti in Napoli, Ser. II, Vol. 3, (Anno 23), pp. 50-52. 
Napoli, 19 W. 

Raineri G. — Ghiandole salivari ed organi genitali interni [Conigfio]: nota prev. 

— Vedi M. Z., XX, 10. 282. 

Vallillo Giovanni. — Di un particolare apparec-chio ghiandolare ossc^rvato in 
uno Struzzo. — Atli Soc. Hal. Sc. nat. e Museo Civ. di St nat. in Mi- 
lam, Vol. 48 (Anno 1909), Fasc. 4, pp. 318 321, con fig. Fa via, 1910. 

7. Apparegghio respiratorio. 

Pema Anlonio> Gonsiderazioni a proposito dello sviluppo dell r albero bron- 
chiale DeU'uomo e in Bos taurus. — Vedi M. z., XX, iO, 283. 

Vbdova (he/la) T. — II periodo iniziale nello sviluppo del seno mascellare. — 
Vedi M. XX, 5, 156. 



8. Tiroide, Paratiroide, Timo, Gorpuscoli timici. 



Rossi Raflaele Pietro. — Contribute* alio studio dclle paratiroidi bovine. — Clin. 
Veter., An. 33, N. 18, pp. 283-289 e N. 19, pp. 303-305. Milano, 1910. 



9. Apparecghio cirgolatorio. Milza e altri organi linfoid:. 

Giannelli Luigi. — Ricerche sullo sviluppo della milza nel polio. — Vedi M. 
Z., XX, 10, 283. 

Luna Enrico. — Sulla irrorazione arteriosa delle glandule soprarenali nell'uomo. 

— Vedi M. Z., XX., 7, 210. 

Martinotti Leonardo. — Sul coraportamento delle Plasmazellen e dei vasi nei 
gangli linfatici in seguito al taglio dei nervi. — Arch. Scienze mediche, 
Vol. 34, Fasc. 5, pp. 403-438, con tav. Torino, 1910. 

Vanzetti Ferruccio. — Sulla presenza di isole cartilaginee nel cuore di Goniglio. 

— Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 73, N. 3-4, pp. 174-175. Torino, 
1910. 

11. Apparecghio urinario e genitale. 

Ayala Giovanni. — Ricerche istologiche sulla struttura del sacco balano-prepu- 
ziale, massimamente in rapporto air esistenza di organi glandolari, e teoria 
patogenetica della balano-postite sraegmatica. — Giorn. intern, sc. med., 
An. 32, Fasc. 16, pp. 731-740, con fig. Napoli, 1910. 

Bovero Alfonso. — Sulfepoca della comparsa delle ghiandole uterine. — Vedi 
M. Z., XX, 10, 282. 

Gaifami Paolo, junior. — 11 comportamento istologico in gravidanza della mu- 
cosa della Portio. — Annali Ostetricia e Ginecol., An. 32, Vol. 2, Fasc. 7, 
pp. 1-118, con tavole. Milano, 1910. 

Ganfini Carlo. — Sulla struttura e sviluppo delle cellule interstiziali dell'ovaio. 
Gontributo alio studio della organogenesi dell' ovaio. — Vedi M. Z., XX, 
10, 283. 

Ganfini C. — Sulle trasformazioni che subisce Fovajo destro degli uccelli (Gallus) 
durante la vita embrionaria. — Vedi M. Z., XX, 10, 283. 

Giorgi Eugenio. — Delle terminazioni nervose negli organi genitali maschili. — 
Vedi M. Z., XX, 5, 157. 

Lettieri R. — Sulla produzione di connessioni vasali tra rene e fegato [Cane]. 

— Vedi M. Z., XX, 12, 327. 

Lunghetti Bernardino. — Sullo sviluppo del canale di Midler nel Passero. — 

Rendic. soc. med.-chir. di Bologna, in Bull. d. Sc. -med., An. 80, (Ser. 8, 

Vol. 9), Fasc. 12, pp. 557-558. Bologna, 1909. 
Lunghetti Bernardino. — Sui primi stadi di sviluppo del condotto di Midler 

negli Uccelli. — Vedi M. Z., XX, 5, 155. 
Milani Pio. — Di alcune apparenze cristalliformi nolPooplasma umano. — Vedi 

M. Z., XX, 10, 283. 
Perna Giovanni. — Sullo sviluppo e sul signilicato dell' uretra nell'uomo. — 

Vedi M. Z., XX, 10, 283. 
Perroncito Aldo. — Mitocondri, cromidii e apparato reticolare interno nelle 

cellule spermatiche. — Vedi M. Z. } XX, 10, 283, 



- 242 - 



Perroncito Aldo. — Condriosomi, cromidii e apparato reticolare interno nelle 

cellule spermatiche. — Vedi M. Z., XX, 5, 156. 
Peruzzi Mario. — Difetti ed anoraalie di sviluppo e di accrescimento nella cor- 

teccia renale, e loro importanza nelle ricerche istopatologiche. Con tav. — 

Sperimentale {Arch. Biologia norm, epatol.), An. 64, Fasc. 3, pp. 237-268. 

Firenze, 1910. 

Raineri G, — Ghiandole salivari ed organi genitali interni. — Vedi M. Z., 
XX. 10, 282. 

Riquier Giuseppe Carlo. — La involuzione dell'apparato reticolare interno nelle 

cellule del corpo luteo. — Bull. Soc. med.-chir. Pavia, An. 24, N. 2, 

pp. 185-190. Pavia, 1910. 
Riquier G. C. — L* apparato reticolare interno nelle cellule del corpo luteo. — 

Vedi M. Z., XX, 10, 285. 
Russo Achille. — Sulla origine dei raitocondri e sulla formazione del deuto- 

plasma nell' oocite di alcuni Mammiferi. — Vedi M. Z., XX, 10, 283. 
Sabella P. — Ectopia e sarcoma bilaterale del testicolo. — Policlinico, An. 17, 

Vol. 17-C, pp. 408-428, con figure. Roma, 1910. 
Sergi Quirino. — Un caso di doppio uretere. — Ricerche fatte nel Laboraiorio 

di Anatomia normale della R. Universitd di Roma ed in altri Labora- 

tori biologici, Vol. 15, Fasc. 2, pp. 109-121, con 3 fig. e 1 tav. Roma, 1910. 
Trinci Giulio. — L 1 evoluzione protogonista prediacinetica dell' eleraento cro- 

matico nell' oogenesi dei Sauri. — Vedi M. Z., XX, 10, 284. 
Uffreduzzi Ottorino. — Contributo sperimentale alia conoscenza del testicolo 

ritenuto. — Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 73, N. 1-2, pp. 36-42. 

Torino, 1910. 

Verga Giovanni. — Malformazione congenita dell'apparato urogenitale in adulto. 
— Bull. Soc. med.-chir. Pavia, An. 24, N. 1, pp. 87-93, con fig. Pavia, 
1910. 

Versari Riccardo. — La morfogenesi della guaina deir uretere umano. — Atti 
R. Acc. d. Sc. med., 1909. Estr. di pp. 7. Palermo, 1910. 

12. Ghiandole surrenali, Organi cromapfini etc. 

Sambalino Luigi. — Le capsule surrenali in gravidanza e puerperio : ricerche 

istologiche. — Annali Ostetricia e Ginecol., An. 32, Vol. 1, N. 5, pp. 399- 

433, con tavole. Milano, 1910. 

13. Apparegghio nervoso centrale e periferico. 

Agosti Francesco. — Le forme cellulari atipiche nei gangli cerebro-spinali dei 

feti di alcuni mammiferi. — Vedi M. Z., XX, 10, 284. 
Dorello Primo. — Ricerche sopra la scgmentazione del romboeneefalo. — -1/// 

R. Acc. 'i. Lincei, Rendic. d. Sc. fis. mat. e nat, Ser. 5, Vol. 19, Se))i. 1, 

Fasc. 8, pp. 518-520. Roma, 1910. 
Fusari Romeo. — Sul solco orbito-frontale. - Giorn. Accad. Medicina Torino, 

An. 73, N. 5-7, pp. 202-203. Torino, 1910. 
Levi Giuseppe, I gangli cerebro-spinali. Studii di Istologia comparata e di 

lstogenesi. — Vedi M. Z., XX, 5, 157. 
Mingazzim G. — Nuovi Btudi sulla sede dell' afasia motoria. — Riv. di patol* 

nerr. c me Hi., Vol, /•">, Fasc, 3 t />/>. tB7-iB0y <■(>,/ fig. Firenze^ t9i0 % 



- 248 - 



Perna Giovanni. — L' Eminentia saccularis (Retzius) c il suo significato morfo- 
logico. Ricerche sulla base diencefalica dell' uomo e di altri Mammiferi. Con 
tav. XLIX-LX. — Arch. Hal. Anat. eel Embriolog., Vol. 8, Fasc. 4, pp. 599- 
656. Firenze, 1909. 

Staderini Rutilio. — Di un lobulo ipofisario non ancora descritto (lobulo pre- 
mammillare), e di altre particolarita anatoraiche della ipofisi dei mammiferi. 
Con tav. LVI-LV. — Arch. ital. Anat. eel E?nbriolog., Vol. 8, Feisc. 4, 
pp. 657-677. Firenze, 1909. 



14. Organi di senso. 

Aguilar Eugenio. — Sul modo d'inserirsi delle fibre deila zonula di Zinn sulla 
capsula anteriore del cristallino neirocchio umano : nota prelim. — Arch. 
Ottalmologia, Vol. 18, N. 2, pp. 139-142. Napoli, 1910. 

Bottazzi Filippo e Scalinci Noe. — Ricerche chimico-tisiche sulla lente cristal- 
lina. — Atii R. Accad. el. Lincei. Rendic. Classe Sc.fts. mat. e nat., Ser. 5, 
Vol. 18, Sem. 2, Fasc. 9, pp. 327-339 ; Fasc. 10, pp. 423-438 ; Vol. 19, 
Sent. 2, Fasc. 4, pp. 162-165. Roma, 1909-10. 

Contino A. — Ricerche sull'anatomia, erabriologia e patologia del margine pal- 
pebral delF uomo. — Veeli M. Z., XX, 10, 282. 

Contino A. — Sullo sviluppo della caruncola e della plica semilunare nell'uomo. 
— Veeli M. Z., XX, 10, 283. 

Gemelli Agostino. — Sui nervi e sulle terminazioni nervose della membrana 
del timpano. — Veeli M. Z., XX, 5, 157. 

Guglianetti Luigi. — Sulla morfologia della pars ciliaris e pars iridica retinae 
in rapporto coi fenomeni di secrezione : nota prev. — Arch. Ottalmologia, 
Vol. 18, N. 2, pp. 136-138. Napoli, 1910. 

Lieto (De) Vollaro Agostino. — Di una particolare disposizione che hanno le 
fibre elastiche nella cornea del polio e di specie affini. — Arch. Ottalmo- 
logia, An. 17, N. 12, pp. 578-583, con tav. Napoli, 1910. 

Quagliarello G. — Ricerche chimico-fisiche sulla lente cristallina. — Atti R. Acc. 
el. Lincei, Renelic. CI. sc. fis. mat. e nat., Ser. 5, Vol. 18, Sem. 2, Fasc. 8, 
pp. 288-294; Fasc. 9, pp. 380-383. Roma, 1909. 



17. Teratologia. 

Duse Antonio. — Utero mascolino erniato con distopia trasversa del testicolo 
sinistro. — La Clin. Chir., An. 18, N. 8, pp. 1597-1606, con lav. Milano, 
1910. 

Trerotoli Antonio. — Situs viscerum inversus diagnosticato in un caso di set- 
ticopiemia puerperuale con ascesso polmonare. — Riv. crit. di Clin, med., 
An. 11, N. 23, pp. 355-359, con 2 fig. Firenze, 1910. 

TJffreduzzi Ottorino. — Ermafroditismo vero nelP uomo. — Giorn. Accad. Me- 
dicina Torino, An. 73, N. 1-2, pp. 43-49, con figure. Torino, 1910. — Vedi 
anche : Arch. Sc. mediche, Vol. 34, Fasc. 3, pp. 241-254, con tav. Torino, 
1910. 

Volenti Giulio. — Canale utero-vaginale in rapporto con genitali maschili nor- 
malmente sviluppati. — Vedi M. Z., XX, 7, 210. 



XII. Vertebrati. 

HI. PARTE ZOOLOGICA 

1. SCRITTI GENERALI 0 SU PIU CHE UNA DELLE GLASSI. 

Boulenger G. A. — Collezioni zoologiche fatte nelF Uganda dal Dr. E. Bayon. 

On a small collection of Reptiles, Batrachians and Fishes made by Dr. Bayon 

in Uganda. — Annali del Museo Civico di St. Nat. di Genova, Serie III, 

Vol. 4, pp. 5-7, con 1 fig. Genova, 1908-1909. 
Boulenger G. A. — On the Reptiles and Batrachians collected by the Tancredi 

Expedition to Lake Tsana, Abyssinia. — Annali del Museo Civico di St. 

Nat: di Genova, Ser. HI, Vol. 4, p. 193. Genova, 1908-1909. 
Boulenger G. A. — Collezioni zoologiche fatte nell' Uganda dal Dr. E. Bayon. 

On a second collection of Reptiles, Batrachians and Fishes made by Dr. E. 

Bayon in Uganda. — Annali del Museo Civico di St. Nat. di Genova, 

Ser. Ill, Vol. 4, pp. 302-307, con 3 fig. Genova, 1908-1909. 
Brehm A. E. — La vita degli animali. 2 a edizione a cura del Prof. M. Lessona. 

— Torino, TJnione tipogr ,-editr . (In corso di pubblicazione). 

Regalia E. — Sulla fauna della Grotta del Gastello di Termini Imerese (Pa- 
lermo). — Arch. p. I'Antrop. e I'Etnol., Vol. 37, Fasc. 3, pp. 337-374, 
con tav. Firenze, 1907. 

3. Pesci. 

Gulia Giovanni. — Sulla comparsa accidentale del Luvarus imperialis Raf. nel 

mare dell' isola di Gozo. — Boll. Soc. zoologica italiana, Ser. II, Vol. 11, 

(Anno 19), fasc. 1-2, pp. 46-48. Roma, 1910. 
Masi L. — Aggiunte alia collezione ittiologica. Symbranchus marmoratus Bl. — 

Boll. Soc. zoologica italiana, Ser. II. Vol. 11, (Anno 19), fasc. 3-6, pp. 97- 

102. Roma, 1910. 

Sanzo Luigi. — Studi sulla biologia del Tonno (Orcynus thynnus, Ltkn). — 

Boll. d. Min. di Agricolt.. Ind. e Comm. Relaz. e studii sc. e teen., An. 9, 

Ser. 3, Vol. 1, Fasc. 1, pp. 40-45. Roma, 1910. 
Su)>iti<> Felice. — Morfologia del Cranio e note sistematiche e biologiclie sulle 

famiglie Trachinidae e Pedicolati. — Vedi M. Z., XX, 12, 326. 
Supino Felice. — La determinazione dell'eta nei pesci. — Natura, Vol. 1, 

Fasc. 7, i>i>. 217-228, con figure. Milano, 1910. 
£upino Felice. — Sviluppo larvale e biologia dei pesci delle nostra acque dolci. 

— Atti Sue. Ha/. Sr. nat. e d. Museo Civ. St. nat. in Milano, Vol. iB t 
F<i.s<-. .v, ]>i>. 197-218, con (nr. Pavia, 1909. 

5. Rettili. 

Boulenger G. A. — List of Reptiles, collected by capt. G. Ferrari at Jumbo, 
lower .Juba. — Annali del Museo Civico di St. Nat. di Genora, Sn\ HI, 
Vol. I, p v . 308 309, von 1 fig. Genova, 1908-1909. 



- 245 - 



Boulenger G. A. — List of Reptiles collected by capt. U. Ferrandi at Bardera. 

— Annali del Museo Vivico di St. Nat. di Genova, Ser. Ill, Vol. 4, 

pp. 310-311, con 1 fig. Genova, 1908-1909. 
Masi L. — Notizie sui Rettili loricati del R. Museo Zoologico di Roma. — Boll. 

Soc. zoologica italiana, Ser. II, Vol. II, (Anno 19), fasc. 3-0, pp. 87-92. 

Roma, 1910. 

6. Ucgelli. 



— Gatture di specie rare od avventizie. — Avicula, An. 12, N. 121-122, p. 25 ; 
X. 123-124, pp. 47-48 ; N. 125-126, pp. 77-78 ; N. 127-128, pp. 81-82 ; 
N. 129-132, pp. 115-117 ; An. 13, N. 133-134, pp. 22-23; N. 135-136, pp. 45- 
46; N. 137-138, pp. 70-71; N. 139-140, pp. 96-97; An. 14, N. 145, pp. 10- 
12 ; N. 146, pp. 26; N. 147, pp. 37-39; N. 148, pp. 58-59; N. 149, p. 70; 
N. 150, p. 88 ; N. 151, p. 102 ; N. 152, p. 114. Siena, 1908-09-10. 

Bonomi Agostino. — Del canto dei Rampichini (Certhia familiaris Linn, e G. 
brachydactyla Br.). — Avicula, An. 14, N. 148, pp. 48-50. Siena, 1910. 

Carini Giovanni. — Note per un voeabolario ornitologico bresciano. — Avi- 
cula, An. 11, Fasc. 111-112, pp. 34-37; Fasc. 115-116, pp. 87-90; An. 12, 
N. 121A22, pp. 17-23 ; N. 123-124, pp. 45-47 ; N. 125-126, pp. 61-63 ; 
N. 127-128, pp. 98-100 ; An. 13, N. 137-138, pp. 68-69 ; N. 139-140, pp. 92-96 ; 
An. 14, N. 150, pp. 86-87 ; N. 151, pp. 101-108. Siena, 1908-09-10. 

Cartolari Giovanni Batta. — Nota sulla coraparsa e nidiflcazione dello Storno 
roseo (Pastor roseus, Lin.) in provincia di Verona nelFanno 1908. — Avi- 
cula, An. 14, N. 146, pp. 18-24. Siena, 1910. 

Imparati Edoaido. — Uccelli del Ravennate. — Avicula, An. 13, N. 137-138, 
pp. 49-60; N. 139-140, pp. 73-87 ; N. 141-144, pp. 105-115; An. 14, N. 145, 
pp. 3-10; N. 146, pp. 25; N. 147, pp. 35-37; N. 148, p. 57; N. 149, 
pp. 61-70 ; N. 150, pp. 84-86. Siena, 1909-10. 

Leone (De) Nicola. — Materiali per una Avifauna di Abruzzo. — Loreio Apru- 
tino, 1908. Stab. Tip. Del Lauro. Vol. di pag. 212 in 8°, con 6 tav. 

Picchi Cecilia. — Sulla comparsa nell'Adriatico del Larus Audouini Payr. ed 
ulteriori notizie sull' habitat e sui caratteri giovanili distintivi di questo 
Gabbiano. — Avicula, An. 14, N. 148, pp. 41-48. Siena, 1910. 

Picchi Cecilia. — Emberiza pusilla, Pall, e Nycticorax nycticorax, L. avvertite 
per la prima volta presso Monterchi (Appennino Centrale) in Provincia di 
Arezzo. — Avicula, An. 14, N. 146, pp. 13-18. Siena, 1910. 

Picchi Cecilia. — Un altro esemplare italiano della Saxicola deserti Riipp. — 
Boll. Soc. zoologica italiana, Ser. II, Vol. 11, (Anno 19), fasc. 1-2, 
pp. 24-37. Roma, 1910. 

Halvadori T. — Piccola collezione di Uccelli del Congo descritta. — Annali del 
Museo Civico di St. Nat. di Genova, Ser. Ill, Vol. 4, pp. 320 326. Ge- 
nova, 1908-1909. 

Sturniolo G. — 11 passo dei Crocieri in Messina nell' estate del 1909. — Avi- 
cula, An. 14, N. 148, pp. 50-52. Siena, 1910. 

Vallon G. — Uccelli rari comparsi nella Provincia di Udine dall' anno 1900 
al 1909. — Avicula, An. 14, N. 147, pp. 29-32. Siena, 1910. 



- 246 - 



7. Mammiferi 



Albini Giuseppe. — Osservazioni sul nutrimento della talpa. — Atti Soc. ital. 
Sc. nat. e Museo Civ. St Nat in Milano, Vol. 49, Fasc. 1, pp. 13-21, con 
fig. Milano, 1910. 

Bianchini Arnaldo. — I Myoxidi reatini. — Riv. ital. di Sc. nat., An. 30, N. 3, 
pp. 44-46. Siena, 1910. 

Carruccio Antonio. — Prime notizie su diversi Vertebrati della Missiones (Re- 
pubblica Argentina) teste avuti dal Museo Zoologico della R. Universita di 
Roma, e cenno intorno ad un Goendu prehensilis. — Boll. Soc. Zoologica 
italiana, Ser. II, Vol. 11, (Anno 19), Fasc. 1-2, pp. 49-55. (Continua). 
Roma, 1910. 

Cavazza Filippo. — Contributo alia conoscenza della vita e delle abitudini della 

Donnola (Putorius nivalis, Linn). — Boll. Soc. Zoologica italiana, Ser. II, 

Vol. 11, {Anno 19), Fasc. 3-6, pp. 65-82. Roma, 1910. 
Galbusera Severe — II cavallo sardo. — La Clinica Velerinaria, (Sez. prat.), 

An. 33, N. 39, pp. 622-625 e N. 40, pp. 633-638. Milano, 1910. 
Mariani Ernesto. — Su un molare di elefante fossile trovato nel sottosuolo di 

Milano. — Atti Soc. ital. sc. nat. e del Museo civ. di st. nat. in Milano, 

Vol. 49, Fasc. 1, pp. 33-35 con tav. Pavia, 1910. 
t Sordelli Ferdinando. — Note su alcuni vertebrati del Museo Givico di Milano. 

II quagga (Equus quagga Gmel.). Con tav. — Atti Soc. ital. di sc. nat. e 

del Museo civ. st. nat. in Milano, Vol. 48, Fasc. 1, pp. 35-42. PaVia, 1909. 



8. Antuopologia ed Etnologia 

Bellini Raffaello. — L' uomo preistorico nell'isola di Capri. Con figure. — Na- 

lura, Vol. 1, Fasc. 8, pp. 266-273. Milano, 1910. 
Bianco (Lo) Maria. — Contributo alia preistoria molisana. — Riv. ital. di Sc. 

nat, An. 30, N. 6, pp. 81-85, con fig. Siena, 1910. 
Cevidalli A. e Benassi G. — Ricerche sulle pieghe palmari. Contributo alio 

studio antropologico della mano. — Vedi M. Z., XX, 10, 326. 
Cevidalli Attilio. — Sulle linee papillari delle dita della mano. — Vedi M. Z. f 

XX, 10, 325. 

Cozzi Carlo. — Sulla distribuzione del colore dei capelli nel Gallaratese. Contri- 
buto alio studio della etnologia lombarda. — Riv. ital. di Sc. nat, An. 30, 
N. 5, pp. 74-75 ; N. 6, pp. 85-90. Siena, 1910. 

Fabri Elio. — Sopra un segno di idontiiicazione personate. — Gazzetta med,, 
Anno 36, N. I. i>i>. 88-95, con fig. Roma, 1 ( .>I<>. 

Frassello Fabio. — Sull'drigine e sull' ovoluzione delle forme del cranio umano 
(Forme eurasiche). — Vedi M. z., XX, 7, 206. 

Haddon Alfredo G. — Lo studio dell' uomo. Trad, di Andrea Giardina. — Pa- 
lermo, Remo Sandron ed. \luio), VIII-396 pp., in 8°, con figg.etav. 

Lombroso Cesare. — Genio e degeneraziobe. Nuovi studi e nuove battaglio. 
2 ;i ed. riveduta ed aunientata. — Palermo, Remo Sandron ed. Un vol. di 
]>i>. 360 in i6°. 



- 247 - 



Lombroso Cesare. — Nuovi studi sul genio. — I. Da Colombo a Manzoni ; con 
4 tav. e incis. nel testo. — Palermo, Remo Sandron ed. Un vol. di 
pp. 267 in 16°. 

Lombroso Cesare. — Nuovi studi sul genio. — II. Origine e natura dei geni; con 
3 tav. e 6 figg. — Palermo, Remo Sandron ed. Un vol. di pp. 278 in 16 >. 

Malvert. — Scienza e religione. Trad, con prefaz. di G. Sergi. — Palermo, 
Remo Sandron ed. Un vol. di Y II 1-224 pp. in 16°. 

Patiri Giuseppe. — Le mura e le costruzioni ciclopiche della Contrada Corte- 
vecchia in Termini Imerese. Con Tav. I. — Arch. p. V Anlropol. e VEtnol., 
Vol. 38, Fasc. 1, pp. 17-22. Firenze, 1908. 

Sergi Giuseppe. — Problemi di scienza contemporanea. — Palermo, Remo San- 
dron ed. Un vol. di 287 pp. in 16°. 

Sergi Giuseppe. — Leopardi al lume della scienza. — Palermo, Remo San- 
dron ed. Un vol. di 195 pp. in 16°. 

Sergi Sergio. — Contributo alio studio del lobo frontale e parietale nelle razze 
umane. Osservazioni sul cervello degli Herero. — Vedi M. Z., XX, 7, 212. 

Sergi Sergio. — Osservazioni su due cervelli di Ovambo ed uno di Ottentotta. 
Vedi M. Z., XX, 7, 212. 

Signorelli Angelo. — II diametro vertebrale o altezza dei polmoni. — Vedi 
M. Z., XX, 7, 208. 

Tamassia Arrigo. — Le vene dorsali della mano come indice di identiticazione 
personale. — Vedi M. Z., XX, 7, 208. 

Tamassia Arrigo. — La vena centrale frontale. Indice di identiticazione perso- 
nale. — Vedi M. Z., XX, 7, 208. 

Tirelli Vitige. — Considerazioni di medicina legale sulle ossa umane. Con 4 fig. 
in tav. — Arch, di Antrop. crim., psichiatria e med. leg., Vol. 31 (Ser. 4, 
Vol. 2), Fasc. 1-2, pp. 80-94. Torino, 1910. 

Appendice: Antropologia applicata allo STUDIO DEI PAZZI, 

DEI CRIMINAL!, ETC. 

Colo (Di) Francesco. — Intorno ai solchi e alle scissure della porzione orbitaria 
del lobo frontale nei delinquent. — Vedi M. Z., XX, 7, 211. 

Greco (Del) F. — II maggior capitoft) dell'Antropologia Criminale. — II Mani- 
comio, An. 26, N. l t pp. 43-56. Nocera inferiore, 1910. 



C. - ZOOLOGIA APPLICATA. 

1. ZOOLOGIA MEDICA. 

Berlolini Giulio. — SulF Uncinaria radiata Raill. e su di un Oesophagostoma 

Molin rinvenuti in bovini della Campagna Romana e della Sardegna. — 

Vedi M. Z., XX, 11. 302. 
Berlolini Giulio. — Echinococcosi diffusa del bacino e del peritoneo parietale 

in un bue. — Vedi M. Z., XX, 6, 182 e 11, 302. 
Bocchia F. — Sulla presenza dell'Anchilostomiasi nella Provincia di Parma. — 

Vedi M. Z., XX, 11, 302. 
Ducrey A. — Acariasi da grano in forma epidemica dovuta al Pediculoides ven- 

tricosus. — Vedi M. Z. y XX, 6, 183. 



- 248 - 



Monti Achille. — La comparsa del Necator americanus (Stiles) in Provincia di 
Pavia. Pericoli di una nuova endemia. Diagnosi differenziale tra l'Anchilo- 
storaa del Dubini ed il Necator dello Stiles. — Vedi M. Z., XX, 11, 302. 

Monti Achille. — La coraparsa del Necator Americanus (Stiles) in Provincia di 
Pavia. Pericoli di una nuova endemia. — Vedi M. Z., XX, II, 302. 

Mibelli Vittorio. — Due casi di miiasi cutanea da Sarcophaga carnaria. — 
Giorn. Hal. malattie ven. e delta pelle, Vol. 51, (Anno 45), Fasc. 2, 
pp. 261-266. Milano, 1910. 

Noe Giovanni. — Appunti critici e considerazioni generali sulla percentuale 
degli Anofeli infetti riscontrati nell'Agro Romano durante la stagione ma- 
larica dell' anno 1909. — Policlinico, An. 17, Vol. 17-M, Fasc. 8, pp. 345- 
357. Roma, 19 10. 

Respighi Emilio. — Appunti sull'Argas marginatus larva ed adulto e circa eru- 

zioni sperimentali con esso prodotte. — Vedi M. Z., XX, 6, 183. 
Sangiorgi Giuseppe. — Sulla possibility della trasmissione dei protozoi, parassiti 

del sangue, per mezzo del Gimex lectularius. — Giorn. Accad. Medicina 

Torino, An. 73, N. 5-7, pp. 228-232. Torino, 1910. 
Siccardi P. D. — Osservazioni parassitologiche sulle feci nell' anchilostomiasi 

(da Ancylostoma duodenale Dub.) e da Ancylostoma americanum (Stiles). 

— Vedi M. Z., XX, II, 303. 

Siccardi P. D. — Sulla distribuzione geografica dell' anchilostomiasi (da Ancy- 
lostoma duodenale e da Ancylostoma americanum) in Italia. — Vedi M. Z., 
XX, II, 303. 

Testi F. — Gli Artropodi e le mosche in particolare, come veicolo di malattie 

parassitarie ed infettive. — Vedi M. Z., XX, 6, 182. 
Vacca Alfredo. — Elmintiasi da Dipylidium caninum (L) in un bambino di 3 

mesi di eta. — Vedi M. Z., XX, II, 302. 
Valeri Torquato. — Degli Artropodi, delle mosche in genere ed in particolare 

della mosca domestica come agenti di disseminazione di contagi. — Atli 

Soc. Tosc. d'Igiene, An. 26, (N. S, Vol. 14), Sem. I, Fasc. I, pp. 170-215. 

Firenze, 1910. 

2. ZOOLOGIA APPLIGATA ALL'AGRICOLTURA E ALLE INDUSTRIE. 

Allevamenti. Giardini zoologigi. Acquari. 

— Per la ricerca e la distruzione delle uova di cavallette. (Notizie). — Agricolt. 

Colon., An. 4, N. 3, p. 194. Firenze, 1910. 

— Riassunto di notizie sulle cacce e passaggi degli Uccelli nella regionc italiana. 

— Vedi M. Z., XX, 10, 331. 

Alessandrini Giulio. — Gontributo alio studio delle malattie parassitarie delle 

Pecore. — Vedi M. Z., XX, 6, 182. 
Berlese Antonio. — La Diaspis pentagona Targ. e gli insetti suoi nemici. — 

Redia, Giornale di Entomologia, Vol. 6, Fasc. 2, ]>j>. 298-345, con 11 fig. 

ed 1 tav. Firenze, 1910. 
Berlese A. — La dittusione della Prospaltella Berlesei How. nell'Alta Italia. — 

Vedi M. Z., XX, 11, 306. 
Berlese A. — Sulla git a a Vanzago per la diffusions della Prospaltella. />'<>//. 

(i. Miu. di Agr., iiui. e comm., Relaz. e studii sc. e teen., An. Ser. C, 

VqI. /, Fasc. /, />/>. ("2. Roma, (910. 
Bonfigli Bianca. - Ulteriori rieercho sulla Phylloxera quorcus (Boyer). 

Nuove osservazioni sulla Phylloxera quorcus Boyer. — Ancora sul ciclo della 

Phylloxera quercus, Boyer. — Vedi M. Z. XX, 11, 305. 



- 249 - 



Campbell Carlo. — A proposito di una nota sui preeursori nell' applicazionc 
degli insetti carnivori a difesa delle piante ooltivate. — Vedi M. Z., XX, 
11, 304. 

Fod Anna. — Intorno al ciclo evolutivo della fillossera del cerro. — Vedi M. 
Z., XX, 11, 305. 

Fod Anna e Grandori Remq. — Studii sulla fillossera della vite. — Vedi M. Z., 
XX, 11, 305. 

Grandori Remo. — Ulteriori ricerehe sulla fillossera della vite. — Vedi M. Z., 
XX, 11, 305. 

Grassi B. — Ulteriori ricerehe sui Fillosserini. — Vedi M. Z:, XX, 11, 305. 
Grassi B. e Fod A. — Ulteriori ricerehe sulla fillossera della vite. — Vedi 

M. Z., XX, 11, 305. — Le nostre ultirae ricerehe sulla fillossera della vite. 

— Vedi M. Z., XX, 11, 306. 
Grassi B. e Grandori R. — Ulteriori ricerehe sulla fillossera gallieola della 

vite. — Vedi M. Z., XX, 11, 306. 
Guercio (Del) Giacdmo. — Le vicende della Fillossera del leccio nei terreni 

aridi ed in quelli irrigui. — Vedi M. Z., XX, 6, 184. 
Guercio (Del Giacorao. — Intorno a due nemici nuovi delPolivo e alle gravi 

alterazioni che determinano. — Redia, Giornale di Entomologia, Vol. 6, 

Fasc. 2, pp. 282-297, con 8 fig. Firenze, 1910. 
Panizzi G. — Questioni zootecniche. — Bull. d. Ass. agr. friulana, An. 55, 

X. 8-9, pp. 277-279. Udine, 1910. 
Paolucci Carlo. — Pesca nello Stagno salso di Mistras (Sardegna). — Boll. d. 

Min. di Agricolt, Ind. e Comm., Relax, e Sludii sc. e teen., An. 9, Ser. C, 

Vol. 1, Fasc. 1, pp. 46-47. Roma, 1910. 
Pascal Teodoro. — Colombi comraestibili e sportivi. — Catania, Ed. F. Bat- 

tiato, 1910. Vol. di pag. 340 con 90 fig. 
Police Gesualdo. — La pesca nel Golfo di Napoli. — Boll. d. Min. di Agricolt. 

Ind. e Comm., Relaz. e Studii sc. e teen., An. 9, Ser. C, Vol. 1, Fasc. 4, 

pp. 4-21. Roma, 1910. 
Pucci Carlo. — Per una prova di acclimazione di Nandu in Italia. — Agricolt. 

Coloniale, An. 3, N. 6, pp. 392-398. Firenze, 1909. 
Rota Giovanni. — La pecora bergaraasca. — Bull. Ass. Agr. Friulana, An. 55, 

N. 8-9, pp. 280-294 e N. 10-13, pp. 414-435, con tav. Udine, 1910. 



RENDTCONTO 

DELLA NONA ASSEMBLEA ORDINARIA E DEL CONVEGNO 

DELL' UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA 
(Presidente onorario S. M. il Re) 
IN NAPOLI 

in flecasione delle onoranze o festeggiamenti ne! 1° centenario della morte di Filippo Cavolini 
(12-16 Settembre 1910) 



Ufficio di Presid nza : 

Presidente : Camerano prof, senatore Lorenzo — Vice Presidenti : Fi- 
calbi prof. Eugenio, Bertelli prof. Dante — Segretario: Mon- 
ticelli prof. Fr. Sav. — Vice-Segretario: Ghigi prof. Alessandro 

— Gassier e-Economo : Pierantoni prof. Umberto. 

Comit to ordinatore : 

Paladino prof, senatore Giovanni, Presidente — Bassani prof. Fran- 
cesco — Cavara prof. Fridiano — Delia Valle prof. Antonio 

— De Lorenzo prof. Giuseppe — Monticelli prof. Fr. Sav. — 
Pierantoni prof. Umberto, Segretario — Police prof. Gesualdo, 
Vice-Segretario. 



Lunedi IS settembre 

Seduta inaugurate (antimeridiana) 

(nell' aula Magna dell' Universita) 

La seduta inaugurate del Congresso coincide con la solenne commemora- 
zione centenaria di Filippo Cavolini. 

Sono presenti: il Rettore della Universita, il Sindaco della Citta, ed i rap- 
presentanti delle Autorita cittadine, molti senatori e deputati, i delegati, e 
rappresentanti esteri e nazionali alle onoranze, nonche nuraerosi invitati e 
molte signore. 

Intervengono all'adunanza i socii dell'Unione presenti a Napoli e gli ade- 
renti al convegno. 

II Rettore nel 3uo discorso ringrazia l'Unione per aver voluto tenere il 
suo convegno in Napoli in occasione delle onoranze a Filippo Cavolini 
per rendere cosi omaggio alia meraoria di questo illustre scienziato che fu 
professore nell'Universita di Napoli. 



- 252 - 



II Sindaco saluta i congressisti e da loro il benvenuto ringraziando S. M. 
il Re, Presidente onorario dell'Unione, che si e degnato di assumere il patro- 
nato delle soleuiii onoranze commemorative, alle quali l'Unione si e associata 
radunandosi a Napoli. 

Dopo che il prof. Apathy dell' Universita di Kolozvar, rappresentante 
dei delegati esteri alle onoranze, ha portato il saluto di questi, prende la pa- 
rola il Presidente dell* Unione, senatore prof. Camerano. che pronunzia il 
seguente discorso : 

L'Unione Zoologica Italiana accolse con entusiasmo la proposta 
di tenere i'ottavo conveguo nazionale a Napoli in occasione delle ono- 
ranze a Filippo Cavolini. In tutti i soci erano vivi i ricordi del 
convegno di Napoli del 1901, i ricordi della bellezza del cielo e della 
natura, i ricordi della schietta, cordiale, signorile accoglienza rice- 
vuta, i ricordi delle glorie passate di cui e ricca la Citta e della sua 
rigogliosa vita scientifica presente. 

Ne meno vivo era in tutti noi il desiderio di prendere parte alle 
onoranze a Fi 1 ippo Cavolini, che nella seconda meta del 1700 
seppe tenere cosi alto il nome della scienza italiana. 

Nel 19j1 l'Unione Zoologica Italiana era appena uscita dalle ine- 
vitabili difficolta del suo costituirsi: oggi ritorna fra voi dopo un de 
cennio di vita e di lavoro lieta se riconoscerete che ha degnamente 
corrisposto agli auspici, che per essa trassero allora con parola cosi 
cortese il prof. Pinto, Rettore magnifico e il senatore Pa lad i no, 
Presidente del Comitato locale. 

Non vi parlero minutamente dell' opera compiuta dall' Unione 
Zoologica Italiana, nel suo decennio di vita. Essa cerco di giustificare 
la sua ragione di essere creando intorno a se un fecondo movimento 
di idee, e nessuno dei problemi piu importanti, che riguardano lo stu- 
dio dei viventi animah, venne trascurato nei suoi convegni annuali. 

Ricorder6 che, neH'ultimo convegno a Bormio, l'Unione Zoologica 
inizi6 l'organizzazione dello studio, con intendimenti scientifici moderni, 
della fauna alpina, che e tanta parte della fauna nostra. E un lavoro 
di lunga lena e di grande importanza che l'Unione Zoologica Italiana 
spera di condurre a termine in modo soddisfacente, affinche l'ltalia 
venga a trovarsi, anche a questo riguardo, al livello delle nazioni die 
la circondano. 

Ma l'Unione nostra ben sa che nel campo della ricerca scientifica 
come in qualunque altro nel quale si esercita 1'attivita umana, « sostare 
e regredire », ed oggi essa viene dinanzi a voi colla proposta del suo 
benemerito sogretario il prof. Fr. Sav. Monticel li, di organizzare lo 
studio della fauna littorale, cosl ricca e cosi interessante nel lungo 
svolgersi delle coste italiane. 

L'Unione Zoologica Italiana nel suo decennio di vita non restrinse 
l'opera sua alia ricerca puramente scientifica; ma si occupo anchedi 



- 253 - 



una questione che interessa il decoro nazionale, 1' ammissione, voglio 
dire, della lingua italiana fra le lingue ufficiali dei Congressi zoolo- 
gici internazionali. Coll'opera tenace ed energica dei vari colleghiche 
si succedettero alia presidenza, e con quella efficacissima del suo se- 
gretario il prof. Fr. Sav. Monticelli riusci nell'intento. 

Ma anche in questa via mo I to rimane da fare, e l'occasione odier- 
na delle onoranze, che vengono rese ad una delle migliori glorie lta- 
liane nel campo delle scienze biologiche, si presenta opportuna a che 

10 vi esponga alcune nuove proposte. 

• 

L'ltalia si appresta a celebrare nell'anno venturo il cinquantesimo 
anniversario del suo risorgimento a nazione. 

In questo primo cinquantennio di vita nazionale un lungo cam- 
mino si e percorso, molte difficolta sono state vinte ; al risorgimento 
politico segui il risorgimento finanziario ed industriale e noi possiamo 
guardare Tavvenire con piena fiducia nelle nostre forze. 

Una cosa tuttavia di valore grandissimo manca ancora; manca 
una forte ed equilibrata coscienza italiana che ci faccia valutare in 
giusta misura 1'opera nostra, senza aspettare il giudizio degli stra- 
nieri; manca un forte ed equilibrato sentimento di italianita, dico, che 
ci sproni a pensare un po di piu colla nostra testa e che dia la fidu- 
cia in noi stessi. 

E necessario in una parola che gli Italiani imparino a conoscere 

11 loro paese e se stessi non solo nei difetti; ma anche nelle buone 
qualita. 

Paese meraviglioso, questa nostra Italia! Non e possibile muo- 
vervi passo senza incontrarsi in un luogo o in un nome che non ri- 
chiami alia mente qualche bellezza naturale, o splendore d'arte, qual- 
che fatto glorioso, o di nobile iniziativa, qualche esempio di forte 
operosita o di abnegazione, o che non ricordi qualcuno dei momenti 
piu salienti della evoluzione del pensiero umano nelle arti, o nelle 
scienze. 

Orbene, e d*uopo confessare, per quanto la cosa possa riuscirci 
dolorosa, che gli Italiani non conoscono, come dovrebbero, la patria 
loro. Qualche cosa oggi si incomincia a tentare per far conoscere fra 
noi le bellezze naturali d'ltalia, e si incomincia a ricercare e a stu- 
diare con amore anche i piu modesti arte.fici del suo patrimonio arti- 
stico: ma molto piu si dovrebbe fare. Poco o nulla all' incontro si e 
fatto, e si fa, per far conoscere la serie numerosissima di coloro che in 
mille guise contribuirono al progresso della scienza nostra. 

A che giova, si vien dicendo da taluno, rivolgere la mente al pas- 
sato delle scienze: la loro storia ci appare oramai come una lunga 
serie di edifici sfasciati, caduti, come un cunioio di rovine. 



A costoro risponderd colle parole di Quintino Sella: 
« Nei tempi odierni tutto cammina rapidamente, e rapidissima- 
« mente progrediscono e si trasformano le scienze naturali, sicche la 
« vecchiaia dei naturalisti e spesso amareggiata dallo spettacolo della 
« caduta delle teoriche sulle quali fondarono i loro lavori. 

« Ma non minore deve perci6 essere la gratitudine aei successor i 
« verso chi li precedette in questa scabrosa lotta contro l'ignoto, e 
« cio non solo per il principio evangelico di fare agli altri, cio che 
« aspettiamo per noi; ma anche perche chi giunge a piantare la ban- 
« diera sullo spalto, deve molto, se non tutto, a chi cadde prima di 
« arrivarvi ». 

Le parole di Quintino Sella non hanno bisogno di lungo com- 

mento. 

Le ricerche storiche nel campo delle scienze ci pongono in con- 
tatto intellettuale con coloro che ci precedettero: « La verita, diro a 
« voi ancora col Leibniz, e piii diffusa di quanto si pensi ; ma spes- 
« sissimo e ascosa, sepolta, alfievolita, mutilata e corrotta con ag- 
« giunte; col rilevare le tracce di verita presso gli antichi ed i pre- 
« decessori si trarra il diamante dal sasso, la luce dalle tenebre e si 
« riuscira a fondare una filosofia perenne ». 



Tutte le scienze crebbero per l'opera paziente, tenace, ora bril- 
lante, ora, molto spesso, modesta ed oscura di molti lavoratori; tutte 
le scienze ebbero le loro vittime che devono essere sacre alia nostra 
riconoscenza; ma di tutte le scienze, quella che tratta della cono- 
scenza dei viventi dovette percorrere la via piii difficile e dolorosa, 
lungo la quale spesso nsuonarono lugubramente i lamenti dei tortu- 
rati, una via che ci appare di tratto in tratto consparsa di sangue 
ed illuminata dalla sinistra luce dei roghi. 

In Italia, forse piii che altrove, la teocrazia collegata col feuda- 
lesimo e coH'imp^ro, mosse guerra accanita, implacabile alio sviluppo 
della scienza dei viventi, ora con arti finissime, ora con mezzi bru- 
tali. — Essa costrinse spesso i ricercatori a nascondere l'opera loro 
la quale, tuttavia sebbene non apertamente divulgata, contribui po- 
tentemente a mantenere vivo il fuoco sacro della ricerca della verita 
e alia emancipazione deH'umano pensiero. 

II ricerca re ed il far conoscere tutto ci6 che coloro che ci pre- 
cedettero operarono in condizioni cosl difficili e pericolose, con tanti 
sacrifizi, e con tanta abnegazione, il rivondicare ad essi la prio- 
rity di molti concetti scientifici e la scoperta di molti fatti e opera, 
non solamentc doverosa per noi, ma altamente patriottica ; e opera 
che deve darci la conoscenza chiara del geuio italico, e opera che 



- 255 - 



deve spronarci, ora che siamo in possesso della piu santa di tutte 
le liberta, la liberta del pensiero, a dare tutte le nostre forze alia 
conquista del sapere. 

L' Inghilterra, la Francia, la Germania gia da tempo hanno ben 
compreso la grande forza morale che scaturisce dalla conoscenza dif- 
fusa delle glorie passate delle loro genti in tutti i campi della atti- 
vita umana, e con gran cura, hanno studiato i loro archivi per met- 
tere in buona luce i loro lavoratori. 

L' Italia ci6 non ha fatto fino ad ora che in misura troppo esigua 
ed incompleta Quel poco tuttavia che e stato fatto, come ha detto 
recentemente al Senato Luigi Lnzzatti, ha messo in luce « gloriose 
« manifestazioni del genio italico nel passato che sono anche augurio 
« per l'uvvenire ». 



Per restringermi ora al campo nostro, propongo che l'Unione Zoo- 
Jogica italiana studi L'organizzazione di una serie di ricerche accurate 
e minute nelle biblioteche e negli archivi pubblici e presso i privati 
intorno ai documenti che riguardano la vita e l'opera di tutti i zoo- 
logi italiani in modo che ne esca uno studio completo tanto delle fi- 
gure di cui piu rifulse la luce nei tempi passati, quanto della serie 
dei ricercatori modesti, spesso ingiustamente dimenticati; ma non 
meno benemeriti del progresso della scienza. 

Si potra cosi scrivere la storia della Zoologia in Italia e far ces- 
sare lo spetiacolo per noi umiliante, di dover ricorrere, anche per i 
piu semplici dsti biografici, ad opere compilate da stranieri nelle 
quali le notizie che riguardano i nostri zoologi sono spesso monche, 
inesatte, ed anche talvolta, e d'uopo dirlo, non imparziali. 

L' Unione Zoologica italiana dovrebbe inoltre curare, per quanto 
e possibile, che i documenti che si rifenscono ai zoologi passati, come 
manoscritti, lettere, sunti delle lezioni ecc, ora posseduti da privati, 
e perci6 di studio sempre difficile, talvolta impossibile, vengano rac- 
colti nelle biblioteche, o negli archivi pubblici, o nei Musei zoologici 
per renderli accessibili agli studiosi e per salvarli da eventuale di- 
sperdimento o distruzione. 

E qoesta un'opera lunga e paziente che l'Unione nostra dovrebbe 
compiere in ogni luogo d' Italia, poiche in ogni luogo si ebbero nei 
passati secoli studiosi delle cose naturali. 

Io ho ferma speranza che dall' odierno convegno della Unione 
Zoologica italiana partira un impulso efficace alia esecuzione del- 
l'opera che vi ho proposto. 

Io prego tutti voi di concedore a questa opera patriottica e do- 
verosa la piu ampia cooperazione. 



- 256 - 



Signori ! 

Si dice, voi ben lo sapete, che la scienza e universale, che essa 
ha in mira l'umanita intiera, che non conosce diversita di popoli, di 
razze, di nazionalita. I suoi cultori sono una famiglia sola; tutti la- 
vorano a raggiungere un comune altissimo fine. Poco importa che un 
passo fatto fare alia scienza, che la scoperta di una legge, di un fe- 
nomeno sia compiuta da un ricercatore appartenente ad una nazione 
piu tosto che ad un altra. 

Tutto ci6 sta bene. Ma, o Signori, il sentimento della patria non 
si cancella, esso vibra pur sompre nel nostro cuore, ed anche nel la- 
voro comune con tutti i popoli inciviliti per il progresso della scienza, 
il pensiero della gloria raaggiore della patria deve sempre essere pre- 
sente alia mente nostra. 

II sentimento della gloria della patria noi dobbiamo con tutti i 
mezzi tener desto e coltivare nei giovani, che saranno i lavoratori del 
domani, nei giovani ai quali i sacrifizii e la virtu dei padri hanno 
aperto tutte le vie delle attivita sociali e hanno concesso libero e 
pieno svolgimento delle loro energie. 

A questo nobilissimo fine mirano le odierne onoranze a Filippo 
Cavolini, uno dei grandi biologi italiani ; a raggiungere lo stesso 
intento e indirizzata la proposta, che ho avuto Tonore di fare, di pre- 
parare i materiali per una storia completa dei ricercatori italiani di 
tutti i tempi nel campo degli studi intorno ai vivent: animali. 

Da essa verra la prova luminosa che anche nei periodi piu tristi 
della nostra storia, quando piu feroci e spietati erano i vincoii nei 
quali l'oscurantismo teneva stretto il pensiero umano, quando la pa- 
tria nostra era dagli stranieri in mille guise concultata, quando era 
derisa come terra dei morti, il genio italico non ristette mai, ed an- 
che nel campo nostro, non solo mand6 di tratto in tratto lampi di 
luce vivissima; ma con lavoro paziente, tenace, continuo contribui 
in misura grande all'innalzamento del moderno edificio scientifico. 

II Presidente dichiara quinli aperta hi IX Assemblea ordinaria ed il VII 
Convegno Zoologiro Nazionale. 

Dopo il discorso del Presidente il prot. Monticetli legge il discorso comme- 
morativodi Filippo Cavolini, col quale si chiude la seduta inaugurate. 



Dopo la seduta il rettore oflfre ai CongresSisti ed agli invitati un riu- 
fresco nelle sale del Consiglio Accadeniico. 



Alia sera alle ore 21 i congressisti, per invito della Societa di Naturalist] 
in Napoli, si riuniscono alia Galloria Vittoria al Chiatamon« insietne con 
gli invitati ed i delegatl alio feste Cavolinianc ove viene loro offerto un son- 
iuoxv ricevinjento. 



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Martedi 13 settembre 

(Seduta antimeridiana) 
(nelT Aula di Zoologia) 

II Presidente comraeraora i soci defunti col seguente discorso : 

L'Unione Zoologica italiana e stata in questo ultimo tempo cru- 
delmente col pi ta per la perdita irreparabile di parecchi doi suoi soci 
La morte ci ha rapito Antonio Dohm, Enrico Giglioli, Sal- 
vatore Lo Bianco, Giuseppe Nobili, Antonio Z in cone, Giu- 
seppe Cu rreri. 

Col la morte di Antonio Dorhn (avvenuta il 26 settembre 1909 
in Monaco di Baviera) scomparve una delle piu belle figure di ricer- 
catore e di uomo del tempo nostro. 

Antonio Dohm fu uomo di ingegno insigne, di attivita ed 
energia meravigliose. 

Non ricordero qui Ie sue celebri ricerche intorno alia embriolo- 
gia e morfologia di vertebrati, ne quelle sulla embriologia e morfo- 
logia degli artropodi, ne i concetti teorici che le informano, essi sono 
noti a tutti voi, ed a tutti voi sono ncti e il fecondo movimento di 
idee e la grande serie di ricerche che da essi scaturirono. 

E cosa fatale nel progresso delle scienze che i concetti teorici 
mutino, e parecchi di quel li sostenuti dal Dohm probabilmente do- 
vranno esse re abbandonati : ma le sue ricerche genialmente istituite, 
i fatti numerosi da lui sagacemente e finamente osservati rimarran- 
no a segnare una data importante nel progresso delle nostre cono- 
scenze intorno ad uno dei problemi piu. difficili della Zoologia, l'ori- 
gine dei vertebrati. 

II nome di Antonio Dohm vivra imperituro nella memoria di 
tutti i ricercatori del vero e nella riconoscenza dei naturalisti di 
tutto il mondo per I'opera sua grandiosa, e con tanta liberalita costi- 
tuita, « La Stazione Zoologica di Napoli », che egli lascio morendo 
come il piii completo laboratorio per lo studio della vita nel mare 
sotto tutti i suoi molteplici aspetti. 

Antonio Dohrn fu amantissimo delTItalia. Alia sua memoria 
mandiamo un riverente saluto di ammirazione e di riconoscenza. A suo 
figlio, il dott. Rinaldo Dohrn, che si accinge nella dii'ezione della 
Stazione Zoologica di Napoli a seguire il glorioso esempio paterno, 
iuviamo il nostro piu vivo rimpianto e nel tempo stesso i voti piu 
fervidi di fruttuoso avvenire. 

La Stazione Zoologica di Isapoli, pochi mesi dopo la morte del 



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suo fondatore, veniva colpita da una seconda grave sventara ; moriva 
improvvisamente Salvatore Lo Bianco. 

Salvatore Lo Bianco e uno splendido esempio di cio che Ja 
forza delJa volonta possa sull'avvenire di un uomo. Di modesti natali, 
egli seppe, sotto la guida di Antonio Dohrn che lo ebbe carissimo, 
e degli altri egregi naturalist]' della Stazione, acquistare conoscenza 
cosi profonda e sicura dei viventi del mare da di venire uno dei piu 
apprezzati zoologi in questo carapo di studi. 

Varie sue pubblicazioni mostrano Salvatore Lo Bianco osser- 
vatore diligente ed acuto : ma la maggior parte dell'opera sua si 
volse a beneficio della Stazione e ad aiutare i numerosi studios! che 
da ogni parte vi conveni vano per compiere le piu svariate ricerche. 

Tutti ricorrevano a lui, i consigli e gli aiuti che egli dava con 
grande modestia e gentilezza d'animo erano sempre validissimi ed 
autorevoli, e non pochi zoologi devono a Salvatore Lo Bianco 
grande riconoscenza. 

Salvatore Lo Bianco si era col volger degli anni tanto im- 
medesimato, per uosi dire, colla Stazione Zuologica di Napoli che non 
e possibile pensare ad essa senza che alia mente si presenti la sua 
figura caratteristica e buona. 

II nome suo e indissolubilmente legato a quello di Antonio 
Dohrn e la sua memoria vivra imperitura. 

Un terzo illustre cultore degli studi zoologici, e in particolar 
modo della Zoologia marina, un crudele morbo ci rapi in pochi giorni 
Enrico Hillyer Giglioli. 

Quasi adolescente, il Giglioli prese parte, come aiuto del prof. 
De FiJippi, al viaggio di circumnavigazione, della Pi rofregata « Ma- 
genta ». Morto il De Filippi durante il viaggio ad Hong-Kong, egli 
non si smarri d'animo e continuo degnamente le ricerche zoologiche 
iniziate dal Maestro. Ritornato in patria, pubblico la relazione del 
viaggio in un g rosso volume di oltre mi lie pagine, che rivelano nel 
suo Autore una coltura amplissima. 

Questo viaggio aveva fatto conoscere al Giglioli l'importanza 
dello studio della vita del mare, e piu tardi con tutta l'anima si adoperd 
perche nel Mediterraneo si facessero anche dal Governo Italiano ri- 
cerche talassografiche. Nel 1881 prese parte alia campagna talasso- 
grafica della R. nave « Washington ». Per merito precipuo del Gi- 
glioli si scopri la fauna abissale del Mediterraneo, ed oggi ancora 
hi spedizione del Washington e ricordata con onore per la scienza 
itali ana. 1 1 Giglioli non cosso mai per tutta la sua vita di oc- 
cuparsi con amore della fauna marina. 

Un'altra opera nobilissima si propose di compiere il Giglioli, 

quella di riunire nel Museo di Firenze una racoolta completa degli ani- 
mali italiani per servire di base alia pubblicazionodi una fauna italica. 



- 259 - 



A questa raccolta egli diede tutta la sua attivita, e veramente mira- 
bile e la sezione che riguarda i vertebrati. Egli aveva in animo di 
illustrare in una pubblicazione grandiosa Ja raccolta ste, 5 sa : ma la 
morte prematura non lo permise. 

Un'altro campo del sapere ll Giglioli coltivo con competenza 
grande, quello della Antropologia e della Etnografia, con numerosi ed 
autorevoli pubblicazioni, e col formare una collezione pri vata splendi- 
da e ricchissima. 

Enrico Giglioli diede pure una parte notevole della sua mi- 
rabile attivita alio studio delle questioni riguardanti la caccia e la 
pesca, e dal 1881 fino alia sua morte, fu Commissario e Presidente 
desideratissimo di tutte le commissioni governative relative. 

Enrico Giglioli fu uomo eminentemente buono e tutti lo ri- 
cordiamo con affetto; la fama dell'opera sua e di quelle che il tem- 
po accrescera. 

La dolorosa enumerazione delle perdite fatte daH'Unione Zoologica 
italiana non e purtroppo finita. Io debbo ricordare la morte prema- 
tura del dott. Giuseppe Nobili assistente presso il R. Museo Zoo- 
logico di Torino, avvenuta a soli trentun anai di eta, a Omegna il 4 
dicembre 1908. 

Mei dodici anni del suo lavoro scientifico il dott. G. Nobili pub- 
blico una serie numerosissima di lavori sui Crostacei Decapodi, che lo 
fecero ascrivere fra i piu autorevoli conoscitori di questo gruppo di 
animali, tanto che i Musei italiani e stranieri andavano a gara nel 
confidargli lo studio delle loro collezioni anche le piu preziose. 

Generale fu il compianto per la sua perdita, poiche la cultura 
sua, la sua intelligenza, la sua attivita davano speranza sicura di un 
brillante avvennire fra i zoologi. 

II disastro di Messina ci tolse un altro collega illustre, il profes- 
sore Antonio Zincone, che fu per un trentennio professore di Ana- 
tomia Umana a Messina, di cui aveva fatto la sua seconda patria. Egli 
perl coll' istituto da lui fondato, lasciando come scienziato e come 
uomo grande desiderio di se. Ben a ragione Sora, la sua citta natale, 
voile che un ricordo perenne ne onorasse la memoria. 

Nel disastro di Messina peri un altro collega nostro, il dottor 
Giuseppe Curreri professore nel Liceo di Messina e libero docen- 
te di Zoologia. La morte ce lo rapi nella eta di appena trentatre 
anni. Egli lascia alcuni buoni lavori intorno alia fauna marina, che 
accrescono il nostro rimpianto per 1' immatura sua perdita. 

Alia memoria di tutti i compianti colleghi vada dalla Unione 
Zoologica Italiana un caldo tributo di affettuoso ricordo. 

II Segret'ario prof. Monticelli riferisce suH'andamento dell'Unione Zoologica: 



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Consocii ! 

II nono Convegno Zoologico uazionalo, per voto unanime dell'As- 
semblea della nostra Unione, radunatasi a Bormio nel settembre del 
1908, doveva tenersi nella primavera 1909 in Sicilia. Al Comitato or- 
dinatore, costituito dai Soci professori nelle Universita sicule, era stato 
affidato il compito di organizzarlo e di stabilire la sede o le sedi delle 
riunioni, poiche era desiderio della presidenza, interprete del voto 
dell'Assemblea, che si facesse in modo che le tre citta universitarie 
dell' isola ospitassero il Convegno, per porgere occasione alia nostra 
Unione di largamente visitare la Sicilia. Ma il terremoto di Messina 
del decembre del 1908, che tanto lutto ha gettato nell'lsola ed in tutta 
la naziono e colpi nostri Soci che rimasero vittime dell'immane 
disastro, dal quale altri solo per fortunato caso, poterono scampare, 
non ha permesso tradurre in atto il deliberato dell'Assemblea. Nella 
luttuosa contingenza il Vice-presidente allora in carica prof. Rosa pro- 
pose, con 1' unanime consenso dei Soci, ai quali non fu invano fatto 
appello, che si devolvesse per una sottoscrizione sociale quel tanto che 
ciascun socio poteva destinare per prender parte al Convegno di Si- 
cilia che non si sarebbe potuto piu radunare. La sottoscrizione, aperta 
dalla Segreteria frutto 1'obolo che a nome dell'Unione fu versato al 
Comitato di soccorso istituito dalla Societa di Naturalist! in Napoli 
pei profughi e feriti di Messina e Calabria. 

Sospeso il Convegno in Sicilia nel 1909 e poi di fatto rimandato ad 
altro tempo indeterminato, mancava ogni indicazione di stde pel Conve- 
gno e l'Assemblea da tenersi inquesto anno. Nel frattempo, nel giugno 
dello scorso 1909, costituitosi in Napoli, per iniziativa della Societa di 
Naturalisti, il Comitato per le onoranze e festeggiamenti alia memoria 
di F i 1 i ppo C a vol i n i nel prime centenario della sua morte, che ricorre 
appunto in questo anno 1910, l'Unione Zoologica fu ufficialmente invi- 
tata dalia presidenza del Comitato suddetto a tenere la sua annuale 
adunan/.a ed a convocare il nono Convegno Zoologico nazionale in Na- 
poli in occasione di questa solenne commemorazione. La presidenza 
della Unione accolse di buon grado e volenticri 1'invito cortese, nella 
sicurezza d' interpetrare il comune sentimento dei soci di rendere, 
con 1'intervento ufficiale dell'Unione Zoologica italiana alle feste Cavo- 
liniane, doveroso tributo d'omaggio all'illustre biologo napoletano, la 
cui memoria la Societa di Naturalisti in Napoli ha voluto, con nobile 

iniziativa, rievocare ad un centennio dalla sua morte. 

Siamo percio oggi, di nuovo riuniti in Napoli, dove l'Unione tenne 

il secondo dei suoi Canvegni or son nove anni, cementando il sodalixiq 
che, sorto a Pa via nel 1900, fu integrato a Bologna. E mentre ieri 

soleLnemenie commemoravasi lMlipi>o Cavolini, il nostro presi- 



- 261 - 



dente inaugurava questo Convegno Zoologico nazionale e la nona 
Assemblea annua dell'Unione. 

Riferendomi alle relazioni che vi ho lette nei precedenti Convegni, 
con piacere posso oggi anora una volta confermare cio che in esse 
vi ho riferito : cioe delle sempre ottime condizioni morali ed econo- 
miche della Unione; che se per morte o defezioni inevitabili nelle so- 
cieta ha perduto dei soci, nuovi ancora e non pochi ne acquista an- 
nualmente, e molti che il sodalizio avevano abbandonato ritornano 
nelle nostre file. Ci6 che e prova del sempre maggiormente rinsaldarsi 
della nostra Unione, che accoglie i cultori della zoologia nel senso piu 
largo e comprensivo della parola di tutta Italia, per confermata auto- 
rita e prestigio acquisito, data 1'importanza che essa ha assunta in 
tutte le manifestazioni collettive d'interesse scientifico nazionale, affer- 
mandosi all'estero. 

L' Unione, di fatto, e stata sempre e dovunque rappresentata, ed 
ha in ogni contingenza difesi i diritti e le ragioni della Zoologia ita- 
liana, perche a questa fosse fatto e riconosciuto il posto che le com- 
pete nelle questioni d'interesse internazionale della nostra scienza. 
Nel Convegno di Bormio fui lieto di potervi annunziare che, per opera 
della nostra Unione, si era ottenuto il riconoscimento ufficiale della 
lingua italiana nei Congressi Zoologici internazionali ; che ora ha avuto 
la sua pratica applicazione nell'ultimo Congresso teste tenutosi a Graz : 
perche in tutte le manifestazioni ufficiali di questo, dalle circolari ai 
brindisi, la lingua italiana ha figurato fra le quattro oramai ammesse 
nei Congressi. 

Nel medesimo Congresso di Graz, sempre per 1'azione spiegata 
dalla Unione Zoologica, il nostro paese oltre ad avere assicurata, come 
annunziai nell'assemblea di Bormio, la rappresentanza ufficiale nella 
Commissione internazionale per la nomenclatura zoologica, alia quale 
per la prima volta ha preso parte nella persona del suo delegato, ha 
ottenuto ancora di avere [nel delegato italiano, chiamato da ora a 
fame parte] un rappresentante nel Comitato direttivo del « Concilium 
Bibliographicum » di Zurigo. L' Unione e ancora rappresentata nella 
Commissione internazionale di Zoologia medica, di recente istituzione, 
nella persona del suo Segretario, come lo era gia da tempo nella 
Commissione internazionale per le ricerche talassografiche nella 
persona del prof. Vinciguerra. lnfine il delegato della Unione al 
Congresso di Graz e stato chiamato quale rappresentante dell' Italia 
nel Comitato sorto, ad iniziativa del Sig. G. Sara sin nel seno del 
detto Congresso di Graz per la « Weltnatu rsch utz ». Non ricorder6 
qui le altre rappresentanze ufficiali dell' Unione, gia annunziate in altri 
Convegni, in Comitati internazionali interessanti le nostre discipline. 

Sicche posso affermare che non vi sono e non vi saranno manife- 
stazioni internazionali che intercssano la Zoologia, alle quali, per To- 



pera costante della nostra associazione, 1' Italia non prenda parte 
ufficialmente invitata per mezzo della Unione Zoologica italiana: alia 
quale, come ebbi a rilevare nel Conveprno di Bormio, in ogni occa- 
sione orrnai si fa capo come al sodalizio che rappresenta la sintesi 
degli interessi scientifici e nazionali della Zoologia in Italia. L' Unione 
Zoologica, oltreche al Congresso internazionale di Graz, dove fu in- 
caricata ufficialmente dal Governo, nella persona del suo delegato, di 
rappresentare 1' Italia, e stata pure rappresentata alia inauuurazione 
del monumento a Lamarck a Parigi e di Darwin a Cambridge, come 
a quello di Haller a Ginevra nello scorso anno 1909, nonche nella 
recente inaugurazione del Museo Oceanografico istitui to dal Principe 
di Monaco ; come pure nei Congressi internazionali di Ornitologia di 
Berlino e di Entomologia di Bruxelles. Sempreche il decoro della 
Zoloogia Italiana lo richiedeva, sollecita la Presidenza dell' Unione 
ha provveduto con I' invio di delegati od e intervenuta nel modo piu 
opportuno e conveniente per la nostra Societa. Ne meno vigile e stato 
I' interessamento della Unione nelle questioni collaterali e d' ordine 
applicativo della Zoologia, cooperandosi sempre e costantemente con 
voti e proposte che furono presi in considerazione ed accolti dalle 
competenti autorita. Tutte le deliberazioni della Assemblea di Bor- 
mio sono state tradotte in atto, ed i voti fatti furono trasmessi per 
opera del Consiglio direttivo e della Segreteria. Le varie Commis- 
sioni nominate a Bormio per lo studio, loro affidato, delle questioni 
discusse in quel convegno hanno atteso al loro lavoro e riferiranno 
in questa adunanza sull'opera compiuta. E mentre su queste rela- 
zioni dovra la nostra Assemblea deliberare, nuove proposte di studio 
le saranno sottoposte per altre importanti quistioni d' interesse gene- 
rale e particolare, cosl scientifico che pratico: fra le quali una e 
stata gia annunziata nel suo discorso inaugurate dal nostro Presi- 
dente. Su queste 'richiamo l'attenzione della Unione che va cosi in- 
tensificando lo studio di tutte le questioni che interessano cosl diret- 
tamente che indirettamente il progresso della zoologia e lo svolgi- 
mento di questa scienza in Italia, considerata sotto il punto di vista 
cosi scientifico e tecnico, che applicativo e pratico. 

Constatando ancora una volta la salda compagine ed il florido 
prosperare, per importanza assunta, dalla nostra Unione nel primo 
decennio che or si compie di sua esistenza, concludo la mia relazione 
col voto sincero e sentito per costante affetto e fede immutata nel- 
I'av venire per la sempi'e piu prospera sorte ed opera feconda dell'U- 
niono Zoologica italiana. 

II Sogrotario da lottura dell'elenco degli adorenti al (/ongresso e da coniu- 
nicaziono delle rappresontanze « di coloro che scusano il loro maneato inter- 
vento. 



- 263 - 



II Presidente riassume la proposta svolta nel suo discorso inaugurate 
perche l'Unione studi l'organizzazione di ricerche intorno alia vita e le opere 
degli zoologi italiani, per integrarne la loro figura nella storia della scienza, e 
curi la istin.zione di raccolte di documenti e manoscritti ad essi apparte- 
nenti da conservarsi nei musei nazionali o negli istituti zoologioi. Propone la 
nomina di una Commissione, che l'assemblea deferisce al Presidente. 

II Presidente da la parola al prof. Monticelli per svolgere una sua pro- 
posta a complemeuto ed integrazione di quella fatta dal prof. Camerano al 
Convegno di Borraio sullo studio razionale della Fauna alpina. II prof. Mon- 
ticelli osservando che questo studio si risolve in fondo, secondo i criterii 
espressi dal prof. Camerano, in quello di tutta la fauna terrestre d' Italia, pro- 
pone che tale studio sia completato con quello della fauna marina costiera 
del littorale italiano. Questo studio dovrebbe essere condotto con criterio 
faunistico biologico che egli svolge, esplorando cioe metodicamente le coste ita- 
liane in modo da poter, col tempo, compilare un repertorio completo delle specie 
costiere che raccolga tutte le notizie sulla loro biologia e quelle riguardanti la 
corologia, nonche le relative modificazioni etologiche e le eventuali varia- 
zioni morfologiche secondo le differenti localita della costa. II prof. Monticelli 
fa notare che qu^sta sua proposta, nell'interesse della fauna italiana costiera, 
trae origiue da quanto fu deliberato dalla commissione internazionale costi- 
tuitasi a Monaco nel Museo oceanografico circa un'intesa fra le stazioni zoolo- 
giche del mediterraneo per uno studio della fauna costiera del bacino del Me- 
diterraneo, con particolare direttiva di indagine che potrebbe dirsi talassobio- 
logica, del quale e stato anche tracciato un programma di ricerche ad inizia- 
tiva dell' Istituto oceanografico suddetto. Da questo largo e molto complesso 
piano di studio della biologia costiera, il prof. Monticelli ha presa l'iniziativa del 
piu ristretto programma di studio, che propone, di ricerca taunistica-regio- 
nale: il quale potra anche servire ad integrare, pel materiale che si andra 
raccogliendo, il lavoro del programma internazionale che si svolgera sotto 
l'egida dell'Istituto oceanografico di Monaco. 

II prof. Silvestn chiede se il Comitato talassografico dovra occuparsi an- 
che della fauna costiera. 

II Presidente risponde che detto Comitato ora, che non e piu di pendente 
dalla Societa Italiana pel progresso delle Scienze ma dal Ministero della ma- 
rina, si prefigge altri scopi d'indagine oceanografica 

11 prof. Monticelli da ampi schiarimenti sulle campagne talassografiche e 
sulle ricerche che formano il programma di queste nel Mediterraneo, giusta 
quanto e stato stabilito dalla Commissione talassografica di oceanografia riunitasi 
nel marzo-aprile scorso nel Museo Oceanografico di Monaco. Lie campagne talas- 
sografiche non dovendo investigare la fauna costiera, fu appunto per questo 
che a Monaco, nel seno della Commissione talassografica, s'intese il bisogno di 
un accordo fra le stazioni zoologiche del Mediterraneo per lo studio costiero 
dei Mare e della biologia littoranea, accordo che fu, come e stato accennato, 
discusso da una Commissione costituitasi alio scopo di formulare un programma 
di studii, che il prof. Monticelli presenta alPAssemblea, perche puo servir di 
base a quello che dovrebbe svolgersi in attuazione della sua proposta. II 
prof. Monticelli soggiunge che si potrebbe, come si e fatto per la fauna alpina, 
nominare una Commissione per lo studio della fauna littoranea che stabilisca 
il piano di studio e le modalita di esso. 



- 264 - 



II prof. Silvestri crede che si debba aspettare che il Comitato talassogra- 
fico italiano pubblichi il regolamento dell'azione che deve svolgere, per vedere 
se non sia piu opportune* di associarsi al Comitato suddetto per 1' attuazione 
della proposta Monticeili. 

II prof. Monticeili replicando ed esponendo lo scopo preciso e deterrainato 
della sua proposta, che nulla ha di comune con quello delle campagne talas- 
sografiche del Comitato ora alia dipendenza del Ministero della marina, fa 
osservare al prof. Silvestri che, se pure il detto Comitato vorra comprendere 
nel programma dei suoi studi quello della fauna costiera, nulla vieta ora al- 
PUnione di votare la proposta e di nominare la Commissiono per iniziare i 
lavori. Che se la fauna littoranea fara parte del programma del Comitato 
talassografico, la nostra Commissione prendera gli opportuni accordi per as- 
sociarsi ed offrire l'opera propria al Comitato onde unificare lo studio. 

II prof. Silvestri e d'accordo che si taccia un voto di massima per lo stu- 
dio della fauna costiera, ma e sempre d'opinione di aspettare, per ogni ini- 
ziativa di fatto, il regolamento del Comitato talassograflco. Fa quindi formale 
proposta che si sospenda ogni deliberazione della nomina di Commissione. La 
proposta sospensiva del prof. Silvestri essendo stata respinta ad unanimita il 
Presidente meUe ai voti la proposta principale fatta dal prof. Monticeili con 
quella conseguenziale della nomina di una Commissione. L'Assemblea appro- 
va e deferisce al Presidente la nomina dei Comraissarii. 

II prof. Monticeili chiesta la parola richiama l'attenzione dell'assemblea 
sul fatto che non basta lo stabilire quelle norme sulla nomenclatura zoologica 
italiana che furono invocate nel Congresso di Bormio dal prof. Rosa e sulle 
quali in questo Convegno dovra riferire la Commissione all'uopo nominata ; 
ma occorre anche uniformare la scrittura, la pronunzia e l'accentuaziohe della 
nomenclatura delle parti degli animali, dell'anatomia, cioe, zoologica, affinche 
tutti pronunzino, scrivano ed accentuino nella stessa maniera gli stessi nomi ; 
e non avvenga che due studiosi non s'intendano nel pronunziare lo stesso 
nome (per uno breve, per l'altro lungo), ciascuno affermando di essere nel se- 
gno. Propone percio che i' Unione prenda in esame la questione per provve- 
dere alia desiderata uniformita di linguaggio anatomico. 

II prof. Bertelli si associa alia proposta Monticeili che trova giustissima e, 
facendo notare che per l'anatomia umana si lamenta lo stesso inconveniente, 
propone che venga nominata una Commissione la quale faccia studii sulla 
nomenclatura zoologica ed anatomica, rivedendo le denominazioni gia in uso, 
modificando quelle che credera non completamente appropriate e provvedendo, 
per quanto e possibile, con nomi nuovi alle deficienze. 

Police osserva che sarebbe opportuuo che della Commissione face*se parte 
anche un filologo. L' assemblea approvando ad unanimita la proposta Monti- 
ceili, ricapitolata in un ordine del giorno presentato dal prof. Bertelli, tlelega 
il Presidente a nominare la Commissione che dovra associarsi un filologo per 
integrare meglio il suo compito. 

II Presidente da quindi la parola ai socii per le 



- 265 - 



Comunicazioni scientifiche 

Delia Valle, P. — Le analogie fisico-chimiche delta formazione e 
delta dissoluzione dei cromosomi. 

I tentativi di cercare di interpretare con le semplici leggi della 
fisico-chimica i fenomeni offerti dalla citologia, sono stati molto nu- 
merosi, specialmente per ci6 che riguarda lastruttura del citoplasma 
ed i fenomeni che sono connessi alia formazione del fuso acromatico. 
Ricorder6 gli studii di Biitschli, Rhumbler e Giardina che 
hanno indicata la via che sola pu6 condurci ad una interpretazione 
scientifica di tali fatti. 

Ma per quello che riguarda i fenomeni che si verificano durante 
la mitosi nella sostanza cromatica, tranne alcuni studi di Li J lie, 
quasi tutti si sono contentati di accettaie senza aicuna critica il pre- 
formismo dell'ipotesi individualistica che vuol vedere in questi feno- 
meni citologici leggi analoghe a quelle che valgono per gli organismi 
complessi. 

Alio stesso mode nei primi tempi della zoologia si cercavano nel- 
l'anatomia degli invertebrati le parti imparate a conoscere nell'ana- 
tomia umana ! 

In seguito ai miei studi sull'organizzazione della cromatina gia 
pubblicati e ad altre posteriori osservazioni e considerazioni che am- 
piamente esporro in un lavoro gia quasi completato, credo di poter 
affermare che le analogie della formazione e della dissoluzione dei 
cromosomi con fenomeni presentati dal mondo inorganico sono molto 
numerose per tutti i momenti del ciclo della cromatina. 

II primo accenno della formazione dei cromosomi, quasi sempre 
accornpagnato da sicure e probabilmente rapide alterazioni nelle con- 
dizioni dell'equilibrio osmotico nucleo-citoplasmatico (provate dalle 
vanazioni dell' indice di rifrazione delle parti del protoplasma piii 
prossime al nucleo e dall'aumento delle dimensioni di quest' ultimo), 
presenta una analogia innegabile con tutti i processi di « Entmi- 
schung », o che si tratti della formazione di goccioline di nebbia da 
un gas saturo di umidita, o della separazione per raffreddamento o 
aggiunta di un terzo liquido in un sistema inizialmente omogeneo di 
due liquidi parzialmente miscibili, o del processo (sostanzialmente 
identico al precedente) di gelificazione dei colloidi, o della comparsa 
dei nuclei di cristallizzazione in una soluzione soprassatura in equili- 
brio labile. 

In tutti questi casi l'esperienza conferma la deduzione teorica di 
Gibbs, che la nuova fase compare in un numero finito di punti iso- 
solati, senza che vi sia bisogno della preesistenza di nessun nucleo di 
condensazione, o germe o individuo preesistente che dir si voglia. 



— 266 — 



I caratteri con i quali i cromosomi si presentano nelle fasi ulte- 
riori corrispondono parimenti a cid che si verifica in quei casi in cui 
la fase che sorge presenti una certa energia di forma come nel caso 
dei granuli colloidali e piu ancora se a questa si aggiunga una « Ge- 
staltungskraft » come nel caso dei cristalli scorrevoli (« fliessende Kry- 
stallen » di Lehmann). In questi casi infatti si puo giuugere anche alia 
formazione di associazioni lineari irregolarmente e variamente elicoi- 
dali come si osservano in tutte le profasi precoci che sono indicate 
col nome di spirema. 

Anche la variabilita dentro determinate limiti del numero dei 
cromosomi che ho dimostrata legge valida generalmente e funzione 
dolla quantita di cromatina originaria, ha il suo equivalente pura- 
mente fisico nella ristretta variabilita per unita di volume del numero 
delle gocciole di un'emulsione in condizioni determinate o del numero 
dei cristalli che si formano da una identica soluzione in condizioni 
identiche. 

Parimenti l'esatto studio quantitativo non ancora tentato con me- 
todi esatti, della variabilita delle dimensioni dei cromosomi di una 
stessa mitosi, per il quale ho dovuto usare per la prima volta non 
solo metodi opportuni di misurazione, ma anche una idonea tratta- 
zione statistica, mi ha dimostrato che tale variabilita e molto analoga 
a quella delle dimensioni delle singole gocciole di una data emulsione 
o dei cristalli che in determinate condizioni si formano da una solu- 
zione. 

E da notare a questo proposito una stretta correlazione, finora 
non sufficientemente notata, fra le dimensioni nucleari e le dimensioni 
dei cromosomi che se ne formano, nelle cellule dei diversi tessuti di 
un organismo o in cellule omologhe di diversi momenti dello sviluppo. 

Un tale fatto che sembrerebbe dare un grave colpo alia teoria 
della dipendenza del numero dei cromosomi dalla quantita di croma- 
tina ed essere iuvece favorevole alia ipotesi preformistica, ha invece 
anch'esso una innegabile analogia fisico-chimica nei fenomeni di as- 
sorbimentoe specialmente nel diverso volume di gelatine formate da 
soluzioni colloidali diversamente diluite ma contenenti eguali quanti- 
ta in peso della fase dispersa, ovvero piu o meno intensamente ri- 
gonfiate. E a questo proposito specialmente da ricordare il comporta- 
mento dei colloidi cristallizzati (zeoliti e cristalli di albuminoidi) ca- 
paci di assumere acqua e di mutare volume e peso senza cambiamen- 
to di forma. 

Faro no I are anche che lo stato di aggregazione dei cromosomi e 
la loro struttura omogenea anisotropa (dimostrata specialmente dalle 
leggi del loro accorciamento dalla profase all'anafase) sono complete- 
mente analoghe alle propriota dei cristalli scorrevoli. 

L' isotropia ottica molto probabile dei cromosomi non proverebbe 



- 267 - 



nulla in contrario, data l'esistenza di cristalli plastici isotropi. L'opa- 
cita alia luce ultravioletta dei cromosomi e la non esistenza di una 
banda di assorbimento nello stesso punto del lo spettro per la croma- 
tina del nucleo a riposo, come la intensa colorabilita dei primi non 
sono punto fatti caratteristici per essa, essendo piu o meno comuni 
differenze fra gl'idrosoli e gl'idrogeli. 

Per ci6 che riguarda la carica elettrica supposta per i singoli 
cromosomi, dei quali secondo Li Hie spiegherebbe i mutui rapporii 
di posizione, ma che in ogni modo dovrebbe essere special mente no- 
tevole per la cromatina diffusa nel nucleo a riposo, per analogia col 
com portamento dei colloidi, non possediamo notizie serie e sono desi- 
derabili ulteriori studii. E' pero da ricordare che gli emulsoidi pre- 
sentano cataforesi debolissima o nulla e che tale e anche il com por- 
tamento delle emulsioni propriamente dette e dei cristalli liquidi. 

II processo di dissoluzione telofasica, non differisce in nulla da 
ci6 che si osserva nella soluzione colloidale di gelatine o in altri 
casi simili di aumento nel grado di dispersita dei colloidi reversibili. 
A causa del rigonfiamento piu o meno regolare e della progressiva 
soluzione di parti poste piu o meno profondamente nello spessore del 
cromosoma, questo viene a prendere un aspetto irregolarmente e va- 
riamente vacuolare e sfrangiato che, s|)ecialmente con l'aiuto degli 
artefatti di preparazione e di un po' di buona volonta, si puo inter- 
pretare in qualunque modo : come pseudopodi, reticoli, divisioni lon- 
gitudinali e forme elicoidali. 

E bene pero notare, a proposito di quest'ultima forma che qual- 
che volta realmente sembra accennata, che anche in sostanze non 
organizzate Biitschli e Quincke sono riusciti ad ottenere forme 
elicoidali anche mediante il rigonfiamento. 

La forma dell'ultimo ve^tigio nel quale sono ancora riconoscibili 
i cromosomi telofasici, messa a conironto con quella che i cromosomi 
presentano all'inizio della profase, che abbiamo visto probabilmente 
dovuta all'associazione di parti primitivamente isolate, le diverse di- 
mensioni e la diversa posizione nel nucleo, la spanzione profasica di 
ogni trabecola cromatica preesistente, basterebbero a dimostrare da 
sole che nella mitosi normale e tipica non si pud parlare di una con- 
tinuity genetica dei cromosomi, come si potrebbe forse ancora soste- 
nere con I'analogia dei cristalli colloidali rigonfiabili cui abbiamo 
precedentemente accennato. Resta ancora possibile che cio possa va- 
lere invece nei casi dei cosi detti « semi-resting stages » comuni 
specialmente nelle mitosi delle cellule genetiche e che molto hanno 
contribuito a dar credito all' ipotesi preformistica. 

Considerato sotto questo punto di vista il processo mitotico pren- 
de l'aspetto di un fenomeno analogo ad una cristallizzazione sui 
generis, di una sostanza colloide che normalmente si trova disper- 



sa molto piu fortemente. In questo modo molti fatti apparentemente 
indipendenti della mitosi vengono ad essere invece collegati fra loro 
e ravvicinati ad altri fenomeni citologici, fra i quali ricorder6, con 
Giglio Tos, specialmente l'ordinamento dei mitocondri in condrio- 
miti (gli antichi pseudocromosomi), pei quali valgono quasi tutte le 
analogie ora ricordate pei cromosomi. 

Ed anche i rapporti fra mitosi ed amitosi e gl'interessanti casi di 
progress] vo passaggio dall'una forma all'altra studiate p. es. da Raf fae- 
le nel sincizio perilecitico dei Teleostei ricevono luce dall' innegabile 
analogia col fatto del progressivo impedimento ai processi di cristal- 
lizzazione, fino alia completa inibizione, con l'aggiunta al sistema di 
quantita anche relativamente molto scarse di determinate sostanze, 
ed anche piu dalla progressiva perdita della proprieta di gelatinizzare 
di molti emulsoidi, allorche questo processo viene piu volte ripetuto. 

In questa semplice concezione delle cause dei vario aspetto con 
il quale la cromatina si presenta nei diversi momenti del suo ciclo, 
che rende inutile l'ipotesi provvisocia dell' individuality, sono certo 
che finiranno prima o poi col convenire tutti quelli che si occupano 
di citologia, obbiettivamente. Bene inteso che pensino con la testa 
propria (*). 

Su questa comunicazione prende la parola Enriques a cui risponde Della Valle. 

Sergi, G. — Iniorno ad una sistemazione naturale di Hominidae. 

Comunemente si crede che TUomo, come oggi e studiato in an- 
tropologia, non sia piu considerato come un essere separato e ecce- 
zionale rispetto agli altri mammiferi; si crede cioe che egli sia rien- 
trato nel grande regno animale e sia quindi studiato con le medesime 
leggi biologiche finora stabilite per tutti gli esseri organici. Ma chi 
conosce i lavori numerosi in antropologia, malgnado le infinite cogni- 
zioni che per essi abbiamo acquistate, trovera facilmente che ancora 
dell'Uomo si sostengono le vecchie concezioni e se ne fa un organismo 
con leggi proprie e speciali, le quali spesso sono effetto di creazioni 
fantastiche, e quindi mettono fuori delle leggi biologiche generali gli 
esseri umani. 

Da qualche tempo, quindi, mio intendimento e di ricondurre l'Uo- 
mo {Hominidae) alia sua classe, di studiarlo come un zoon comune, 
morfologicamente e secondo gli stessi concetti di evoluzione, i quali 
si t'anno valere per ogni altro organismo, animale o vegetale. Ma per 
venire a capo di tutto ci6, e necessario, avanti tutto, liberare la fa- 
miglia umana, Hominidae, dal caos in cui si trova iuvolta, essondo 



0) L« (liiiHtMliiizionc il< ll< lesi .sojiiii cs|M)stc Hani »lala per esteso Del lavoro deflnitivo flic wvvh 

l>ubbiuau» proMlmamente Dell'ArohiTlo Zoologico ItaliAao* 



ancora ammesso un sol genere ed unica specie con un'infinita di razze 
di ogni gradazione, cioe razze che comprendono razze, ovvero di pri- 
mo grado, di secondo e cosi via, senza un legame alcuno fra loro, se 
non sia qualche carattere fuori della morfologia. Senza una classifi- 
cazione naturale fatta sulle medesime basi zoologiche, none possibile 
parlare di evoluzione delle forme umane, come non sarebbe stato 
possibile a Lamarck e a Darwin occuparsi dellorigine delle spe- 
cie e della loro trasfortnazione, se non fosse esistita una classifica- 
zione come oggi esiste. Pertanto si scrive lungamente su tale argo- 
mento e, a parer mio, con conclusioni contraddittorie o illusorie, si 
vaga nell'incerto e si cade nel fantastico, come potrei dimostrare con 
vari esempi. 

Ma non e facile impresa la sola e la semplice sistemazione lin- 
neana, perche i grandi materiali raccolti dalle osservazioni fatte su 
moltissimi gruppi umani sono spesso inutili per i metodi in uso in 
antropologia, metodi insufficienti e anche qualche volta poco razionali, 
che non possono rivelarci i caratteri fondamentali per mezzo dei quali 
si riconoscono le forme specifiche; essi hanno un significato piu sta- 
tistico che morfologico. 

Ora, di Hominidae, che sono una famiglia zoologica cosi cosmo- 
polita e di una antichita immensa, poiche abbiamo documenti in Eu- 
ropa dal pliocene recente e in America dal pliocene mediano, non e 
possibile che non siano avvenute tante variazioni profonde nel tempo 
e nell'abitato, da produrre forme specifiche. Ma questo concetto che 
nasce subito nella nostra mente, ricordando quel che e avvenuto ne- 
gli altri gruppi animali, viene evidentemente provato dall'osserva- 
zione dei fatti, che sono poi quelli offerti dagli stessi gruppi umani, 
quando vengono studiati con metodo zoologico. 

E avanti tutto e ad avvertire che, come in un abitato zoologico 
si trovano molte specie animali insieme, anche dello stesso genere, 
cosi in un abitato antropologico si trovano quasi sempre molte forme 
umane differenti, che non si devono confondere e fondere, come fanno 
gli antropologi per mezzo delle medie, ma separare per mezzo dei 
loro caratteri, dopo che questi caratteri vengono riconosciuti e sta- 
bility 

Riguardo ai caratteri bisogna anche vedere come si comportano 
nei vari gruppi che si fonnano, e nei disceudenti ; e noi abbiamo os- 
servato che essi sono costanti e invariabili in certi limiti, come i 
ctratteri delle specie. Cosi che noi possiamo riconoscere in Homi- 
nidae una moltiplicita di specie nello stesso modo come in altra fa- 
miglia di mammiferi. 

Ma io ho potuto vedere ancor di piu nell'immensa famiglia uma- 
na e per la vasta distribuzione geografica, che in questo caso aiuta 
a riconoscere alcuni fatti. Di Honnnidae viventi io ho distinto tre 



fades caratteristiche : una fades e africana, che ha un'immensa di- 
stribuzione geografica, cioe tutta 1 'Africa, I'Europa, l'Asia anteriore, 
la penisola ludostanica, una parte deiia penisola di Malacca, gran parte 
degli arcipelaghi del Pacifico, l'Australia e la Nuova Zelanda. Una 
seconda fades che e asiatica, e piu ristretta e comprende l'Asia a 
settentrione deH'Himalaja fino al nord, tutta la zona orieutaie con le 
isole nipponiche, e in parte il nord d'Europa, Finlandia e Lapponia ; 
al sud gli elementi asiatici discendono per le valli della Cina nell'ln- 
docina. Inoltre si hanno le zone miste di confine, oltre 1" Europa che 
e ora regione tutta mista delle due fades, africana e asiatica. Una 
terza fades e l'americana, la quale occupa tutti i due grandi con- 
tinents 

Queste tre fades di Hominidae che rappresentano forme umane 
con caratteri propri, debbono essere attribuite, secondo Faspetto mor- 
fologico, a tre generi, e praticamente tutte le variazioni proprie di 
ciascun genere ne costituiscono le specie, le quali poi hanno subordi- 
nate nuove variazioni che fanno le varieta di ciascuna specie. 

Chi puo percorrere tutte le serie delie forme umane di ciascun 
genere e rilevarne i caratteri comuni e divergenti, si convincera come 
in Hominidae e avvenuto quanto e avvenuto in ciascun ordine di 
mammiferi, come in Hominidae i fenomeni di variazione, che qui non 
e il luogo di discutere e di esaminare, hanno dato il medesimo risul- 
tato, cioe hanno originato specie e varieta nel significato linneano, in 
generale, e nel nuovo signincato offerto dalla dottrina deli'evoluzione. 
Disgraziatamente gli antropologi che conoscono tutti i gruppi umani 
nei loro caratteri moriologici, sono pochissimi; la maggior parte ha 
studiato appena qualche frammento dell'immensa famiglia Hominidae 
e con gran baldanza ne vuoi trarre conseguenze e risultati, come se 
avesse una cognizione completa. Bisogna aver presente il gran quadro 
di tutte le forme umane per concepire le relazioni e le ditferenze e 
quindi la sistemazione secondo i caratteri che esse hanno. Linnenon 
poteva giungere alia sua sistematica, se non avesse avuto davanti ai 
suoi occhi mentali questa esposizione di forme organiche ; ma noi ve- 
diamo che alcuni si danno gia Faria di antropologi per avere misu- 
rato qualche cranio o imaginata qualche spiegazione che e parto di 
pura fantasia. Insomma per essere antropologi, come zoologi, e neces- 
sario che si conoscano tutti i gruppi umani nei loro caratteri ; e al- 
lora si ha il diritto di parlare di evoluzione delle forme, di discen- 
denza, di ti pi primordiaii, se pure si conoscono o esistono, e di fare 
ipotesi. 

Ma il trovarsi in abitati distinti geograficamente i tre generi 
umani viventi, corrispondenti alle tre fades, dichiara un altro tatto 
importantissi mo, 1'origine propria e distinta di ciascuno: donde quel 
poligenismo che io sostengo. La distribuzione geografica della specie 



- 271 - 



e variety di cui sopra ho fatto menzione, dimostra lo stesso fatto, e 
lo confermano le zone miste e di contatto dei tre generi, come ti pi 
fondamentali di Hominidae. II tipo della fades americana, infine, 
viene a riconfermare questa origine distinta; perche, se e vero che 
i piu antichi avanzi umani americani dell'Arnerica meridionale sono 
del pliocene e di forme differenti del tipo fossile europeo, 1' origine 
separata delTUomo americano e evidente, perche, in tale epoca geo- 
logica, nessuna comunicazione esisteva piu, se forse ne esisteva gia 
alcuna, fra i due mondi. 

Ma Hominidae, come altra famiglia di mammiferi, hanno anche 
la loro paleontologia. L'Europa presenta un Uomo terziario (per ori- 
gine) nel famoso cranio di Neandertal e in quelli di S py e di 
Krapina, con la mandibola di Heidelberg, sabbie di Mauer: 
forme estinte insieme con gli altri Primati. L'America meridionale ha 
pure un altro Uomo terziario nell' Homo pampaeus, Ameg, che e piu 
antico del primo, con caratteri differenti. Allora noi siamo costretti 
a riconoscere due generi estinti di Hominidae, che, con i viventi 
sono cinque, e non uno, come ancora si ostinano a sostenere moltis- 
simi antropologi. 

La poligenesi e la polifilogenesi ormai cominciano ad imporsi ai 
naturalisti, e basti vedere le tendenze polifiletiche di Osborn e 
di Steinmann, per accorgersi che con la teoria unitaria monofile- 
tica non possono spiegarsi i fenomeni delle specie nella loro origine 
e nella loro trasformazione. 

Per i limiti impostimi io debbo terminare, e presento nei quadri 
seguenti la ipotesi della discendenza di Hominidae parallelamente con 
gli altri Primati, tipo antropomorfo, per i contenenti antichi, e in 
modo differente per l'America: quattro phyla distinti, di cui uno, 
l'americano, che presentasi con una lacuna, infine la sistematica dei 
cinque generi umani, estinti e viventi (*). 



0) E in corso di stanipa I' opera che tratta estesauiento questa sisternazioiie : L'uomo secondo le 
origini, le variazioni, la distribuziono geografica. Sisteuia uaturale. Torino, F.lli Bocca Editori. 



- 272 - 



Discendenza di Hominidae in quattro phyla 



Tipo lemurino 
Tipo catarrino 

Tipo antropomorfo 



Homunculidae 
Proanthropidae 
lacuna — Hominidae 



EUROPA 



AFRICA 



ASIA 



AMERICA 



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Oss. II segno -j- indica le forme estinte. 

La discendenza umana e parallela con quella degli antropoidi in linee 
divergenti. 

Per l'Europa sono soltanto nominate due forme estinte di antropoidi, 
ma se ne trovano altre. 

Per PAfrica s'ignora se oltre i viventi gia esistessero altri antropoidi. 

Fra Hominidae di America e dei continenti antichi finora non tro- 
vasi relazione ed esiste una lacuna ; cosi anche fra gli altri Primati delle 
due regioni. 

S'intende che questa ricostruzione di discendenze e ipotetica e per 
quanto le cognizioni presenti lo consentano. 

Hominidae. 

Classificazione sistematica. 



Palaeanthropus, gen. (estinto). 

Pal. europaeus (sin. Homo neanderthalensis, H. primigenius) spec. 
Pal. krapiniensis, spec. 

Pal. heidelbergensis, spec. (sin. H. heidelbergensis, Schoet): 



Notanthropus, gen. 



- 273 - 



Not. eurafricanus . spec. 

N. eurafricanus archaicus, var. 

N. eurafricanus recens, var. 

N. eurafricanus nordicus, var, 

N. eurafricanus mediterraneus, var. 

Not. eurafricanus mediterraneus europaeus, subv. 

» » » libycus, subv. 

» » > arabicus, subv. 

» » » aegyptiacus, subv. 

» » » indoiranus, subv. 

Not. eurafricanus africus, var. 
Net. eurafricanus dravidicus, var. 
Not. eurafricanus australianus. var. 
Not. eurafricanus polynesianus, var. 
Not. eurafricanus toda-ainu, var. 
Not. eurafricanus toda, subv. 
Not. eurafricanus ainu, subv. 

Not. afer, spec. 

Not. afer aethiopicus, var. 

Not. afer niger, var. 

Not. afer sylvestris, var. 

Not. afer africus, var. ibrida. 

Not. aethiopicus libycus, var. ibrida. 

Not. afer melanesiensis, var. 

Not. pygmaeus dolichomorphus, spec. 
Not. pygmaeus melanesiensis, var. 

Not. pygmaeus brachymorphus, spec. 
Not. pygmaeus oceanicus, var. 

Not. pygmaeus ceylonensis, spec. 

Not. australis, spec. 

Not. australis humilis, var. 

Heoanthropus, gen. 

Eeo. arcticus, spec. 

H. arcticus subarcticus, var. 

H. arcticus commixtus (kirghis), var. 

H. arcticus fennicus, var. 

H. arcticus siamesis, var. 

H. arcticus malayensis, var. 

H. eurasicus, spec, ibrida (H. arcticus ■+■ Not. mediterraneus). 
H. eurasicus europaeus, var. 
H. eurasicus asiaticus, var. 



- 274 - 



Heo. orientalis o sinicus spec. 
H. orientalis japonieus, var. 
H. orientalis tibetanus, var. 
H. orientalis snbmalayensis, var. 

Archaeanthropus, gen. (estinto). 

Arch, pampaeus, spec. (sin. Homo pampaeus, Amegh.) 
Hesperanthropus, gen. 

H. Columbi, spec. (Homo pliocenicus, Kobelt). 

H. Columbi antiquus, var. (fossile). 

H. Columbi esquimensis, var. 

H. Columbi planitiae, var. 

H. Columbi Sonorae, var. 

H. Columbi amazonius, var. 

H. Columbi paraguayensis, var. 

H. Columbi araucanus, var. 

H. patagonicus, subsp. 



Nelle ore pomeridiane i Congressisti si recano, insieme con gli invitati, 
le Autorita e il Comitato, a Posillipo, per assistere alio scoprimento della 
lapide a Filippo Cavolini. 

L'imbarco ha luogo sul piroscafo Capri della Societa di Navigazione del 
Golfo di Napoli. Alle ore 14 i coogressisti, dopo un ameno tragitto, accom- 
pagriati dalla piccola flottiglia della Stazione zoologica, sbarcano al Capo di 
Posillipo, a villa de Mellis, ove ha luogo la solenne cerimonia dello scopri- 
mento della lapide. Dopo i discorsi del rappresentante del Sindaco Com. Cor- 
rera e del prof. Monticelli presidente della Societa di Naturalisti, promotrice 
dei festeggiamenti Cavoliniani, vien scoperta la lapide centenaria opera dello 
scultore Com. Mossuti. Dopo la cerimonia vi fu un ricevimento offerto dai si- 
gnori De IViellis, pronipoti di Cavolini. I congressisti ritornano poi a Napoli 
con lo stesso piroscafo, compiendo un breve giro nel golfo. 

Mercoledi 14 settembre. 

(Seduta antimeridiana) 

(nell'Aula di Zoologia) 

II Presidente da la parola al prof. Bertelli per svolgere una proposta ten- 
dente ad intensificare l'azione della Unione per le quistioni inerenti alia caccia 
in Italia. 

Bertelli conclude invitando L'Unione zoologica a nominare dei cojnmissari 
che preparino una accurata relaziono Sulla questiono della caccia, la quale 
relazione fornirebbe indubbiamouto ai legislatori importanti ed utili notizie. 

II Presidente mette in rilievo come la proposta del prof. Bertelli sia della 
piu graude importanza in j)revisioue appunto dei provvedimenti legislativi 
ricbiosti da molto parti d'ltalia per discipliuaru la grave e vessata quistione della 



- 275 - 



caccia da noi. Fa osservare come l'U. Z., che si e sempre interessata con voti 
e proposte largamente discusse in precedents adunanze, debba prendere in seria 
considerazione la proposta Bertelli, la quale entra nella sfera dell' azione che 
essa va svolgendo con costante solerzia per tutte le questioni che derivano 
pratica applicazione da importanti e complesse quistioni biologiche. II Presi- 
dente quindi, aperta la discussione, con l'accordo unanime dell'assemblea che ac- 
cetta la proposta Bertelli, propone che la Commissione sia costituita dai soci 
piu competenti in materia delle varie regioni d'ltalia. L'assemblea del3ga al 
Presidente la designazione dei componenti tale commissione. II Presidente 
chiama a farne parte : il proponente prof. Bertelli ed i prof'essori Arrigoni 
degli Cddi, Festa, Ghigi, Lepri, Martorelli, Ninni, Salvadori, e Silvestri. 
II Presidente comunica che ha chiamato a far parte: 

1° — della Commissione per gli studi storici sui zoologi italiani (v. se- 
duta precedente) i soci : Andres, Camerano, Cattaneo, Monticelli, Parcna e Rosa. 

2o — della commissione per studiare la fauna costiera i soci : F.calbi, 
Grassi, Giglio-Tos, Monti (Rina), Monticelli, Parona, Raffaele, Russo e Vinciguerra. 

30 — della commissione per la nomenclatura anatomicozoologica i soci : 
Bertelli, Chiarugi, Fusari, Romiti, Sala, Valenti, Versari per l'anatomia umana, e 
Camerano, Cattaneo, della Valle, Ficalbi, Giardina, Grassi, Raffaele e Russo per la 
zoologia ed anatomia comparata. Della detta commissione fara parte d'ufflcio, 
per I' intesa fra i singoli componenti nella coordinazione del lavoro, il Se- 
gretario dell'Unione. La commissione, a norma del deliberato dell'Assemblea, 
si aggreghera un filologo. 

II Presidente da la parola ai soci per le 

Comunicazioni seientificlie. 

Police, G. — Prima serie di osservazioni ed esperienze intorno 
alia pesca con le sorgenti luminose. 

Le questioni riguardanti la pesca marina si presentano numero- 
sissime alia osservazione di chi si occupa di essa. Ora sono d'indole 
pratica in rapporto ai metodi usati dai pescatori per la loro indu- 
stria, ora sono questioni riguardanti le leggi che guidano e discipli- 
nano la pesca. 

Sono principalniente le leggi che la guidano che oggi avrebbero 
bisogno di essere studiate, poiche, sventuratamente, noi non possiamo 
dire di avere una vera e propria legislazione della pesca, in quanto 
questa e costituita da leggi e decreti che si seguono e si contradi- 
cono secondo i criterii politici e secondo gl'interessi locali. II libro del 
Targioni-Tozzetti ( x ) « La pesca in Italia », che e 1'opera di maggiore 
mole che sulla pesca si abbia da noi, e che raccoglie i decreti ed i 
regolamenti sulla pesca nelle differenti epoche fino al 1871, e la pro- 
va piu evidente di quanto ora ho detto : ne dopo tale epoca i criterii 
sono mutati. 

La ragione di tutto ci6 e logica ed e semplice ; nessuna serie di 



f 1 ) Tar gioni-Tozzetti, Ad. — La pesca in Italia: Vol. 2, Genova, i8~l, 



- 276 - 



studi e stata mai iniziata con metodo e continuity intorno a questi 
argomenti, poiche per risolvere questi problemi sono necessari mezzi 
ed aiuti validi. Avendo incominciato ad occuparmi di pesca ed interes- 
sandorai ad essa, avvalendomi dei pochi mezzi che ho potuto procu- 
rarmi da me stesso, ho iniziato alcune esperienze intorno alia pesca 
con le sorgenti luminose, che e uno dei piu importanti problemi di 
pesca che oggi si presentino, visto che gran numero di reclami si 
elevano contro di essa. Espongo i risultati finora ottenuti auguran- 
domi di poter continuare lo studio dell'argomento e con mezzi piu 
vasti e poter vi portare un piu largo contributo. 

Non e la prima volta che vien fatta quistione della pesca con le 
sorgenti luminose: essa e stata discussa nei varii decreti determinanti 
in epoche differenti la sua soppressione ; ed, a varie riprese, negli ultimi 
anni se ne e occupata la Commissione consultiva di pesca. Non elen- 
chero, ne discuterd qui le varie opinioni espresse in proposito, riser- 
bandomi di farlo in altro lavoro piu completo. In questo lavoro pre- 
liminare mi limito ad accennare il modo come deve essere impostato 
lo studio della quistione, le esperienze finora da me fatte in rapporto 
ad essa e le considerazioni che se ne possono dedurre. Risiedendo a 
Napoli, i miei studi sono stati fatti nel nostro Golfo, dove la pesca 
con le sorgenti luminose e abbastanza esercitata e dove promuove 
reclami da parte dei pescatori che, adoperando mezzi differenti di pe- 
sca, se ne dicono danneggiati. 

Fino a pochi anni fa (a Napoli fino a 3 anni fa) la sola sorgente 
luminosa impiegata per la pesca era costituita da pezzi di legno resi- 
noso (radici di pino) che accesi potevano proiettare sulla superficie 
del mare una luce rossastra, scialba, volata da fumo abbondante, che 
poteva poveramente illuminare breve tratto di mare. Questo metodo 
d'illuminazione, a Napoli, dicesi focone. La pesca col focone non solle- 
vava reclami, visto che si adoperava limitatamente solo per la pesca 
con il lanzaturo (fiocina) o per la pesca all'amo di alcuni Mollu- 
schi (Todarodes). Piu abbondantemente pero era adoperata in altre 
parti d'ltalia, tanto che in qualche regione anche contro di essa furono 
emanati dei decreti di proibizione. 

I reclami contro la pesca con le fonti luminose cominciarono ad 
abbondare, allorche al legno di pino fu sostituito il gas acetilene. 
Questo da una luce molto piu chiara, che si pu6 spandere su di una 
superficie piii vasta dove puo meglio concentrarsi per mezzo di un 
rifiettore ; e di uso piu comodo, poiche il caricare il gassometro da 
molto minor noia dello spaccare il legno di pino per ridurlo in pezzi 
lunghi onde farli bruciare maggior tempo. Per queste ragioni essa si 
diffuse rapidamente e numerosi decreti di proibizione sono comparsi 
e compaiono tuttora per questo metodo di pesca. 



- 277 - 



I danni apportati dalla pesca con la luce dovrebbero essere di 
due ordini: danai biologici, in rapporto all'impoverimento di deter- 
minati tratti di mare, e danni pratici in rapporto alle pesche falte 
senza il concorso della luce ed in rapporto alia navigazione. 

I danni biologici sarebbero i piu importanti, inquantoche se que- 
sta pesca producesse impoverimento del mare, anche temporaneo, 
senza dubbio essa dovrebbe essere assolutamente proibita in tutte le 
regioni indistintamente. 

La luce a Napoli si applica alia pesca con gli ami, a quella con 
il lanzaturo (fiocina) ed a quella con le reti. 

La pesca con gli ami e la luce si esercita per speciali animali ed 
in determinati punti: principal mente a Capri sul versante della Piccola 
Marina per la pesca dei Totari (Todarodes). Non mi occupero qui di 
quosta pesca essendo essa molto limitata e speciale, ed esercitata solo 
in pochi mesi dell'anno, tanto che non promuove alcun reclamo da 
parte dei pescatori. 

Reclami sono promossi dalla pesca con la fiocina e la luce, ma 
soprattutto da quella con le reti e la luce. E sono questi due metodi 
di pesca che per l'occasione hanno fatto speciale oggetto delle mie 
osservazioni. 

Pesca col lanzaturo {fiocina) e la luce. 

II lanzaturo e costituito da una lamina di ferro a margine 
circolare da un lato e diritto dall' altro. Sul lato diritto sono 
inserite delle punte di ferro in numero sempre dispari (denti). Di 
queste punte la mediana porta al suo estremo due alette come una 
freccia, le altre hanno un' aletta solo dal lato interno. A seconda del 
numero delle punte i lanzaturi vengono denominati cinquedenti, 
settedenti e tredici denti. A misura che aumenta il numero dei 
denti diminuiscono le loro dimensioni. Dal tratto rnediano del margine 
circolare si sviluppa una ghiera che si inserisce ad un lungo bastone. 

I pescatori che esercitano la pesca col lanzaturo, a Napoli ven- 
gono detti cuttiatori. 

La pesca si fa con piccole barche (gozzi = vuzze) per lo piu un 
pescatore bada alia pesca e l'altro porta i remi guidando la barca se- 
condo piccoli segnali fatti col gesto o a monosillabi da colui che guida. 
La barca cammina lentamente, quindi la luce adoperata in questa pesca 
e mobile, al contrario della luoe adoperata nella pesca con le reti, la 
quale, come vedremo, e n'ssa. 

La luce e prodotta da tre piccoli becchi a gas acetilene coperti 
da un riflettore, in rapporto con un piccolo gassometro per mezzo di 
un tubo di gomma. 



II cuttiatore si dispone a prora del gozzo col lanzaturo in raano 
pronto a lanciarlo rapidamente non appena scorga la preda. Allorche 
la superficie del mare e leggermente increspata, con difficolta si scorge 
il fondo, nonostante la luce; per rendere piu uniforme questa super- 
ficie il pescatore la spruzza d'olio per un certo tratto ritornando poi 
sul tratto di mare chiarificato. 

Per lo piu questa pesca si fa presso la costa, a non piu di 3 o 4 
metri di profondita, sia perche gli animali vengono lanzati diretta- 
mente sul fondo del mare, sia perche ivi abbondano scogliere e piane, 
dalle quali la luce pud attirare gli animali ricoverati. Si fa perd an- 
che lontano dalla costa, ma solo per la pesca delle Aguglie (Auglie 
== Belone acus Risso) le quali vengono alia superficie e si lanzano 
col tredicidenti. 

Pur non essendo debole quanto quella prodotta dal focone, la luce 
ad acetilene impiegata per questa pesca non e di grande intensita, 
dato il numero dei becchi ed il piccolo gassometro adoperato : essa 
illumina un tratto di mare per non piu di 3 o 4 mq. di superficie. 

Questa luce essendo mobile o illumina soltanto gli animali che 
passano, o al piu pu6 attirare solo gli animali ricoverati nelle anfrat- 
tuosita degli scogli presso cui passa, o quelli trovantisi in una zona 
molto circoscritta. Certo e che il numero degli animali attirati e mi- 
nimo: a volte si cammina un' ora intera senza che un solo animale 
venga a porsi a portata del lanzaturo. Allorche capitano questi ani- 
mali nella zona illuminata, li si vedono passare con grande rapidita 
e scappar via : cid che fa credere che Tanimale attratto ad una certa 
lontananza dalla zona luminosa di intensita attenuata, resti abbagliato 
e spaventato della sua grande intensita allorche viene in contatto di- 
retto con essa. 

II cuttiatore e costretto a lanciare il suo lanzaturo con rapidita 
pari a quella con la quale passa Tanimale: ed e mirabile l'abilita con 
ia quale questi modesti lavoratori sono precisi nel loro colpo, assai di 
rado fallandolo, anche quando si tratti d' individui di non grandi di- 
mensioni : con rara destrezza ho veduto lanzare perfino una Seppia 
non piii lunga di 10 cm. 

In generale questa pesca si fa soltanto sopra individui adulti; as- 
sai di rado capitano dei piccoli, i quali d'altronde sono spesso trascu- 
rati dal cuttiatore. Dai risultati di questa pesca si deduce che essa non 
e abbondantissima : in estate un cuttiatore pesca in una notte al piu 
5 o i> kg. di pesce, spesso molto mono. IV inverno presso gli scogli pos- 
sono capitare pesci di grandi dimensioni, come Cefali (Mugil ccpka- 
lus Cuv., Mugil chela Cuv., Mugil capilo Cuv.) o Spi nole (Labraw 
lupus (Juv.) e allora si pud fare una pesca piu abbondante chv pu6 
raggiuDgere perfino il peso complessivo di o 30 kg., allorche si 
pescano individui del peso di 3 o 4 kg. l'uno. 



- 279 - 



In generale negli ambienti nei quali si fa questa pesca non si 
appostano che le nasse o qualche piccola rete di posta (Sinaie). 

E assai difficile di scorgere quali danni potrebbe apportare questa 
pesca. La quantita di aniraali che per essa si prende e cosi poca cosa, 
che neppure lontanamente potrebbe produrre un impoverimooto anche 
momentaneo, nelle zone d'acqua nelle quali si esercita, ne produce al- 
cun danno alle altre pesche, in quanto sia con le nasse, sia con le 
reti di posta, sia con qualche sc la b i ch i e 1 1 o che arriva fin sot to la 
costa si pesca una quantita di animali talmente superiore a quella 
presa col lanzaturo, che questa diviene assolutamente trascurabile. 

In una zona di mare in cui piu specialmene ho fatto le osser- 
vazioni sulla pesca in parola, lungo la costa da Capo PosiJipo a Co- 
roglio, dove abbondano i cuttiatori, per mesi interi ho seguito il pro- 
dotto della pesca con i vari ordegni, senza mai trovare uno squilibrio 
nella quantita di animali pescati ; ed anche osservandosi questo squi- 
librio in nessun modo a me pare che si sarebbe potuto attribuire alia 
pesca con il lanzaturo e la luce. 

Pur tuttavia io stesso ho raccolto le lagnanze dei pescatori : a 
che cosa bisogna attribuirle ? 

Allorche questa pesca si faceva con il focone, per i pochi comodi 
offerti dal metodo, i cuttiatori erano pochi : a Posilipo se ne conta- 
vano solo due o tre ; con l'applicazione dell'acetilene il loro numero 
e aumentato : sono una ventina. A me pare quindi che anziche trat- 
tarsi di danni veri e propri prodotti dal metodo di pesca, si tratti di 
concorrenza fatta da un metodo di pesca, col quale d'altronde si piglia 
molto minor quantita di animali di altri metodi. 

La luce adoperata per la pesca con il lanzaturo fatta al largo 
per pescare le Aguglie, addirittura non produce inconvenient!, in 
quanto non fa che illuminare gli strati superiori dell'acqua nei quali 
navigano le Aguglie: lontano dalle costa non puo portar disturbo ai 
pesci annidati fra gli scogli, e per il suo muoversi e per la sua in- 
tensity non puo attirare i pesci dagli strati profondi del mare. 

Pesca con la luce e le reti. 

La luce viene impiegata a Napoli come coadiuvazione in quelle 
reti a sacco dette reti a fonte, carattenzzate dal fatto che il mar- 
gine inferiore del sacco non striscia sul fondo del mare come nelle 
reti a strascico, tali l'Agugliara, la Gast au r el 1 a ra e Lam- 
para. Principalmente, per6, quasi esclusivamente, anzi, la luce viene 
adoperata con la lampara che fra le citate e la rete di maggiori di- 
mensions 



- 280 - 



La lampara e una rete costituita da un sacco dal quale partono 
due lunghe braccia a pareti molto ampie. II margine inferiore del 
sacco pesca nell'acqua ma in generate non tocca il fondo del mare; 
il margine superiore galleggia. 

II sacco della lampara vien detto fonte. Perche possa galleggiare 
al margine superiore della fonte sono legati dei sugheri (corti ci ) ; al 
margine inferiore invece sono legati dei piombi per mantenerlo in 
basso e questo margine con i piombi vien detto calapiombi fcala- 
chiummo). Allorche la rete e distesa, la parete inferiore del sacco e 
molto piu sporgente, della superiore, per modo die il margine infe- 
riore viene innanzi per parecchie volte in lunghezza del superiore. 
Questa parete inferiore sporgente vien detto letto della fonte. II 
fondo del sacco piglia il nome di coppo. 

La pesca con la lampara e fatta da una barca sola nella quale sono 
sei o sette pescatori. S'incomincia col gettare prima un braccio della rete 
il cui estremo si abbandona a mare affidato ad un barile vuoto detto 
segnale (nzignale), poi la fonte, indi l'altro braccio. Nel frattempo 
che Toperazione dell' immersione della rete e fatta da alcuni dei pe- 
scatori, gli altri remano in modo da costringere la barca a descrive- 
re gradatamente una circonferenza, in modo che allorche e stato im- 
merso l'ultimo estremo del secondo braccio essi si trovano al punto 
di partenza. In tal modo la rete ha circuito tutto un tratto di mare. 
Allora, un gruppo di pescatori da un lato della prora del gozzo, un 
altro gruppo dall'altro lato, contemporaneamente tirano le due braccia 
della rete nella barca con movimenti cadenzati e tali da imprimere 
loro uno scotimento impulsivo che cammina verso la fonte. Cosi viene 
sempre piii a restringersi lo spazio compreso fra le braccia; gli animali 
ricinti vengono spinti prima sul letto e poi nel coppo che vien 
tirato su per ultimo. 

II nome di lampara dato a questa rete potrebbe far credere 
che ad essa andasse strettamente legato l'uso della luce; invece non e 
cosl. Questa rete veniva adoperata molto prima che si applicasse ad 
essa la luce, ed il Costa (*) opina che il nome le venga dal fatto 
che scotendo le ampie braccia nel ritirare la rete si vengano a pro- 
durre dei riflessi fosforescenti i quali farebbero si che il pesce stor- 
dito (il Costa dice con parola puramente dialettale s ton a to) an- 
dasse a depositarsi sul letto. Realmente, dato il movimento impresso 
dai pescatori alle braccia della lampara si ha una lieve fosforescenza 
specie nelle notti di luna; ma non mi pare che questa fosforescenza, 
che, e sempre lievissima, possa avere un'azione tale sul pesce da stor- 
dirio. Per mo la lampara e semplice rete di circuizione e lo sue ampie 

O Cost**, A. — La peso* ael GfoUb <li Nopoll; Atti A\ ixiituto w Ineoretygiam$ato t \apoli (l), 
Vol. 7. 



- 281 - 



braccia materialmente sono sufficient!* a spingere e raccogliere nella 
fonte gli animali racchiusi nello spazio da esse circuito. 

Allorche alia lampara si applica ia luce, piglia parte alia pesca 
anche un'altra barca. Questa porta l'apparecchio illuminante, costi- 
tuito da cinque robusti becchi ad acetilene alimentati da un capace 
gassometro e protetti da un ampio riflettore di ferro smaltato in 
bianco. Si fissa quest'apparecchio a prora della barca (per mezzo di 
apposito sostegno) in modo che il riflettore sia perpendicolare alia 
sponda della barca e possa inviare il fascio di luce per lungo tratto 
innanzi a se. La luce proiettata con questo apparecchio e di gran 
lunga superiore a quella di cui e capace l'apparecchio adoperato per 
la pesca col lanzaturo, essa illumina una superficie di mare che si 
estende per parecchi metri quadrati. Possono pigliar parte alia pesca 
anche due o tre luci con un' unica rete, la quale successivamente si 
getta nei differenti specchi d'acqua illuminati. 

Siccome la lampara raccoglie soltanto i pesci che si trovano ne- 
gli strati euperficiali di acqua, nei quali essa pesca, la luce ha per 
iscopo di attirare gli animali del fondo verso la superficie. A tale 
uopo la barca che porta la luce resta ferma in un punto aspettando 
che degli animali vengano attratti. Puo restare ferma cosi un quarto 
d'ora, mezz'ora o anche piu, a seconda della profondita alia quale si 
pesca, o della quantita di animali viventi nei punto dove vieneappli- 
cata la luce, fino a che al pescatore che cura la luce, e che guarda 
attentamente verso il fondo della zona illuminata, non pare che una 
quantita sufficiente di animali sia risalita verso gli strati superior] 
del mare. Allora ne da avviso ai compagni che stanno poco discosti 
con la barca che porta la rete, e che gittano la rete nello spazio 
illuminato raccogliendo gli animali in esso radunati. 

E interessante vedere come realmente i pesci dal fondo vengono 
attratti dalla luce diffusa alia superficie. Guardando attentamente 
dopo un certo tempo che la luce e stata fissata, si veggono lentamente 
salire, talora in numero di due o tre, talora in frotte di dieci o quin- 
dici, talora uno solo, e non di rado vengono attratti alia superficie 
pesci che vivono assolutamente sui fondi, quali le Sogliole o piccoli 
Selacei, i quali possono risalire perfino dalla profondita di 40 o 50 
metri. Con l'occhio abituato, l pescatori distinguono perfino la specie 
degli animali, a misura che li veggono avvicinarsi alia superficie. 

Con scopo determinato ho fatto varie osservazioni intorno alia 
pesca con la lampara e la luce. 

Anzitutto comincia'' a fare delle esperienze intorno alia lampara 
senza luce. 

Le prime pesche furono fatte lungo via Caracciolo, e 20 metri 
dalla costa a 10 e 15 m. di profondita. 



- 282 - 



Ogni volta che si gettava la rete furono raccolti da 2 a 5 chilo- 
grammi di pesce adulto, principalmente Ajate {Oblala melanura L.) 
e Sparaglioni (Sargus annularis L.) e circa la meta di Fragaglia 
(novellame). Alia medesima distanza dalla costa dirimpetto Mergel- 
lina, fu raccolta su per giii la medesima quantita di pesce per ogni 
retata, aggiungendosi alle Ajate ed agli Sparaglioni qualche Sarpa 
(Box salpa L.), qualche Aguglia (Belone acus Risso) qualche Tri- 
glia (Mullus barbalus L.) e Fragagii a in minor quantita. In tutto 
pescando dalle sette di sera alle due del la notte, si raccolsero da 
venti a trenta chilogrammi di pesci adulti ed una diecina di chilo- 
grammi, di Fragaglia. 

Ritornando altre volte a pesca senza luce, sempre non molto di- 
scosto dalla costa e in punti poco profondi, la quantita di pesce rac- 
colto non fu mai di molto superiore a quello della prima volta : si 
arrivo a pescare sessanta o settanta chilogrammi ed anche un quin- 
tale di pesce; ma talora il raccolto fu in quantita molto minore. 

Le prime esperienze con la luce furono fatte nello specchio d'acqua 
fra Nisida e Coroglio a ^00 metri dalla costa a 30 metri di profon- 
dita. Prima feci gittare la rete senza luce; la quantita di pesce preso 
fu minima; poco piu di due chilogrammi di pesce adulto e pochis- 
sima fragaglia. Furono impiantati, ad una certa distanza tra loro, due 
gozzi con la luce, indi, a tempo debito fu gettata la rete. Nella prima 
retata furcno presi una diecina di chilogrammi di pesce: Sarpe. 
S a r d o n i, (Clupea aurita Gthr), Savarielli ( Trachurus trachu- 
rus L.), Lacerti [Scomber scombrus L.), Ajate; e un mezzo chilo- 
grammo di Calamari (Loligo Vulgaris Lam.); Fragaglia pochis- 
sima: meno di un chilogrammo. 

Nella seconda retata furono presi un quindici chilogrammi di 
pesce. Nella terza poco meno. Nella quarta di nuovo quindici chilo- 
grammi. 

Ritornato fin dalTindomani sera a pescare alia medesima localita 
successive volte, talora si e preso complessivamente una quantita mi- 
nore di pesce, tal'altra se n' e preso di piu : mai per6 tanto da far 
notare uno squilibrio tale nelle quantita di animali pescati da far cre- 
dere ad una diminuzione anche momentanea degli animali raccolti in 
un medesimo tratto di mare. 

Una seconda sorie di esperienze fu iniziata in un senso diverso. 
Nelle notti lunari la superficie del mare essendo giii troppo illumi- 
tiata, la pesca con la luce non si fa. Dirimpetto la spiaggia di l'osil- 
lipo, nel tratto che va da capo PosillipO alia Gaiola, a cento o C6D- 
tocinquanta metri dalla costa tutto lo mattine numerosi pescatori 
all'amo (cannucciarij fanno la loro pesca. Un parallelo fra la quail* 



- m - 



tita di animali pescati dai cannucciari allorche nella notte vi e stata 
pesca con la lampara e la luce e la quantita pescata allorche non vi 
e stata pesca con la luce, e anche un criterio utile in rapporto al- 
l'argomento. Per vari giorni nelle mattine seguenti alle notti lunari 
mi sono informato della quantita di pesce pescata dai cannucciari. In 
media ognuno di essi pesca un 5 o 6 chilogrammi di pesce principal- 
mente Vope, (Box boops L.) Sarachi (Sargns rondelelii C. V.) 
Sparaglioni {Sargus annularis L.). Appena decresciuta la luna 
mi son recato io stesso a pesca con la lampara e tre luci dirimpetto 
Marechiaro nel sito medesimo dove pescano i cannucciari. Furono 
presi con 5 retate circa 60 chilogrammi di pesce. 

Altre lampare poco discosto da noi fecero anche delle pesche non 
scarse. La mattina seguente recatomi ad interpellate i cannucciari 
che pescavano nel tratto di mare nel quale la notte precedente era 
stato pescato con la lampara, non rilevai nessuna diminuzione della 
quantita di pesce pescato quel giorno in rapporto a quella pescata nei 
giorni precedenti. 

Non potevo fare degli esperimenti piu in grande, pero qualche 
maggior risultato si pud dedurre approssimativamente dalla pesca con 
le sorgenti luminose che si fa nell' isola di Procida. 

Ivi vi sono una settantina e piu di pescatori che adoperano la 
luce accoppiata alia lampara. Sono tre anni che la luce e stata intro- 
dotta a Procida pescando sempre nel medesimo tratto di mare. Ne 
peranco la quantita di pesce preso diminuisce tanto vero che i pesca- 
tori con la lampara e la luce sono andati sempre aumentando di numero. 

Regolarmente le osservazioni da me fatte non sono numerosissime ; 
ma per ora non poteva fare di piu con i miei mezzi privati. Certa- 
mente esse tendono a farmi credere che biologicamente la pesca con 
le sorgenti luminose e la lampara non debba portare uno spopolamento 
dei tratti di mare nei quali viene esercitata. Cio che sarebbe di ac- 
eordo col parere di eminenti conoscitori della vita del mare quali 
1' Huxley, il Mc. Intosh ed il Lo Bianco: per i quali la enor- 
me prolificita del mare non sarebbe esaurita da nessun genere di 
pesca, come pu6 avvenire per gli ambienti ristretti dei laghi e dei fiumi. 

Danni pratiei apportati dalla pesca con le reli e le sorgenti 
luminose. 

Alcune quistioni pratiche, in rapporto ai danni che i pescatori si 
lamentano di subire dalla pesca con le sorgenti luminose, sono stret- 
tamente legate a quella biologica, tali i danni apportati ai pescatori 
colle reti di posta, colle nasse, cogli ami, con gli sciabichielli, ecc. 



Altre quistioni, per6, in rapporto alia pesca non di animali che 
vivono in un dato ambiente, come quelli che si pescano con gli ordegni 
ora riferiti, ma per la pesca di animali migratori provenienti dall'alto 
mare, sono di indole assolutamente economica e meriterebbero di es- 
sere minutamente seguite e studiate per poter dare in rapporto ad 
esse delle conclusioni soddisfacenti. Accenno a qualcuna di esse riser- 
bandomi in seguito di tornare piu dettagliatamente sull'argomento. 

Per i danni apportati alia pesca con gli ami cito un esempio: 

I Palammiti (Pelamis sarda Bl.), i Lacierti (Scomber scom- 
brus L.) e gli Scurmi [Auxis bisus Bp.J vengono pescati in gran 
quantita con l'amo. Nelle epoche nelle quali i pescatori si accorgono che 
quesli animali vengono nel nostro golfo, in un tratto del cammino che 
sanno debba essere percorso da essi, gittano dell' esca (rem iggio) che 
vale a trattenerli in quel dato punto. Ritornando l'indomani con gli or- 
degni adatti ne fanno una pesca abbondante. Ora se la notte seguente 
al giorno in cui e stato gettato il remiggio pesca in quel tratto di mare 
la lampara con la luce, pigliera certamente gli animali ivi raccolti, 
sottraendoli ai pescatori che li avevano preparati per 1' indomani. 

Per i danni apportati alia pesca con le reti, cito un altro e- 
sempio : La pesca delle alici (Engraulis encrasicholus, L.) e delle 
Sarde (Clupea pilchardus Rissoj si facon le menaidi, che sono 
delle reti verticali che circuiscono un tratto di mare nel quale e 
stata notata la presenza degli animali da pescarsi. 

Le Alici e le Sarde che vengono in grande quantita entro il GoJfo 
dall'alto mare sono pescate di mattina. Se la notte si trova a pe- 
scare la lampara con la luce, secondo i pescatori ne prenderebbero 
in quantita tale da far si che l'indomani 1 pescatori con le menaidi 
farebbero una pesca magrissima. 

Non entro nella quistione della quantita di f ragaglia che si possa 
pescare con la lampara e la luce. La quistione della fragaglia va 
studiata indipendentemente dalla quistione della luce, visto che essa 
viene pescata in grande quantita anche con altri metodi di pesca. 
Benche gia intorno ad essa vi sia un lavoro magistrate del Lo 
Bianco (*) e ancora discusso se debba amrnettersi o proibirne la pe- 
sca, ma anche quando si dovesse ammettere la proibizione della pesca 
della fragaglia, in rapporto alia sua pesca con la luce non si trat- 
terebbe che di stabilire una data dimensione per le maglie delle reti. 

Fra i danni lamentati per la pesca con la luce, sono degni di es- 
si re presi in considerazione quelli apportati alia navigazione. Cito 
due fatti che sono a mia conoscenza diretta: 

C; i,., Bianeo, S. Pesoa del novellame detto « fragaglia » Del Golfo « 1 i Napoll durante gli 
annl 1906*1907: Annali di Afrtootiwra* A m Comm. Consult, per la peaoa, i9i0, pag, 123; $ Jiiv, 

DIMIi j"'sc(i, Anno pig, 1, 1009. 



Un piroscafo straniero entrando nel nostro golfo, ingannato da. 
una lunga fila di luci che pescavano, le confuse con i fanali posti lungo 
la Via Caracciolo e stava deviando il suo cammino senza il pronto 
avviso datogli dai pescatori medesimi. Presso Ischia un battello che 
arrivava in una notte oscura, confuse le luci di pesca con i lumi della 
costa e anziche dirigere la sua prora all' imboccatura del Porto d' I- 
schia, stava per dare negli scogli. Certamente questo inconvenient'e 
puo assumere in qualche caso una enorme gravita ; per6 ad esso si po- 
trebbe ovviare studiando un sistema di illuminazione subacquea. Ag- 
giungero che su questo argomento ho anche intrapreso del le espe- 
rienze, che ho dovuto sospendere sia perche la pesca in gran parte e 
stata sospesa, sia per il costo dei varii tentativi. Spero, pero, di poter 
continuare in seguito le mie osservazioni. 

Conclusioni 

Da queste mie prime osservazioni non posso trarre delle conclu- 
sioni definite, esse pero mi permettono di ben delineare il problema 
ed osservare che la pesca colle sorgenti luminose se fosse ben stu- 
diata potrebbe essere regolata da leggi definite e non da decreti sal- 
tuarii varianti da anno in anno e da regione in regione. 

Come ho gia osservato, biologicamente le mie esperienze tendono 
a farmi credere che questa pesca non possa produrre uno spopola- 
mento di date localita marine ; per poterlo accertare per6 sarebbe 
necessario ripetere queste esperienze su piii vasta scala non solo, ma 
in differenti regioni : inoltre sarebbe utile il poter stabilire delle sta- 
tistiche della quantita di pesce pescato per vari anni di seguito in 
una stessa localita quando in questa si eserciti la pesca con le sor- 
genti luminose per potere notare se realmente nel decorso degli 
anni possa prodursi spopolamento. 

Quanto alle altre quistioni d'indole pratica, esse hanno ancora 
bisogno di essere studiate partitamente prima per osservare se real- 
mente esista il danno affermato dai pescatori, principalmente per 
quanto riguarda il deviamento di pesci da un cammino lungo il quale 
con facilita potrebbero essere presi. Secondo per poter stabilire se la 
lampara toglie del pe.^ce alle altre reti o semplicemente ne piglia piu 
di queste. 

Certamente l'applicazione della luce alia pesca colle reti e un 
metodo piu perfetto di pesca il quale d'altra parte non pare apporti 
gravi danni sul mercato, poiche la quantita di animali presa da una 
lampara e la luce in una notte, variando da un minimo di 10 chilo- 
grammi a un massimo di un quintale e mezzo, non e tale da far ab- 
bassare il prozzo del ricavato della pesca a mono che non si tratti 



- 286 - 



di particolari abbondanze di speciali animali, ci6 che apporterebbe 
abbondanza di pesca anche per gli altri ordegni di pesca. Cosi allorche 
si e avuto nel nostro Goifo abbondanza di Savarielli (Trachurus 
trachums L.), la lampara ne ha perfino preso con la luce 20 quintali 
in una notte, ma ogni altra rete con luce e magari con un semplice 
coppo ne pigliava in quantita enorme. 

Dalla relazione dello Spadarosulla pesca con le sorgenti lumi- 
nose ( x ) alia commissione consultiva di pesca nella adunanza del 1907 
si r i leva che dal comune di Riposto in provincia di Catania non sor- 
gono reclami perche i pescatori di quelle local ha sia con fuochi che 
con reti esercitano di comune accordo i due metodi dividendone il pro- 
dotto, il che sarebbe d'accordo con quanto tendono a farmi conciudere 
le mie esperienze sul non spopolamento del mare a mezzo della pesca 
con la luce. La questioue potrebbe essere semplicemente economica 
trattandosi di stabilire 'se debba essere proibito o pur no un metodo 
di pesca piu perfetto il quale permetterebbe di raccogliere una quan- 
tita maggiore di prodotti rispetto agli altri metodi. 

Come ho gia accennato in principio, scopo di questa mia comu- 
nicazione era di poter presentare il problema della pesca con le sor- 
genti luminose nei termini nei quali esso dovrebbe essere studiato e 
mostrare come esso puo essere studiato in tutta la sua integrita. Per 
ci6 fare sarebbe necessario: a) — Continuare ancora le esperienze da 
me iniziate non solo nei mare di JNapoli, ma nei principal! centri dove 
questa pesca viene esercitata; b) — Raccogliere tutti i reclami prove- 
ruenti dai varii distretti pescherecci e de visa constatare sperimen- 
talmente quanto essi rispondano al vero ; c) — Con l'aiuto delie Capi- 
tanerie di Porto, aver agio di poter stabilire delle statistiche sulla 
quantita di animali pescati in varie epoche successive nei mari dove 
si pesca con la luce per poter osservare se anche nelle grandi linee 
si abbia diminuzione sulla quantita di pesce raccolto. 

Sventuratamente per un piano di studio cosi vasto, non sono suf- 
ficienti i miei mezzi privati, eppero io spero che il governo voglia 
prendere interesse alio studio di questi problemi di importanza sociale, 
e lornire agli studiosi i mezzi adatti per poter perseverare in esso. 

Police conclude cliiedendo che l'assemblea voglia far un voto in conformita 
delle conclusioni del auo htvoro. Dopo breve di.T.cussiono a cui prendono parte 
i soci Silvestri, b'ergi ed Enriques su proposta del Presidente si decide di far 
voto perche siano incora^giati gli studi sulla pesca con le sorgenti luminose. 



C) Spadaro, l'. — Peaoa aov \n « lampadara » con altre font] Luminose nel compartlmento 
tuaritlinio di Catania: Annali (M AgrieoUura t am Comm. Consult, per la pesca, i9i0, pag, 1. 



- 287 - 



Grieb, A. — Sullo sviluppo del sistema nervoso centrale della 
Lacerta mural is. 

Come parte di uno studio comparativo sullo sviluppo della forma 
esterna e sulle modificazioni successive della superficie interna del- 
l'asse cerebro spinale, specialmente dell'encefalo, nei vertebrati, che 
ho iniziato da molti anni per consiglio del prof. Della V a 1 1 e, co- 
munico oggi al Congresso alcuni dei risultati principal] delle ricerche 
che ho compiuto sulla Lacerta muralis. 

II metodo seguito e stato quello dell'osservazione diretta di pro- 
parati, ottenuti per dissezione, fin dai primi momenti dell'evoluzione. 
Presento questi preparati original]', 1'album dei disegni relati vi (circa 
150) delineati con la camera lucida, le fotografie di alcuni dei pre- 
parati, i modelli in argilla della forma esterna in toto, e della super- 
ficie interna di spaccati eseguiti in vario senso. 

Nello sviluppo dell' asse cerebro-spinale della Lacerta muralis 
distinguer6, per chiarezza di metodo, sei periodi : 

1. dallo stadio di piastra midollare fino al primo incontro delle 
lamine midollari sulla linea mediana dorsale dell'embrione ; 

2. fino al primo inizio della formazione delle vescicole oculari 
primitive ; 

3. fino alia formazione della vescicola primitiva del telencefalo 
ed alia chiusura del neuroporo anteriore; 

4. fino alia prima individualizzazione dei lobi cerebrali ; 

5. fino alia formazione dei lobi ottici e delle clave olfattorie ; 

6. fino alio stadio adulto. 

Di questi periodi dello sviluppo tre sono percorsi mentre 1'uovo 
e ancora contenuto nell'ovidutto, tre mentre l'embrione e nell'uovo 
nascosto nella sabbia. 

Bescrizione della forma esterna 

Nel 1. periodo Taspetto dell'abbozzo nervoso e quello di una suo- 
letta di scarpe. Vi si possono distinguere tre parti : una parte ante- 
riore slargata, una media ristretta, ed una posteriore che qui chia- 
meremo nodale. 

Lungo la linea mediana si nota gia il principio della formazione 
della doccia midollare. La porzione anteriore e leggermente piegata 
ventralmente (inizio della curva cefalica). In seguito le lamine mi- 
dollari accartocciandosi sul lato dorsale s' incontrano per la prima 
volta nella parte piu ristretta della piastra, cioe nella parte media. 

Nel 2. periodo le lamine midollari continuano ad accartocciarsi 
ed a saldarsi sul lato dorsale; pero la chiusura del tubo midollare 
procede molto piu rapidamente verso la porzione nodale. La parte 



- 288 - 



anteriore sempre piu si ripiega ventralmente ; veduta di fronte, dal 
lato dorsale, ha l'aspetto di meta di un imbuto. 

Le lamine midollari, negli stadi che seguono, continuano a cre- 
scere, a chiudersi, ed a saldarsi sulla porzione encefalica ; mentre si 
saldano, si inspessiscono e si dilatano ai lati, cosi che sulla curva ce- 
falica principia la formazione di una vescicola cerebrale primitiva, 
la vescicola mesencefalica. II riraanente delle lamine midollari, in 
avanti di questa vescicola, aperte dorsalmente, continuano a crescere, 
nel momento di saldarsi sul lato dorsale, si estroflettono una seconda 
volta nelle parti lateral], dando origine all' inizio delle vescicole ocu- 
lari primitive. Cid che rimane della vescicola e il diencefalo primitive 
Nel 3. periodo, nel midollo spinale si nota il principio della for- 
maziono del rigonfiamento lombare e del rigonfiamento cervicale. Sul 
romboencefalo appariscono, sopra i lati, cinque rigonfiamenti seriali. 
Per il progredire sempre in avanti delle lamine midollari si ha la 
formazione della vescicola del telencefalo. Cosi e chiaro che questa 
ultima parte terminale dell'asse nervoso non e niente affatto (come 
comunemente e asserito) una suddivisione della vescicola del prosen- 
cefalo, ma invece e una formazione nuova. Successivamente, e per 
gradi, l'accartocciamento delle lamine, e la saldatura dei margini 
liberi giunge fino al punto della sparizione completa del neuroporo 
anteriore. Un solco ben distinto finisce per dividere il telencefalo dal 
diencefalo; altri solchi dividono sempra piu nettamente il diencefalo 
dal mesencefaio, e il mesencefalo dal romboencefalo. 

Sulla parete dorsale del diencefalo si vede l'estroflessione del lo 
apparecchio epifisario (epifisi ed organo parietale) ; sulle pareti late- 
rali le vescicole ocuiari primitive si vanno del tutto staccando fino a 
restarvi per ultimo attaccate per mezzo dei cosi detti peduncoli ot- 
tici. Awiene anche l'inizio dell'estroflessione infundibolare. Sulla pa- 
rete dorsale del telencefalo nasce l'estroflessione della parafisi. 

Durante il 4° periodo di sviluppo si ha la scomparsa dei segmenti 
neuromerici sulle pareti laterali del romboencefalo, mentre per con- 
trario la regione codale del midollo spinale si mostra da ora in avanti 
segmentata (resla cosi anche alio stadio adulto). 

II segmento metencefalico si e alquanto sollevato in alto; cosi 
principia la formazione del cervelletto. In questo periodo si ha pure 
1' inizio della formazione della curva del ponte. 

La vescicola del mesencefalo e quel la del telencefalo principiano 
a dividersi longitudinalmente in due parti simmetriche laterali ; cosi 
si ha la formazione dei lobi ottici e dei lobi cerebrali. Apparisce il 
nervo (lell'organo parietale, si solleva il cuscinetto parietale; si forma- 
no i gangli habenulari. 1/ infundibolo e molto prominente. Sul telen- 
cefalo si rende evidente il nervo deU'organo <li Jacobson. 

Nel 5° periodo lo diverse parti oncefalicho si accostano gradata- 



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mente fra loro in maniera da soprapporsi le une alle altre, special- 
mente nella pai'te dorsale, dove il telencefalo nella parte posteriore 
copre in grandissima parte la superficie dorsale del diencefalo. [ due 
lobi cerebrali si allungano in avanti; principia in tal molo la forma- 
zione delle aree olfattive e delle clave olfattorie. Sulle pareti late- 
rali del diencefalo sono da notarsi i tratti ottici, mentre si e formato 
il chiasma dei nervi ottici. 

Nel 6° ed ultimo periodo le diverse parti encefaliche si trovano 
situate in fila 1' una dopo l'altra. 

I lobi ottici si toccano con i lobi cerebrali, e l'iutera superficie 
dorsale del diencefalo, e parte delle pareti laterali superiori sono co- 
perte da queste parti encefaliche. L'area olfattoria e molto estesa, 
sottile ; molto ispessite invece sono le clave olfattorie. Nella parte po- 
steriore dei lobi ottici, quella parte ricoperta del cer'velletto, nel 
fondo del solco rombo mesencefalico, si notano due altri piccoli lobi. 

Modificazioni della superficie interna 
durante lo svihtppo dell' encefalo. 

Nel 1° periodo di sviluppo lo spaccato sagittate dell'abbozzo ner- 
voso ha l'aspetto di un semicanale incurvato ad arco nella parte an- 
teriore senza speciali rilievi. 

Verso la fine del *c° periodo invece, sulla superficie delle pareti 
interne dell'abbozzo nervoso, si riscontrano, specialmente nella parte 
cefalica, dei rilievi e delle dilatazioni. Le dilatazioni, in numero di 
due, sono le due cavita delle vescicole primitive del mesencefalo e 
del diencefalo; mentre i rilievi corrispondono, uno, il posteriore, al- 
1' infossamento del solco rombo-mesencefalico, l'anteriore, all' infossa- 
mento del solco esterno diamesencefalico. 

Nessun limite distinto si nota sul passaggio dalla cavita del rom- 
boencefalo a quella del midollo spinale. 

Molte variazioni si compiono sulle pareti laterali interne del- 
l'abbozzo dell' encefalo durante il 3° periodo di sviluppo. Verso la fine 
del periodo la cavita del romboencefalo e molto diiatata. Le pareti 
dorsali, e parte delle pareti laterali superiori, sono sottili, le pareti 
laterali inferiori invece si mostrano ispessite gradatamente a misura 
die nassano sul lato ventrale; si vedono pure sopra queste pareti 
ispessite leggieri avvallamenti, in numero di cinque per lato, corri- 
spondenti alle cinque bozze metameriche gia notate sulle pareti late- 
rali esterne. In avanti di questi avvallamenti se ne vede un altro, 
molto piu esteso, corrispondente al segmento metencefalico. 

Ciascuna meta laterale della dilatazione della parte superiore della 
vescicola mesencefalica rcstu di\i^a, lateralmente ed inleriormente, 



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dalle pareti ispessite, da un cercine semicircolare, corrispondente al 
solco esterno dia-meso-romboencefalico. La caviia della vescicola dien- 
cefalica e rnolto aumentata nella parte anteriore parencefalica, special- 
mente per la forte estroflessione infundibolare; ha la forma irregolare, 
pia ampia in avanti, piu ristretta all' indietro verso il mesencefalo. 

Nella parte anteriore, dorsalmente, vedesi la cavita del cusciuetto 
parietale, ed inferiormente il recesso ottico, ed il recesso infundibo- 
lare. Sulle pareti laterali poi, ispessite, sporgono alcune leggiere 
eminenze separate dasolchi: sono il primo accenno delle formazioni dei 
talami ottici. 

In avanti della cavita del diencefalo, e superiormente aji' estro- 
flessione infundibolare, si nota la cavita della vescicola telencefalica 
divisa dalle pareti laterali del diencefalo da un rilievo di forma se- 
micircolare corrispondente al solco esterno telo-diencefalico. 

Nel 4° periodo di sviluppo, negli spaccati sagittali e da notarela 
scomparsa, sulle pareti laterali interne del romboencefalo, degli av- 
vallamenti dei segmenti neuromerici, ed il maggiore ispessimento della 
parete basale. Sulle pareti laterali del diencefalo sono molto piu evi- 
denti i rilievi e gli avvallamenti della regione del talamo; il recesso 
infundibolare e ancora abbastanza ampio ; molto ristretto invece e il 
recesso ottico. Sul telencefalo si e formata la parete mediale dei lobi 
cerebrali, ed il primo inizio della formazione dei plessi coroidei dei 
ventricoli laterali. 

NeH'interno di ciascun lobo cerebrale, nella parte basale, si vede 
un forte ispessimento dovuto al corpo striato. 

Nel 5° periodo la cavita del romboencefalo ha cambiato di forma 
in seguito alia formazione della curva del ponte. Sulla parete dorsale 
si vedono delle laminette sporgenti, in forma di tante pieghe che sono 
il principio del plesso coroideo del quarto ventricolo. 

La cavita superiore del mesencefalo primitivo si e suddivisa per 
la formazione dei lobi ottici; una apertura semicircolare alquantb 
ristretta fa comunicare la cavita di ciascun lobo ottico con la cavita 
mediana. La cavita del diencefalo e molto ristretta in conseguenza 
del forte ispessimento delle pareti laterali. Sono sempre piu ristrette 
le cavita dei ventricoli laterali. 

Nel 6° ed ultimo periodo le cavita delle diverse parti encefaliche 
si sono molto ridotte. Si nota specialmente sulle sezioni Tenorme ispes- 
simento delle pareti basali dell'encefalo in generate. 

Sulle pareti laterali interne del diencefalo non sono piu visibili 
quegli ispessimenti ed avvallamenti notati nel 3° e 4° periodo, ma si 
vede un solo ispessimento corrispondente al talamo. II recesso infuu- 
dibulare e molto ristretto. 

Rimando alia Memoria per esteso le indicazioni tecniche, la de- 
sci izione minuta dei di\ersi stadi in ciascuno dei sei periodi, la revi- 



- 291 - 



sione critica della bibliografia, la discussione delle questioni generali 
e specialmente l'iconografia completa. 

Fedele, M. — Sulla innervazione del cuore nei Rettili e net Batraci. 

Esporr6 in questa mia breve comunicazione sommariamente i ri- 
sultati piu notevoli delle mie ricerche intorno alia innervazione del 
cuore di alcuni vertebrati, riserbandomi di darue fra breve la espo- 
sizione critica e particolareggiata. 

Convinto essere necessaria la esatta conoscenza istologica per la 
sana interpretazione dello esperimento sul ritmo cardiaco, intrapresi 
lo studio di questo argomento, cosi pieno di contraddizioni e di lacune, 
iniziando le mie ricerche dai Rettili (Sauri), sui quali quasi nientesi 
conosceva, ed estendendole poi, per la necessita del controllo e le at- 
trattive della comparazione, ai Batraci. 

Nella Lacerta il vago, dopo aver dato un ramo che va ad inner- 
vare il « tronco arterioso », distribuisce, per lo piu, alia superficie 
posteriore del cuore tre rami principal i che, penetrando sotto il peri- 
cardio e anastomizzandosi fra di loro, formano alia superficie delle 
cave, del seno e degii atrii un plesso, e su i rami di esso troviamo 
i gangli addossati intimamente alle pareti del cuore. 

Un primo gauglio giace verso il lato mediale della cava superiore 
di sinistra, un secondo in quella parte dove la cava di sinistra va a 
sboccare nel seno; sulla parte inforiore poi del confluente delle cave 
nel seno si trova la massa gangliare piu cospicua che, mantenendosi 
sempre nel piano mediale, si approfonda nel solco atrio-ventricolare, 
ricevendo ivi fibre provenienti dai diversi rami cardiaci del vago. 

Non mancanopoi piccoli gruppi di cellule sparse sul percorso dei 
nervi, ma sono di pcchissimo conto e molto meno costanti. 

Tutti questi gangli sono superficiali e risultano di cellule in mag- 
gioranza unipolari, piriformi, ma non mancano perd elementi bi- o plu- 
ripolari ; da essi partono numerose fibre di Remak che poi, ramifican- 
dosi e anastomizzandosi alia superficie del ventricolo, degli atrii ecc, 
involgono queste parti in una varia rete nervosa che qui non e il 
luogo di descrivere. 

Nella Lacerta mai ho trovato neila compagine ventricolare la 
minima traccia di cellule nervose. ma questa medesima assenza non 
si verifica costantemente per gli atrii perche ho trovato nel setto in- 
teratrial qualche piccolo ganglio di poche cellule poste li quasi a 
rappresentare 1 ricchi addensamenti cellulari che presenta nell'istessa 
parte il cuore del Bufo e della Rana. 

La disposizione descritta nella Lacerta trova negli Anuri riscon- 
t ro in un plesso situate nel setto interatrial da cui si staccano pure 
dei rami che vanno alle altre pareti degli atrii e seminati qua e la 
di piccoli ganglietti e di cellule sparse. 



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I due rami principali di questi nervi, rivestiti per buona parte 
del loro percorso di cellule bi- o pluripolari, terminano clavati per 
l'agglomerazione di cellule nervose con i gangli di Bidder, proprio 
nei limiti atrio-ventricolari. 

Da questi gangli scendono nella compagine muscolare del ventri- 
colo numerose fibre amieliniche che tormano reti di fibre esilissime ; 
alcuni di questi filamenti nervosi prendono contatti molto intimi con i 
nuclei delle cellule muscolari addossandosi ad essi e contornandoli in 
modo che alle volte puo credersi che questi nuclei siano dei semplici 
rigonfiamenti delle fibre. Questa disposizione potrebbe ritenersi in 
rapporto ad una influenza trofica che deve esercitare il sistema ner- 
voso sul miocardio, per quanto la ricchezza di nuclei nella fibra mu- 
scolare cardiaca faccia pensare piu a un incontro fortuito che a 
disposizioni aventi un significato funzionale. 

1 Batraci Urodeli a differenza dai Batraci Anuri non hanno niente 
che rassomigli alle disposizioni dianzi accennate ; in essi si possono 
riscontrare solo pochissime fibre mieliniche nel solco atrio-ventricolare 
e un ncchissimo plesso sviluppato grandemente in tutta la estensione 
della superficie cardiaca e specialmente sul solco atrio-ventricolare e 
parti circostanti. Questo plesso, fatto di un intricato intreccio di fibre 
amieliniche e ricchissimo di cellule nervose che si attaccano alle 
sue fibre in tutta la sua estensione come i fiori peduncolati di una 
pianta rampicante. 

I gangli nei Sauri e Anuri e questa rete pericardica negli Urodeli 
sono i punti centrali da cui si irraggiano un numero giandissimo di 
fibre amieliniche che s'incontrano, s'intrecciano, si fondono e formano 
reti che invadono e rivestono tutto il cuore : cave, seno, atrii, bulbo, 
ventricolo. Io non mi intratterrd qui sulle modalita e varieta di que- 
ste reti nelle diverse parti dell'organo e nei diversi animali studiati ; 
voglio solo accennare alle reti nervose del tronco aortico della Lacerta 
che mi sembra abbiano un interesse veramente speciale. 

Esse non si originano dai gangli cardiaci ma sono lo sfioccamento 
di due nervetti provenienti dai vago. 

Questi nervetti prendono contatto con le pareti vasali del tronco 
e danno rami che, a loro volta, ne distaccano piu esili, finche tutto si 
rfrolve in una ricchissima rete di fibrille sottilissime che nelle estreme 
ramificazioni presentano una leggera contigurazione a rosario. 

Ma cio che e piu caratteristico e la presenza di gruppi cellulari 
che sono, secondo ogni probability, gli stessi nidi cromallinici a cui 
accenna il pro!'. Trinci in una sua nota (*). 

(i) Ti in c i <;. Snll'etUtenza di on paraganglio cardiacoedi au paragonglio oarotioo (glandola 

CKOtCOA) D«i Krttili : Montt. Zool, Uah, Anilv $0 t \. tO t po/f. 98$* 



- 293 - 



Queste unioni di cellule cominciano, fin da quando i rami prin- 
cipal prendono contatto col tronco, a vedersi addossate alle fibre che 
da essi partono ; scendendo verso il ventricolo diventano sempre piu 
ricche e numerose, a alia origine del tronco si addeusano in gruppi 
veramente cospicui. 

In questi gruppi o « nidi cellulari » si vedono arrivare dei ner- 
vetti e delle fibre e uscirne poi altre fibre per formar rete; e in 
qualcuno si vede qualche elemento nettamente ramificato fondere uno 
dei suoi rami alle fibre di un nervetto, proprio come le cellule di un 
ganglio nervoso. 

Le fibre muscolari, specialmente quelle del ventricolo, dei Sauri 
e Batraci ed anche di qualche Mammifero che ho potuto per ora os- 
servare (Vespertilio), trattate col metodo del Cajal od anche con il 
cloruro d'oro, lasciano vedere alia loro superficie una bellissima e 
ricca rete che ad una osservazione superficiale potrebbe essere scam- 
biata per una rete nervosa; errore in cui credo siano caduti alcuni 
dei ricercaton" che mi hanno preceduto in queste indagini. 

Le fibre piu grosse di questa rete si generano sovente da fibre 
minori e danno a loro volta rami piu sottili che si anastomizzano con 
fibrille di altre e cosi si stipano intorno alia fibra muscolare in una 
rete fittissima a rami e maglie ineguali, sino a raggiungere un calibro 
appena distinguibile con i forti ingrandimenti. I rami di questa rete 
si estendono senza limiti, attraverso le anastomosi delle fibre, da un 
elemento muscolare a l'altro, si che tutto il miocardio e avvolto in 
ogni sua libra da una rete ininterrotta. 

L'osservazione costante, il paragone con reti analoghe di altri 
organi muscolari come l'utero, lo studio delle reti del connettivo, la 
mancanza di rapporti nervosi mi fanno chiaramente comprendere che 
si tratta qui di reti di fibre che niente han da vedere con elementi 
nervosi, e rappresentano una struttura reticolare della guaina che 
riveste gli elementi del miocardio. 

Giunto a questo punto, se io volessi fare per i Rettili e i Batraci, 
di cui particolarmente mi sono occupato, una esposizione sintetica e 
comparativa dei risultati delle mie indagini, mi troverei costretto a 
degli avvicinamenti poco naturali, poiche dovrei unire ai Sauri i Ba- 
traci Anuri e dividere in un gruppo a parte gli Urodeli. 

In tutti abbondanza di nervi e cellule nervose, ma i primi pre- 
sentano un tipo nettamente gangliare a cellule raggruppate in pochi 
gangli ricchi di elementi in cui vanno a perdersi le fibre midollate pro- 
venienti dai centri, mentre i secondi (Urodeli) hanno elementi abbon- 
dantissimi e sparsi, fibre per Jo piu amieiiniche e cellule isolate o 



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pochissimo raggruppate, in modo da formare un punteggiamento ric- 
chissimo di elementi cellulari alia periferia del musculo cardiaco. 

E cio che dico per gli elementi nervosi fra loro, dico anche per 
questi elementi rispetto ai mnscolari, poiohe, mentre nei Sauri e ne- 
gli Anuri i gruppi gangliari sono circoscritti nei limiti auricolari e 
pochi, e poco important]', si estendono al ventricolo, negli Urodeli in- 
vece tutto il cuore ne e ricoperto e la superficie del ventricolo e in- 
vasa da una ricca costellazione cellulare che si estende fino alio 
estremo apice di questa parte. 

Fatto questo di grande importanza che fa vedere come anche 
l'apice del ventricolo puo essere fornito riccamente di cellule in alcuni 
animali e come sia pericoloso estendere le disposizioni riscontrate 
in un gruppo ad un altro anche molto affine. 

Pierantoni, U. — La simbiosi ereditaria e la biologia sessuale 
d' Icerya. 

La quistione della presenza e delTufficio dei maschi in molte spe- 
cie di Coccidi e ancor lungi dall'essere risoluta. Di molte delle specie 
piu comuni che pi vi facilmentj si propagano recando danni notevoli 
alle piante agrarie, il maschio non e noto; e non e no to neppure se il 
grande propagarsi di individui femminili sia o non dovuto ad un pro- 
cesso di riproduzione partenogenetica. 

In tali condizioni si trova appunto Ylcerya purchasi, la coccini- 
glia che con tanta rapidita e danno invade i nostri agrumenti, im- 
portata in Italia dall'Australia attraverso l'America e il Portogallo. 

Sebbene questa cocciniglia sia stata introdotta in Italia da oltre 
un decennio, pure, malgrado le pi ti accurate ricerche, non ei'a stato 
mai possibile di rinvenire da noi il maschio, gia noto ma pur raris- 
simo nelle altre region] : era quindi da credere che si fosse diffusa 
fra noi solo la femmina, riproducendosi partenogeneticamente. Senon- 
che nelio scorso anno il dott. Martelli pote rinvenire a Portici, 
nell'lstituto di Zoologia Agraria diretto dal prof. Silvestri, tre o 
quattro esemplari di maschi, ed osservare anche il modo come questi 
si accoppiano con fern mine di 2 mm. a 2 mm. e mezzo. Questa os- 
servazione venne a chiarire quanto io stesso avevo potuto osservare 
sezionalido le femmine d' Icerya, che cioe in queste la spermateca si 
trova quasi Bern pre ricolma di filamenti spermatici i quali non di 
rado sono presenti anche nell' ovidutto. Tuttavia le osservazioni che 
ero andato facendo sull'oocite, sul suo sviluppo e sulla sua matura- 
zione mi avevano condotto a ritenere non improbabile lo sviluppo 
partenogenetico, anche per il fatto che non mi era riuscito di sort 
[>rendere la penetrazione dollo spermatozoo nolle nova e di consta- 
tare i fenomeni della fecondazione, malgrado che avessi potuto seguire 
tutto le fasi del lo sviluppo delle uova. 



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Per controllare e confortare queste mie osservazioni volli tentare 
la prova sperimentale isolando con sacchetti di garza fittissima gio- 
vani larve femminili di nonoltre 1 mm. di lunghezza sui rami e le 
foglie di aranci e limoni infetti, in modo cho nessun maschio potesse 
raggiungerle. Queste larve divenute adulte formarono il loro nida- 
mento ceroso come le altre e produssero uova e piccoli identici a 
quel li sviluppatisi fuori dei sacchetti. Sezionate, salvo Fassenza com- 
pleta di spermatozoi dalla spermateca e dall'ovidutto, nulla di di verso 
dalle altre femmine mostrano nello sviluppo delle uova. 

Tale esperienza ha quiodi confermato la mia supposizione che la 
partenogenesi malgrado il rinvenimento dei maschi fosse tutt' altro 
che da escludere. 

Ma sono da notare degli altri fatti. Per quanto ho osservato e pub- 
blicato in recenti lavori (*) risulta che la eredita dei microrganismi 
negli organi a blastomiceti si effettua in Icerya con la penetrazione 
di un gran numero di questi attraverso le pareti dell'ovid utto ed il 
micropilo nell'interno dell'oocite. Questa penetrazione avviene proprio 
all" inizio del processo di maturazione, e la massa dei blastomiceti, 
appena entrata, forma la massa polare immediatamente sotto il cho- 
rion, in corrisponde'iza del micropilo, costituendovi quasi uno zaffo 
che l'ostruisce. Tale massa permane nel punto ove si e prodotta fino 
alia formazione del blastoderma, cioe durante tutto il processo di 
maturazione e di segmentazione. 

Mettendo questo fatto in rapporto con quanto ho esposto piu so- 
pra sulla mancata fecondazione delle uova, non e azzardato il sup- 
porre che la massa polare, sia pel tempo in cui si forma mediante 
la penetrazione dei blastomiceti, sia per la sua mole e per la mem- 
brana di cui si riveste, merce la condensazione del plasma in quel 
punto, possa impedire, per azione ad un tempo meccanica e chimica, 
modificando il plasma, T entrata dello spermatozoo ; e che, quindi, 
anche quando si compie 1' accoppiamento, il processo fecondativo non 
avvenga, od avvenga assai di rado. 

La formazione del la massa polare che prelude alia formazione 
degli organi a blastomiceti e un fatto che io ho constatato in tutte 
le uova osservate (parecchie centinaia) dalle quali la nascita di fem- 
mine fu costante ; ma non posso ancora assicurare se la mancata 
penetrazione dei blastomiceti e quindi 1'attuarsi del processo feconda- 
tivo sia la determinante della rarissima produzione dei maschi. 

(!) Pierantoni, U. — L' origine di alcuni organi d' Icerya purchasi e la simbiosi ereditaria : 
Bull. Soc. Natur. Napoli, Vol. 53, 1909, pag. 147. 

Id. — Origine e struttura del eorpo ovale del Dactylopius citri e del corpo verde dell' Aphis bras- 
sicae, ibid. vol. 34, 1910, pag. 1. 

Id. — TJlteriori osservazioni sulla simbiosi ereditaria degli oniotteri. Zool. Am. 36. Bd»1910, pag. 96. 

Id. -- Sul corpo ovale del Dactylopius: Boll. Hoc. Natur. Napoli, Vol. 34, 1910, pag. 303, 



- 296 - 



Osserverd solo quanto ho potuto gia in altri lavori dimostrare, 
che cioe anohe nei c6ccidi presentanti organi simbiotici questi sono 
talora meno sviluppati od assenti del tutto nei maschi ; i quali, giusta 
la precedente ipotesi, e verosimile si originino da uova che poterono 
fecondarsi appunto per la mancata penetrazione o per la penetrazione 
di un minor nuraero di blastomiceti. 

La questione potra essere chiarita solo persistendo nelle ricerche 
su migliaia di uova. Lo studio di essa, per ragione di logica connes- 
sione, condurra a conclusioni, che potranno avere un certo valore 
pel problema della determinazioue del. sesso. 

Silvestri, F. — Notizie preliminari sullo sviluppo del Copido- 
soma Buyssoni (Meyr) (Hymenoptera : Chalcididae). 

II Copidosoma Buyssoni (Meyr) e parassita del lepidottero Coleo- 
phora Stefanii Joannis, che produce galle a forma di rigonfiamenti 
allungati sui rami dell' Atriplex halimus L. Questo lepidottero fu 
prima scoperto dal De Stefani in Sicilia, ma in seguito fu trovato 
da Martelli e da me anche in Calabria. In quest'ultima regione 
pero non ho mai osservato larve parassitizzate dal Copidosoma, 
mentre ne ho avute in numero discreto dalla Sicilia (Trapani). 

II Copidosoma Buyssoni deposita Fovo nell'ovo della Colephora 
ed in questo subisce il primo sviluppo fino alia formazione di un certo 
numero di blastomeri, ma continua poi il resto dello sviluppo nella 
larva della Colephora. Questa viene uccisa dalle larve del Copidosoma 
soltanto quando e adulta, e ridotta alia sola cuticola resta allungata, 
mummificata, ripiena di larve e poi di pupe del Copidosoma. 

L'ovo del Copidosoma completamente sviluppato ha Ja forma di 
un fiasco e quando e ancora nell'ovario ha il collo ripiegato piu o 
meno ad S. Esso con tutto il collo disteso e lungo \j. 140-148 e largo 
[j. 36-3S. Quando e stato deposto, scorrendo l'ooplasma della parte as- 
sottigliata verso la posteriore larga, assume una forma ovoide ed una 
lunghezza di ;x 61 ed una larghezza di [j. 40-42. Alia sua estremita 
anteriore si intravede una piccola depressione, cui deve corrispondere 
il micropilo. 

L'ovo ovarico pronto ad essere deposto presenta nei suo plasma 
un nucleo formato da una piccola massa di cromatina situata verso la 
parte anteriore ed un cosl detto nucleolo verso la parte posteriore. 

L'ovo puo essere depositato fecondato oppure no. In ambedue i 
casi esso si sviluppa formando due globuli polari, i quali non sono 
espulsi dall'ovo, ma rimangono nella parte anteriore del plasma che 
si divide a poco a poco dalla parte posteriore contenente il primo nu- 
cleo di segmentazione ed il cosl detto nucleolo. Si ha cosl l'ovo diviso 
in una parte polare, che contiene i due globuli polari ed una parte 
embrionale che contiene il primo nucleo di segmentazione e che dara 



origine a tutti gli embrioni. La parte embrionale si divide in due, 
quattro, otto cellule ed il cosi detto nucleolo passa intero ad una delle 
prime quattro cellule di segmentazione, la quale per tale ragione (al- 
meno questa e l'apparente) ri tarda a moltiplicarsi, cosl che mentre le 
aitre tre sincronicamente si trovano a divisione terminata, essa ha il 
nucleo alk) stato di fuso. 

A questo periodo di sviluppo dell'ovo la cellula polare contenente 
i globuli polari si trova in un lato della massa embrionale e i glo- 
buli polari stessi si mostrano sotto forma di tre corpicciuoli compatti 
abbastanza distinti o di un corpo compatto. Pertanto le cellule era- 
brionali non sono ancora circondate dalTooplasma polare. 

Nello stadio seguente con quattordici cellule embrionali (non es- 
sendosi le due a cui e passato il cosi detto nucleolo ancora divise) la 
cellula polare si mantiene ancora pressoche come nello stadio pre- 
cedente. 

Queste sono le primp fasi di sviluppo del Copidosoma Buyssoni 
fino ad ora da me osservate, le quali sono simili a quelle delV Age- 
niaspis fuscicollis (Dalm.) I 1 ), ma differiscono pel fatto che fino alio 
stadio di quattordici cellule la cellula polare non circonda le embrio- 
nali, mentre ne\Y Ageniaspis gia alio stadio di 1 e 2 cellule essa av- 
volge le embrionali e i suoi globuli polari si allargano. 

Dallo stadio descritto fino alio sviluppo nella larva della Coleo- 
phora della lunghezza di mm. 5 non ho potuto avere fino ad oggi il 
materiale necessario per le mie ricerche, ma dalla larva delle dimen- 
sioni indicate fino all'adulto ne ho avuto abbastanza e posso cosi rias- 
sumere le mie osservazioni. 

Nella larva di Coleophora della lunghezza di 5 mm. lo stadio di 
sviluppo di Copidosoma piu giovane da me visto e costituito da. una 
massa poliembrionale a contorno ovoide della lunghezza di mm. 0,455 
per 0,260 situata nella cavita del corpo in corrispondenza al proto- 
race. Essa e circondata da una fascia di tessuto epoteloide (cisti) for- 
mato di 2-3 strati (e anche piu in qualche punto) di piccole cellule a 
contorni non bene netti ed e costituita nel resto da un plasma omo- 
geneo (trophamnios) contenente un nudeo granuloso sommamente po- 
limorfo (paranucleo) in mezzo a cui si trovano molti embrioni (in 
una sezione mediana se ne possono contare 24) formati da un cumulo 
di cellule differenziate soltanto in somatiche e germinali. La cisti e 
certamente denvata da elementi della larva ospite, il trophamnios ed 
il paranucleo per la grande somiglianza che hanno con quello deWAge- 
niaspis fuscicollis devono essere derivati rispettivamente dall'oopla- 
sma polare e dai globuli polari, gli embrioni dalle cellule embrionali. 



(*) Silvestri F. — Sviluppo dell' Ayeniaspis fuscicollis (Dalm,): Boll. Labor, Zool, R. Scuolo) 
Agr. Fortici, Vol, 5, pay. 20. 



- 298 - 



In seguito la massa poliembrionale non si mantiene periopiii in- 
tera fino alia fuoriuscita da essa delle larve quasi adulto del Copido- 
soma, ma a giudicare dalle piccole masse poliembrionali con un nu- 
mero di embrioni variabile da due a trenta che si vedono in larve di 
Coleophora di 5-8 mm., si scinde in masse poliembrionali secondarie 
che si possono trovare in punti svariati della cavita del corpo della 
larva della Coleophora, ma specialmente nel torace. 

Accrescendosi gli embrioni del Copidosoma si va riducendo attorno 
ad essi il tropbamnios fino a scorn parire e resta a circondarli un sot- 
tile strato della cisti. Finalmente gli embrioni del parassita divenuti 
larve rompono anche il tenue strato di cisti, si spargono libere per 
la cavita del corpo della larva di Coleophora nutrendosi prima dei Ji- 
quidi nutritivi e degli elementi liberi della stessa e distruggendo nel- 
l ultimo periodo tutti gli organi della larva ospite di cui lasciano sol- 
tanto ie parti chitinose. 

Quanti individui hanno origine da un ovo di Copidosoma ?In mo- 
do preciso io non posso ancora accertarlo. II numero di adulti che ho 
ottenuto da larve di Coleophora e stato di 41 119, in due casi ho otte- 
nuto 41 e 42 individui tutti di sesso femminile, in tre casi 32, 45 e 71 
di sesso maschile, negli' altri casi individui di ambcdue i sessi con 
prevalenza di femmine. 

II Copidosoma Buyssoni, come la Coleophora Slefani, ha una 
generazione all'anno. 

Nel lavoro definitivo con figure saranno esposti piu largamente 
questi e gli ulteriori risultati delle mie ricerche, frattanto con piacere 
mostrerd a chi si interessa dell'argomento i preparati degli stadi' di 
sviluppo finora da me osservati. 

Dopo la seduta nel Laboratorio dell'Istituto zoolo^ico dai socii Pierantoni, 
Silvestri e Grieb vengono fatte le dimostrazioui dei preparati ineieuti alle loro 

comunicazioni. 

Nel pomeriggio in una sala dell'Istituto zoologico si souo riuuite le Com 
mission] per la Fauna alpina, per la Nomenclatura zoologica e per il Re- 
pertorio, nonche il Comitato di redazione per l'Archivio zoologico. 

Alia aera alio ore 22, per invito del Sindaco di Xapoli, i eongrossisti in- 
tervengono al ricevimento ollerto dalla citta nel salone municipale della Gal- 
loria Principe di Napoli, intrattenendovisi fin dopo la mezzanotte. 

Giovedi 15 settembre. 

I con^ressisti si rorano ail una escursionci ai Cainpi F.egrei. La prima 
.vosta si la al cratere degli Astroni, intei essaute per la costituzioue vuleuuo- 



- 299 - 



logica non raeno che per la fauna e la flora : la colazione ha luogo nella Ca- 
sina Reale. Dopo proseguono pel cra.tere della Solfataca e si intrat^engono a 
visitarlo partitaraente, assistendo agli interessanti fenomeni di attivita vul- 
canica ehe vi si svolgono : indi passando pel lago d'Averno, pel lago Fusaro, 
pel Lucrino e per Baia, Pozzuoli e Bagnoli ritornano a Napoli la sera. 

Venerdi 16 settembre 

Seduta antimeridiana 

(nell'Aula di Zoologia) 
II Prosidente da la parola ai soci per le 

Comunicazioni scientificlie 

Iroso, I. — Primo contribute* alia conoscenza dei Rotiferi del 
lago-stagno craterico di Astroni. 

II lago-stagno di Astroni occupa il centro di una profonda conca 
boscosa costituita dal cratere di un vulcano trachitico estinto dei 
Carnpi Flegrei. Le sue sponde paludose del circuito massimo di 150 m. 
digradano lentaraente fino a circa 3 m. sotto lo specchio d* acqua. — 
Manca affatto una zona eulimnetica (planctomca) e vi si pud soltanto 
distinguere una zona palustre (marginale), invasa in prevalenza da un 
denso canneto, e una zona stagnale (centrale), ricoverta da un lami- 
neto di Nymphaea alba. La microfauna di questo bacinetto d'acqua 
dolce e essenzialmente di natura neritico-bentonica, come attestano 
anche le specie di Rotiferi in esso rinvenute, e di cui mi sono occu- 
pata dal novembre del 1908 all'aprile del 1910. Queste specie, bene 
identin'cate, ascendono a 49, di cui due affatto nuove : Biplois phle- 
graea e Monostyla diophthalma. Espongo 1' elenco sistematico delle 
stesse, facendo seguire la descrizione delle specie nuove e le oppor- 
tune considerazioni intorno ad alcune forme note o superficialmente 
descritte o non bene identin'cate. 

1. Philodina cilrina C. G. Ehrenberg 1831. 

2. Philodina macrostyla C. G. Ehrenberg 1838 (incl. Philod. 
tuberculata C. T. Hudson aud. P. H. Gosse 1886). 

II 0 maggio 1909 e piu volte nel febbraio del 1910 ho osservato 
alcuni individui di questa sj)ecie che nel loro interno portavano un 
piccolo a sviluppo quasi completo e che si moveva gia con abbastanza 
vivacita. Questo reperto viene a sostegno del fatto che le Philodina, 
se non periodicamente, come volevano 1' Ehrenberg e il Burn, pos- 
sono accidentalmente divenire vivipare; Toviparita assoluta di queste 
forme sostenuta dal Jan son quindi non e piu ammissibile. 

Senza entrare in merito alia questione delle uova d' inverno e 
delle uova estive, bisogna ritenere gia a priori che nelle Philodini- 



- mo - 



dae, in cui i maschi sono affatto ignoti fin'ora, anzi sembrano non esi- 
stere, la riproduzione debba normalmente e costantemente aver luogo 
per partenogenesi, escludendosi in conseguenza le uova di durata. — 
Se si fa astrazione da quanto ha scritto il Janson, tutti coloro, che 
si sono occupati con la biologia delle Philodinadae, concordano nel- 
raffermare che le uova d'inverno non esistono in esse, e il Weber 
rammenta anche i dati e le affermazioni del Janson con un certo 
senso di scetticismo. Anch'io sono stata portata dalle osservazioni mie 
a ingrossare la falange di quelli, che negano la presenza di uova di 
durata nelle Philodinadae. 

3. Rotifer vulgaris Frz. Schrank 1782. 

4. Rotifer tardus C. G. Ehrenberg 1830. 

5. Rotifer hapticus P. H. Gosse 1851. 

6. Rotifer macrurus 0. Fr. Mueller 1783. 

7. Rotifer megaceros K. S. Schmarda 1854. 

E questo una delle forme maggiori, raggiungendo circa 1 mm. in 
lunghezza. Presenta un corpo bianchiccio, molto rigonfio nella regione 
di mezzo del tronco ; questo trapassa bruscamente in un lungo piede. 
II mastax e arrotondato con 2 / 2 denti molto grossi e bene rilevati e 
presenta evidentissime le strie trasverse. Gli occhi sono piccoli, ton- 
deggianti. Esistono 4 speroni lunghissimi; i due superiori molto piii 
lunghi ed ensiformi appartengono al penultimo articolo, gli altri due 
relativamente piu corti si attaccano ai lati dell'ultimo articolo del 
piede. L' unico esemplare, trovato il 18 maggio 1909, aveva nell' in- 
terno un piccino bene sviluppato. 

Questo rotifero venne trovato dallo Schmarda in Egitto, ed e 
la prima volta che lo si ritrova nella microfauna europea. 

8. Rotifer elongatus E. F. Weber 1888. 

9. Rotifer actinurus C. G. Ehrenberg 1830. 

10. Floseularia cornuta W. M. Dobie 1849. 

11. Oecistes melicerta C. G. Ehrenberg 1831. 

12. Notommala aurita 0. Fr. Mueller 1786. 

13. Eosphora aurita C. G. Ehrenberg 1829. 

14. Eosphora naias C. G. Ehrenberg 1838. 

l.">. Pleurotrocha (Proales) decipiens C. G. Ehrenberg 1830. 

16. Furcularia forficula C. G. Ehrenberg 18)38. 

17. Furcularia longiseta 0. Fr. Mueller 1786. 

18. Diglena biraphis P. H. Gosse 1886. 

V.). Diglena forcipala 0. Fr. Mueller 1786, 

20. Dinocharis pocillum 0. Fr. Mueller 177<>. 

21. Scaridium eudactylotuni \\ II. Gosse 1851. 

22. Mylilina (Salpina) mutica M. Perty 1852. 

23. Mylilina {Salpina) mucronata 0. Fr. Mueller 1786. 
21. Mylilina {Salpina) brevispina C. G. Ehrenberg 1838. 



- 301 - 



25. Diaschiza gibba C. G. Ehrenberg 1838. 

26. Diplois phlegraea sp. no v. 

Corpo allungato, ovoide, prismatico, a sezione triangolare ; faccia 
ventrale spianata, faccia dorsale fortemente gibbosa specie nella sua 
meta posteriore. 

Lorica trasparentissima, liscia, molto flessibile, formata da tre 
piastre, una ventrale e due latero-dorsali. La piastra dorsale e piana 
ovalare, tronea in avaiiti, con dimensioni di poco inferiori a quelle 
delle piastre latero-dorsali ; si attacca a queste ultime per mezzo di 
una sottilissima bendella cuticolare longitudinale ripiegata a forma 
di solco strettissimo. Le due piastre latero-dorsali, arcuate, sono 
separate sulla linea mediana dorsale da una fessura, che vien deli - 
mitata dai margini interni lievemente rilevati delle piastre mede- 
sime; la fessura e occupata da una listerella cuticolare sottilissima, 
che la trasforma in un solco, il quale pud restringersi e scompa- 
rire del tutto, secondo lo stato di contrazione dell' animale. Tutte e 
tre le piastre sono troncate in avanti, hanno cioe margino anteriore 
rettilineo, sicche l'apertura cefalica della lorica, abbastanza larga, 
triangolare, offre un margine rettilineo, continuo. 1 margini laterali, 
delle due piastra latero-dorsali sono convessi : i margini interni (me- 
diali) sono ancbe convessi e paralleli quasi per tutta la loro lunghez- 
za, divergono perd nel loro tratto postremo, appena cioe trapassano 
nei corrispondenti margini posteriori arrotondati ; intanto il solco me- 
diano dorsale, stretto e poco profondo, assumera nel suo ultimo tratto 
aspetto di tnangolo, con apice in avanti e base posteriore, spianato 
sul primo articolo del piede ; questo triangolo non scomparisce mai, 
anche nello stato di massima contrazione dell'animale. 

11 capo e largo, arrotondato,. corto, ed e seguilo da uncollo piut- 
tosto lungo; questo nella sua porzione posteriore si presenta circuito 
da una specie di anello convesso rilevato, dovuto ad uno ispessimento 
cuticolare della regione, e che in certo modo potrebbe paragonarsi 
alle piastre cuticolari dei Dinocharis. A una superticiale osservazione 
si potrebbe attribuire questo cercine alia lorica; in verita non gii 
appartiene. 

L'organo ruotatore, quando l'animale nuota in completa estensio- 
ne, con il corpo tutto protratto, presenta unu doppia corona ciliare. 
11 trochus e suddiviso in otto lobi ben distinti, arrotondati, uguali, i 
quattro di destra sono separati da quelli di sinistra per una maggior 
profondita dei solchi mediani interlobari dorsale e ventrale ; i lobi 
sono orlati di ciglia molto corte. 

Esiste an occhio unico, rotondo, grande di color rosso vivo, ac- 
collato alia meta posteriore della faccia dorsale del ganglio cerebrale 
e situato in avanti del mastax. 

II piede e sufficientemente rctrattile, non i>ero completamonle; e 



302 - 



conico, e risulta di due soli articoli, a difterenza delle altre tre spe- 
cie note del genere Diplois, che ne posseggono tre ; l'articolo anterio- 
pe e piu largo del posteriore ed o lungo quasi il doppio di questo, e 
dorsalmente presenta una plica, che discende fin quasi a meta e an- 
che piu della sua lunghezza. Le due dita mobilissime e tenute quasi 
sempre discoste, sono lunghe poco meno della lunghezza della lorica, 
sottili, quasi uniformemente spesse, lievemente ricurve a sciabola e 
terminate in punta acuta. 

27. Euchlanis propatula C. T. Hudson and P. H. Gosse 1886. 
(— E. sub vers a Bryce). 

28. Euchlanis dilalata C G. Ehrenberg 1831. 

29. Euchlanis deflexa P. H. Gosse 1851. 

30. Dislyla (Cathypna) affmis K. M. Levander 1894. 

Questa forma venne scoverta dal Levander nei dintorni di 
Helsingfors e ascritta al genere Cathypna col nome specifico di Ca- 
thypna affmis. Con lo stesso appellativo la specie e stata elencata 
dal Lie-Pettersen nei Rotiferi della Norvegia. II von Hofsten 
considera giustamente la Cathypna affmis come una Dislyla e vor- 
rebbe identificarla con la Dislyla flexilis C. T. Hudson and P. H. Gos- 
s£ 1886, ma trova nella lunghezza notevole delle dita un carattere 
contrario a questa sua veduta. £ appunto perqueste dita lunghissime 
stiliformi, pressocche diritte, sottili ed appuntite, che la Dislyla af- 
finis si differenzia sufficientemente da tutte le altre specie congeneri, 
che hanno dita alquanto piu corte, meno la Dislyla ploenensis 
M. Voigt 1904. 

31. Dislyla ohioensis C. L. Herrick 1885. 

L'Herrick rinvenne per il primo questa forma nei grandi laghi 
degli Stati Uniti nord-americani, ma delineo della stessa una diagnosi 
insufficiente e la riprodusse in una figura assolutamente inesatta. La 
specie venne in seguito, nei 1900, ritrovata dal Jennings, che perd 
non si preoccupo di darne le caratteristiche specifiche, ma ne ritrasse 
la lorica con abbastanza fedelta. Ignorando, forse, il lavoro dello 
Herrick o troppo fiduciosi nella bonta della hgura annessavi,l'A n- 
derson e lo Stephard la descrissero nei 1892 come nuova, asse- 
gnandole rapi>el]ativo specifico di Dislyla ichthyoura. Non e possibile 
alfermare con sicurezza se la Cathypna appendiculata K. M. Levan- 
der 181H debba identificarsi con la Dislyla ohioensis, non consenten- 
dolo la figura imperfetta e la descrizione superficiale dell'autor«. Una 
s|)Cf:ie grandemente affine alia Distyla ohioensis, ma da questa nei 
contem po bene distinta, e la Dislyla ohioensis, M. Voigt 1905. 

32. Monoslyla lunaris C. G. Ehrenberg 1830. 
: } ,:;. Monoslyla cornula O. Er. Mueller 1780. 
31. Monoslyla bulla P. H. Gosse 1851. 

35, Monoslyla quadridentata C. G. Ehrenberg 1838. 



- 303 - 



36. Monostyla diophthalma sp. nov. 

Questa specie e somigliantissima alia Monostyla cornuta 0. Fr. 
Mueller 1786, e per6 un poco piu piccola e se ne distingue principal - 
mente per avere due occhi frontali come nelle Melopidia. 

37. Monostyla ynonostylaeformis K. E. Stenroos 1S98. 

Lo Stenroos scopri questa forma nel lago Nurmijarvi, ma non 
pervenne a identificarla esattamente. Pur riconoscendo nella forma 
del piede e del mastax notevoli affinita con le Disiyla e le Monostyla 
fini per inquadrarla nelle Notommata con la designazione specifica di 
Notommata monostylaeformis. II von Hofsten ha ritrovato nel Ma- 
stermyr (nell'isola di Gottland) questa specie, ma potette osservarne 
superticialmente un solo esemplare ; egli per6 avanza fondatamente 
dubbi sull'appartenenza di essa alle Notommata. Questa specie e evi- 
dentemente una Monostyla di assai piccole dimension]', dalla lorica 
molto piu sottile e piu flessibile delle congeneri. II piede presenta un 
solo articolo, nella forma, nella disposizione, nei rapporti delle sin- 
gole sue parti identico in tutto e per tutto a quello delle altre Mo- 
nostyla e in genere a quello delle Cathypnadae. II preteso secondo 
articolo dello Stenroos e il dito, l'unico delle Mo?iostyla, che invece 
di terminarsi in una semplice punta, si fende in due appendici trian- 
golari non articolate. Un simile fatto il von Hofsten afferma di 
aver osservato talvolta all'estremita del dito della Monostyla lunaris 
C. G. Eh r en berg, cid che a me non e occorso mai di notare in que- 
sta specie. 

38. Monostyla ovata S. A. Forbes 1893. 

39. Colurella (Colurus) bicuspidata C. G. Ehrenberg 1830. 

40. Colurella {Colurus) obtusa C. T. Hudson and P. H. Gosse 
1886. 

41. Metopidia solidus P. H. Gosse 1851. 

42. Metopidia acuminata C. G. Ehrenberg 1833. 

43. Melopidia lepadella C. G. Ehrenberg 1831. 

44. Metopidia triptera C. G. Ehrenberg 1830. 

45. Metopidia rhomboides C. T. Hudson and P. H. Gosse 1886. 
Gen. Oxysterna gen. nov. 

II tipo del nuovo genere che istituisco e rappresentato dalla Me- 
topidia oxysternum P. H. Gosse 1851. I caratteri, per i quali mi 
sono persuasa a s.indere questa specie dalle altre Metopidia, sono 
dati dalla forma speciale della lorica e dalla forma e posizione degli 
occhi. La lorica non e schiacciata in senso dorso-ventrale ed espansa 
maggiormente in superficie come in tutte le Metopidia, ma invece of- 
fre una preponderanza del diametro sagittale (dorso-ventrale) sul 
frontale, derivando cosl una maggior somiglianza con la lorica delle 
Colurella. L'apertura del piede anche, offatto ovalare, e maggiormente 
simile a quella delle Colurella, 



- 304 - 



Contrariameme alle recise denegazioni del Bilfinger e alle re- 
ticenze del Weber, per cui la Metopidia oxysternum P. H. Gosse 
avrebbe dovuto far parte delle specie cieche, ormai non piu ricono- 
sciute, io posso affermare con il Gosse che in questa specie esistono 
occhi, tuttavia non mi accordo con lui riguardo al numero e alia 
forma di essi. Non esistono occhi frontali, come in tutte le altre Me- 
topidia malgrado le stesse affermazioni del Gosse, ed e appunto la 
posizione loro profonda e la difficolta di poterli sempre bene discer- 
nere, che ha indotto molti osservatori a negarli. L'occhio semplice 
riposante sal ganglio cerebroide, veduto anche dal Gosse, che cosi 
veniva ad ammettere nella sua Metopidia oxysternum 3 occhi, e una 
pura apparenza; gli occhi sono in verita due, situati in sopra del 
mastax e addossati al cervello ; essi sono tra loro ravvicinatissimi 
sulla linea mediana, e ciascuno dalla forma caratteristica di un di- 
plococco. 

La forma identificata e descritta dal Weber come Metopidia 
oxysternum P. H. Gosse e a questa molto prossima, ma se ne diffe- 
renzia per le maggiori dimensioni e per l'espetto diverso della lorica. 
Riconosco quindi nel genere Oxysterna l'esistenza di due specie di- 
stinte, entrambe inquiline del lago-stagno di Astroni. 

46. Oxysterna oxysternum P. H. Gosse 1851. 

47. Oxysterna maior (= Metopidia oxysternum E. F. Weber 
1898, nec Gosse). 

48. Pterodina patina 0. Fr. Mueller 1783. 

49. Noteus quadricornis C. G. Ehrenberg 1831. 

Vessichelli, N. — Di un nuovo Dacnitis parassita del Petromyzon 
planeri. 

Per prender data riassumo le principali mie osservazioni su di 
un nematode ospite delle Lamprede (Petromyzon Planeri) del fiume 
Sarno che deve considerarsi come una nuova specie del genere Dacni- 
tis Duj., al quale appartiene per tutte le caratteristiche che presenta. 
Questo nematode fu riconosciuto per la prima volta nel 1886 dal 
prof. Monticelii, che lia richiamata la mia attenzione su questa 
interessante forma e sul suo ciclo biologico, incitandomi a studiarlo. 
Esso, ricordando molto gli Stelmius di Duj ar din pud distinguersi 
col nome di Dacnitis sielmioides n. sp. 

11 Dacnitis sielmioides e un i>iccolo nematode di color bianco- 
lattescente le cui dimensioni oscillano tra mm. 9 e 14 in lunghezza e 
mm. 0,20 a 0,30 in diametro. 

II suo corpo potrebbe dirsi uniformemente cilindrico se non fosse 
un poco rigonfio Delia parte anteriore che con larga voluta s'incurva 
verso \a faccia dorsale, e se non f»jsse posteriormente assottigliato in 
una coda conica discretamente acuminata. 



- 305 - 



E' fivestito da una cuticola che presenta solchi trasversi for- 
manti strie fittissime Oarghe circa 2 y.). La cuticola del corpo, come 
neWOxyuris vermicularis, si solleva in due spoi\ r enze longitudinali, 
a sezione trasversa triangolare, che indicano esternaraente il decorso 
delle linee laterali. 

L'estremita anteriore in ambedue i sessi e ottusa ed alquanto 
rigonfia; presenta dorsalmente e lateralmente due paia di piccolissimi 
rilievi o papille tubercoliformi. 

L' apertura boccale, molto grande, cuoriforme, ad apice rivolto 
indietro, e subterminale, situata obliquamente all'estremita anteriore 
del corpo, inclinata in senso dorso-ventrale. 

La bocca, priva di labbra (acheilostoma), e delimitata da tre mar- 
gini carnosi, cerciniformi che verso l'interno presentano minutissime 
pliche cuticolari, simulanti una fila di piccolissimi denti. Essa im- 
mette in un vestibolo orale che si continua immediatamente in un 
caratteristico faringe lungo circa mm. 0.70 di cui il tratto anteriore 
(adorale) e quasi cilindrico, quello posteriore (aborale), piu corto, ha 
forma di pera (bulbo faringeo). 

In una sezione trasversa del faringe lo mostra formato da due 
triangoli curvilinei concentrici, a lati non paralleli, cioe con la base 
dell'uno, opposta ad uno degli angoli dell'altro : il triangolo esterno, 
che e relativamente all'altro molto grandfi, rappresenta il contorno 
esterno del faringe; quello interno, piu piccolo, rappresenta invece 
quello del canale faringeo. Le tre pareti di questo sono rivestito da 
una spessa cuticola, la quale sulla sua faccia esterna presenta dei 
profondi solchi longitudinali, tre !n corrispondenza degli angoli dei 
canale, e tre mediani alle pareti; in modo da dare origin 3 per o- 
gnuna di esse a due grossi ispessimenti esterni cilindrici. Questi 
verso l'estremita anteriore s' assottigliano fino a scomparire in quella 
parte della cuticola che riveste il vestibolo orale, e s' ingrossano sem- 
pre piu verso l'estremita posteriore fino a terminare a forma di clava 
presso il fondo del bulbo faringeo. Nel canale faringeo mancano deL 
tutto formazioni chitinose (denti). 

Al faringe segue V intestino che comincia con uno slargamento 
amp dlare per restringersi subito in un canale rettilineo che decorre 
per tutta la lunghezza del corpo, e si apre nel foro anale che dista 
circa mm. 0.260 dall'estremitk posteriore del corpo. L' intestino comu- 
niCii col bulbo faringeo per mezzo di uno stretto canal icolo che ne 
attraversa in ispessore il fondo cieco. La cuticola riveste tutto il tubo 
digerente e, nel punto d'origine dell'intestino dal faringe, da luogo a 
tre estroflessioni sacciformi, chitinose, pendule nel lurae di esso e 
racchiudenti cellule forse glandulari. Queste estroflessioni [»ossono in- 
terpetrarsi come valve intestinali. 

Linstow descrive Tintestino di Vacnitis globosa Duj. di Trutta 



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fario come terminante all' innanzi con una grossa campana circon- 
dante il faringe. In alcuni esomplari di Bacnitis stelmioides ho osser- 
vato un aspetto dell'intestino del tutto simile a quelle che Lin stow 
ri porta nella sua figura. Ma questo aspetto si riscontra solo in esem- 
plari che hanno subito forti contrazioni durante la fissazione ; esso e 
determinate dalJa invaginazione dell' intestino per lo spostamento del 
faringe verso dietro. 

Negli esemplari maturi il tubo intestinale e nascosto dagli organi 
sessuali grandemente sviluppati. 

L'esame dei preparati in toto e delle serie di sezioni rivelano che 
questo nematode e meromiario del gruppo dei secernenti con vasi la- 
terali escretori nelle linee laterali. 

I maschi, brevi e sottili, non dissimili per forma generate dalle 
femmine, si distinguono facilmente da queste per l'estremo codale in- 
curvato ventralmente, con 4 papille postanali (2 ventrali e 2 dorsali) 
con 8 papille circum-anali e 2 preanali. Presentano due lunghe e lar- 
ghe spicole, ricurve a scimitarra, con apice ottuso, le quali, allorche 
sono estroflesse, rendono piu sporgenti i due processi liguliformi che 
trovansi anteriormente e posteriormente all' apertura cloacale. Alia 
base delle spicole, verso la faccia ventrale, si nota un piccolo corpo 
accessorio formato da due pezzi falciformi saldati nella parte convessa 
ventrale che servono da guida nell'uscita delle spicole. 

Un poco innanzi 1' apertura cloacale, ad un millimetro circa da 
questa, si trova ventralmente anche una ventosa preanale, dovuta ad 
un lieve infossamento della parete del corpo. Essa e di forma ellit- 
tica ed e fornita di muscoletti radiali: lateralmente presenta 4 paia 
di papille ed il suo margine non ha l'anello chitinoso che si osserva 
nelle specie del genere Heterakis. 

Le femmine scno pi u lunghe e piu grosse dei maschi, hanno l'e- 
stremita codale dritta, conica e gradatamente assottigliata, senza pa- 
pille e senza ventosa preanale. 

L'apertura vulvare e situata tra due rilievi cutanei un po' piu 
indietro della meta del corpo. 

Nelle femmine mature si trovano uova in tutti gli stadi di svi- 
luppo embrionale: le uova vengono emesse in un periodo molto 
avanzato. 

Gli individui adulti di Dacnitis stelmioides si trovano nel lume 
dell'intestino degli Ammocoetes e di giovani Lamprede: nei primi si 
trovano anche le forme giovani. Tanto nelle Lamprode adulte, quanto 
nelle giovani si nota la presenza di cisti piu o meno aderenti a'la 
tunica esterna deH'intestino contenente una o piu larve che possono 
facilmente ideritificarsi per quelle di Bacnitis stelmioides. 

Nei Pelromyzon sessualmonte maturi, allorche Tinlestino ha su- 
bito grande atrofla, le cisti sono piu numerose e piu grandi. L' inte- 



- 307 - 



stino ridotto ad un filamento sottilissimo, mostra lungo il suo decorso 
in parecchi punti ingrossamenti dovuti ad accumuli di cisti che tal- 
volta concrescono con la parete della cavita del corpo dell'animale. 

Queste condizioni di fatto suggeriscono una probabile ipotesi sul 
modo come possa interpetrarsi si svolga il ciclo biologico del Dacnilis 
stelmioides. 

L'adulto evidentemente si accoppia e si riproduce neli' intestino 
normale degli Ammocoetes e dei giovani Peiromyzon Planeri. Nel- 
l'intestino dell'ospitatore vengono fuori dalle uova le larve; le quali 
perforano le pareti intestinali e vi si incistano. Queste cisti s'ingros- 
sano a misura che progredisce la riduzione dell'intestino del Peiro- 
myzon Planeri nel periodo di sua maturita sessuale, emergendo net- 
tamente come grossi noduh lungo l'intestino divenuto filiforme. 

Assolto il periodo di sessualita, assicurata la specie, grado a grade 
scompariscono gli adulti Peiromyzon ; e quiudi da supporsi che va- 
dano a morire nel fondo del fiume, dove niente vieta di ammettere 
possano diventar preda dei voracissimi Ammocoetes che vivono nello 
stesso ambiente. NelTintestino di questi, dalle cisti fattesi libere, le 
larve raggiungono lo stato adulto, si riproducono e la nuova prole, 
incistandosi nelle pareti intestinali, riapre il ciclo. Conforta r ipotesi 
che espongo il risultato ottenuto dall' esperienza dello sviluppo di 
piccoli Dacnilis slelmioides in Carassius auratus, alimentati con 
intestini di Peiromyzon Planeri adulti forniti delle descritte cisti. 

Dimostreranno le ulteriori esperienze che ho iniziate se la ipotesi 
avanzata corrisponda al reale svolgersi del ciclo del Dacnilis slel- 
mioides. 

Monticelli, Fr. Sav. — La fauna del lago-stagno cralerico degli 
Aslroni. 

Riassunte sommariamente le peculiari condizioni topografiche geo- 
logiche della R. Tenuta degli Astroni, nei Campi Flegrei (da tempo 
immemorabile sito di caccia), a 16 Kil. da Napoli, circondata da ogni 
parte da un alto muro di cinta, descrive il piccolo lago-stagno che si 
trova nel fondo del cratere degli Astroni ; nelle acque del quale si 
sviluppa una rigogliosa vegetazione di piante acquatiche, che, special- 
mente per le numer< se ninfee, ne cuoprono lo specchio. Ricorda poi 
la ricca vegetazione propria degli Astroni formata da specie vegetali 
migrate dalle pendici appenniniche circostanti, da quando, cessata la 
attivita di questo vulcano, lo spento cratere comincio a rivestirsi di 
verde, e da altre specie che vi hanno portato in seguito. da piu o 
meno remote contrade, gli agenti di disseminazione, nonche di quelle 
anche importatevi in epoche diverse per costituire il folto boscame: 
flora, che come osserva il prof. Cavara (direttore dell'Orto botanico di 
Napoli) ha un carattere d'insieme che ben la distingue da quella dei 



- 308 - 



circostanti crateri per mancanza di elementi della zona litoranea e 
la scarsa rappresentanza di costituenti della macchia mediterranea. 
Questa caratteristica plaga della regione flegrea, cosi circoscritta ed 
isolata dalla circostante terra, che presenta un insieme proprio per 
natura di luoghi, per condizioni metereologiche corrispondenti, per 
costituzione del terreno e por la vegetazione che vi alligna, ha ri- 
ehiamato la sua attenzione per la fauna che alberga e che in essa 
si e sviluppata. Fauna che, per le condizioni speciali nolle quali si e 
formata, lasciava supporre una larga messe d' importanti osservazioni 
sulle forme animali che vi si trovano, in rapporto specialmente agli 
eventuali particolari adattairenti di esse alle peculiari condizioni 
ambienti degli Astroni, rispetto alia regione circostante. Egli si e pro- 
posto, percid, un concreto programma d' illustraziorie metodica cosi 
della geofauna, come, ed in particolar modo, della idrofauna del lago 
stagno-craterico; tanto dal punto di vista faunistico, come, ed essenzial- 
mente, da quello biologico; non trascurando pertanto lo studio dell'avi- 
fauna, che le favorevoli condizioni del luogo rendono non poco inte- 
ressante per specie d'uccelli che, data la tranquillita del luogo, per 
secolare divieto di caccia (rotto solo a grandi intervalli da caccio 
reali, per lo piu rivolte ai cignah che una volta vi erano numerosi) r 
vi stazionano o vi si fermano nel passo. 

Questo programma di studio della fauna degli Astroni egli va 
svolgendo con periodiche continue raccolte di materiale in diverse 
stagioni dell'anno, che da tempo si sono iniziate, merce il consenso e 
l'autorizzazione della R. Casa. II materiale radunato neU'istituto zoo- 
logico dell'Universita di Napoli e affidato alio studio principalmente 
del personale dell' istituto, degli alunni e degli studiosi di questo come 
anche di aUri laboratori napoletani ; e quando fosse il caso viene 
inviato in esame anche a noti specialisti di singoli gruppi di animali. 

Mentre non si trascura lo studio della fauna terrestre, si e fatto, 
per ora, piu particolarmente tema d' indagine la fauna dello stagno, 
che secondo il Costa (Fauna di Napoli, Pesci, pag. 29) albergherebbe 
due specie di pesci il Cyprinus carpio ed il Leuciscus dobula ; delle 
quali pertanto oon se ne e constatata l'esistenza finora. Le ricerche 
sulla geofauna per quanto riguarda gli Artropodi gia cominciano a 
fornire risultati soddisfacenti per forme nuove e proprie agli Astroni. 
11 dott. E. Caroli p. e. ha riconosciuta una forma nuova di Collem- 
bolo, che non si rinviene altrove nei dintorni di Napoli (Neanuva 
phlegrea) e forme nuove ed interessanti di ragni sono in corso di 
studio <la parte del sig. E. I rani. Maggiori risultamenti si sono gia 
ottenuti per seguite indagini sulla microfauna delJo stagno, come si 
pu6 rilevare dalle prime note che in questo convegno sono state pic- 
sentate: cioe, una deifa I). 1 Marcolongo su i Gastrotrichi |il primo 
studio su questo gruppo fatto in Italia), ed una della D. Ma Iroso su i 



Rotiferi: ricerche che rivelano tutta una fauna caratteristica e con- 
tribuiscono ad arricchire di forme nuove la scienza, mentre forni- 
scono dati biologici sulle specie studiate [due nuove specie di Rotiferi 
(Diplois phlegraea, Monostyla diophlhalma), otto specie nuove di 
Gastrotrichi (Chaelonotus laroides, hirsutus, minimus, nodi /urea, 
dcemselosus, paucisectosus, Dasydites pauciseclosus, Anacanlho- 
derma pimclalam)]. Ed altri studii sono in corso sugli Oligocheti da 
parte del Prof. Pierantoni (che ha rinvenuto interessanti forme 
di Naididi fra le quali alcune nuove specie), sugli Idracnidi, che vi 
sono numerosi, del Prof. Police (che gia ha riconosciuta una nuova 
specie di Arrhenurus), su gli Ostracodi ed i Tardigradi del Dr. P. 
Delia Valle, su gli Irudinei e su i Nematodi liberi, che hanno gia 
fornito materiale per importanti osservazioni. Si aggiunga pure uno 
studio di prossima pubblicazione sulle Cyclas e Caliculina, che ha 
rivelato dei fatti interessanti la biologia di questi molluschi per pe- 
culiari variazioni evidentemente dovute all'ambiente che s'integrano 
in forme specificamente caratteristiche del luogo. 

L'A. ha voluto, nello esporre oggi al Convegno questo programma 
ad un tempo relazione degli studii che si vanno svolgendo nella plaga 
degli Astroni, comunicare sommariamente i risultati generali ottenuti 
finora che non mancheranno d' interessare gli zoologi intervenuti ; 
tanto piu che essi hanno avuto agio di conoscere da vicino gli Astroni 
per quella visita alia R. tenuta, che la gentile concessione della Casa 
reale ha permesso facesse parte del programma della gita ai Campi 
Flegrei apprestata dal Comitato ordinatore di questo Convegno. 

A norma del deliberato dell'Assemblea di Milano, il segretario da lettura 
dei soli titoli delle seguenti comunicazioni di Soci ed aderenti non interve- 
nuti al convegno. 

Bentivoglio, T. — La Lindenia tetraphylla in Italia. 

Fra le specie di Libellulidi italiani una delle piu rare e la Im- 
denia tetraphylla della quale sino a quest'anno non se ne conoscevano 
che due esemplari. II primo 9 catturato, nel 1824 da Van der Lin- 
den, prosso il Lago d'Averno, l'altro 5 trovato nei dintorni di Pisa 
da V. Pecchioli nel 1842 e da questi regalato a De Selys. II 
primo esemplare non si sa se ancora esista in qualche collezione, men- 
tre il secondo e a Bruxelles nella collezione lasciata da De Selys. 

Nel 18^5 Van der Linden descrisse brevemente la nuova spe- 
cie assegnandola al genere Aeschna i 1 ) e chiamandola tetraphylla per 
le quattro espansioni a guisa di foglia che si trovano nel 7° ed 8° 
segmento addominale. 



0) Van der Linden, P. L. — Monographic des Libellnlidcs d'Enrope ; Bruxelles, 1S25. 



- §10 - 



De Selys esaminando, nel 1839, l'esemplare descritto da Van der 
Linden, riconobbe vari caratteri non conformi a quelli del genere 
Aeschna e creo il nuovo genere Lindenia (*) che comprende, ancora 
oggi, la sola specie tetraphylla. Piu tardi venuto in possesso del nuovo 
individuo trovato a Pisa, ne diede la descrizione negli Annali della 
Societa entomologica di Francia ( 2 ). Le prime descrizioni sono po;o 
dettagliate: solo nel 1857 De Selys ed Hagen ne diedero una ac- 
curata ( 3 ) accompagnata da figure rappresentanti gli organi genitali, 
le appeudici addominali e le espansioni fogliari del 7° ed 8° segmento. 

Nei primi di giugno di quest'anno ebbi la fortuna di catturare 
una femmina di Lindenia nell'interno della citta di Lucca: rin venuto 
questo raro esemplare, giudicai opportuno fare accurate ricei die nelle 
zone acquitrinose e lungo i canali che si trovano nelle vicinanze della 
citta, ma nulla piu trovai. Piu fortunati furono i sigg. Ma riot ti 
Mario e Palomba Giovanni, che insieme ad altri studenti del Liceo 
mi coadiuvarono nelle ricerche; essi riuscirono a prendere nell'in- 
terno della citta due maschi ed una femmina. 

Negli esemplari di Lucca ho riscontrato qualche differenza nelle 
dimensioni delle parti del corpo in confronto con le corrispondenti 
indicate dal Selys, differenze specialmente sensibili nella lunghezza 
del corpo delie femmine, come meglio pud rilevarsi dallo specchietto 
seguente : 





6 n 


6 


( 5 ; 9 


n 9 


Lunghezza totale 


70 mm. 


71 


mm. 64 


mm. 68 


» dell'addome 


54 


52 


47 


48 


» appendici superiori 


3 


2,5 


2,5 


2 


Larghezza della testa 


9,5 


9,5 


9 


8,5 


Lunghezza del 1° paio di ali 


41 


41 


42 


42,5 


» del 2° paio di ali 


39 


39 


40 


40 


Larghezza del 1° paio di ali 


9 


9 


9 


9 


2° » 


11 


11 


11,5 


12 


Pterostigma 


6 


6 


6 


5,5 



La presenza della Lindenia tetraphylla a Lucca ha importanza, 
rappresentando questa citta la terza localita d'ltalia nella quale si 
trova la specie che manca in tutte le altre regioni d' Europa; ed e 
rara anche altrove, giacche non si fa menzione che di tre femmine 
rinvenjte in Algeria, due individui trovati in Egitto, un maschio del- 
l'Asia minore ed una femmina in Armenia. 

(') I)c Sclyn Longchftmps, E. — Monogrophie dea Libellulidea d'Europo ; Bruxelles, 1840. 
(-) De Selys LongohampB) IO. — N<>t»' sur quelquea Libellulea d' Europe: Ann. Soe. Entom, 
i, Francei Parit, pa;/, ioi. 

( ! ) Do S ii I y h .1 li ji u *■ 11. — KuviM) (1»'H Odonalvs on Libullulos d' Europe : HnixcUvs, ts;>0. 

(^) MiHiiic; indiculo <l;i Sch.s I.uii^cliaiiip.s. 

I 6 ) Misuru riscuntrute negli oaoinpluri di Lucca. 



- 311 - 



Cerruti, A. — Cenni sulle larve di un Prionospio. 

Le notizie che oggi possediamo sulle larve dei Prionospio sono 
scarsissime. Le larve che Fewkes (*) ha descritto come appartenenti 
probabilmente al P. tenuis Verr. furono dal Giard ( 2 ) identificate, 
con ragione, con quelle di Magelona. Solo il Lo Bianco ( 3 j accenna 
a larve, che pote alievare, di P. malmgreni, ma non le descrive. 

Nel Fhao plankton raccolto lungo il tratto di costa che dal 
porticciuolo di Mergellina va al capo Posillipo, nei mesi di Ottobre e 
Novembre si rinvengono le larve di una specie, credo nuova, di Prio- 
nospio, e della quale posseggo solo frammenti incompleti dell'adulto. 

Le larve piu giovani osservate, con 8-10 setigeri, sono quasi cilin 
driche, presentano solo dei podii rudimentali, mammellonari e quattro 
occhi puntiformi. Le setole sono tutte finissime, capillari. II corpo 
termina bruscamente arrotondato. Vi sono accenni appena visibili di 
tentacoli cefalici. 

Nelle larve con 18-20 anelli si nota gia differenza fra i primi 
anelli metastomiali ed i seguenti, che rimangono piu uniformi. 

Nel 2°, 3°, 4°, setigero il podio superiore si presenta molto piu 
sviluppato e reca gia l'abbozzo della branchia, sotto forma di un pic- 
colo tubercolo. II faringe e molto sviluppato ed e protrattile. In cor- 
rispondenza del 4° e 5° anello si nota un ventricolo muscolare, molto 
sviluppato ; esso era appena visibile nelle larve descritte innanzi. 
Sulla parte terminale del corpo vi sono numerose papille. I tentacoli 
son lunghi poco meno del capo. Le setole sono tutte capillari. 

In larve con 22-^5 metameri la differenza fra i metameri anteriori 
ed i posteriori si accentua. Nei setigeri 2-4 il neuropodio e aliforme; 
l'emapodio risulta da una protuberanza inferiore a forma d'orecchio, 
e dall'abbozzo della branchia. Nel primo paio di branchie si scorgono 
gli accenni delle future papille laterali. I tentacoli son piu lunghi del 
capo. Questo si presenta nella parte superiore grossolanamente trian- 
golare, con la base volta in avanti. I due occhi anteriori sono piu 
grandi e piu allontanati fra loro dei due posteriori. I chetopodii dor- 
sali hanno solo setole capillari ; quelli ventrali posteriori setole 
capillari e setole incappucciate. 

In larve con 30-35 anelli i tentacoli sono sviluppati, e presentano 
una lieve dilatazione fogliforme alia base. II primo paio di branchie 
e gia fornito di due h'la opposte di papille laterali, mentre il secondo 
e ancora uniforme e liscio. Le papille laterali si formano solo piu 



0) Fewkes, "VV. — Studies from the Newport marine zoological Laboratory. — 13. On the 
development of certain Worm larvae: Bull. Mus. (Jomp. Zool, Harward. Coll., Vol. 11, N. 9, 1883. 

(2) Giard, A. — Fragments biologiques. — 6. Sur le developpement de Magelona papillicornis : 
Bull. Sc. Dep. Nord (2) 9 Annee, 1886. 

( ;J ) Lo Bianco, S. — Notizie biologiche rignardanti specialmente il period o di maturita ses- 
suale degli animali del Golfo di Napoli: MUth. Zool. Stat. Neapel, 19 Bd., 4 Heft. 



- 312 - 



tardi sulle branchie del terzo e quarto anello, in larve cioe che 
hanno circa cinquanta setigeri, II primo paio di branchie in que- 
st'ultime e sviluppato in lunghezza quasi del doppio del secondo paio ; 
il terzo e sempre molto ridotto. 

Rimando al lavoro completo, che pubblicher6 tra breve, per quanto 
riguarda i disegni e la discussione sul posto da darsi in sisteinatica 
alia specie della quale ho descritto le larve. 

Russo, A. — Su V ' accelerazione dei processi anabolici nelV ovaia 
delle Coniqlie tenute in digiuno e sul sun valore biologico. 

In un precedente lavoro (*) ho rilevato alcune modalita, median te 
le quali nelle coniglie, tenute in digiuno completo di 4-5 giorni, 
aumentava nell'oocite il deutoplasma. Nello stesso lavoro rilevavo 
che le cellule follicolari aumentavano la loro attivita secretrice per 
la preparazione del materiale nutritizio sudetto. 

Nuovi esperimenti mi permettono di confermare tali osservazioni 
di aggiungere nuove particolarita del fenomeno e d' intrattenermi sul 
suo valore biologico. 

Come ho dimostrato in precedenti lavori ( 2 ), nell'oocite di coni- 
glia il deutoplasma e rappresentato dai vacuoli e dai globuli a 
struttura mielinica, i quali si formano normalmente quando il 
follicolo e polistratificato. 

Nelle coniglie digiunanti, uccise nel primo periodo del digiuno, 
si osserva invece un'accelerazione nello sviluppo dei materiali stessi. 
Difatti, gli oociti aventi il follicolo di un solo piano di cellule cu- 
biche o quasi, presentano gia forrnati i globuli a struttura mielinica, 
mentre in quelli piu sviluppati, cioe con follicolo di 2-3 piani di cel- 
lule, i materiali medesimi sono ancora piu abbondanti. 

Negli stadi finali dello sviluppo i processi costruttivi di mate- 
riale elaborato, che si immagazzina nel vitello deU'ovo, cessa ed il 
materiale istesso, che si era gia formato, permane quasi inalterato, 
fino a che per un piu prolungato digiuno (2° periodo o periodo finale 
del digiuno) non viene impiegato daU'oocite a proprio benefizio. 

Differenze apprezzabili non ho potuto osservare negli oociti con 
follicolo avente una cavita follicolare delle Coniglie digiunanti, in 
confronto dei corrispondenti stadi delle coniglie normali. Soltanto i 
globuli sembrano essere piu piccoli. 



(') Iiiiss<», A. — Sni i ii u I a 1 1 ten t i <;lic siilii.scoiio i initocoiidii cd i lnatvriali »lt>uloi)liismici dell'oo- 
cite di Coniglia in divers] periodi di Inasiziope, i\ i: Archiv. Zollfwsch. , 5 /></.. ETc/l 1910'. 

(-) BnSCO, A. — L Dlitooondrl < d i globuli Vittjlllui deH'oocilc di Coni-ilia alio stato nonnale ed 
in boudizioni ip crimen tall. Contribato alio sviluppo del deutoleoite ed alia differenziaxiou^ Beaautthf 
dcllu nova il« i Maiuiu. l> i i i Mli Accad. Oioenia. Catania, (.">) Vol. il, l'JO'J. 



- 313 - 



In rapporto alio sviluppo precoce dei materiali deutoplasmici, 
osservati in un prirao periodo di digiuno, miche le cellule follicolari, 
che circondano gli oociti nei primi stadi del loro sviluppo, aumenta no 
la loro attivita specifica di cellule assorbenti e secernenti. Tale feno- 
meno e specialmente apprezzabile nei follicoli monostratificati. Nei 
follicoli a cellule piatte, il protoplasma e gonfiato, specialmente dove 
poggia sul vitello, mentre nei normale le stesse cellule sono per lo 
piu delle sottili lamelle. Oltre a cid, si osservano dei globuli di se- 
crezione, che nei normale in tale stadio mancano affatto e che atte- 
stano come in un primo periodo di digiuno in tali elementi aumenta 
ii potere di elaborazione dei materiali nutritizi (vedi fig. l a del la- 
voro av. citato, 1910;. 

Ma il fenomeno e piii spiccatamente evidente quando le cellule 
follicolari sono divenute cubiche. In questo stadio il protoplasma delle 
cellule follicolari, che poggia su l'ovo e molto sviluppato e vacuoliz- 
zato ed in esso si osservano numerosi globuli di secrezioni (tinti in 
rosa col metodo Benda) insieme ad abbondanti granulazioni tinte in 
azzurro. 

In questo stadio la zona pellucida, che e un prodotto di elabo- 
razione delle cellule follicolari, e completamente sviluppata, mentre 
nelle coniglie norniali in questo stesso stadio essa e rappresentata da 
una esile membrana. 

Negli stadi piu evoluti i processi di elaborazione dei materiali 
nutritizi sono poco apprezzabili nelle cellule della granulosa. 

L' epitelio germinativo che riveste l'ovaia, e che e bagnato 
dal liquido peritoneale, aumenta la sua attivita di epitelio assor- 
bente e secernente nei digiuno completo di 4-5 giorni. Difatti, esso si 
presenta piu spesso e con protoplasma basal e o prossimale, pog- 
giante su l'albuginea allungato e vacuolizzato, similmente a quanto 
fu da me (*) riprodotto sperimentalmente, iniettando della Lecitina 
nei cavo peritoneale. 

II reperto sopra riferito attesta che, in un primo periodo del 
digiuno, 1' epitelio germinativo e in fase di assorbi mente e di se- 
crezione interna e che il pabulo per 1'avverarsi di tale processo 
trovasi nei liquido sieroso peritoneale. 

E lecito da cio suppore che la denutrizione degli alt ri tessuti, 
attestataci dal dimagramento e dal la rilevante diminuzione di peso, 
avvenga non solo per il consumo dei materiali necessari alia vita 
degli stessi tessuti, ma anche perche una porzione di tali materiali 
entra in circolo e va a benefizio dell'ovaia. L'esatta const atazione di 
tale fenomeno per6 meriterebbe una ricerca piu minuta, ma noi cre- 



<}) Russo, A. — Modiflcazioni sperimentali deU'elemento epiteliale dell'ovaia Manuuiferi ; 
Mix Accad. Lincei, Jiorna, (5) Vol. 6, 1U07, 



- 314 - 



diamo di non errare affermando per semplice analogia, in base cioe 
alio stato in cui si trova i'epitelio germinativo, che tale liqui- 
dazione parziale dei tessuti meno nobili debba avvenire a vantaggio 
di un organo quasi privilegiato, qual'e la gonade. 

I fat ti sopra riferiti si collegano con quanto fu osservato dal 
Miescher ( x ) molti anni or sono, durante il digiuno naturale a cui 
vanno soggetti i Sahnoni del Reno, quando rimontano l'Alto Reno nel 
periodo della fregola. Durante questo periodo 1 Salmoni non prendono 
nutrimento, come e dimostrato dall'essere l'intestino sempre vuoto ; 
perd, mentre la massa generale del corpo diminuisce di peso, 1'ovaia 
cresce dal 0.4 a 0.19 fino al 27 °/ 0 del peso del corpo. I materiali ne- 
cessari alio sviluppo delle glandule sessuali sono forniti essenzialmente 
dalla muscolatura del corpo, in ispecie dai grossi muscoli del tronco, 
i quali, come dimostro il Miescher, diminuiscono in ragione dell'au- 
mento di peso delle ovaie. Analogamente il Miescher pote anche 
osservare che mentre le ova si arricchiscono di Lecitina e di 
Nucleina i muscoli se ne impoveriscono. 

Dopo tale constatazione di fatto era probabile che qualche cosa 
di simile dovesse avvenire in altri animali tenuti artificialmente in 
un conveniente digiuno. La prova fornita con queste ricerche, se mette 
in rilievo cosi chiaramente il fenomeno dell'accelerazione dei processi 
costruttivi del materiale deutoplasmico nell'oocite, non autorizza pero 
a ritenere che la sorgente di tale materiale sia rappresentata dalla 
disintegrazione degli altri tessuti, operata dal digiuno. 

Dal complesso di queste ricerche pare in ogni caso dimostrato 
che il digiuno in un primo momento agisca come uno slimolo, il 
quale eccita 1'ovaia a compiere piu energicamente le sue funzioni. 
Quale sia la natura di tale stimolo nel nostro caso e difficile a 
precisare. II Luciani ( 2 j. fondandosi sull'osservazione del Miescher, 
afferma che nel caso del Salmone l'inanizione assume L'impor- 
tanza di una vera funzione fisiologica, diretta a favorire 
l'evoluzione degli organi sessuali a spese degli altri 
tessuti e conseguentemente ad assicurare la grande 
funzione riproduttiva degli animali. 

I fatti osservati nella coniglia potrebbnro anche accordarsi con 
tale ipotesi; perd, mentre nel Salmone il digiuno e naturale, per cui 
pare si tratii di un adattamento fisiologico, che conduce alia for- 
mazione di elementi sessuali maturi normali, nella coniglia il feno- 
meno e artificiale e non ha lo stesso scopo. 



(!) ICietobe Kiisch. V. — Ceber <lns Leben »l<s itiicinlaciiscs in Sussvasscr. I AMheil. 
. i /■<•//. Ann/. BntwickUtngtgMdh. Jokrg> issi. 

i-) Looiani. L. Fislologla <lt:iri,'«>mo i \ <>i. /, i>a<j. juo, t9i0, 



- 815 - 



Marcolongo, 1. — Primo contributo alio studio dei Gastrotrichi del 
lago-stagno craterico di Astroni. 

Ricercando i Gastrotrichi del laghetto-stagno craterico di Astroni 
nei Campi Flegrei, dal novembre dello scorso anno a meta luglio del- 
l'anno in corso, ho potuto identificare con precisione 17 specie, e tutte 
appartenenti a quel tipo faunistico speciale, che il Lauterborn ha 
designato con l'attributo di sapropelico. Di queste specie sette sono 
nuove: cinque fanno parte del genere Chaelonolus, una del genere 
Dasydytes, e una e il rappresentante del nuovo genere Anacantho- 
derma. In attesa del lavoro completo, che vedrk in breve la luce, 
pubblico preventivamente l'elenco delle specie studiate con una suc- 
cinta diagnosi di quelle nuove. 

Euichthydina C. Zelinka 1889. 

Fam. Ichthydidae C. Zelinka 1889. 

1. Ichthydium podura 0. Fr. Muel ler 1786 (C. G. Ehrenberg 
1829). 

2. Lepidoderma rhomboides A. C. S t o k e s 1887 (C. Z e 1 i n k a 1889). 
Appartiene certamente alle forme piu rare del gruppo, poiche 

dopo lo Stokes, che la rinvenne a New-Jersey (Trenton U. S.) e 
la prima volta che la si ritrova e in Europa. 

Probabilmente va qui riferito il Chaetonotus longicaudatus F. 
G. Tatem 1867; sembra che alia specie siano anche identici il Lepi- 
doderma biroi E. v. Da day 1901 e il Lepid. elongatum E. v. Dad ay 
1905. 

Fam. Chaetonotidae C. Zelinka 1889. 

3. Chaetonotus maximus C. G. Ehrenberg 1831. 

Non conformandomi alle vedute dello Zelinka, riferisco alia si- 
nonimia di questa specie il Chaet. squammatus F. Dujardin 1841, 
mentre ne escludo il Chaet. larus 0. Bu tsch 1 i 1876 (nec 0. Fr. M u 1- 
ler 1786), che riguardo come il tipo della specie seguente: 

4. Chaetonotus laroides sp. n. (— Ch. larus, 0. Biitschli 1876 
nec Mil 1 1 e r). 

Capo nettamente quinquelobato, con lobi molto arrotondati, di cui 
il mediano e molto piu largo degli altri. Borso e lati ricoperti di spine 
semplici arrotondate, disposte in 11 serie longitudinali sul collo e in 
15 sul tronco, che aumentano in lungh^zza procedendo da avanti verso 
dietro. All'e^tremita del corpo si notano 9 spine piu lr.nghe di tutte 
le altre, di cui 3 si attaccano poco in sopra del margine interforcale 
e sporgono fra le appendici forcali, e le altre 6 sono disposte lateral- 
mente, 3 a destra e 3 a sinistra, e in sopra delJa base delle stesse ap- 
pendici. Tutte le spine partono dal centro di una scaglia ovale, tron- 
cata posteriormente, e che sembra costituita da tre piani triangolari 



- 316 - 



lievemente inclinati, i cui apici convergono nel punto basale d' im- 
pianto della spina; il margine posteriore della scaglia e leggermente 
arcuato, e non presenta quiDdi quel profondo rientramento parabo- 
lico, caratteristico delle scaglie del Qhaet. maxiynus C. G. Ehren- 
berg. Lunghezza massima degli animali 180-900 u. 

5. Chaelonotus hirsutus sp. nov. 

Capo a cinque lobi, poco prominenti e tutti quasi della medesima 
grandezza. Undici fila di spine al collo e 13 al tronco, con disposizione 
alterna. Spine semplici, ciliudriche, gradatamente piu lunghe da avanti 
verso dietro. In.sopra del margine interforcale 3 spine piu lunghe 
alternanti con 4 relativamente assai piu corte, Notevoli due spine 
poste esternamente alia base delle appendici forcali, una a destra e 
una a sinistra, che con i loro 50 u, spargono oltre le appendici forcali 
misuranti 43 \j soltanto. Tutte le spine partono dal centro di scaglie 
rotondo-ovate, tronche posteriormente, e dallo aspetto mitriforme ; il 
margine posteriore delle stesse e leggermente arcuato. Lunghezza 
massima 230 {/.. 

6. ChaetoncAus 'brevispinosus C. Zelinka 1889. 

Gl' individui da me identificati mancavano di quei corpi speciali 
riempiti di granuli neri, che lo Zelinka afferma esistere al margine 
anteriore del capo. Ho invece rinvenuto in due di essi, (uno contenente 
anche un grosso uovo) nella meta posteriore del tronco un corpo ovale, 
che il Ludwig, che lo scopri, ha presunto fosse il testicolo, e sul 
quale hanno portato la loro attenzione anche lo Stokes e lo Zelinka- 
Questo corpo non appartiene intanto alia normale organizzazione dei 
Gaslrotrichi, e nessun connotato morfologico di esso ci autonzza a 
riscontrarvi un testicolo ; credo piuttosto esso abbia a rappresentare 
qualche cosa venuto dal di fuori, un parassita ; infatti ha molta so- 
miglianza con le cisti sporigene de\V Ascosporidium asperospora A 
Fritsch (= Ascospor. Blochmanni O. Zacharias). 

II Chaet. larus C. H. Fernald 1883 e A. C. Stokes 1887 (nec 
O. Fr. Mueller 1786) ascritto dallo Zelinka alia sinonimia di que- 
sta specie, deve invece, per i caratteri del capo e delle spine, essere 
riferito alia sinonimia del Chaet. multispinosus Th. Griinspan 
1908, modificata nel senso delle norme vigenti. 

7. Chaelonotus multispinosus C. H. Fernald 1883, Th. Griin- 
span 1908). 

Forse. oltre il CJiaet. larus C. H. Fern a I d 1883 e A. C. Stokes 
1887 (nec O. Fr. Mueller 1786), sono da comprendersi nella sinoni- 
mia della specie il C/iael. brews C. G. Ehrenberg 1838, il Chaet. 
lesselatus E. Metsch n i koff 1867 e V lehthydium jamaicense 0. 
S c 1j m a rd ;l 1S61. 

8. Chaetonotus miniums sp. nov. 

Appartiene alle forme piu piccole di Chaetonotus.il capo e corto 



- 317 - 



e largo, con 3 soli lobi distinti e arrotondati, di cui quello di mezzo 
il frontale, e piu piccolo degli altri, e questi, i Jaterali, sono piti ar- 
rotondati e piu prominenti. Assenza di macchie pigmentarie o di spe- 
cial cor[)i rifrangenti colorati al margino del capo. Quattro ciuffetti 
di corti peli tattili. Spine semplici, esilissime, molto brevi, tutte 
uguali, Jievemenfe arcuate, disposte in 13 serie longitudinal]', serrate, 
ciascuna di circa 40 spine; ogni spina parte dal centre di una sca- 
glietta subrotonda sottilissima. Lunghezza rnassima 105 

Grandemente affine a questa specie e il Chaet. formosus A. C. 
Stokes 1888, ritrovato recentemente (1910) da E. v. Dad ay. 

9. Chaetonotus nodifurca sp. nov. 

E una delle forme maggiori di Chaetonotus, lungo in totalita 
395 l x , dal corpo nastriforme, allungato, che a prime aspetto ram- 
menta assai il Lepidoderma rhomboides A. C. Stokes. Ha capo glo- 
boso, lievemente trilobo, con lobo mediano ricoverto da uno scudo 
cefalico. 

Appendici forcali lunghe 102 esilissime. con circa 20 ingrossa- 
menti nodosi. Spine numerose per tutto il corpo fino al primo tratto 
delle appendici forcali, semplici, di lunghezza gradatamente crescente 
in senso antero-posteriore. 

Si avvicinano a questa specie per la medesima conformazione 
delle appendici forcali, ma si differenziano bene per altri caratteri 
1' Tchthydium Entzii !. Dad ay 1881 e il Chaet. nodicaudus M. Voigt 
l'd04. Nulla puo indicarsi in merito al Chaet. mac? 1 acanthus R. Lau- 
terborn 1893, per le indicazioni sommarie e superficial dateci dal- 
l'autore e per la mancanza di relative figure. Non ho diretta cogni- 
zione del Chaet. macrurum A. Collin 1897. La forma, che piu si avvi- 
cina e che potrebbe forse identificarsi ancho al Chaet. nodifurca sp. 
nov.. e il Lepidoderma hxjstrix E. v. Dad ay 1910. 

10. Chaetonotus decemsetosus sp. nov. 

Capo distintamente quinquelobato con lobi tutti uguali e promi- 
nenti. Tutta la faccia dorsale e anche un poco i lati sono provvisti 
di bre'vissime spine uguali, incurvate in basso, disposte sul capo e sul 
collo in 9 serie e sul tronco in 11 serie. Sono riotevoli 10 lunghe 
spine, che si attaccano alia regione mediana del dorso,8 piu in avanti, 
e 2, le piu lunghe, piu in dietro. Le otto spine del gruppo anteriore 
misurano 35-40 f*, le 2 posteriori 45 [/.. Tutte le spine, quelle brevis- 
sime e le 10 lunghissime, sono arrotondate e semplici, cioe senza spi- 
netta accessoria. Lunghezza rnassima 107 u. 

11. Chaetonotus pauciseiosus sp. nov. 

Capo arrotondato a 5 lobi ; quello di mezzo e il maggiore e il 
meglio individualizzato. Spine relati vamente scarse al capo, al collo e 
al tronco, cortissime, tutte ugualmente lunghe. Nella regione mediana 
del dorso si notano 8 spine assai lunghe, 30-32 [x, trigone, 4 a destra 



- 318 - 



e 4 a sinistra, disposte in ciascun lato su due serie longitudinali, in 
modo che le due della fila anteriore e le due della terza fila sono 
piu vicine alia linea mediana, e le altre quattro piu vicine al rispet- 
tivo margine laterale del tronco. Ciascuna delle 8 lunghe spine e 
provvista di spinetta accessoria, ed e impiantata su di una scaglia 
obovata, posteriormente tronca, il margine posteriore della quale e 
intaccato ad angolo acuto. 

Lunghezza totale massima 95-100 f*. 

12. Chaelonotus enormis, A. C. Stokes 1888. 

13. Chaetonotus acanthoyhorus, A. C. Stokes 1888. 

14. Chaetonotus persetosus, C. Zelinka 1889. 

15. Chaetonotus macrochaetus, C. Zelinka 1889. 

Apodina C. Zelinka 1889. 

Fam. Gosseidae C. Zelinka 1889. 

16. Basydytes paucisetosus sp. no v. 

Capo globoso-ovale, tronco corto, quasi globoso, con estremita ar- 
rotondata. Dorsalmente esistono presso il margine del corpo 13 setole 
tutte uguali, lievemente arcuate, lunghe 30 u. Tutte le setole si at- 
taccano direttamente al tegumento. Mancano scaglie. Mancano poste- 
riormente peli tattili. Esofago distintamente strozzato a meta e striato 
per traverso. Lunghezza massima 83 <x. 

Fam. Anacanthodermidae fam. nov. 

17. Anacanthoderma punctatum sp. nov. e gen. nov. 

11 capo non ha tentacoli, ne peli tattili. II tegumento e privo di 
squame e di spine. Estremitk posteriore del corpo affatto liscio, ar- 
rotondata. 

Capo arrotondato ; tronco obovato, con grossa estremita poste- 
riore. Cute pnnteggiata, con maggiore evidenza sul tronco. Dorsal- 
mente presso la linea mediana, poco in sopra dell'estremita posteriore, 
si notano due peli tattili lunghi 30 Esofago striato per traverso, 
profondamente strozzato a meta. Lunghezza massima 95-100 f*. 

Mileo, A. — L'osso trasverso nel carpo dei Chirotteri. 

II carpo dei Chirotteri presenta sulla faccia palmare un osso, 
che, partendo dal quinto metacarpo, si dirige trasversalmente verso 
il margine opposto de!la mano e che perci6 fu detto osso tra- 

s v e r s o. 

Tale osso non si riscontra nel carpo dogli altri Mammiferi: mi e 
parso quindj non privo d' interesse di detorminarne il valore morfo- 
logico studiarnlolo in una serie di specie differenti di Chirotteri e 
ricet'candone 1'origine negli embrioni, visto che solo due autori (Mai- 



- 319 - 



sonneuve e Leboucq) si sono finora accupati dell'argomento fon- 
dando le loro osservazioni principalmente sul Vespertilio murinus. 

La prima serie di ossa (serie prossimale) del carpo dei Chi rotten" 
e costituita da due pezzi, l'uno interno, piu grande, situato dalla parte 
radiale della mano, l'altro esterno, piu piccolo, situato dalla parte 
cubitale. Questo secondo osso considerato dapprima come corrispon- 
dente al pisiforme del carpo degli altri Mammiferi, fu dimostrato in 
seguito essere il piramidale. 

Ora, se il secondo osso della prima serie carpale rappresenta il 
piramidale e non il pisiforme, esiste nel carpo dei Chi rotteri un altro 
osso che possa considerarsi come pisiforme? Pu6 come tale ritenersi 
l'osso trasverso, secondo aeseriscono alcuni autori? 

Questa e la quistione che io mi son proposto di risolvere. Le mie 
osservazioni, fatte su molte specie rappresentanti di piu generi di 
Micro- e Macrochi rotteri verranno esposte in un lavoro che pubbli- 
chero prossimamente : ora accennerd ai risultati principali ottenuti 
dalle mie indagini. 

Ho studiato Tosso trasverso sotto tre punti di vista: a) dell'ana- 
tomia descrittiva; b) dei suoi rapporti con i muscoli della mano; c) 
dello sviluppo nell' embrione. 

L'esame anatomico mi ha mostrato che nei Microchi rotteri l'osso 
trasverso si trova costantemente, sebbene per forma e dimensione 
variabili. 

Nelle specie di alcuni generi esso e largo, appiattito a superficie 
piana con creste e seni piu o meno sporgenti, talora a contorno pen- 
tagonale, talora a contorno rettangolare. Nelle specie di altri generi 
l'osso trasverso si presenta, invece, meno ampio, piu ispessito, a super- 
ficie piane o leggermente ondulate, a contorno romboidale. In altre 
ancora di altri generi ha forma ora di ansa, ora e allungato, sottile, 
ed ora diritto, ora leggermente arcuato. Tenendo conto della forma e 
dimensione che piu frequentemente quest'osso assume nelle varie spe- 
cie delle different]' famiglie di Microchirotteri, si pu6 riconoscere in 
esso una forma e disposizione preponderante caratteristica in ciascuna 
famiglia. Pertanto malgrado la diversita di forma e dimensione del- 
rosso trasverso nelle varie specie di Microchirotteri esso presenta 
delle relazioni costanti con le altre ossa della mano. 

Nei Macrochirotteri, a differenza dei Microchirotteri, non si con- 
stata un osso trasverso distinto dalle altre ossa. Esiste invece sulla 
estremita inferiore dell'osso magno una speciale protuberanza emer- 
gente dal palmo deila mano, che corrisponde, per posizione e rap- 
porti, all'osso trasverso dei Microchirotteri. 

Tale protuberanza ora e rappresentata da una piccola sporgenza, 
solcata da una depressione mediana che determina quasi due tubercoli 



- 320 - 



laterali, ora e costituita da un'ampia espansione laminare. Inoltre, 
questa protuberanza, all'emergenza del piano dello ossa carpali, pre- 
senta tutto in giro un lievissimo solco che, dal lato anteriore, ha un 
andamento sinuoso e rientrante nella sua parte mediana, corrispondente 
al margine della insenatura che si osserva sulla faccia posteriore del- 
l'osso trasverso dei Microchirotteri, nella quale insenatura va ad in- 
sinuarsi una cresta dell'osso magno. A questa protuberanza vanno ad 
attaccarsi due fasce tendinee, rispettivamente al margine esterno ed 
al margine interno: la prima congiunge la protuberanza alia base del 
quinto metacarpo, la seconda al margine interno dello scafo-semilu- 
nare. Queste fasce tendinee si comportano con la protuberanza in pa- 
rola, come con Tosso trasverso dei Microchirotteri. 

Infine sulla faccia anteriore della detta protuberanza si termi- 
nano i tendini del cubitale anteriore e dell'adduttore del mignolo, 
muscoli che in alcuni Microchirotteri, vanno ad inserirsi entrambi 
al trasverso. 

Questi fatti mi autorizzano a ritenere che la protuberanza in 
parola corrisponda all'osso trasverso dei Microchirotteri: che nei Ma- 
crochirotteri non e distinto, ma fuso con l'osso magno, del quale co- 
stituisce la protuberanza distale. Se tale fusione avvenga durante lo 
sviluppo, ci6 permettera di decidere lo studio deil'ontogenia dei Ma- 
crochirotteri, che non ho potuto seguire non essendo riuscito a pro- 
curarmi stadi embrionali adatti per questa indagine. 

I rapporti dei muscoli che s' inseriscono all* osso trasverso nel- 
l'adulto non mi hanno fornito dei dati importanti per la interpreta- 
zione morfologica del trasverso. II Maisonneuve si bas6 sulle 
inserzioni muscolari per concludere che esso dovesse omologarsi al 
pisiforme: ma le osservazioni del Maisonneuve si limitano al solo 
Vespertilio murinus, nel quale all'osso trasverso (come al pisiforme 
degli altri mammiferi) vanno ad inserirsi il cubitale anteriore, l'ad- 
duttore del mignolo ed il piccolo flessore del mignolo. Dallo studio 
comparativo fatto su maggior numero di specie mi risulta, invece, 
che all'osso trasverso non s' inseriscono sempre i medesimi muscoli: 
Cos! nel Minioplerus schreibersii s' inserisce all'osso in parola sol- 
tanto il cubitale anteriore, poiche il flessore manca e l'adduttore 
del mignolo va all'ossicino sesamoide; nel Rhinolophus calipso s' in- 
serisce al trasverso soltanto l'adduttore del mignolo, perche il fles- 
sore manca ed il cubitale anteriore vi passa sopra inserendosi al prime 
e terzo metacarpo. 

I dati desunti dallo studio dello sviluppo dell'osso in parola rive- 
lano che esso si origina sotto forma di un piccolo nodo cartilagineo 
all'esterno del quinto raggio della mano ricevendo le inserzioni dei 
primi accenni del cubitale anteriore e dell'adduttore del mignolo. 
Questi rapporti embrionali del trasverso nei Chirotteri corrispondono 



- 321 - 



esattamente a quelii del pisiforme negli altri Mammiferi, anche alio 
stato adulto. 

Ma nei Chirotteri questo nodulo subisce delle modificazioni nel 
prosieguo dello sviluppo: esso gradatamente si allunga, si avvicina 
alia base del quinto metacarpo, si dispone trasversalmente sul pal mo 
della mano e diventa l'osso trasverso dell'adulto, assumendo, come si 
e visto, forme e dimensioni variabili nelle singole specie. 

Anche i rapporti muscolari con questo nodulo che si constatano 
nel principio dello sviluppo, in seguito possono non rimanere costanti, 
in relazione al modificarsi dell'osso. 

Constatata la variazione delle inserzioni muscolari sull'osso tra- 
sverso, e evidente che non sarebbero sufficient i dati offerti dalla 
miologia dei Chirotteri adulti per stabilire 1'omologia dell'osso tra- 
sverso col pisiforme. 

Ma i dati osteologici ed embriologici mi permettono di poter 
concludere che l'osso trasverso, del quale ho dimostrata Tesistenza in 
tutti i Chirotteri (distinto ed indi pendente nei Microchirotteri, fuso 
con l'osso magno nei Macrochirotteri). debba considerarsi omologo al 
pisiforme degli altri Mammiferi che; nei Chirotteri, per mutata po- 
sizione e forma, assume peculiari caratteristiche e rapporti, che 
hanno condotto a distinguerlo con nome proprio (osso trasverso). 

Caroli, E. — Su alcuni Colleinboli della tribu dei Neanurini. 

L'Autore riferisce su cinque specie da lui rinvenute nei dintorni di 
Napoli, appartenenti ai generi Protanura Borner e Neanura Mac 
Gillivray, di cui quattro : P. monticellii, N longiseta (con la varieta 
flava), N. auranliaca e N. phlegraea sono affatto nuove, la quinta, N. 
museorum Tempi, e nuova per l'ltalia meridionale. 

Divide il gen. Neanura, come il Borner ha fatto pel genere 
Protanura, in due sottogeneri: Neanura s. sir. e Lathriopyga, rag- 
gruppando nel primo le specie in cui l'ultimo (VI) tergite addominale 
e visibile dal dorso, e nell'altro quelle in cui esso e nascosto sotto il 
penultimo. 

Descrive brevemente le specie nuove e mette in rilievo icaratteri 
che valgono a ben distinguerle da quelle gia note ; e a proposito di 
uno di questi caratteri, cioe il numero dei tubercoli del capo, osserva 
che esso e fondamentalmente lo stesso, e che le differenze che si no- 
tano nelle diverse specie si debbono a maggiore o minore coalescenza 
o fusione di essi tubercoli. 

Inoltre fa alcune osservazioni sulla distribuzione di questi ani- 
mali ; cosl p. es. e importante il fatto che N. museorum, comune in 
tutta Europa e nell'America Settentrionale, e trovata gia nell'Italia 



- 322 - 



settentrionale dal prof. Parona, e rarissima invece nell' Italia me' 
ridionale, dove pare sia sostituita da N. longiseta. 

Infine, considerando i risultati abbastanza promettenti gia conse- 
guiti in un limitato gruppo di questi interessanti Esapodi, poco o 
nulla studiati in Italia, si propone di continuarne lo studio, e prega 
i presenti, che, ove se ne porga loro Toccasione, vogliano inviargli 
materiale. 

II prof. Camerano riferisce sulla Comraissione per lo studio della fauna 
alpina. 

Comunica all'assemblea che noa ha potuto riunire la Comraissione nomi- 
nata per lo studio della fauna alpina perche non sono intervenuti al Congresso 
molti membri di essa. 

Da notizie avute dai vari componenti di essa pu6 dire che il lavoro per 
riunire la bibliografia dell' argomento per le varie regioni italiane non sol- 
tanto e gia stato iniziato, ma e gia molto inoltrato. Egli avrebbe voluto che 
la Commissione stabilisse alcune norrae per il coordinamento delle ricerche 
fatte e si riserva di farlo appena si potra riunire la Commissione stessa. Co- 
munica inoltre che per opera di altri Colleghi si sono pure iniziate ricerche 
faunistiche in varie vallate alpine per riunire materiale di studio. 

II prof. Montfcelli riferisce che nella pratica attuazione di quanto fu sta- 
bility al Convegno di Bormio, per la compartecipazione ufficiale dell'Unione 
al Concilium Bibliographicum di Zurigo, si sono incontrate delle diffi- 
colta che riguardano alcune modalita non bene intese neppure dallo stesso Con- 
cilium; ma che dopo una intervista col direttore dott. Hawiland Field potranno 
attuarsi i deliberati dell'Assemblea di Bormio ; per il che egli fa appello alio 
interessamento dei Soci sulla cui opera individuale di costante cooperazione 
si deve fondare. II prof. Monticelli annunzia che e stato ehiamato a far parte, 
come rappresentante italiano, della Giunta internazionale di vigilanza del Con- 
cilium Bibliographicum, cio che stringe sempre piu i legami dell' Unione col 
Concilium nello interesse delle pubblicazioni italiane. 

II prof. Monticelli a norne dei Colleghi assenti Rosa e Ficalbi, membri della 
Commissione per la Nomenclatura zoologica, nominata al Convegno Zoologico 
di Bormio, presenta il lavoro compiuto, relators il prof. Rosa. La Commissione 
ha stabilite le norme che crede dover proporre all'approvazione dell'Assem- 
blea. E perche questa sia in grado di discutere con cognizione di causa le 
norme suddette, avendone in precedenza piena contezza, la Commissione opi- 
nerebbe fosse rimandata la discussione delle norme di nomenclatura zoolo- 
logica italiana alia prossima Assemblea dell'Unione, per aver tempo di far 
stampare le norme suddette in nuraero sufficiente di copie in bozza da spe- 
dirsi in precedenza a tutti i Soci, perche abbiano tempo di esaminare le pro- 
poste della Commissione, studiarle e preparare le evontuali osservazioni. 

II Presidente mette ai voti la proposta della Commissione che viene ap- 
provata all'unanimita restando incaricata la presidenza di provvedere alia stam- 
pa ed alio invio delle copie iu tempo dobito ai singoli Socii. 

II prof. Monticelli poiche ha la parola sulla Nomenclatura zoologica infor- 
ma l'Assemblea su i rocenfi lavori della Commissione internazionale della 



— 323 — 



Nomenclatura zoologica, riunitasi a Graz pel Congresso internazionale, della 
quale egli fa parte come rappresentante italiano. Riferisce sulle deliberazioni 
prese che riguardano la zoologia italiana ed i voti eraessi per i quali egli ha 
preso assunto d' interessare 1' Unione Zoologica affinche si cooperi a coadiu- 
vare i lavori della Commissione merce l'opera di un coraitato nazionale come 
gia si pratica da Societa ed associazioni zoologiche di altre nazioni. II prof. 
Monticelli e lieto di poter annunziare che egli ha ottenuto che la Commissione 
stabilisse si faccia una edizione ufficiale italiana delle Regole della Nomen- 
clatura Zoologica, della quale vi erano finora le sole edizioni francese, tedesca 
ed inglese: tale edizione e gia un fatto compiuto essendone stato concretato 
il testo fra lui ed il Segretario generale della Commissione prof. Stiles di 
"Washington. Questa edizione italiana vedra la luce nel Rendiconto del Con- 
gresso di Graz e sara poi inserita negli Atti della Commissione per la Nomen- 
clatura, editi dalla Smithsonian Institution che ha assunto questa pubblicazione, 
con non lieve onere finanziario, al fine di permettere il funzionamento della 
Commissione stessa. II prof. Monticelli ha avuto incarico di far ripubblicare in 
un giornale italiano la edizione italiana con una prefazione storica illustra- 
tiva perche sia meglio conosciuta l'opera della Commissione internazionale. 
Ed egli propone che questa ristampa sia fatta a cura della Unione Zoologica 
per essere distribuita gratuitamente ai Socii e messa in vendita per uso 
degli istituti scientifici e del pubblico degli studiosi. 

II Presidente mette ai voti la proposta MonticelSi che viene approvata al- 
l'unanimita. 

II prof. Monticelli aggiunge che fra i voti della Commissione internazio- 
nale che deve sottoporre all'Unione, in ordine a quanto ha esposto innanzi, vi 
e quello della costituzione di una Commissione nazionale che studii dal canto 
suo tutte le questioni di nomenclatura che credera opportune, facendo voti e 
proposte da trasmettere alia Commissione internazionale perche le esamini, le 
discuta e ne tenga conto nella compila'zione delle modifiche, aggiunte e cor- 
rezioni al codice delle Regole oggi adottato. Naturalmente questo comitato 
nazionale non e per nulla legato a seguire l'operato della Commissione inter- 
nazionale; come non costituisce impegno di accettazione incondizionata da 
parte della nostra Unione delle regole da questa fissate, la pubblicazione del 
codice della Nomenclatura Zoologica. Ma e appunto per far valere opinioni 
e criterii, che si credano del caso, nelle deliberazioni della Commissione in- 
ternazionale, che puo essere efficace l'opera di una Commissione nazionale; 
la quale per mezzo del rappresentante italiano puo patrociuare ed appoggiare 
proposte e desiderata degli zoologi italiani in quella internazionale. II prof. 
Monticelli propone percio che 1' Unione nomini fra i suoi membri questa Com- 
missione nazionale di nomenclatura che, per il tramite del rappresentante ita- 
liano (che attualmente e il Segretario dell' Unione e si curera per l'avvenire 
sia sempre prescelto un nostro Socio), sia in relazione con la Commissione 
internazionale della Nomenclatura Zoologica. 

II Presidente osserva che essendovi gia una Commissione della Unione 
per la nomenclatura zoologica italiana si potrebbe allargare il mandate a que- 
sta conferito nei sensi della proposta del Relatore qualora l'Assemblea approvi 
la detta proposta. Messa ai voti la proposta di massima Monticelli con l'emen- 
daraento del Presidente, resta approvata, affidandosi alia Commissione gia 



- 324 - 



nominata a Bormio il compito delle questioni generali di nomenclatura, con 
invito al Presidente di corapletare, se lo credera del caso, la Commissione con 
altri membri la cui nomina gli e deferita. II Presidente propone che ai com- 
ponent la precedente Commissione si aggiunga anche il prof. Ghigi. 

II prof. MonticelH riferisce, che il Congresso zoologico internazionale riu- 
nitosi a Graz neli'agosto scorso, prendendo le mosse da una sua proposta, ac- 
cettata con voto unanime, della istituzione di collezioni centrali parassitologi- 
che nazionali da fondarsi per cura dei singoli Stati in determinate ed oppor- 
tune sedi, votava — dopo larga discussione sulla importanza della proposta 
stessa nei rapporti degli studi di zoologia medica e sulla necessita di coordinar 
questi promuovendoli e facilitandoli — la istituzione di una « Commissione 
internazionale di zoologia medica > costituita secondo le norme e regole delle 
altre analoghe commissioni internazionali, emanazioni dei Congressi (di que- 
sta commissione e stato eletto Presidente il prof. Monticelli e Segretario il prof. 
Stiles di Washington). II Congresso inoltre votava che fossero fin da ora rico- 
nosciute sedi di collezioni parassitologiche centrali: per l'America il Museo 
del Public Health di Washington, per l'Austria l'Hof . uslum di Vienna, per la 
Francia il Laboratorio di Parassitologia della Facolta di medicina di Parigi, 
per la Germania il Museo zoologico di Konigsberg (dove gia si trovano ricche 
raccolte elmintologiche e parassitologiche) e per 1' Italia il Museo zoologico 
di Napoli, dove gia esiste, per le donazioni Stossich, Parona e Monticelli, una 
ricchissima collezione elmintologica. 

II prof. Monticelli desidera che il Congresso prenda atto di questo delibe- 
rate del Congresso zoologico internazionale, e che PAssemblea, tenuto conto 
dell'importanza gia riconosciuta alle collezioni di parassitologia del Museo zoo- 
logico di Napoli, voglia interessarsi perche questa possa raggiungere intera- 
mente lo scopo cui queste collezioni mirano. L' Assemblea su proposta del 
prof. Raffaele, facendo plauso alia designazione del Congresso di Graz, deli- 
bera alia unanimita di far voto al Ministero perche provveda affinche alia 
collezione parassitologica di Napoli siano dati i mezzi per svilupparsi e fun- 
zionare secondo i criteri della « Commissione internazionale per gli studii di 
zoologia medica >. 

II Segretario informa l'Unione che in seguito ad una lettura, ed analoga 
proposta, di Paolo Sarasin sulla « Weltnaturschutz » fatta all' VIII Congresso 
internazionale di zoologia di Graz, si e costituito alio scopo un Cornitato prov- 
visorio, forraato dai delegati di tutte le nazioni rappresentate al Congresso, 
per organizzare un accordo internazionale per la difesa e protezione della 
fauna e flora e dei luoghi pittoreschi di tutto il mondo. ed interessanti per 
lo studio delle discipline naturali. Questo Comitato provvisorio, per mezzo 
della presidenza del Congresso internazionale, ha rivolto un appello, nelle 
quattro lingue del Congresso, da trasmettersi in via diplomatica pel tramite 
del Ministero degli esteri Austro-Ungarico a tutte le nazioni, perche : 

1° vogliano interessarsi, d'accordo con istituzioui analoghe gia esistenti 
nei singoli stati, per esercitaro una azione protettiva per la fauna e flora di 
tutte le regioni del mondo; 

2° vogliano accedere alia nomina di un proprio Commissario (comuui- 
candone il nome al Ministero degli esteri Austro-Ungarico in risposta alio 
invito ricevutoj per permettere la costituzione di una Commissione interna- 



- 325 - 



zionale alio scopo (Weltnaturschutzkommission). II prof. Monticelli, che come 
delegato italiano fa parte del Comitato provvisorio, avendo, come gli altri 
Commissarii, ciascuno per il proprio paese, preso impegno d'agire presso il 
Governo italiano, inlipendentemente da quanto potra fare personalmente alio 
scopo, prega l'Unione di voler far voto al Governo perehe aderisca all' invito 
che ricevera e voglia, di conseguenza, nominare un Cornmissario italiano, af- 
finche in questa Commissione internazionale anche l'ltalia sia rappresentata 
ufficialmente. 

L'Assemblea preso atto di quanto ha riferito il Segretario, delibera ua 
voto al Governo nei sensi proposti dal prof. Monticelli, delegando la Presidenza 
a formularlo e trasmetterlo. 

II prof. Monticelli riferisce sulla Stazione Zoologica di RoscofF (Finistere) 
in Francia, recentemente ingrandita, ampiiata (Laboratoire Lacaze Duthiers) 
e riorganizzata sul tipo di internazionalita della Stazione Zoologica di Napoli, 
per fornire opportunity (merce la locazione di tavolini da studio) a tutti i 
governi, istituti scientifici ed anche a pr.ivati di usufruire del materiale di 
studio e dei mezzi di ricerca che la stazione offre. II relatore eonsiderando 
di quale vantaggio riesca per gli stndiosi italiani il frequentare un laborato- 
rio dove possano fare ricerche anche sulla Fauna (e Flora) dell'Oceano Atlan- 
tico ed allargare la loro coltura di biologia marina, propone che 1' Unione 
faccia voto al Governo perche, accogliendo l'analogo invito che dal governo 
francese gli e stato rivolto con circolare del 13 agosto 1909, voglia provve- 
dere alia locazione di un tavolino da studio per gli studiosi italiani presso 
la Stazione Zoologica di Roscoff. L'Assemblea approva. 



"Venerdi 16 settembre 

Seduta amministrativa (pomeridiana). 

Pierantoni, cassiere-economo riferisce sui bilanci consuntivi dell'Unione del 
1908 e del 1909 e ne da lettura. 

Raffaele, revisore dei conti, a nome anche del collega assente legge la rela- 
zione sull'andamento finanziario dei due esercizii, e trovando i conti regolari, 
propone all'Assemblea l'approvazione dei bilanci che e votata all'umanita. 

Pierantoni da lettura del bilancio presuntivo pel 1910 che e approvato. 

II Segretario Monticelli a nome del Comitato di redazione ed amministra- 
zione deH'Archivio Zoologico riferisce sulla pubblicazione del giornale e 
sulla gestione finanziaria di esso. Osserva come, malgrado tutti gli sforzi fatti 
per il collocamento dell' A rchi vio, 1' azienda si chiuda in disavanzo, non 
ostante i provvedimenti proposti e votati dall'Assemblea di Bormio per assi- 
curare, con le entrate, Tattivita dell'Archi vio. Gli abbonamenti e la quota, 
molto aleatoria e spesso negativa, di contributo annuo deH'Unione sono i soli 
provventi dell' Arc hi v io, che, d' altra parte, non ha sottoscrittori per quote 
fisse annue su cui fondare, mentre non chiede alcun contributo personale 
degli autori alia stampa dei loro lavori. Ma pur troppo gli abbonamenti, con 
tutta la pubblicita fatta, non aumentano di troppo; che anzi con dispiacere si 



- 326 - 



constata che perfino qualche laboratorio italiano ha disdetto l'abbonamento^ 
In vista di questo stato di cose il Comitate* amministrativo ha dovuto prov 
vedere a misure di riorganizzazione tipo-litografiche e di raodalita di pubbli- 
cazione, le quali pertanto, pur assicurando la vita dell'Archiv io che resta 
essenzialmente iurimutato, ne garantiscano, per quanto e possibile, il bilancio 
proporzionando le esigenze del giornale con le sue attuali risorse. 
II Comitato e venuto quindi nella determinazione : 

1. Che l'Archivio non abbia piu la forma di pubblicazione annuale 
uscente a fascicoli, ma veda, invece, la luce a volumi e che si stampi a misura 
che vi sara il materiale occorrente per costituirli nel numero stabilito di pagine 
e di tavole: cosicche i volumi si pubblicheranno successivamente senza regola 
di tempo prestabilita. 

2. Che ogai volume consti di circa 330 pagine con in media numero 10 
tavole. 

3. L'abbonamento resti fisso in lire 40 per volume come sopra. 

4. Che tutti coloro che pubblicano nell'A r ch i vi o saranno invitati a con- 
tribute eventualmente alia spesa delle tavole per la differenza di prezzo, 
quando queste importino una somma maggiore di quella fissata per ciascuna 
in bilancio dal Comitato di redazione. 

L'Assemblea, udita la relazione, in seguito ad informazioni particolari tecni- 
che ed economiche riguardanti le modalita della pubblicazione dell'Archi vio 
fornite dal Segretario, prende atto delle disposizioni adottate dal Comitato 
di redazione ed amministrazione per assicurare la vita dell'Archi vio. 

II socio Pieratoni fa osservare come il titolo attuale di Archivio zo o lo- 
gic o puo dar luogo a confusione nelle citazioni bibliografiche con altri gior- 
nali esteri dallo stesso titolo latino, e che d'altra parte essendo gia di fatto 
consacrato nelle bibliografie estere l'appellativo di italiano al nostro Archivio, 
sarebbe opportuno che cio risultasse dal titolo stesso. L'Assemblea, d'accordo 
col Comitato di redazione ed amministrazione che accetta la modifica, delibera 
che, dal volume quinto di prossima pubblicazione, per affermare la naziona- 
lita del giornale, sotto al titolo Archivio Zoologico si aggiunga italiano ; 
e per evitare ripetizioni si scriva semplicemente « pubblicato sotto gli auspici 
dell'Unione Zoologica » sopprimendo « italiana ». 

II Presidente Camerano lamentando, a proposito dell'A r ch i vi o, le dilfi- 
colta che incontrano ora i direttori di Istituti scientifici nell'assumere abbona- 
menti a periodici, propone all'assemblea il seguente voto che viene approvato 
ad unanimita : 

L'Unione Zoologica Italiana preoccupata dagli inconvenienti derivanti al 
funzionamento dei laboratori scientifici per Papplicazione della legge di con- 
tabilita dello Stato nell'impiego delle dotazioni loro assegnate, fa voti che la 
detta legge sia modificata in modo che ossa, pur mantenendo il piu stretto 
controllo alia spendita del denaro pubblico, permetta il funzionamento dei la- 
boratory in rapporto con le esigenze delle ricerche scientifiche e dell'inse- 
gnamento. 

II Presidente, visto che il numero deile schede pervenute per le elezioni, 
aggiantO al numero dei presenti non supora la meta dei socii, propono che i 
socii intervenuii votino in busta chiusa, coino so fossero asseuti, e che con 



- S2? - 



altra circolare si invitino quelli che non 1' hanno ancora fatto, a mandare le 
loro schede, delegando alia segreteria ed ai socii di Napoli lo spoglio delle 
schede medesime. La proposta del presidents e appro vata ad unanimita: 
frattanto si raccolgono le schede dei soci presenti. 

II Presidente riferisce su di una proposta del socio Ghigi per modificare lo 
Statuto, nel senso di rendere la presidenza triennale e rieleggibile. Ma 1' as- 
semblea, visto che dall'attuale stato di cose non si prevedono inconvenienti 
ne pel presente, ne per altri tre anni, decide di non deliberare alcuna varia- 
zione, tenuto anche presente l'assenza del socio proponente. 

Delia Valle svolge una sua proposta per rendere i convegni trienaali. 

RaffaeSe vorrebbe limitato il campo delle comunicazioni nel senso di esclu- 
dere quelle riguardanti questioni troppo particolari. 

Comerano e MonticeSli osservano che per l'indirizzo della Unione di occuparsi, 
cioe, anche di quistioni d'interesse generale oltre che di studii puramente 
scientifici le proposte Della Valle e Raffaele meritano di essere sottoposte ad 
un piu maturo esame e potranno percio esser oggetto di discussione in un 
prossimo convegno. L'assemblea approva. 

II Presidente mette in discussione la sede del prossimo convegno. II se- 
gretario comunica il desiderio del prof. Ficalbi (presidente pel 1911) che il con- 
vegno si tenga a Pisa. 

Zavattari raccomanda che nello scegliere le sedi si preferiscano sempre i 
luoghi meno noti anche se non sedi universitarie. 

Accettando tale veduta si stabilisce di scegliere Pisa come sede del pros- 
simo convegno con raccomandazione ai proraoton di render possibile ai con- 
gressisti la visita di Volterra o di qualche altro centro interessante della 
Toscana. 

11 Presidente dopo aver ringraziato gl'intervenuti e mandato un saluto 
ai soci presenti ed assenti ed a tutti gli aderenti dichiara chiuso 1' ottavo 
Congresso zoologico nazionale. 



Alia sera i congressisti si riuniscono al banchetto sociale nelle sale supe- 
riori del grande Restaurant Pilsen. 



Aderirono al convegno i seguenti signori: 

a) Soci deW Unione. — Altobello dott. G-., Arrigoni degli Oddi dott. E., 
Balducci dott. E., Bassani prof. F., Bentivoglio dott. T„ Bertelli prof. D.*, 
Borelli dott. A., Camerano prof. sen. L .*, Caroli dott. E.*, Capobianco prof. F.*, 
Carruccio prof. A., Cascella dott. F.*, Cerruti dott. A.*, Cognetti de Martiis 
dott. L., Della Valle prof. A.*, De Rosa prof. F.*, Diamare prof. V*, Dohrn 
prof. R.*, Enriques prof. P.*, Favaro dott. G.*, Ficalbi dott. E., Frassetto 
prof. F., Ghigi prof. A., Giacomini prof. E., Grieb A*. Issel dott. R., Magretti 
dott. P., Mazzarelli prof. G., Misuri dott. A.*, Monticelli prof. Fr. Sav.*, Mor- 
gera dott. A.*, Paladino prof. sen. G.*, Pierantoni prof. U.*, Police dott. G.*, 
Praus cav. C.*, Quintieri dott. L., Raffaele prof. F.*, Romiti prof. G., Rosa 
prof. D., Russo prof. A., Senna dott. A., Silvestri prof. F.*, Sordelli prof. F., 
Stenta dott. M., Sterzi dott. I., Vinciguerra prof. D., Zavattari dott. E.*, 



- 328 - 



b) Non soci. — Aguilar dott. E .*, Anile prof, A.*, Bruno dott. A.*, 
Camerano sig. a L.*, Cavara prof. F.*, Chistoni dott. C, Cufino L.*, Corda Fra- 
tres*, Cutolo 3ott. A.*, D'Adamo dott. A.*, D'Avino prof. A.*, Delia Valle dott. 
V.*, De Lorenzo prof. G.*, De Eosa aw. A.*, De Vera dott. E*, Fedele dot- 
tor M.*, Forte prof. 0.*, Gargano dott. C.*, Gauthier prof. V.*, Geremicca 
prof. M.*, Giesbrecht prof. W.*, Gross dott. J.*, Guadagno ing. M.*, Iroso 
dott. I.*, Marcolongo dottoressa I.*, Mileo dott. N.*, Milone dott. U.*, Patroni 
prof. C.*, Piccoli prof. R.*, Piccoli-Foa dott. J.*, Rho prof. col. F.*, Ricciardi 
prof. L.*, Romano prof. C.*, Romano prof. P., Rossi prof. G.*, Semmola prof. E., 
Siuiscalchi prof. A.*, Societa Africana d' Italia, Tarozzi prof. G., Terracciano 
prof. A. 

N. B. — 1 nomi degli intervenuti sono contraddistinti da un *. 



NOTE BIBLIOGRAFICHE 



M. Auerbach. Die Cnidosporidien (Myxosporidien, Actinomyxidien, Microsporidien). 

Eine Monographische Studie. Leipzig. Werner Klinhhardt 1910, p. 1-261, 
con 83 figure. 

In questo lavoro l'autore riassume quanto si sa intorno ai tre gruppi so- 
pra norainati, mettendo bene in rilievo la morfologia, la sistematica, e spe- 
cialraente la biologia. Quest'ultima parte contiene in prima linea una lista cora- 
pleta degli ospitatori con i relativi parassiti, insieme alle necessarie indicazioni 
bibHografiche. Segue una illustrazione particolareggiata delle varie modalita di 
distribuzione dei Cnidosporidi neH'organisrao dell'ospite, con cenni sulla loro 
azione patologica. Alia biologia delle spore fuori dell'ospite ed al modo di infe- 
zione sono dedicati i capitoli saccessivi. Qui troviamo, oltre i dati storici, una 
esposizione degli esperimenti d'infezione eseguiti dalFAutore a Bergen sul Ga- 
dus virens L. per mezzo di MyxidiUm bergense Auerb. : l'Autore conchiude 
che un' infezione sperimentale dei pesci sani per mezzo del nutrimento infetto 
riesce positiva, e che quindi quasi certamente la stessa via deve tenere T infe- 
zione naturale, che si verifica per mezzo di spore mature. II destino riscontra- 
to ed il comportamento tenuto da queste ultime nell'intestino del pesce, l'Au- 
tore ha potuto studiare seguendo una modilicazione del metodo di Thelohan. 
Una parte notevole del libro e dedicata ai fenomeni di riproduzione, esposti in 
base alle ricerche di Thelohan, Gaullery e Mesnil, Schroder, Awerin- 
zew, Keysselitz, Stempell, delFAutore stesso, etc. Per il Myocidium bergense 
l'Autore ha potuto stabilire il ciclo completo di sviluppo. Per la classiticazione 
dei Myxosporidi, l'Autore adotta il sistema di Dollein con opportune modifi- 
cazioni, per quello degli Actinomyxidi segue Caullery e Mesnil, e per i Mi- 
crosporidi segue il Perez. Nella descrizione dei generi e delle specie l'Autore 
prende in considerazione soltanto quelli istituiti dal 1897 in poi, di modo che 
questa parte della monografla riesce un completamento del lavoro di Labbe, 
pubblicato nel « Tierreich ». Ghiude la monografla un ricco elenoo bibliogra- 
lico (peraltro sarebbo da desiderarsi un po' piu di esattezza nella citazione dei 
lavoi'i italiani). Fanno parte del testo numerose figure assai bene riprodotte. 

Janicki. 



Gosimo Ghkuuhim, Amiministratore-responsahile. 



Firense, 1010. — 



Tip. L. NiOOOlai, Via FatMiza, 44. 



MONITORE ZOOLOGICO ITALIAN) 

(Pubblicazioni italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 
ORGANO UFFICIALE BELLA UNIONE Z00L0GICA ITALIANA 



DIRETTO 

DAI D OTTO R I 



GIULIO CHIARUGI EUGENIO FICALBI 

Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia comparata e di Zoologia 

n-;) R Istituto di Studj Superiori in Firenze nelJa R. Universita di Pisa 



Vol. XXII — Anno XXII — 1911 

(CON 49 FIGURE E 4 TAVOLE) 



IN FIRENZE 
MDCCCCXI 



ItfDICE DEL VOL. XXII. 

(Anno XXII, 1911). 



BIBLIOGRAFIA 

N.B. — In qucsto volume e contcnuta la Bibliograrta dell'annata 1911 e la con 
tinuazionc di quella delle annate precedent. 

A. — Parte generale. Pag. 49, 261. 

I. Bibliografia, Storia e Biografia zoologica e anatomica. Pag. 49, 261. 

II. Scritti zoologici d'indole filosofica. Pag. 50, 262. 

III. Scritti comprensivi e van di Biologia, di Zoologia, di Anatomia. Pag. 50, 262. 

IV. Gonologia, Ontogenia, Teratologia ( 4 ). Pag. 52, 264. 

V. Citologia e Istologia. Pag. 53, 266. 

VI. Tecnica zoologica, anatomica e microscopica. Pag. 55, 268. 

B. — Parte speciale. Pag. 137, 293. 

I. Invertebrati in genere. 

II. Protozoi. Pag. 137, 293. 

III. Diciemidl, Ortonettidi, Trichoplax e altri Invertebrati dMncerto tipo. 

IV. Spongiari. 

V. Celenterati (Cnidari e Ctenofori). Pag. 138. 

VI. Vermi. Pag. 138, 294. 

1. Scritti generali o su piu che una delle divisioni del gruppo. 

2. Platodi. Pag. 138. 

3. Rotiferi e Gastrotrichi. Pag. 138. 

4. Nemertini. 

5. Briozoi, Foronidi, Gephalodiscus, Rhabdoplcura. 

6. Brachiopodi. 

7. Enteropneusti. 

8. Sipunculidi. 

9. Echiuridi. 

10. Nematodi, Desmoscolecidi, Ghetosomidi. Pag. 138. 

11. Acantocefali. 

12. Chetognati. 

13. Echinoderi. 



(*) Per Ja Teratologia, rm\\ ancbe XII, II, 17 



— IV - 



14. Anellidi. Pag. 139, 294. 

VII. Artropodi. Pag. 139, 294. 

1. Scritti generali o su piu che una delle classi. Pag. 294. 

2. Tardigradi. 

3. Pantopodi o Picnogonidi. 

4. Merostomi o Limulidi. 

5. Aracnidi. Pag. 139, 294. 

6. Crostacei. Pag. 140, 295. 

7. Prototracheati o Onicof'ori. 

8. Miriapodi. Pag. 140, 295. 

9. Insetti o Esapodi. Pag. 140, 295. 

a) Scritti generali o su piu che uno degli ordini. Pag. 140, 295. 

b) Atterigoti o Tisanuri. Pag. 141, 295. 

c) Architteri o P.seudonevrotteri e Mallofagi. Pag. 141, 295. 

d) Ortolteri. Pag. 141, 295. 

e) Rincoti o Emitter i, e Fisapodi o Tisanotteri. Pag. 142, 296. 

f) Coleotteri e Strepsitteri. Pag. 142, 296. 

g) Nevrotteri. 

h) Imenotteri. Pag. 144, 297. 

i) Ditleri. Pag. 145, 298. 
h) Afanitteri. 

I) Lepidotteri. Pag. 145, 298. 

VIII. Echinodermi. 

IX. Molluschi. Pag. 145, 299. 

1. Scritti generali o su piu che una delle classi. Pag. 145. 

2. Anrtneuri. 

3. Gastoropodi (Prosobranchi. Eteropodi. Opistobranchi. Pteropodi. Polmo- 

nati). Pag. 145. 

4. Scafopodi. 

5. Lamellibranchi, Acefali o Pelecipodi. 

6. Gefalopodi. Pag. 299. 

X. Tunicati. Pag. 146, 

XI. Leptocardi o Anfiossidi. 

Xn. Vertebrati. Pag. 185, 233, 299, 303. 

I. Parte generate. 

II. Parte anatomica. Pag. 185, 299. 

1. Parte generale. Pag. 185. 

2. Struttura esteriore. 

:;. Appareochio tegumentale. Pag. 186, 299. 

4. Apparecchio echeletrico. Png. 187, 299. 

5. Apparecchio musculare. Pag. 188, 300. 

«). Apparecchio intestinale con le annesse glandule. Pag. 188, 300. 

7. Apparecchio respiratorio. Pag. 189, 300. 

81 Tiroide. Paratiroide, Timo, Corpusooli timici. Pag. 189, 300, 



— V — 



• 9. Apparecchio circolatorio. Milza e altri organi linfoidi. Pag. 190, 300. 

10. Cavita del corpo e membrane sicrose. Pag. 190. 

11. Apparecchio urinario e genitale. Pag. 190, 301. 

12. Ghiandole surrenali. Organi cromaffini, etc. Pag. 192, 301. 

13. Apparecchio nervoso centrale e periferico. pag. 192, 302. 

14. Organi di senso. Pag. 195, 303. 

15. Organi produttori di luce, di elettricita. 

16. Anatomia topograrica. Pag. 195. 

17. Teratologia. Pag. 195, 303. 

DL Parte zoologica. Pag. 233, 303. 

1. Scritti generali o su piii che una delle classi. 

2. Giclostomi. 

3. Pesci. Pag. 233, 303. 

4. Annbi. Pag. 303. 

5. Rettili. Pag. 234, 303. 

6. Uccelli. Pag. 234, 304. 

7. Mammiferi. Pag. 234, 304. 

8. Antropologia ed Etnologia. Pag. 235, 304. 

Appendice: Antropologia applicata alio studio dei pazzi, dei crimi- 
nali, etc. Pag. 306. 

C. — Zoologia applicata. Pag. 307. 

1. Zoologia medica. Pag. 307. 

2. Zoologia applicata air agricoltura e alle industrie. Allevamenti. Giardini 

zoologici. Acquari. Pag. 307. 



COMUNICAZIONI ORIGINAL!. 



Beccari N. — Le strie olfattorie nel cervello dell'uomo. Con 1 rig. — Pag. 255- 
260. 

Biondi G. — Sul nucleo delle cellule nervose cariocrome (Kernzellen) e delle 

cellule nervose dette « granuli ». Gon tav. IV. — Pag. 209-223. 
Brian A. — Dcscrizione del maschio della Dinematura producta Miiller (Cope- 

pode parassita). Gon rigg. 4. — Pag. 197-202. 
Caradonna G. — Gontributo alia istologia del polmone. La disposizione e 

la distribuzione delle libre muscolari liscie nel polmone. Gon tav. 11. — 

Pag. 95-105. | 
Carossini G. — Sullo sviluppo delle ghiandole cutanee dello scroto nell'uomo 

ed in particolare sui rapporti di alcune ghiandole sudoripare coi follicoli 

piliferi. - Pag. 179-183. 
Casali R. — Note di topograha e importanti varieta nel decorso e della 

distribuzione della porzione cervicale del nervo frenico. Gon 2 rigg. — 

Pag. 109-179. 

Comolli A. — Di un caso di duplicita completa bilaterale degli ureteri in una 

bambina. Gon 2 rigg. — Pag. 113-119. 
Emery C. — Alcune rillessioni sulla classilica/jone zoologica. — Pag. 224-231, 



— VI — 



Favaro G. — Sviluppo e struttura delle valvole senoatriali degli anamni. Con 
ligura. — Pag. 1-3. 

Favaro G. — Gono e bulbo arterioso negli Anamni. Con 2 ngg. -- Pag. 121-125. 
Favaro G. — L'endocardio, a proposito di una pubblicazionc di G. A. Torrigiani 

dal titolo « Studio sullo sviluppo e sulla struttura dei seni del Valsalva e 

delle valvole semilunar]' nel cuore umano ». — Pag. 327-330. 
Gallenga C. — Dei flocculi e di alcune particolarita della parte pupillare del- 

l'iride nelPEquus Zebra. — Pag. 202-204. 
Giannelli L. — Occlusione temporanea secondaria delle vie biliari estraepati- 

che in embrioni di Lepus cunieulus. Con 9 flgg. — Pag. 81-94. 
Giuffrida-Ruggeri V. — 11 supposto centro antropogenico sud-americano. Con 

2 fig. — Pag. 269-286. 
Granata L. — Osservazioni su alcuni stadi di sviluppo" di Gorynocephalus al- 

bomaculatus Lev. (Alciopina parasitica Glpde. e Pane.). Con 4 fig. — 

Pag. 151-158. 

Grandori R. e Grandori G. — Di uno Sporozoo dell'epitelio intestinale di Cy- 
clops e Daphina. Con 1 fig. "— Pag. 287-292. 

Griffini A. — Sopra una piccola collezione di Grillacridi del Museo Sud-Africano 
di Capetown. — Pag. 125-134. 

Griffini A. — Descrizione di due nuove Gryllacris. — Pag. 26-34. 

Levi G. — Appunti alia pubblicazionc di Donaggio « Nuovi dati sulle propag- 
gini nervose del citoplasma e sulle fibre collagene dei gangli spinali ». — 
Pag. 146-151. 

Luna E. — II cervelletto deH'Orang-Utan. Con 3 fig. — Pag. 106-112. 
Luna E. — Ricerche istologiche ed istochimiche sulla retina dei vertebrati. — 
Pag. 119-120. 

Mobilio C. — Origine dei nervi del plesso brachiale nel Bue. Con 1 rig. — 
Pag. 236-254. 

Pignatari R. — Dei vetri copri-oggetti azzurri. — Pag. 204-205. 

Pitzorno M. — Ulteriori studi sulla struttura dei gangli simpatici nei Selaci. 

Con 3 rig. — Pag. 4-9. 
Riquier G. C. — Contribute alio studio della ghiandola lacrimale umana. Con 

tav. I. — Pag. 56-65. 
Russo A. — Gio che pensa O. van der Stricht dei granuli da me descritti ed 

artiricialmente aumentati neir oocite della Coniglia. — Pag. 183-184. 
Senna A. — La spermatogenesi di Gryllotalpa vulgaris Latr. Nota preliminarc. 

Con 8 rig. — Pag. 65-77. 
Sera G. L. — SulPuomo fossile sud-americano. Con 3 fig. — Pag. 10-24. 
Stefanelli A. — Contribute alia piu intima conoscenza dei rapporti tra le pia- 
stre motrici. Con tav. III. — Pag. 1(31-169. 
Sterzi G. — lntorno jiUlo sviluppo del tessuto nervoso nei Selaci. — Pag. 34-44. 
Trinci G. — Note sopra una Sarcocystis parassita di Gongylus ocellatus WagL 

con considerazioni critiche sulla morfologia e sulla biologia dei Sarcosporidi., 

Con 3 flgg. Pag. 309-326. 



SUNTI E RIVISTE 

Ascoli G. — Dell'anatomia e della rainuta struttura del sistema simpatico degli 

Irudinei. — Pag. 232. 
Civatteri A. — Sulio sviluppo della guaina midollare nelle hbre nervose oen- 

trali. — Pag. 45. 

Sergi S. — Variazioni dei solchi deH'insula nel oervello umano. — Pag. 46. 



NOTE DI TECNICA MICEOSCOPICA 

MarMnoiti L. — La colorazione panottica di Pappenheim applicata a'He sezioni. 
— Pag. 47. 

Petacci A. — Ricerche sulla colorazione di Romanowski e metodo rapido per 
ottenerla. — Pag. 47-48. 



NOTE BIBLIOGRAFICHE 

Carazzi D. e Levi G. — Tecnica Microscopiea. — Pag. 135. 
Doyen E., Bouchon I. P., Doyen R. — Atlas d'anatomie topographique. — 
Pag. 135 136. 

Eaecker V. — Allgemeine Vererbungslehre. — Pag. 159. 

Schultze Franz Eilhard. — Nomondator Animaliura Generum et Subgenerum: 
Primatium Genera et Subgenera. (Probelieferung). — Pag. 159. 



NOTIZIE E VARIETA 

Goncorsi a premio. — Pag. 160. 
Necrologio. — Pag. 48. 
Nomenclatura anatomica. — Pag. 77-79. 
Notizie. — Pag. 79, 160. 

Societa italiana per il progresso delle Scienze. — Pag. 206. 
Unione Zoologica Italiana. — Pag. 80, 136, 206, 232. 



Pirenze, 1012 — Tip. Luigi Niecolai. 



Monitore Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKBTTO 
DAI DOTTOBI 

GIULIO CHIARUGI EU6ENIO FICALBI 

Prof, di Anatomia Juinana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

nel R. Istituto di Stud'i Super, in Firenze nella R. Universita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXII Anno Firenze, Gennaio 1911. N. 1, 



SOMMARIO : Gomunicazioni originali : Favaro G., Sviluppo e struttura 
delle valvole senoatriali degli anamni. (Con figure). — Pitzorno M., Ul- 
teriori studi sulla struttura dei gangli simpatici nei Selaci. (Con tre figure). 
— Sera G-. L., Sull' uomo fossile sud-americano. (Con tre figure). — 
Pag. 1-24. 



Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



R. ISTITUTO ANATOMICO DI PADOVA 



Dott. GIUSEPPE FAVARO, Prof. inc. ed Aiuto 



Sviluppo e struttura delle valvole senoatriali degli anamni, 

Nota preyentiTa 

(Con fignra). 

vietata la riproduzione. 

Le notizie embriologiche sopra le valvole senoatriali dei pesci 
possono riassumersi in quelle assai compendiose del Hochstetter 



- 2 - 



(1901-1903), perche le numerosissime ricerche sopra lo sviluppo del 
cuore in tale classe rimangono quasi tutte circoscritte (prescinden- 
do da quelle sul cono e bulbo arteriosi) ai primi stadi di sviluppo 
e anche le poche che trattano di stadi ulteriori, come le recenti 
del Sobotta (1902), del Weber (1906) e del Senior (1909) nei 
teleostei, nulla di concreto ci fanno sapere in proposito. Lo stesso 
vale nei riguardi della struttura, mentre, per quanto concerne la 
morfologia, le notizie sono abbastanza numerose, benche non sem- 
pre esatte. 

II Hochstetter ammette semplicemente che nei selaci tali 
valvole si sviluppino come pieghe nell' interno del lume cardiaco, 

in seguito a strozzamento della parete del 
tubo primitivo in corrispondenza del future 
limite fra seno ed atrjo. Anche il Sobotta 
ricorda nei salmonidi una simile piega. 

Nei corso di estese ricerche da me in- 
traprese sopra Tistogenesi e l'istologia com- 
parate dell'endocardio e del tronco arterioso 
(nelle quali trovo sempre nuovi argomenti 
a conferma del significato da me (1909-1910) 
attribuito a tale tonaca cardiaca e quindi 
indirettamente al cuore stesso), sono giunto 
a questo proposito a eonclusioni, che in 
breve riassumo, facendo poi seguire, in modo 
piu succinto ancora, quelle relative ai rima- 
nenti anamni da me studiati. 

Nei selaci, tipo Acanthias vulgaris, i 
lembi valvolari senoatriali si sviluppano 
principalmente in seguito ad un rallentato 
accrescimento in ampiezza della parete car- 
diaca a livello del tuturo margine libero di 
essi, in confronto con i segmenti di parete 
contigui: a tale ritardo nello sviluppo par- 
tecipano dapprima la parete cardiaca in 
toto, poi solo l'abbozzo miocardiaco rivestito 
dair endocardio. Questa disposizione rimane perfettamente conser- 
vata anche nell' adulto (cfr. fig. A ove troviamo ciascun lembo 
valvolare costituito da due robuste lamine muscolari rivestite dal- 
[' endocardio c separate da una lamina connettiva di tossuto sotto- 
epicardiacq; le prime alia base del lembo divergono, trapassando 
l'una nei miocardio del seno, l'altra in (iuello dell'atrio, 




Schemi di sezione perpendicolare 
di lembi valvolari senoatriali ; A 
di Acanthias, B di Acipenser, O 
di Esoz. 

e— endocardio, m = miocardio, 
p := epicardio, s = tesauto sot- 
toepicardiaco. 



- 3 - 



Nei condroganoidi, tipo Acipenser sturio (cfr. fig. troviamo 
invece che i lembi senoatriali sono costituiti da un forte ispessi- 
mento dall'endocardio senza apprezzabile partecipazione del mio- 
cardio, ed hanno stratfcura eguale a quella delle valvole atrioven- 
tricolari e del cono arterioso (tessuto vescicolare piu o menomodi- 
ficato). E siccorae queste valvole si sviluppano costantemente, an- 
che nei petromizonti (per mia osservazione), dai cosi detti cusci- 
netti e cercini endocardiaci 0, cosi noi dobbiamo concludere che 
anche in corrispondenza dell'orifizio senoatriale dello storione si svi- 
luppano nel periodo larvale, in sostituzione delle ripiegature della 
parete cardiaca che rimangono appena accennate, i cuscinetti en- 
docardiaci. Ricordero poi come negli osteoganoidi, per quanto rife- 
riscono il Boas (1880) ed il Rose (1890), le valvole siano per lo 
piu sostituite da noduli fibrosi, che il Rose considera come fa- 
scetti muscolari degenerati. 

Finalmente nei teleostei, tipo Esox lucius (cfr. fig. C), ho nota- 
to una disposizione intermedia, gia parzialmente accennata dal 
Ley dig (1857) in Leuciscus: il lembo consta cioe di due lamine 
miocardiache, non tuttavia cosi autonome come nei selaci (il mio- 
cardio del seno e atrofizzato), e in corrispondenza del margine li- 
bero si ha in certi tratti 1' inspessimento endocardiaco. 

Nei petromizonti, dove e pure noto lo strozzamento embrionale 
del tubo cardiaco (Gotte, 1890: Hatta, 1808), le valvole si svi- 
luppano in modo simile a quello di Acanthias. Esse non costitui- 
scono nei giovani Ammocoetes una semplice ripiegatura dell' endo- 
cardio, come afferma il Cori (1906), ma contengono nel loro spessore 
fascetti muscolari, di cui puo rimanere traccia, contrariamente a 
quanto noto il Vogt (1894), nell'adulto. 

Negli anfibi, tipo Hyla viridis, nei quali pure e noto il primi- 
tive strozzamento, notiamo, nel lembo senoatriale ventrale, anzi- 
tutto la ripiegatura d«Ua parete cardiaca e la costituzione delle due 
lamelle miocardiache, e successivamente la comparsa, sul margine 
libero, di un cuscinetto endocardiaco : nel lembo dorsale le dispo- 
sizioni sono meno nette. Nell' adulto, mentre si conservano i fasci 
muscolari (Gaupp, 1899), non rimangono di solito deirispessimento 
endocardiaco che tracce poco manifeste. 



0) I cusciuetti del canalo auricolare di Acanthias sono in uuraero di quattro (due raaggiori e due 
minori) e non di due, come aftermano gli Autori. Egualuaente dicasi per gli anfibi (Hyla viridis). 




- 4 - 



ISTITUTO ANATOMICO DELL A R. UNIVEBSItA DI 8A88AKI DIBETTO DAL PKOF. G. LEVI 



Ulterior! studi sulla struttura dei gangli simpatici nei Selaci 



Nota del Dott. MARCO PITZORNO, Aiuto e Libebo docente 



(Con tre figure) 

ij vietata la riproduzione. 

Proseguendo le mie ricerche sulla struttura del simpatico, da 
me iniziate nello scorso anno, e sulle quali gia riferii in questa Ri- 
vista ( A ), ebbi Tcpportunita di esaminare il ganglio cervicale supe- 
riore di un esemplare di Selache maxima catturata in Alghero, della 
lunghezza di m. 3,80. In questo ganglio, il quale fu trattato col 
metodo fotografico di Cajal, la sostanza cromaffine e come sempre 
molto abbondante, ed ha prevalentemente sede lungo i margini ed 
alle estremita. II volume delle cellule gangliari oscilla entro limiti 
molto estesi (da un diametro massimo di 250 ad uno minimo di 
17 [*), prevalgono di gran lunga le grandi cellule; le piccole si tro- 
vano di preferenza in mezzo alia sostanza cromaffine ed anzi ho 
notato un graduale aumento delle cellule nervose nel limite fra 
quella sostanza ed il ganglio vero e proprio. 

Le piccole cellule sono molto piu stipate delle grandi, le quali 
sono separate Tuna dall'altra da trabecole di connettivo. Queste 
ultime hanno una forma per lo piu allungata, ovoidale piriforme, 
col maggior diametro disposto parallelamente all'asse del ganglio ; 
le piccole sono quasi semprj piriformi. Tutte le cellule, sia grandi 
che. piccole, hanno due ed anche tre nuclei, spesso sporgenti sulla 
superficie della cellula. 

II cilindrasse nasce per lo piu da un polo della cellula; sin 
dalla sua origine ha un diametro non molto considerevole in pro- 
porzione al grande volume della cellula, ma uniforme nelle varie 
cellule; nel suo tratto prossimale e sempre rettilineo con leggeris- 
sime sinuosita; dopo un breve cammino, ripiega, ed entra a far 
parte dei fasci nervosi a decorso longitudinale. In questo cammino 



(') M. PitSor&Oi — Sulla ttrnttnra «loi gangli simpatici noi SclJici. — Monitorc Zooloijico Italiano, 
Anno XXI, A r . S, I'.HO. 



- 5 - 



non da alcuna collaterale. Dei prolungamenti protoplasmatici pos- 
siamo distinguerne due varieta: prolungamenti grossi che originano 
dalla cellula con larga base, e nei quali si conserva visibile la strut- 
tura fibrillare, e prolungamenti sottili coloriti uniformemente in 
nero. Tutti questi prolungamenti ])ossono formare degli intricatis- 
simi plessi pericellulari; nel maggior numero dei casi la loro estre- 
mita si presenta affilata, ma spesso se ne osservano con termina- 
zione a clava, di questi ultimi in una stessa cellula potei contarne 
oltre 20. 

Anche in questa specie si riscontrano quelle formazioni che 
Cajal (') nel simpatico dell'uomo ha definito col nome di glome- 
ruli, e che furono da me gia descritte in altra specie di Selaci. 
Osservai dei glomeruli monocellular!, formati dai grossi prolunga- 
menti protoplasmatici di una sola cellula, che non ho finora riscon- 
trato in altri Selacei, e di questi alcuni erano avvolti a spira da 
fibre provenienti da altre cellule, altri no. I glomeruli bicellulari 
possono venire formati da prolungamenti grossi e prolungamenti 
sottili, in quest'ultimo caso se ne hanno di due forme: od i prolun- 
gamenti sono molto lunghi e nascono tutti a ciuffo da una parte 
limitata della cellula, oppure le due cellule sono ravvicinate ed i 
prolungamenti sono brevi e nascono da tutto un lato dei due corpi 
cellulari. I glomeruli pluricellulari sono numerosi, e nella loro co- 
stituzione oltre ai prolungamenti protoplasmatici vi prendono parte 
pure fibre sottili che provengono da altri punti del ganglio. In Se- 
lache, analogamente a quanto osservai in Scylliorhinus, si trovano 
quei gomitoli isolati di forma sferica od ovoidale, aventi l'asse 
maggiore parallelo all'asse del ganglio e che si differenziano dai 
precedenti per trovarsi lontani dagli elementi cellulari da cui pro- 
vengono; sono nettamente distinti dai tessuto circostante. 

Sebbene in generale queste cellule grandi abbiano contorni re- 
golari pure non mancano casi di fenestramento dovuto alia forma- 
zione di uno o due occhielli; in ogni modo pero il fenestramento 
non interessa mai piu di un lato della cellula. 

Debbono poi essere distinte da queste flnestre, le quali sono 
limitate alia periferia del citoplasma, i veri e propri canali (diam. 
10 12 f/.) i quali dalla superficie penetrano profondamente, percor- 
rono la cellula in tutta la sua lunghezza e vanno a sboccare al polo 
opposto da cui trassero origine ; oppure ripiegano per andare a 



0) Cajal R. S. — Las Celulas del Gran Simpatico del Hombrc adulto. — Trabajos del Labor atorio 
de Investigacwnvis Biologicas. Tomo IV. 



- 6 - 



finire presso il punto d'origine. Non di raro si ramificano nell'in- 
terno della cellula. Per riferirmi ad osservazioni antecedent ricordo 
che questi cahali intracellulari furono osservati esclusivaraente in 
elementi di grandi dimensioni (Fritsch, Holmgren, Levi ed 
altri) ; il calibro dei canali degli elementi simpatici di Selache e 
ragguardevolissimo, forse maggiore che in tutte le altre specie fl- 
nora osservate. 

Debbono poi essere distinte sia dalle finestre che dai canali 
delle enormi cavita (fig. 1) a forma sferoidale (diam. trasv.51 e diam. 
long. 73 [*) scavate nel citoplasma, le quali sono in gran parte oc- 
cupate da connettivo. Ad esse fanno capo alia loro volta dei ca- 
nalicoli intracellulari. Dal loro contorno si originano sottili prolun- 
gamenti i quali dopo aver attraversato la cavita, ne fuoriescono. 




Fig. 1. — Cellula grande <li Selaohe maxima con ampia cavita ucl suo interne, c cauale cbo sbocoa 
in o.ssa. Ingrandimento C36 X- 

Altri filamenti si vedono daU'esterno penetrare in esse, i quali si 
dividono in rami piu sottili a uiisuni che s'innoltrano nell'interno. 
Tutti questi rami intrecciandosi fra loro formano una rete nel tes- 
suto connettivo occupante Tinsenatura. Queste cavita si riscontrano 
con rclativa l'roquenza uei gangli di Selache. Quando canali o cavita 



sono molto numerosi in una stessa cellula, ne deriva da tal fatto 
una costituzione spugnosa del citoplasma. 

Ma il fatto di gran lunga piu interessante da me riscontrato 
nei gangli di Selache e one, se non erro, non ha il suo riscontro, 
in altri organi del sistema nervoso centrale e periferico, e l'esisten- 
za relativamente frequente neirinterno di un'ampia cavita di una 
cellula grande di un elemento piu piccolo (fig. 2). La prima cir- 
conda da ogni lato la seconda, ma nel ponte protoplasmatico che 




separa la cellula piccola dalla superficie esterna e scavata una fine- 
stra, attraverso alia quale si fa strada il cilindrasse della cellula 
piccola. 

II diametro dell'una e dell'altra varia a seconda dei casi ; nel 
caso riportato nella fig. 2 la cellula grande misura 68 X 71,4 la 
piccola 51 X 42,5 

II fatto mi sembrd tan to singolare che a prima vista dubitai 
si trattasse di un artificio di preparazione, ma uno studio piu at- 
tento mi eliminb qualsiasi dubbio in proposito, anzi tutto le due 
cellule hanno costituzione normale con struttura fibrillare ben evi- 



~ 8 - 



dente ; ed in casi fortunati (vedi fig. 2) e apprezzabile nella stessa 
sezione Torigine del cilindrasse di ambedue le cellule. I due elementi 
sono separati da una fessura sottile nella quale s'insinua del con- 
nettivo, fuorohe in singoli punti ove il citoplasma delle due cellule 
si trova a mutuo contatto. In qualche raro caso una sola grande 
cellula (vol. u. 127,5 X 111) conteneva nel suo interno due piccole 
cellule (fig. 3), delle quali una misurava diam. long. p. 63 e diam. 
tras. v. 39, e l'altra 25,5 X 32. 




Fig. 3. — Cellula grande di Selache maxima che nel suo interno ne contiene due altre ; queste ul- 
timo presentano visibile il loro cilindrasse. Ingrandimento 480 X- 

Non ho per il momento dati sufflcienti per dare una interpre- 
tazione sicura di questa disposizione, ma debbo limitarmi a delle 
supposizioni. 

Riferendomi a quanto ci e noto suir istogenesi dei gangli del 
sistema cerebro-spinale ricordo che fu da Levi (') dimostrato che 
in fasi relativamente inoltrate dello sviluppo persiste in alcune re- 
gioni del ganglio una particolare disposizione a nidi ( 2 ) di gruppi 
di cellule ancora arretrate nella loro evoluzione e prive di capsula 



l 1 ) Levi (J. — I gangli cerobro-spinali. Studi di [stologla Q di Istogenesi. Con 482 fig. ecc, 
Arch, Ital. di Anal, ed Embr. Svpp. al vol. VII, 1908, 
(-) Dei nidi desciitli da S. Mayor, Diiinuiro occ. 



- 9 - 



propria, la quale persiste negli Urodeli anche nell'adulto, scompare 
negli altri vertebrati quando il connettivo s'insinua nell'interno dei 
nidi a circondare ciascuna cellula. E evidente che la suaccennata 
disposizione da me osservata in Selache si e costituita in un pe- 
riodo dello sviluppo in cui almeno alcune fra le cellule del ganglio 
erano a mutuo contatto e formavano dei nidi ; perche se tutti gli 
elementi fossero stati circondati, come avviene normalmente nei- 
radulto, da ogni lato da connettivo, evidentemente sarebbero man- 
cate le condizioni perche l'inclusione di una celluia nell'altra potesse 
avvenire. 

E probabile che in qualche nido, forse in punti in cui le cellule 
erano piu stipate che altrove, singoli elementi del nido siano an- 
dati incontro ad un accrescimento piu rapido e, non avendo trovato 
condizioni topografiche opportune per crescere secondo il tipo nor- 
male, ii loro citoplasma si sia insinuato fra gli elementi adiacenti ri- 
masti arretrati nello sviluppo, circondandoli da ogni lato. 

E evidente che la presenza di cellule piccole incluse in elementi 
piu grandi non ne turba la funzionalita, se e lecito indurlo dalla 
struttura conservatasi perfettamente normale. 

Soltanto in qualche caso ho notato nella cellula grande dei va- 
cuoli ed altri segni di alterata struttura ; e questo piu parti colar- 
mente nei casi in cui le cellule incluse avevano raggiunto un mag- 
gior volume ; non e improbabile che l'accrescimento di queste ultime 
possa determinare una compressione meccanica della cellula grande 
e per conseguenza ne possa provocare la degenerazione. 

Per quanto ritenga prematuro di stabilire dei confronti fra 
specie diverse di Selacei, non posso esimermi dal rilevare quanto 
sia piu complessa la costituzione dei gangli simpatici di Selache di 
fronte a quelli di altri piccoli Selaci da me studiati e dei quali mi 
propongo di riferire quanto prima : il che confermerebbe per il sim- 
patico quanto ha cercato di dimostrare Levi per i gangli cerebro-spi- 
nali che non soltanto il volume della cellula gangliare ma anche 
la complessita della sua costituzione e strettamente legata alle mole 
del corpo deiranimale. 



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Gr. L. SERA 

ASSIS. ON. ISTITUTO ANTROP. BOLOGNA 



Sull'uomo fossile sud-americano. 



Nota prerentiya 



(Con tre figure). 

E vietata la riproduzione. 

I recenti reperti di Necochea neirArgentina, che sono andati 
ad aggiungersi (grazie alio zelo infaticabile e straordinario di Flo- 
rentine) Ameghino) ai precedenti gia abbastanza numerosi deiruomo 
fossile sud-americano fanno si che su questo abbiamo ormai una 
serie di documenti abbastanza notevole. 

Di questi resti pero, fra le diverse parti scheletriche, i cranii 
che siano in istato tale da permettere di osservare fatti morfolo- 
gici architetturali sono pochi. Non cosi pochi pero che il trarne 
delle induzioni non sia giustiflcato. 

Tanto piu importante poi e l'osservare come la maggior parte 
di questi cranii ed i piu antichi presentano dei fatti di morfologia 
caratteristici e cosi spiccatamente marcati da permettere di dedurre 
fin da ora delle conclusioni importanti suiruomo fossile sud-ame- 
ricano. 

Premettiamo alcune note esplicative sui reperti fossili sud- 
americani, perche ormai numerosi, a scopo di maggiore chiarezza, 
desumendole dal lavoro del Lehm an n -Nit sen e (*) sopratutto, e 
di qualche altro autore che citererno a seconda della occasione. 

I reperti sono esposti nell'ordine della loro collocazione nella 
serie stiatigrafica quale e data dall'Am eghino, per quello che ri- 
guarda la loro disposizione successiva ; senza che cio implichi ac- 
cettazione delle vedute cronologiche di lui. 

1° Baradero. Esistono frammenti del cranio, le due diafisi fe- 
morali, oltre ossa spezzate e frammenti degli arti inferiori. Del cra- 
nio il pezzo meglio conservato e la mandibola. 



(i) it. Lehmaon . ffittobo, 



BTonvellea recherchea sm- la formation pamp6enne eto. liuenos 



- 11 - 



2° JSfecochea. Yi sono l.re reperti sotto questo nome : 

I. Pezzo di calotta craniense. Frammenti di ossa lunghe. 

II. Cranio deteriorato e privo di buona parte dei suoi costi- 
tuenti, ma tuttavia in condizioni da permettere una proficua osser- 
vazione; parte del corpo della mandibola; vari pezzi scheletrici. 

III. Frammenti di un cranio. 

3° Miramar (— La Tigra). Cranio in discreto stato per la 
parte cerebrale. Della faccia e presente la porzione dell'orbita sini- 
stra formata dal malare. Esiste la mandibola spezzata e le ossa 
lunghe in istato relativamenjte buono. 

4° Chocori. Esiste il cranio cerebrale in buono stato, niente 
pero della faccia ; la mandibola spezzata e frammenti delle parti 
mediane delle diafisi di alcune ossa lunghe. 

5° Fontezuelas. Scheletro intiero abbastanza completo e discre- 
tamente conservato. II cranio che era in frammenti e stato rico- 
stituito bene per cio che riguarda la parte cerebrale. 

La parte facciale invece (per una deformazione postuma?) non 
e ugualmente bene ricostituita. 

6° Samborombon. Scheletro quasi completo. Del cranio non 
esiste che la base, piu una parte della regione posteriore e la man- 
dibola. Non si ha sinora alcuna illustrazione di questo reperto. 

7° Frias. 

I. Un primo scheletro con cranio trovato dairAmeghino e 
donato dal Pozzi al Museo Civico di Milano e andato perduto. 

II. Frammenti dello scheletro senza cranio di almeno due 
individui. 

8° Saladero. Di uno scheletro completo, attraverso varie vi- 
cende non residuano ormai che due frammenti del femore sinistro 
e un certo numero di denti. 

9° Carcarafid. Frammenti di cranii, frammenti di mascellari e 
mandibole coi loro denti, 32 denti isoiati, ossa lunghe, vertebre e 
costole, falangi. 

10° Arrecifes. Un cranio in istato abbastanza buono per la 
parte cerebrale. Della parte facciale non esiste che la regione zi- 
gomatica destra e Talveolare. 

Altri reperti come quelli di Ovejero, Cordoba, Rio Negro sono 
meno bene noti. Del resto, a quanto desumo dalla tabella del 
Mochi, nel lavoro citato sotto, per l'Ameghino il primo sarebbe 
contemporaneo ad Arrecifes, cioe dei quaternario inferiore, gli altri 
dovrebbero appartenere al quaternario superiore. 



- 12 - 



* 

* * 

Come si vede da questa lista, i crani che permettono un con- 
fronto legittimo sono cinque, e sono : Necochea II, Miramar, Cho- 
cori, Fontezuelas, Arrecifes. 

Alcuni principii teorici da me svolti in base a fatti che ho 
posti in luce ed esposti recentemente O mi permettono di fare 
alcune osservazioni sopra i detti cranii che qui voglio esporre par- 
titamente. Non intendo fare un esame dettagliato dei pezzi, esame 
che e stato compiuto dal Lehmann -Nitsche per moltissimi di 
essi ( 2 ) e recentemente dal Mochi ( 3 ), soprattutto per i reperti di 
Necochea: ma solo voglio porre in evidenza certi fatti, che pos- 
siamo affermare dietro i principii cui sopra ho accennato. 

Essenziale fra questi e la importanza che si deve dare alia 
parte facciale del cranio a preferenza della cerebrale, in quanto a 
valore tipico, nelle question! di derivazione. 

Necochea II. 

Di questo cranio ha dato un' ottima descrizione il Mochi nel 
citato lavoro. La descrizione particolareggiata deH'Ameghino an- 
cora deve esser pubblicata. Al prof. Mochi debbo la possibilita di 
dare di questo come di altri cranii delle figure, e ne fo a lui le piu 
sentite grazie. 

E un cranio dolico -ipsicefalico. Secondo il Mochi, le misure 
principali del cranio cerebrale sarebbero : 186, 118 e 128 (quest'ul- 
timo valore e meno sicuro degli altri), le quali darebbero 63,4 per 
Tindice orizzontale e 108,5 per il vertico-trasverso. 

Questo cranio, come risulta dalla flgura data, presenta un a- 
metopismo straordinario. II frontale e disteso e non presenta quella 
incurvatura nel senso longitudinale che di solito si riscontra. Tal 
carattere contribuisce certamente in notevole misura a produrre lo 
aspetto peculiare e strano di questo cranio. Si noti che bisogna as- 
solutamente scartar la idea di ogni deformazione. 

Grli archi sopraccigliari non sono che lievemente sviluppati 

(») G. L. s. i ii. — Sul rigaiifloato cUUa platurt'alia. con speoiale oonuideraiione della razzn di 

N.-aii.lcillial. — Arrhirio per l Aittrop. I (i Klnvt.. XL. f. 3, I t XLI, f. I. 
(•) Lavoro citato. 

( I A ICoohl. — Appmiti ioIU paleoaatropologia argeatlna. - .hr/m io p«r I'JLntrop. • la Ettwl., 

XL, /. 9. 



- 13 - 



come pure la loro parte mediana, la glabella. Questa regione si 
continua percio da una parte col frontale, dall'altra con i nasali 
con una linea curva unica assai differente da quella linea che noi 
riscontriamo nei cranii di tipo australo-caucasico e specialmente 
nei dolicocefali australiani, in cui esiste un vero rientraraento del 
nasion 




Fig. 1. Norma laterale del Necochea II. 



La faccia e grande, enorme, e sia in larghezza, sia in altezza ; 
malgrado la larghezza, Y indice facciale superiore di 58,8 e di alta 
leptoprosopia. Colla orientazione piu corretta data dal Mochi, il 
prognatismo assegnato dairAmeghino a questo cranio si riduce 
note vol men te, ma resta sempre grande. 

0) Vedi per la spiegazione meccanica di t.al carattere : 

G. L. Sera. — Nuove ossorvazioni c iuduzioM sul crauio di Gibraltar. — Archiv. per VAntrop. 
e VEtnol, XXXIX, /. 3. 



- 14 - 



II fatto piu carafcteristico pero, secondo me, del cranio di Ne- 
cochea II e la proiezione air innanzi del malare e del suo processo 
frontale che costituisce il margine esterno delTorbita. Questo ultimo 
carattere deve essere inteso relativamente, in quanto la distanza 
fra il margine esterno e Y interno dell'orbita ossea nella norma la- 
terale in tutti i cranii allungati (appartengano essi al tronco au- 
stralo-caucasico o al mongolico o ad altro che si voglia assumere) 
e piu grande in media (relativamente, beninteso, al diametro ante- 
ro-posteriore che e maggiore nei cranii lunghi) di quello che non 
sia nei cranii corti: ma i maggiori valori di questa distanza si ri- 
scontrano nei cranii lunghi di tipo australo-caucasico. 

Percio se la distanza fra il margine esterno e V interno del- 
l'orbita oel Necochea II non e tanto piccola presa assolutamente, 
non e per qaesto meno piccola relativamente. 

I malari sono grandi, alti, assai distanti fra loro. Di questi fatti 
vi e una espressione assai facile ad osservare e questa e che il mar- 
gine inferiore delForbita invece di essere notevolmente inclinato 
dall'avanti e dair interno verso V indietro e l'esterno come nei cranii 
australoidi e disposto quasi perpendicolarmente al piano mediano, 
come si puo constatare dalla norma superiore. 

Inoltre ho osservato che la superficie del malare ha una certa 
tendenza a guardar air innanzi invece che all' esterno, al contrario 
cioe di quello che avviene nei cranii australo-caucasici. 

Le orbite sono grandi ed aite. 

Da questi ed altri caratteri il Mochi desumeva " un certo 
grado di mongolismo „ in questo cranio: ad ammettere un com- 
pleto mongolismo doveva per lui esser ostacolo il fatto che la pla- 
topia che esso presenta e inferiore : mentre nella parte superiore 
della faccia abbiamo uno sporgere relativo della radice del naso 
rispetto alle parti circostanti. 

II Mochi a ragione della unione di caratteri mongolici con altri 
da questi diversi assegnava al Necochea II, con riserbo, la posizione 
di un preeschimoide, trovando giustamente che il complesso dei 
caratteri portava ad una somiglianza del Necochea II agli Eschi- 
mesi attuali a preferenza di altri gruppi. 

Purtuttavia il Mochi non assegna gli Eschimesi al tipo mon- 
golico puro, trovando a quanto pare nella asscnza o infrequenza 
della platopia superiore una difficolta a far questo. 

La affinita del Necochea II agli Esquimesi a me sembra 
cosa affatto certa. A me pare che la analisi fatta dal Mochi la 
ponga fuori discussione. Vcdromo piu in la quale sia la posizione 



- 15 - 



degli Esquimesi rispetto ai mongoli nella mia opinione e in base a 
fatti da me altrove esposti. 

E bene aggiungere che la capacita di questo cranio dovrebbe 
esser piuttosto piccola. 

Miramar. 

I valori dei principali diametri sono: 191, 131 e 134: questo 
ultimo determinato approssimativamente, onde gli indici 68,6 e 
102.29. 

E di forma ovoide; si noti che tal forma, secondo il Mochi, 
e assolutamente eccezionale in cranii ad indice cefalico inferiore a 
70. II Mochi pone percio tal fatto in relazione alia deformazione 
artificiale presunta di questo cranio, deformazione affermata anche 
dal L. N. e dal Morselli e negata dalFAmeghino e dal Sergi. 




Fig. 2. Cranio di Miramar. (In questa ngura il cranio non e orientato col piano tedesco). 

Orientato il cranio convenientemente e a me pare che Torien- 
tamento tedesco sia il piu conveniente nel presente caso, perche 
tale mi si e dimostrato veramente nei crani di tipo allungato, si 



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pongono in evidenza alcuni fatti notevolissimi per farsi un giudizio 
di questo cranio. 

La inclinazione del frontale appare nun diversa sensibilmente 
da quella del precedente, ma si dimostra un note vole appiattimento 
nella zona parieto-occipitale. L'occipite appare allora protrudere a 
guisa di calcagno. Questi fatti collimano col pentagonoidismo della 
norma posteriore che presenta inoltre una distanza biparietale mag- 
giore della bimastoidea. Se si aggiunge che la forma ovoide della 
norma verticale con bozze poste assai all'indietro e stata da me 
osservata nei cranii bassi per indice v. t. delle serie assai dolico, 
che normalmente presentano una frequenza di ellissoidi (serie me- 
lanesiana di Firenze), tutti questi fatti riuniti rendono assai vero- 
simile l'ipotesi che, non che trattarsi di deformazione, si tratti di 
un caso di bassezza, relativa ben s' intende, di valore fisiopatologico. 
La forma particolare, triangolare, di questo cranio visto lateral- 
men te potrebbe essere spiegabile cosi coir intervento di fattori fisio- 
patologici nel senso e nella maniera da me esposti altrove, sopra 
una forma che normalmente doveva essere altissima. 

Si noti che 1' indice v. t. di 102,21 per un cranio di 68,9 se- 
condo le convenzioni accettate del valore limite di 100 e alto, ma 
conforme ai fatti da me trovati e piuttosto basso. 

Anche in questo cranio la curvatura del frontale e piccolissima, 
gli archi sopraccigliari lievemente accennati ed il nasion non pare 
depresso. Ma, cosa piu importante, il contorno esterno dell'orbita 
visto lateralmente ha un aspetto angolare non dissimile da quello 
che si riscontra spesso negli Esquimesi, e il margine orbitale infe- 
riore del malaie, unico pezzo rimasto della faccia, manifesta quella 
proiezione all'innanzi che abbiamo veduta nel cranio precedente. 
La superficie del malare e poi estesa e sviluppata in altezza. Io 
ritengo per questi caratteri che la somiglianza del cranio di Mi- 
ram a r al Necochea 11, affermata dairAmeghino, sia assai m ar- 
eata. Se Mir a mar e cameconco, dobbiamo tener in considera- 
zione che indici bassi individualmente si trovano anche abbastanza 
frequenti negli esquimesi, e d'altra parte secondo me l'altezza del- 
I'orbita non S un carattere tale da escludere rappartenenza di un 
cranio ad un tipo, dipendendo essa altezza da parecchi element] di 
natura meccanica e non tipica. Per quello che riguarda l'altezza 
della faccia lo stato dei frammenti residui non permette, a parer 
mio, una ricostruzione attendibile. 

La capacity, del cranio di La Tigra, secondo il metodo di 
Wei ok or, e di 1400 cm 8 . 



- 17 - 



Chocorl. 

I diametri principali di questo cranio sono 196, 140 e 133 : 
Quest'ultimo assai approssimativamente secondo Mochi. Essi danno 
gli indici di 71.4 e 95. I due indici lo porrebbero fra i platicefali, 
ma i caratteri del cranio cerebrale rendono piu che verosimile alta- 
mente probabile, piu ancora che per Miramar, la presenza di pro- 
cessi di natura fisiopatologica. Esso e forternente pentagonoide nella 
norma superiore, con bozze parietali notevolissimamente sporgenti. 

Del pari pentagonoide e la norma posteriore, in cui il lato in- 
feriore si presenta quasi rettilineo : in questa stessa norma la lar- 
ghezza biparietale e assai piu grande della bimastoidea. Esiste un 
notevole appiattimento nella regione parieto-occipitale con occi- 
pite proiettato all'indietro. Anche la base all'indietro del foro 
occipitale, per cio che si pub giudicare dalla norma laterale, e 
pianeggiante. Considerando poi che l'indice v. t. reale e di sole 5 
unita al di sotto di 100, e logico ammettere che il cranio di Cho- 
cori doveva appartenere ad un tipo alto. Del resto il L. N. lo da 
per alto, a ragione del grande valore dell'altezza auricolo-bregma- 
tica. Questo fatto e assai grave indizio contro Fasserita bassezza 
tipica. Giacche quella altezza e meno soggetta alle oscillazioni fi- 
siopatologiche di quello che non sia il tratto (nella proiezione sul 
piano mediano) posto fra la proiezione del punto acustico e il ba- 
sion, come ho dimostrato nel luogo detto. Adunque Tindice auri- 
colo-longitudinale lo porrebbe fra gli or tocefali seguendo le divisioni 
del Martin. Gli archi sopraccigliari sembrano alquanto sviluppati, 
ma il nasion non e molto rientrante, una volta ben orientato il 
cranio. 

II frontale invece e disteso e presenta presso a poco lo anda- 
mento che nei cranii precedenti. La faccia manca completamente. 

Un giudizio sicuro sopra questo cranio non e percio possibile, 
solo con dubbio possiamo pensare che possa assimilarsi ai due pre- 
cedenti. 

Fontezuelas. 

Questo cranio assai famoso ha, secondo Soren Hansen, i se- 
guent.i diametri: 185, 136, 140, onde si ricavano gli indici 73,5 e 
102,9. La capsula cerebrale e in buono stato ma lo stesso non puo 
dirsi della faccia in cui sembra, secondo il L. N., che il mascellare 



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sinistro sia stato respinto per deformazione postuma all'indietro, in 
alto e aH'interno, in guisa che la linea mediana della faccia e spo- 
stata a destra. II margine inferiore dell'orbita sinistra che e solo 
presente per L. N. e un po' troppo in alto. Hansen dice che la 
ricostruzione della faccia non e attendibile, perche era troppo spez- 
zata ed i frammenti sono stati male riconnessi. 

La cosa certo e ammissibile per quello che riguarda la altezza 
della faccia che deve essere stata diminuita dalla deformazione, 
ma da un esame delle norme facciale, laterale e superiore e certo 
che la connessione del margine inferiore della orbita sinistra col 
mascellare non deve essere stata affatto turbata. 

Orbene nella norma laterale e chiaramente visibile il grande 
aggetto che fa il malare aH'innanzi, aggetto che raramente io ho 
potato vedere cosi pronunciato. 




Fig. 3. — Norma laterale del cranio di Fontezuelas <» Pontimelo. 

Questo aggetto del malare si dimostra nella norma superiore 
con una disposizione di quasi perpendicolarita del margine inferiore 
della apertura deH'orbita rispetto al piano mediano. 

La superficie del malare e rivolta aotevolmente aH'innanzi ed 
e assai sviluppata in estensione, in ragione soprattutto della note- 
vole altezza. Jl margine esterno deH'orbita e a piccola distanza dal 
margine interno rispetto ad una linea antero-posteriore. 



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La radiee del naso e appiattita secondo L. N. Le arcate so- 
praccigliari fanno una salienza piccola, sicche la linea del fram- 
mento residuo dei nasali, della porzione sopranasale del frontale, 
insino al frontale e ben poco inflessa. 

Infine il frontale sebbene assai alto ha ben poca curvatura. 
Come si vede i caratteri mongolici di questo cranio sono numerosi 
e spiccati. Ad essi e da aggiungere la rapida caduta della curva 
sagittale poco dietro il bregma, che Hansen dice essere un carat- 
tere del cranio eschimese L'Hansen stesso pero attribui per 
primo questo cranio alia antica razza di Lagoa Santa, e dietro di 
lui tutti gli autori hanno fatto lo stesso. 

Laragione principale di questa attribuzione sembra essere stata 
soprattutto il fatto del carattere ipsistenocefalico del cranio. Gia 
a dir vero allora si sarebbe dovuto pensare che il cranio eschimese 
presenta le stesse forme per la parte cerebrale, ma dietro quello 
che sopra ho ricordato dello scarso valore tipico che ormai bisogna 
attribuire ai tipi morfometrici del cranio cerebrale, deve apparire 
ancora meno attendibile la attribuzione dell' Hansen. 

Per quello che riguarda la faccia T Hans en dice testualmente 
dopo aver parlato del cattivo stato di conservazione : " Pour cette 
raison il faut se borner a la remarque generale que la face presente 
le meme aspect que celle de la race de Lagoa Santa „. 

Abbiamo visto che cio non e affatto vero per la norma late- 
rale ma anche per la norma facciale dobbiamo tener conto dell'ac- 
corciamento che assai probabilmente deve essersi verificato. 

Inoltre malgrado questo accorciamento il L. N. dice che il ma- 
scellare e abbastanza alto. Per lo spostamento poi del margine infe- 
riore dell'orbita in alto, poco sopra ricordato, la cameconchia del 
Fontezuelas deve esser ridotta e si attenua cosi un altro carat- 
tere della pretesa somiglianza di questo cranio colla razza di Lagoa 
Santa. 

In conclusione a me sembra che il mongolismo di questo cra- 
nio sia abbastanza evidente. La capacita calcolata secondo il me- 
todo di Welcker sarebbe di 1453 cm 3 . 



Arrecifes 

I diametri principali di questo cranio sono : 187, 141 e 145 
quest'ultimo apprezzato approssimativamente dal Mochi. Gli indici 

(1) So ion II a use n. — Lagoa Sauta liacen. « E Musco Lundi », Copenhague, 1888, 



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sarebbero percio 75,4 e 102,8. L'indice auricolo longitudinale di 
66,13 io pone anche fra i cranii alti. 

Cio e rimarchevole perche essendo stato dato per alto, dietro 
la semplice ispezione, a quanto mi risulta, dairAmeghino, il L. N. 
lo diede poi, a causa di un duplice errore intervenutogli, per basso, 
errore che fu scoperto dal Rivet ('), ma che era stato gia visto 
dal Mochi e Biasutti ( 2 ). 

II frontale e piuttosto pieno e la sua curvatura, discreta, comin- 
cia a formarsi relativamente in basso, due o tre cm. al di sopra 
della glabella. G-li archi sopraccigliari sono ben marcati e la gla- 
bella e sporgente. II nasi on pare dovesse esser rientrante giacche, 
sebbene manchi, il L. N. dice che puo esser ricostrutto approssi- 
mativamente. La faccia e mesoprosopa ma verso la cameprosopia, 
come ha messo in rilievo il Mochi. Esaminando il cranio dalla 
norma superiore si vede il margine inferiore dell'orbita (ricostruito?) 
volgere notevolmente verso Fin dietro e infuori, molto diversamente 
da cio che si e detto dei crani sopra descritti. La faccia del malare 
e rivolta piu verso Testerno che air innanzi. Cosi nella norma ver- 
ticale come nella laterale e visibile che il margine esterno dell'aper- 
tura dell'orbita e molto all'indietro rispetto al margine interno e 
relativamente alia linea antero-posteriore. 

Parimenti, la posizione del malare non e cosi all'innanzi come 
nei casi precedenti, ma sebbene pero non perfettamente eguale a 
quella che si riscontra in crani di tipo australo-caucasico o anche 
in melanesiani e assai piu prossima alia disposizione presentata da 
questi che a quella dei cranii descritti sopra. 

Intorno a questo cranio le vedute sono quasi concordi, sia- 
nella sua assegnazione a un periodo geologico relativamente recente 
sia nella interpretazione dei fatti morfologici. 

A ine pare di poter abbracciare la opinione del Mochi che lo 
pone nel tipo di Lagoa-Santa, per quel tanto che questo tipo ha, 
secondo me, di caratteri australoidi. 



Da questo compendioso esamedei caratteri dei cranii fossili su- 
damericani risultano bene tre conclusioni principali : 



O Pi BlVet. — La raee (!<• Lagoa Siuita ohez lea populationa pr6o6lombiennea do l'Eqnateu& 

linn. gt. mkm. Km-., anthrop, dr. P, 5 e Stt. IX, 

(-') Min lii »• BiAtVttL Sill politopisino tlellc lonnc oiaiiicnsi. Atli Socied) ital. per il l'roy. delk 

Sc. Steonda rUmione. Firenze I'.Kiy. 



- 21 - 



La prima e che tutti questi cranii appartengono al tipo dolico 
ipsi-cefalico. L'unico cranio che per il valore dell' indice v. t. sem- 
bra allontanarsi da questo tipo, il cranio di Chocori, abbiamo veduto 
dover cio alia presenza di fatti di natura fisiopatologica. 

II fatto generale anzidetto da una notevole conferma paleon- 
tologica, cioe in sede di fatto, a mie conclusioni, cui ero arrivato in 
via puramente morfogenetica e di meccanica craniense, allorquando 
ho asserito che il primo affermarsi della umanitd del cranio, cioe 
il primo prodursi del fatto della flessione della base dovette aver 
luogo con forme lunghe ed alte, qualunque siano le idee che vo- 
gliamo assumere sulia origine dell'uomo, mono-, cioe, o polifiletiche. 

La assenza di forme brachicefaliche e una prova di piu, se ve 
ne era bisogno, del carattere recente della brachicefalia. 

Ma per me non e dubbio che quando saremo in possesso di 
forme piu antiche delle descritte ci troveremo innanzi a forme me- 
no allungate e piu basse assai, forse al disotto anche dei limiti 
della platicefalia recente, a motivo del verificarsi in queste forme 
della estensione della base, affatto parallelamente a quanto si os- 
serva nel cranio di Gibraltar. 

E possibile che gia qualcuna di queste forme sia stata trovata 
col Diprothomo e coH'Homo sine mento. Ma di questi reperti ad 
altra occasione. 

Intanto possiamo dire che i reperti sudamericani per quei loro 
caratteri di forma del cranio cerebrale infirmano sempre piu il va- 
lore che si e attribuito alia forma del cranio di Neanderthal, in or- 
dine ad una teoria della discendenza, e porgono una nuova confer- 
ma alia mia ipotesi esplicativa della platicefalia del Neanderthal e 
recente; 

La seconda delle conclusioni e non meno importante della prima. 

Tre dei saddetti cranii con certezza, uno con dubbio, sopra 5 
presentano affinita piu o meno spiccate col tipo eschimese recente, 
presentano cioe tratti di mongolismo. Uno solo di questi cranii, e 
quello che l'Ameghino e il L. N. ritengono piu recente, il pezzo di 
Arrecifes, presenta caratteri che noi diciamo australoidi, o per porci 
di accordo con vari autori, potrebbesi dire appartenere al tipo di 
Lagoa Santa. 

Per quanto tre cranii o al piu quattro siano pochi purtuttavia 
dobbiamo aver presente che le osservazioni e le induzioni della 
paleontologia umana non si sono finora compiute che su pezzi sin- 
goli o certo sopra un numero di pezzi spessissimo non superiore 
al caso presente. 



Percio non credo di esser ardito affermando che si deve esser 
grandemente impressionati dal fatto che tre o quattro cranii pre- 
sentino caratteri simili in guisa piu o meno uniforme, e solo con 
differenze, per di piu graduali, che interessano note secondarie. 
Non e infatti negabile la maggior rozzezza generale del Necochea II 
al confronto ad es. del Fontezuelas, ma e innegabile, per ognu- 
no che vorra esaminare i fatti da me portati e 7 meglio ancora, rie- 
saminare i pezzi, al di fuori di idee ricevute, la loro comune paren- 
tela, malgrado le loro differenze. 

E osserviamo anche la differenza della capacita che essi di- 
mostrano, dalla capacita " piccola „ del Necochea II, ai 1406 cm 3 
del Mir a mar e ai 1458 del Fontezuelas. 

Ma cio che di gran lunga e piu importante e il significato da 
attribuire ai tratti di mongolismo di questi pezzi. 

Si crede infatti comunemente che il tipo mongolo puro sia 
dato dai cranii brachi-plati dell'Asia centrale : Calmucchi, Buria- 
ti, ecc. Mi spiego questa opinione nel rnodo seguente : 

II tratto che caratterizza soprattutto il cranio mongolico e la 
conformazione speciale dell'orbita che si dice mongolica. Questa 
conformazione e prodotta, come altrove ho indicate dall'aggetto al- 
Tinnanzi del margine esterno (*) o in altri termini dalla posizione 
relativamente avanzata rispetto alia radice del naso del suddetto 
margine esterno nella norma laterale. 

Ma io ho anche dimostrato che questa disposizione della radice 
del naso (che e solidale del resto con tutta la parte mediana ed 
anteriore della base del cranio) e variabile per motivi di meccani- 
ca craniense. 

E in particolare nei crani allungati soprattutto alti, questa 
parte mediana della base si presenta posta piu all'innanzi, rispetto 
alle altre parti circostanti della base, di quello che non sia nei crani 
corti, soprattutto platicefalici ( 2 ). I motivi per cui Tocchio mongo- 
lico e piii evidente e frequente nei crani brachiplati e per i quali 
questa forma vien ritenuta piu schiettamente mongolica sono per 
cio solamente meccanici ; ma, come l'occhio mongolico non si pre- 
senta nei brachiplati dell' Europa centrale (Tirolesi, ad es.), ma puo 
aversi una conformazione che gli si avvicina, cosi d'altra parte 
Tocchio mongolico puo mancare o esser poco evidente nei dolico 
alti di tipo mongolico, pur essendo presenti piu o meno i caratteri 



(*) i,. Sera. Bfota Ball'ooohio taoagolioo « Atti dslla Soe. ram. d'awtnp. ». XV i. !"■ 
<-> i,. Sera. Sal tlgnifloftto della platloefalie eoo. Pag. 90 dall'ea tratto, 



- 23 - 



tipici che contribuiscono a determinarlo. In altre parole l'occhio mon- 
golico sarebbe prodotto da due ordini di fattori, meccanici cioe e 
tipici. 

I fattori meccanici sono quelli poco anzi detti, quelli tipici sono 
dati da una proiezione all'innanzi di tutto il malare e deir apofisi 
malare del mascellare, come noi abbiamo descritto sopra nei vari 
cranii. 

Questi due ordini di fattori possono cospirare alio stesso ef- 
fetto o contemperarsi. E cosi che l'opposto piu energico deirocchio 
mongolico si ha nei dolico alti di tipo australo-caucasico (Austra- 
liani del Nord), perche in queste forme si sommano i fattori mec- 
canici con quelli tipici sfavorevoli alia produzione dell'occhio mon- 
golico, come l'occhio mongolico piu spiccato si ha nei brachiplati di 
souche mongolica, per la ragione contraria. Forme intermedie si hanno 
cosi nei dolico alti di souche mongolica come nei brachi bassi di 
souche australo-caucasica. 

Accettate simili spiegazioni, noi possiamo comprendere come 
nelle forme dolico alte mongoliche manchi la platopia superiore 
necessariamente, e come cio non possa piu esser portato contro la 
loro appartenenza alia souche mongolica. 

Per ragioni meccaniche, cioe, non avendosi nelle forme dolico- 
ipsicefale le condizioni favorevoli alia produzione deirocchio mon- 
golico, pur avendosi le note tipiche mongoliche, non puo ritenersi, 
come sembra si sia ritenuto finora, che la presenza deirocchio mon- 
golico, o in altri termini, della platopia superiore sia in ogni caso 
conditio sine qua non della appartenenza al tronco mongolico. 

Bisogna percio invece daie una grande attenzione agli altri 
caratteri cui abbiamo gia accennato perche questi si manifestano 
in ogni tipo morfometrico di architettura craniense. ■ 

Dopo tutto quello che ho fatto rilevare a proposito del mon- 
golismo si presenta logicamente inevitabile un'ipotesi di cui si com- 
prendera la portata. 

L'uomo fossile sud americano, quale ci e dato dai cranii di JSfe- 
cochea II, Miramar e Fontezuelas, probabilmente rappresenta Vante- 
nato del tronco mongolico. La diversita infatti delle forme craniensi 
dalla dolicocefalia estrema, alia estrema brachicefalia, dalla plati alia 
ipsicefalia nei complesso dei mongoli recenti, puo trovare (in via 
subordinata del resto) la sua spiegazione nelle idee da me fissate 
intorno alle trasformazioni craniensi. 

Colla formulazione di detta ipotesi, come si vede, non siamo" 
completamente neir ambito delle idee deirAmeghino, ma sotto 



- 24 - 



certi rispetti F ammettere che V uomo fossile sud-americano sia 
l'antenato del tronco mongolico e forse piu importante, per le vedute 
dell'A. suiranticfrita di quelle forme, che rammettere che esse siano 
le progenitrici di tutte le forme dell'uorno attuale. 

Ma oltraccid rammettere questa derivazione speciale per il 
tronco mongolico ci porta a piu grosse conseguenze in riguardo alia 
questione del poligenismo o monogenismo, ove si faccia derivare 
1' uomo fossile americano dalle platirrine. L' Ameghino affermo 
questa derivazione ben nettamente. In senso piu riservato la af fi- 
nite di alcuni caratteri deH'uomo fossile sud-americano con le pla- 
tirrine e soprattutto con le Hapalidae e stata ammessa anche dal 
Mochi. 

La questione e cosi grave che richiede uno studio assai attento 
e particolare. 

La terza conclusione e che, qualunque sia la identificazione dei 
terreni del Sud-America, sia che si voglia cioe seguire il sistema 
dell'Ameghino, sia qualunque dei parecchi proposti, i crani che 
hoi abbiamo detto di tipo mongolico sono i piu antichi: sembra 
dunque che 1'aJtro tipo che noi abbiamo detto presentare caratteri 
australoidi, il tipo di Lagoa Santa della maggior parte degli au- 
tori, e piu recente e la sua apparizione si puo forse assegnare al 
quaternario inferiore. 

L'ipotesi di Ameghino che sia un tipo di formazione locale 
si presenta poco probabile. 



GOSIMO (III Mini KIM, Amministratore-responsabile. 



Plrenae, ism. — Tip. L. NJoooW, Via Faenaa, 44. 



lonitore Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKKTTO 

da i DOTTORI 

GIULIO CHIARDGI EUGENIO FIOALBI 

Prof, di Anatomia uruana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

nel E. Istituto di Studi Super, in Firenze nella R. Universita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXII Anno Firenze, Febbraio 1911. N. 2. 



SOMMARIO : Comunicazioni originali : Grriffini .A.., Descrizione di due 
nuove Gryllacris. — Sterzi G-., Intorno alio sviluppo del tessuto nervoso 
nei Selaci. — Pag. 26-44. 

Sunti e Riviste: 1. Civalleri A.., Sullo sviluppo della guaina midollare 
nelle fibre nervose centrali. — 2. Sergi S., Variazioni dei solchi dell' in- 
sula nel cervello umano. — Pag. 45-46. 

Note di tecniga microsgopica : 1. Martinotti L., La eolorazione panottica 
di Pappenheira applicata alle sezioni. — 2. Petacci .A.., Ricerche sulla 
eolorazione di Romanowski e metodo rapido per ottenerla. — Pag. 47-48. 

Necrologio: Angelo De Garlini. — Pag. 48. 



Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



La Direzione del MONITORE ZOOLOGICO, nelV intendimento 
di diffondere la conoscenza delle memorie su argomento zoologico ed 
anatomico, che si pubblicano in Italia, rivolge preghiera agli Autori 
di volerle inviare un breve Riassunto dei loro scritti, che si dard 
cura di stampare, con sollecitndine, in questo giomale. 



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COMUNICAZIONI ORIGIN ALI 



ISTITUTO TECNICO DI BOLOGNA 



Descrizione di due nuove Gryllacris 

pel Dorr. ACHILLE GRIFFINI 



E vietata la riproduzione. 

Gli esemplari sui quali fondo la descrizione delle seguenti due 
specie, Tuna del Messico, l'altra del Tonkino, fanno parte delle ric- 
che collezioni entomologiche del K. Zoologiches Museum di Berlino 
di cui una parte mi fu gia comunicata nel 1908, e fu da me illu- 
strata in una serie di mie pubblicazioni di quell'anno e del 1909, 
ed un'altra parte mi venne inviata in esame nei primi mesi dell'an- 
no corrente, speditami cortesemente dal prof. A. Biauer, che qui 
pubblicamente ringrazio. • 

Siccome le nuove condizioni d'orario scolastico imposte come 
minimo obbligatorio a qualunque costo, dalla nefasta legge del 1906 
anche a noi insegnanti secondari anziani che pur scegliemmo que- 
sta carriera a ben altri patti, e pei quali piu il tempo che il de- 
naro era prezioso, sono tali da lasciar libere ben poche ore per gli 
studi, e siccome percio non posso prevedere quando potro condurre 
a termine tutto il lavoro sul materiale comunicatomi dal Museo di 
Berlino e da altri Musei, credo conveniente di pubblicare frattanto 
le piu importanti no vita che man mano verro trovandovi. 

Avendo io gia pubblicato in lavori del 1909 e del 1910, che in 
seguito saranno citati, dei prospetti riassuntivi sulle Gryllacris ame- 
ricane e sulle Gryllacris hyalino-fasciatae, alle quali ultime appar- 
tiene la specie del Tonkino, mi riesce per ora particolarmente fa- 
cile lo stabilire il valore e la posizione sistematica delle due nuove 
specie che ora passo a descrivere, e che faccio quindi precedere 
tutte le altre. 

Gryllacris Studti n. sp. 

cf Statura minore, tamen haud gracili ; elytrislongitudinem l\ 2 
fcmorum 'posticoium perparum supcrantibus, apicem horum feme-rum 



- 27 - 



subattingentibus. Pallide flavcscens ; vertice capitis atro, in quo ma- 
culls 2 ocellaribus sat magnis, albicantibus, optime conspiciendis ; 
pronoto abdomineque pallidis concoloribus ; elytrir, subhyalinis, venis 
venulisque fuscis; alis hyalinis, venis venulisque pallidis ; pedibus 
pallidis tibiis anticis et posticis longiuscule post basim superne atro 
annulatis, annulo vittaeforme longo, tibiis intermediis eodem modo an- 
nulatis, sed annido fusco, brevi. 

Longitudo corporis mm. 21 



Habitat : Mexico. 

Typus : 1 cT , in alcool (K. Musaei Zoologici Berolinensis) a doc- 
tore v. St ucit collectus. 

Corpus statura minore, tamen haud gracili, nitidum, pallide 
flavidum. 

Caput modicum, ab antico visum regulariter ovale. Occiput et 
vertex regulariter convexa. Fastigium verticis rotundatum, anterius 
parum minus convexum, lateribus obtuse rotundatis, latitudinem 
1 V 2 primi articuli antennarum attingens sed minime superans. 
Frons breviuscula, sub lente sparse minute punctulata. Sulci subo- 
culares haud distinguendi. Organa buccalia regulariter confecta. 

Color capitis pallide flavidus, excepto vertice cum fastigio toto 
atro, in quo maculae 2 ocellares albicantes sat magnae, ovatae- 
subrhomboidales, bene delineatae, optime conspiciuntur. Occiput 
testaceum, hoc colore a colore atro verticis haud perfecte diviso. 
Color ater verticis anterius (inferius) utrinque usque ad angulum 
internum inferum scrobum antennarum est extensus, in medio ta- 
men leviter minus extensus ideoque margo inferus hujus partis 
atrae inter antennas sinuatus, a colore pallido dimidii inferi fastigii 
frontis perfecte divisus. Macula ocellaris frontalis omnino indistin- 
cta. Inter fastigia capitis sulcus transversus nullus adest. Antennae 
articulo basali basi pallido, ad apicem brunneo, hoc colore intus 
magis evoluto, in piceum vergente, extus evanido ; articulo secun- 
do apud basim intus brunneo, apice pallido; sequentibus circiter 50 
totis pallidis ; post hos antennae crebre pallido et fusco annulatae. 
Oculi nigerrimi, apice supero et margine interno (parum visendo) 
pallido. Organa buccalia tota pallida, apice .tantum mandibularum 
leviter infuscato. 



pronoti 
elytrorum 

femorum anticorum 
femorum posticorum 



it 



4,9 
18,3 

6,4 
11,7 



- 28 - 



Pronotum a supero visum subquadratum, leviter longius quam 
latius, tofcum concolor pallide flavidum. Margo anticus rotundatus 
in medio minime productus, limbo optime expresso ; sulcus anticus 
valliformis parum expressus ; sulculus longitudinalis abbreviates 
antice posticeque fossularis, fossula postica fere sagittata ; sulcus 
posticus fere omnino nullus ; metazona non ascendens, sat aequa- 
lis, lateribus admodum externa gibbulosis, margine postico limbato, 
truncato, in medio leviter sinuato. Lobi laterales humiles, toti 
subaeque alti ; angulo antico rotundato, margine infero longiusculo 
leviter sinuato, angulo postico rotundato-truncato, margine ])ostico 
subobliquo, sinu humeraii nullo ; sulci loborum optime impressi, 
intervalli gibbulosi. Punctum impressum adest in vertice gibbulae 
inter ramum posteriorem sulci V-formis et sulcum posticum sitae. 

Elytra apicem abdominis et femorum posticorum subattingen- 
tia, parum lata, apice angustiuscule rotundata, pallida, subhyalina, 
venis venulisque omnibus fuscis, venis tantum ad basim in testa- 
ceum vergentibus. Venae et venulae fuscae optime definitae, angu- 
stae, haud fusco cinctae. Alae subcycloideae, pallidae, subhyalinae, 
venis venulisque pallidis. 

Pedes modici, haud graciles, pallidi, geniculis etiam pallidis, 
sed tibiis sat longe post basim (ad mm. 2-3,5 post basim) super- 
ne atro vel fusco annulatae. Annulus vittaeformis tantum superne 
et parum ad latera est extensus, inferius nullus vel subnullus ; an- 
nulus tibiarum anticarum et posticarum longus (mm. 2,5), ater ; 
annulus tibiarum intermediarum brevis (mm. 1), dilute fuscus ; 
extremitates annulorum (praecipue infera) minus fuscae. Margines 
articulares extremi geniculorum posticorum subtillime incerteque 
infuscati. 

Tibiae 4 anticae solito modo spinosae, spinis utrinque 4, pal- 
lidis, inodice longis. Femora postica breviuscula, basi optime in- 
crassata, parte apicali attenuata brevi et haud gracili ; subtus spi- 
nulis nigris, apicem versus fortioribus, in margine externo 5-7, in 
margine interno 8-9. Tibiae posticae superne longe post basim le- 
viter planatae, spinulis in margine interno 3-4, in margine exter- 
no 4-5, apice nigris et in parte atro-annulata subtotis nigris, necnon 
spinulis apicalibus instructae. 

Abdomen tofcum concolor pallidum. Segmentum abdominale 
dorsale VIII g haud productum ; segmentum IX posterius inferius 
versum, subcucullatum, transversum, margine apicali in medio fere 
recte truncato, transverse, leviter concavo, ad latera supra basim 
utriusque cerci sinuato et ad cercum obtuse rotundato-anguloso, 



- 29 - 



angulo intus apad cercum posibo. Sub hoc segmento valvulae ana- 
les partim sunt tectae, basi cum basim cerciferam extus connexae, 
intus posticeque spinam acutam modicain, apice nigram, leviter 
incurvam, vergentes. Cerci graciliusculi. 

Lamina subgenitalis g longa et sat ampla, longior quam latior, 
basi fere transverse rectanguJaris, dein versus apicem longe atte- 
nuata sed parum constricta, apice haud angusta, longitudinaliter 
ab apice usque fere ad basim sulcata, sulco basim versus evanido- 
apice latiore et magis excavato ; ideoque apex subbilobus, lobulis 
longitudinaliter tumidulis." Styli in lateribus partis basalis subrectan- 
gularis posterius inserti, longiusculi, graciles, teretiusculi, longitu- 
dinem partis posticae attenuatae laminae subgenitalis superantes. 

E questa, dopo la G-ryllacris alternans Brunner e la Gr. abluta 
Brunner, la terza specie del genere che si conosca come proveniente 
dal Messico. 

Le tre specie messicane sono facilmente distinguibili come segue: 

A. Elytra ampla et longa, longitudinem 2 7 2 femorum po- 
sticorum superantia, subhyalina, venis venulisque infuscatis. Prono- 
tum nigrum, testaceo varium. Tibiae anticae solae late atro fascia- 
tae. Apex abdominis infuscatus. Lamina subgenitalis g valde tran- 
sversa Gr. alternans Brunner. 

AA. Elytra minus evoluta, longitudinem duplam femorum 
posticorum non attingentia. Pronotum pallidum. Lamina subgeni- 
talis g elongata: 

B. Elytra subhyalina venis venulisque infuscatis longitudinem 
1 V 2 femorum posticorum leviter superantia. Tibiae omnes atro vel 
fusco annulatae. Apex abdominis pallidus. Segmentum anale cf sine 
spinis longis inferius versis. Caput tantum in vertice atrum, ibique 
maculis ocellaribus 2 distinctis Gr. Studti n. sp. 

BB. Elytra testacea, longitudinem 1 V 2 femorum posticorum 
haud attingentia. Tibiae testaceae. Apex abdominis infuscatus. 
Segmentum anale g spinis 2 longis inferius versis armatum. Caput 
vertice et parte supera frontis atris, ibique maculis ocellaribus 
3 distinctis. Gr. abluta Brunner. 

La Gr. Studti andrebbe collocata nella sezione AAA del pro- 
spetto delle Gryllacris americane da me pubblicato (*), introducen- 
dovi le seguenti modificazioni : 



0) A. Griffini. — Sulla Gryllacris rubrinervosa Serville, con appUnti sul geiieru Dibelona Brun- 
ner e sulle Gryllacris americane,. — Giomale « Media », Firenze, Vol. VI, 1909. 



- 30 - 



AAA. Species statura modica vel minore. Elytra breviuscula 
vel brevia, longitudinem 1 7 2 femorum posticorum haud vel aegre 
attingentia vel perparum superantia. Alae sabcycloideae : 

D. Tibiae basi nigrae. Maculae ocellares distinctae. Elytra 
testacea : 

Gr. panamensis Kirby ; Gr. cubensis (Brunner) ; Gr. cyclops 
Saussure et Pictet. 

Vide: Griffini, Op. cit., 1909, " Redia „, vol. VI, pag 189 190. 
DD. Tibiae basi haud nigrae, sed pallidae, vel longe post 
basim superne atro annulatae, geniculis tamen semper pallidis : 

E. Caput saltern in vertice atrum: 

F. Maculae ocellares, saltern duae verticis, distinctae : 

G. Apex abdominis infuscatus. Elytra testacea, longitudinem 

1 V 2 femorum posticorum non attingentia. Tibiae haud annulatae: 

Gr. picta Brunner ; Gr. abluta Brunner. 
(Vide : Griffini, Op. cit., 1909, " Redia WJ vol. VI, pag. 190) (*). 
GG. Apex abdominis concolor, pallidus. Elytra subhyalina, 
venis venulisque fuscis, longitudinem 1 V 2 femorum posticorum 
parum superantia. Tibiae post basim fusco annulatae : 
Gr. Studti n. sp. 
FF. (Et reliqua, ut in Griffini, Op. cit., 1909, " Redia „ Vol. VI, 
pag. 190-191). 

Si puo osservare come nelle Gryllacris americane l'armatura 
genitale dei maschi si presenti molto varia e spesso assai strava- 
gante. II caso piu straordinario e quello da me descritto e figurato 
negli Annals and Magazine of Natural History del 1909, per la Gr. 
Longstafft Griff. 

Gryllacris Braueri n. sp. 

$ In sectionem hyalino-fasciatarum inter Gr. Panteli Boliv. 
et Gr. Wolffi Krausse locanda. Statura modica sed corpore robusto, 
praecipue anterius crasso. Testaceo ferruginea fere tota concolor, tan- 
turn capite maculis 3 ocellaribus sulphur eis distinctissimis, quarum 

2 verticis fere punctiformibus, frontali magna, scutiformi, acute deli- 
neata; fronte et apice abdominis (praecipue in <$) rufatis, mandibu- 
lis atris; pronoto pedibusque concoloribus ; elytris id alis areolis om- 

C) Di qneste due h]uh-'w> farono poi tnohe <la mo desoritti esemplari aei miei studi sopra ale. 
OryUaeril del Mtmenm d llist. Matur. iU- (icniivc : Hcvue $uiw de gootogie, Tome 17, 1909, j>a- 
<jim 401-101, x 



- 31 - 



nibus fuscis, venis testaceis, venulis pallidis hyalino utrinque cinctis; 
elijtris ipsis apicem abdominis et femorum posticorum attingentibus. 









2 


Longitudo corporis 


mm. 


31-35 


26.5 - 32,5 


„ pronoti 




8 


8-8,2 


„ elytrorum 




23 - 23,5 


22,3-22,9 


„ femorum anticorum 


» 


10,2-11 


10-10,4 


„ femorum posticorum 


Y) 


18,8-19 


17,8-19 


„ ovipositoris 






13-13,5 



Habitat : Tonkin. 

Typi : 3 o 7 et 2 9 (K. Zoologici Musaei Berolinensis), exsiccati, 
a D.° H. Fruhstorfer ad Than-Moi collecti. 

Corpus praecipue anterius robustum, sat nitidum, testaceo - 
ferragineum. 

Caput maiusculum, ab antico visum late ovoideum, pronoto 
tamen minime latius quia pronotum latera antice perparum ad- 
pressa praebet. Occiput et vertex regulariter bene convexa. Fasti- 
gium verticis latitudinem 1 V 2 P^imi articuli antennarum optime 
attingens, inferius planiusculum, lateribus obtuse crassiuscule carinu- 
latis. Fastigium frontis superne in medio levissime concavum, late- 
ribus ibi levissime tumidulis. Frons ampla, sub lente minute punc- 
tulata et minutissime transverse rugulosa, inferius depressa. Sulci 
suboculares adsunt, apud medium interrupti, inferius dilatati. Organa 
buccalia elongata. 

Color capitis testaceo-ferrugineus, anterius interdum leviter 
rufatus, mandibulis maxima parte atris. Clypeus, labrum, palpique 
cum reliquo capite concoloria. Antennae robustiusculae, etiam fer- 
rugineae, post basim incerte crebreque fasco et pallido annulatae. 
Maculae ocellares sulphureae distinctissimae : maculae verticis ova- 
les, parvae : macula frontalis magna, scutiformis, totum fastigium 
frontis replens, superne cum sulco transverso inter fastigia capitis 
sito contigua, ideoque ibi margine supero recto, marginibus latera- 
libus subrotundatis, margine infero obtuse subrotundato vel obtuse 
subangulato. 

Pronotum a supero visum latum, lobis lateralibus praecipue 
anterius perparum adpressis, totum concolor, testaceo-ferrugineum, 
levissime pallido nebulosum, puberulum. Margo anticus in medio 
rotundatus leviter prominulus, crassiusculus; sulcus anticus valli- 
formis adest perparum excavatus; sulculus longitudinalis incertus, 
parvus, brevis, parum impressus. Gibbulae 2 in parte antica pronoti 



- m - 



sed plus quam ad 1 mm. post sulcum anticum adsunt, et post eas 
depressions quaedam. Sulcus posticus irregularis, parum definitus; 
ante eum impressiones transversae, una utrinque, adsunt. Metazona 
depressa, brevissima, minute rugulosa, margine postico limbato, 
truncato, in medio leviter sinuato. Gribbulae adsunt ad latera meta- 
zonae extus positae et ante earn. Lobi laterales sat ampli, postice 
quam antice altiores, anguio antico ample rotundato, margine infero 
late rotundato, obliquo, anguio postico rotundato subtruncato, parum 
distincto a margine postico toto obliquo : sinu humerali nullo. Sul- 
cus V-formis optime excavatus, gibbulam amplectens, vertice a 
margine infero rernoto ; sulcus posticus parum expressus. 

Elytra subellyptica, apicem abdominis attingentia vel subattin- 
gentia vel subsuperantia, apice sat anguste regulariter rotundata ; 
venis testaceis, areolis fuscis, venulis pallidis et pallido utrinque 
cinctis, ideoque fero fusco tessellata. Alae subcycloideae, venis 
pallide testaceis, areolis fuscis, venulis pallidis et utrinque hyalino- 
cinctis, ideoque fusco tessellatae, colore fusco in areolis basalibus 
latiore, in areolis mediis et marginalibus gradatim minus evoluto. 

Pedes robusti, puberuli, concolores, ferrugineo-testacei. Tibiae 
4 anticae solito modo spinosae, spinis praecipue basalibus valde 
longis, rufescentibus, apice pallidis. Femora postica basi sat bene 
incrassata, apicem versus regulariter attenuata, ibique haud gracilia, 
subtus spinulis nigris in margine externo 5-11, in margine interno 
numerosioribus, usque ad 18. Tibiae posticae superne post basim 
planatae, utrinque spinis acutis, robustis, sat longis, nigris, 6-7, 
exceptis apicalibus solitis pallidioribus et tantum apice fuscis. 

Apex abdominis praecipue in cf leviter rufatus. Segmentum 
abdominale dorsale VII cf superne breve ; segmentum VIII produc- 
tum, circiter mm. 2,6 longum ; segmentum IX convexum, parum 
cucullatum, margine postico in medio exciso, in utroque latere 
appendicem parum longam, crassiusculam, subconicam vel subcylin- 
dricam apice rotundatam. inferius intusque versam, apud medium 
intus spinam plus minusve fuscam intus versam gerentem, prae- 
bente ; his 2 appendicibus inter se saepe apice convergentibus vel 
cruciatis. Cerci longi. Lamina subgenitalis cf transversa subrectan- 
gularis, superficie inaequali, margine apicali transverso in medio 
leviter vel levissime sinuato-inciso, utrinque leviter rotundato; stylis 
lateralibus sat longis. 

Segmentum dorsale ante-ultimum $ superne breve, lateribus 
inferius melius productis ; segmentum ultimum melius productum, 
posterius fere verticale, margine partis superae arguto. Ovipositor bre- 



- 33 - 



viusculus, falcato-incurvus, rigidus, sat nitidus, latiusculus, longitu- 
naliter apud marginem superum sulcalus fere usque ad apicem, ubi 
subtriaugularis, seu superne subobliquus, post sulcum subdilatatus, 
vertice sat acuto. Lamina subgenitalis 2 longiuscula, trapetioidalis, 
ad apicem attenuata, apice tamen triangulariter obtuse sed optime 
incisa, lobis tnangularibus acutis, lateribus praecipue basim versus 
tumidulis, interdum fere callosis. Segmentum ventrale ultimum 2 
posterius in lobum longum subcylindricum, apud apicem leviter 
crassiorem, apice rotundatum, productum, medium laminae subge- 
nitalis circiter attingentem. 

Ho dedicata questa specie al prof. dott. A. Brauer, distintis- 
simo entomologo del Museo Zoologico di Berlino, che con tanta 
cortesia e sollecitudine voile quest'anno comunicarmi altre impor- 
tant! collezioni di Grillacridi posseclute da quel ricco Museo. 

La Gr. Braueri e certamente affinissima alia Gr. Wolf ft de- 
scritta dal Krausse in modo troppo sommario omettendo caratteri 
importantissimi, ed alia Gr. Panteli Bolivar che io ho ridescritta e 
della quale ho anche fatto conoscere una sottospecie. 

Queste specie entrano nella sezione CC del mio Prospetto delle 
hyalino-fasciatae (*), e si possono cosi disporre : 

Species asiaticae, elytris parum longis, ut alis pictis, seu elytris 
alisque areolis fuscis, venulis pallidis utrinque hyalino marginatis 
vel pallido marginatis : 

M. Elytra mm. 13 longa. longitudinem tantum 2 /s abdominis 
attingentia. Margo posticus pronoti niger. Pedes nigro maculati et 
lineati (Kraus se) : 

Gk. Wolffi Krausse 1906, Line neue Gryllacridenspezies : 
Insekten Borse, Leipzig, 23 Ihg. n. 8, pag. 32 (c?). 

Habitat : Tonkin. 

MM. Elytra mm. 22-27 longa, longitudine circiter abdominis. 
Pronotum atro varium vel concolor. Pedes concolores : 

N. Maculae ocellares optime distinctae, quarum frontalis magna, 
scutiformis. Pronotum concolor. Segmentum ventrale ultimum 2 
in lobum subcylindricum apice rotundatum productum. Elytra lon- 
gitudine mm. 22-23,5. Corpus robustius : 

Gr. Braueri n. sp. 

Habitat : Tonkin. 

0) A. Griffini. Prospetto delle Gryllacris hyalino-fasciatae; Atti Soc. Hal. Scienze Natur. Mi- 
lano, vol. XLIX, 1910, pay. 14. 



- 34 - 



NN. Maculae ocellares nullae. Segmentum ventrale ultimum $ 
in lobum triangularem vel subtriangularem productum : 

0. Caput et pronotum atro varia. Elytra longitudine mm. 22-23: 
Gr. Panteli Bolivar 1899. 

(Vide in : Griffini 1910, Op. cit., Prosp. delle Gryllacr. hyalino- 
fasciatae ; Atti Soc. Ital. Scienze Nat. Milano, XLIX, pag. 14). 
Habitat : India. 

00. Caput et pronotum concoloria. Elytra longitudine mm. 27: 
Gr. Panteli subsp. Poultoniana Griffini 1909. 
(Vide in: Griffini 1910, Op. cit., pag. 14). 
Habitat: Silhet. 



ISTITUTO ANATOMICO DELLA R. UNIVEKSH'A DI CAGLIARI 



Prof. GIUSEPPE STERZI 



Intorno alio sviluppo del tessuto nervoso nei Selaci. 



35 vietata la riproduzione. 

Nello studiare lo sviluppo del sistema nervoso centrale dei se- 
laci per completare il 1° libro del II volume della mia opera: " II 
sistema nervoso centrale dei vertebrati „, ho riscontrato alcuni f'atti 
che mi sembrano di un certo interesse perche pongono sotto una 
luce assolutamente nuova lo sviluppo del tessuto nervoso dei se- 
laci e fanno supporre che se ne possano rinvenire di simili anche 
negli altri vertebrati. Per cio espongo brevemente tali fatti nella 
seguente nota. 

Riguardo alia istogenesi del tessuto nervoso dei vertebrati in 
generale e dei selaci in particolare, le opinioni sono poco discordi ; 
si ritiene infatti che le pareti del tubo midollare siano primitiva- 
mente costituite da un solo strato di cellule epiteliali e che que- 
ste, moltiplicandosi piu e piu volte, vada.no a formare l'abbozzo 
del tubo neurale. Tali cellule sarebbero distinte le une dalle altre 
e costituite da un nucleo, piu o meno voluminoso, circondato da un 
sottile strato di citoplasma. 



- 35 - 



E questo e difatti l'aspetto del tubo midollare di un piccolo 
embrione di selacio, quando lo si esamini in sezioni di materiale 
incluso in paraffina. Pero, in tali sezioni gli Autori non hanno po- 
sto attenzione ad alcuni fatti, che per me sono invece di grande 
importanza; le cellule del tubo midollare non hanno invero limiti 
regolari, il citoplasma deli'una non essendo mai separato da quello 
delle vicine per mezzo di una linea netta e precisa; tra cellula e 
cellula si trovano poi degli spazi irregolari, ora grossi piu di un 
nucleo ed ora sottilissimi ; inflne frequentemente piu nuclei sono 
immersi in una sola massa citoplasmatica, quasi a formare un 
grosso elemento polinucleato (e questo aspetto e state creduto da 
alcuni Autori, che lo riscontrarono anche in embrioni di vertebrati 
superiori, come la dimostrazione che le cellule nervose definitive 
provengono dalla fusione di parecchie cellule embrionali). 

Ma se invece di ricorrere alia inclusione in paraffina, la quale, 
malgrado ogui cura piu scrupolosa, determina sempre una coarta- 
zione del citoplasma, ci serviamo della inclusione in celloidina od 
in gomma-sciroppo, oppure esaminiamo dei frammenti di tubo mi- 
dollare di embrioni di Acanthias o di Mustelus lunghi meno di 
40 mm. dissociandoli sul portaoggetti, troviamo disposizioni che ci 
conducono a formarci un concetto del tutto diverso sulla istogenesi 
del tessuto nervoso ; infatti allora vediamo che il tubo midollare dei 
selaci e fotmato da un neurosincizio, cioe da una sola e grande 
massa citoplasmatica, nella quale sono sparsi numerosi nuclei. Al- 
cune osservazioni fatte in embrioni di polio e di pecora, nei quali 
ho esaminata anche la struttura del tubo midollare fresco, disso- 
ciato in soluzione di cloruro sodico al 0,75 % a cui avevo aggiunto 
piccota quantita di soluzione satura di bleu di metilene, mi fanno 
pensare che il neurosincizio formi il tubo midollare di tutti i ver- 
tebrati nei primi stadi del loro sviluppo ; pero intorno agli altri 
vertebrati non oso ancora fare una affermazione recisa come nei 
selaci, volendo prima estendere le indagini. 

Solamente in corrispondenza della lamina ependimale (che for- 
ma, come tra pcco vedremo, la parte piu interna del neurosincizio) 
si osservano talvolta delle apparenze, le quali la farebbero supporre 
costituita da vere cellule, congiunte 1' una all'altra per mezzo di 
sostanza cementante. Ma si deve tener presente a questo propo- 
sito che gia negli embrioni di Acanthias lunghi 6 mm. attorno 
ai nuclei della predetta lamina compaiono nei citoplasma delle fi- 
brille, le quali si riuniscono in un fascio poco compatto ai poli 
nucleari ; queste fibrille da principio non sporgono dalle pareti della 



- 36 - 



fessura centrale, ma lo fanno in seguito, trasformandosi cosi in 
ciglia vibratili, ed allora, al momento di uscire dal citoplasma, 
mostrano un chiaro bottoncino basale : dal lato opposto del nacleo 
il fascio fibrillare cresce verso la periferia del tubo midollare, insi- 
nuandosi tra i nuclei indifferenziati del neurosincizio. 

Ora, siccome tra il fascio di fibrille che appartiene ad un nu- 
cleo ed il fascio del nucleo vicino rimane una sottile zona di cito- 
plasma senza fibrille, questa zona puo a torto venire interpretata 
come uno strato di sostanza cementante. Non deve del resto sem- 
brare strano che le cellule ependimali siano fuse insieme neli'em- 
brione, poiche anche nelTadulto possono essere anastomizzate Tuna 
con I'altra per mezzo di ponti citoplasmatici ed anche essere fuse, e 
furono descritte dallo Studnicka (') non solo nei selaci, ma anche 
in altri pesci, negli anfibi e perflno neiruomo. 

II neurosincizio si conserva per buon tratto nello sviluppo dei 
selaci. In embrioni di Acanthias lunghi 30 mm., nei quali sono gia 
bene differenziate la sostanza bianca e la sostanza grigia, e nei 
quali oltre agli abbozzi delle colonne si osservano perflno quelli di 
alcuni fasci, la sostanza grigia si conserva ancora alio stato sinci- 
ziale ; infatti la formano numerosi nuclei grossi, ellittici, immersi 
in poco citoplasma comune, nei quale incominciano gid ad osser- 
varsi le microfibrille. In embrioni piu avanzati (40 mm.) la differen- 
ziazione del citoplasma e molto progredita (vedremo tra poco quale 
ne sia la natura), ed ha raggiunto il suo compimento nelle colonne 
ventrali di embrioni lunghi 50 mm., nei quali si vedono alia meta 
del tronco colonne ventrali con cellule radicolari dai contorni netti 
e precisi. 

Trattando con il metodo del Golgi la midolla spinale di embrioni 
nei quali non e ancora avvenuta la separazione di cellule nervose 
dal neurosincizio (embrioni di 30-40 mm.), si osserva che il bicromato 
d'argento si deposita irregolarmente, e cosi puo simulare la presenza 
di cellule nervose enormi (le quali corrispondono invece ad un tratto 
piu o mono esteso di neurosincizio con i suoi nuclei); in tal modo e 
daoo ottenere immagini come quelle rappresentate daLenhossek ( 2 ) 
(fig. 9-14) in embrioni di Pristiurus, ove si vedono cellule nervose 
grandi come mezzo abbozzo di colonna ventrale. 

Ammettendo che nei giovani stadi la midolla spinale sia costi- 

V) si ikI ni< ka P. K. Unicr.siK limi-. M ilber den Baa ties Ependynis aervfisen Centralor* 

gWB», Ana tout. 1 1, ■//,>, herOUSff. M>rl,rl it. lUntuvtt, 11. IS, l'.HH). pag, 964*395. 

(-) Lenhotaek (von) m. - BeobaohtoDgeo an den Spinalgouglieu and dem Riiokonmark vou 
l'ristiiuuaoiubryoiicn. Anal. Anz. y JUL VII, i89$ t pay. ol'J. 



- 37 - 



tuita da un neurosincizio, si spiegano le irregolarita nella forma e 
nei limiti delle supposte cellule embrionali che si vedono nei pre- 
parati inclusi in parafflna. Secondo questa concezione (la quale forse 
non incontrera troppo favore nei sostenitori della teoria del neurone, 
perche essi ammettono l'indipendenza delle cellule nervose fino dalla 
loro prima comparsa), il tessuto nervoso al principio dello sviluppo 
si comporta in modo simile agli altri tessuti embrionali, che pure 
compaiono come sincizi. 

Alia concezione del neurosincizio taluno potrebbe obiettare 
che anche in stadi embrionali assai giovani, nei quali il neurosin- 
cizio e evidente, si possono avere col metodo del Golgi dei prepa- 
rati nei quali si vedono elementi distinti e sopratutto cellule epen- 
dimali con la loro forma tipica e con prolungamenti estesi fino alia 
periferia della midolla. Ma alia obiezione si pud rispondere che col 
metodo del Golgi non si ottengono mai elementi a contorni precisi 
e regolari, ma che la deposizione di sale argentico da delle figure 
a contorni irregolari ed accidentati, le quali dimostrano che tale 
deposizione non ha trovato dinanzi a se un limite netto, qual'e 
quello prodotto da una membrana cellulare o da uno strato di sostanza 
cementante, che ne impedisca la diffnsione. Inoltre devo aggiungere 
che Tesame di molti preparati ottenuti col metodo del Golgi ed il 
confronto tra essi e quelli fatti, col metodo fotografico del Cajal e 
col metodo del Bielschowsky per le neurofibrille, mi hanno convinto 
che il metodo del Golgi si deve riguardare come una grossolana de- 
posizione di bicromato argentico tra le neurofibrille e tra le fibrille 
ependimali, deposizione che e dovuta alia grande affinita che hanno 
queste fibrille per i sali metallici e specialmente per quelli d'ar- 
gento. Quindi il metodo del Golgi applicato al neurosincizio ci in- 
dichera quale e il cammino di un fascio di neurofibrille o di fibrille 
ependimali (cammino che invece ci e dimostrato con grande finezza 
dai metodi suddetti del Cajal e del Bielschowsky), ma non ci in- 
dichera veri limiti cellulari ; tutto al piu, siccome le neurofibrille 
indicano con approssimazione quali saranno il limite e la forma 
della futura cellula nervosa e della futura cellula ependimale, ne 
risulta che il metodo del Golgi ci potra indicare quali zone del ci- 
toplasma neurosinciziale siano sotto la dipendenza dei singoli nuclei 
del neurosincizio; insornma, per valermi di un paragone grossolano, 
agira come la ebollizione della cartilagine, la quale ci fa riconoscere 
quali zone della sostanza fondamentale siano prodotte dal metabo- 
lismo di una determinata cellula o dj un determinate gruppo di 
cellule. 



- 38 - 



Come crescono i nuclei del neurosincizio ? E come si differen- 
zia il suo citoplasma, in modo da aversi neuroblasts e spongiobla- 
st! distinti ? Per rispondere a queste due domande ho fatto nume- 
rose indagini, i cui risultati riassumerd nelle pagine seguenti. 

# 

# # 

La moltiplicazione dei nuclei neurosinciziali. — Non e ancora 
stabilito in qual modo l'epitelio ependimale primifcivo si moltiplichi 
e dia origine a quell'enorme complesso di nuclei che sono diffusi 
nel neurosincizio e che diventeranno poi i nuclei dei neuroblasts e 
degli spongioblast! ; nei selaci la questione non venne neppure mai 
avanzata. II Bonomef) ha osservato che negli uccelli e nei mam- 
miferi le cellule germinali (cosi egli chiama tutte le cellule che cir- 
condano il canale centrale e che sono capaci di jnoltiplicarsi) si 
moltiplicano in maniera del tutto particolare, che, a quanto mi 
sembra, costituirebbe una nuova specie di moltiplicazione diretta; 
infatti il Bono me afferma che i nuclei delle cellule suddette emet 
tono dei corpicciuoli, i quali non si possono " altrimenti interpre- 
tare che come dei paranuclei o cariosomi „; questi si allontanano 
poi dal nucleo che li ha prodotti e danno origine a nuovi elementi 
cellulari. Inoltre ha veduto che nella zona periependimale vi sono cel- 
lule il cui nucleo produce contemporaneamente molte gemmazioni, 
le quali si dispongono at^orno ad esso come i denti di una ruota 
da timone e poi si distaccano dalla cellula madre, generando nuove 
cellule. II Bono me crede che questo modo di moltiplicazione sia 
da riguardare come una frammentazione del nucleo (a me sembre- 
rebbe invece una particolare forma di gemmazione, poiche il nucleo 
paterno non viene diviso in tanti frammenti, ma permane nella 
cellula madre). Ho voluto ricordare questi risultati delle indagini 
del Bonome intorno alia moltiplicazione degli elementi del tubo 
midollare degli uccelli e dei mammiferi, perche non ho mai osser- 
vato nessun fatto simile nel tubo midollare dei selaci. In questi 
pesci i nuclei del neurosincizio si moltiplicano per cariocinesi dei 
nuclei dell'ependima. Le figure cariocinetiche si osservano gia al 
momento nel quale incomincia a formarsi la doccia midollare ; 
quando poi il tubo midollare si e costituito, allora diventano nu- 
merose. E per mezzo di questa moltiplicazione che si inspessiscono 



I'.onoMic A. — Siiiri.sl(»t, r »'ii« , Ni <lella ncvio^lin iiormalr vn ■|rl»rati. Arch, di Annt. c di 

JJinbriol. Vid. VI, l'J07, ya<). XGl-264. 



-SO- 



le pareti laterali del tubo midollare, ed appunbo per cio le cartocinesi 
sono quasi tutte situate nelle pareti dell'ampia fessara centrale 
(nome col quale indico la cavita che precede il canale centrale de- 
finitive). I fusi acromatici delle figure cariocinetiche sono orientati 
in due modi, poiche la maggior parte di essi ha Fasse principale 
perpendicolare alle pareti della fessura centrale, ed alcuni lo hanno 
invece parallelo a queste pareti ; i primi sono quei fusi che appar- 
tengono a cariocinesi destinate ad originare nuclei i quali inspessi- 
scono le pareti del tubo raidollare, gli altri invece sono di carioci- 
nesi le quali onginano nuclei che vanno a formare nuovi elementi 
dell'ependima e quindi servono ad assicurare il rivestirnento della 
fessura centrale, che nei primi stadi va continuamente allargan- 
dosi ('). 

Negli embrioni di Acanthias, di Scyllium e di Torpedo lunghi 
6-10 mm., le figure cariocinetiche si trovano tutte nello strato 
ependimale del neurosincizio e nelle sezioni trasversali di un em- 
brione di Acanthias lungo 8 mm. fatte alia meta del dorso ed aventi 
lo spessore di 5 y. Tana, si contano in media una diecina di cario- 
cinesi per sezione; i nuclei che provengono dalle cariocinesi dirette 
perpendicolarmente alle pareti della fessura centrale si trovano su- 
bito attorno alio strato ependimale (strato che deve venire an- 
on' esso riguardato come porzione del neurosincizio, dato che i suoi 
elementi non sono completamente separati tra loro ne dal resto del 
citoplasma neurosinciziale). Questi nuclei spingono verso la periferia 
i nuclei formatisi precedentemente e per il continuo ripetersi del 
processo, ne risulta che i nuclei delFabbozzo midollare sono tanto 
piu giovani quanto piu sono vicini alia fessura midollare. 

In Acanthias, in Scyllium ed in Mustelus il processo carioci- 
netico continua per tutta la vita embrionale; pero, a cominciare 
da embrioni lunghi 25-30 mm., benche raramente, si vedono figure 
cariocinetiche anche lontano dalla fessura centrale e qualche rara 
volta se ne riscontrano perfino in prossimita della superficie mi- 
dollare. Inoltre si trovano dei nuclei con una forma tale da lasciar 
sorgere il dubbio che lontano dalla fessura midollare e specialmente 
negli abbozzi delle colonne ventrali avvengano delle moltiplicazioni 
dirette. Io pero non intendo per ora che di avanzare una ipo'tesi, 
e la fondo sulla osservazione di frequenti nuclei piu o meno stroz- 



(i) Era gia in corso di stampa il presente lavoro quando comparve una nota dell'Erhard 
(Diplosomen und Mitosen in cilientragenden Ependyra eines Haifischembryo. Anat. Anz., Bd. XXXVIII, 
n. 6-7, 24 Januar 1911), il quale nella tela coroidea di embrioni di Acanthias ba appunto osservato 
queeta secon da forma di orientamento dei fusi per la neoformazione delle cellule ependimali. 



- 40 - 



zati verso la loro meta e di frequenti coppie di nuclei molto vicini, 
come se dopo la loro formazione non si fossero ancora allontanati 
Tun dalPaltro. 

* 

* * 

II differ enziamento del neurosincizio. — II tubo midollare negli 
embrioni di selacoidei lunghi meno di 10 mm. e costituito, come 
sopra vedemmo, da un grande numero di nuclei simiii tra loro ed 
immersi in una piccola quantita di citoplasma indifferenziato ; a 
questo periodo della struttura del neurosincizio potremo dare il 
nome di stadio indifferenziato del neurosincizio. Vi e una differen- 
ziazione degli elementi neurosinciziali solamente nelle pareti della 
fessura centrale, ove, accanto a nuclei circondati da citoplasma 
con fibrille ependimali e che verosimiimente rappresentano le anti- 
che cellule ectodermiche, che hanno formato il tubo midollare pri- 
mitive, si vedono cellule circondate da abbondante citoplasma ialino, 
le quali sono in attiva moltiplicazione cariocinetica e formano le 
cellule germinali dello His. 

Poco prima che incomincino a costituirsi gli abbozzi delle co- 
lonne ventrali (fatto che s'inizia gia in embrioni di Acanthias lun- 
ghi 12 mm.), i nuclei indifferenziati del tubo neurale (lascio per ora 
da parte quelli della lamina ependimale) si modificano per forma e 
struttura e contemporaneamente si modifica pure il citoplasma 
sinciziale che sta attorno a ciascuno di essi; cosi il tubo neurale 
viene ad essere costituito da neuroblasti e da spongioblast^ nel 
senso ammesso dallo His per i cranio ti superiori. 

I neuroblasti compaiono negli abbozzi delle colonne ventrali 
gia in embrioui di Acanthias lunghi 8 mm. Si vede infatti che al- 
cuni dei nuclei periferici del neurosincizio nel territorio ove si fornie- 
ranno le colonne veutrali migrano nella massa citoplasmatica neu- 
rosinciziale verso la superricie del tubo neurale, senza pero rag- 
giungerla; cosi, mentre la quasi totalita dei nuclei neurosinciziali 
rimangono separati l'uno dall'altro per mezzo di una quantita mi- 
nima di citoplasma, questi pochi nuclei migrati sono circondati da 
una zona di citoplasma abbastanza abbondante. Progredendo nello 
sviluppo, questi nuclei diventano molto piu voluminosi degli altri 
ed il loro reticolo cromatico si fa meno n'tto; per il loro ingrossa- 
mento possono avvicinarsi l'uno all'altro in mode da formiire dei 
giuppi di due o tre nuclei. Negli embrioni di Acanthias lunghi 15- 
20 mm. nel citoplasma indiilerenziato e comune a questi nuclei 



- 41 - 



incominciano a comparire le neurofibrille, in forma di un pennello 
che da un lato si espande su una delie estremita del nucleo incap- 
pucciandolo, mentre dall'altro iato rimane riunito e termina a punfca; 
attorno a qualche nucleo il metodo fotografico del Cajal fa ricono- 
scere un principio di reticolo neurofibrillare. 

In alcuni nuclei il fiocchetto di fibrille sembra originare da 
un cumulo centrale omogeneo di sostanza speciale che ha affinita 
per il sale argentico come lo hanno le neurofibrille ; non so 
ancora se si tratti di cattivo differenziamento (e se quindi questo 
cumulo di sostanza non sia da riguardare come un fascio di neuro- 
fibrille) oppure se quel cumulo indichi uno stadio della differenzia- 
zione del citoplasma in neurofibrille. Come adunque vedesi, io ho 
trovato in questo stadio dello sviluppo del tubo midollare dei 
selaci dei fatti simili a quelli riscontrati dal Best a ( l ) col suo me- 
todo speciale negli embrioni di uccelli. In embrioni lunghi 25 mm. 
i nuclei sono intieramente circondati da neurofibrille ed il brevis- 
simo pennello degli stadi precedenti e divenuto un vero cilindras- 
sile, che ormai esce anche dalla midolla e si addentra nelle radici 
ventrali ; pero neppure a questo stadio il neurosincizio si e diviso 
in cellule distinte Tuna dall'altra. Yi sono infatti ancora, nella parte 
piu centrale del tubo midollare, numerosissimi nuclei indifferenziati 
immersi in scarso citoplasma, come si osservava negli stadi pre- 
cedenti ; nelle colonne ventrali si hanno i grandi nuclei sopra de- 
scritti circondati dalle neurofibrille, ma, se ogni nucleo e circon- 
dato da una massa citoplasmatica propria con neurofibrille, pero 
queste masse non sono separate Tuna dall'altra per mezzo di una 
membrana o di uno spazio. Ad ogni modo io ritengo che a questo 
stadio si possano indicare come neuroblast i nuclei suddetti col 
citoplasma differenziato in fibrille che li circonda. 

Col crescere degli embrioni si vede infatti che, mentre aumenta 
il differenziamento del citoplasma di ogni neuroblasto, si formano 
anche dei piccoli spazi che limitano il citoplasma di un neuroblasto 
da quello dei neuroblast vicini o dalla massa citoplasmatica del 
neurosincizio non ancora differenziata ; e questi spazi aumentano e 
si fondono, di modo che in embrioni di Acanthias lunghi da 45 a 
50 mm., i neuroblast sono ormai nettamente delimitate II Bo- 
nome (loc. cit. pag. 333), che non segui le modificazioni sopra de- 
scritte e esamino un solo embrione di Mustelus lungo 50 mm., vi 



0) Beat a C. — Sopra le prime fasi di sviluppo delle neurofibrille negli elementi del midollo 
•plnale. Atti del 1" C'ongresso della Soc. ital. di nevrologia, Napoli, 1000, 



- 42 - 



distingue due specie di neuroblasti ; alcuni, i quali hanno grosso il 
nucleo ed abbondante e ialino il citoplasma, " sono destinati a di- 
venire cellule ganglionari „ ; altri, che hanno ovale il nucleo, gra- 
nuloso il citoplasma e due prolungamenti polari che si anastomiz- 
zano con quelli dei neuroblasti vicini, " sono destinati a di venire 
fibre nervose od a dare origine a specie di plessi nervosi „. Le mie 
indagini non mi hanno permesso di riconoscere a nessun stadio 
questi due tipi di neuroblasti. 

Nelle colonne ventrali di embrioni di Mustelus e di Scyllium 
lunghi 30-60 mm. il Pighini C) ha osservato dei gruppi di nuclei 
con vario aspetto, cioe ora avvicinati semplicemente l'uno all'altro 
ed ora fusi insieme. L'A. crede che questi speciali rapporti ven- 
gano a confermare le vedute delFragnito, del Capo bianco, del 
Bet he, ecc, che studiando sopra tutto lo sviluppo della midolla 
spinale del polio, emisero e sostennero l'opinione che il nucleo della 
cellula nervosa definitiva rappresenti la fusione di vari nuclei em- 
brionali costituenti una colonna nucleare od un sincizio. Su questo 
argomento io non concordo col Pighini ; infatti non ho mai potuto 
osservare una chiara fusione di vari nuclei in una sola massa e 
senza tale constatazione non si potra mai asserire che il nucleo 
della cellula definitiva derivi da piu nuclei riuniti in uno solo. Ma 
vi e un altro fatto che vieta di accettare la suddetta ipotesi, ed e 
la presenza delle neurofibrille, le quali formano sistemi distinti at- 
torno ad ognuno di quei nuclei che diventeranno nuclei di neuro- 
blasti ; se i nuclei si fondessero, dovrebbero necessariamente fon- 
dersi anche i sistemi neuroflbrillari e dovrebbero scomparire nel 
punto di fusione dei nuclei, ed io non ho mai potuto vedere nep- 
pure una traccia di tale fatto. 

Faccio poi notare che, anche lasciando da parte Torigine del 
nucleo della cellula nervosa, tra il modo di interpretare la genesi 
dei neuroblasti ammessa dal Pighini e quello osservato da me, 
vi e profonda diversita ; il Pighini crede infatti che nei primi 
stadi si abbiano cellule distinte Tuna dall'altra, le quali si fonde- 
rebbero poi a gruppi per formare fcanti piccoli sincizi, ciascuno dei 
quali corrisponde ad una futura cellula nervosa ; io invece ho ve- 
duto che nei primi stadi vi 6 un neurosincizio solo, che forma tutto 
il tubo neurale e che secondariamente alcuni nuclei di esso, cir- 



(') Pighini. Snllii orlglne <■ formaelooe della oellula nervosa ne>ili embrioni »li aelaoi. BM« 
tta */>iriin. ill Vreniatria 4 Mtd. legale, Vol. :>/, 1905, pan. :>c>. Anche in: Bibliogr. aiuitomiquc, 
T. f4i V. A 94. 



- 43 - 



condandosi di una zona di citoplastna differenziato in neurofibrils, 
diventano neuroblasti. 

G-li spongioblasti incominciano a differenziarsi piu tardi dei neu- 
roblasti, ed anche essi si vedono comparire da principio negli ab- 
bozzi delle colonne ventrali. Quando si formano le prime neurofi- 
brils attorno ai nuclei neuroblastici (embrioni di Acanthias lunghi 
15 mm.), in mezzo a questi si notano alcuni nuclei del neurosin- 
cizio i quali si distinguono dagli altri perche sono piccoli, sferici 
e con la cromatina molto addensata ; li circonda uno strato sottile 
di citoplasma, distinto dal resto della massa citoplasmatica neuro- 
sinciziale, perche e ialino ed omogeneo ; esso ha contorni regolari 
ma e aneora fuso col resto del citoplasma neurosinciziale. Questi 
nuclei con il loro alone citoplasmatico sono i primi spongioblasti. 
Le fibre di nevroglia compaiono molto tardi e vidi le prime in em- 
brioni di Acanthias lunghi 75 mm.; si formano in vicinanza dei 
nuclei spongioblastici e crescendo si allungano e si spingono lon- 
tano da essi. Forse le fibre compaiono cosi tardi perche negli em- 
brioni lunghi meno di 75 mm. provvedono a formare il tessuto di 
sostegno del tubo nervoso le cellule ependimali con le loro grosse 
e rarnificate fibre che si spingono fino alia periferia del tubo sud- 
detto. 

Anche nei selacoidei moite di queste cellule, rimanendo incluse 
nello spessore delle pareti del tubo nervoso, si trasformano in cel- 
lule di nevroglia. 

II Bonome (loc.-cib. pag. 332), descrivendo le disposizioni os- 
servate in un embrione di Mustelus lungo 50 mm., afferma che 
gli spongioblasti hanno nucleo piccolo, male differenziabile dal pro- 
toplasma per la intensa colorabilita di quest'ultimo e che essi danno 
origine a prolungamenti diretti in vario senso. 

Come il tubo nervoso, cosi anche le radici ed i gangli nervosi 
sono in origine alio stato sinciziale, e solo secondariamente si dif- 
ferenziano in essi cellule distinte le une dalle altre. 

Nel tubo nervoso il differenziamento incomincia dalla periferia 
e progredisce verso il centro ; cosi, in embrioni di Acanthias lun- 
ghi 80 mm., gli abbozzi delle colonne contengono ormai vere cel- 
lule nervose e vere cellule di nevroglia con contorni bene netti e 
separate tra loro e dalle fibre nervose per mezzo di spazi (che 
verosimilmente servono alia circolazione plasmatica ed hanno quindi 
grande importanza nutritiva), mentre nelle parti centrali delle pareti 
nervose, vicino air ependima, il neurosincizio si conserva ancora 
nello stadio indifferenziato. 



- 44 - 



II Bonome, occupandosi della isbogenesi della nevroglia nei ver- 
tebrati, conclude che u non tutte le cellule indifferenti o migranti 
giungono a maturazione per differenziarsi o in spongio- o in neuro- 
blast. Una parte delle medesime durante la migrazione si modifica 
profondamente sia dal lato morfologico, sia dal lato chimico e scorn- 
pare, fornendo materiale per la formazione del reticolo. Un' altra 
parte rimane tale, senza differenziarsi, per tutta la vita embrionale 
ed anche dopo la nascita (loc. cit. pag. 336) „. Nei selaci non sono 
riuscito ad osservare queste speciali forme di elementi cellulari. 

Nel passo ora citato l'A. accenna alia presenza di un reticolo, 
che in altri luoghi indica col norae di reticolo sinciziale; questo re- 
ticolo non ha niente di comune col citoplasma neurosinciziale nel 
senso stabilito da me, e rappresenterebbe uno stadio dello sviluppo 
della nevroglia, stadio che non ho potuto riscontrare nei selaci. 

* 

* * 

Da quanto ho sopra esposto, sembrami di poter concludere che: 
1° il tessuto nervoso del nevrasse da principio e costituito 

da un sincizio (neurosincizio), come gli altri tessuti embrionali ; 

2° i nuclei del neurosincizio si moltiplicano per cariocinesi 

dai nuclei delle cellule germinali che si trovano tra le cellule epen- 

dimali, ed i nuclei neoformati spingono verso la periferia quelli ori- 

ginati prima ; 

3° il neurosincizio, che dapprirna trovasi in uno stadio in- 
differente, si differenzia poi in neuroblasti ed in spongioblasti ; 

4° i neuroblasti si costituiscono perche in una zona di cito- 
plasma neurosinciziale che circonda alcuni grandi nuclei speciali, si 
formano le neurofibrille e perche allora questa zona di citoplasma 
si separa dal resto del neurosincizio ; 

5° gli spongioblasti si producono perche attorno a piccoli 
nuclei particolari si differenzia dal resto del citoplasma neurosin- 
ciziale un sottile strato di citoplasma ialino, in cui cominciano a 
formarsi le fibre di nevroglia ; 

6° il differenziarnento del neurosincizio progredisce dalla pe- 
riferia verso il centro dell'abbozzo neurale. 

E probabile che queste conclusioni, le quali valgono per lo svi- 
luppo del sistema nervoso centrale dei selaci, debbano venire appli- 
cate anche a quello degli altri cranioti. Esse concordano coi risul- 
tati dello Held, il quale sostiene che anche il sistema nervoso pe- 
riferico denva da un sincizio (neurcncizio). 



SUNTI E RIVISTE 



1. Civalleri A. — Sullo sviluppo della guaina raidollare nelle fibre nervoso centrali. 
— Mem. clella Reale Accad. delle Scienze di Torino, serie 2 A , torn. 61. 1910. 

Le modalita della genesi e dello sviluppo della guaina midollare costitui- 
scono — come e noto — una questione quanto mai studiata e dibattuta. Dal- 
l'esposizione soramaria, che 1'A. compie, delle varie opinioni espresso dai diversi 
Autori risulta quanto poco sicure sieno le nozioni che attualmente abbiamo 
in proposito. 

Le ricerche personali del C. furono condotte sul midollo spinale di embrioni 
di polio. I ractodi di indagine furono i piu svariati, sia riguardo alia flssazione 
che alia colorazione del materiale; e cio alio scopo di poter convenienteraente 
studiare le formazioni che precedono la comparsa della raielina. 

L'evoluzione del midollo spinale fu seguita fin dal primo apparire del velo 
marginale. II quale, a un momento dato, per la scomparsa dei limiti cellulari 
degli elementi che lo compongono, assume l'aspetto di un sincizio, a struttura fine- 
mente fibrillare. Questo sincizio subisce in seguito un processo di vacuolizza- 
zione che gli conferisce l'apparenza di un fine reticolo. Direttamente immerse 
nella sostanza propria delle trabecole di questa trama sinciziale, decorrono al 
loro primo apparire le fibre nervose. 

In seguito cominciano a comparire nelle trabecole granulazioni lipoidi mi- 
nute e numerosissime, le quali tendono a confluire e a fondersi all'intorno di ogni 
fibra nervosa, per formare il primo abbozzo della guaina midollare. 

Contemporaneamente, in seno al sincizio vanno individualizzandosi gli ele- 
menti di sostegno, molti dei quali — in quanto si adattano alia posizione che 
le tibre nervose occupano nello spessore delle trabecole del sincizio — assumono 
in una fase del loro sviluppo una particolar forma (cellule ad anello). 

Tutti gli elementi nevroglici conscrvano — a comune col sincizio — la pro- 
priety di lormare granuli mielogeni. 

II C. conferma dunque l'opinione di taluni Autori, che agli elementi di so- 
stegno spetti la funzione di produrre la guaina miolinica ; pero non crede di 
poter escludere che ad una tale funzione compartecipi — sia pure secondaria- 
mente — anche il neuroplasma delle fibre ; e cio per gli intimi rapporti che le 
fibre nervose precocemente contraggono colle trabecole del velo marginale. 

L' involucro lipoide della libra nervosa si trasforma poi in mielinico, allor- 
quando in esso vengono a fondersi altri granuli (protargone) che compaiono 
successivamente in seno al tessuto di sostegno. 

tutto il sincizio costituente il tessuto di sostegno del midollo spinale es- 
sendo — secondo le vedute dell'A. — di natura indubbiamente ectodermica, la 
guaina midollare delle fibre nervose centrali e di conseguenza pure una produ- 
zione esclusivamente ectodermica, 

Tullio Term, 



2. Sergi Sergio. — Variazioni dei solchi dell' insula nel cervello umano. Con 2 
tavole. — Atti Soc. Rom. di Antrop., vol. 15, fasc. 62, p. 209-224. 1910. 

Da ricerche eseguite in numerosi cervelli appartenenti a diverse razze urna- 
ne FA. viene alie seguenti conclusioni : 

Non esiste un tipo unico di solcatura nell' insula dell'uomo e la variabilita 
e alquanto piu notevole nella zona antero-superiore che nella zona infero-po- 
steriore. 

Si possono distinguere due tipi di segmenti : i longitudinali b infero-poste- 
riori ed i trasversali o antero-superiori. Essi corrispondono a due zone distinte 
dell' insula; gli uni e gli altri si possono spostare di molto nella direzione della 
zona contigua per il prevalere ora dell'una ora dell'altra, ma non si osservanb 
compensi di sviluppo reciproci tra di quelli, si che si pud dire che esistano 
neir insula due campi corticali abbastanza ben detiniti. 

Lo studio quindi della solcatura dell' insula conferma l'esistenza di due zone 
corticali differenti corrispondenti a quelle che Flechsig detini per mezzo dello 
studio della mielinizzazione, Campbell per i caratteri istologici e Monakow 
e Gian nella* per i caratteri lisiologici. 

L'orientamento piu stabile e quello dei segmenti infero-posteriori o longi- 
tudinali. La stabilita di questo orientamento permette la formazione dei solchi 
longitudinali cospicui [s. centrale e s. longitudinale]. L'orientamento dei seg- 
menti della zona supero-anteriore e meno stabile, e questa variabilita maggiore 
e in correlazione con quanto conosciamo sulla sua mielinizzazione per la quale 
da Flechsig e suddivisa in tre aree. La maggior stabilita dei segmenti longi- 
tudinali dell'insula posteriore corrisponde alia zona. alia quale Flechsig attri- 
buisce caratteri primordiali. 

Entro ogni zona insulare la variabilita di numero, di forma e di posizione 
dei segmenti dei solchi e sottoposta a leggi di compenso. 

Quando sembra che si effettui un compenso tra i segmenti delle due zone 
contigue non si tratta che di spostamento ed incontro dei segmenti estremi 
periferici che si anastomizzano ; cosi il solco centrale deir insula che e il solco 
limite della zona posteriore, pud unirsi con qualche segmento della zona ante- 
riore ai suoi estremi. 

Tra i due lati di uno stesso cervello quasi sempre esiste una grande somi- 
glianza dei segmenti formatori dei solchi e nella loro orientazione. Questa so- 
miglianza permette di poter seguire la origine delle variazioni. 

Le variazioni tra i due lati non seguono una legge costante comune, non 
vi sono cioe caratteristiche propric dei segmenti formatori dei solchi per ogni 
lato. 

Non sono determinabili differenze sessuali. 

L'A. non ha potuto determinarc differenze specifiche di razza per i casi 
esaminati (Giapponesi, Indiani, Siulanesi, Ovambo, Herero, ottentotti, Negro di 
Tabor). Ha pero notato che le forme piu semplici si hanno tra i oegri e non 
tra le popolazioni asiatiche che con quelli sono state posto a conl'ronto ; che 
tra i negri si ritrovano anche le forme piu complessc ; che nei Giapponesi ed 
Indiani esaminati prevale per lo piii lo sviluppo dei segmenti della zona posto- 
riore a D; che in queste medesime popolazioni c piu (requente lo sviluppo mag- 
giore dei Beementi della zona anteriore dell'insula che nei oegri, 



- 47 - 



NOTE DI TECNICA MICROSCOPICA 



1. Martinotti Leonardo. — La colorazione panottica di Pappenhoim applicata allc 

sezioni — Riforma med., an. 26, n. 10, pp. 260-261, 1910. 

1. ° Le sezioni attaccate ai portaoggetti, sparaffinate e passate nella serie 
degli alcool, sono prese e direttamente dall'alcool o passate prima in acqua ven- 
gon coperte con un po' di soluzione di May Grunwald. 

Vengono lasciate cosi per circa un rainuto. 

2. ° Scnza gettare il liquido si versa sopra al vetro dell'acqua distillata, la- 
sciandola cadere a poco a poco, evitando possibilmente ogrli dispersione fuori 
del vetro. II volume dell'acqua deve essere circa il doppio di quello della solu- 
zione colorante. Si lascia agire il colore ancora per due minuti. 

3. ° Si getta tutto il liquido e, senza lavare, si copre la sezione con una so- 
luzione diluita di Giemsa in acqua distillata [1 goccia di miscela preparata da 
Griibler in 1 cc. di acqua distill.] colla quale si colora per 3 minuti. 

4. ° Lavaggio in acqua distillata. 

5. ° Aceurato essicamento con carta bibula. 

6. ° Immersione rapida in alcool assoluto. II differenziamento si effettua in 
tempo variabile dai 30" ai 60" ed e contrassegnato, quando la sezione e ricca 
di elementi acidotili, dalla tinta rosea che assumono le sezioni. 

7. ° Si rischiara in xilolo e si chiude in balsamo. 

La colorazione riesce con materiale flssato con i fissativi usuali [alcool, for- 
molo, Zenker] soprattutto con flssativi a base di sublimato. 

I nuclei vengono coloriti in azzurro intenso, il connettivo e le emazie rosa, 
i leucociti eosinotili scarlatto, i neutrotili rosa, le Mastzellen violetto. 

2. Petacci Arturo. — Ricerche sulla colorazione di Romanowski e metodo rapido 

per ottenerla. — Policlinico, an. 17, fate. 6, pp. 280-284. 1910. 

Sono moditicazioni al metodo classico del Romanowski per la colorazione 
del sangue. 

L'A. consiglia di procedere nel seguente modo : 
Preparare le seguenti soluzioni 

A. Bleu di metilene gr. 1 
Acqua distillata » 100 
Carbonato di soda » 0,50 

B. Eosina 1 0 / 0o » 100 

Versare contemporaneamente le due soluzioni A e B su gr. 100 di cloro- 
formio ed agilare in un recipiente ampio. 

Dopo qualclie ora o nel giorno successivo preparare la seguente miscela : 

Colore estratto col cloroformio cc. 25 

Eosina sol. acquosa 1 % gocce 25 

Alcool metil. puro cmc. 45 

Etere solforico » 25 



- 48 - 



Versare qualche goccia sul preparato in raodo che ne resti coperto, toglie- 
re quasi subito l'eccesso di colore facendone restare un sottile strato. 

Si fa essiccare il preparato e si monta direttamente in balsamo. 

L'A. ritiene che il cloroformio non solo estragga dal bleu di metilene il 
rosso di metilene, ma estragga anche dal bleu, privato di tutto il rosso ed unito 
all'eosina, un colore che da solo e capace di dare la colorazione di Romanowski. 

Anche dal rosso di metilene ripreso in soluzione acquosa ed unito ad eosi- 
na il cloroformio estrae un colore che ha elettivita per la cromatina. 



Angelo De Carlini 

E morto a Pavia il prof. Angelo De Carlini, uno dei soci fondatori dell'U- 
nione Zoologica, insegnante molto stimato al Liceo Foscolo di Pavia. Lascio 
somme cospicue in beneflcenza : tra Taltro fondo una borsa di studio per uno 
studente di medicina. Tra i lavori del De Carlini meritano di essere ricordati : 

— Artropodi dell' isola di S. Pietro (Sardegna). Soc. entomologica, Firenze 
1885. 

— Rincoti, emitteri ed omotteri pavesi. Ibid. 1886. 

— Vertebrati della Yaltellina. Milano, Bernardoni, 1888. 

— Artropodi della Valtellina. Societa entomologica, Firenze 1889. 

— Rincoti del Sottoceneri. » » » 1887. 

— Artropodi di Val Vigezzo » » » 1892. 

— Rincoti raccolti nel paese dei Somali. Annali del Museo Civico di Geno- 
va, 1892. 

Rincoti di Nkole (Africa centrale) raccolti dal capitano Casati. Soc. entomo- 
logica, Firenze 1894. 

— Rincoti del Giuba e suoi affluenti (Spedizione Bottego). Annali del Museo 
Civico, Genova 1895. 

— Rincoti dell' isola di Cetalonia. Soc. entomol., Firenze 1901. 

I generi e le specie nuove descritti dal De Carlini si trovano depositati al 
Museo di Pavia: i lavori di fauna alpina meritarono le lodi del Senatore Ca- 
merano al Congresso di Bormio. Rina Monti. 



Cosimo Chekumni, Amministratore-responsarile. 



FJroilM, 1W11. — Tip. L. Nicoolai, Via Faonza. 44. 



Monitore Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Itaiiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 

j> a i DOTTOKI 

GIULIO GHIARU6I EUGENIO FIOALBI 

Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia corap. e Zoologia 

nel R. Istitnto di Stud! Super, in Firenze nella li. Universita <li Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amtninistrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXII Anno "Firenze, Marzo 1911. N. 3. 



SOMMARIO : BlBLlOGR AFI A . — Pag. 49-55. 

Gomunicaziqni originali : Fliquier G-. C, Gontribnto alio studio della 
ghiandola lacrimale amana. (Con tav. 1). — Senna A.., La spermatogones! 
di Gryllotalpa vulgaris Latr. Nota preliminare. (Con 8 figg.). — Pag. 56-77. 

Nomenklatura anatomiga. — Pag. 77. 

Notizie. — Pag. 79. 

Unione Zoologica Italiana. — Pag. 80. 



Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



BIBLIOGRAFIA 



Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia. 

A. - PARTE GENERALE 

I. Bibliografia, 
Storia e Biografia zoologica e anatomica 

Abba. — Paolo Mantegazza (necrologio). — Riv. di igiene e di San. pubbl., 

An. 21, N. 18, pp. 546-548. Torino, 1910. 
Arrigoni Degli Oddi E. — Commemorazione di Richard Howdler Sharpe fatta 

alia Societa Zoologica italiana con sede in Roma. — Boll. Soc. Zoologica 

italiana, Ser. II, Vol. 11, {Anno 19), Fasc. 1-2, pp. 56-59. Roma, 1910. 
Canna, Marcacci, Sala, Romiti. — In memoria di Giovanni Zoja. — Pavia, 

Ed. Mattei e Speroni, 38 pp. 1910. 
Ficalbi E. e Monticelli Fr. Sav. — Repertorio di specie nuove di animali tro- 

vate in Italia e descritte in pubblicazioni itaiiane e forcstiere neiranno 1907. 

— Monit. Zool. Hal., An. 21, N. 3, pp. 62-76. Firenze, 1910. 



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Relazione. — Boll. Soc. di Naturalisti in Napoli. Ser. II, Vol. 3, (Anno 23), 

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Monticelli Fr. Sav. — Per Salvatore Lo Bianco. — Napoli, Coop. Tipogr., 1910. 

pag. 4. 

Negrini Francesco. — Enrico Sertoli. Commemorazione. — Clin. Veter., Sez. 

sc., An. 33, N. 4-6, pp. 145-161. Milano, 1910. 
Pieron Henri. — L'oeuvre d' Alfred Giard. — Rivista di Scienza « Scientia », 

Vol. 5, Anno 3 (1909), N. 10 (2), pp. 373-376. Bologna. 
Pugliese Angelo. — Enrico Sertoli: necrologia. — Atli Soc. ital. Sc. nat. e 

Museo Civ. St. nat. Milano, Vol. 49, Fasc. 2-3, pp. 85-87. Milano, 1910. 
Raffaele Federico. — Salvatore Lo Bianco. Commemorazione. — Boll. d. Soc. 

dei Natural, in Napoli, An. 23, Vol. 23, pp. 99-112. Napoli, 1910. 
Rosa Daniele. — V opera zoologica di E. H. Giglioli. — Boll. d. Soc. Eniom. 

ital., Anno 41, 1909, pp. 19-27. Firenze, 1911. 
Sterzi Giuseppe. — II merito di L. Botailo nella scoperta del forame ovale. — 

Monit. zool. ital., An. 21, N. 1, pp. 7-12. Firenze, 1910. 
Vinciguerra D. — Enrico Hillyer Giglioli. — Annali del Museo Civico di St. 

Nat. di Genova, Serie III, Vol. 4, pp. 479-493, con ritratto. Genova, 

1908-1909. 

II. Scritti zoologici d'indole filosofica 

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diche. — Monit. Zool. ital., An. 20, N. 2-3, pp. 84 88. Firenze, 1909. 
Cuboni G. — L'opera di Carlo Darwin e la critica moderna. — Natura, Vol. 1, 

Fasc. 9, pp. 301-308 ; Fasc. 10, pp. 331-338. Milano, 1910. 
Lener. — Da Carlo Darwin a Cesare Lombroso. — II Manicomio, An. 25, 

N. 3, pp. V- VIII. Nocera Infer lore, 1909. 
Pieron Henri. — L'etat actuel du probleme mutationniste. — Rivista di Scienza 

« Scientia », Vol. 7, Anno 4 (1910), N. 13 (1), pp. 154-160. Bologna. 
Ricci Omero. — L'evoluzione nel pensiero naturalisti co (L'origine della specie). 

— Rio. ital. di Sc. Nat., An. 30, N. 3, pp. 34-40. Siena, 1910. 
Russell E. S. — The evidence for natural selection. — Rivista di Scienza 

« Scientia », Vol. 5, Anno 3 (1909), N. 9 (1), pp. 67-85. Bologna. Trad. 

in francese dell'articolo in Suppl. a detto fasc, pp. 37-57. 
Russell E. S. — The Transmission of acquired Characters. — Rivista di Scien za 

« Scientia », Vol. 5, Anno 3 (1909), N. 9 (1), pp. 192-203. Bologna. Trad. 

in francese deirartipolo in Suppl. a detto fasc, pp. 115-127. 
Russell E. S. — Some Hypotheses on the structure of the Germ-plasm. (Ras- 

segna). — Rivista di Scienza « Scientia », Vol. 5, Anno 3 (1909), N. 10 

(2), pp. 412-419. Bologna. Trad, in francese dell'articolo in Suppl. a detto 

fasc, pp. 258-266. 

Russell E. S. — Evolution ou epigenese ? — Rivista di Scienza « Scientia », 
Vol. 8, Anno 4 (1910), N. 15 (3), pp. 218-226. Bologna. 

III. Scritti comprensivi e vari 
di Biologia, di Zoologia, di Anatomia 

Amantea G. c Manetta P. — Sugli scamltii cite avvengono nei ratti uniti in 
parabiosi. — Alii It Acc. d. Lined, Rendic. CI. sc. /is. mat. e nat., Ser. 5, 
Vol. 19, Sent. 1, Fasc. 9, pp. 585-590. Roma, 1910. 

Ascoli Giulio o Legnani Torquato. — Dell* esportazione dell' ipoflsi |Cano|. — 
Hull. SOC. medrChir, Par/a, An. 21. .V. 1, pp. 94-98, con far. Bavia, 1910, 



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Organismus. — Rivista di Scienza « Scienlia », Vol. 5, Anno 3 (1909), 
N. 9 (/), pp. 52-66. Bologna. Trad, in francese dell'articolo in Suppl. a 
detto fasc, pp. 23-36. 

Bayliss \V. M. — The functions of enzymes in vital processes. — Uivista di 
Scienza « Scientia », Vol. 8, Anno 4 (1910), N. 16 (4), pp. 306-321. Bolo- 
gna. Trad, in francese dell'articolo in Suppl. a delta fasc, pp. 157-173. 

Becher Siegfried. — Ueber Handlungesrcaktionen und ihre Bedeutung fur das 
Verstandnis der organischen Zweckmassigkeit. — Rioista di Scienza 
« Scientia », Vol. 8, Anno 4 (1910), N. 16 (4), pp. 322-338. Bologna. 
Trad, in francese dell' articolo in Suppl. a detto fasc, pp. 174-190. 

Bolm Georges. — Le psychisme chez les animaux inferieurs. — Itivista di 
Scienza « Scientia », Vol. 5, Anno 3 (1909), N. 9 (1), pp. 86-101. Bologna. 

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Bologna. Trad, in francese dell'articolo in Suppl. a detto fasc, pp. 19-33. 

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in francese dell'articolo in Suppl. a delta fasc, pp. 10-28, 



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Livini F. — Correlazioni anatomiche tra gli organi. Riassimto di lavori pubbli- 

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— Monit. Zool. ital., An. 20, N. 9, pp. 253-277. Firenze, 1909. 
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Istil. Lomb. Sc. e Lett., S. 2, Vol. 43, Fasc. 16, pp. 698-719. Milano, 1910. 
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Mannu Andrea. — Contribute alia conoscenza dei primi stadi di sviluppo del 

polmone nei Rettili (Gongylus ocellatus). Con tav. XV-XIX. — Arch. ital. 

Anatomia ed Embriol., Vol. 9, Fasc. 2, pp. 221-246. Firenze, 1910. 
Mannu Andrea. — Sopra la disposizione e lo sviluppo dei rami gastro-intesti- 

nali deH'aorta in alcuni Sauri (Anguis fragilis, Gongylus ocellatus). Con 23 

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Russo Achille. — Sui prodotti del diverso tipo di metabolismo osservato nelle 

uova di coniglio e sul loro valore per il problema della sessualita. — Arch. 

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Uufjini A. — Ricerche anatomiche ed anatomo-comparate sullo sviluppo della 

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Amato Alessandro. — A proposito di una rivista sul reticolo neurofibrillare in 
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Besta Carlo. — Ricerche sulla natura della colorabilita primaria del tessuto 

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Bornancini Vincenzo. — Sul potere migratorio delle « Plasmazellen ». — An- 

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Lincei. Rendic. CI. sc. fis. mat. e nat., Ser. 5, Vol. 19, Sem. 1, Fasc. 5, 

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Napoli, 1910. 

Gasbarrini Antonio. — Sulla struttura e sull'evoluzione delle « Monster cells » 
di Minot. — Annali Ostetricia e Ginecol., An. 32, Vol. 2, N. 10, pp. 754- 
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Livini F. — Genesi delle fibre collagene ed elastiche. — Vedi M. Z., XXI, 
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Maccabruni Francesco. — 11 processo di degenerazione dei nervi negli innesti 

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N. 4, pp. 710-717, con tav. Pavia, 1910. 
Martinotti Leonardo. — Le Plasmazellen. — Giorn. ital. d. malattie veneree 

e cl. pelle, Vol. 51, An. 45, Fasc. 4, pp. 522-582 ; Fasc. 5, pp. 645-701, 

con tav. Milano, 1910. 
Mattioli L. — Effetti dell'azione corabinata del digiuno e del freddo sul reticolo 

neurofibrillar della cellula nervosa. Con tav. — Riv. di Pat. nerv. e ment, 

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COMUNICAZIONI ORIGIN A LI 



IST1TUTO DI AN ATOMI A PATOLOGICA DELLA R. UN1VEKSITA Dl PAX 1A 
niKETTO UAL PROF. A. MONTI 



GIUSEPPE CAKLO KIQU1EE,, allievo intkrno. 



Gontributo alio studio della ghiandola lacrimale umana 



(Con Tav. I). 

E vietata la lipioduzioiie. 

Oggetto di questa mi a nota c, in generale, lo studio del tipo 
rnorfologico della ghiandola lacrimale umana e in particolare la di- 
stribuzione del connettivo nella medesima. 

# 

Oggi, per consenso unanime, alcune ghiandole occupano un po- 
sto ben definito nella classificazione generale; altri tipi ghiandolari 
invece, per quanto riguarda la loro struttura, sono oggetto di vivo 
dibattito fra gli Autori. 

E in questa discrepanza di opinioni per 'assegnare un posto ra- 
zionale ad una ghiandola o ad un determinate gruppo di esse, sem- 
bra quasi che gli A. A. si dilettino (e il loro scopo, in genere, e 
quelle di semplificare !) a mandar fuori classificazioni sempre piu 
intricate e meno rispondenti al vero. 

Basti ricordare, ad esempio, che la gh. lacrimale da alcuni vien 
considerata come gh. tubulare, da altri come racemosa composta, da 
altri ancora come gh. a grappolo composta con acini tubuliformi e 
da altri, m line, come gh. sacculiforme. 

Un tal fatco davvero ci lascia non poco meravigliati quando 
si pensi che gia nel 1888 Flemming, nel suo magistrals e classico 
lavoro, aveva fornito ad ogni studioso lo schema il piu semplice ed 
il piii esatto, secondo il quale lo ghiandole potevano venir classi- 
licate ! 



- 6 -7 - 



Sarebbe qui davvero il caso di riportare per esteso il lavoro 
deiranatomico tedesco che gia fin d'allora aveva per iscopo di por- 
tare un po' d' ordine, un po'di sistema nella classificazione delle 
ghiandole. Questo io non posso e non devo fare data la speciality 
del mio argomento ; dal lavoro di Flemming togliero solo quanto 
puo interessare la ghiandola in esame. 

Flemming, trattando l'argomento dal punto di vista generale, 
data la difficolta di stabilire una distinzione netta tra la forma a 
tubo e quella ad acino, riteneva che la divisione delle ghiandole in 
tubulari ed acinose, basata unicamente sulla forma dei fondi ciechi 
ghiandolari, non fosse stata troppo felice, in quanto che si erano do- 
vute ammettere, fra questi due tipi principali, numerose forme di 
passaggio, che, per essere fatte entrare nel tipo delle ghiandole aci- 
nose, dovevano subire descrizioni il piu delle volte inesatte. 

Egli, secondo la disposizione piu o meno complessa dei tubuli 
o degli acini, divideva le ghiandole in semplici e composte; le prime 
poi suddivideva in semplici non ramificate e in semplici ramificate ; 
le seconde in composte lobulari e in composte lobari. 

Secondo questo A. nei mammiferi di ghiandole con cul di sacco 
real men te sferico esisterebbero solo le gh. sebecee, i polmoni, la 
gh. mammaria, le ovaie e fino ad un certo punto anche i reni ; 
" tutte le altre ghiandole del nostro organismo, diceva, constano 
tt di tubi epiteliali cilindrici ramificati o no, che in certi tratti pos- 
" sono mutare di calibro, ma pei quali, senza dir cosa contraria al 
u vero, non si puo assolutamente parlare di diJatazione sferica, os- 
" sia di vescicole terminali appese a tubuli piu sottili. „ 

Flemming al termine alveolo od acino sostituiva il ten nine 
sistema di canali. 

II pancreas era ritenuto una ghiandola acinosa al punto di me- 
ritarsi il nome di ghiandola salivare addominale. Latschenb erg er 
si oppose ad una tale opinione, studio l'argomento e concluse che 
il pancreas era una gh. tubular e ramificata. 

Quest' idea, condivisa e riportata da Flemm i n g, fu accettata 
da molti altri A. A. 

Anche oggi dalla piu parte degli studiosi il pancreas e consi- 
derato come una ghiandola tubulare, poiche in esso di rigonfiamenti 
a sfera appesi alle ultime porzioni dei canali escretori, non se ne 
riscontrano affatto. Cio puo- valere anche per le ghiandole salivari, 
e per l'uno e per le altre non si puo parlare di vescicole terminali 
o di acini (in senso moderno). Si possono e vero incontrare in que- 
ste ghiandole i cosidetti infundibuli a clava, bisogna tener presente 



- 58 - 



pero che non si tratta di dilatazioni vere e proprie dei tubuli ter- 
minal^ ma, secondo F lemming, solo di un abbassamento dell'epi- 
telio nelle porzioni terminali dei tubuli che determina un aumento 
del lume ghiandolare. 

Io non discuto questa idea di F lemming, che cederebbe alia 
critica, amo meglio pero, riferendomi alia tanto semplice quanto ra- 
zionale ipotesi di Sala, ritenere tali dilatazioni claviformi come 
espressione di un fenomeno di adattamento funzionale. 

Secondo questo A. " le ghiandole iJ cui secreto e liquido e puo 
u percio uscirne senza bisogno di accumularsi in grande quantita 
" nel lume ghiandolare, presentano prevalentemente una forma tu- 
" bulare ; quelle invece il cui secreto e denso e poco scorrevole 
" hanno di preferenza una forma ad acino; in queste poi si scorge 
" che la forma ad acino si fa tanto meno spiccata per avvicinarsi 
" alia forma tubulare quanto piu il secreto diventa scorrevole. „ 

In base a cio si puo ritenere che esistendo originariamente la 
forma tubulare tipica, questa possa qualche poco venir modificata, 
quando la ghiandola venga chiamata a compiere la sua funzione. 

# 

# # 

Quando ancora le ghiandole venivano distinte in acinose e tu- 
bulari secondo i criteri prima accennati, la ghiandola lacrimale era 
ritenuta una ghiandola sierosa molto simile alia parotide e, insieme 
a questa, faceva parte del gruppo delle acinose. 

Per primo F lemming distruggeva un tale concetto metten- 
dola nelle tubulari composte ; dopo di lui anatomici ed oftalmologi, 
con ricerche comparative ed embriologiche, dimostravano l'esattezza 
della sua classificazione e consideravano la gh. lacrimale come una 
vera e propria ghiandola tubulare. 

Malgrado cio, ancor oggi qualche Autore non accetta una tale 
classificazione ; io credo quindi opportuno riferire i diversi reperti, 
confrontarli gli uni cogli altri, fare di tutti un obiettivo esame, nel- 
T intento di far risaltare la razionalita di quella classificazione. 

Falchi (1900) s'occupava dello sviluppo della gh. lacrimale nel- 
Tuomo, nel bue, nella cavia e nel coniglio, e in embrioni umani di 
7 cm. di lunghezza dimostrava la presenza di reri acini e di tubuli 
con lume centrale. In feti di 26 cm. notava la completa difTeren- 
ziazione degli acini facendo pero rimarcare la strettezza e la, poca 
chiarezza del Lume ghiandolare. Pero il reperto di Falchi, pub ve-; 
nire ben diversamente interpretato, quando si abbia presente lo 
schfMiia generale di aviluppo delle ghiandole. 



- 59 - 



Gia F lemming nel suo lavoro accennava a questo fatto e 
diceva " che una ghiandola embrionale, nella quale si vedono ap- 
" pena spun tare gli accenni dei canali secernenti in forma di bot- 
" toncini rotondi alle estremita dei canali deferenti, ha certamente 
" in tutto e per tutto l'aspetto di una ghiandola acinosa o alveolare 
" quale dovrebbe essere secondo lo schema tradizionale e cioe: acini 
" rotondi attaccati a peduncoli sottili. „ 

Un tale acino pero, faceva rilevare l'A., non e cio che molti 
chiamano acino od alveolo, ossia una estremita singola ed ultima 
del canale, ma bensi il punto di partenza di tutto un sistema di 
canali, poiche da questa rotonda forma d'impianto vengono poi ad 
originarsi dei tubuli ramiflcati. 

Realmente F ale hi si trovava di fronte una ghiandola che preci- 
samente neirembrione, assume va una forma acinosa piu pura che 
non nell'adulto. Non bisogna pero dimenticare che un tale reperto 
si osserva anche nello sviluppo delle piu pure ghiandole tubulari. 

II Toldt, da iniziali aggregati cellulari foggiati a bottone, ha 
potuto seguire lo sviluppo dei tubi delle ghiandole peptiche. 

Lo studio della morfologia delle ghiandole ha avuto un note- 
vole sviluppo coH'introduzione dei metodi di ricostruzione. 

Maziarsky (1901), col metodo di modellazione del Born,ri- 
costruiva a forte ingrandimento la ghiandola lacrimale e dall'esame 
accurato del modello ottenuto, traeva la conclusione che si trattasse 
di una ghiandola tubulare. 

Puglisi-Allegra (1903) riteneva la ghiandola lacrimale come 
una ghiandola tubulare composta. L'A. metteva facilmente in evi- 
denza una tale struttura tubulare mediante preparati per dilacera- 
zione o allestiti in seguito a macerazione non molto prolungata in 
acido arsenioso. Un tale reperto e evidentissimo nella tartaruga 
marina. 

Speciale (1905) studiava sistematicamente lo sviluppo della 
gh. lacrimale umana e, accordandosi con quanto Puglisi-Allegra 
aveva descritto nella tartaruga marina, veniva alia conclusione che 
fin dair inizio fosse una ghiandola tubulare ramificata senza acini 
visibili. 

Dubreuil (1907), in un esteso ed accurato studio sulla strut- 
tura e sulla funzione della ghiandola lacrimale, credeva opportuno 
definirla una ghiandola a yrappolo composta ad acini tubuliformi. 
uniformandosi alia classificazione di Renault. 

Tourneux (1911) nel suo manuale di Istologia Umana di- 
vide le ghiandole in alveolari e in tubulose e fra questi due tipi 



- 60 - 



principali crede indispensabile di mettere le ghiandole intermediarie 
o sacculiformi : la ghiandola lacrimale, secondo quesfco A. fa parte 
del nuovo gruppo. 

Vediamo pero se queste classificazioni hanno ragione di es- 

sere. 

Dub re nil chiamala ghiandola " a grappolo composta, n riferen- 
dosi alia distribuzione dei canali escretori dai quali partono molte- 
plici diramazioni ; e col termine di " acini tubuliformi „ indica i tu- 
buli secernenti avvicinandoli per un certo grado agli infundibuli a 
clava che si riscontrano in talune ghiandole. 

Tourneux, chiama piccoli sacchi le porzioni secernenti, ripe- 
tendo con altra parola il concetto del suo connazionale. 

Secondo questi A. A. i canali secernenti starebbero per quel 
che riguarda la forma fra i cilindri e le vescicole sferiche. Io credo 
pero che l'istituire una classe di mezzo, nella quale le unita secer- 
nenti sarebbero acini tubuliformi o sacculiformi, sia cosa che serva 
solo a far confusione ; a meno che pero Dubreuil non intenda dare 
alia parola acino l'antico significato. 

Osservando bene sezioni di questa ghiandola neH'uomo, si vede 
che i canali o sono addirittura tubuli o si avvicinano molto piu alia 
forma cilindrica che non a quella vescicolare. Una struttura che 
ricorda gli infundibuli a clava, se e stata verificata in alcune specie 
animali, non fu mai da me riscontrata nell' uorno, dove dalla na- 
scita alia piu tarda eta, la ghiandola ha struttura spiccatamente 
tubulare. Nel corso delle mie ricerche non mi fu mai dato di os- 
servare in sezioni microscopiche le dilatazioni a clava, che, per 
quanto abbiamo detto in principio di questa nota e precisamente 
sulla interpretazione da darsi alle medesime, anche essendo presenti, 
non permetterebbero mai di ascrivere la ghiandola lacrimale al gruppo 
delle ghiandole alveolar i. Le dilatazioni ovalari che taiora capitano 
nel campo microscopico vanno interpretate come ramificazioni, di- 
gitazioni dei tubuli secernenti che possono simulare l'esistenza di 
un vero infundibulo a clava, quando per avventura il taglio sia ca- 
duto perpendicolarmente a] piano di questa divisione. E da ricor- 
darsi ancora che in tut to il sistema di canali l'epitelio ha struttura 
assolutamente uguale. 

Io crederei dopo quanto e stato sopra esposto di poter conclu- 
dere, come gia un giorno Fie mining, che la ghiandola lacrimale 
e una ghiandola lubulare corriposta* 



- 61 - 



# 

# # 

Potendo disporre di un discreto numero di ghiandole lacrimali 
umane, ho creduto opporbuno studiare la distribuzione del connet- 
tivo nelle diverse eta; ho esaminato cosi ghiandole lacrimali di feti 
prematuri (di 7 mesi), di feti a termine, di bambini, di individui di 
media eta e di adulti. 

Per quanto riguarda la tecnica ho usato i comuni metodi pel 
connettivo: Mallory, Van Gieson, Cajal tricromico; il Biel- 
schowsky, ingegnosamente modificato dal Levi e il Cajal foto- 
grafico; il nuovo metodo proposto dal Train a. 

I miei reperti pero sono la piu parte desunti da preparati fatti 
col Bielsch o wsky, col Cajal e col Trajna; coi due primi me- 
todi ho ottenuto i risultati migliori e col Trainaho avuto reperti 
molto superiori a quell: che si ottengono col Mallory, col Van 
Gieson e col Cajal tricromico — Questo metodo per quanto non 
raggiunga la estrema finezza di dettaglio che si ha coi metodi ad 
impregnazione, e raccomandabile in tal genere di ricerche perche 
al pregio di poter essere applicato con successo a pezzi fissati in 
uno qualunque dei comuni fissativi, aggiunge quello di essere ra- 
pido e di facile allestimento. 

Nella figura ho riprodotto fedelmente, coll'aiuto della camera 
chiara, solo dei preparati ottenuti col Train a, per dar agio a chi 
applica il metodo di vedere come devono presentarsi le sezioni 
quando la colorazione sia ben riuscita. 

Per lo studio del tessuto elastico mi sono servito del metodo 
Unna-Taenzer, modificato dal Livini, e del metodo di Wei- 
gert, al quale si puo con successo far seguire la colorazione del 
Traina, e che mi ha fornito i risultati migliori. Per le cellule pla- 
smatiche ho usato l'Unna-Pappenheim. 

Sezioni microscopiche di ghiandole lacrimali di feti umani set- 
timini, asportate in toto e trattate coi metodi ad impregnazione e 
col Traina, ci permettono di vedere una robusta travata connet- 
tiva che divide in due porzioni il tessuto ghiandolare. Questa tra- 
vata, che per la massima parte si origina dalla espansione fibrosa 
del tendine dell'elevatore della palpebra superiore, e esclusivamente 
costituita da fibre collagene, da fibre elastiche e da cellule fisse. 

Alia periferia la ghiandola e limitata da una capsula esile, poco 
dift'erenziata, costituita da connettivo lasso fibrillare, contenente in- 



- «2 - 



trecci elastici disposti parallelamente alia superficie, e, solo di tratto 
in tratto, qualche cellula adiposa. 

Da questa capsula si dipartono, senza un ordine ben determi- 
nato, fascetti di fibre che vanno a costituire lo stroma di sostegno 
della ghiandola. La ghiandola a quest'epoca e divisa in zone di 
forma generalmente circolare ; i tubuli secernenti e i piu piccoli con- 
dotti escretori giacciono immersi in un tessuto connettivo intersti- 
ziale straordinariamento delicato, uniforme in tutta la sua esten 
sione, costituito da sottili fibre connective e da elementi cellulari 
di forma svariata, provvisti di esili prolungamenti ramificati che si 
anastomizzano circondando ciascun tubnlo. La differenziazione in 
lobi e lobuli non e ancora compiuta ; tubuli secernenti e condottini 
escretori mal si distinguono gli uni dagli altri, perche i loro lumi 
non sono ben chiari, e perche questi nei condotti escretori non hanno 
ancora raggiunfca la consueta grandezza. 

Solo in qualche caso si distinguono i tubuli secernenti dai con- 
dottini escretori per la maggior quantita di connettivo e per la co- 
stante presenza di fibre elastiche in questi ultimi. 

II connettivo e intimamente accollato alia superficie esterna 
dei tubuli secernenti ; riesce pero impossible vedere quali rapporti 
esistano fra esso e la membrana basale. 

I vasi di un certo calibro e i dotti escretori maggiori decor- 
rono nei sepimenti connettivi esistenti fra le zone circolari di tes- 
suto ghiandolare. 

Le fibre elastiche si mettono facilmente in evidenza nella 
capsula, nei sepimenti connettivali attorno ai vasi ed ai condotti 
escretori; sono invece difficilmente dimostrabili intorno ai tubuli 
secernenti. Non e detto pero che a quest'epoca la regione mtratubu- 
lare sia affatto sprovvista di tessuto elastico ; io ho potuto, qualche 
volta, notare la presenza di vere fibre elastiche, per quanto estre- 
mamente sottili, addossate ai tubuli secernenti. 

Molto sovente, alia periferia della ghiandola esistono fra la 
capsula. ed il tessuto ghiandoiare, degli spazii occupati da tessuto 
adiposo. 

Non esistono accumuli linfatici, ne quel certo grado di infiltra- 
zione che vedremo vcrificarsi molto sovente nelle ghiandole adulte. 
Le cellule plasmatiche sono rarissime. 

* 

# # 

In feti a termine ed in individui che hanno vissuto qualche 
tempo (8-10 giornij l-.'3-LH) niesi) il quadro inula d'assai; la ghian- 



- 63 - 



dola assume una struttura che, fino ad un certo pun to, puo rite- 
nersi stabile, definitiva. 

La ghiandola e divisa in lobi e lobuli ; la capsula che la limita 
e ispessita e si presenta formata da lamelle ricche di fibre connet- 
tive e di fibre elastiche e scarse invece di elementi cellulari. 

Da questa capsula si dipartono dei veri fasci di fibre presen- 
tanti qua e la qualche raro nucleo, che penetrano nella ghiandola 
dividendola in lobi — questi si potrebbero chiamare fasci di primo 
online o interlobar i. In essi decorrono i vasi e i condotti escretori 
che vengono cosi ad essere forniti di una robusta tonaca avventi- 
zia. Da questi fasci di primo ordine e dall'avventizia dei vasi e dei 
condotti escretori si staccano altri accumuli di fibre che, accompa- 
gnando i vasi ed i condotti di minor calibro, dopo un decorso piu 
o meno tortuoso, dividono i lobi in lobuli : sarebbero questi i fasci 
di secondo ordine o interlobidari. 

Da questi ultimi poi si dipartono lungo tutto il loro decorso, 
dei piccoli fasci di'fibrille che si risolvono in una delicata rete, ora 
fitta ora lassa, attorno ai condottini escretori e ai tubuli secernenti. 

I reticoli connettivi dei vari tubuli secernenti sono gli uni co- 
gli altri in connessione in modo da costituire un intreccio retico- 
lare esile, delicato, ma sempre ben definito attorno ai tubuli se- 
cernenti. 

I preparati coi metodi com uni ben poco lasciano vedere di tutto 
questo che si mette molto bene in evidenza coi metodi ad impre- 
gnazione e abbastanza chiaramente col Traina. 

In questo periodo il connettivo intertubulare, e come abbiamo 
visto, assai delicato e poco abbondante, sufficiente appena a sepa- 
rare i tubuli secernenti gli uni dagli altri e a permettere ai piccoli 
vasi il loro tragitto. Gli elementi che lo costituiscono sono fibre 
connettive, in prevalenza, cellule e fibre elastiche. Le fibre sono in 
genere molto sottili riunite talora in fascetti; le cellule sono rare 
e si presentano come elementi lamellari o fusati con prolunga- 
menti. 

Per quanto riguarda le fibre elastiche non credo necessario ri- 
ferire quanto dai diversi A. A. e stato descritto ; diro solo che at- 
torno ai tubuli secernenti, per quanto scarse e tenuissime, le fibre 
elastiche formano una fine impalcatura costante e con tecnica ac- 
curata sempre dimostrabile. Un tale intreccio elastico si fa grado 
grade piu fitto lungo il decorso dei condotti escretori. E poiche, 
eome abbiarno gia osservato, nella ghiandola lacrimale i tubuli se- 
cernenti che costituiscono il lobulo si continuano nel condotto escre- 



—